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Corima, la lunga storia del carbonio

05.04.2022
4 min
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L’applicazione del carbonio nel ciclismo e delle materie composite in generale è un’attualità più che mai assodata. Eppure proprio le biciclette in carbonio ed i componenti conservano quella modernità che stimola interesse e curiosità. Sarà per via della leggerezza e per le forme che si ottengono. Sarà per l’evoluzione continua che riguarda proprio il settore dei compositi. Sta di fatto che per buona parte dei ciclisti, il carbonio è sinonimo di performance. Siamo stati a Loriol, nella regione dell’Alvernia-Rodano-Alpi, nella sede di Corima, una delle primissime aziende a costruire le ruote in carbonio per la bicicletta, con cui oggi corrono i professionisti dell’Astana Qazaqstan Team e quelli della Cofidis.

Corima a Loriol, la parte produttiva dedicata al ciclismo (@BEN_BECKER)
Corima a Loriol, la parte produttiva dedicata al ciclismo (@BEN_BECKER)

Controlli severissimi

Corima nasce nel 1973, un’azienda dedicata allo sviluppo e alla creazione delle macchine per stampi e tecnologie per le materie composite. La prima ruota in carbonio per la bicicletta è costruita nel 1988. Ora Corima ha due rami d’azienda separati e uno dei due è dedicato in modo specifico al ciclismo. Gli standard produttivi sono elevatissimi e pur avendo una produzione di serie, non possiamo considerare Corima un marchio che produce dei volumi enormi.

Le lavorazioni eseguite a mano e la severità dei controlli ai quali vengono sottoposti le produzioni e i materiali, sono alla base di numeri contenuti della produzione. Anche questo fa parte di un marchio che ha un’elevata considerazione, in termini produttivi e di tecnica.

Il tessuto di carbonio viene tirato all’interno dello stampo (@BEN_BECKER)
Il tessuto di carbonio viene tirato all’interno dello stampo (@BEN_BECKER)

MCC, il fiore all’occhiello

La gamma Corima vede diversi prodotti, tutti accomunati dall’utilizzo del carbonio. L’azienda francese utilizza solo la fibra Pre-Preg, pre-impregnata. Non è utilizzata la fibra secca. Le pelli di composito utilizzate sono conservate nei freezer a circa -22°C e portate all’esterno 24 ore prima dell’utilizzo.

Sono impiegate le fibre 3K, UD e Wowen: ognuna di queste usata in maniera specifica in base alle performances che deve elargire. Basti pensare che una ruota può comprendere fino a 1.000 preparazioni di pelli, tagliate e rifinite.

La categoria MCC è l’apice del listino, non solo per il suo design, ma per la tecnologia che porta con sé. Oltre ai cerchi, sono in carbonio anche i raggi ed è tutto hand made. Per ottenere una ruota Corima MCC (processo completo) sono necessarie almeno 12 ore.

Il parere di Guillaume Martin

Se la collaborazione con il Team Astana prosegue da 12 stagioni, quella con l’Equipe Cofidis ha tempi recenti ed ha preso forma proprio in questo 2022. Siamo andati da Guillaume Martin, assiduo utilizzatore delle ruote MCC e gli abbiamo rubato alcune considerazioni tecniche.

Quale modello di Corima MCC utilizzi, clincher oppure tubolare e quale profilo?

Al Team Cofidis utilizziamo quelle con il cerchio con predisposizione tubolare. Alterno le 32 alle 47, in base al profilo altimetrico della corsa, dando comunque la preferenza alle MCC32 per le tappe di montagna con dislivelli positivi importanti.

Quando hai iniziato ad usare le Corima MCC, hai dovuto cambiare il tuo stile di guida?

Direi proprio di no, ma la grande variabile è rappresentata dal fatto che le MCC, a prescindere che siano le 32 oppure le 47, sono più rigide rispetto alle ruote di pari categoria. Questo fattore comporta inevitabilmente delle differenze quando si guida la bicicletta. Rispondono in modo perentorio alle variazioni di ritmo e sono molto sensibili ai cambi di direzione.

Quali sono le differenze più importanti tra il pedalare su una ruota con la raggiatura tradizionale e una con i raggi in carbonio tipo le MCC?

Mi rifaccio in parte alla considerazione precedente. La grossa differenza è la rigidità, ma anche la prontezza nelle risposte che coinvolgono tutta la bici. Di conseguenza la reattività, a tratti la bicicletta sembra scappare via con un’enorme scorrevolezza. Per me diventano un punto di riferimento sulle salite e nelle tappe dure di un grande giro.

beltrami

Su il velo sulle RS4DB di Deda. Il segreto è (anche) nel mozzo

01.11.2021
6 min
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Casa Deda, autorizzazioni da riempire per entrare, poi la solita calda accoglienza da parte di Gianluca Cattaneo e Davide Guntri. Davanti, su un tavolo che per un giorno fa da catalogo, le novità 2022, anticipate per noi di bici.PRO, che da oggi sono pubblicabili. C’è da leccarsi i baffi davanti alle nuove ruote RS4DB, al manubrio Superzero RS e alla sua versione gravel. Sempre per il gravel, facendo uno strappo alla regola, vi avevamo già raccontato del manubrio e delle ruote Gera Alloy utilizzate dalla Bardiani-Csf alla Serenissima Gravel di dieci giorni fa.

La mission di Deda

«Il nostro viaggio continua a braccetto con i team dei pro’ – spiega Cattaneo, direttore commerciale di Deda Elementi – non solo per marketing, ma soprattutto per lo sviluppo. Quello che arriva ai consumatori nasce da queste collaborazioni. A monte di tutto, c’è la sostenibilità del progetto, con la riduzione progressiva dei materiali di cui si può fare a meno. Il packaging si fa con carta certificata 100% FSC (Forest Stewardship Council, ndr), che proviene da foreste gestite, mentre entro il 2025 puntiamo a ridurre l’uso della plastica di un 50 per cento, per eliminarla del tutto entro il 2030».

Bicicletta e ambiente, il binomio è indissolubile. E queste mascherine e la ventata di voler vivere green che si è sollevata dopo il Covid rende l’impegno ancor più apprezzabile. Ma veniamo alle ruote, che al primo sguardo hanno già qualcosa di affascinante.

RS4DB peso piuma

Le RS4DB sono leggere, ecco la prima cosa da dire prendendole in mano. Leggere e piene di contenuti tecnologici importanti. La coppia pesa 1.340 grammi e come tutte le ruote per copertoncini nascono tubeless ready.

Fra gli accorgimenti che ne puliscono la linea e incrementano l’aerodinamica e la rigidità, i nipples interni svolgono la loro parte, così come il perno passante da 12 millimetri e il mozzo center lock ugualmente molto leggero.

E proprio il mozzo è il primo zoom del giorno. Cattaneo spiega, gli appunti riempiono il taccuino.

«Il mozzo – dice – è stato alleggerito di 80 grammi rispetto alla serie SL. Le flange sono state ridotte e sul corpo è stata eseguita una rigatura (rifling deisgn, secondo il concetto che c’è alla base delle rigature nelle canne dei fucili, ndr) che stabilizza il flusso d’aria e spinge la ruota verso il basso, migliorando l’aerodinamica e amplificando l’effetto Magnus (deportanza della ruota) per una maggiore stabilità a velocità elevate».

L’anima del mozzo

Ciò che più piace del mozzo posteriore è il sistema grazie al quale funziona. All’interno della cassetta si trovano infatti due ghiere dentate (ratchet) dai diametri diversi che nel momento della trazione si innestano una sull’altra. La più piccola si trova nel corpo della ruota libera, mentre quella più grande si trova all’interno della flangia del mozzo. 

Questo alleggerisce l’insieme del 16 per cento rispetto al mozzo precedente. Il risultato che ne consegue è un miglior rotolamento grazie alla riduzione dell’attrito interno, mentre sul fronte della manutenzione non è più necessario disporre di attrezzi specifici.

Spessori variabili

Il cerchio è un altro bell’esempio di studio. Grazie alla tecnologia con cui viene stampato, ha spessori differenziati, che diventano più consistenti in prossimità dei nipples (56 millmetri) e più sottili nei tratti intermedi, permettendo come detto di contenere il peso e di migliorare l’inerzia della ruota. Il profilo della ruota è di 38 millimetri, con larghezza esterna di 26 e interna di 19.

Brevetto di Alpina

Raggi e nipples sono frutto di una collaudata partnership di Deda con Alpina Raggi, ben nota nel ciclismo, ma ancor più solida nel mondo moto. E proprio qui, nel regno delle vibrazioni più violente e continue, è stato brevettato il sistema anti-svitamento esportato in queste ruote.

Il nipple, esagonale come tradizione vuole, ha infatti dentro un pallino di gomma che impedisce la rotazione non voluta, come accade ad esempio con i dadi autobloccanti al cui interno si trova il classico anello di poliammide. Per consentire la corretta manutenzione, Deda Elementi fornisce alle officine una valigetta con tutti i ricambi necessari.

Zero compromessi

Le RS4DB hanno 24 raggi incrociati in terza come tutte le ruote per dischi di Deda e utilizzano lo stesso carbonio sia che si tratti di modelli a disco, sia per rim-brakes.

«Il mercato – spiega Cattaneo – si sposta decisamente verso i freni a disco. Ugualmente abbiamo ancora due ruote disegnate per freni tradizionali, di cui c’è ancora richiesta. Mentre sul fronte delle ruote per tubolari, le facciamo ormai soltanto per freni a disco. La differenza sul fronte del carbonio è che nelle ruote a disco la pelle esterna è di semplice copertura, mentre nel caso di rim-brakes, essa dovrà comprendere anche la pista frenante».

La finitura esterna è lucida, senza più l’assillo di un tempo di far vedere le trama della fibra per rassicurare che si trattasse effettivamente di carbonio.

«Abbiamo ottenuto una bella riduzione di peso – chiude Cattaneo – ma potremmo scendere di altri 50 grammi senza alcun compromesso con la sicurezza. Mentre uno dei prossimi step sarà estendere la tecnologia del mozzo RS sugli altri modelli di ruota».

Quelle ruote tutte nere che hanno invaso il gruppo

20.08.2021
4 min
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Succedeva negli anni Novanta ed era un po’ uno spasso e un po’ una condanna al silenzio. Sui telai c’era scritto un nome, ma li producevano altri. C’è chi ha vinto il mondiale con un telaio mascherato e chi il Giro d’Italia. Si sapeva, si chiudeva un occhio e la storia andava avanti. Poi la musica è cambiata. Gli sponsor sono diventati più severi e soprattutto hanno alzato lo standard dei loro prodotti, almeno fino al Covid. Dallo scorso anno è stato come tornare indietro. Alcune grandi aziende infatti non sono state in grado di garantire la fornitura di ruote e l’aggiornamento di quanto concordato. E le squadre, il cui fine ultimo è vincere e non mostrare marchi, hanno messo le mani al portafogli e hanno cominciato a comprarsi quel che gli serviva.

Ruote tutte nere

Ha fatto sorridere la storia rocambolesca del viaggio per consegnare le ruote da crono a Van der Poel al Tour. Roglic e tutti i corridori Jumbo Visma hanno corso le crono dal Tour in avanti con ruote anteriori Aero Coach. Hanno fatto scalpore le Vision senza scritte mostrate da Yates all’Alpe di Mera al Giro. E a ben vedere non sono poche le squadre che, nel momento del bisogno, hanno attinto al catalogo Vision, cancellando scritte e staccando adesivi. Quello che si faceva una volta, con l’accortezza di non metterci sopra scritte contraffatte. Ma cosa pensano in casa Vision di questa situazione? Lo abbiamo chiesto a Claudio Marra, vicepresidente mondiale di Fsa, cui fa riferimento per l’Italia anche il marchio americano Vision, cui rubiamo 10 minuti di chiacchiere durante le meritate ferie.

Tour de France 2021, per la 5ª tappa a cronometro di Laval, Van der Poel con ruote non ufficiali
Tour 2021, per la cronometro di Laval, Van der Poel con ruote non ufficiali
Che cosa succede?

Succede che Shimano ha eliminato provvisoriamente il blocco che di solito impone ai team sponsorizzati, che hanno potuto guardarsi intorno. Immagino che avessero concordato degli aggiornamenti su alcuni prodotti, che il Covid ha rinviato e le squadre hanno iniziato a premere. Così alcune si sono rivolte a noi, soprattutto per le tappe di montagna. Ruote in carbonio per freni a disco. Le hanno prese. Le hanno provate su strada e in galleria del vento. Hanno visto che magari le Lightweight pesano meno, ma le nostre in discesa si guidano più facilmente. E alla fine hanno scelto.

State svolgendo un ruolo… socialmente utile, oppure si tratta di affari?

A dirla tutta, vedere che tolgono le scritte ci lascia un po’ di amaro in bocca, ma capiamo la situazione. Del resto le comprano e possono farne ciò che vogliono. Se si rompono gli diamo assistenza gratuita e anche il prezzo è di favore. Certo se decidessero di lasciare i loghi, gliele daremmo gratis.

Parliamo di tanti casi?

Più di quelli che siamo in grado di fronteggiare. Al punto che se ci mettessimo ad andare dietro a tutti, non riusciremmo ad accontentare i team che invece sponsorizziamo ufficialmente.

E poi comunque la notizia passa lo stesso, no?

Diciamo che quando escono sui social, piacciono tantissimo. Sono scoop che per noi sono anche un buon battage. E insieme sono il riconoscimento da parte di altre squadre della bontà del nostro prodotto.

Al Giro d’Italia, Bardet ha utilizzato delle misteriose ruote nere in fibra di carbonio
Al Giro d’Italia, Bardet ha utilizzato delle misteriose ruote nere in fibra di carbonio
Sembra davvero di essere tornati a quegli anni…

E’ vero (ride, ndr), ma per i telai ormai non si può più, anche perché il loro sviluppo è ormai pazzesco e tutte le grandi case sono in grado di dare ottimi prodotti. Ma il telaio non è tutto. E ora che la frontiera sta nella leggerezza e nella aerodinamicità, poter sceglier tra ruote, manubri e altri componenti fa una bella differenza. Evidentemente Shimano aveva altri progetti che per vari motivi sono saltati, ma sono certo che si metteranno in pari. E anche noi…

E anche voi?

Non abbiamo capacità illimitata di fornitura. Il mercato durante il lockdown è stato impegnativo per tutti…

Microtech Re 38 Carbon, performanti su ogni terreno

19.06.2021
2 min
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Microtech, marchio fondato nel 1997 da Basso Bikes, presenta le Re 38 Carbon, ruote realizzate in carbonio con l’obiettivo di essere performanti su ogni terreno grazie alla loro elevata guidabilità, anche sugli sterrati che ormai si incontrano sempre più spesso sui percorsi di gara. Il carbonio utilizzato per realizzarle è l’UD T700, con altezza del cerchio di 38 millimetri e canale interno da 21. Grazie a queste caratteristiche, esse esprimono tutto il loro potenziale sulle lunghe salite, ma anche in pianura, offrendo un’esigua resistenza al vento, soprattutto laterale. Aerodinamiche e performanti, tra le caratteristiche di spicco salta agli occhi anche la leggerezza: basti pensare che pesano 1.656 grammi.

La ruota Microtech Re 38 Carbon ha profilo da 38 millemtri e canale da 21
La ruota Microtech Re 38 Carbon ha profilo da 38 millemtri e canale da 21

Mozzo il lega 7076-T6

Per rendere le ruote più resistenti, Microtech ha optato per il mozzo realizzato in alluminio 7076-T6 lavorato al Cnc ed un’equilibrata raggiatura (mozzi da 18-24 fori), che offre sostegno e affidabilità ad entrambi i lati delle ruote, soprattutto in situazioni di asfalto sconnesso.

Mozzo in alluminio 7076-T6
Mozzo in alluminio 7076-T6

Le Re 38 Carbon garantiscono la migliore scorrevolezza e affidabilità. Sono compatibili con ruote libere Campagnolo oppure con standard Shimano e Sram. Possono essere equipaggiate con tubeless o copertoncino a seconda delle preferenze. Il prezzo consigliato al pubblico è di 1.660 euro.

microtechbikesparts.com