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Fdj in parata, ma l’Italia resiste con Raccani (e un buon Frigo)

16.07.2022
6 min
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Riunione all’ombra sulle sedioline da campeggio per gli azzurri di Marino Amadori, questa mattina a Pont Saint Martin. Il cittì ha dato ai ragazzi poche ma chiare indicazioni: correre compatti e tenere il più possibile “i due Fdj”. E “quei due”, Reuben Thompson e Lenny Martinez, ieri sera pensavano a come avrebbero esultato sull’arrivo di Coumarial, tanto erano “certi” della vittoria. Tuttavia non hanno ucciso la corsa del tutto. Dietro di loro ci sono stati due ragazzi italiani, Simone Raccani e Marco Frigo.

I due Groupama-Fdj alla vigilia del tappone pensavano anche a come avrebbero attaccato. Solo Lorenzo Germani, che doveva tirare, badava al concreto.

Prima del via il ciociaro ci aveva detto: «Basta solo che non ci sia qualche fuga difficile da controllare. Per il resto siamo tranquilli. Guarda Reuben – scherzava il campione italiano – quando lui vede le tappe così, che fanno su e giù, è contento. Si gasa».

Fdj sotto controllo

Il caldo morde anche oggi le valli e i passi del Giro della Valle d’Aosta, ma la sensazione è che ci sia un pizzico in meno di afa. A compensare le fatiche però, c’erano i tanti chilometri, 173, e il tantissimo dislivello, 4.600 metri.

Tutti temevano che la squadra francese potesse distruggere tutto, in realtà anche loro l’hanno presa con le pinze. Sì, hanno vinto. Sono arrivati in parata, ma forse qualche scoria della tappa di Santa Caterina al Giro U23 era rimasta.

Gannat, il loro diesse, li ha fatti scattare solo nel finale. O quantomeno quando non c’erano più insidiosi fondovalle da dover gestire, come la Valtellina al Giro appunto. E nella salita finale una volta rimasti soli hanno controllato. Non volevano assolutamente saltare stavolta. La sensazione almeno era questa.

Però Raccani

In tutto ciò Simone Raccani e Marco Frigo si sono difesi benone. Entrambi hanno dato l’anima.

Il corridore della Zalf Desirée Fior , per l’occasione in azzurro, ha dimostrato che quel posto in classifica, il terzo, non era stato affatto una casualità.

Quando taglia il traguardo ha la bocca spalancata e la maglia aperta. Non mette il piede a terra ma continua a girare disegnando dei cerchi con la bici. Chissà il cuore fin dove era arrivato e quanto premeva l’acido lattico dentro quei quadricipiti per non fermarsi subito.

«Sull’ultima salita ho preso il mio ritmo e sono venuto su del mio passo, dando tutto – dice Raccani dopo il traguardo – Dopo una tappa di 173 chilometri e con questo caldo sapevo che era un attimo dal sentirsi bene o male e viceversa».

Per Simone Raccani (classe 2001) un’ottima prestazione verso Coumarial: terzo a 43″ da Thompson
Per Simone Raccani (classe 2001) un’ottima prestazione verso Coumarial: terzo a 43″ da Thompson

Sognare è lecito

Raccani non solo ha mitigato le distanze da Martinez e Thompson, ma ha anche rimontato diversi avverasi che erano davanti con i due Fdj in precedenza. 

«Ho sofferto il cambio di ritmo sulla penultima salita – racconta Raccani – e infatti devo dire grazie ai ragazzi che nel finale mi hanno aiutato a prendere la salita nel miglior modo possibile. Hanno tirato, mi hanno tenuto coperto. Poi è toccata a me».

Ma la corsa finisce domani a Cervinia e sognare è lecito. E’ lecito perché all’inizio della scalata finale, il distacco dai leader era sul minuto, forse appena meno. Ma all’arrivo il cronometro ha segnato 43” di ritardo per Raccani. Una quindicina secondi che danno speranza. E sui quali vale la pena riflettere.

Raccani ha spinto a tutta. Ma anche Lenny e Reuben non sono andati piano. Sì, forse hanno controllato in alcuni momenti ma, dice Thompson: «Non abbiamo controllato, abbiamo cercato di non saltare, perché comunque per staccare Onley e Berhe Hagos, abbiamo fatto dei grandi fuori giri».

E questo non fa che aumentare l’importanza dell’azione di Raccani. «Penso di essere salito bene – riprende Raccani – Ho recuperato parecchi secondi ai primi. Purtroppo non sono riuscito a riprenderli però… Sì, il Valle d’Aosta finisce domani: bisogna correre a tutta, bisogna osservarli e vediamo come andrà. Restano loro quelli da battere.

«Dopo un Giro under 23 sottotono sono venuto qui per riscattarmi. Sapevo di stare bene, ma non credevo di ritrovarmi questa condizione addosso. Sono davvero contento e darò tutto per concludere la gara nel miglior modo possibile».

In fuga anche Giulio Pellizzari (in coda) per difendere la maglia a pois (foto Alexis Courthoud)
In fuga anche Giulio Pellizzari (in coda) per difendere la maglia a pois (foto Alexis Courthoud)

Riecco Frigo

Ma le buone notizie non finiscono qui. Marco Frigo l’ultima volta che lo avevamo visto era “a spasso” al Giro d’Italia U23. Era venuto a salutare i suoi compagni della Israel Cycling Academy e lui aveva un braccio rotto, dopo la caduta al Giro dell’Appennino. 

La sua grinta e la sua serietà non erano venute meno neanche in quei giorni. Pedalava sulla bici da crono perché gli consentiva di non gravare sul polso.

«Volevo fare l’italiano a crono – racconta Frigo – ma non è stato possibile. L’istante dopo aver preso la decisione di non farlo, ho prenotato un alloggio al Pordoi per fare l’altura. Mi sono allenato, ho ricostruito una buona base, ho cercato di fare volume. E per questo sono contento di essere qui adesso.

«Non è andata male. E’ stata una bella tappa. Ho reagito bene, meglio di quanto pensassi. Va già bene così per me questo Valle d’Aosta, visti i pochi giorni di allenamento che ho nelle gambe».

Marco Frigo (classe 2000) è arrivato quinto, ma in netta ripresa dopo l’infortunio all’Appennino
Marco Frigo (classe 2000) è arrivato quinto, ma in netta ripresa dopo l’infortunio all’Appennino

Verso l’Avenir

E questo “non cambio” di ritmo ce lo ha avuto anche Frigo. Anche lui, come Raccani, ha pagato l’attacco violento nella penultima salita. 

«Ho perso quei trenta secondi, poi tutto sommato li ho tenuti bene fino ai tre, quattro chilometri dall’arrivo. A quel punto un po’ ho pagato dazio. Stasera sarà importante riposare bene e poi vediamo come starà il fisico domani».

Frigo forse è l’italiano con le spalle più grosse. Il prossimo anno passerà nel team WolrdTour della Israel e ha già una certa esperienza internazionale. Era con la nazionale di Amadori sia all’Avenir che al mondiale di Baroncini.  Potrebbe essere lui la nostra carta proprio per l’Avenir. E la via passa dal Valle d’Aosta.

Il Gran Paradiso è di Steinhauser, il Valle d’Aosta di Thompson

18.07.2021
6 min
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Ancora sulle strade del Giro della Valle d’Aosta. E ancora emozioni. Nel giorno del tedesco Georg Steinhauser, bellissimo il suo attacco nella salita finale, gioisce Reuben Thompson, 20 anni dalla Nuova Zelanda, che si porta a casa la classifica generale.

Oggi si è vista una corsa diversa da quella dei giorni precedenti. Una gara molto più da pro’ che non da under 23. Più regolare, più “controllata” se vogliamo. Forse è stata la fatica ad aver placato un po’ gli animi dei corridori, di quegli 86 che erano rimasti in gara.

Bravissimo Steinhauser, il tedesco della Tirol Ktm ha volato nella salita finale
Bravissimo Steinhauser, il tedesco della Tirol Ktm ha volato nella salita finale

Duello italo-neozelandese

Dopo l’impresa di ieri, l’attenzione era concentrata tutta sul duello tra Thompson e Gianmarco Garofoli. Ci si aspettava un grande scontro non solo tra loro due ma anche tra i rispettivi team. La Groupama-FDJ era schierata tutta davanti già sotto l’arco di partenza. I ragazzi bianco-rosso-blu non volevano lasciare nulla ai giovani colleghi della Dsm Development, neanche un possibile attacco a sorpresa, visto che il chilometro zero era appena 500 metri dopo il via, avvenuto dal bellissimo castello di Fénis.

Però questi attacchi non arrivano. E succede che: «Che ci ho provato – racconta Garofoli – sulla penultima salita ma ho capito subito che le gambe non erano le stesse di ieri. A quel punto non ho voluto rischiare e ho pensato di portare a casa il podio. E poi sono rimasto solo molto presto. Infatti Vandenabeele non stava bene (stamattina ci è sembrato molto provato in volto, ndr) e si è fermato, un’altro ragazzo si è ritirato poco dopo e un altro ancora si è staccato sulla penultima salita. Comunque va bene così. Un bel risultato».

La guardia di Thompson 

Chi è stato attentissimo per tutta la tappa è stato proprio il leader, Thompson. Lo avevamo visto scaldarsi prima del via, sulla sua Lapierre con tanto di richiami gialli in onore della sua maglia. Per molti chilometri nella salita finale ha pedalato guardando all’indietro. Era spostato su un lato della strada e controllava in continuazione gli uomini alle sue spalle proprio come avrebbe fatto un pistard.

Jerome Gannat, il diesse della Groupama ci ha detto che Thompson è al secondo anno, ma è come se fosse al primo. «Thompson ha avuto un’esperienza sfortunata con una squadra al suo primo anno. Non aveva fatto tante gare internazionali. Di fatto questa è la sua vera prima stagione completa tra gli under 23. E’ un ragazzo serio, dà molta importanza al misuratore di potenza e spesso lavora anche troppo. In gara non rendeva quello che faceva in allenamento – cosa che ci ha confermato anche Lorenzo Germani – ma adesso finalmente sta andando bene ed è dimagrito.

«Oggi abbiamo controllato la corsa. Ci hanno attaccato nel punto in cui immaginavamo. La Dsm è una squadra ben attrezzata ma avevamo l’obbligo di provarci. Faceva caldo oggi e in Nuova Zelanda non ci sono mai temperature sopra ai 25° ma abbiamo visto che Reuben le sopporta tutto sommato. Stanotte ha riposato bene, ma certo un po’ stress addosso ce lo aveva». 

Il suo diesse dice che il neozelandese è dimagrito ma a noi non sembra essere così “tirato”. «Eh ma guardate le sue gambe», esclama Germani.

Groupama prontissima al via. Lorenzo Germani (appoggiato al gonfiabile) pedina fondamentale per Thompson
Groupama prontissima al via. Lorenzo Germani (appoggiato al gonfiabile) pedina fondamentale per Thompson

Ex triathleta

Thompson che non è magrissimo, Thompson che va forte in allenamento e poco in gara. Come mai? Chiarisce tutto Manuel Quinziato, procuratore del neozelandese.

«Reuben viene dal triatlon – spiega il manager altoatesino – è stato secondo in un mondiale juniores. Poi un giorno ha voluto provare a correre su strada ed eccolo qui. Aveva ottenuto delle vittorie in Francia da juniores. Me lo aveva segnalato Alessandro Mazzurana, mio amico ed esperto di ciclismo giovanile. Lo scorso anno era stato coinvolto nel Team Monti, poi la squadra non andò a buon fine e l’ho portato in Spagna. A marzo, era a casa, ed è stato cinque giorni ricoverato per Covid. L’estate è voluto tornare in Europa a tutti i costi e alla fine ha fatto secondo nella Coppa di Spagna. E’ un bravo ragazzo. Serio, meticoloso, educato…».

Adesso capiamo perché Reuben abbia una struttura così “massiccia”. O comunque diversa e meno filiforme rispetto ai suoi colleghi che invece sono cresciuti in bici. Nuoto e corsa incidono parecchio, specie se fatti nell’età dello sviluppo fisico. Ma sta cambiando. E per questo ha margini enormi.

Thompson ha gestito la situazione con sangue freddo
Thompson ha gestito la situazione con sangue freddo

Groupama compatta

Anche oggi il Giro della Valle d’Aosta ha regalato scenari unici. La terza ed ultima tappa arriva a Cogne, più precisamente nella frazione Valnontey, ultimo avamposto verso le alte quote: poi solo sterrati di montagna, boschi, prati e il Gran Paradiso sullo sfondo.

«Ah Manuel (Quinziato, ndr) – dice Thompson seduto ad una stazione di ricarica per ebike in attesa di salire sul podio – uno splendido ragazzo che mi aiuta molto, mi dà consigli… Se oggi è stato facile? Non direi proprio facile. Garofoli ed altri hanno provato attaccarmi sulla penultima salita ma devo ringraziare la mia squadra. I ragazzi hanno fatto un lavoro fantastico e hanno controllato benissimo la corsa. 

«Vero guardavo dietro, ma è successo solo nei chilometri finali quando ero solo e volevo controllare. Ma io stavo bene e alla fine ero tranquillo. Avrei inseguito eventuali attacchi. Sono davvero soddisfatto. E’ il mia prima vittoria internazionale, ma ho lavorato duro nelle scorse settimane. A Tignes ho fatto tante ore di sella, tanti chilometri. Non mi aspettavo di vincere, per me è stata un’esperienza fantastica che voglio dedicare a tantissime persone. Alla mia famiglia, alla mia squadra e a tutti quelli che mi sono vicini».
Thompson racconta che anche dove abita lui in Nuova Zelanda ci sono salite importanti, montagne dove si scia e tutto sommato è abituato “a fare su e giù”, come ha detto lui.

Colpack e l’Italia presenti

Quello che ancora non vi abbiamo detto è che oggi per oltre 100 chilometri a condurre la corsa da solo c’è stato Alessandro Verre. Sì, proprio lui. Il lucano voleva riscattare la brutta prova di ieri quando era giunto al traguardo con quasi mezz’ora di ritardo e aveva perso la maglia gialla.

«Il mio attacco non era programmato – dice con la sua consueta calma a fine tappa – Non avevo neanche la mappa sul computerino, non sapevo nulla delle salite. Mi è dispiaciuto molto per quello che è successo ieri e oggi volevo dare un segnale. Ho provato a conquistare la maglia dei Gpm, ma credo di averla persa per un paio di punti».

La squadra diretta da Gianluca Valoti è riuscita comunque a salire sul podio generale con Mattia Petrucci, terzo, e a sfiorare il premio della classifica a squadre.

Un plauso anche a Davide De Cassan del Ctf, un primo anno, in grado di tenere le ruote del forte danese Asbjorn Hellemose nella scalata finale e di staccare i big della generale.

Impresa di Garofoli a Cervinia, fra incredulità e commozione

17.07.2021
7 min
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Ride. Poi si commuove. Puoi ride di nuovo. Si mette le mani nei capelli. Così come aveva fatto anche sul rettilineo d’arrivo. Non ci crede, Gianmarco Garofoli. Non crede neanche lui all’impresa che ha siglato a Cervinia nella seconda tappa del Giro della Valle d’Aosta. Un’azione d’altri tempi, come raramente si vedono. 

Lunga fuga solitaria (quasi 60 chilometri) attraverso valli, monti e discese. E l’arrivo sotto sua maestà il Cervino. Che deve aver visto bene quando ha alzato gli occhi al cielo.

Forcella rotta e sangue freddo

Con Gianmarco avevamo parlato al mattino proprio perché ieri si era fatto vedere parecchio. Aveva tirato per la squadra. Aveva tentato la fuga. Aveva forato. Era rientrato portando le borracce ai compagni e aveva vinto il traguardo volante.

«Eh sì stavo bene. In realtà quando mi avete visto cambiare bici non avevo forato. Bensì avevo rotto la forcella, proprio qui – e ci indica il punto – una paura con quelle discese. Volevo cambiarla prima ma la giuria aveva fatto il barrage delle ammiraglie e così appena ho potuto mi sono fermato».

Garofoli racconta poi del grande lavoro fatto dopo il Giro d’Italia U23, della grande opportunità che la Dsm WorldTour gli darà a breve, vale a dire fare il Tour de l’Ain in programma negli ultimi tre giorni di luglio.

«E magari poter andare al Tour de l’Avenir. Se penso anche al mondiale? Sì, quelle strade le conosco, ma intanto cerchiamo di lavorare per fare bene – le sue parole al mattino – e sono qui proprio per trovare la condizione».

Quello dell’Avenir è un desiderio che probabilmente Marino Amadori dopo la tappa di oggi sarà pronto ad esaudire.

Attacco folle

Valtournenche e Cervinia sono separate da una decina di chilometri, una più a valle dell’altra. Ma chiaramente il Giro della Valle d’Aosta ha fatto un altro percorso per unire le due località. Un percorso ricchissimo di salite. Dislivello monster, oltre 4.500 metri, ma almeno strade più pedalabili e larghe rispetto alla… gimkana di ieri.

Nella discesa dello Tsecore, terzultima scalata di giornata, ci sono diverse scivolate. Cade anche Garofoli, che si rialza, rientra e parte. I big si guardano. Ma dove vuoi che vada questo qui? Si vede proprio che è inesperto, avranno detto. Il ragazzo di Castelfidardo, nelle Marche, è il più piccolo in gara. Deve ancora compiere 19 anni. Nel momento in cui attacca, c’è un tratto di pianura. Stare in gruppo sarebbe ideale. E poi le due salite finali sono lunghissime. Quasi 15 chilometri il Saint Pantaleon e quasi 20 quella che porta a Cervinia.

Intanto Alessandro Verre, la maglia gialla, va in crisi. Garofoli guadagna subito tanto. E il vantaggio continua a crescere, ma in modo più regolare, sul Saint Pantaleon.

Garofoli all’arrivo. Si è alzato solo gli ultimi metri: pensava anche alla generale
Garofoli all’arrivo. Si è alzato solo gli ultimi metri: pensava anche alla generale

Mamma, papà e il Cervino

Lassù, sul Gpm, ci sono anche mamma Cristiana e papà Gianluca, pronti a fare il tifo e a dare l’acqua agli altri ragazzi della Dsm Develompment. Le urla della mamma, che intanto è scesa di qualche centinaio di metri, si sentono sin dal Gpm. Garofoli è super concentrato. Ma il suo volto è disteso e la pedalata è potente. Stamattina ci aveva detto di aver montato un 36×30, ma di certo sta spingendo qualche dente in meno.

Un anziano tifoso chiede al papà: «Come va in discesa?». E lui: «Benissimo». E infatti in fondo, il vantaggio che sul Gpm era superiore ai 2′ diventa di quasi 3’30”. La forcella stavolta è okay e le gomme da 26 millimetri che ha scelto si sono rivelate ideali.

Una cronoscalata

Adesso inizia una lunga cronoscalata per Garofoli. Il vento è anche un po’ contrario. Dietro c’è il compagno Vandenabeele. Poi Thompson, con El Gouzi e qualche altro che man mano si stacca.

Ogni tanto all’orizzonte fa capolino il Cervino. Il bianco è fresco e stacca tantissimo col verde degli alberi. Fino all’altro ieri c’era neve fresca. Di certo Gianmarco non avrà visto tutto ciò. Anche perché l’attraversamento di Valtournenche fa male e lui orami è fuori da tanto tempo.

La pedalata è meno fluida. Perde qualcosa ma assolutamente non crolla. Cinque chilometri, tre, uno… Il tunnel, la folla di Cervinia, l’arrivo e gli occhi al cielo dove il Cervino si gode lo spettacolo. Qui hanno vinto tanti campioni, non ultimo Fabio Aru. Ma un’impresa così in bici forse neanche la “Gran Becca” l’aveva mai vista.

Il marchigiano tra i suoi genitori, mentre fa i rulli per defaticarsi
Il marchigiano tra i suoi genitori, mentre fa i rulli per defaticarsi

Cocciuto sin da bambino

E ritorniamo alla commozione iniziale di Garofoli. Mentre è sui rulli per fare defaticamento, dietro di lui c’è Thompson che se la ride. Grazie alle sue accelerazioni finali infatti, il neozelandese è riuscito a prendere la maglia gialla.

«Mamma mia che numero – racconta Garofoli ancora col fiatone – Un qualcosa d’incredibile, non lo so neanche io… Stamattina il diesse mi diceva: stai calmo, resta con gli uomini della generale. Io gli ho risposto: no Bennie io oggi attacco, voglio rischiare. Voglio provare a vedere cosa succede».

Insomma aveva le idee chiare Gianmarco. E la mamma su quel Gpm ce lo aveva detto: «Le ha sempre avute le idee chiare. A tre anni ha fatto la sua prima corsa in bici, pensate aveva le rotelle, e la vinse. Da quel giorno mi disse: io voglio fare il corridore. E anche a scuola. Le professoresse mi dicevano: suo figlio scrive bene, ma parla solo di ciclismo! Ha sempre avuto questa passione. Mai un’incertezza. Giocava anche a calcio. Era bravo. Ma quando si è trattato di scegliere non ha avuto dubbi».

L’azione potente di Garofoli. Adesso è secondo nella generale a 1’57” da Thompson
L’azione potente di Garofoli. Adesso è secondo nella generale a 1’57” da Thompson

Computerino spento

Un’azione così non si vede tutti i giorni. Forse solo Garofoli se l’era studiata. Forse…

«Più spingevo e più mi sentivo più forte. Sentivo che stavo guadagnando minuti ed è stato un qualcosa d’incredibile. E arrivare qui, nella tappa regina, da solo… la tappa regina, capite!

«Cosa mi passava per la testa? Rivedevo tutti i sacrifici fatti. Perché le vittorie così sì, sono belle, ma si costruiscono a casa con il lavoro. E io dopo il Giro U23 ne ho fatto tanto. Quello è stato il mio punto d’inizio. Sono stato 20 giorni sulle Dolomiti, tra Moena e il San Pellegrino, da solo. Oggi ho avuto un momento di cedimento verso i 5 chilometri dall’arrivo. A quel punto ho spento il computerino, non volevo sapere più niente: chilometri, wattaggio, velocità… Spingevo come potevo. Perché era da tanto che ero a tutta ed ero stanco. Però anche Bennie (Lambrechts, il diesse, ndr) dall’ammiraglia mi ha dato un grande aiuto. Mi è stato vicino. Ma ha detto che stavo facendo un’impresa. Ho fatto qualcosa d’incredibile».

Thompson quarto e in giallo

Una giornata ricca di emozioni per Garofoli. «La dedica è per la mia fidanzata Chiara, che mi supporta tantissimo, per la mia famiglia e per la mia bisnonna Gilda che è morta proprio mentre facevo le ultime pedalate». I genitori gli hanno comunicato la notizia poco dopo l’arrivo.

Peccato solo che questa impresa non si sia conclusa con la maglia gialla. Ma Garofoli era fuori da tantissimo e da solo, mentre Reuben Thompson viaggiava con il drappello dei migliori. E, complice un minor dispendio energetico e la fatica (normale) di Garofoli, nel finale ha recuperato parecchio. Il neozelandese della Groupama-Fdj ieri era giunto secondo a 30” da Verre e la sua regolarità, oggi quarto, lo ha pagato. 

Ma nulla è chiuso. Perché domani si sale ancora e su queste montagne i minuti, si è visto, fioccano. Conta il recupero. Garofoli ha mostrato ottime qualità in tal senso. Lo si è visto anche al Giro. E poi ci è sembrato molto preparato. Mentre faceva i rulli, diceva al massaggiatore cosa passargli, alternando integratori ed acqua con una sapienza da veterano.