Gare giovanili e sicurezza: davvero servono le radioline?

08.08.2025
6 min
Salva

Sistematicamente quando succedono degli eventi tragici e dolorosi come la scomparsa di Samuele Privitera, avvenuta nella prima tappa del Giro Ciclistico della Valle d’Aosta, si torna a parlare di sicurezza in gara. Ognuno sembra avere la propria ricetta, un’idea da mettere sul tavolo per risolvere il problema. Il presidente della Federciclismo Cordiano Dagnoni ha ribadito l’importanza delle radioline in corsa, per le quali aveva già aperto l’utilizzo fino alle gare juniores regionali e nazionali dallo scorso primo giugno (in apertura photors.it).

La scelta del presidente, condivisibile o meno, non tiene conto di diversi aspetti. Il primo è che nelle gare internazionali juniores e under 23 non è consentito l’utilizzo delle radio in corsa, in quanto l’UCI non lo prevede. Forse sarebbe stato meglio porre il problema ai tavoli dell’Unione Ciclistica Internazionale e cercare una soluzione comune al problema?

Marco Della Devova (a destra) è stato fino al 2024 diesse della Bustese Olonia. E’ da anni ispettore di percorso per RCS
Marco Della Devova (a destra) è stato fino al 2024 diesse della Bustese Olonia. E’ da anni ispettore di percorso per RCS

Più tattica che sicurezza

L’utilizzo delle radio nelle corse giovanili è un tema trito e ritrito, il divieto di aprirne l’uso sta nel fatto che non si voglia dare modo alle squadre di imporre tatticismi e comunicazioni che fanno parte del mondo professionistico. L’obiettivo è di dare agli atleti la possibilità di imparare a correre seguendo l’istinto e lontani da schemi che possono intrappolare la loro fantasia. Il concetto è giusto, essere… radiocomandati dalla macchina non permetterebbe loro di sviluppare una visione critica della corsa e di agire seguendo l’istinto. 

Abbiamo posto tutte le nostre domande a Marco Della Vedova, ex professionista, ispettore di percorso nelle gare organizzate da RCS Sport & Events ed ex diesse della formazione juniores alla Bustese Olonia.

«Ho smesso – racconta – ma sono ancora nella chat con i diesse italiani e sono tutti contenti per questa cosa delle radioline. Che però a mio avviso per loro è sì un discorso di sicurezza, ma c’è anche l’interesse tattico. Il ciclismo è l’unico sport nel quale non hai modo di parlare direttamente con i tuoi atleti. Una volta saliti in bici, e tu sei in macchina, le comunicazioni sono ridotte al minimo. Le radioline sono un modo per avere un filo diretto».

La Federazione dall’1 giugno ha aperto all’uso delle radioline nelle gare juniores regionali e nazionali (photors.it)
La Federazione dall’1 giugno ha aperto all’uso delle radioline nelle gare juniores regionali e nazionali (photors.it)
Bisogna capire qual è lo scopo ultimo…

Se fosse solamente un utilizzo legato alla sicurezza la vedo comunque dura, perché le comunicazioni spetterebbero a radioinformazioni che anticipando il gruppo sul percorso dovrebbe avvisare dei pericoli. 

Ma come lo farebbe? Come capisce il posizionamento esatto all’interno del percorso?

Sicuramente non si potrebbe usare il contachilometri della macchina, dovrebbe avere un ciclocomputer o uno strumento che fai partire al chilometro zero in modo che sia sincronizzato con quello dei ragazzi. Noi con RCS quando facciamo l’ispezione dei percorsi segnaliamo i pericoli su Veloviewer in modo che le ammiraglie lo abbiano sul loro dispositivo.

Sono però strumenti che una squadra juniores non ha…

Infatti non è una soluzione, dovremmo far acquistare a tutti i team dei dispositivi nuovi che hanno comunque un costo. La soluzione reale è mettere le persone sul percorso e segnalare i pericoli, come si è sempre fatto. In Italia facciamo una cosa che non si fa da nessun’altra parte del mondo, alla riunione tecnica mostrano ai diesse tutti i punti pericolosi del tracciato. Ma come si fa a ricordarli tutti, comunicarli ai corridori e pretendere che loro memorizzino ogni curva?

Le strade stanno diventando sempre più pericolose per i ciclisti a causa degli interventi dei comuni nell’ambito dell’urbanistica
Le strade stanno diventando sempre più pericolose per i ciclisti a causa degli interventi dei comuni nell’ambito dell’urbanistica
Su strade che non sono esattamente a misura di ciclista, lo si vede ogni giorno.

Tutti i comuni adottano strategie per far rallentare le auto nei centri abitati, ma le biciclette vanno sempre più veloci. Il problema non sono le bici più veloci, ma le strade costruite negli anni ‘60 e adattate ai giorni nostri con soluzioni pericolose. In gara per la sicurezza ci si arrangia, ma è in allenamento il vero pericolo. Lo vedo anche io quando pedalo con mia figlia.

Lo vediamo anche dalle notizie recenti del telegiornale, con sempre più ciclisti morti sulle strade. 

Mi sono imbattuto in certe scene. Una macchina della scuola guida che, davanti a me e mia figlia, gira senza mettere la freccia. Un anziano che fa inversione a “U” invadendo la corsia opposta senza guardare. Il problema è la leggerezza con la quale viene data la patente o anche rinnovata. Si dovrebbe fare un tavolo di discussione nel quale far parlare tutti gli utenti della strada.

Nel WorldTour gli strumenti a disposizione delle squadre sono di più e permettono una comunicazione istantanea tra radiocorsa e l’ammiraglia
Nel WorldTour gli strumenti a disposizione delle squadre sono di più e permettono una comunicazione istantanea tra radiocorsa e l’ammiraglia
Vero, ma torniamo alle gare e alle radioline. Se il discorso è per aumentare la sicurezza allora basterebbe aprire un solo canale, quello di radioinformazioni.

Certo, anche perché si avrebbe una sola voce che annuncia il tratto pericoloso e il chilometro nel quale si trova. Basterebbe aprire anche il canale in uscita per comunicare eventuali incidenti o cadute. Un ragazzo che vede una situazione di pericolo o un caduta grave potrebbe subito comunicare con radioinformazioni che passerebbe il messaggio alle ammiraglie. 

La sensazione di chi scrive è che i team spingeranno per avere una comunicazione aperta anche con i ragazzi. 

Da un lato li capisco perché ormai i ragazzi da juniores passano professionisti e dovrebbero imparare a correre come tali. Anche se, va detto, che se un atleta a 18 anni passa nel WorldTour, sarà premura della squadra insegnarli a usare certi strumenti. Così come gli insegnano ad allenarsi in maniera diversa e correre. 

La scelta libera dei rapporti tra gli juniores ha contribuito a far alzare le velocità, ma bisogna insegnare ai ragazzi a guidare la bici (foto Campana Imballaggi)
La scelta libera dei rapporti tra gli juniores ha contribuito a far alzare le velocità, ma bisogna insegnare ai ragazzi a guidare la bici (foto Campana Imballaggi)
Il rischio è che con le comunicazioni radio aperte anche tra diesse e corridori si bombardino i ragazzi di mille informazioni. 

Alcune anche inutili magari. E poi mi viene da dire una cosa, un conto è se radioinformazioni comunica un pericolo. Hai una voce calma che indica qualcosa e basta. I diesse avviserebbero del pericolo, ma allo stesso tempo inizierebbero a urlare ai ragazzi di stare davanti. E’ una cosa che già succede anche ora quando si posizionano a piedi, sul percorso, nei punti salienti. Quando ancora facevo il diesse scherzando dicevo: «Bisognerà che qualcuno dica anche di stare nel mezzo e dietro, davanti non ci stanno tutti». Ma la verità è anche un’altra.

Quale?

Dobbiamo insegnare ai ragazzi come si guida la bici. Spesso hanno le mani sulle manopole anche in discesa, è chiaro che i rischi aumentano. Molti imitano i professionisti e non mettono i guantini. E’ giusto parlare di radio e sicurezza ma si deve anche fare educazione.

Madouas non ha rimpianti, quell’argento è storia…

22.08.2024
5 min
Salva

Se la vittoria di Evenepoel a Parigi 2024 poteva anche essere messa in preventivo, considerando le caratteristiche del tracciato, la straordinaria prestazione di Valentin Madouas è stata una vera sorpresa decisamente lieta per i padroni di casa. Uno di quegli argenti dolci a differenza di tanti altri, in un’Olimpiade fortunata come numero di medaglie, ma meno ricca di oro di quanto ci si potesse attendere. Tanto è vero che il quinto posto nel medagliere ha lasciato ai francesi l’amaro in bocca.

Il francese a ruota di Evenepoel. In salita il belga farà la differenza, ma l’argento non sfuggirà
Il francese a ruota di Evenepoel. In salita il belga farà la differenza, ma l’argento non sfuggirà

Madouas non può davvero rimproverarsi nulla, ha tenuto l’attacco del più accreditato rivale e poi, quando sulla salita finale di Montmartre l’ha visto andar via, nulla ha potuto, ma è stato capace di tenere lontani gli avversari. Ora però il portacolori della Groupama guarda già oltre.

«Sono davvero molto contento della mia prestazione – dice – ma è vero che ci sono gare importanti in arrivo e non posso negarlo. Anche se ovviamente ho cercato di assorbire il più possibile tutte le energie della gente, il loro entusiasmo destato da questo argento».

Madouas al Tour du Limousin ha potuto tastare con mano l’affetto dei tifosi
Madouas al Tour du Limousin ha potuto tastare con mano l’affetto dei tifosi
Come giudichi nel complesso tutta l’Olimpiade vissuta in casa?

Qualcosa di magico, siamo usciti da due settimane di festa, con un’ottima organizzazione. Quando i Giochi sono finiti era palpabile nell’aria un sentimento misto di malinconia e di stordimento, quando torni a casa ti sembra strano. Riprendi la solita vita e ti sembra quasi inconsueto ciò che prima era normale. Ogni cosa d’altronde ha una fine. E’ anche per questo che sono andato subito al Tour du Limousin. Si trattava di mettere un punto e ripartire, andare avanti, ricominciare sì da quella performance che è stata bellissima, ma non dimenticando che c’è tanto altro.

Come hai festeggiato?

Abbiamo trascorso una settimana incredibile, lì e anche qualche altro giorno dopo. E’ tutto questo ambiente che rende il tempo il migliore che ho potuto trascorrere in bicicletta. Abbiamo festeggiato fino all’una di notte con gli altri ragazzi che quel giorno avevano vinto medaglie, c’era un entusiasmo enorme. Poi abbiamo continuato con i miei amici che erano presenti al Club France (il corrispettivo di Casa Italia, ndr). Siamo usciti a bere qualcosa insieme. Ma quell’entusiasmo è andato avanti il giorno dopo e quello dopo ancora. Per questo dopo la fine dei Giochi avevo bisogno di normalità.

La grande festa dei francesi, con Madouas (di spalle), Laporte e Alaphilippe
La grande festa dei francesi, con Madouas (di spalle), Laporte e Alaphilippe
In televisione si è vista la paura di Evenepoel non sapendo il suo vantaggio quando ha forato: voi come avete vissuto l’inseguimento, avevate notizie sul distacco dal belga e il vantaggio sugli inseguitori?

No, non sapevo nulla. Del fatto che ha avuto problemi meccanici sono venuto a conoscenza dopo l’arrivo. Non avrebbe fatto molta differenza per me se lo avessi saputo perché ero concentrato sulla mia gara. Era già abbastanza davanti a me, non sarebbe cambiato nulla e penso che avrei ottenuto lo stesso risultato. Il fatto di non avere le radio e quindi non sapere cosa succede davanti e dietro è una sorta di vantaggio e allo stesso tempo uno svantaggio. E’ solo un modo di correre diverso, ma poi quel che conta davvero è il rendimento che hai, le tue gambe. I valori vengono comunque fuori.

Che cosa significa per il ciclismo francese avere ben due medagliati nella prova olimpica?

Tantissimo, se si pensa che erano oltre 70 anni che la Francia non portava a casa una medaglia su strada, dall’oro di Beyaert a Londra 1948. E’ stato qualcosa di molto grande per il ciclismo francese, ne sono arrivate addirittura due. E ne sentiremo parlare qualche anno dopo la nostra carriera, sia per me che per Laporte.

Il 28enne di Brest è una colonna della Groupama che gli ha permesso di crescere con calma
Il 28enne di Brest è una colonna della Groupama che gli ha permesso di crescere con calma
Dal 2017 sei alla Groupama: quanto è importante per il ciclismo francese avere team nel WorldTour che hanno anche settori giovanili di alto livello?

Per noi è fondamentale perché attraverso la grande vetrina che è il Tour de France si muove tutto il ciclismo nostrano e avere gruppi come il nostro che agiscono al massimo livello è essenziale per il movimento. E’ vero che gli sponsor francesi vogliono alzare il loro livello e vincere le grandi gare, per le ripercussioni che possono avere, basti pensare a quel che significherebbe un francese vincitore della Grande Boucle. Per questo si investe tanto sulle squadre giovanili.

E’ un vantaggio?

Permette loro di allenarsi e raggiungere un livello molto alto il più rapidamente possibile. Le squadre straniere sicuramente hanno più soldi e più budget di noi, quindi dobbiamo riuscire a trovare qualcosa di diverso per poter attrarre i giovani. Il fatto di avere dei settori giovanili forti come il nostro ci permette di avere un piccolo vantaggio sulle grandi squadre.

Lo scorso anno Madouas aveva vinto il titolo francese. Ormai oltralpe è un riferimento assoluto
Lo scorso anno Madouas aveva vinto il titolo francese. Ormai oltralpe è un riferimento assoluto
Ora che sono passati giorni, per un ciclista professionista l’Olimpiade è qualcosa di speciale o vale quanto un mondiale o una classica monumento?

Difficile dirlo, è però vero che è qualcosa di profondamente diverso. Negli ultimi anni abbiamo visto che i Giochi Olimpici hanno un posto sempre più importante. Prima c’erano grandi campioni che correvano questa corsa quasi con fastidio. Ora i corridori vogliono vincerla. Non è una Monumento, non è un campionato del mondo perché lì hai la possibilità ogni anno. E’ una gara che si svolge ogni 4 anni e che è davvero a sé stante.

Il mondiale di Zurigo può essere adatto a te?

Beh, lo spero. E’ un percorso che mi piace. Può essere un obiettivo. Guarderò al più presto le strade, ma in ogni caso dipenderà molto da come ci arriverò, da quante energie avrò a disposizione perché sono tracciati che non perdonano. Somiglia un po’ al GP di Montreal dove sono stato quarto lo scorso anno e ricordo bene la fatica fatta… Potrebbe essere un grande obiettivo per la fine della stagione? Io dico di sì…

Dal Tour a Parigi senza la radio: il nervosismo di Remco

10.08.2024
5 min
Salva

Ultime battute della corsa in linea maschile alle Olimpiadi di Parigi 2024. Sulla salita di Montmartre Remco Evenepoel ha piazzato la sua stoccata decisiva. E’ in fuga solitaria, il vantaggio è subito lievitato nei confronti di Madouas. Ma lui non lo sa: la moto con la lavagna è dietro, le radio non si possono usare. Il belga parla concitatamente con la moto del cameraman televisivo indicando nervosamente il polso: «Quanto ho di vantaggio?» chiede senza risposta. Prima c’era stata la foratura. La grande paura. Che non avrebbe provato, sapendo il baratro che aveva scavato…

Evenepoel chiede notizie alla moto, indicando il polso. Ma Madouas era lontano (immagine tv)
Evenepoel chiede notizie alla moto, indicando il polso. Ma Madouas era lontano (immagine tv)

Radio, sì o no?

La gara olimpica ha riproposto la vecchia questione del correre con o senza le radio di collegamento con l’ammiraglia. Diciamoci la verità: la polemica legata a questo aspetto, venata di nostalgia per il bel tempo che fu, risulta un po’ stantia. E’ vero però che una gara vissuta senza questo ausilio tecnologico è molto diversa da quelle a cui siamo abituati.

Davide Bramati, che di Remco è il diesse e condivide con lui gran parte della stagione, ha vissuto con grande interesse, anche se da spettatore, la gara a cinque cerchi e anche lui è rimasto colpito da questo aspetto passato da molte parti in second’ordine.

Lo stop di Remco per la foratura, attimi concitati non conoscendo il vantaggio (immagine tv)
Lo stop di Remco per la foratura, attimi concitati non conoscendo il vantaggio (immagine tv)

«Si vedeva – dice – che i corridori erano un po’ spaesati. Noi siamo abituati a correre in una certa maniera, quando poi ti trovi nelle gare titolate con una situazione diversa, è tutto più difficile. Sicuramente, avesse saputo il vantaggio, Remco avrebbe vissuto la foratura con meno stress, ma bisogna comprenderlo, rischiava di vedere vanificato il sogno di una vita».

Quel che è avvenuto ha riaperto il dibattito e tu che hai esperienza anche del “ciclismo precedente”, che cosa ne pensi?

Ogni corridore disputa 70-80 corse l’anno, quasi nella totalità con le radio, trovo un controsenso che poi ci siano questi eventi che si effettuino senza. O sempre, o mai. Il ciclismo è uno, le regole devono essere sempre le stesse. Non averle cambia molto soprattutto a livello tattico. Un aspetto che pochi hanno considerato: a Parigi le squadre che avevano il contingente di 3 o 4 corridori, avevano bisogno di riferimenti, uno dei corridori si rivolgeva all’ammiraglia chiamata davanti. Moltiplicate ciò per più squadre e più casi. Io dico che a livello di sicurezza è stato un pericolo non di poco conto…

Bramati con Evenepoel in una foto di inizio 2023, con la maglia iridata di Wollongong 2022
Bramati con Evenepoel in una foto di inizio 2023, con la maglia iridata di Wollongong 2022
Molti rimpiangono il passato…

E’ pleonastico, è come dire che si stava meglio quando non c’erano i telefonini. Ma ci sono, fanno parte della nostra vita di adesso. E’ chiaro che tutto cambia, fa parte del gioco. Le radio hanno una grande utilità in termini di sicurezza, hai subito la percezione di quel che avviene con una caduta, una foratura. La loro funzione primaria è questa. Mettiamola così: un diesse senza radio è come avere un allenatore di calcio a bordo campo che non può dare alcuna indicazione ai suoi. Ha senso?

Tu però conosci e hai vissuto il “prima”…

Se parliamo dal punto di vista tattico, non è che poi abbiano avuto questa grande innovazione. Semplicemente studiavi il percorso con grande attenzione e davi prima le indicazioni, poi si comunicava in corsa tramite i compagni che venivano all’ammiraglia o ai rifornimenti. E’ indubbiamente meglio adesso, c’è meno confusione in corsa e i corridori sono messi in condizione di dare il 100 per cento. Ma io porrei l’accento sull’aspetto sicurezza, anche perché rispetto a prima le strade sono cambiate. Pensate solo che nel Bergamasco quando correvo io le rotonde si contavano sulle dita di una mano, ora ce ne saranno 300… E poi dossi, spartitraffico… I corridori vanno messi in condizione di pedalare in sicurezza. All’ultimo Tour è vero che c’è stata la caduta costata la corsa a Roglic, ma il numero di incidenti si è molto ridotto rispetto al passato.

La volata valsa il bronzo a Laporte. Ma il francese non conosceva la situazione di classifica
La volata valsa il bronzo a Laporte. Ma il francese non conosceva la situazione di classifica
C’è anche un’altra differenza rispetto al passato: oggi le tv trasmettono le corse nella loro integralità e chi è in ammiraglia ha un occhio in più a disposizione…

E’ vero fino a un certo punto. Sicuramente in passato, quando si era fortunati si aveva la diretta dell’ultima ora/ora e mezza, oggi le corse vengono proposte nella loro integralità. Ma se per chi è a casa è un vantaggio, per noi in ammiraglia cambia poco anche perché pochi si accorgono che non c’è una percezione immediata, ogni accadimento lo cogli sempre con un po’ di secondi di ritardo. Avere la voce diretta dal gruppo, per ogni singolo evento, è per noi responsabili del team molto importante. Anche il web aiuta sì, ma non dà l’istantaneità di quanto avviene e a noi serve sapere tutto subito, per il bene dei ragazzi.