Look Keo Blade Power, il power meter è nel pedale

05.03.2024
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Dopo il lancio ufficiale del nuovo Keo Blade, Look ufficializza anche la versione con il power meter integrato. Due le versioni, quello classico da strada (che abbiamo testato in anteprima) e quello dedicato all’off-road, che si rivolge anche al mondo gravel da competizione.

La versione Power mutua le caratteristiche tecniche del pedale in fatto di piattaforma di appoggio e forma. Il misuratore è completamente integrato nell’asse e utilizza una batteria ricaricabile. C’è anche la versione singola, con la rilevazione/trasmissione sul pedale sinistro (non drive). Interessanti i prezzi, cosiderando che parliamo di un top brand quale è Look: 999 euro di listino per la versione Dual, 659 euro per la Single.

Perno quadro per la classica chiave da 15
Perno quadro per la classica chiave da 15

Power meter nel pedale

Il misuratore di potenza è sotto molti punti vista uno strumento tanto utile, considerando i canoni attuali di utilizzo della bicicletta, quanto invasivo e che talvolta condiziona l’utilizzatore. Lo è ancor di più nell’ottica di uno strumento che spesso è legato ad alcuni componenti della bicicletta (ad esempio i misuratori integrati nella guarnitura). Un misuratore, che è anche un pedale, è più facile sotto tanti punti di vista.

Si può spostare da una bici all’altra e la tecnologia attuale permette di avere uno strumento affidabile, robusto e non eccessivamente costoso, in grado di fornire una rilevazione/trasmissione stabile, con dati sovrapponibili nel tempo. Look Keo Blade Power è tutto diverso, rispetto ai modelli del passato e utilizza il corpo del nuovo Keo Blade. Stessa superficie di contatto, medesima altezza del pedale e stesso fattore Q (53 millimetri), del tutto paragonabile ai pedali standard.

Come è fatto

Il corpo è tutto in carbonio e come vuole la tecnologia Blade, anche la lama di tensione è in fibra (da 16 Nm). Può essere sostituita e/o cambiata con una lama (che è la medesima della versione standard) più dura, oppure con minore tensione. Anche per quanto concerne le tacchette nulla cambia rispetto alla versione Keo.

Se comparato con la versione standard, è invece differente il perno, in cui sono alloggiati la batteria e tutto il pacchetto di lettura e trasmissione del segnale. E’ in acciaio Inox di grado militare, con una filettatura tradizionale per l’inserimento nella pedivella e un quadro da 15 millimetri per la chiave inglese: non c’è la sede per la brugola. Al suo posto c’è una sorta di cappuccio in policarbonato da dove l’antenna trasmette il segnale. Buona parte dello spazio interno al perno è occupato dalla batteria, che ha una autonomia garantita di oltre 60 ore (l’utilizzo effettivo è di poco superiore, intorno alle 64/66 ore anche in condizioni di freddo e umido).

La misurazione della potenza avviene 100 volte al secondo, vale a dire che ad una frequenza di 90 rpm, un singolo giro di pedale viene valutato su 67 punti differenti. E’ praticamente infinito il range ottimale di analisi dei dati, da 30 a 180 pedalate al minuto, un ulteriore dettaglio (molto importante) che determina la cura e la precisione del nuovo Blade Power.

Durante la fase di test, l’applicazione è stata aggiornata 2 volte
Durante la fase di test, l’applicazione è stata aggiornata 2 volte

Il nostro test

E’ molto diverso dal modello Look Exakt e si parla di un sistema che fa parte di una generazione più avanzata, sviluppato con tecnologie diverse. Se entriamo nella categoria dei misuratori di potenza, oggi come oggi è difficile trovare un power meter che pecchi nella precisione, ma è fondamentale considerare la categoria del prodotto. Un misuratore con gli estensimetri all’interno dell’asse passante ha delle caratteristiche differenti da uno che rileva sullo spider, che a sua volta è diverso da un power meter integrato nel pedale. Il fattore più importante, per un utente che acquista e spende dei soldi per un misuratore è la ripetibilità dei dati. Il nuovo Keo Blade Power offre dei dati ripetibili e se volessimo fare un confronto è perfettamente comparabile con un power meter che adotta degli estensimetri interne alle pedivelle.

Anche nelle fasi di sprint e di cambi di ritmo perentori, pur rilevando il picco immediato (tipico dei power meter a pedale) è difficile rilevare uno scostamento anomalo e, di sicuro non c’è nessuna perdita del segnale. Quest’ultimo aspetto non è banale e porta il misuratore integrato nel pedale ad un livello superiore, del tutto paragonabile ad altre categorie già consolidate. Per l’analisi dei nostri dati abbiamo utilizzato la piattaforma Shimano Connect Lab.

Anche la app Look è tutta nuova, ricca di istruzioni e modalità
Anche la app Look è tutta nuova, ricca di istruzioni e modalità

C’è anche l’app

Oltre alle varie operazioni di gestione del power meter, il pedale fornisce i dati in tempo reale, che possono tornare utili quando si pedala indoor e (se necessario) avere un confronto diretto con la rilevazione dei watt dello smart trainer.

Look Cycle

Assioma PRO MX, l’apice dei pedali offroad con il power meter

20.02.2024
6 min
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Assioma PRO MX è il pedale specifico per il fuoristrada (gravel e mtb) con il power meter integrato. Quando Favero Electronics propone un prodotto la qualità è garantita.

Sostanzioso e ben fatto, pensato e sviluppato per essere longevo. Queste sono le caratteristiche principali del nuovo Favero Assioma, che si uniscono ad una ripetibilità dei dati che è il valore aggiunto principale per chi utilizza il misuratore di potenza anche nel gravel (e nella mtb). E poi, è completamente Made in Italy. Entriamo nel dettaglio.

Non hanno paura di nulla, per robustezza e bontà costruttiva
Non hanno paura di nulla, per robustezza e bontà costruttiva

Cosa rappresenta

Il nuovo Assioma PRO MX è la dimostrazione che anche il mondo offroad si è evoluto ed orientato all’utilizzo dei power meter. E’ fondamentale avere a disposizione uno strumento affidabile e preciso, in grado di far lavorare l’atleta in modo corretto attraverso dati che possono essere ripetuti nel tempo.

Il profilo ridotto del pedale
Il profilo ridotto del pedale

Come si presenta

E’ un pedale compatibile SPD. Plastica e gomma sono quasi del tutto assenti. Acciaio e alluminio (in acciaio sono anche le molle, regolabili, per la tensione), con finiture e livree che non subiscono i rigori del fango, dello sporco e dei colpi inevitabili che arrivano da sassi e detriti. La batteria ricaricabile è integrata nel perno passante in acciaio inossidabile.

Ha un profilo/altezza ridotti di soli 11,2 millimetri e una larghezza di 82,2, tra le maggiori del mercato in questa categoria. La versione da noi provata è la Pro MX-2, ma è disponibile anche la 1, con la rilevazione presente solo sul pedale sinistro (lato non drive). E’ contenuto anche il valore alla bilancia (rilevato): 382 grammi la coppia. Ha un range ottimale che va da 0 a 3.000 watt e dalle 10 alle 250 pedalate al minuto, praticamente illimitato.

Il prezzo di listino di Assioma PRO MX-2? 749 euro, eccellente se consideriamo la qualità e la categoria della quale stiamo scrivendo. Prima di entrare nel dettaglio della nostra prova, approfondiamo ancor di più alcune tecnicità dell’Assioma PRO MX con Erika Martinazzo di Favero Electronics.

Tante funzioni: ad esempio si può valutare anche il posizionamento della tacchetta
Tante funzioni: ad esempio si può valutare anche il posizionamento della tacchetta
Il nuovo Assioma PRO MX è un pedale-power meter completamente nuovo? Sono stati presi degli spunti dai prodotti esistenti?

Assioma PRO MX è il primo pedale/power meter della famiglia Assioma, pensato per le discipline offroad. Abbiamo lavorato a lungo per offrire un prodotto estremamente resistente senza rinunciare all’accuratezza dei dati, una caratteristica peculiare che contraddistingue i prodotti Favero. Assioma PRO MX è un vero e proprio progetto di reingegnerizzazione all’interno della famiglia power meter Assioma.

A differenza delle versioni da strada, non presenta il pod esterno con conseguente inserimento di tutti i principali elementi di un power meter, ovvero elettronica batterie ed estensimetri, tutti inseriti all’interno del perno. Inoltre, Assioma PRO MX è in grado di rilevare e trasmettere la PCO, una metrica avanzata Cycling Dynamics che identifica come la forza viene distribuita sulla piattaforma del pedale durante la pedalata. Il sistema di raccolta dati di Assioma PRO MX si basa sullo IAV Power System, comune anche ad Assioma DUO/UNO.

Connettori specifici per la ricarica
Connettori specifici per la ricarica
La rilevazione della potenza su quale sistema/protocollo è basata?

E’ il sistema di rilevazione della potenza di Assioma. La potenza è il prodotto di coppia per cadenza. Assioma misura la forza, vale a dire la coppia esercitata sul pedale grazie agli estensimetri posizionati attorno all’asse. E’ la soluzione adottata dai misuratori di potenza più accurati nel mercato. Per quanto riguarda la velocità, in questo caso la traduciamo in cadenza, Assioma usa una speciale tecnologia chiamata IAV Power System, acronimo di Instant Angular Velocity-based Power Calculation.

La app Favero è anche uno strumento di controllo e aggiornamento
La app Favero è anche uno strumento di controllo e aggiornamento
Di cosa si tratta?

Questa tecnologia sfrutta l’utilizzo di un giroscopio integrato capace di rilevare la velocità istantanea angolare IAV durante l’intera pedalata. Coglie qualsiasi variazione della pedalata e sa integrarla come variabile fondamentale nel calcolo della potenza. Garantisce una precisione dichiarata di ±1% con ogni tipo di stile di pedalata. In condizioni di pedalata regolare in ambiente esterno, oppure controllata in laboratorio, un grande vantaggio. La maggior parte dei power meter del mercato calcolano la potenza sulla base della velocità angolare media per giro di pedalata. Quindi, considerano erroneamente quest’ultima come sempre regolare ed uniforme. Soprattutto in ambito off-road non è così. C’è poi il protocollo radio ed è utilizzato per la rilevazione della potenza. Assioma PRO MX si serve del protocollo ANT+ PWRPO profile Bluetooth v4.2. Per la famiglia Assioma possiamo parlare di tecnologia avanzata applicata a un pedale per la bici.

Assemblaggio essenziale per una manutenzione facilitata
Assemblaggio essenziale per una manutenzione facilitata
Rispetto ad un misuratore integrato nello spider delle corone, o nella pedivella, è più complicato sviluppare un power meter all’interno di un pedale? Quali sono le difficoltà da superare?

Progettare e sviluppare un power meter su pedale è molto più complesso e minuzioso. Tutti gli elementi chiave di un misuratore di potenza, ossia componenti elettroniche, estensimetri e batteria sono racchiusi all’interno di un perno in acciaio inossidabile. Questo si traduce in uno spazio estremamente ridotto a disposizione per raggruppare tutte le componenti sopra citate. La batteria da sola occupa più della metà dello spazio. Inoltre, l’intera progettazione del corpo pedale in alluminio 6061-T6, che è avvenuta internamente all’azienda.

Tanti sforzi non solo sul power meter, ma anche sul pedale vero e proprio!

La volontà principale era di creare un prodotto con un design resistente. Dalla struttura generale, ai dettagli più piccoli, tutto è stato progettato per durare. L’end cap non sporge, soluzione che gli garantisce protezione in caso di caduta o quando viene colpito il pedale. Il sistema di aggancio ha trattamenti specifici che contribuiscono alla sua resistenza all’usura. Il tutto si traduce nel misuratore di potenza su pedale off-road più leggero di sempre.

1, 10, 50 e più volte, la continuità di trasmissione e rilevazione è sinonimo di affidabilità
1, 10, 50 e più volte, la continuità di trasmissione e rilevazione è sinonimo di affidabilità

Il training diventa ripetibile

Oltre 140 ore di utilizzo su bici gravel, non un singolo dato perso per i sentieri, anche in situazioni di brutto tempo e fango pesante. Diverse ripetizioni di percorso e tratti in salita, documentando e analizzando in seguito i dati di potenza media sovrapponibili al 100% (abbiamo utilizzato la piattaforma Shimano Connect Lab per lo sviluppo dei dati), con differenze minime, difficilmente quantificabili. Una qualità di accumulo dei dati e di costanza del segnale, che è difficilmente riscontrabile anche in molti power meter utilizzati nel mondo road. La ripetibilità dei dati è un fattore da considerare anche in sede di autovalutazione, che per certi versi è ancora più specifica di un training di protocollo.

Robustezza e calibrazione di fabbrica

Un power meter off-road che permette di creare uno storico. In questo passaggio gioca un ruolo fondamentale anche la calibrazione di fabbrica, fattore spesso non considerato, ma fondamentale ai fini della ripetibilità dei dati (per nulla scontata in ambiente off-road).

Il primo intervento di pulizia e lubrificazione della parte interna (tra corpo del pedale e asse) è stata eseguita dopo 150 ore di impiego. Assioma PRO MX è destinato a cambiare la categoria dei pedali off-road con il power meter ed è un bel messaggio che arriva da un’azienda italiana specializzata prima di tutto nell’elettronica.

cycling.favero.com

2InPower SL, il power meter Rotor più leggero di sempre

20.06.2023
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Rotor 2InPower SL, ovvero la versione rinnovata del power meter top di gamma dell’azienda spagnola. Il misuratore è stato alleggerito del 15% e reso ancor più preciso.

La struttura della guarnitura è sempre in alluminio 7075 T-6 ed è modulabile, grazie allo spider direct mount per le corone. Il cervello del misuratore di potenza è inserito nell’asse passante ed è stata rinnovata anche la app Rotor Power. Entriamo nel dettaglio.

Una forma più asciutta e magra (foto Rotor)
Una forma più asciutta e magra (foto Rotor)

L’alluminio super alleggerito

La lavorazione di precisione con macchinari CNC è uno dei punti di forza dell’azienda spagnola. Anche il nuovo 2InPower SL è completamente in alluminio e tutte le lavorazioni sono ottenute grazie alla tecnica CNC.

Il nuovo 2InPower è composto da 4 pezzi distinti che rendono la stessa guarnitura (e il power meter) tra i prodotti più leggeri di questa categoria. C’è la pedivella lato drive (quella delle corone) che è comprensiva dell’asse passante. Qui alloggia anche la porta di ricarica della batteria. Ci sono la pedivella opposta che si ingaggia al cilindro passante e lo spider Direct Mount a 4 fori che supporta le corone. Quest’ultimo permette alla guarnitura di essere classica per le due corone, oppure per una corona singola. Ci sono ovviamente le corone.

Si tratta di un misuratore di potenza in alluminio che ferma l’ago della bilancia a 530 grammi (dichiarati, che diventano 729 con le corone) nella lunghezza da 170 millimetri.

Il cuore del progetto

Il misuratore di potenza Rotor rileva il wattaggio da ambo i lati, separando i dati della gamba destra da quelli della sinistra. La rilevazione dei watt e delle rpm avviene tramite degli estensimetri e un accelerometro; nulla è esterno alle pedivelle. La batteria è completamente integrata nel blocco centrale e per essere ricaricata adotta una porta USB con ingaggio magnetico, soluzione che permette un perfetto allineamento delle due estremità (connettore e porta d’ingresso). L’autonomia è dichiarata in 250 ore. La trasmissione dei dati al computerino avviene con modalità Ant+, ma il nuovo Rotor adotta anche la soluzione Bluetooth Smart, ad esempio per la connessione con lo smartphone.

E’ stata rinnovata anche la app Rotor Power, che diventa uno strumento di gestione del misuratore di potenza e di valutazione della performance. Rispetto alla versione più anziana sono stati migliorati e semplificati alcuni passaggi, come ad esempio la condivisione dei dati con terze parti (Strava e TP).

Sotto il profilo tecnico e anche per quanto concerne l’estetica, la piattaforma 2InPower è molto diversa dall’InSpider.

Evoluzione della specie

Pur tenendo fede al progetto originale 2InPower, sono state apportate diverse modifiche, mirate principalmente ad alleggerire, senza sacrificare la precisione e l’accuratezza della rilevazione. Prima di tutto il design delle pedivelle, quello del nuovo 2InPower SL ha subito una cura dimagrante che porta ad avere le due pedivelle più sfinate.

Il braccio di sinistra (quello senza le corone) ha un punto d’ingaggio che è stato completamente ridisegnato, più armonico nelle forme e più rigido. Non c’è più il bullone esterno di chiusura ed il dado di filettato, quello dedicato alla chiusura e ad andare in battuta, è posizionato all’interno della pedivella. Il nuovo Rotor 2InPower SL è waterproof della serie IP67.

Dettagli e compatibilità

L’asse passante ha un diametro di 30 millimetri, come vuole la tradizione 2InPower. Le lunghezze delle pedivelle disponibili sono 4: 165, 170 e 172,5, 175 millimetri, tutte con un fattore Q di 147,5 millimetri, perfettamente in linea con gli standard del mercato. Cambia la linea catena tra la configurazione con doppia corona (44,5), rispetto alla corona singola (45,2 millimetri).

C’è la piena compatibilità con le nuove trasmissioni Shimano e Sram. Per quanto riguarda le soluzioni Shimano le combinazioni con le corone Rotor sono diverse (rotonde classiche e/o Q-Rings), mirate a soddisfare anche triatleti e cronoman: 50-34 e 52-36, 53-39 e 54-39, 54-42 e 55-42, 56-44 e 58-44. Invece la compatibilità con le corone Sram si limita alla 48-35 e 50-37. Il nuovo Rotor 2InPower SL è coperto da 3 anni di garanzia. Il prezzo di listino è di 1.149 euro.

Rotor

Miche Attiva, il power meter preciso e affidabile

14.11.2022
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Un power meter in grado di valorizzare ogni watt espresso. L’unione di intenti tra Miche e SRM e la condivisione delle rispettive competenze ha dato alla luce Attiva, un nuovo misuratore di potenza. Un prodotto che sfrutta le ultime tecnologie in campo meccanico ed elettronico per metterle al servizio dell’utente, dalla pista alla strada. Tra i suoi pregi c’è una tangibile precisione data dall’esperienza di SRM combinata all’affidabilità delle componenti offerta da Miche. 

Attiva è il misuratore di potenza scelto dai pro’ in pista e su strada
Attiva è il misuratore di potenza scelto dai pro’ in pista e su strada

Accurato e flessibile

Attiva è un prodotto ai vertici della categoria sia per l’accuratezza nel rilevamento dei dati, caratteristica che ne ha fatto da anni il power meter di riferimento utilizzato dagli atleti professionisti, sia per la flessibilità di configurazione che per la compatibilità con i vari modelli di telaio. La potenza espressa dall’atleta è rilevata con una precisone del +/-1 % di errore. I valori rilevati vengono trasmessi all’unita di controllo con il protocollo standard ANT +, il che rende il sistema compatibile con la maggior parte dei ciclo computer presenti sul mercato.

Questo power meter ha il perno in acciaio trattato ed è compatibile con qualsiasi movimento centrale da 24 mm di diametro. Utilizzando i movimenti con adattatore Miche serie BB 86 è possibile montarlo su telai con scatola movimento a standard BB 30.

Compatibilità esaustiva

Il power meter è proposto in varie combinazioni di ingranaggi: 34-50, 36-52, 39-53. In particolare, sono modelli Miche serie UTG 6800 costruiti in allumino 7075 e disponibili in un ampia serie di opzioni. Le corone possono essere facilmente sostituite in base alle scelte dell’utilizzatore offrendo un’ulteriore possibilità di personalizzazione selezionando dal catalogo Miche fra le varie misure di dentature disponibili. Qualora si decidesse di configurare il misuratore con altre misure disponibili sul catalogo non sarà necessario effettuare alcuna taratura correttiva del power meter, opzione che garantisce la massima flessibilità di utilizzo dello strumento garantendo al contempo sempre la massima accuratezza dei dati rilevati.

Per quanto riguarda la corona grande è disponibile nelle misure 42/44/46/48/50/52/53 mentre quella piccola è disponibile nelle misure 34/36/38/39/42. La compatibilità è con le trasmissioni a 10 e 11 velocità Shimano e Sram. Anche le pedivelle in alluminio forgiato vengono proposte in diverse lunghezze per la massima personalizzazione del prodotto, le opzioni disponibili sono: 160 mm, 165 mm, 170 mm , 172,5 mm e 175 mm.

Batteria e peso

La batteria dell’Attiva è un altro dei punti forti di questo dispositivo. In particolare è di tipo al litio, ricaricabile tramite il cavetto USB fornito in dotazione. La durata della singola ricarica è di circa 100 ore di utilizzo ed il livello di carica è possibile consultarlo sull’unita di controllo se la stessa ne prevede la funzione.

Il peso del power meter Attiva in configurazione 34-50 con pedivella da 170 mm è di 945 grammi. Il prodotto è coperto da una garanzia di 3 anni fornita direttamente dai centri assistenza SRM per la parte elettronica e da Miche per la parte meccanica.

Miche

Come funziona un power meter? Ci risponde Sram

20.10.2022
6 min
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I power meter sono ormai una realtà consolidata e non più uno strumento per pochi. Non di rado fanno parte degli allestimenti delle biciclette che troviamo a listino, quelle di alta gamma, ma anche media e ora anche nella categoria che sfiora le entry level.

Siamo andati da Nate Keck, ingegnere di Quarq, che fa parte del gruppo Sram e gli abbiamo fatto alcune domande.

I misuratori stanno arrivando con prepotenza anche in ambito off-road
I misuratori stanno arrivando con prepotenza anche in ambito off-road

Cosa c’è dietro i numeri?

L’accessibilità (più o meno a tutti) dei misuratori di potenza ha aperto questa fascia di strumento ad un pubblico molto ampio di utilizzatori. Tra questi ci sono gli esperti del training e che masticano i numeri e anche chi si è trovato il misuratore sulla bicicletta, ma al tempo stesso non ha cognizione di causa e deve partire dalle basi per capire e sfruttare il power meter al massimo delle sue potenzialità. Una nota interessante: il primo power meter Quarq è stato prodotto nel 2006, sembra trascorso un secolo. Pensiamo a quanto sia cambiata la categoria da allora e che ruolo ricoprono oggi i power meter, le rilevazioni ed i numeri del training.

Anche lo Sram Rival, la trasmissione entry level, ha il suo power meter
Anche lo Sram Rival, la trasmissione entry level, ha il suo power meter
Come funziona un power meter?

Prima di tutto è necessario considerare che i watt rappresentano una unità di misura, utilizzata per praticità. Attraverso questa unità, i numeri che troviamo sul device diventano familiari e semplici da interpretare. A prescindere dal sistema, il power meter traduce e combina i tre fattori più importanti: forza, potenza e numero di rivoluzioni per minuto. Per forza si intende la pressione che i muscoli esercitano sul pedale. La potenza è il risultato che si genera da questa forza combinata con la velocità angolare di rotazione delle pedivelle. Tutto questo sono i watt e il power meter è lo strumento che ci permette di misurarli.

Fondamentale lo zero off-set per la qualità della rilevazione
Fondamentale lo zero off-set per la qualità della rilevazione
Quando si parla di “precisione delle rilevazione” quali sono i fattori da considerare?

Precisione, accuratezza e possibilità di minimizzare le interferenze, sicuramente sono dei punti chiave, ma quello che è veramente importante è la ripetibilità dei dati. Uno degli aspetti che influisce maggiormente è lo zero-off-set, perché cambia il punto in cui lo strumento effettua la rilevazione. E’ fondamentale fare la calibrazione zero sempre allo stesso punto e tutti i giorni, proprio per avere dei dati sovrapponibili e utilizzare il power meter per il training, per migliorare e per quantificare il miglioramento. Questi sono fattori che toccano tutte le categorie di misuratori di potenza, a prescindere da come sono fatti.

C’è altro?

Ci sono i fattori esterni legati al clima e alle condizioni meteo, che influiscono sulla qualità della trasmissione dei dati, tra rilevatore e device. Qui entra in gioco il compensatore automatico della temperatura e la qualità di questo strumento. Noi in Quarq lo chiamiamo magic-zero e ci permette di azzerare completamente eventuali errori dovuti agli agenti esterni.

Le guarniture Sram hanno le corone accoppiate, un altro motivo che aumenta la precisione della rilevazione
Le guarniture Sram hanno le corone accoppiate, un altro motivo che aumenta la precisione della rilevazione
Perché Quarq ha scelto di integrare il power meter nella guarnitura?

Tutto quello che esprimiamo sui pedali passa dalla guarnitura. Un power meter integrato nella guarnitura è maggiormente controllabile e offre una rilevazione accurata nel tempo, oltre ad essere una peculiarità di Quarq fin dalla primissima produzione.

Diverso dall’averlo ad esempio nei pedali?

Per quanto concerne la misurazione va tenuto in conto che a seconda del sistema utilizzato possiamo misurare la potenza effettivamente scaricata a terra o più direttamente quella da noi erogata sui pedali. Le due cose non sono equivalenti. Diciamo che integrare il power meter nella guarnitura permette di leggere i dati minimizzando le perdite meccaniche, quello che non avviene per esempio con i pedali. La misurazione tramite il pedale può essere corretta, ma purtroppo il sistema non tiene conto, ad esempio della torsione naturale della pedivella.

Perché la scelta di usare una batteria non ricaricabile integrata?

Usiamo le CR2032, perché sono batterie più facili da reperire in qualsiasi parte nel mondo e offrono una buona stabilità del prodotto. La scelta di non integrare una batteria ricaricabile è dovuta principalmente all’aggravio di peso e per una questione di costi, per noi come Sram e anche per l’utente finale. Ad oggi il nostro Quarq permette di usare una batteria 2032 per oltre 300 ore.

Ci sono dei componenti della trasmissione che possono influire sulla rilevazione dei watt?

Sì ci sono ed è un altro dei motivi che hanno contribuito ad integrare il power meter nella guarnitura. Ogni componente rappresenta una variabile e riprendo la considerazione fatta in precedenza, riferita ai power meter nei pedali. Ma ad esempio anche la catena è un veicolo che disperde energia. Quest’ultima influisce negativamente sulla rilevazione degli strumenti posizionati nei mozzi.

I pedali con il power meter, utilizzati in ambito pro’, non di rado solo come sistema di aggancio della scarpa
I pedali con il power meter, utilizzati in ambito pro’, non di rado solo come sistema di aggancio della scarpa
La corona che alloggia il power meter ha lavorazioni particolari?

Le corone e come sono costruite, ma anche come sono disegnate. Un esempio: le corone dei nuovi sistemi eTap tengono conto anche della misurazione attraverso il power meter, perché vogliamo avere il maggiore controllo possibile sulla precisione del sistema. Il design delle corone Sram tiene conto dell’integrazione con il power meter.

Con l’aumento dei dispositivi che utilizzano wi-fi, bluetooth e Ant+ si possono verificare delle interferenze?

Può capitare e il paradosso è che può succedere indoor, difficile e quasi improbabile che si verifichi un contrasto in ambito outdoor. In quest’ultimo caso, le eventuali interferenze sono di 2/3 secondi, irrilevanti nei termini di accuratezza della rilevazione del sistema.

Il power meter Assioma sulla bici d’oro di Anna Kiesenhofer

20.08.2022
4 min
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Avete mai sentito parlare di Assioma? Noi sì, già da qualche anno e per i meriti ottenuti da questi specifici misuratori di potenza prodotti da Favero Electronics: tutti italiani e caratterizzati da più di un particolare estremamente innovativo

Qualche caratteristica? Intanto la rilevazione, che avviene direttamente dal pedale. La leggerezza (appena 150 grammi). Sono installabili in pochi secondi, sono compatibili sia Bluetooth che ANT+, ed hanno un sistema di calibrazione automatica. Sono impermeabili (per davvero!), essendo il corpo pedale completamente privo di elettronica in quanto racchiusa in un blocco di resina bicomponente. Sempre in tema di compatibilità, possono essere utilizzati sia con tacchette Shimano che Look Keo. E poi la specialità della casa… Molti power meter calcolano difatti la potenza usando la velocità angolare media per rotazione, invece della reale velocità angolare instantanea. Questo aspetto potrebbe introdurre un errore addizionale fino al 4.5% rispetto all’accuratezza dichiarata.
Assioma, invece, grazie al proprio ed esclusivo sistema IAV Power, ed al giroscopio integrato, è in grado di garantire la stessa accuratezza del ±1% con qualsiasi tipo di pedalata: anche con le corone ovali…

Sul podio olimpico di Tokyo, Anna Kiesenhofer davanti a Van Vleuten e Longo Borghini
Sul podio olimpico di Tokyo, Anna Kiesenhofer davanti a Van Vleuten e Longo Borghini

Una garanzia… olimpica

Un’importante testimonianza circa la qualità e l’affidabilità del “power meter” Assioma di Favero Electonics l’abbiamo letteralmente scovata nell’interessante blog – del quale riproponiamo qualche breve passaggio – che la stessa azienda trevigiana propone attraverso il proprio spazio ufficiale sul web. Ci ha difatti molto incuriosito una intervista che lo staff del marketing e della comunicazione di Favero ha realizzato assieme ad Anna Kiesenhofer, l’atleta austriaca che alle olimpiadi di Tokyo 2020 ha vinto inaspettatamente l’oro nella prova in linea. Anna come è ben noto è una matematica, oltre ad essere una utente Assioma di lunga data. E proprio l’approccio di una matematica, sia nella carriera lavorativa quanto in quella ciclistica/agonistica, rende la Kiesenhofer un riferimento importante per poter analizzare ciascun dato e ogni singola variabile, perfezionando i più piccoli dettagli utili al raggiungimento dei propri obiettivi.

«Premetto – ha subito puntualizzato la Kiesenhofer – che si, ho usato Assioma il giorno in cui ha vinto la medaglia d’oro ai Giochi Olimpici di Tokyo 2020… Quando ho iniziato ad allenarmi con la potenza? Era il 2014, ed ero solamente una ciclista amatoriale. Il motivo per cui ho iniziato è che come matematico volevo avere dati precisi per strutturare e analizzare la mia formazione e i miei progressi. Voglio dire, se non hai numeri, come fai a vedere se stai migliorando o no?».

Eccoli i power meter che la campionessa olimpica monterà sulla sua bicicletta dorata
Eccoli i power meter che la campionessa olimpica monterà sulla sua bicicletta dorata
Perché suggeriresti di allenarti con un misuratore di potenza?

In realtà esistono più ragioni. E’ un modo oggettivo per misurare l’intensità dell’allenamento, e penso che sia anche fondamentale quando si gareggia: si evita di partire troppo forte oppure troppo… facili. Inoltre, se stai seguendo uno specifico piano di allenamento, come fai a sapere se tutto sta funzionando? È fondamentale avere i numeri.

Ti sei allenata con Assioma prima di vincere la medaglia d’oro: perché hai scelto questo specifico brand?

Avevo bisogno di qualcosa di facile da usare. Facile da installare e facile da spostare su più biciclette. Considerazioni pratiche, è vero, ma cercavo anche e soprattutto un misuratore di potenza affidabile. Avevo degli amici che lo avevano già testato e me lo hanno caldamente consigliato.

In che modo Assioma ti aiuta nella tua attività ciclistica quotidiana?

Pianifico il mio allenamento in anticipo, con i numeri, e mi pongo degli obiettivi. Poi lo analizzo alla fine della sessione. Ho centrato il bersaglio? Come mi sono sentita? Sono migliorata? Anche i numeri sono motivanti. Se hai degli obiettivi specifici in termini di numeri senti di volerli raggiungere. Il tuo corpo non è una macchina, però, se non raggiungi i numeri… va bene lo stesso. Oggi non è il giorno, ma domani potrebbe esserlo.

Favero Electronics collabora con la squadra femminile UAE team ADQ
Favero Electronics collabora con la squadra femminile UAE team ADQ
Quali sono i dati più importanti per te?

Per l’allenamento sicuramente i numeri relativi alla potenza. Mi danno subito un feedback sulla mia performance. Quando faccio sforzi duri, l’equilibrio della pedalata gioca un ruolo particolarmente importante perché così so di avere una certa asimmetria nelle gambe e cerco di compensarla.

Cosa preferisci di Assioma?

Ci sono diverse caratteristiche che mi piacciono molto, è difficile scegliere. Come detto è facile da installare e scambiare tra le bici. Per l’analisi del bilanciamento della pedalata che rappresenta un vantaggio rispetto ai misuratori di potenza tradizionali. Infine, anche il prezzo è un punto di forza.

Favero

Garmin Rally, il power meter è parte di un ecosistema

30.04.2022
7 min
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I pedali Garmin Rally integrano il misuratore di potenza, ma sono anche uno strumento che fa parte di un vasto ecosistema. I bike computer gps con tutte le loro funzioni, senza dimenticare gli smartwatch, sfruttabili anche in ambito bicicletta. La app di gestione Garmin e i radar della piattaforma Varia, ma anche gli smart trainer Tacx, fino ad arrivare al power meter Rally: tutti strumenti che fanno parte dell’ecosistema Garmin.

Ecosistema, una parola che sentiremo nominare sempre di più in futuro che bene identifica il percorso intrapreso dal mondo della bicicletta. Ora ci focalizziamo sul primo punto di rilevazione dei watt, ovvero i pedali Rally.

Garmin Rally power meter

Al di la della natura dello strumento, il pedale con il power meter integrato è da considerare una leva di primo livello, ovvero il primo punto dove noi scarichiamo la potenza durante il gesto atletico. Inoltre, grazie alla valutazione degli appoggi, si può determinare anche la qualità della potenza espressa.

Le leve di 2° e 3° livello (i power meter posizionati nelle pedivelle e negli spider) non riescono a quantificare i punti di appoggio sul pedale. Questo fattore gioca un ruolo fondamentale anche per una valutazione estremamente soggettiva del posizionamento delle tacchette. Un power meter che sconfina nella biomeccanica di precisione? Decisamente si, Garmin Rally è anche questo.

La versione Garmin Rally, con corpo Shimano
La versione Garmin Rally, con corpo Shimano

Di cosa parliamo

Garmin Rally è stato lanciato ufficialmente nel corso del 2021. In un certo senso è l’evoluzione dei pedali e power meter Vektor, in realtà si tratta di un prodotto completamente nuovo, soprattutto per quanto concerne il cuore del sistema.

Il corpo esterno, quello che consideriamo il pedale è come un involucro, disponibile nelle versioni per Look Keo e Shimano road, ma anche in quella dedicata all’off-road sulla base SPD. Il centro di tutto però è il mandrino (quello che comunemente chiamiamo il perno del pedale), comune alle tre versioni. E‘ possibile utilizzare un solo mandrino e spostarlo a piacere, in base alle necessità.

La tensione avviene grazie ad una chiave a brugola
La tensione avviene grazie ad una chiave a brugola

Il misuratore di potenza, con i sensori è perfettamente integrato e annegato nell’asse, tant’è vero che il power meter non necessita dello zero off-set, ma solo della calibrazione (consigliata come per tutti i dispositivi di questa categoria) precedente all’utilizzo. Il corridoio centrale del pedale, quello che ospita l’asse, è completamente incamiciato. Significa che le viti di chiusura non tirano su zone filettate in plastica, con il rischio di rovinare il pedale.

Un altro aspetto da non tralasciare è il fattore Q, che è di 53 millimetri, uguale ad un pedale standard come ad esempio Look Keo. Il valore è comunque modificabile grazie all’utilizzo delle rondelle da posizionare tra la battuta della pedivelle e il pedale.

La batteria è sostituibile

La batteria viene inserita nel vano laterale, una per parte della famiglia CR1, oppure due (LR44) per parte e sovrapposte. L’autonomia dichiarata è di 120 ore, variabile in base alle condizioni meteorologiche. Garmin Rally comunica con i devices tramite il protocollo Ant+ (quindi, non solo i dispositivi Edge) e con lo smartphone in modalità Bluetooth.

Vantaggi e svantaggi

I vantaggi (tanti) sono legati ad uno strumento di lavoro che è anche molto divertente da usare al pieno delle sue potenzialità. Queste ultime trovano la giusta e completa espressione grazie alle funzionalità di un dispositivo Edge, legate alla dinamica della pedalata (e anche dopo, con lo scarico dei dati e la lettura tramite app).

Il bilanciamento è solo l’ultima di questa, perché con il Garmin Rally è possibile valutare quanto tempo si passa in piedi sui pedali. Oppure si legge la power phase, ovvero in quale punto del pedale si applica una maggiore potenza, ma ancora aiuta a vedere il punto off-set ottimale tra tacchetta e pedale. Quest’ultima funzione aiuta a capire eventuali anomalie generate in fase di montaggio del cleat.

Un power meter di questo genere è semplice da montare e smontare, facile da portare da una bicicletta ad un’altra e non ha bisogno di attrezzature sofisticate per il montaggio. Uno svantaggio può essere l’esposizione verso l’esterno della bicicletta e l’essere soggetto a prendere colpi, oppure toccare l’asfalto. E’ pur vero che il prodotto è stato sviluppato per essere duraturo e poco soggetto a subire le incurie di un utilizzo intenso. Il pedale si dimostra robusto e sostanzioso in ogni parte, anche quella legata al punto di regolazione della molla di tensione.

A confronto col passato

Se dovessimo fare un confronto con il passato, con i misuratori di potenza al pedale, il Garmin Rally è tutta un’altra storia. E’ perfettamente accostabile e comparabile con i misuratori “tradizionali” non a pedale. A prescindere dal campo di rilevazione impostato sul computerino (intervallo temporale per la rilevazione), il Rally ha una rilevazione fluida ed equilibrata, molto ben filtrata anche nei momenti di rilancio e di estrema pressione sui pedali. Non va quasi mai a zero, perché anche quando non si fanno rivoluzioni, un minimo di pressione è naturale.

La valutazione istantanea ed in movimento dell’appoggio sul pedale
La valutazione istantanea ed in movimento dell’appoggio sul pedale

Look oppure Shimano

Il nostro percorso di conoscenza del Garmin Rally è composto da vari step, tra questi lo sviluppo del lavoro grazie all’utilizzo delle due piattaforme di aggancio. Fra Look Blade e Shimano, non ci sono differenze in fatto di rilevazione e di approccio. Le variabili principali sono legate alle tacchette e alle differenze in fase di posizionamento, a parità di gioco laterale (abbiamo usate quelle fisse per entrambi).

In conclusione

Il Garmin Rally non è un compromesso, né per quanto concerne il pedale, né per quello che riguarda il sistema power meter. E’ uno strumento tosto, robusto e ben strutturato, tutti fattori che nell’insieme emergono in un eventuale contatto con l’asfalto, come nel nostro caso. Una riga, una limata, con il misuratore che rimane perfettamente efficiente, come se nulla fosse successo.

E poi c’è tutta la parte legata all’elettronica del pedale, quella che forse più interessa l’utente che acquista questa tipologia di prodotto, combinata con la app Garmin. Ecco che in questo caso abbiamo a disposizione uno strumento di valutazione di alta qualità, facile da leggere e da interpretare. Insomma, è un valido aiuto per tante tipologie di utenti. Questo, per certi versi diventa la porta d’ingresso a quell’ecosistema che abbiamo tirato in ballo all’inizio. Il Garmin Rally è, tecnicamente parlando, un po’ per tutti, per tutte le discipline e pur essendo un power meter prima di ogni altra cosa, diventa anche uno strumento di valutazione per un setting corretto e ottimale (giusto per fare un esempio).

Garmin

La KTM Revelator Alto del Tirol KTM Cycling Team

20.04.2022
4 min
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Al Tour of the Alps 2022 le curiosità tecniche non mancano. Abbiamo fotografato la bicicletta della squadra austriaca Team Tirol-KTM, che utilizza il frame KTM Revelator Alto, uguale al modello disponibile per il consumatore finale. Inoltre ci siamo fatti raccontare alcune scelte tecniche, direttamente dal meccanico del team Jaques Horn.

Jaques Horn, giovane meccanico del team
Jaques Horn, giovane meccanico del team
Quanto pesa la bici?

In questa configurazione si varia tra i 7,2 e 7,3 chilogrammi, un buon compromesso, ma possiamo alleggerire il mezzo. Le ruote sono ottime, ma non sono il top di gamma in fatto di peso ridotto e poi abbiamo il cockpit in alluminio.

Utilizzate sempre i tubeless?

Si, ormai solo tubeless e con la sezione da 28. Sembrano più piccoli perché il canale interno delle ruote è mediamente piccolo e quindi lo pneumatico non spancia troppo verso l’esterno del cerchio. Per questa tipologia di tubeless utilizziamo un range di pressioni compreso tra le 5 e 5,8 bar. Dipende ovviamente dalle indicazioni del corridore e anche dal meteo.

Il framekit “standard”

Come sottolineato durante il test della Revelator Alto, l’azienda austriaca fornisce il kit standard anche ai corridori pro. Cambiano gli allestimenti, ma si tratta del telaio e della forcella del catalogo. Tutti gli atleti presenti al ToTa hanno il modello Revelator Alto.

Sram Red e Force. Ma quei pedali?

La combinazione delle corone anteriori è 50/37, presente in commercio e buona parte dei corridori hanno la guarnitura con il power meter Quarq, per lo meno il sensore. La soggettività maggiore riguarda i pignoni posteriori, anche se molti corridori hanno optato per la scala 10/33.

Hanno attirato la nostra attenzione i pedali SpeedPlay/Wahoo, sponsor del team e già nella versione power meter. Eppure il Quarq è bene visibile nella guarnitura, scelta che abbiamo documentato anche in occasione della Roubaix, sulle Cannondale della EF.

Dai pedali a sgancio al reggisella di Mohoric, Fondriest racconta

27.03.2022
7 min
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La bicicletta ha più di 200 anni. E’ cambiata, si è evoluta, modificata e non smette di cambiare. Eppure alcuni passaggi storici hanno segnato più di altri la sua crescita. I freni a disco è solo l’ultimo dei tanti sanpietrini che tassellano il sentiero che percorre la bicicletta. La posizione in sella, l’aerodinamica e tutti i componenti votati a massimizzare quei “marginal gains” (per usare un aggettivo tanto di moda) che messi insieme fanno la differenza. I pedali a sgancio rapido, il carbonio e le ruote ad alto profilo. Il cambio elettronico e l’abbigliamento, ma anche quel richiamo al comfort funzionale alla performance e non è solo il reggisella telescopico. Affrontiamo di petto l’argomento con un Campione del Mondo e appassionato della tecnica legata al mezzo meccanico, Maurizio Fondriest.

Nel 1988 Fondriest vince il mondiale di Renaix, dopo il pasticcio di Bauer e Criquelion
Nel 1988 Fondriest vince il mondiale di Renaix, dopo il pasticcio di Bauer e Criquelion
Se Fondriest dovesse dare un ordine alle cose, quali sono le innovazioni che hanno fatto la differenza nell’evoluzione della bicicletta?

Il percorso evolutivo della bici è composto da tantissimi tasselli, ognuno ha e ha avuto un ruolo importante, alcuni di questi molto più di altri. Facendo una scaletta il primo gradino è occupato dai pedali a sgancio rapido della Look, quelli usati da Hinault. Il secondo dalle leve STI Shimano, le prime ad integrare il cambio, utilizzate per la prima volta da Phil Anderson al Giro del Lazio nel 90. Poi c’è il manubrio da crono usato da Lemond, quando ha vinto il Tour e in parallelo il primo abbigliamento in Lycra usato dagli atleti DDR e dai russi, più o meno gli anni erano quelli, poco prima. In questa classifica è da inserire anche il primo cambio elettronico della Mavic, le ruote ad alto profilo ed il carbonio. E poi il casco, anche se potrebbe essere all’apice della classifica.

Hinault con i primi pedali a sgancio firmati Look, vinse il TDF
Hinault con i primi pedali a sgancio firmati Look, vinse il TDF
Cosa hanno permesso di migliorare i pedali a sgancio rapido?

Il primo vantaggio è stato il miglioramento della sicurezza, soprattutto se si pensa ai vecchi lacci che legavano il piede al pedale e che, in caso di caduta, erano davvero pericolosi. E poi il miglioramento dei componenti, calzature comprese, ha portato ad aumentare anche le prestazioni. Mi raccontò Hinault, che un amico appassionato di sci, aveva iniziato ad utilizzare questo sgancio automatico proprio sugli sci. Hinault ha chiesto se la soluzione era trasferibile alla bici e oggi è difficile immaginare una bici senza i pedali a sgancio.

Il primo pedale automatico Look (foto Look)
Il primo pedale automatico Look (foto Look)
Invece il cambio integrato nei manettini e sul manubrio?

E’ entrato ufficialmente in commercio nel 1991. Ho iniziato ad usarlo proprio in quell’anno alla Panasonic. Pesava quasi 500 grammi in più di quello tradizionale con le levette sulla tubazione obliqua, ma era efficiente e veloce. Ti permetteva di tenere le mani sempre ben salde sul manubrio e quindi si univa velocità della cambiata e sicurezza. Sono due argomenti molto dibattuti anche oggi e sono passati 30 anni.

Un grafico della trasmissione Shimano Di2 a 12 velocità
Un grafico della trasmissione Shimano Di2 a 12 velocità
Come ha influito invece il manubrio da crono di Lemond, sulle bici di oggi?

In realtà ci sono due episodi molto vicini tra loro, il Tour di Lemond e anche gli atleti della DDR che si presentavano alle crono con dei manubri che chiamavamo a corna di bue. Erano le prime appendici che vedevamo e loro avevano una posizione molto vantaggiosa. Tornando a Lemond e alla grande vetrina della Grand Boucle, la sua bici da crono con il manubrio specifico ha dato il via agli studi aerodinamici legati alla bicicletta. Inoltre lui utilizzò due manubri differenti tra il prologo e l’ultima tappa di Parigi. Alla tappa di apertura il manubrio era uno Scott da triathlon, riadattato, mentre a Parigi ha usato un prodotto differente, ma comunque specifico per la bici da crono. Oggi la ricerca dell’aerodinamica non è solo legata alle crono, ma a tutto il segmento bici.

E per quanto riguarda l’abbigliamento?

L’abbigliamento moderno e la sua estremizzazione dei tessuti, del fitting e dell’ergonomia, hanno stravolto il concetto di comfort, di aerodinamicità dell’atleta e hanno contribuito a far capire alcuni aspetti positivi dell’abbassamento di peso. Prima si correva con le maglie di lana, pesanti ed ingombranti. I primi ad usare dei prodotti aderenti, sembravano quasi dei body, sono stati i corridori DDR.

Anche l’industria tessile ha contribuito al processo di evoluzione del settore, Fondriest racconta…
Anche l’industria tessile ha contribuito al processo di evoluzione del settore
Il cambio elettronico, le ruote ad alto profilo ed il carbonio quali benefici hanno portato?

L’elettronica ha dato il via ufficiale all’integrazione e all’ingresso di nuove tecnologie in un settore che era un po’ statico da molti anni. All’epoca la trasmissione Mavic non funzionava in modo ottimale, ma la categoria è cresciuta e oggi i corridori pretendono il cambio elettronico. Si narra che Zulle perse il Tour perché si blocò il cambio durante la crono. Le ruote ad alto profilo hanno permesso di aumentare le velocità e di sfruttare le masse in movimento. Le prime sono state le Campagnolo Shamal. Il gruppo di bici e di corridori che si muove è una massa che si sposta. Il carbonio ha fatto abbassare i pesi, ma ci sono voluti alcuni anni prima di raggiungere un bilanciamento ottimale tra leggerezza e rigidità. Le materie composite hanno cambiato le forme di bici e tubazioni, ma in questo passaggio faccio rientrare anche l’alluminio. E poi ci sono anche i freni a disco, che hanno cambiato la bici da corsa dopo 200 anni.

Nelle tappe veloci e nelle crono, Pantani usava le Shamal
Nelle tappe veloci e nelle crono, Pantani usava le Shamal
La bicicletta moderna è il risultato di tante cose messe insieme?

Si, perché oltre a quelle citate ci sono una serie di innovazioni che hanno contribuito a far evolvere il settore. Ci sono i tubeless, ma li trovo una soluzione che non ha stravolto la categoria. C’è il power meter, ma più che lo strumento preferisco identificare la capacità di leggere i numeri, i dati e di come questi hanno cambiato il modo di allenarsi. Io ad esempio ho usato il primo misuratore nel 93, ma all’epoca non c’era la coscienza e la conoscenza per sfruttare le potenzialità del prodotto.

Computerini, dati e numeri, tanta elettronica nel ciclismo di oggi, potrebbero rientrare anche i canali social
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E poi ci hai nominato il casco integrale

Sono stato il primo ad usare il casco integrale e rigido, era il 1993. Da li non ho mai più tolto il casco ed in gruppo talvolta ero l’unico ad averlo indossato. Da li in poi la sicurezza è cambiata in maniera decisa, per fortuna.

Mohoric ha usato una scultura per poter montare il reggisella telescopico, secondo Fondriest un’ottima idea
Mohoric ha usato una scultura per poter montare il reggisella telescopico
Se ne parla ancora in questi giorni, cosa pensa Fondriest del telescopico usato da Mohoric?

Lo ha provato in precedenza e dobbiamo contestualizzarlo all’evento Sanremo che abbiamo vissuto lo scorso fine settimana. Non lo vedo come un’innovazione e non mi stupirei se fosse vietato dall’UCI.

Cosa possiamo aspettarci dal futuro della bici?

Credo che la ricerca punterà molto sulla riduzione degli attriti, sulla trasmissione in molti comparti della bicicletta. Anche in questo campo le tecnologie hanno fatto passi da gigante. E poi mi immagino la trasmissione senza catena, perché è stato cambiato tutto, ma parliamo ancora della bicicletta che si muove grazie ad un componente come la catena.