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Giro d’Algeria, l’avventura di Portello e dei continental Q36.5

14.03.2023
5 min
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Saltare dal freddo di questi giorni in Italia ai 30 gradi di Algeria non è cosa da poco. Molti partecipanti al Tour d’Algerie (7-16 marzo) hanno sofferto per l’escursione termica, non Alessio Portello, che nei primi giorni di gara ha subito portato a casa un bel secondo posto, legittimando le attese della squadra (in apertura foto Facebook/Tour d’Algerie Cyclisme). Portello è portacolori del team continental della Q36.5: abbiamo già avuto modo di parlare a più riprese del nuovo progetto di Douglas Ryder, che passa anche per la formazione “delfina” di quella professional che, nei propositi del dirigente sudafricano, dovrebbe tornare in pochi anni nel WorldTour rimpiazzando il ricordo della Qhubeka.

Un progetto del quale fa parte anche la squadra giovanile, diretta emanazione proprio del Team Qhubeka in carovana fino allo scorso anno. Portello, che nel team è approdato quest’anno, fa un po’ da testimonial.

«C’è una bella atmosfera – ammette il friulano – questa è la prima trasferta estera che facciamo, ma d’altronde la stagione è appena iniziata e io avevo fatto appena due gare prima di partire, iniziando comunque subito bene con il 2° posto a Misano dietro Bruttomesso».

Così Portello coglie la seconda posizione dietro Reguigui nella terza tappa
Così Portello coglie la seconda posizione dietro Reguigui nella terza tappa
Non una gara di poco conto considerando che dura 10 giorni…

E dopo c’è una classica, la più importante del posto. Noi siamo partiti per fare bene, ma senza alcuna pressione addosso, è un po’ questo il segreto della nostra squadra. I risultati devono arrivare in maniera naturale, senza diventare un assillo. L’importante è fare bene tutto quel che serve durante la gara, affrontarla con l’atteggiamento giusto.

Com’è il rapporto con i direttori sportivi?

Ottimo, come detto non ci assillano, ma sono molto presenti. Anche in Algeria, dopo cena ci si riunisce sempre per almeno mezz’ora per analizzare quel che si è fatto e la tappa successiva, le sue caratteristiche, le tattiche da adottare, i ruoli di ognuno. Diciamo che la corsa inizia realmente da lì.

Daniele Nieri è il diesse del team, ha fortemente voluto il friulano credendo nelle sue capacità
Daniele Nieri è il diesse del team, ha fortemente voluto il friulano credendo nelle sue capacità
Come sei arrivato alla Q36.5?

E’ stato Daniele Nieri a volermi, ha spinto tanto perché scegliessi questa strada e il mio procuratore Johnny Carera era pienamente d’accordo, approvava l’idea di portarmi in questa squadra per fare tanta esperienza per il futuro. E’ un passaggio obbligatorio per continuare a crescere. Io ho cambiato spesso team e tutti mi hanno dato qualcosa, anche Borgo Molino fra gli junior e la Zalf dove ho militato le ultime due stagioni.

Che differenze ci sono fra quest’ultima e il team attuale?

La principale è la scelta del calendario, che è un po’ una differenza di filosofia. La Zalf affronta un calendario prevalentemente italiano, alla fine ci si ritrova a gareggiare sempre gli stessi, i nomi non cambiano se si guarda bene gli ordini di arrivo. La Q36.5 punta invece su un calendario estero proprio per mettere i suoi corridori ogni volta di fronte a qualcosa di diverso. Spesso capita di confrontarsi con atleti molto più esperti, capaci, che vanno più forte. Ma fa parte del gioco e serve a migliorare.

Il team Q36.5 in gara in Algeria, con Portello, Sandri, Oioli, Mosca, Amari (ALG) e Steadman (RSA)
Il team Q36.5 in gara in Algeria, con Portello, Sandri, Oioli, Mosca, Amari (ALG) e Steadman (RSA)
Siete un team molto variegato…

Sì, come per la squadra maggiore la maggioranza relativa è italiana, siamo in 4, poi ci sono 3 eritrei, 2 colombiani, un algerino, uno svizzero e un sudafricano. E’ una bella commistione di culture e non nascondo che anche questo mi piace, come il fatto che fra noi si parla inglese. Sono valori che vanno al di là del puro fatto sportivo. Inoltre facendo la vita del corridore itinerante, quelle differenze iniziali vanno progressivamente ad annullarsi.

Ci sono contatti con la squadra professional?

Continui! Lo stesso Ryder si interessa, ha uno stretto rapporto con Nieri e con Kevin Campbell, altro diesse. L’idea di base è che il team è unico, poi diviso in base alle regole Uci, ma facciamo tutti parte dello stesso progetto e stando qui c’è la possibilità di imparare e un domani approdare alla squadra principale. La cosa che mi piace è che ti fanno davvero sentire parte di questo progetto.

Oioli è stato per due tappe leader in classifica. Ora Sandri si trova a 2″ dal leader francese Hennequin
Oioli è stato per due tappe leader in classifica. Ora Sandri si trova a 2″ dal leader francese Hennequin
Il percorso algerino ti si adatta?

Per le prime tappe sì, infatti ero stato portato come velocista della squadra insieme ad Hamza che corre in casa. Ho conquistato una piazza d’onore e altre tre top 10, credo di aver fatto il mio dovere, ma si può sempre migliorare. Mi sono trovato bene soprattutto nella parte desertica del Giro, la seconda è verso Nord, la catena montuosa e lì sono altri i corridori chiamati a emergere.

Che cosa ti aspetti, anche oltre il ritorno dall’Algeria?

Spero in qualche vittoria, non una in particolare e magari richiamare l’attenzione su di me, anche per una maglia azzurra. Quel che conta comunque è farmi vedere e imparare il più possibile, non si finisce davvero mai…