Girmay cala il tris, ma la notizia è la maledizione di Roglic

11.07.2024
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Più di due minuti per Roglic che ha tagliato il traguardo scortato da tutta la squadra. Anche questo ti fa sentire capitano, come con Pantani dopo la caduta del Chiunzi. Ma alla fine sarà una ben magra consolazione, soprattutto se i medici diranno qualcosa di brutto e inatteso. E’ stata una tappa per certi versi disastrosa, in cui il solo contento sarà alla fine Girmay, che ha sollevato le braccia al cielo per la terza volta in questo Tour de France.

Riavvolgiamo il nastro dall’epilogo. Per scorrettezze durante lo sprint sono stati declassati Demare e Cavendish. Poco prima, a 12 chilometri dall’arrivo, Alexei Lutsenko ha provocato la caduta che costerà il Tour a Primoz Roglic, che finalmente era parso in crescendo. Mentre nei chilometri precedenti hanno alzato bandiera bianca Pello Bilbao, Fabio Jakobsen e non è partito Morkov, positivo al Covid. Doveva essere una tappa di trasferimento, è venuto fuori un finimondo.

«Se guardo la mia performance – dice Van Aert, secondo all’arrivo – posso essere soddisfatto. Avevo alcuni dubbi, soprattutto ieri. Mi facevano male l’addome e il braccio, ma abbiamo accertato che non ci siano fratture, anche se sull’asfalto sconnesso si fa sentire. Stamattina mi sentivo meglio, stavo bene sulla bici. Così ho voluto provare lo sprint. E’ stato difficile, avrei potuto fare meglio, se non fossi dovuto ripartire durante la volata. Ancora una volta ho scelto la parte giusta, quindi non è stata colpa mia. E’ stato uno sprint disordinato, senza una squadra che lo abbia impostato. Davanti c’erano solo uomini sciolti. Io ho iniziato a ruota di Demare. Doveva semplicemente andare dritto, ma ha scelto di spostarsi a destra dove c’ero già io. Ho dovuto smettere di pedalare e spostarmi dall’altra parte. Poi sono arrivato accanto a Biniam, ma con mezza ruota di troppo. E’ un peccato.

«Ed è un peccato che sia caduto Primoz, mi dispiace molto per lui. Ha già avuto tanta sfortuna, la classifica generale non dovrebbe definirsi così, ma c’è molto stress. Dal mio punto di vista è stata una frazione molto difficile, con alcuni spartitraffico troppo pericolosi. Penso che certi ostacoli possano essere segnalati meglio o addirittura rimossi. Perciò sono molto orgoglioso del fatto che Primoz sia voluto arrivare al traguardo. E ora spero che stia bene e che continui la corsa».

Amarezza per Roglic

Attorno al pullman della Red Bull-Bora-Hansgrohe si respira un pessimo umore. Quando è arrivato Roglic, ha trovato anche un tifoso che insisteva a camminargli accanto per farsi un selfie, incurante della spalla lacera e degli evidenti segni della caduta. La dinamica è stata spiegata e vivisezionata. Al centro della strada c’era da diversi metri un cordolo che separa le due carreggiate. E Lutsenko, forse perché spinto o forse perché non se ne è accorto, dal lato sinistro, si è spostato per andare a destra. La sua bici si è impuntata sul gradino, è finita dall’altra parte ed è diventata la rampa di lancio per Roglic. Lo sloveno non lo ha nemmeno visto arrivare, dato che al momento della caduta di Lutsenko era ancora indietro. Si è semplicemente trovato davanti l’uomo a terra ed è franato a sua volta, battendo la schiena.

L’inseguimento è stato doloroso e drammatico. Era palese che Primoz non ce la facesse. E a vederlo in quella brutta posizione, sono saltate alla mente tutte le volte che è caduto, lasciando andar i suoi sogni. Come al Tour del 2022, il primo vinto da Vingegaard. Quando lo sloveno cadde nella tappa del pavé, fu decisivo per l’attacco contro Pogacar sul Granon, poi impacchettò le sue cose e tornò a casa.

Passaggio a Rocamadour, luogo sacro per i francesi, teatro dell’ultima crono 2022
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Il racconto di Pogacar

«Abbiamo sentito uno schianto – ha commentato Pogacar – ma il finale era già abbastanza stressante e non mi sono voltato per capire che fosse caduto. Ma poi, subito dopo il traguardo, hanno detto che era Primoz e mi è dispiaciuto molto. E’ davvero in buona forma e lo vedo progredire durante le tappe, quindi finora ho pensato che avrebbe lottato sino in fondo per questo Tour.

«E’ stato davvero triste vederlo cadere oggi e penso che abbia perso un bel po’ di tempo. Spero che stia bene. Normalmente è un grande combattente, spero si possa riprendere e puntare a vincere qualche tappa. Io invece sono stato bene. Mi aspettavo gambe più stanche, invece sono stato abbastanza bene per tutto il giorno».

Okay, sembrano dirsi Pogacar e Vingegaard, da sabato si comincia…
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«Una caduta come quella di oggi non dovrebbe accadere – dice Merjin Zeeman, ex direttore di Roglic alla Jumbo-Visma – c’erano cordoli impossibili da vedere per il gruppo. La caduta non è colpa dei corridori e ci dispiace davvero per Primoz. Non puoi far percorrere al gruppo del Tour una strada del genere, è da irresponsabili».

Girmay, grazie a Dio

E poi arriva lui, il vincitore vestito di verde che ha esultato come un giorno fece Sagan, imitando Hulk. Anche se nel caso di Girmay, la sensazione è che sia stato semplicemente un urlo liberatorio dopo la tensione della volata.

«Voglio ringraziare Dio – dice – senza il quale non avrei la forza per fare tutto questo. Poi voglio ringraziare i miei compagni e la mia squadra, perché senza di loro non riuscirei a dimostrare di essere il più veloce. Fin dall’inizio di questo Tour de France, sapevo che avrei potuto vincere. In tre sprint ho dimostrato che, se sono ben posizionato, sono in grado di farlo. Oggi poteva starci bene che la fuga arrivasse, ci avrebbe fatto comodo. Ma quando si è capito che sarebbe finita in volata, ho detto alla mia squadra via radio che mi sentivo bene e che mi sarei buttato.

«Questo mi fa venire voglia di continuare a concentrarmi completamente sugli sprint. La maglia verde mi mette le ali. Mi sento super veloce ed è soprattutto un fatto nella testa. Ho avuto i miei alti e bassi nelle ultime stagioni, ma quest’anno ho cambiato le cose e sta funzionando. Ho cambiato anche la mia filosofia».

La lenta sfilata della Red Bull-Bora non è servita a limitare il passivo di 2’27”
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Roglic, errore o sfortuna?

Probabilmente in serata arriveranno aggiornamenti sulle condizioni di Roglic, l’uomo che ha cambiato squadra per giocarsi il Tour e si ritrova ancora una volta al tappeto come già altre volte in passato. Non è mai per caso, a certi livelli. Enrico Gasparotto ha detto in diretta RAI che da qualche giorno non riescono a vedere la corsa dall’ammiraglia e non si è capito se questo significhi non poter dire ai corridori di stare davanti o se fosse semplicemente un modo per dire che non potesse fare un commento. In ogni caso che Roglic stia sempre indietro e finisca spesso nei guai è un fatto.

Nel finale convulso e mal segnalato di oggi, i primi della classifica erano tutti in testa con le loro squadre. E’ bello pensare che la squadra compatta si il modo di tenerti lontano dai guai, non un drappello afflitto che ti scorta dolorante verso un traguardo ormai troppo lontano.

«Primoz ha appena fatto la doccia – ha detto Rolf Aldag, manager del team – il medico lo sta visitando, per determinare quali cure mediche ha bisogno. Ci auguriamo tutti che non succeda nulla di grave, per il momento la cosa più importante è lo stesso Primoz, non il suo risultato al Tour de France. Speriamo che stia bene, che non si sia allenato così duramente per niente. E’ un dato di fatto, questa caduta ha avuto conseguenze importanti sulla nostra squadra oggi».

Red Bull-Bora: la storia delle nuove divise raccontata da Sportful

11.07.2024
5 min
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I colori e le immagini del gruppo al Tour de France hanno una nuova sfumatura al loro interno, è quella della Red Bull-Bora-Hansgrohe. Il team di Primoz Roglic ha cambiato pelle proprio in occasione della Grande Boucle. Sulle strade francesi abbiamo visto per la prima volta i due tori, simbolo del famoso marchio di bevande energetiche, appoggiarsi sul petto dello sloveno e dei suoi compagni. La firma, in alto a destra, è sempre la stessa: Sportful. Il marchio veneto ha realizzato le divise e le ha fornite al team in tempo record (in apertura foto JM Red Bull-Bora).

«E’ stato un processo lungo mesi di lavoro – racconta Federico Mele, Head of Global Marketing di Sportful – anche perché Red Bull è entrata in prima persona nel team. Ne sono diventati proprietari, acquistando il 51 per cento delle quote. La notizia del passaggio di proprietà era arrivata già prima della Strade Bianche e il lavoro è stato il solito ma comunque frenetico».

La divisa della Red Bull-Bora è simile a quella usata dal team di Formula 1 (foto JM Red Bull-Bora)
La divisa della Red Bull-Bora è simile a quella usata dal team di Formula 1 (foto JM Red Bull-Bora)

Stesso stampo

Quando un marchio così grande come Red Bull entra in un team, e in uno sport, gli equilibri si spostano, cambiano. Molti hanno notato, infatti, che la divisa della Red Bull-Bora sia molto simile a quella del team di Formula 1. 

«E’ così – continua Mele – non abbiamo avuto molta voce in capitolo nel decidere il design della divisa. Anche perché il blu Red Bull è un marchio di fabbrica, quasi come il Rosso Ferrari. Difficile cambiare qualcosa di così radicato. La parte delicata è stata quella di inserire tutti gli sponsor all’interno della divisa e di far approvare anche a loro il nuovo design. Ma siamo abituati a lavorare con tante realtà importanti, quindi si è trattato di trovare il giusto equilibrio e di decidere le dimensioni del logo».

La parte più difficile del lavoro è stata questa?

Sì, anche se non la definirei difficile. Noi come Sportful abbiamo poi voluto darci una scadenza per realizzare il tutto ed era quella della presentazione ufficiale a Salisburgo. Volevamo arrivare con il materiale pronto: divise, completi invernali, e accessori. Sia per il team che per il merchandising. 

Come ha risposto il pubblico?

Siamo andati soldout dopo poche ore dal lancio. Un effetto così grande non lo abbiamo mai visto. I prodotti sono esauriti in pochissimo tempo sia sul nostro sito che su piattaforme terze come Deporvillage o All4Cycling. 

Avevate fatto delle previsioni di vendita?

Come sempre, ed erano in linea con quanto prodotto e venduto solitamente. L’effetto Red Bull però ha ampliato il tutto, sono stati esauriti 25.000 prodotti in un giorno. Appena capito che sarebbe andato tutto soldout ci siamo messi all’opera per riassortire la collezione.

Pochi giorni dopo, la divisa è stata mostrata al grande pubblico per il via del Tour de France
Pochi giorni dopo, la divisa è stata mostrata al grande pubblico per il via del Tour de France
Per i corridori ci sono stati dettagli particolari?

In realtà no. Non sono stati fatti fitting o altre misurazioni. I tessuti utilizzati sono gli stessi della divisa di inizio anno. Chiaramente non tutti i prodotti realizzati per il team sono andati in vendita. Ad esempio il body corto e quello lungo non sono disponibili. 

Hai detto che avevate l’obiettivo di preparare il tutto per la presentazione ufficiale, com’è andata?

C’è stata una parte importante di organizzazione del lavoro per quanto riguardava le tempistiche e le quantità. Quando entra un marchio come Red Bull vuoi dare il massimo e così abbiamo fatto. Avere tutto in ordine per il lancio, gli shooting fotografici e la presentazione del Tour era importante. E’ stato delicato anche gestire la grande attenzione mediatica. Tutti gli addetti ai lavori e all’informazione erano curiosi e tenere segreta la nuova divisa è stato difficile. 

Quando avete visto la presentazione ufficiale, con tutti i prodotti pronti, cosa avete pensato?

E’ stata una grande emozione. Non capita tutti i giorni di lavorare con un marchio come Red Bull, ti rendi conto che il team e il ciclismo stanno cambiando. Come in ogni sport in cui Red Bull mette piede, tutto aumenta: visibilità, attenzione mediatica e tecnica. Me ne sono reso conto nelle prime tappe del Tour. 

In che senso?

Amici, conoscenti, ma anche noi stessi, continuavamo a cercare i colori della nuova divisa in gruppo. E’ anomalo, Roglic è sempre uguale, ma con la maglia Red Bull sembra avere un cerchio rosso intorno. Passatemi il termine ma “fa figo”, è di moda e tutti cercano quel particolare, quei due tori rossi.