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Gazprom cancellata da dirigenti dilettanti: lo sfogo di Renat

12.07.2022
5 min
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Renat Khamidulin chiama dalla Russia, dove sta giocando con suo figlio di tre anni. Tornerà in Italia dopo il 20 luglio e annuncia qualche novità, ma si capisce che la chiusura della sua Gazprom RusVelo abbia lasciato ferite che non si sono ancora cicatrizzate.

La squadra ha fatto ricorso al TAS di Losanna contro il ritiro del titolo sportivo che gli ha impedito di ripartire. Originariamente era stata chiesta una decisione d’urgenza, ma non ne sono stati ravvisati gli estremi e si è intrapresa la strada del giudizio ordinario. E mentre i suoi corridori più o meno faticosamente si vanno sistemando, Renat è fermo e si guarda intorno.

Renat è tornato in Russia, a giugno ha partecipato alla White Nights Marathon di San Pietroburgo (foto Instagram)
Renat è tornato in Russia, a giugno ha partecipato alla White Nights Marathon di San Pietroburgo (foto Instagram)

«Prima di ragionare di qualsiasi cosa – dice in un sottofondo di bimbi al parco – voglio aspettare il verdetto del Tas. La procedura va avanti. Non so se sarà veloce, di certo non prenderà il tempo di un tribunale ordinario, ma qualche mesetto ci vorrà. E poi pensiamo di ripartire, certo. Ma non prima di aver capito se quello che ha fatto l’Uci sia stato illegittimo o se il mondo sia davvero cambiato. Adesso che riesco a guardarlo dal di fuori, mi chiedo se davvero questo sia professionismo…».

Che cosa intendi?

Non è un mondo professionistico se una società che investe soldi non guadagna, non è protetta e non ha la sicurezza che i soldi investiti non li perderà per fattori esterni come è successo a noi. Sto leggendo quello che succede in America e siamo totalmente fuori strada. Basta guardare come lavorano le altre leghe. Prendiamo il Tour…

Che cosa succede al Tour?

Erano tutti preoccupati per i tamponi. E se trovano positivo Pogacar con tutti gli interessi che smuove e magari è totalmente asintomatico, lo mandano a casa? Non voglio sminuire l’entità del Covid, ma trovo incredibile che non si siano studiate soluzioni per i vari casi. Nel professionismo, si sarebbe dovuto fare. Come trovo irrispettoso quello che succede in tutto questo scambio di sponsor.

Finché è stata in gruppo, la Gazprom si è segnalata per la sua compattezza
Finché è stata in gruppo, la Gazprom si è segnalata per la sua compattezza
Parli della Soudal con Quick Step?

Esatto e la Lotto si ritrova senza sponsor. Come fai a programmare? Oppure il nostro caso. C’è il discorso della guerra, possiamo farci poco. Credono che fermandoci hanno fatto male al presidente della Russia? Non credo che Putin sappia nulla del ciclismo, a lui non hanno fatto male. Ma vi assicuro che hanno fatto male a Canola.

Dei corridori non si è preoccupato nessuno…

Le stesse richieste del CPA non sono state nemmeno prese in considerazione. Devo pensare che tengono il sindacato per far vedere che c’è, ma è impotente? Andate a guardare l’hockey americano. Le grandi squadre investono 80 milioni, le piccole 40. Ma se toccano i diritti delle più piccole, si ferma tutto finché non si trova una soluzione. Non gioca più nessuno. Questo è professionismo, non è un divertimento. All’UCI invece sono dilettanti e difendono le loro creazioni. Quanto interesse c’è stato sui campionati europei giovanili? Nessuno, ma loro sono lì a farsi belli. Mi ricorda il discorso di Tinkov…

Sull’inutilità di investire?

Oleg diceva che non serve investire, se non torna indietro niente. Uno che investe deve sapere cosa ci guadagna, altrimenti è inutile lamentarsi del fatto che non ci sono sponsor. Eppure l’UCI pretende di mettere sulle nostre maglie i suoi loghi, grandi quanto dicono loro e senza pagare niente. E da qui si capisce che non è professionismo.

Gazprom cancellata, ma Makarov, parte dell’UCI Management Committee e decisivo nelle ultime elezioni, è ancora al suo posto
Gazprom cancellata, Makarov, parte dell’UCI Management Committee e decisivo nelle ultime elezioni, è ancora al suo posto
E nonostante questo, pensi di ripartire?

I corridori hanno capito che la nostra era una società sicura, ma di certo abbiamo perso immagine e dobbiamo pensare bene a come ripartire. Serve un cambio di sistema, perché mi troverei davanti alla stessa gente che mi ha cancellato senza accettare di parlarmi.

I corridori hanno capito e di te parlano un gran bene…

E questo mi fa piacere, perché hanno ricevuto pressioni affinché parlassero male della squadra. Si deve cambiare. Il ciclismo ha un potenziale enorme, ma è lo sport più povero. L’idea della super lega diventerebbe attuale a patto di far saltare questo sistema. E succederà quando arriverà una persona più forte di quelli di Aigle. Perciò per ora mi godo la famiglia e quando torneremo sarà per fare bene. Non potrò riprendere tutto il mio gruppo, ma io non ho lasciato nessuno per la strada…

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05.04.2022
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Giovedì è arrivata la lettera di risoluzione del contratto. E a questo punto, senza troppi giri di parole, la vicenda Gazprom-RusVelo potrebbe essere arrivata al capolinea. I tentativi di agganciare un altro sponsor non legato alla Russia erano parsi disperati in partenza, ma adesso che 21 corridori sono rimasti senza squadra e il personale si sta lentamente disperdendo, Rosola si guarda intorno e trova più domande che risposte.

Il tecnico bresciano, che prima fu grande velocista e poi pioniere della mountain bike, negli ultimi anni era il braccio destro di Renat Khamidulin, manager della squadra russa. Ha vissuto al suo fianco ogni fase, dalla nascita del team alla sua crescita che lasciava intuire un passaggio nel WorldTour e adesso con malinconia l’ha vista crollare come effetto delle sanzioni internazionali contro la Russia.

Rosola (al centro con la mascherina) insegna ciclismo al Liceo Scientifico Sportivo di Castelletto di Brenzone
Rosola (al centro con la mascherina) insegna ciclismo al Liceo Scientifico Sportivo di Castelletto di Brenzone

Professor Paolo

Ieri quando ci abbiamo parlato, Paolo era di rientro dal Liceo Scientifico Sportivo Sacra Famiglia di Castelletto di Brenzone, dove assieme a Paola Pezzo insegna ciclismo.

«Lo facciamo da cinque anni – dice – insegnando teoria e pratica. Seguiamo il protocollo della Federazione per la formazione dei direttori sportivi. Al quarto anno prendono il primo livello e al quinto escono con il brevetto di Guida Cicloturistica, pronti ad esercitare il mestiere. Siamo sul lago di Garda, c’è grande richiesta di questo tipo di figure. Ne abbiamo 25 per classe, dalla prima alla quinta. Faccio queste 50 ore e poi ho ricominciato a seguire la scuola di mountain bike, dove abbiamo 130 bambini, ma non nascondo che fino a poche settimane fa, la mia attività principale era la squadra dei pro’…».

Conci era appena arrivato alla Gazprom. E’ parso brillante in queste corse con la nazionale
Conci era appena arrivato alla Gazprom. E’ parso brillante in queste corse con la nazionale
Avete alzato bandiera bianca?

E’ arrivata la raccomandata, Renat deve tutelarsi. Abbiamo cercato da tutte le parti, aspettavamo una risposta per oggi (ieri, ndr), ma sarà stata negativa. Abbiamo continuato a sentirci tutti i giorni, solo che a un certo punto ci ritrovavamo a dire e fare sempre le stesse cose. Sollecitare chi ci aveva dato mezza parola, ma niente. Il personale russo è tornato a casa. La politica è scappata tutta

Perché?

Ci sta che il CIO abbia dato una direttiva, ma non c’è stato il minimo dialogo. Facevamo parte della stessa famiglia, eravamo in regola su tutto. Se pure ricevi l’ordine di fermarci, puoi anche cercare il dialogo e trovare un modo di farlo che non sia necessariamente un colpo mortale. Potevano gestirla diversamente. Perché semplicemente ci hanno privato del titolo sportivo senza volerci neppure parlare? Stavamo lavorando male? E perché gli altri corridori russi corrono, quando il CIO ha detto di non invitarli? Ce l’avevano a prescindere con noi? Sapete, alla fine quando non hai risposte, continui a farti domande…

Sarà anche difficile tornare il giorno in cui la guerra finirà?

Non sarà facile, perché perdi fiducia nelle istituzioni in cui avevi sempre creduto.

In effetti sembra quasi che non importi a nessuno.

E’ strano. C’è stata un’intervista in cui Silvio Martinello ha dichiarato che è stata presa la decisione giusta. Io mi chiedo cosa ci sia di giusto nei confronti dei nostri corridori. A Garda un signore si è messo a insultarmi dicendo che avevamo anche noi colpa in quella guerra. Ho cominciato a spiegargli e alla fine quasi mi chiedeva scusa. Ma io ci rimango male. Cosa c’entriamo noi con la guerra? Perché questi ragazzi devono pagare al pari dei civili che vi sono stati coinvolti senza avere alcuna responsabilità? Dicono che lo sport unisca, ma in che modo lo ha fatto con noi?

Hai detto che la politica non vi ha dato risposte.

Forse perché non sanno cosa dire. Ho chiamato Bugno, il presidente del sindacato dei corridori. Gli ho detto che quando in una fabbrica si pensa a dei licenziamenti, il sindacato va a trattare con la proprietà per cercare di salvare il salvabile o almeno trovare una tutela per chi perderà il lavoro. Mi ha risposto chiedendomi che cosa dovrebbero fare. Ma io dico: possibile che non si potesse pensare di ritardare di un minuto la partenza di una corsa per far notare che 21 corridori, fra cui sette italiani, erano di colpo disoccupati? Ma anche loro, a parte un incontro con l’UCI, non hanno fatto niente.

In tutto questo, la squadra ha continuato a seguire i ragazzi con la preparazione, ad esempio?

La struttura ha funzionato, i corridori non sono stati abbandonati. Ma sono professionisti e a un certo punto con i loro procuratori hanno cominciato a guardarsi intorno. Io continuo a sentirli, soprattutto i nostri. Canola e Scaroni, per esempio. Sento soprattutto quelli che hanno difficoltà a trovare squadra e non credo che la nazionale possa andare avanti a oltranza per dargli una possibilità.

Per ora ha funzionato…

Ho parlato con Bennati, mi rendo anche conto che lui ha il suo lavoro con i corridori che deve valutare per i vari impegni che verranno. Non si può pretendere che la nazionale faccia attività solo per noi, a meno che non facciano una squadra B per continuare a supportarli. Io comunque sarei disponibile a dare una mano. Fino a ieri non si poteva parlare, nell’attesa dell’ennesima risposta. Le abbiamo provate tutte, anche la via politica. Ma alla fine, se posso dire, sembra proprio che di noi non freghi niente a nessuno.

Gazprom, l’invito di Renat è una richiesta d’aiuto

16.03.2022
5 min
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Adesso che la salita si sta facendo troppo dura, Renat Khamidulin, team manager della Gazprom-RusVelo, la squadra che non esiste, fa una riflessione che suona come un giustificato e comprensibile grido d’aiuto.

«Quello che voglio dire – esclama – è che siamo una struttura organizzata come una squadra WorldTour. Siamo in Italia. E se l’Italia vuole una squadra WorldTour, questa è un’opportunità. La struttura c’è già. Per costruire una squadra, oltre all’investimento, servono le persone giuste nei ruoli chiave. Per la mia esperienza, in ogni squadra ci sono persone che non trovi sul mercato. I responsabili del magazzino o della logistica, per esempio. Li abbiamo e sono bravissimi. Sono cresciuti con noi. In Italia non ci sono squadre organizzate così».

Fra i corridori che alla Gazprom in cerca di rilancio, c’era anche Nicola Conci
Fra i corridori che alla Gazprom in cerca di rilancio, c’era anche Nicola Conci

Porte chiuse all’UCI

L’UCI li ha ricevuti e non ha ascoltato né valutato la proposta che la Gazprom-RusVelo aveva messo sul tappeto. Togliere tutti i marchi, inventarsi una maglia bianca portatrice di un messaggio di pace. E salvare la stagione di 21 corridori e dello staff degno appunto di una squadra WorldTour. Pensiamo alle parole di Canola e Conci, quelle di Scaroni e Rivera, Malucelli e Fedeli. Di tutto questo non v’è più traccia.

«Non hanno nemmeno valutato – racconta ancora Renat – in compenso ci hanno spiegato nei dettagli che cosa dovremmo fare per essere riammessi. Dalle cose importanti, come trovare un nuovo main sponsor, a quelle che trovo ridicole. Come il mio indirizzo email: non va bene che abbia il dominio rusvelo.com».

Nei giorni scorsi è venuto fuori che anche la vostra fideiussione bancaria non sia più valida.

Non va bene niente di quello che avevamo prima. La garanzia bancaria è là e copre tutto, ma non si può usare. Secondo loro dovremmo cambiare tutto. Ormai si sa in giro che la squadra ha questi problemi, anche se noi non abbiamo ritenuto di comunicare niente. Dobbiamo risolvere il nodo del main sponsor, anche perché qualche corridore ha già avuto dei contatti. Stiamo cercando di contattare persone interessate, ma non è facile.

I soldi di Gazprom, anche senza marchi sopra, non sono più buoni?

No, non si possono usare. Perciò entro questo mese, si deve arrivare a qualcosa. Per il bene dei corridori, chi avesse ricevuto delle offerte dovrà essere lasciato libero. Non voglio bloccare la loro carriera, questa è la mia regola di vita.

Marco Canola, qui all’Oman, aveva in mente una grande stagione
Marco Canola, qui all’Oman, aveva in mente una grande stagione
Pare che gli italiani correranno con la maglia azzurra le corse italiane.

Lo so. Faranno la Per Sempre Alfredo (Conci e Canola, ndr) e anche la Coppi e Bartali. Ma parliamoci chiaro, per loro è un lavoro, non corrono in bici solo perché gli piace. Devono guadagnare.

Li state pagando o lo stop prevede anche la sospensione degli stipendi?

Li stiamo pagando tutti. Non abbiamo debiti con nessuno, ma non so quanto potrebbe durare. Per l’UCI non siamo più una squadra e stando così le cose, non ci sono più i requisiti per cui Gazprom Germania vada avanti con la sponsorizzazione. Sul contratto c’è scritto che sponsorizzano una squadra UCI, noi non esistiamo più.

E quindi adesso?

Devo cercare qualcuno che ci dia i soldi per finire l’anno e non è facile. Ho attivato tutti i contatti. Conosco tante persone, anche alcuni proprietari di grandi aziende. Ma le compagnie hanno le loro strategie e pianificazioni, si muovono per interesse. I soldi per quest’anno sono stati stanziati nel 2021 e poi c’è da capire se il ciclismo faccia parte delle loro strategie. Se non è così, è difficile che entrino a stagione in corso.

C’era un grande progetto. C’era l’ipotesi WorldTour…

Siamo partiti da squadra di dilettanti fino ad avere 4 inviti in corse a tappe WorldTour di una settimana e altre gare in linea fino a 40 giorni di gara WorldTour, senza fare un grande Giro. E’ tutto qua. Basta venire a parlare…

Nella tarda primavera del 1993, la Eldor-Viner scoprì di non avere più i mezzi per proseguire. Il Giro d’Italia sarebbe partito dall’Isola d’Elba e l’intervento in extremis della Mapei salvò la squadra, che partecipò al Giro e ottenne anche l’invito per la Vuelta, dando l’inizio a una storia ventennale. Il dottor Squinzi mise in atto un vero miracolo e realizzò un capolavoro. Chissà se qualcuno, alle prese con una nuova squadra, starà valutando l’occasione…

Pochi giorni per ripartire, la missione di Renat Khamidulin

03.03.2022
4 min
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«Come qualsiasi persona – dice Renat Khamidulin – ho una mia opinione. In ogni situazione, in ogni grande lite è difficile che la responsabilità sia da una sola parte, figurarsi in un conflitto. Ma non riguarda noi, noi come squadra non abbiamo fatto niente di sbagliato. Non abbiamo violato le regole. E come tutti abbiamo sempre considerato lo sport come un fattore che può unire e non dividere».

Renat Khamidulin ha 43 anni, è stato corridore ed è il capo della Gazprom-RusVelo
Renat Khamidulin ha 43 anni, è stato corridore ed è il capo della Gazprom-RusVelo

Stop a Laigueglia

Il capo ha la voce scossa. Lo abbiamo sentito ieri sera, dopo un giorno di riunioni e dopo che nel pomeriggio Fedeli ci aveva raccontato la storia del suo compleanno amaro. Colpire tutto ciò che è russo per colpire Putin, mentre Putin fa la guerra in Ucraina: lo schema è chiaro. Ma qual è il senso di fermare un gruppo di atleti? Khamidulin le ha provate tutte per far correre il Trofeo Laigueglia ai suoi ragazzi, ma non è bastato. E adesso?

«Non siamo mai stati fermi – dice – e stiamo ancora lavorando per superare la cosa e andare avanti. C’è stata una decisione e abbiamo poco tempo a disposizione per far ripartire la squadra. Abbiamo cominciato a parlare con l’UCI e ci stanno ascoltando. Stiamo collaborando e andremo in Svizzera per avere i nostri incontri».

La squadra ha iniziato bene la stagione, vincendo con Malucelli ad Antalya
La squadra ha iniziato bene la stagione, vincendo con Malucelli ad Antalya
A che punto hai cominciato ad aver paura che sarebbe successo qualcosa?

Io non ho mai avuto paura. Hai paura se hai fatto cose sbagliate, ma noi siamo stati nelle regole. Abbiamo rispettato tutte le normative dello sport, dall’antidoping a tutte le altre regole. Nessuna paura, la mia era semmai una preoccupazione perché ho cominciato a immaginare gli scenari.

Per questo per Laigueglia avevate tolto tutte le scritte da auto, maglie e bici?

Il giorno prima, martedì, vedendo la situazione, abbiamo fornito ai ragazzi una divisa completamente bianca, ma purtroppo non è stata accettata. La squadra è pronta. Ci sono degli atleti di alto livello che hanno raggiunto la condizione e hanno il diritto di competere. Non possiamo lasciarli così, senza provare a fare qualcosa.

Fra i corridori che alla Gazprom sono in cerca di rilancio, ecco Nicola Conci
Fra i corridori che alla Gazprom sono in cerca di rilancio, ecco Nicola Conci
L’UCI sta acoltando?

Ci sono delle proposte chiare, di cui ancora non posso parlare, per cui la squadra sarà portatrice di un messaggio per tutto il mondo. Leggevo che l’altro giorno un giocatore russo e un ucraino dell’Atalanta si sono abbracciati (Ruslan Malinovskyi e Aleksey Miranchuk, ndr). Lo sport unisce, non fa le guerre.

Il messaggio di cui parlavi riguarda questo?

Vogliamo portarlo in giro, far sì che il ciclismo prima del calcio parli di pace e si smarchi dalla guerra.

Quali sono i prossimi passi?

Stiamo lavorando in silenzio, non faremo comunicati ufficiali. Ci sarà da capire quanto tempo sarà necessario tecnicamente con l’UCI. Credo ci vorrà qualche giorno, spero si arrivi a capo di qualcosa per metà mese.

Anche Piccolo fra i sette azzurri tesserati con la squadra russa
Anche Piccolo fra i sette azzurri tesserati con la squadra russa
In che modo lo avete spiegato ai corridori?

Abbiamo parlato con loro. Siamo in contatto tutti i giorni. I corridori meritano di sapere tutto più e prima di chiunque altro.

Ma nel frattempo alcuni sponsor vi hanno mollato, come si fa?

Non mi nascondo, qualcuno lo abbiamo perso. Ma non siamo rimasti a piedi. Ecco, questo vorrei dirlo: la squadra è pronta e ha tutto quello che serve per ripartire.

Il capo non molla, ma è evidente che i tempi siano stretti. Il progetto di Renat era e resta ambizioso. L’arrivo di Sedun lasciava trapelare l’intenzione di salire nel WorldTour, ma adesso è tutto congelato. I corridori hanno bisogno di certezze, di lavorare per un obiettivo. Prima che comincino a guardarsi intorno e che i loro procuratori inizino a pensare di portarli dovunque ci sia posto, dovunque li facciano quantomeno correre.

Canola, parole da leader e tanta voglia di vincere

20.12.2021
4 min
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«E’ un lavoro difficile – dice Canola – prima vivevo di sogni, ero molto ingenuo. Ho scoperto invece che il professionismo è un continuo rinnovarsi. Ogni anno fai le stesse cose, ti alleni bene, mangi bene… devi essere predisposto. Negli anni sono diventato un riferimento per i compagni, mi piace. Ma giusto stamattina in allenamento ho pensato che vorrei proprio vincerne un’altra. Se tutto va come spero, nel 2022 verrà il momento di alzare le braccia al cielo. L’ho anche sognato tante volte in questo periodo, sapete? Un colpo di mano nel finale e l’arrivo in solitaria. La vittoria dà un senso superiore a questa fatica. E io credo nel destino. Quando insisti tanto per ottenere qualcosa, alla fine la raggiungi...».

Nel 2021 da neopro’, Canola si presenta con una vittoria al Tour de Langkawi
Nel 2021 da neopro’, Canola si presenta con una vittoria al Tour de Langkawi

Rivelazione al Giro

Marco Canola ha 32 anni e in carriera ha vinto 9 corse. La prima a 24 anni in Malesia, la seconda a 26 sul traguardo di Rivarolo Canavese al Giro d’Italia. Dalla Bardiani passò dunque alla United Healthcare, poi due anni con 7 vittorie alla Nippo-Fantini e quando questa chiuse i battenti nel 2020 è arrivato alla Gazprom-Rusvelo. C’era tutto perché il percorso di vittorie riprendesse eppure la caduta di Mallorca, di cui s’è già parlato senza darle la giusta importanza, ha congelato le sue speranze.

«L’anno scorso – racconta – ho avuto un grosso incidente e c’è voluto tanto tempo per riprendermi. Nel 2021 ho avuto il miglioramento che speravo, ma ugualmente mi sentivo lontano dal Marco della Nippo. Non ero andato via di lì senza vittorie, pensavo di arrivare qui e dare la svolta, invece non ero più me stesso. Durante la corsa, ma anche nei finali dove normalmente diventavo una bestia. Ero come… spento. Il meccanismo era come grippato. Ho sentito un mental coach. Ho sentito soprattutto un neurologo e alla fine abbiamo trovato che c’era qualche complicazione a livello clinico che ora è rientrata. Per questo penso che non sarebbe proprio male alzare le braccia. Anzi, mi ci vorrebbe proprio…».

Nel 2014 vince la volata sul gruppetto in fuga. Così Canola si porta a casa la tappa di Rivarolo Canavese al Giro
Nel 2014 vince in volata la tappa di Rivarolo Canavese al Giro
La ripresa arriva al momento giusto, visto il nuovo vento che si respira in squadra, no?

Sedun sta incidendo profondamente, penso si capisca anche da fuori. Abbiamo cambiato pelle ed è merito di Renat (Khamidulin, general manager della Gazprom, ndr) aver colto l’attimo per la svolta. In questa squadra c’è sempre stato grosso potenziale, ma nessuno era riuscito a organizzarla per tirarlo fuori. Ora sembra che grazie al lavoro di tanti, questo stia accadendo. Ci sono stati arrivi importanti grazie ai quali sono certo che prenderemo il volo.

Fra i preparatori c’è Benfatto, una tua vecchia conoscenza…

Siamo stati compagni di squadra e soprattutto avversari e ora mi ritrovo a lavorare con lui. Da allievi e da juniores non passava corsa senza che ce le dessimo. Però non c’è mai stato un battibecco, forse perché sono state di più le mie vittorie delle sue (ride, ndr). 

Quando hai saputo che sarebbe diventato preparatore alla Gazprom?

Un giorno mi scrive e mi dice che vuolle parlarmi. L’ho chiamato e mi ha dato l’anticipazione. Sono contento, è un bell’acquisto. E dopo tanti anni di carriera potrà essere utile.

Giusto, la carriera: a che punto sei?

Un punto importante. Sono passati due anni da quando sono qui. Volevo vincere subito, invece a causa della caduta mi sono ritrovato a fare un bel lavoro con i compagni, costruendo le nuove leve. Mi piace essere riferimento per i giovani. Li sprono. Gli do consigli. Gli suggerisco le decisioni da prendere in corsa. Sono io quello che li aspetta quando sono in difficoltà, che tira e dà l’esempio. Arrivo prima degli altri agli allenamenti. I ragazzi devono capire che non bisogna sprecare il tempo, ma anche che non si può avere tutto e subito (le sue parole rimandano direttamente alla definizione di leader, approfondita nei giorni scorsi, ndr). Ma io di base voglio ancora vincere.

Al Giro di Germania, mettendo la firma su un finale di 2021 più convincente
Al Giro di Germania, mettendo la firma su un finale di 2021 più convincente
Esiste la ricetta giusta?

Ci do dentro. Non mi tiro indietro di un solo metro, martello se vedo che si batte la fiacca. Non si vince da soli, bisogna creare il gruppo. E soprattutto non bisogna dimenticare che oltre al professionismo, c’è una componente di divertimento che non va dimenticata. Altrimenti non duri.

Forse per questo oggi tanti faticano a tenere la motivazione?

Essendo sempre molto tirati, c’è una linea sottile su cui essere in equilibrio ed è molto facile cadere dall’altra parte. Poi risalire non è per niente facile. Il ciclismo non è per tutti, auguro a tutti una bella carriera. Ma adesso mi concentro su di me, so che ho tanto da dare e ho proprio voglia di farlo.

Gazprom-Rusvelo, rivoluzione in corso. Il capo ci spiega

19.11.2021
4 min
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Aria nuova alla Gazprom-Rusvelo, fra nuovi arrivi di corridori, tecnici e manager. A capo della struttura resta Renat Khamidulin, ma il rimescolamento di cui ora vi diremo fa sì che la professional russa di base nel bresciano abbia puntato su un netto rinnovamento. La prima battuta del “capo” arriva quando gli chiediamo se sia un po’ in vacanza oppure al lavoro.

«Quali vacanze…», dice. «Con tutte queste cose da fare, fai prima a morire che ad andare in vacanza!!».

Arriva Sedun

La sensazione è davvero quella del cantiere aperto e Renat è la persona giusta per guidarci all’interno della… rivoluzione.

«E’ cambiato tanto – conferma – a partire dai nuovi materiali che stiamo definendo in questi giorni e presto annunceremo. C’è l’arrivo di Sedun dall’Astana. Ci sarà Benfatto come nuovo preparatore atletico. Dall’Astana arriva anche il dottor Andrea Andreazzoli. E poi ci sono nove corridori nuovi in rappresentanza di sei Nazioni, fra Italia, Russia, Costarica, Russia, Norvegia e Repubblica Ceca».

Sedun sarà a capo della gestione sportiva della Gazprom-Rusvelo, collaborando con ds, preparatore e medico
Sedun sarà a capo della gestione sportiva della Gazprom-Rusvelo, collaborando con ds, preparatore e medico
Cosa porterà Sedun di nuovo dall’Astana?

Dimitri ha impostato la nuova programmazione, proprio collaborando con le figure chiave che compongono la squadra. Come appunto i corridori, il dottore, il preparatore e il direttore sportivo. Gli abbiamo dato tutti i poteri e stiamo già notando grandi cambiamenti. A qualcuno inizialmente tutto ciò potrebbe non piacere, ma si tratta di abituarsi.

Abituarsi a cosa?

A stare un po’ meno comodi. Dalla comfort zone non vengono fuori grandi risultati. Per rendere di più, bisogna mettersi in gioco.

E quale sarà il tuo ruolo?

Non seguirò più la parte sportiva né l’impostazione del calendario, ma dirò a quali corse è importante andare per fare bene e dove non dobbiamo andare. Devo seguire la parte amministrativa, i rapporti con gli sponsor e cose di questo tipo.

Fra i nove corridori nuovi c’è Conci.

Non mancano talenti che da giovani hanno dimostrato di valere tanto e poi hanno avuto un inserimento difficile nel professionismo. Conci è giovane, ma ha già una grande esperienza nel WorldTour accanto a Mollema. Ha risolto i suoi problemini e sono certo che farà il salto di qualità. Un altro da seguire è Alessandro Fedeli, che ha solo 25 anni e da U23 ha fatto vedere grandi cose. Non ha dimostrato molto, ma sono curioso perché ha un grande motore.

Per Fedeli poca attività con la Delko. Per fortuna ci ha pensato la nazionale. Ora alla Gazprom
Per Fedeli e la sua Look poca attività con la Delko. Per fortuna ci ha pensato la nazionale
Chi altri?

Un ragazzo che ha qualcosa di straordinario nel suo fisico: Andrea Piccolo. Può andare bene nelle gare di un giorno e nelle gare a tappe. Un ragazzo che lavora sul serio e ha capito di avere davanti una chance da cogliere, perché poi potrebbero non essercene altre.

Nel 2021 avete fatto un bel calendario.

Sicuramente. Abbiamo corso la Liegi, la Freccia Vallone. Per la prima volta il Catalunya e l’Amstel. Il Giro di Polonia. E’ mancato il Giro. Potrei dire che meritiamo di essere alla partenza, per l’organico e il livello. Abbiamo sette italiani e corridori che hanno vinto tappe al Giro, da Canola a Zakarin. Per certe scelte, non credo serva fare il conto delle vittorie, ma bisognerebbe analizzarne la qualità. Credo che anche quest’anno meriteremmo di esserci, anche se la scelta spetta agli organizzatori. Noi manderemo la nostra richiesta.

Lo scorso anno dicesti che Zakarin e Kreuziger sarebbero stati il riferimento per i giovani: ha funzionato?

Roman (Kreuziger, ndr) ha funzionato alla grande. Ha deciso di smettere a metà stagione per problemi fisici, ma è stato bravo a rimettersi in sesto e finirla. Quando c’era lui alla partenza, la squadra cambiava faccia, perché quel ragazzo ha un’esperienza fuori dal comune. Sono certo che sarà un ottimo direttore sportivo.

Il primo ritiro in vista della nuova stagione si è svolto a Rezzato, vicino Brescia (foto Gazprom-Rusvelo)
Il primo ritiro in vista della nuova stagione si è svolto a Rezzato (foto Gazprom-Rusvelo)
E Zakarin?

Ha avuto tante cadute e lo abbiamo fermato prima del tempo (dopo il Polonia, ndr), perché si resettasse e tornasse a fare le cose che ha sempre saputo fare. Il motore non l’ha perso e anche la testa è quella di chi ha ancora fame. E’ già tirato, pronto per cominciare.

Prossimo step?

Abbiamo finito quattro giorni fa un ritiro sul Garda per motivi organizzativi e qualche lavoro sulla posizione in sella. Il lavoro serio inizierà dal 4 dicembre a Calpe. Lì confido che si inizierà a vedere qualcosa di bello.

Parla Renat Khamidulin, l’ultimo zar di Russia

02.02.2021
5 min
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Per 11 stagioni c’è stata la Katusha, con la sua maglia dedicata al Cremlino, oggi c’è la Gazprom-Rusvelo di Renat Khamidulin. Il ciclismo professionistico russo è tutto qui, sulla sponda bresciana e veronese del Garda, in un team che anno dopo anno sta sviluppando un’ossatura più solida, con l’obiettivo di riprendere le antiche strade gloriose.

Ilnur Zakarin
Zakarin in Spagna tira il gruppo in ritiro e poi si volta per guardarli (@gettyimages)
Ilnur Zakarin
La Rusvelo in Spagna, trainata da Kreuziger (@gettyimages)

La grande Russia

C’era una volta infatti, anche nel ciclismo, la Grande Madre Russia, che mieteva successi sulle strade di tutto il mondo, forte di un’organizzazione capillare e militarizzata su cui negli anni si sono scoperte molte verità. Pertanto, senza andare a quegli anni, c’è stata una Grande Madre Russia anche quando le squadre di lì venivano a correre con Tonkov, Shefer, Davidenko e poi Brutt, Ignatiev, Petrov, Kolobnev, Ivanov, Karpets, Menchov, Rovny, Silin, Vlasov e Zakarin. Ragazzi che magari svolgevano la carriera dilettantistica in Europa, fra loro lo stesso Renat, per poi intraprendere la strada del professionismo.

Oggi questo aspetto non è così marcato. Renat racconta e spiega, con l’orgoglio di rappresentare il suo Paese. Il contratto con Gazprom, siglato nel 2016, è stato prolungato fino al 2024 e nella squadra che finora aveva puntato soltanto sui giovani, sono arrivati elementi di esperienza come Roman Kreuziger e Ilnur Zakarin, che con questa maglia in realtà aveva già corso nel 2013 e nel 2014.

Un Marco Canola sfinito dopo il 16° posto a Peccioli nel 2020
Un Marco Canola sfinito dopo il 16° posto a Peccioli nel 2020
Un cambio di direzione?

Direi di no, abbiamo preso corridori forti per comporre un organico forte. Il nostro obiettivo dei sogni sarebbe ovviamente partecipare al Giro d’Italia, che è importantissimo. Ma la corsa appartiene agli organizzatori: qualsiasi cosa decidano, ci adegueremo. L’Uci farà sapere se concederà una wild card in più e noi, davanti alla possibilità di non essere invitati, dobbiamo progettare anche una stagione che non lo comprenda.

Konychev nelle scorse settimane ci aveva anticipato un quadro non confortante del ciclismo in Russia…

Ci sono tre continental, la Lokosphinx, la Cogeas e Sestroretsk e soprattutto ci siamo noi. Sotto questo livello, le cose si complicano. Non è solo un problema di poche squadre, ma anche di poche corse. Andiamo bene con gli allievi, ci sono parecchie gare organizzate bene. Due anni fa invitammo una squadra veneta a una gara che organizzavamo noi e rimasero entusiasti. Invece ci sono pochi juniores e under 23.

Nikolaj Cherkasov atteso da Renat Khamidulin alla conferma dopo un ottimo finale di 2019
Nikolaj Cherkasov atteso alla conferma dopo un ottimo finale di 2019
Si riesce a farli correre in Europa?

Con il Covid è tutto più difficile. Abbiamo la nostra squadra di U23, ma non è semplice. Fino allo scorso anno se ne occupava Paolo Rosola, ma adesso viaggiare è complicato.

Pensi ci sia la volontà di ridare alla Russia un team WorldTour come fu la Katusha?

Serve un budget importante, ma credo che un grande Paese come la Russia abbia bisogno di una grande squadra. Diciamo che al momento stiamo vivendo una pausa, se sapremo dimostrare di valere l’investimento, se ne potrà riparlare.

Nel frattempo i corridori russi giovani più forti li avete voi?

Ce ne sono alcuni che possono dimostrare cose interessanti e che nel 2020 non sono riusciti ad esprimersi. Penso a Nikolay Cherkasov, che nel 2019 aveva fatto un bel finale di stagione in Italia (3° alla Coppa Agostoni e al Giro di Toscana, ndr) e sicuramente si farà vedere. Ma penso anche a Denis Nekrasov, che ha 23 anni e nel 2020 è arrivato 21° alla Tirreno-Adriatico. Credo che anche lui possa fare di più. E poi, uscendo dai confini russi, un ragazzo da cui mi aspetto molto è Mathias Vacek, un ceko, che è stato campione europeo crono da junior.

Denis Nekrasov nel 2020 ha colto, praticamente da solo, il 21° posto alla Tirreno
Denis Nekrasov 21° alla Tirreno del 2020
Ci sono anche parecchi italiani.

Tanti ragazzi interessanti. Marco Canola è un uomo di esperienza, che va forte tutta la stagione. Velasco è passato giovanissimo, nel 2020 ha stentato, ma lo aspettiamo. Damiano Cima è un uomo esperto per le fughe. Suo fratello Imerio è davvero velocissimo, ma deve fare esperienza. E poi c’è Scaroni, che in salita va davvero forte. Nel 2018 era alla pari con Vlasov, ha dei numeri. L’anno scorso non hanno avuto tanti spazi a causa delle cancellazioni delle corse, ma credo che in un 2021 più normale, riusciranno a farsi vedere.

Zakarin è contento di aver ritrovato Konychev in ammiraglia.

Lo sono anche io di averlo. Dima è il diesse più esperto che abbiamo in Russia, uno dei più rispettati in tutto il gruppo. Sa fare tutto, ha vinto grandi corse, parla tutte le lingue. E’ un tecnico completo.

Damiano Cima è secondo Renat un uomo da fughe e avrà carta bianca
Damiano Cima avrà carta bianca per le fughe
Scusa la domanda: qual è il ruolo esatto di Rosola?

Paolo è Paolo (sorride, ndr) lavora con me ed è un uomo capace di rispondere a tutte le domande, di affrontare ogni situazione. L’anno scorso gestiva da solo la squadra U23, ma in genere puoi affidargli qualsiasi incarico, perché conosce tutti. Ha lasciato un segno importante nel ciclismo italiano e ama questo sport senza condizioni. Lui c’è 24 ore su 24 per 365 giorni all’anno. E’ in tutti i ruoli, anche in ufficio. Guai a chi me lo tocca.

Che cosa chiedi alla tua squadra per il 2021?

Più che il numero delle vittorie, chiedo la continuità nei risultati e la visibilità migliore. Se riuscissimo ad arrivare davanti nella classifica dello Europe Tour, avremmo la partecipazione garantita a tutte le corse. Se arrivassimo secondi, sarebbe comunque ottimo. La vittoria è necessaria e so che arriverà. La mia massima, che cerco di trasmettere anche ai miei ragazzi è: mai partire tanto per partire.