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Amadori sul Giro U23: «Bene per le tappe, meno per la classifica»

17.06.2021
5 min
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Partenza da San Vito al Tagliamento, mancava solo l’ultima frazione che andava appunto da questa località in Friuli a Castelfranco Veneto. Sotto un sole finalmente estivo (anche il Giro U23 come quello dei grandi ha preso la sua bella dose di pioggia) era tempo di tracciare un bilancio con il cittì degli U23, Marino Amadori.

Un bilancio, lo anticipiamo, positivo. Soprattutto se si pensa a come doveva andare. Lo stesso Amadori (giustamente) non aveva lanciato urli di battaglia o sperato in grandi successi.

Gianmarco Garofoli tra i più attivi in assoluto del Giro U23: ha tirato moltissimo per la sua Dsm
Gianmarco Garofoli tra i più attivi in assoluto del Giro U23: ha tirato moltissimo per la sua Dsm

Marino, da come dovevamo partire a com’è andata c’è stata è bella differenza…

Beh, sul discorso delle tappe direi che è andata benissimo. E non solo per le vittorie, ma per il loro complesso: ho visto tanti e tanti atleti, e le squadre stesse, che hanno corso questo Giro in modo aggressivo. Non hanno subito la corsa, si sono proposti con fughe e controfughe. 

Quattro vittorie per gli italiani, se pensiamo che solo Ayuso se ne è portate via tre…

Esatto, abbiamo vinto quattro bellissime tappe. E lo ammetto è stato un po’ inaspettato. Per quel che riguarda la classifica invece forse è mancato qualcuno che avevo pronosticato. Però c’è anche stata qualche novità. Abbiamo visto un Alessandro Verre molto bravo, un Davide Piganzoli spesso davanti e lui è un primo anno. Lorenzo Milesi, anche lui giovanissimo, sta venendo fuori molto bene. E poi c’è stato un ottimo Gianmarco Garofoli che praticamente ha tirato per tutto il Giro. Ho visto tanti primo anno andare bene e darsi da fare e questo mi fa molto piacere. Ah Riccardo Ciuccarelli, quasi dimenticavo: lui ha vinto una grande tappa. Nella classifica generale abbiamo un sesto, un nono, un decimo… insomma parecchi ragazzi messi bene. Siamo sulla strada giusta.

Andrea Pietrobon con Renzo Boscolo. Il corridore del Ctf non ha reso quanto ci si aspettava
Andrea Pietrobon con Renzo Boscolo. Il corridore del Ctf non ha reso quanto ci si aspettava
Si parlava di nomi che un po’ sono mancati, ci vengono in mente tre ragazzi su tutti: Frigo, Pietrobon e Zambanini…

Vedo che siete attenti! Ognuno di loro ha una scusa. Che poi scusa… una valida motivazione direi. Pietrobon e Zambanini non sono usciti bene dall’altura: era troppo freddo a Livigno. Il livello atletico mostrato non è il loro. Frigo (con Amadori nella foto di apertura, ndr) invece si porta dietro gli strascichi di una caduta al Giro di Rodi e adesso ha paura. Scollina davanti con i primi cinque e in fondo ha un minuto un minuto e mezzo di ritardo, come è successo giù dal Valles. Purtroppo ha questa difficoltà e mi auguro che la risolva presto e non diventi un problema serio. E gli altri due, come detto, purtroppo hanno fatto un avvicinamento che non ha dato i suoi frutti, anzi li ha penalizzati. Però la stagione non finisce qui: dopo il Giro d’Italia ci sono tante belle corse. 

Tasto crono: ti aspettavi la vittoria di Filippo Baroncini?

Mah, sicuramente è un atleta in crescita. Lui fa parte di questi giovani che non sai dove possono arrivare. Filippo per primo non lo sa. E forse è anche giusto che sia così. Ogni anno deve mettere su un tassello e lui lo ha fatto. E’ anche veloce e in salita non va piano. Di conseguenza diventa un ragazzo molto importante anche in prospettiva della nazionale.

Prima hai nominato Garofoli, che giudizio dai sulla tattica di corsa della Dsm?

Eh – allarga le braccia Amadori – non mi pronuncio! Posso dire che hanno corso come se avessero loro la maglia rosa. Tiri forte per cercare di mettere in difficoltà Ayuso? Se ti va bene arrivi secondo o terzo. Forse non hanno visto come andava…

La Aran Cucine – Vejus è tra le piccole squadre che hanno tenuto botta contro team più attrezzati
La Aran Cucine – Vejus è tra le piccole squadre che hanno tenuto botta contro team più attrezzati

Colpack, Dsm, Uno-X… hanno dominato. Sembra di vedere Ineos, Deceuninck e Uae nel WorldTour in cui agli altri restano solo le briciole. Insomma un bel gap dalle altre, anche grandi come General Store, Palazzago…

Un po’ si sapeva. Il Giro d’Italia è una grande corsa. D’altra parte è così quando presenti 17 squadre straniere di questo livello. Ed è giusto che lo sia. Il Giro d’Italia deve essere una vetrina importante per i nostri migliori under 23. Si dà ai nostri ragazzi una grande occasione di confronto. Ci sono squadre molto attrezzate a livello mondiale che fanno regolarmente gare 1.1, 2,1 2.2… quando vengono a fare queste manifestazioni sono “cattive” e hanno dei corridori talentuosi. E purtroppo i nostri team dilettantistici, ma anche continental, hanno qualche difficoltà ad essere competitivi. Tuttavia questa è la strada se vogliamo crescere.

Però un ragazzo che fa parte di team più piccoli e deve confrontarsi con questi squadroni cosa deve pensare? Dice a sé stesso che non ce la farà mai o deve avere come obiettivo quello di approdare in uno quegli stessi team?

Innanzitutto devono riuscire a finire Giro d’Italia U23, come hanno fatto del resto, e per questo faccio i complimenti a tutti loro: davvero bravissimi. Da qui devono imparare a vedere i loro coetanei a che livello sono. Devono avere uno stimolo in più per fare le cose al meglio a casa, per fare certi allenamenti anche più intensi è più “cattivi”. Il livello internazionale è questo. Però abbiamo visto che si possono fare bene le cose anche essendo “piccoli”. La squadra dell’Emilia-Romagna per esempio ha vinto una tappa con Cantoni, ha preso la maglia rosa. Un team che seppur dilettantistico è ben organizzato. Quando hanno potuto non hanno subito la corsa. E per me è tanta roba.