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Stojnic va in Ungheria per ritrovare la strada per l’Italia

08.01.2024
5 min
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C’è chi non si arrende. Chi vede intorno a sé nuovi giovani che approdano al massimo consesso del ciclismo ancora immaturi, oppure corridori affermati che lasciano le squadre del WorldTour trovando spazio nelle professional a danno di più giovani, o ancora ciclisti che, pur essendo ancora pienamente in grado di competere, sono costretti ad appendere la bici al chiodo. Veliko Stojnic non fa parte di queste categorie.

Il corridore serbo, a cui non è stato rinnovato il contratto dalla Corratec, ci crede ancora: vuole continuare a correre e per far questo è tornato un po’ alle sue radici, approdando in una squadra, il LotuS Cycling Team, che non è neanche una continental, ma che resta pur sempre un “gancio” per rimanere ancorato a questo circo sfrenato, dove è facilissimo perdere i riferimenti.

«Io ho aspettato una risposta dalla Corratec», racconta Stojnic da Sombor, a casa sua, dove finalmente dopo 5 anni in giro per il mondo ha potuto festeggiare ieri il Natale ortodosso con la famiglia. «Sapevo che arrivando corridori da squadre WorldTour, i posti sarebbero diminuiti. A metà dicembre ho capito che per me non c’era più posto, ma ormai altre strade non c’erano. Il mio preparatore mi ha allora proposto di seguirlo al LotuS Team, una squadra con licenza ungherese, ma con forte matrice serba. Ormai non avevo altre opzioni aperte, così ho accettato».

Il serbo ha militato in Italia per 4 anni, i primi due alla Vini Zabù, poi al Team Corratec. Qui con Konychev
Il serbo ha militato in Italia per 4 anni, i primi due alla Vini Zabù, poi al Team Corratec. Qui con Konychev
Che tipo di squadra è?

E’ un po’ come un team under 23 italiano. Io avevo già lavorato con loro nelle categorie giovanili, come detto la LotuS ha una radice serba. Ora sta cercando proprio attraverso questo club di allargare i suoi orizzonti per dare ai ragazzi una direzione per poter crescere in questo ambiente. L’attività sarà prevalentemente svolta nelle gare balcaniche e fra Croazia e Slovenia. Prove di categoria Uci 1.2. E’ una squadra multinazionale come ormai sono la maggior parte dei team: ci sono 3 ungheresi e 3 serbi, ma anche atleti da Israele, Svezia, Repubblica Ceka, Kazakistan. Se dovessi trovare un corrispettivo mi viene in mente l’iniziativa di Zappi, ma a un livello un po’ più basso, anche se l’ambizione è quella di diventare intanto una continental.

E’ chiaro che per te cambia molto. Approdi però in una Nazione dove il ciclismo è in grande evoluzione…

Sicuramente, sulla spinta di Attila Valter diventato una colonna della Visma-Lease a Bike ma anche di altri corridori di ottimo livello. E’ un circuito virtuoso: i corridori di livello portano attenzione e quindi un maggior afflusso di denaro. Molte aziende ungheresi stanno investendo nel ciclismo e questo favorisce la crescita del movimento.

Per Veliko vestire la maglia della nazionale è un onore, ma non sempre la Serbia accede alle gare titolate
Per Veliko vestire la maglia della nazionale è un onore, ma non sempre la Serbia accede alle gare titolate
Avviene lo stesso da te in Serbia?

No, il livello è molto più basso perché non c’è tradizione e non ci sono corridori di riferimento. Per noi trovare una strada per emergere è molto difficile, per questo iniziative come quella della LotuS possono essere molto importanti, perché danno una direzione. Il problema vero è che mancano gli sponsor, le aziende che hanno voglia di investire.

Eppure nei Paesi vicini l’attività è molto maggiore…

In Slovenia sicuramente, ma è un caso a parte. Anche la Croazia è nella nostra stessa situazione. Non c’è un esempio da seguire. In Serbia lo sport è tutto “palle e palline”: calcio, basket, tennis, le discipline di riferimento sono queste. La bici è vista solamente come un mezzo di trasporto, da questo punto di vista ce ne sono sicuramente molte di più che in Italia.

Nel 2020 Stojnic è stato protagonista al Uae Tour, perdendo di poco la maglia a punti contro Ewan
Nel 2020 Stojnic è stato protagonista al Uae Tour, perdendo di poco la maglia a punti contro Ewan
Ti manca un po’ il nostro Paese?

Sì, mi manca il ciclismo italiano. Ci riflettevo in questi giorni, solitamente a questo punto ero già nel pieno dei ritiri, dell’attività. Ritrovarmi fermo da una parte mi fa piacere perché posso stare con la mia famiglia, dall’altra però mi sento strano. Mi manca l’adrenalina dell’attesa, il lavoro con i compagni di squadra. So che appena comincerà l’attività mi mancheranno le corse, ma dovrò abituarmi.

Hai 24 anni, ritieni questo un passo indietro?

Diciamo che lo ritengo un modo per rimanere in gruppo. Non mi dispiacerebbe tornare in Italia, trovare un nuovo approdo a livello più alto. Ma perché ciò avvenga devo meritarmelo e per fortuna devo dire che il programma di gare del team è già abbastanza qualificato, le occasioni per emergere ci sono.

Stojnic ha corso l’ultimo Giro d’Italia finendo 100°, con un 21° posto come miglior risultato parziale
Stojnic ha corso l’ultimo Giro d’Italia finendo 100°, con un 21° posto come miglior risultato parziale
Ti vedremo ancora correre da queste parti?

So che sono state inviate richieste anche per molte gare italiane, ma trovare un invito è difficile, ci sono molti team in Italia e quindi giustamente lo spazio principale viene dato a loro. Io spero che comunque maturi qualche occasione per tornare in Italia dove ho molti amici.

Quando inizierà la vostra stagione?

Dal 10 al 28 gennaio saremo in ritiro in Spagna e ne effettueremo un secondo a febbraio prima di una serie di gare fra Croazia e Slovenia. Intanto per ora mi godo la famiglia e mi alleno a casa, anche se il clima non è proprio l’ideale…