La leggerezza è uno dei tanti plus della nuova Specialized Aethos II

02.10.2025
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La leggerezza è uno dei tanti plus della nuova Specialized Aethos II. E' la bici più leggera, ma rispetto alla precedente cambia (non poco).

Specialized Aethos era e resta la bici più leggera del mercato. Eppure il valore alla bilancia, pur recitando un ruolo primario, è uno dei tanti soggetti di questa bici fuori dagli schemi moderni. Aethos II (la seconda generazione) è un vero e proprio esercizio di ingegneria applicata al carbonio.

Rispetto alla precedente è più alta sull’anteriore a parità di taglia, perché è stato aumentato il valore di stack e lo sterzo è più aperto in avanti. E’ più lunga per via del passo maggiorato ed ha una scatola centrale più alta da terra, il tutto a favore di un comfort funzionale e della stabilità. C’è molto da raccontare e lo facciamo anche grazie all’ingegner Alessandro Giusto, Simulation Manager di Specialized, un ruolo che pretende grandi responsabilità e abilità per nulla banali.

La leggerezza è uno dei tanti plus della nuova Specialized Aethos II (foto Specialized)
La nuova Aethos II è una bici da scalatore e non solo
La leggerezza è uno dei tanti plus della nuova Specialized Aethos II (foto Specialized)
La nuova Aethos II è una bici da scalatore e non solo

Aethos II, esercizio di tecnologia e ingegneria

«Quando ci è stato chiesto di rinnovare la Aethos – racconta sorridendo Alessandro Giusto – ho pensato: okay, abbiamo un problema, perché la base tecnologica di partenza era davvero importante. Abbiamo raccolto la sfida e abbiamo messo insieme i diversi tasselli. Rispetto alla Specialized Aethos I, abbiamo cambiato nel profondo le geometrie, rendendole più comode, abbiamo cambiato il layout del carbonio, con l’obiettivo di ridurre il peso dove possibile mantenendo quel feeling di immediatezza che ha caratterizzato la prima Aethos. E’ stato eseguito un lavoro certosino nell’eliminazione di punti inutili di rigidità. Ovviamente è stato incrementato lo spazio utile per far alloggiare pneumatici grandi, come vuole la tendenza attuale. Sulla nuova Aethos è possibile montare gomme fino a 35 millimetri di sezione, lasciando la distanza di 6 millimetri dalle tubazioni.

«Meno 6 grammi dalla scatola centrale – prosegue Alessandro Giusto – tolti 2 grammi dagli alloggi per le pinze dei freni. 9 grammi in meno sul morsetto del reggisella, oltre ai 2 grammi risparmiati nella zona del supporto cambio, considerando che è UDH, quindi più ingombrante rispetto alla versione originale. Piccoli dettagli che si aggiungono ai 34 grammi complessivi che sono stati risparmiati grazie alle nuove simulazioni del carbonio, sviluppate direttamente da noi. Mi piace comunque affermare – conclude Giusto – considerando anche il peso estremo che è stato raggiunto con Aethos II, che in Specialized la ricerca è un esercizio che non ha un termine. Dati, analisi e confronti sono costanti, ma l’ultima decisione non è mai delegata all’intelligenza artificiale. Siamo noi a mettere la firma».

La leggerezza è uno dei tanti plus della nuova Specialized Aethos II (foto Specialized)
Alessandro Giusto è il Simulation Manager di Specialized
La leggerezza è uno dei tanti plus della nuova Specialized Aethos II (foto Specialized)
Alessandro Giusto è il Simulation Manager di Specialized

Non nasce per i pro’, tuttavia…

Il progetto Specialized Aethos II segue il filone di una piattaforma e un concetto che non vuole soddisfare gli atleti professionisti, ,a questo non significa non accontentare l’agonista. E’ chiaro che Aethos si discosta in modo importante dalla SL8.

C’è un peso super ridotto per ogni versione, non solo per la top di gamma S-Works: al centro dello sviluppo ci sono il comfort ed una bicicletta ampiamente sfruttabile sulle lunghe (e lunghissime) distanze con tanti metri di dislivello positivo. Anche gli allestimenti sono stati combinati per permettere al telaio ed alle geometrie di funzionare al meglio, mettendo in mostra le caratteristiche appena descritte.

Come si presenta al primo sguardo

Esile e minimale. Specialized Aethos II è quasi fuori contesto se consideriamo buona parte delle tendenze attuali che vedono l’estremizzazione aerodinamica come protagonista e volumi delle tubazioni grandi, talvolta ingombranti. Tutte le tubazioni di Aethos II sono tondeggianti, non ci sono spigoli a vista e nervature che interrompono l’armonia di un telaio magro, sinuoso, armonioso, con uno sloping piuttosto marcato. Davanti non è schiacciata verso il basso, non è una bici ribassata, il lavoro fatto e relativo all’aumento dello stack si vede. La scatola del movimento centrale è fine e le calotte del movimento centrale sono esterne. I pendenti obliqui del carro sono sfinati e sembrano innestarsi senza soluzione di continuità nell’orizzontale, senza interferire con il piantone che supporta il reggisella rotondo da 27,2 millimetri di diametro. Un classico che non passa mai di moda.

C’è il nuovo cockpit integrato Roval che si sposa davvero bene con tutto il resto: dona quel tocco di modernità ed efficienza che non guasta per nulla. Ci sono le ruote basse, perfettamente in linea con il core concept Aethos e siamo convinti che anche con le ruote alte (magari un profilo da 50 o giù di lì) pagherebbe l’occhio, non poco. Aethos II è una di quelle bici senza età e senza tempo.

Le peculiarità tecniche da considerare

Tre livelli di kit telaio: S-Works, Pro ed Expert. Per il primo è stato adottato il blend di fibre Fact 12r, mentre per gli altri due il carbonio Fact 10r. Un telaio Aethos II S-Works nella taglia 56 fa segnare il peso record di 595 grammi.

Le geometrie rinnovate ci mostrano una bici che, taglia per taglia ha lo stack aumentato di 15 millimetri (soluzione che oltre al resto aiuta a ridurre l’impiego di spessori tra stem e tubo sterzo), con un angolo anteriore più aperto di 0,5°.

La leggerezza è uno dei tanti plus della nuova Specialized Aethos II (foto Specialized)
Le prime pedalate nella Brianza, il test si completerà tra un paio di settimane
La leggerezza è uno dei tanti plus della nuova Specialized Aethos II (foto Specialized)
Le prime pedalate nella Brianza, il test si completerà tra un paio di settimane

Allestimenti e prezzi

Partendo dal presupposto che tutte e tre le versioni (S-Works, Pro ed Expert) sono disponibili in sei misure (49, 52 e 54, 56, 58 e 61), gli allestimenti sono cinque in totale. A questi si aggiunge un frame-kit, solo per la versione S-Works. Esso è composto da telaio, forcella e serie sterzo, reggisella e collarino in alluminio, dichiarato ad un peso complessivo di 1,24 chilogrammi nella misura 56. Prezzo di 3.799 euro di listino per la grafica raw carbon, 5.499 per le due livree cromatiche perlate.

Per il pacchetto S-Works ci sono le trasmissioni Shimano Dura Ace (la stessa che abbiamo usato durante la presentazione ufficiale e nelle prime fasi di test, prova che vedrà una pubblicazione dedicata nei prossimi giorni) e Sram Red AXS. La prima porta in dote il power meter 4iiii, mentre la seconda il misuratore Quarq. Per entrambe ci sono le nuove ruote Alpinist CLX III ed il cockpit Roval Alpinist II. Si parla di due modelli con un valore dichiarato alla bilancia di 6,05 e 5,98 chilogrammi nella misura 56. Il prezzo di listino è di 13.499 euro per entrambe.

Molto interessante è il segmento Pro di Specialized Aethos II, sotto diversi aspetti. I due allestimenti proposti di basano sulle trasmissioni Shimano Ultegra e sull’ultima versione di Sram Force E1 con power meter nell’asse della guarnitura. Hanno il nuovo manubrio integrato Roval Alpinist II e le ruote Alpinist CL II con raggi in acciaio. I pesi dichiarati sono di 6,73 e 6,71 chilogrammi, entrambe nelle misure 56. Prezzo di 8.499 euro per entrambe.

Infine il modello Expert con la trasmissione Shimano Ultegra, ruote Roval C38 e manubrio separato stem/piega. Il peso dichiarato di quest’ultima è di 7,12 chilogrammi (sempre misura 56), proposto a 6.299 euro.

Specialized

Roval Alpinist di Specialized, arrivano due componenti leggerissimi

Roval Alpinist di Specialized, arrivano due componenti leggerissimi

30.09.2025
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Specialized ufficializza un nuovo cockpit integrato, il Roval Alpinist II e rinnova le sue ruote più leggere della gamma, le Alpinist CLX III di terza generazione.

Il manubrio è full carbon, ha un’ergonomia e forme differenti dalla versione Rapide (normalmente in dotazione alla Tarmac SL8) ed èsviluppato in ottica comfort e piena sfruttabilità. Le ruote sono incredibilmente leggere, 1.131 grammi dichiarati con tubeless tape e valvole inserite. Le nuove Alpinist CLX III hanno i raggi in carbonio. Entriamo nel dettaglio.

Ruote Specialized per scalatori e non solo

Famiglia Roval e categoria Alpinist, ovvero le ruote con cerchio medio/basso che puntano ad essere leggere fin dalla prima versione. Suffisso CLX III, ovvero il top di gamma Roval di terza generazione. Le nuove adottano i raggi in carbonio Arris (24 per la ruota posteriore, 21 per l’anteriore e con assemblaggio completamente eseguito a mano), soluzione che ha permesso di ridurre il peso rispetto alla versione più anziana con i raggi in acciaio di ben 103,5 grammi (tantissimo). Il cerchio è full carbon da 33 millimetri di altezza, il canale interno è largo 21 millimetri (non è hookless), perfettamente compatibile con tubeless e camere d’aria. I mozzi Roval sono in alluminio con la meccanica interna DT Swiss 180. Hanno un design minimale con il fusto centrale dalle dimensioni ridotte e flange completamente differenziate tra anteriore e posteriore, tra lato destro e quello sinistro.

Torniamo ai raggi. Sono sicuramente belli da vedere e donano un senso di “maggiore pienezza” alla singola ruota, nonostante il profilo basso del cerchio. Questo grazie al disegno piatto/aero che caratterizza buona parte di ogni singolo profilato, ad eccezione dei terminali (arrotondati) che sono fasciati da veri e propri involucri in titanio. Un dettaglio non secondario, a favore della sicurezza e della stabilità dei raggi che si innestano nelle flange dei mozzi e all’interno del cerchio. Non in ultimo permettono interventi rapidi in caso di manutenzione/intervento. Le Alpinist CLX III si rivolgono agli amanti dei pesi ridotti, a chi ricerca una ruota briosa e comoda al tempo stesso. Un prodotto di alta gamma adatto a chi preferisce una guida molto agile ed immediatezza nell’approccio alle traiettorie, azzerando di fatto qualsiasi “effetto steering” dovuto ai profili maggiorati. Il prezzo di listino è di 3.198 euro.

Il manubrio integrato Roval Alpinist II

Stem e piega sono un blocco unico: è completamente full carbon, ma si discosta in modo importante dal fratello Roval Rapide. Il nuovo cockpit Alpinist II adotta un design più asciutto e magro, non ha un’aerodinamica marcata come il Rapide e non ha la curva protesa in avanti, una delle caratteristiche principali del Rapide. Alpinist II di Specialized mette sul piatto un comfort maggiore ed una piena sfruttabilità (semplifica) per differenti tipologie di utenza. Resta perfettamente compatibile con la SL8 grazie al medesimo design degli spacers tra zona dello sterzo e stem.

In fatto di numeri parliamo di un cockpit integrato con 270 grammi di peso (dichiarati) la cui ergonomia è stata sviluppata anche grazie al database Body Geometry Retul. La piega (destra e sinistra) presenta 4° di flare (svasatura laterale) e una capacità di smorzamento maggiorata del 28,3% rispetto al modello Rapide. E’ disponibile con lunghezze dello stem a partire da 80 millimetri, fino a 130. Quattro le larghezze della piega: 38, 40 e 42, 44 centimetri. Il prezzo di listino di Specialized Roval Alpinist II è di 579 euro.

Specialized

Bontrager RSL 37

Ruote WorldTour: aerodinamica first

06.11.2020
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Nel “pacchetto dei materiali”, le ruote (e le gomme) contribuiscono più di ogni cosa alla scorrevolezza. Le gomme sono il contatto della bici con l’asfalto, le ruote sono l’avanzamento: va da sé che loro efficienza è fondamentale. Dicevano i “vecchi” meccanici: «Meglio una bici più pesante ma con buone ruote, che un telaio leggero ma ruote pesanti che non scorrono». E per questo l’aerodinamica conta più di tutto.

Profili da 60 millimetri per Demare
Profili da 60 millimetri per Demare

Aerodinamica “first”

Se il discorso del peso è “relativamente” superato, oggi i marchi lavorano soprattutto nella direzione dell’aerodinamica. Le velocità medie crescenti inducono ad insistere su questa direzione. Con le fibre attuali il peso è abbastanza leggero per tutte le ruote, a parità di materiale utilizzato.

A fare la differenza sono i profili, che a loro volta sono legati all’aerodinamica. Più il profilo è alto e meglio è, questo lo sappiamo. Quello che invece sta cambiando è che le sezioni diventano sempre più larghe. Il canale interno è anche di 21 millimetri e procedendo verso i raggi alcuni modelli “spanciano”, arrivando anche a 27 millimetri di proiezione interna, per poi appunto restringersi verso i raggi. E’ il cosiddetto “effetto goccia”.

Le Enve della NTT: profilo differenziato tra anteriore e posteriore
Le Enve della NTT: profilo differenziato tra anteriore e posteriore

Effetto goccia

Quando la pioggia cade dal cielo ha nella sua parte verso terra, cioè quella che prende vento, la porzione più larga. Questo concetto è stato più che ripreso nella vela. In Coppa America è stato talmente ottimizzato che le imbarcazioni ormai vanno quasi più forte di bolina (controvento) che di poppa (vento a favore). In bici ci si sta arrivando.

Questo effetto poi si lega moltissimo con lo scarico dell’aria. Il cerchio anteriore più grande consente a quello posteriore di essere più libero.

I grandi brand che guarda caso supportano i team WorldTour investono molto su questo tipo di ricerca. E il rapporto con i loro corridori è ormai costante.

In gruppo si parla molto bene delle ruote Enve e Lapierre. Il marchio francese sta lavorando molto più che sul Cx (coefficiente di penetrazione) sulla capacità di scarico dell’aria. Enve invece così come Specialized sta insistendo sulle differenze tra anteriore e posteriore: sia dei profili che delle larghezze.

«Questa soluzione – dice Giampaolo Mondini, tecnico Specialized che lavora a stretto contatto con i corridori – oltre ad avere effetti aerodinamici positivi, aiuta molto nella stabilità in caso di vento laterale o trasversale, la situazione che si verifica più spesso».

Profili alti anche nelle tappe di montagna
Profili alti anche nelle tappe di montagna

Addio profilo basso

Diamo adesso un numero molto semplice che rende l’idea di quanto si possa risparmiare con una ruota efficiente. Già a 20 chilometri orari l’aerodinamica conta, soprattutto se si viaggia in salita dove quella velocità, unitamente alla pendenza, indica uno sforzo intenso. Ebbene si va più forte con una ruota da 35 millimetri piuttosto che con una bassa, nonostante quei 100-110 grammi in più.

Nonostante ciò, questo tipo di profilo sta quasi sparendo. Sempre Mondini conferma: «Le Roval di Specialized erano da 32 millimetri ma ormai viste le medie elevate anche in tappe di salita, quasi nessuno utilizza questo profilo, salvo rari casi. Si preferisce comunque quello da 50 millimetri. Ormai le bici sono talmente leggere che non si ha l’esigenza di limare peso qua e là, pertanto si può lavorare sull’aerodinamica. Dai nostri test abbiamo visto che il punto di rottura nella scelta tra una ruota aero e una bassa avviene a 23 chilometri orari, mentre il peso incide con pendenze dal 7,5 per cento in su».

In base a questi dati e alle velocità medie si capisce perché solo in rari casi si vedono profili bassi, cioè da 32-35 millimetri. Sotto in pratica proprio non si va più. 

Roval: sezione esterna larga 35 millimetri all’anteriore e 30 al posteriore
Roval: sezione esterna larga 35 millimetri all’anteriore e 30 al posteriore

Dati, mozzi, raggi

I cerchi poi non solo sono alti o bassi, dritti o spanciati, ma hanno anche altri particolari. C’è chi propone un profilo variabile, come le Princeton usate da Ganna. Chi i puntini effetto “pallina da golf”, chi appunto la forma a goccia. In più ci sono in ballo i raggi. Tralasciando la tre-raggi e la lenticolare, che si vedono solo nelle crono, ci sono ruote che vanno da 12 a 24 raggi. Raramente oggi si supera questo numero.

Si presta più attenzione al non disperdere energie, piuttosto che a limare altri grammi. Inutile fare ruote leggere se poi flettono. A tal proposito si lavora molto sui mozzi e sul loro raccordo con i raggi. Corima ne è un esempio con le MCC Dx.

«Nel 2008 – conclude Mondini – iniziammo a lavorare con le ruote Roval. Non avevano una campanatura, erano dritte. Sì, erano leggere e aerodinamiche, ma bastava alzarsi sui pedali e il cerchio fletteva a tal punto che toccava sui pattini freno. Iniziando a lavorare a stretto contatto con i professionisti negli anni siamo arrivati ad avere un prodotto efficiente in tutte le direzioni: peso, aerodinamica, rigidità, scorrevolezza. Questo sia nella ruote che in altro. Oggi per noi di Specialized la Sl7 è la bici “definitiva”, aero e leggera. Ebbene la proponiamo in due setup: quello “Alpinist” con ruote da 32 millimetri in su e quello “Rapid” con profili da 50 anteriore e 60 posteriore. Entrambi con clincher o tubeless per noi più scorrevoli».

Cadex 42 tubolar

Le ruote sulle strade del Giro d’Italia

23.10.2020
4 min
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Nel ciclismo moderno l’efficienza aerodinamica e la scorrevolezza sono diventati i fattori più importanti da ricercare, quasi più della leggerezza. In quest’ottica le ruote hanno acquisito una grandissima importanza. Non è un caso che i corridori cambiano il tipo di ruote in base al percorso o alle condizioni climatiche. Questo permette di variare l’assetto delle biciclette, potremo dire che lo stesso telaio offre sensazioni diverse in base alle ruote che si montano. Noi di bici.PRO abbiamo dato uno sguardo alle ruote usate dai team al Giro d’Italia.

Ruote per tutti

Un elemento che ci è saltato subito all’occhio è che non ci sono ruote particolari o fatte su misura, ma sono tutti modelli che si trovano in commercio. Questo è dovuto a più fattori, innanzitutto la qualità dei materiali moderni, i processi produttivi evoluti e la ricerca e sviluppo sempre più spinta. Inoltre bisogna ricordare che i telai e i componenti che usano i professionisti devono essere per regolamento materiali che si trovano in commercio. Quindi non vedremo più la ruota fatta solo per il singolo corridore come avveniva fino ad alcuni anni fa.

Le Roval Rapide CLX 50 della Deceuninck Quick-Step
Le Roval Rapide CLX 50 in dotazione alla Deceuninck Quick-Step e la Bora-Hansgrohe

Cerchi alti e larghi

Partiamo dalle ruote con profili più alti, fra queste spiccano le Roval Rapide CLX 50 in dotazione alla Bora-Hansgrohe e alla Deceuninck-Quick Step. Queste ruote vantano un profilo differenziato di 51 millimetri all’anteriore e 60 millimetri al posteriore con un peso rispettivamente di 649 e 751 grammi per un peso complessivo di 1.400 grammi. La larghezza del canale interno è di 21 millimetri per entrambi i cerchi. Il mozzo è Roval con cuscinetti DT Swiss EXP. Le Roval sono disponibili per solo copertoncino e freno a disco.

Le Enve 5.6 in dotazione alla NTT Pro Cycling
Le Enve 5.6 in dotazione alla NTT Pro Cycling con profili differenziati

Profili differenziati anche per le Enve SES 5.6 in dotazione alla NTT Pro Cycling. In questo caso oltre al profilo diverso c’è anche la larghezza del canale differente. La ruota anteriore ha un’altezza di 54 millimetri con una larghezza del canale esterno di 29 millimetri, mentre per la posteriore il profilo è di 63 millimetri con una larghezza di 28 millimetri. C’è da dire che la larghezza del canale interno è di 19 millimetri per entrambe le ruote. La scelta dei profili e della larghezza esterna diversi è fatta per migliorare l’aerodinamica soprattutto in caso di vento laterale. Il peso nella versione tubolare è di 1.372 grammi.

Le Black Inc Sixty sono ruote dal profilo di 56 millimetri
Le ruote Black Inc Sixty con profilo da 56 millimetri in dotazione alla Israel Start Up Nation

Alto profilo anche per le Black Inc Sixty in dotazione al Team Israel Start Up Nation. In questo caso il profilo è 56 millimetri per entrambe le ruote con una larghezza esterna del cerchio di 30 millimetri, che diventano 21 interni. La forma del cerchio è stata ideata per lavorare aerodinamicamente al meglio con pneumatici da 25 e 28 millimetri di larghezza. Il peso è di 1.575 grammi.

Le Bora One 50 di Campagnolo con raggiatura G3
Le Bora One 50 di Campagnolo hanno una raggiatura G3 tipica del marchio italiano

Profilo da 50 millimetri per le Campagnolo Bora One della Lotto Soudal. Le ruote italiane hanno una larghezza esterna del cerchio di 24,2 millimetri e sono disponibili sia per tubolare che per copertoncino/tubeless. Le prime pesano 1.348 grammi, mentre le seconde si attestano a 1.507 grammi. Il mozzo monolitico in alluminio è dotato di cuscinetti USB (Ultra Smooth Bearings). Da sottolineare la raggiatura G3 alla ruota posteriore tipica di Campagnolo.

Le Zipp 303 NSW con la superficie stile pallina da golf
Le Zipp 303 NSW vantano una superficie che richiama la forma delle palline da golf

Profilo leggermente più basso per le Zipp 303 NSW in dotazione al Team Movistar. Queste ruote vantano un’altezza di 45 millimetri con il profilo innovativo NSW (Net Speed Weaponry) dotato della tecnologia ABLC Sawtooth. In pratica si tratta del rivestimento fatto come una pallina da golf. Questo permette di migliorare la resistenza e la stabilità in caso di vento laterale, in quanto si creano dei mini vortici sulla superficie del cerchio. La larghezza esterna del cerchio è di 28,5 millimetri per un peso di 1.425 grammi.

Il Team CCC ha in dotazione le ruote Cadex 42 Tubolar con un cerchio dalla forma pensata per massimizzare l’aerodinamica e la velocità. Il profilo è di 42 millimetri con una larghezza esterna di 23 millimetri. I raggi sono in carbonio con profilo aero e i mozzi sono sempre di Cadex ad alta scorrevolezza. Peso di 1.242 grammi. Oltre alla versione tubolare c’è anche quella per copertoncino/tubeless dal peso di 1.327 grammi.

Alaphilippe vittoria mondiali

Le Specialized iridate: quali differenze?

28.09.2020
3 min
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Gli ultimi Campionati del Mondo di ciclismo hanno visto primeggiare due atleti su biciclette Specialized. La cosa molto curiosa è che entrambi hanno usato lo stesso modello: il Tarmac SL7, ma con equipaggiamenti differenti.

Stesso telaio Specialized

Non è un caso che sia Julian Alaphilippe che Anna Van der Breggen abbiano scelto il Tarmac SL7 per affrontare il percorso mondiale. Questo telaio di Specialized coniuga notevoli doti aerodinamiche e un peso leggero, infatti siamo sugli 800 grammi. Il Tarmac SL7 è l’ultimo nato in casa Specialized e beneficia di attenti studi sul profilo dei tubi. I due neo campioni del mondo lo hanno scelto perché è un ottimo punto di incontro fra la ricerca della velocità e la leggerezza.

AlAphilippe Mondiali Imola
Alaphilippe impegnato sulla Cima Gallisterna
Alaphilippe Mondiali Imola
Alaphilippe impegnato sulla salita di Cima Gallisterna poco prima dello scatto vincente

Componenti diversi

Quello che differenzia le biciclette di Alaphilippe e Van der Breggen sono i componenti. Il primo utilizza una trasmissione Shimano Dura Ace Di2, ruote Roval e manubrio PRO. La seconda ha in dotazione il gruppo Sram Red eTap AXS, ruote e manubrio Zipp.

Le scelte del transalpino

Julian Alaphilippe ha utilizzato le ruote Roval 50 con un profilo da 50 millimetri e tubolari Turbo di Specialized da 26 millimetri. La scelta delle Roval da 50 millimetri al posto delle nuove Alpinist è dovuto al fatto che quest’ultime possono montare solo i copertoncini. Siccome le previsioni meteo davano un forte rischio pioggia, Alaphilippe ha optato per una coppia di ruote e pneumatici che conosceva meglio. Non è un segreto che le ha utilizzate spesso negli ultimi tre anni. Proprio per questo ha cercato la soluzione tecnica con cui aveva più confidenza. Per quanto riguarda i rapporti ha scelto quelli che usa sovente: 39-54 all’anteriore con un pacco pignoni 11-30. Il manubrio PRO ha una linea tradizionale ed è usato con il nuovo attacco manubrio di Specialized.

Van der Breggen Mondiali Imola
La Van der Breggen con la sua Specialized Tarmac SL7 e ruote Zipp
Van der Breggen mondiali Imola
Anna Van der Breggen con la sua Specialized Tarmac SL7 e ruote Zipp a profilo medio

Le scelte dell’olandese

Anche Anna Van der Breggen ha optato per scelte rassicuranti. La Campionessa olandese ha scelto di montare sulle sue Zipp 202 Firecrest in carbonio a medio profilo, i tubolari Specialized Hell of the North da 26 millimetri. Questi pneumatici sono quelli che vengono usati nelle gare del Nord e hanno la caratteristica di essere molto resistenti alle forature. Il motivo di questa scelta è stato che il circuito molto nervoso di Imola non permetteva un recupero facile in caso di foratura. Per evitare questo inconveniente la Van der Breggen ha preferito usare un tubolare più resistente. Per quanto riguarda i rapporti ha usato un 35-48 come corone anteriori e una combinazione posteriore 10-33. Anche lei utilizza un manubrio Zipp dalle linee piuttosto tradizionali.

Entrambi i campioni del mondo hanno optato per delle scelte rassicuranti, all’insegna della massima confidenza di guida. Anche a discapito della prestazione pura.