Non c’è solo la Francia. Corratec a luglio fra Cina ed Europa

10.07.2023
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E poi c’è il luglio di chi non è al Tour de France. La Grande Boucle chiaramente si prende tutti i riflettori, ma dietro c’è tanto ciclismo e in molti casi anche di buona qualità. La Corratec-Selle Italia del diesse Francesco Frassi, per esempio, è impegnata in Cina per il Tour of Qinghai Lake.

Luglio dunque non è un mese da buttare. Le occasioni ci sono e non vanno sprecate. Per molte squadre è anzi un potenziale mese di riscatto. Magari si potrebbe approfittare di qualche distrazione dei top team proprio perché fanno “all-in” sul Tour. Attilio Viviani ieri è stato terzo nella prima frazione.

Attilio Viviani terzo nella prima tappa del Qinghai Lake, un circuito a 2.200 metri di quota. E’ il nono podio per i ragazzi di Frassi dall’inizio dell’anno
Attilio Viviani terzo nella 1ª tappa del Qinghai Lake. E’ il nono podio per i ragazzi di Frassi dall’inizio dell’anno

Un luglio pieno

«Siamo qui in Cina – racconta Frassi – e già esservi tornati dopo il Covid è un buon risultato. Questa è una corsa piuttosto impegnativa: otto tappe tra i 2.000 e i 4.000 metri. Una trasferta impegnativa anche per lo staff. Noi per esempio ci siamo organizzati con delle cucine mobili. Qui la questione cibo è un po’ delicata. Per esempio non si toccano la carne e le proteine in generale. La carne potrebbe essere contaminata dal clenbuterolo».

Frassi spiega come in questo mesi la Corratec-Selle Italia sia impegnata su due fronti almeno, più i ragazzi sparsi in altura qua e là. 

«A luglio corriamo appunto qui in Cina, altri ieri hanno concluso il Sibiu Tour, il 23 facciamo una corsa in Romania, la Cupa Max Ausnit,  dove tra l’altro vicino c’è una grossa sede della Corratec e da lì ci sposteremo allo Sazka Tour in Repubblica Ceca». Un bel da fare. A conti fatti è come se la squadra, diesse incluso, corressero altri due Giri d’Italia, uno a luglio e uno appunto a luglio.

Intanto si correva anche in Romania, qui Jan Stockli
Intanto si correva anche in Romania, qui Jan Stockli

Mese di programmazione

Luglio però è anche il mese della programmazione. Si corre, ma si costruisce. Stanno correndo dodici atleti su venti.

«Vero – va avanti Frassi – questo è anche un mese di programmazione. Ma oggi non è facile. Non è facile per i team WorldTour, figuriamoci per noi, squadre più piccole. Anche loro vedo che, tolti i capitani che sanno già cosa faranno sin da gennaio, fanno degli aggiustamenti dell’ultimo minuto. Per esempio leggevo di Sobrero, cambiato per il Tour a pochi giorni dal via. Per quanto ci riguarda, spesso per le formazioni aspettiamo che le corse a cui dobbiamo partecipare svelino con precisione i percorsi.

«Noi cerchiamo di fare una programmazione da qui a un mese, 40 giorni. Ad agosto faremo un po’ meno, mentre tra settembre e ottobre si prospetta addirittura qualche caso di tripla attività».

Konyshev è a Livigno. Si è allenato con i suoi ex compagni Colleoni e Matthews
Konyshev è a Livigno. Si è allenato con i suoi ex compagni Colleoni e Matthews

Verso settembre

Frassi intanto aspetta, di nuovo, Valerio Conti. Il laziale, durante una notturna a Brescia, si è rotto di nuovo il bacino… ma sull’altro fianco. Incredibile. Una persona aveva attraversato la strada. Valerio l’aveva schivata, ma gli altri non ce l’hanno fatta e lo hanno tirato giù.

«Anche per lui – conclude Frassi – cerchiamo di stilare un programma. Prima però dovrà risalire in sella. Speriamo ci riesca fra una decina di giorni, così da averlo per la fine di settembre e l’inizio di ottobre.

«Poi ci sono gli altri. Chi non è riuscito a portare via una buona gamba dal Giro a giugno ha recuperato ed è andato in altura, quasi tutti fra Livigno e lo Stelvio, e ora corre. Mentre gli altri che hanno tirato dritto in questa prima parte di luglio sono in altura. I nostri erano quasi tutti alla prima esperienza di un grande Giro ed era prevedibile che lo pagassero un po’». 

Valerio Conti: la caduta, le stampelle, la ripresa e le SFR

22.06.2023
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Ci aravamo lasciati con Valerio Conti in stampelle al Giro d’Italia. Il corridore della Corratec-Selle Italia aveva preferito restare con i compagni, anziché tornare a casa. In qualche modo era giusto aiutarli anche se in modo particolare e soprattutto era giusto continuare a respirare l’aria del Giro, delle corse… anche per mantenere vive certe emozioni e la concentrazione (in apertura foto @liisasphotoss).

Conti si era fratturato il bacino nel corso della terza frazione. Aveva portato a termine la successiva, ma poi il dolore era troppo grande. Da lì gli esami, la frattura, il ritiro. Sembrava che Conti dovesse ritornare in gara già al Giro di Slovenia, ma poi le cose non sono andate così. Questa domenica però lo rivedremo col numero sulla schiena al campionato italiano in Trentino.

Il laziale al Giro, nonostante la frattura al bacino
Il laziale al Giro, nonostante la frattura al bacino
Valerio, partiamo dalla situazione sanitaria, diciamo così: cosa era successo e come sono andate le cose.

Ho riportato la frattura del bacino, precisamente della branca ileo-pubica. Mi sono dovuto fermare un mese alla fine. E infatti mi avevate visto con le stampelle al Giro. Ho capito quasi subito che non sarei ripartito al Giro di Slovenia (14-18 giugno, ndr), perché avevo perso molto e poi sono emerse delle complicazioni. Senza contare che mi avrebbero tirato troppo il collo e molto probabilmente neanche lo avrei finito.

Che tipo di problemi?

Alla fine dalla caduta alla ripresa sono stato fermo per un mese. Ho ripreso la prima settimana di giugno. Avevo una gamba nettamente più forte dell’altra, così in bici sono usciti subito dei dolori. Tra questi il più importante è stato quello al nervo sciatico che si è infiammato. Io in carriera non mi ero mai fratturato nulla e adesso capisco chi ha fratture importanti. Non è come quando ti rompi una clavicola. Il problema alla fine non è tanto l’allenamento, quanto quello che ne consegue: muscoli, tendini, postura… non hai più l’efficienza di pedalata.

Efficienza di pedalata: che sensazioni avvertivi?

In questi casi si crea una differenza tra gamba destra e sinistra, per me ancora di più in quanto avevo camminato a lungo con le stampelle, pertanto non ero in equilibrio. Questo deficit era importante. Sentivo che non spingevo e che non ero in equilibrio appunto.

Conti (classe 1993) era al suo ottavo Giro d’Italia. Qui la presentazione nella notte di Pescara
Conti (classe 1993) era al suo ottavo Giro d’Italia. Qui la presentazione nella notte di Pescara
E come ti sei mosso?

La prima settimana di giugno quando ho ripreso, sono subito emersi i dolori. Così la squadra mi ha consigliato prima un osteopata, Pagni, in Toscana. E poi un fiosioterapista, Palmisano a Roma. Ho fatto anche tre sedute a settimana. Il problema maggiore qual è stato? Che con la frattura appena saldata non potevi manipolare il bacino, ma dovevi fare altri tipi di trattamento, manipolazioni più muscolari o tendinee… Contestualmente facevo degli esercizi posturali, sempre sotto la supervisione del fiosioterapista.

Come sono andate le cose?

Ho fatto tutto con gradualità e infatti le cose sono migliorate subito. Alla fine credo che passino due mesi e mezzo dal momento della caduta alla ripresa di una condizione accettabile, forse anche tre. Io ho fatto le cose nei tempi giusti. Non ho forzato troppo i tempi. Frassi, il mio diesse, mi raccontava di quel che ha passato Pinot dopo la stessa frattura. Per sbrigarsi ha perso un anno, con continui problemi a seguire.

Sei stato chiaro. Valerio, passiamo ad altro. Ci dicevi che al Giro stavi bene…

Sì, stavo veramente bene. Ci sono arrivato come volevo: con le gambe, col peso, con la testa. Era dal 2019 che non andavo così. Poi magari non sarebbe bastato lo stesso perché si va più forte, però io in cuor mio credo che una tappa l’avrei portata a casa.

Quest’anno Conti ha ritrovato gambe buone. Eccolo all’attacco in una gara prima del Giro
Quest’anno Conti ha ritrovato gambe buone. Eccolo all’attacco in una gara prima del Giro. Dopo l’italiano correrà il Sibiu Tour
Perché dici così?

Non lo so, ma sono quelle cose che ti senti. Poi spesso la corsa la so leggere e so prendere le fughe. Le ho prese quando avevo “mezza gamba”, con una buona condizione avrei potuto fare bene.

Rivedendo il Giro c’è una tappa più di altre che ti sarebbe stata congeniale?

Quella in cui il mio compagno Vacek ha fatto secondo, quella di Campo Imperatore.

E ora come stai?

Eh, come sto? Sto che mi dispiace… Adesso che ho ripreso e penso a come andavo e come stavo, vedo che devo fare tanto, tanto lavoro. Mesi di sacrifici buttati all’aria in un attimo. So quel che c’è dietro per ritornare lassù. Ma non mollo. La testa, la voglia e la concentrazione ci sono ancora. Ho capito che bisogna soffrire quando è il momento e di vivere il presente.

Qual è il piano? Farai dell’altura?

No, niente altura. Nelle mie condizioni meglio correre e trovare il ritmo gara. Anche perché non devo preparare un grande Giro. Io devo puntare alle corse di un giorno o a delle tappe, quindi nel mio caso è meglio gareggiare. Almeno questo è il mio pensiero. Fosse stata primavera prima del Giro avrei risposto diversamente, ma adesso credo vada bene così.

Conti e Formolo, rivali ma soprattutto amici sin dai tempi degli U23. Eccoli insieme sulle strade veronesi
Conti e Formolo, rivali ma soprattutto amici sin dai tempi degli U23. Eccoli insieme sulle strade veronesi
Le corse non mancano da qui a fine stagione…

Si può ancora fare bene. In più, anche ripensando al discorso dell’altura, non è che le condizioni crescono all’infinito, ad un certo punto della stagione si livellano un po’ e magari è anche più facile riuscire a vincere una corsa.

Condizione, allenamenti… cosa hai fatto di preciso?

Nella prima settimana avevo l’obbligo di pedalare senza forzare troppo finché non sopraggiungeva il dolore. Se questo arrivava dopo due ore, a due ore mi fermavo. Poi ho iniziato con la forza in bici: le SFR. E queste hanno avuto una doppia valenza per me. Oltre alla forza infatti, pedalando a bassa cadenza con lunghe contrazioni, i muscoli lavorano più in equilibrio. Si distingue meglio la fase dello spingere e del tirare. E infatti le sto facendo ancora molto. Poi man mano ho allungato le uscite e inserito un po’ d’intensità. In questi giorni per esempio sto uscendo con Formolo… che mi tira il collo!

Le Corratec del Giro? Ne parliamo col meccanico

20.05.2023
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CALAMANDRANA – Nei pressi dell’hotel del Team Corratec-Selle Italia. Tre settimane di corsa, 21 giorni di lavoro incessante che non conosce orari e un Giro d’Italia (la giornata lavorativa di un meccanico si aggira tra le 12 e 13 ore) come questo è più impegnativo del previsto. Siamo andati da Alessandro Tonin, meccanico del Team CorratecSelle Italia e gli abbiamo chiesto come gestisce le bici Corratec dei corridori.

Quali sono le operazioni più complicate? Cosa chiedono gli atleti? Un Giro d’Italia con così tanta pioggia cosa comporta? Entriamo nel dettaglio.

Qualche minuto di pausa per Tonin durante l’intervista
Qualche minuto di pausa per Tonin durante l’intervista
Al Giro d’Italia le bici sono diverse?

No, non cambiano. Noi abbiamo un modello a disposizione e rimane quello, la stessa bicicletta che è stata usata in precedenza, ovvero la Corratec CCT Evo.

Quante bici hai da gestire in totale?

Al Giro d’Italia gestiamo 24 biciclette in totale, 3 per ogni corridore, più 8 da crono, una per atleta. Questi sono i numeri del team a pieno regime. Quando un corridore va a casa, ovviamente i motivi sono diversi, le bici vengono tolte dal materiale presente al Giro, questo per una questione di ordine e di inventario.

Quanto tempo è necessario per montare una Corratec partendo da zero?

Circa un’ora, un’ora a mezza, da zero a pronta da mettere in strada. Però al Giro d’Italia un montaggio completo avviene esclusivamente quando dobbiamo sostituire completamente un telaio, ad esempio quando c’è una caduta con rottura. A noi per fortuna non è capitato fino ad oggi.

Ci sono delle richieste particolari che arrivano dai corridori?

Generalmente no. Talvolta c’è la richiesta di aggiustare leggermente la posizione in sella, ma si parla di 1 o 2 millimetri. Di solito un corridore mantiene quella posizione sulla bici per tutta la corsa.

Sul volante delle ammiraglie i numeri dei corridori
Sul volante delle ammiraglie i numeri dei corridori
Invece per quanto concerne l’allestimento?

Per quanto concerne il profilo delle ruote è il corridore a mettere l’ultima parola. Discute della scelta con il direttore sportivo e a noi viene comunicata la sera prima, oppure la mattina stessa. La pressione dei tubeless invece la scegliamo noi meccanici, principalmente considerando il peso del corridore.

Per quanto riguarda i rapporti?

In Corratec usiamo la soluzione 10-/33 standard per i pignoni e per tutti gli atleti, davanti qualcuno monta il 54-41, qualcun altro il 52-39, dipende dalla caratteristiche dell’atleta. Usiamo le trasmissioni Sram Red AXS.

In un Giro d’Italia così bagnato, quali sono le operazioni principali che eseguite a fine giornata?

Lavaggio a parte, vengono smontati e controllati i cuscinetti dello sterzo ed il movimento centrale. Si controllano le pastiglie ed i dischi, oltre ad un controllo generale approfondito. Quando la tappa è asciutta, il movimento centrale viene ingrassato un giorno si e uno no.

Fate anche lo spurgo dell’impianto frenante?

La nostra fortuna è l’impianto idraulico Sram. Se montato la prima volta in modo corretto e a regola d’arte, non ha bisogno di molta manutenzione e quindi si riducono anche le operazioni di spurgo.

Una parte delle cassettiere sul camion officina
Una parte delle cassettiere sul camion officina
In una corsa a tappe, c’è un punto della bicicletta che risulta più delicato, rispetto ad un altro?

Di sicuro il forcellino del cambio è un punto delicato, soprattutto se un corridore cade. La nostra bici, pur avendo un peso in linea con le altre del plotone, 840 grammi nella taglia media, parlo del telaio, è parecchio robusta. Per noi è un vantaggio.

Quanto pesa la bici intera?

Siamo intorno ai 7,6 chilogrammi, poi dipende dalla taglia e dalle ruote utilizzate.

L’adesivo della tappa successiva viene applicato la sera prima della gara
L’adesivo della tappa successiva viene applicato la sera prima della gara
Usate i tubeless con le sezioni differenziate tra anteriore e posteriore?

Usiamo i tubeless Schwalbe Pro One Team, quelli con la banda blu e abbiamo due sezioni disponibili, ma non le combiniamo tra loro. Montiamo quelli da 28 sulle ruote con profilo da 37, quelli da 25 con il cerchio dal profilo più alto.