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Ulissi, buona la prima. Presa Sassari, il favorito adesso è lui?

15.07.2021
5 min
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Quattro anni dopo, la Sardegna sapeva esattamente dove ritrovare il grande ciclismo. Ad Alghero, sul lungomare del porto che nel 2017 era vibrante di passione popolare per il Giro d’Italia numero 100, gli appassionati veri sono andati ad annusare il profumo della corsa. La Settimana Ciclistica Italiana – cinque tappe, categoria2.1 – è il prodotto del connubio tra l’Isola, con Carmelo Mereu (Rally Costa Smeralda, per capirci) e il ciclismo, rappresentato da quel vecchio “lupo di strada” che è Adriano Amici (cioè il Gs Emilia). Formalmente è la prima edizione, la prima tappa da Alghero a Sassari, di fatto la trentesima di quel Giro di Sardegna che nel calendario Uci è inserito a ottobre, ma non si disputerà.

Intervista per caso

Ma torniamo sul molo Dogana, battuto da un traversone che ha l’unico merito di portar via nuvoloni grigio-piombo, dove un corridore sta rispondendo alle domande di una giornalista Rai prima di salire sul palco della presentazione assieme ai compagni della Uae Emirates. Il suo nome è Diego Ulissi e alla fine della giornata la giornalista scoprirà di aver intervistato il vincitore della prima tappa. Un successo squillante, forse tardivo pensando a quelle maglie azzurre in partenza per Tokyo che strappano gli applausi più convinti.

Masnada è sceso da Livigno per questa corsa. In precedenza era sceso per il campionato italiano, arrivando secondo
Masnada è sceso da Livigno per questa corsa

Profumo di mare

La Alghero-Sassari, 156 chilometri scarsi, ha gli ingredienti che nell’Isola non mancano mai. Il Giro di Sardegna ha una solida base tradizionale. Il suo albo d’oro ha quattro quarti di nobiltà, si interrompe nel 2011 con Michele Scarponi che vince sulla Giara e Peter Sagan che conquista la classifica generale. Questa è una corsa nuova, ma lì siamo. Come ogni Giro di Sardegna ha percorsi complicati ma che non chiudono la porta in faccia ai velocisti. Nel 2009 vinse Daniele Bennati e fu la sua unica corsa a tappe. E poi c’è il vento e alla partenza da Alghero si sente molto bene. Soffierà contrario per il primo quarto di corsa, ma porta il profumo del mare che a luglio il ciclismo non aveva mai sentito da queste parti. Si è sempre corso a febbraio e marzo, quattro volte a maggio, ma era il Giro d’Italia. Vento benedetto, se calerà ci sarà da cuocersi nei saliscendi dell’interno.

Nel Team Bahrain Victorious, oltre a Caruso anche Milan, uomo del quartetto
Nel Team Bahrain Victorious, oltre a Caruso anche Milan, uomo del quartetto

Vento a due facce

Intanto c’è il mare, anzi due. E’ il nome della strada che da Alghero porta, controvento, a Porto Torres. Da lì si inverte la rotta, il vento diventa amico, la corsa è già delineata con nove uomini al comando. Sono loro a prendersi i primi applausi dei sassaresi al passaggio sotto lo striscione d’arrivo, quando la tappa sta appena cominciando, anche se ci sono già 55 chilometri sulle gambe dei corridori. Dopo Sassari, capitale sarda del basket (Dinamo) e dei presidenti della Repubblica (Segni, Cossiga), la strada scende nella “chiocciola” che sarà decisiva nel finale e riprende a salire verso Ossi. Il primo Gpm è fatale a Rudy Barbier (Israel Start Up Nation), Evaldas Siskevicius (Delko) e Paolo Simion (Giotti Victoria- SaviniDue), poi Federico Burchio (Work Service Marchiol). I primi punti per la maglia verde sono per il norvegese Jonas Abrahamsen (Uno-X) su Luca Wackermann (Eolo-Kometa) e Simon Pellaud, lo svizzero della Androni-Sidermec che ha le doti da attaccante nel dna.

La corsa sfrutta il vento in poppa, il vantaggio sul gruppo sfiora i 4 minuti, poi li supera mentre davanti perde contato lo spagnolo Sagastibel Azurmendi (Euskaltel-Euskadi). Resiste bene invece il belga Rune Herregodts (Sport Vlaanderen-Baloise), ma la riscossa del gruppo è già iniziata.

Ulissi, fra gli esclusi di lusso da Tokyo, ha vinto così la prima tappa su Bettiol e Aleotti, reduce dalla vittoria al Sibiu Cycling Tour
Ulissi, fra gli esclusi di lusso da Tokyo, ha vinto così la prima tappa su Bettiol

Da Milan a Ganna

Sono le maglie rosse della Bahrain Victorious e quelle azzurre della nazionale, con un Filippo Ganna perfettamente calato nello scopo di questa corsa che guarda alle Olimpiadi, a condurre un inseguimento che prende corpo nell’ascesa verso la Necropoli di Mesu ‘e Montes. Da qualche chilometro, a Thiesi, la strada ha ripreso a guardare a nord e il maestrale è tornato nemico dei corridori. Fortuna che la strada scende, ma la sorte di Pellaud, che nel frattempo ha preso altri punti per assicurarsi la prima maglia di leader dei Gpm, e Herregodts è segnata.

Bettiol secondo, capannello degli azzurri dopo l’arrivo. Da sinistra, Masnada, Moscon e Ciccone
Bettiol secondo, capannello degli azzurri dopo l’arrivo

La spunta Ulissi

Si arriva a Scala di Giocca, antico punto cruciale delle Cagliari-Sassari, e si scatenano i grossi calibri. Provano Gianni Moscon, Giulio Ciccone, si agganciano Alberto Bettiol e Diego Ulissi, l’unico che non ha la maglia azzurra. Non si può ancora chiudere la corsa, perché nei 3 chilometri di discesa dritta e veloce che conducono al rettilineo finale diversi rientrano. Sono in quindici a svoltare a destra e affrontare e il rettilineo in leggera salita di via Duca degli Abruzzi. Alberto Bettiol prova a contestare la volata di Diego Ulissi, ma negli ultimi metri deve arrendersi

«Avevo sentito sensazioni buone sin dalla partenza», ammetterà Ulissi. La Settimana Ciclistica Italiana sulle strade della Sardegna è appena iniziata. I 2.500 metri di dislivello che si sommano lungo i 185 chilometri della seconda tappa, Sassari-Oristano, potrebbero essere l’ultima insidia per il toscano della Uae Emirates, diventato primo favorito della corsa sarda che ora attende le sfide tra i velocisti.