Coppi e Bartali, percorso per attaccanti. Domani il via

18.03.2024
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Cinque tappe che animeranno questo marzo fino alla vigilia della campagna del Nord. Stiamo parlando della Settimana Internazionale Coppi e Bartali, la storica corsa organizzata dal GS Emilia. In programma dal 19 al 23 marzo, la prova dedicata ai due campionissimi italiani partirà domani da Pesaro per concludersi sabato a Forlì. Una partenza da Grande Giro e un arrivo di altrettanta bellezza con quel sapore di ciclismo d’altri tempi che solo un teatro come il Velodromo Glauco Servadei è in grado di regalare. Scopriamo il percorso e le insidie di questa Coppi e Bartali 2024 insieme all’organizzatore Adriano Amici (in apertura il podio dell’edizione 2023, vinta da Mauro Schmid su Shaw ed Healy). 

La prima tappa da Pesaro a Pesaro
La prima tappa da Pesaro a Pesaro

Da Pesaro a Pesaro

La partenza come detto avverrà in terra marchigiana, per la prima volta nella storia della corsa. La Coppi e Bartali sarà infatti ospitata da Pesaro, Capitale della Cultura italiana 2024. La tappa si snoderà dopo aver varcato il confine regionale, tra le città romagnole. Un percorso nervoso che sale su e giù incontrando nel finale il Mar Adriatico: 109 chilometri, con 1.450 metri di dislivello.

«E’ una tappa un po’ strana – spiega Adriano Amici, organizzatore storico – perché è abbastanza difficile. Pochi chilometri, 109, pertanto sembra facile invece non è così, perché lungo il percorso ci sono dei dislivelli notevoli. Quella che potrebbe fare la differenza, dal mio punto di vista, è la parte finale quando si farà la Panoramica da Gabicce Monte a Pesaro, quindi già una prima tappa movimentata».

Da Riccione a Sogliano

Nella seconda tappa si riparte dalla Romagna, con una tappa iconica della Coppi e Bartali. Da Riccione a Sogliano al Rubicone sono in programma 140 chilometri con 2.900 metri di dislivello che si sviluppano su e giù per le colline ripide e per nulla banali dell’Appennino riminese. Una frazione che tre anni fa consacrò un giovane Jonas Vingegaard al successo.

«E’ una tappa – afferma Amici – che stiamo verificando perché è franata una strada e forse saremo costretti a cambiare leggermente il percorso, se non riescono a ripristinarla in tempo. Questa però rispecchia quella che vinse Vingegaard nel 2021, pertanto con la salita che porta a Sogliano sul Rubicone, diventa una giornata secondo me abbastanza severa. Anzi, sono sicuro che lo sarà».

Riccione il teatro della terza tappa
Riccione il teatro della terza tappa

Da Riccione a Riccione

Da Riccione a Riccione, si rimane nei dintorni della tappa precedente, ma con un copione diverso e un finale tutto da scrivere. Una partenza e un arrivo di rito per questa frazione: non a caso la città marittima ospita la Settimana Internazionale Coppi e Bartali per il quinto anno consecutivo. 134 chilometri con 2.630 metri di dislivello vedono nel Passo San Marco e nella salita di San Marino le due insidie regine dalla terza frazione.

«Riccione-Riccione – dice Amici – con il Passo San Marco esattamente come l’anno scorso, forse è la più difficile per il chilometraggio e anche per le salite che ci sono, come quella fino a San Leo e lo sconfinamento a San Marino. Sarà il giorno per chi vuole farsi valere quando la strada sale e una bella scossa per la classifica».

Cinque volte il Monticino su e giù da Brisighella
Cinque volte il Monticino su e giù da Brisighella

Da Brisighella a Brisighella

Il giorno degli attaccanti. Non che gli altri non lo siano, ma la tappa Brisighella-Brisighella vede un vortice di giri (cinque complessivi) con un passaggio costante sul GPM del Monticino. Una salita che sarà protagonista anche del passaggio del Tour de France a luglio. 150 chilometri con 2.350 metri di dislivello che vedono partenza e arrivo in uno dei borghi storici più belli d’Italia e legati da sempre al ciclismo. 

«Una tappa molto bella con la partenza dal fantastico borgo di Brisighella – spiega Amici – che con la sua Rocca ha un fascino davvero importante. E’ una frazione adatta forse ai colpi di mano quindi ad attacchi. Chi vuole giocare il jolly ha il terreno giusto. Non è che sia durissima però è comunque insidiosa. La tappa è stata fatta in collaborazione con Davide Cassani. Abbiamo ragionato di non renderla così severa in funzione del giorno dopo».

Da Forlì a Forlì

L’epilogo della Settimana Internazionale Coppi e Bartali avrà, come detto, nel teatro del velodromo Glauco Servadei di Forlì. Un arrivo d’altri tempi, con i corridori che, dopo aver scalato la Rocca delle Caminate e fatto cinque volte i “muri” di Polenta e Bertinoro, arriveranno nelle curve ripidissime della pista in cemento per consacrare il vincitore di tappa e quello della classifica generale. Da Forlì a Forlì in 157 chilometri con 2.750 metri di dislivello. 

«La corsa arriva a Forlì – conclude Amici – si farà cinque volte la salita di Bertinoro e Polenta. A differenza dell’anno scorso che terminammo la corsa con la cronometro vinta da Cavagna, che fu molto bella, quest’anno niente corsa contro il tempo. Sarà una frazione che non lascia respiro e si concluderà nel bellissimo velodromo Glauco Servadei che l’anno scorso ha ospitato l’arrivo della terza tappa. Abbiamo sei squadre WorldTour con corridori importanti, speriamo che si diano battaglia. Avremo sicuramente un nuovo vincitore che si aggiungerà all’albo d’oro di prestigio che la Coppi e Bartali vanta».

Tour dei Campioni, prima tappa. Partiamo da Tavullia

16.07.2023
7 min
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TAVULLIA – Chi lo dice che moto e bici siano incompatibili tra loro o distanti anni luce? Pur nel rispetto reciproco che le due categorie devono adottare sulle strade, ci sono diversi punti in comune. Innanzitutto il senso di libertà nel viaggiare a cavallo del proprio mezzo. La possibilità di raggiungere borghi e luoghi che spesso in auto vengono ignorati. Lo spirito di gruppo che si consolida con gli altri membri della propria comitiva. La pianificazione di una vacanza in sella o anche solo il fermarsi per consultare la mappa, cartacea o digitale che sia. Certo, il motore fa una bella differenza, ma oggi le e-bike hanno lanciato un ulteriore ponte tra centauri e pedalatori.

E dove poteva consolidarsi il binomio moto/ciclismo se non in quella terra, a cavallo tra Marche e Romagna, che è stata una fucina di campioni quali Valentino Rossi, Marco Simoncelli, Nicky Hayden (e continua ad esserlo nella MotoGp con Franco Morbidelli e Luca Marini)? E che, al tempo stesso, è anche un territorio felice per gli amanti della bici, tra l’azzurro dell’Adriatico e le verdi colline dell’entroterra?

Il ranch di Valentino

Ecco allora che ci troviamo a pedalare sul “Tour dei Campioni”, un percorso cicloturistico che da Tavullia (comune capofila del progetto) tocca le località di Gradara, Misano Adriatico, Coriano, Montescudo/Montecolombo e Morciano di Romagna. Ci fanno compagnia i ragazzi e le ragazze del Team Fisioradi, che vediamo arrivare come una nuvola bianca per via delle loro divise.

L’appuntamento è sotto il mitico muraglione di Tavullia dove campeggia lo striscione inneggiante all’idolo di casa, Valentino Rossi, che con le sue gesta ha reso famoso in tutto il mondo questo angolo della provincia di Pesaro. Ci muoviamo verso Gradara superando proprio il “ranch”, la pista divenuta il “luna park” di Rossi e della sua ciurma.

Con Paolo e Francesca

Gradara è nota come “Capitale del Medioevo” per via delle sue rievocazioni storiche, che valorizzano il proprio patrimonio culturale. Il borgo (nella foto di apertura il nostro ingresso in città) è cinto da possenti mura e la rocca malatestiana, quattrocentesca, è l’attrattiva principale. Secondo tradizione, proprio in questo castello avvennero le gesta dolci e amare tra Paolo e Francesca, narrate da Dante nel V Canto dell’Inferno.

Due passi a piedi sul ciottolato accanto ai turisti e risaliamo in sella per scendere tutti in gruppo verso il mare, verso Misano Adriatico. Qui, poco prima di raggiungere il lungomare, veniamo piacevolmente sorpresi da una striscia blu sull’asfalto: è la pista ciclabile “Ecovia” inaugurata lo scorso 2 giugno ed è un piacere per lo sguardo vedere vacanzieri di tutte le età percorrerla avanti e indietro in sella alle loro bici. Facciamo un salto nei pressi del moderno porticciolo di Portoverde e proseguiamo, in questo connubio di moto e bici, verso l’autodromo di Santa Monica dove, oltre al Motomondiale, si svolge anche l’annuale Italian Bike Festival (la prossima edizione si svolgerà dal 15 al 17 settembre). Oggi però niente stand di bici sul piazzale, ma ci affacciamo sulle tribune per ammirare le auto sportive che si impegnano a saltare sui cordoli.

A casa del Sic

Il Misano World Circuit è intitolato a Marco Simoncelli e noi riprendiamo a pedalare verso l’entroterra in direzione della sua Coriano. Superiamo Misano Monte e, tra campi coltivati a vite e ulivo, eccoci nel centro abitato, dove è d’obbligo una visita al museo “La Storia del Sic”. Qui ci sono le moto, le tute, i caschi, le foto e i video del tanto gioviale quanto sfortunato pilota scomparso nel 2015.

Col sole ormai alto e la zip della maglia quasi tutta aperta, solchiamo la cresta delle colline che in lontananza lasciano ammirare l’inconfondibile profilo di San Marino e del Monte Titano. Raggiungiamo il comune sparso di Montescudo-Monte Colombo dove pedaliamo accanto all’ombra della Torre Civica e quindi puntiamo verso Est per la via del ritorno.

Ritorno a Tavullia

L’ultimo borgo sul nostro percorso è Morciano di Romagna. In estate la sua area verde al centro del paese prende vita con spettacoli teatrali all’aperto, concerti e film, e soprattutto la sua Notte Bianca delle Stelle richiama turisti dalla Riviera grazie alle animazioni degli artisti ed alla partecipazione degli astrofili. 

Dopo circa 70 chilometri e 1.000 metri di dislivello facciamo ritorno a Tavullia e salutiamo il gruppo di amici di Fisioradi che ci ha accompagnato per questo Tour dei Campioni: un’ottima opportunità per vedere da un’altra angolazione questo tratto di Riviera Adriatica e le sue colline, ovviamente dal sellino di una bici!

Rossini-Raffaello: aziende e territorio vincono assieme

21.06.2023
3 min
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E’ oramai questi tutto pronto per la disputa, domenica prossima 2 luglio, dell’edizione numero due della Rossini-Raffaello – Memorial Marco Ragnetti, la gara in linea riservata alla categoria allievi con partenza dal centro di Pesaro ed arrivo fissato nella meravigliosa Urbino proprio difronte alla celebre facciata rinascimentale del Palazzo Ducale. E giusto qualche giorno fa, presso la Sala Rossa del Comune di Pesaro, si è tenuta la conferenza stampa di presentazione di questo importante evento giovanile, manifestazione che quest’anno sarà valevole per l’assegnazione della maglia di campione regionale: una bellissima novità per una competizione che cresce veloce…

All’incontro di presentazione hanno partecipato gli organizzatori Maurizio Radi, del Fisioradi Medical Center, e Giacomo Rossi, titolare quest’ultimo della struttura Cà Virginia Country & Wellness Resort, e poi Fabio Francolini, Presidente FCI della provincia di Pesaro-Urbino e vice presidente AlmaJuventusFano, insieme a Michele Sgherri consigliere AlmaJuventusFano. Oltre a loro, presenti anche le principali autorità pubbliche a testimoniare l’importanza fondamentale di una coalizione esistente tra settore privato e pubblico con l’obiettivo di alzare il livello di qualità dello stesso progetto agonistico. Presenti tra il pubblico degli intervenuti anche i genitori di Marco Ragnetti, il giovane corridore marchigiano al quale viene dedicata la manifestazione. 

La Rossini-Raffaello, gara dedicata agli allievi, è alla sua seconda edizione
La Rossini-Raffaello, gara dedicata agli allievi, è alla sua seconda edizione

Un valore per il territorio

E proprio Maurizio Radi anche quest’anno ha voluto rimarcare l’importanza dell’evento, un progetto che unisce due città come Pesaro (Rossini) e Urbino (Raffaello) attraverso una gara ciclistica di 80 chilometri in grado di toccare diversi Comuni dell’entroterra della provincia. Radi stesso ha anche riportato alcuni numeri molto significativi della scorsa edizione: i soggiorni negli hotel della zona (150 persone), il numero delle persone che hanno pranzato nei ristoranti tra Pesaro e Urbino (600/650), mentre oltre 1.000 sono state le persone che si sono riversate sulle strade lungo il tracciato di gara

Un progetto nato con il supporto del Fisioradi Medical Center
Un progetto nato con il supporto del Fisioradi Medical Center

A rimarcare l’importanza della gara ciclistica, non solo da un punto di vista sportivo ma considerando anche l’aspetto del cicloturismo, sono stati Giacomo Rossi, sostenuto dall’Assessore allo Sport di Pesaro Mila della Dora, ed il Consigliere regionale Andrea Biancani. Entrambi hanno ricordato il forte investimento realizzato per una mobilità sostenibile, un investimento che ha conferito un valore aggiunto a tutta la Provincia di Pesaro. 

Fisioradi Medical Center

I tre anelli di Pesaro Rebirth? Ve li spieghiamo noi

14.07.2022
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Il Carpegna che abbiamo affrontato nel nostro tour si trova nella provincia di Pesaro-Urbino e si affianca ai tre anelli proposti da Marche Outdoor per quest’area. La traccia dell’ascesa e i suoi dati tecnici sono comunque riportati nel medesimo portale web come meta imprescindibile per ogni appassionato di ciclismo. Tuttavia, come detto, i tre anelli di Pesaro-Urbino Rebirth si trovano leggermente più a sud. Vediamoli da vicino.

Colline a perdita d’occhio, le Marche hanno poco da invidiare ad altre regioni
Colline a perdita d’occhio, le Marche hanno poco da invidiare ad altre regioni

Pesaro Rebirth, il primo

Il primo parte proprio da Pesaro e si snoda per 131 chilometri in parte lungo la costa, in parte nell’entroterra. Si lascia il capoluogo verso Nord e subito si sale sul promontorio di Gabicce con uno strappo di 2 chilometri e mezzo, ma prima di entrare in Romagna si svolta per scendere nell’entroterra verso Gradara, dominata dal famoso castello in cui, secondo la leggenda, si è consumata la tragica vicenda di Paolo e Francesca raccontata da Dante nella Divina Commedia.

Di qui una salita di 5 chilometri al 5 per cento porta fino a Monteluro, e la successiva discesa fino alla valle del Foglia. Al chilometro 40, nei pressi di Gallo, si deve affrontare uno severo strappo di 2,5 chilometri con pendenza media dell’8 per cento per arrivare a Petriano, piccolo borgo con annesso castello medievale. Si rimane a quote collinari per circa 5 chilometri e poi si scende verso la valle del Metauro, il maggiore fiume delle Marche, fino a Fossombrone.

Fossombrone è il punto di partenza e di arrivo del secondo anello
Fossombrone è il punto di partenza e di arrivo del secondo anello

Sull’altra sponda si sale per 2 chilometri al 6 per cento fino al paese di Sant’Ippolito, caratterizzato da una notevole torre dell’orologio in ferro, e poi ancora per un falsopiano per altri 4 chilometri. Il ritorno verso il mare è costellato da saliscendi, fino a Marotta, sul litorale. Gli ultimi 25 chilometri per il rientro a Pesaro sono lungo la Statale Adriatica, con transito nella città di Fano. Dislivello totale: 1.412 metri.

Pesaro Rebirth, il secondo

Il secondo anello di Pesaro-Urbino Rebirth proposto da Marche Outdoor è lungo 138 chilometri, con un dislivello di 1.768 metri. Si parte da Fossombrone e si gira in senso antiorario. La perla di questo tracciato è senz’altro Urbino, con il suo Palazzo Ducale ed i capolavori di Raffaello che qui vi nacque nel 1483. Tuttavia la città simbolo del Rinascimento va prima conquistata superando una salita di 7 chilometri al 5,7 per cento di pendenza media che parte a Isola del Piano.

Urbino fa parte del secondo anello Di Pesaro Rebirth
Urbino fa parte del secondo anello Di Pesaro Rebirth

Da Urbino si rimane in zona collinare con vari saliscendi fino a scendere ad Urbania, posta nella valle del Metauro. Quindi ecco un’altra salita di 7 chilometri, un po’ più facile della precedente, per passare alla vallata sottostante, quella solcata dal Fiume Candigliano, dominata dai 1.525 metri del Monte Nerone. Da Piobbico a Cagli si succedono una trentina di chilometri di sostanziale pianura, prima di ritrovare ascese di rilievo in località Biscina

Di nuovo leggerissima pianura a scendere per circa 25 chilometri, transitando per Pergola, ed in località Passo Castelleone si svolta a sinistra per prendere l’ultima asperità di giornata: 5 chilometri al 5 per cento per salire a Frate Rosa, prima degli ultimi 14 chilometri per il facile rientro a Fossombrone.

Il Monte Catria è una presenza costante di tutti i giri nel territorio pesarese
Il Monte Catria è una presenza costante di tutti i giri nel territorio pesarese

Pesaro Rebirth, il terzo

Il terzo anello è invece un richiamo per gli scalatori, con i suoi 2.562 metri di dislivello collezionati in 136 chilometri. Partenza e arrivo a Pergola: i primi 40 chilometri ripercorrono a ritroso il facile tratto dell’itinerario precedente, quello che passa per Cagli e Piobbico. Qui però la pianura finisce e, dapprima un falsopiano sale verso Pian di Molino, quindi iniziano i 7 chilometri che portano ai 760 metri di Pian di Trebbio.

Sul Monte Catria il Giro è passato nel 2009, con arrivo sul Petrano, con vittoria di Sastre
Sul Monte Catria il Giro è passato nel 2009, con arrivo sul Petrano, con vittoria di Sastre

Si scende proseguendo verso sud-est per altri 25 chilometri, prima di arrivare alla frazione di Chiaserna, poco prima del confine con l’Umbria.

Ora inizia la massima difficoltà di giornata, ovvero la salita al Monte Catria, ovviamente quella del versante marchigiano. Si tratta di una salita vera, 14 chilometri al 6,4 per cento (dislivello di 900 metri) per arrivare a quota 1.400 metri. Segue un’altrettanto lunga discesa verso Frontone, poi l’itinerario ritorna verso l’Appennino per andare a pescare la salita che precede il Monastero di Fonte Avellana (4,6 chilometri al 6,3 per cento), anteriore all’anno Mille e nel cui eremo, secondo la tradizione, vissero 76 tra santi e beati. Discesa e rientro senza particolari difficoltà a Pergola.

Nel silenzio del Carpegna, sotto il cielo del Pirata

14.07.2022
7 min
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Marche Outdoor propone varie soluzioni per gli amanti della bici da strada. Nella provincia di Pesaro Urbino ci sono tre anelli contigui per sbizzarrirsi a piacimento ma, oltre ad essi, nel portale web trova spazio anche la traccia della salita del Monte Carpegna. E noi abbiamo messo nel mirino proprio quella.

Carpegna vuol dire Pantani, non perché il Pirata vi abbia infiammato le folle, ma perché qui costruiva le sue imprese, scendendo da Cesenatico nei suoi allenamenti. Sentiamo che sarà una giornata particolare e che qualcosa succederà..

Via da Ca’ Virginia

Partiamo dal Ca’ Virginia, una country house nell’entroterra tra Pesaro e Urbino. Anticamente era un rustico padronale dei primi del ‘400, mentre ora è una pregiata sistemazione “amica” dei ciclisti. Giacomo Rossi, il titolare, è infatti un cicloamatore reduce dall’ultima Nove Colli e sarà lui a condurci in questo itinerario che lambisce il confine romagnolo.

Inforchiamo le bici sotto un cielo velato, a tratti plumbeo e la prima difficoltà che incontriamo è quella che porta a Sassocorvaro. Si costeggiano le paratie della diga che forma il Lago di Mercatale, si supera il livello dell’invaso e in pochi ma severi tornanti si arriva al paese che domina lo specchio d’acqua dall’alto. Alle nostre spalle si impone la Rocca Ubaldinesca, rinascimentale, soprannominata “Arca dell’Arte” perché durante la Seconda Guerra Mondiale custodì migliaia di capolavori di artisti del calibro di Raffaello, Tiziano, Piero della Francesca, Mantegna… per evitare che fossero trafugati dai nazisti in ritirata o distrutte dai bombardamenti alleati.

Il museo degli spaventapasseri

Riagganciamo i pedali, diamo una tirata di freni per controllare che sia tutto in ordine e ci ributtiamo in discesa per poi puntare al secondo borgo, stavolta arroccato in cima ad uno sperone roccioso. Il suo nome è Frontino, non è molto noto come meriterebbe, ma si fregia di essere nel circuito dei Borghi più belli d’Italia. E in effetti è un piccolo scrigno, dato che in un paio di vie ciottolate lunghe due centinaia di metri racchiude una torre dell’orologio completamente coperta da verdissima edera che lascia libero solo il quadrante con le lancette. C’è poi il museo degli spaventapasseri con i buffi manichini che sbucano da un porticato. Infine ospita il giardino intitolato a Giacomo Leopardi con tanto di busto del poeta portato in dono dalla cittadinanza di Recanati.

La salita è evidentemente dedicata a Pantani e al suo cielo
La salita è evidentemente dedicata a Pantani e al suo cielo

Destinazione Carpegna

Ma è tempo di riprendere il cammino. Ci avviciniamo di buon passo verso gli 800 metri del paese di Carpegna.

«Andrea vuoi due ciliegie?», chiede Giacomo che già si è fermato a bordo strada a saccheggiare l’albero. «Eccolo lì il Carpegna – dice – saliremo al Cippo dal versante est, quello classico».

Aggirato il seicentesco Palazzo dei Principi, iniziano ben presto i 6 chilometri al 10 per cento, tra faggi, querce e cerri. I primi due chilometri ce li prendiamo per studiare la salita, ma arrivati al tornante che mostra “il cielo del Pirata”, come indica la scritta sul muretto, ci rendiamo conto di dove siamo».

Andrea, vuoi un po’ di ciliegie? La stagione è quella giusta…
Andrea, vuoi un po’ di ciliegie? La stagione è quella giusta…

«E’ dura, d’accordo – prosegue – e ci affidiamo all’ultimo pignone. Ma nonostante ciò (o forse proprio per questo) nulla impedisce alla mente di vagare con l’immaginazione e vedertelo lì davanti a te. Pantani che si allena, sfuggire via sui pedali dietro uno dei ventidue tornanti, magari con la divisa rosa del Tour del 2000, oppure con quella classica gialla della Mercatone Uno, con la bandana o forse senza.

Una strada per pensare

«Questa è una salita da meditazione – dice Giacomo tra un respiro e l’altro – fra un po’ supereremo la sbarra che chiude il transito alle auto, la strada si restringerà ulteriormente e io spesso ci vengo apposta anche da solo. In autunno, poi, diventa un tappeto rosso».

Il Pirata romagnolo era solito allenarsi fin quassù
Il Pirata romagnolo era solito allenarsi fin quassù

Ha ragione, è una salita intima: per il suo fascino, per essere immersa nel bosco e dunque sempre all’ombra, per i suoi tornanti che si contorcono su di essa.

Nel silenzio più totale, alla nostra sinistra un piccolo ramo nel bosco si spezza e cade sull’erba. Poi una vocina sbuca dai faggi, taglia le fronde e arriva a noi.

«E’ sul Carpegna che ho preparato tante mie vittorie. Non ho bisogno, prima di un Giro o un Tour, di provare una ad una tutte le grandi salite. Una volta sola, se ricordo bene, sono andato a dare un’occhiata in anticipo al Mortirolo e al Montecampione. Ma in macchina. E non mi è servito neanche molto. Il Carpegna mi basta».

Anche Merckx brillò su questa salita nel 1973: un cartello lo ricorda
Anche Merckx brillò su questa salita nel 1973: un cartello lo ricorda

Una voce nel bosco

Giacomo, ma tu lo hai mai visto Pantani quassù? «Capitava a volte di vederlo sfrecciare in discesa davanti al bar di Carpegna. Oppure sai che faceva? Arrivava qui sopra al Passo Cantoniera, dal versante romagnolo. Li c’è la locanda “Il Mandriano” (dopo ti ci porto). D’inverno Marco… costringeva Roberto, il gestore di allora, a seguirlo con lo scooter per la discesa verso Carpegna che faremo anche noi. E poi di nuovo su per questa salita, in modo da essere più sicuro, in compagnia, soprattutto in questo tratto dove le macchine non passano. Ogni volta che Roberto lo racconta gli si inumidiscono gli occhi…».

L’acqua non manca. Qui ci si rinfresca prima della salita finale
L’acqua non manca. Qui ci si rinfresca prima della salita finale

Una pigna rotola giù lungo il ciglio della strada, la schiviamo con un supplemento di fatica e la voce del bosco si rifà viva: «Da Coppi in poi è una salita che ha fatto la storia del ciclismo e ogni tanto anche il Giro c’è passato. Io non le conto più le volte che l’ho fatta, allenandomi. Direte che sono un tradizionalista…».

Anche Pogacar

Ci ritroviamo d’istinto a forzare la mano, scattando in presa bassa sul manubrio, anche se per pochi metri. Ci sono cartelli che suddividono l’ascesa in tratti dai nomi evocativi. Ad esempio il settore “Fuga Merckx” misura 2 chilometri, ha una pendenza media del 12 per cento e massima del 18…

Al Cippo sembra quasi di sentir parlare Pantani: la sua storia è qui
Al Cippo sembra quasi di sentir parlare Pantani: la sua storia è qui

E oltre alle ruote di Pantani, Coppi e Merckx, all’ultima Tirreno-Adriatico qui hanno “bruciato” l’asfalto anche quelle di Pogacar, con la doppia ascesa del Carpegna innevato, in una sorta di fil rouge che lega questi fuoriclasse e le loro epoche distanti decenni, ma non così lontane come sembra.

Finalmente in cima esce il sole, c’è anche una benedetta fontanella poco prima della divertente e panoramica discesa con vista sul Sasso Simone e Simoncello. Ottimo per asciugarsi il sudore prima di tornare in paese. E’ qui, sul valico posto a 1.415 metri di quota, al fianco della gigantografia di Pantani vittorioso a Courchevel nel suo ultimo Tour de France, che la voce degli alberi conclude il suo discorso.

«Direte che sono un tradizionalista. Forse sì. Sempre ad allenarmi sulle stesse strade di casa. Sempre a spingere gli stessi rapporti che uso in corsa. Sempre in giro senza borraccia, perché mi bastano quelle quattro fontane che so io dove sono. Una proprio a Carpegna».

Rossini Raffaello: passione e sinergia per un’attesissima “prima”

30.05.2022
3 min
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E’ stata ufficialmente presentata presso la Sala Rossa del Comune di Pesaro la prima edizione della Rossini Raffaello, la nuova gara nazionale riservata alla categoria allievi in programma domenica 3 luglio. La partenza è fissata a Pesaro presso la centralissima Piazza del Popolo, mentre l’arrivo – dopo aver percorso un tracciato di 80 chilometri e superato un dislivello complessivo di 1060 metri – sarà previsto nel cuore rinascimentale della bellissima Urbino… proprio all’ombra del Palazzo Ducale con i suoi iconici Torricini.

Questo nuovo evento ciclistico marchigiano nasce con grandi ambizioni, ovvero quelle di diventare una vera e propria classica per quanto riguarda questa specifica categoria giovanile. Ad organizzarla è un gruppo di amici letteralmente spinti da una passione enorme per il ciclismo: Filippo Beltrami, il ds degli allievi della Alma Juventus Fano, lo speaker Ivan Cecchini, Gian Franco Fedrigucci, il presidente della ASD Ciclo Ducale di Urbino, Alighiero Omiccioli, storico ed esperto organizzatore di eventi ciclistici, Maurizio Radi, il titolare del Fisioradi Medical Center, Giacomo Rossi, il fondatore del Ca’ Virginia Country House Bike Hotel & Wellness e Michele Sgherri, consigliere della Alma Juventus Fano.

La presentazione della gara è avvenuta all’interno della sala comunale di Pesaro
La presentazione della gara è avvenuta all’interno della sala comunale di Pesaro

Nel ricordo di Marco

E proprio con Maurizio Radi (Fisioradi Medical Center) abbiamo scambiato qualche battuta per comprendere meglio lo spunto e le motivazioni che hanno generato questa bella e riuscita unione organizzativa…

«L’idea è nata da sette amici appassionati di ciclismo – ci ha confessato Radi – con radicati valori per il proprio territorio di appartenenza ed una sconfinata passione per la bicicletta. Questa manifestazione ha l’ambizione di voler essere un riuscito progetto che lega due città molto belle e vivibili, Pesaro simboleggiata da Gioacchino Rossini e Urbino con Raffaello, assieme partner in una gara ciclistica che si annuncia altamente spettacolare e che coinvolgerà molti Comuni dell’entroterra della stessa Provincia».

Giacomo Sgherri della Alma Juventus Fano vince la Strade Bianche di Romagna Allievi 2022
Giacomo Sgherri della Alma Juventus Fano vince la Strade Bianche di Romagna Allievi 2022
Oltre all’aspetto prettamente agonistico c’è di più, giusto?

Esattamente. La gara sarà non solamente uno strumento di promozione per lo sport della bicicletta. Nelle nostre intenzioni, la Rossini Raffaello vuole mettere in evidenza anche l’aspetto culturale e dunque territoriale di questa bellissima area. Ma anche rappresentare un modello per questi ragazzi di età compresa tra i 15 ed i 16 anni per uno stile di vita estremamente sano.

Locandina di presentazione della gara Rossini Raffaello
Locandina di presentazione della gara Rossini Raffaello
E poi c’è il pensiero sempre rivolto a Marco Ragnetti…

Marco è sempre con noi, ne sono certo. Qualche giorno prima di quel tragico incidente, Marco era presente in Fisioradi. Come spesso accade, avevamo organizzato un seminario sulla nutrizione sportiva, e la Alma Juventus Fano, la sua società, era stata invitata. Avevamo incominciato a parlare anche con i ragazzi di questa corsa e Marco aveva espresso il desiderio di poterla vincere… Per questo la Rossini Raffaello è dedicata a Marco Ragnetti, e l’obiettivo di tutti noi è quello di portarla ai massimi vertici nazionali proprio nel ricordo di Marco.

Oltre al Fisioradi Medical Center, e alla Alma Juventus Fano, sostengono attivamente l’evento anche altri brand di settore come il Cà Virginia Country House Bike Hotel & Wellness, l’ASD Ciclo Ducale, il punto vendita NOB, la EME e Enervit.

Fisioradi

Fisioradi Medical Center: inaugurata la nuova (super) sede

22.09.2021
4 min
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Il gran giorno dell’inaugurazione ufficiale è arrivato. La nuova “casa” a Pesaro del poliambulatorio specialistico, centro di riabilitazione diagnostica Fisioradi Medical Center ha finalmente aperto le porte. Proprio così. Allo scoccare dei primi vent’anni dall’inaugurazione – correva difatti l’anno 2001 – la struttura fondata da Maurizio Radi si è trasferita, rimanendo sempre nel comune di Pesaro… ma adesso in Via Lambro 15. Nel quartiere Vismara.

Il momento ufficiale in cui è stato inaugurato il nuovo centro Fisioradi Medical Center, il nastro lo taglia il Sindaco di Pesaro Matteo Ricci
Il momento ufficiale in cui è stato inaugurato il nuovo centro Fisioradi Medical Center, il nastro lo taglia il Sindaco di Pesaro Matteo Ricci

L’importanza del lavoro di squadra

«Nasco fisioterapista – ci ha confidato Radi – e inizialmente ho svolto la mia attività in un piccolo studio. Ricordo quegli anni come stagioni importantissime, di grande scuola e durante le quali ho avuto l’opportunità di lavorare moltissimo con le società sportive. Un esempio? La Scavolini Pesaro, allora nella A1 di basket. Con questa esperienza ho capito da subito l’importanza di un lavoro ben organizzato in equipe. Alla Scavolini mi relazionavo con medico sportivo, preparatore atletico, ortopedico e allenatore, intuendo che il mondo andava in una direzione diversa rispetto a quella di un piccolo professionista che lavora in solitaria.

«Oggi, alla base di questo importante passo in avanti con la nuova sede, dopo una crescita costante durata vent’anni, c’è la convinzione che una persona bisognosa di cure mediche preferisca affidarsi ad un unico referente dal quale ottenere una garanzia in termini di professionalità e servizio. Ecco, questo è quello che sentiamo di promettere da oggi in avanti attraverso il nostro ampliato ecosistema di servizi sanitari».

L’importanza del lavoro di squadra, grazie al quale è stato possibile realizzare questo importante progetto
L’importanza del lavoro di squadra, grazie al quale è stato possibile realizzare questo importante progetto

Il programma Scienza e Salute del ciclista

E il ciclismo rimane e rimarrà un riferimento molto importante per il Fisioradi Medical Center. Non a caso, negli ultimi anni è stato appositamente sviluppato il programma “Scienza e Salute del ciclista”. Un protocollo molto puntuale e specifico per tutti gli appassionati praticanti in grado di offrire un metodo esclusivo di allenamento, di valutazione, di alimentazione, di trattamenti e di programmi realizzati “su misura” per ogni singolo ciclista. Si parte dalla visita di idoneità sportiva fino ad arrivare alla valutazione e alla preparazione atletica.

Attrezzature al top

La nuova sede del Fisioradi Medical Center “misura” adesso 1.200 mq. (!) nei quali sono organizzati reception, sala d’attesa, 6 ambulatori medici, 8 stanze per i fisioterapisti. E ancora, una palestra attrezzata con macchinari d’ogni genere e di ultimissima generazione. Una piscina riabilitativa con tutti i comfort e le attrezzature per seguire ogni tipo di paziente. Un percorso vascolare, 5 bagni, uno spogliatoio uomini/donne che possono ospitare anche 45 persone, un polo diagnostico con Risonanza ad alto campo 1,5 tesla, TAC, telecomandato (RX), MOC, Mammografia, ecografia, elettromiografia. Tutti macchinari di ultimissima generazione. E poi ancora, una sala chirurgica con sala di sterilizzazione idonea a poter svolgere interventi in “day surgery”… I medici di supporto sono circa 50 coprendo di fatto tutte le branche specialistiche. La struttura è dotata di un parcheggio privato con ben 25 posti auto. Oltre ad un parcheggio specifico per biciclette e motorini.

Ristrutturazione ecosostenibile

Durante i lavori di ristrutturazione – durati il tempo record di 5 mesi e coordinati dall’Architetto Leoni – una grande attenzione è stata rivolta al tema della sostenibilità ambientale. Di fatto, la nuova sede del Fisioradi Medical Center è il risultato della rigenerazione totale di un ex capannone artigianale in abbandono. Il recupero è stato particolarmente attento all’involucro dell’edificio mediante la creazione di un cappotto termico in grado di efficientare ed abbattere la trasmittanza termica, così come l’impiego di nuovi infissi in Pvc. Il centro inoltre è stato attrezzato per la produzione di energia elettrica grazie ad un impianto fotovoltaico pari a 30 kWh come media giornaliera rispetto alla produzione complessiva annua. Tutti i materiali derivanti dalla demolizione che potessero essere recuperati per riempimenti sono stati riutilizzati.

fisioradi.it

Scafoide rotto, meglio operarsi subito

02.03.2021
4 min
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Dato che la memoria non sempre assiste, per capire quanto sia frequente la frattura dello scafoide nel ciclismo, basta digitare le giuste parole chiave su Google e il gioco è fatto. Cataldo al Tour del 2017. Sean Bennett al Giro del 2020. Pozzato al Giro d’Italia del 2012. Caruso al Giro del 2014 (foto di apertura). Demare a casa sua, in mountain bike, a maggio 2020. Soler al Catalunya del 2019…

Come sempre la prima reazione del corridore è ripartire e di solito riesce a finire la corsa, con grande difficoltà (e dolore) nel poggiare la mano sul manubrio. Poi immancabilmente il passaggio al pronto soccorso e le radiografie. A quel punto ci si ferma, anche se non sono rari i casi di corridori più forti del dolore che provano a tener duro. Fra gli esempi di stoicismo, quello di Giampaolo Caruso al Giro del 2014. Cadde a Belfast, nella seconda tappa. Arrivò al traguardo. Ebbe la diagnosi e decise di continuare. Tenne duro fino alla 6ª tappa, quella della maxi caduta di Cassino, poi cadde ancora e a quel punto si fece operare.

Di fatto, quando un corridore cade e mette giù la mano per ripararsi, rischia la frattura della clavicola e quella dello scafoide.

Lo scafoide è una delle ossa che forma l’articolazione del polso
Lo scafoide è una delle ossa che forma l’articolazione del polso

Per saperne di più ci siamo rivolti al dottor Roberto Cozzolino, Ortopedico e specialista in Chirurgia della mano e del polso, consulente del Centro Fisioradi di Pesaro.

Dottore, che cos’è lo scafoide e in quanti modi si può rompere?

Lo scafoide è un piccolo osso del polso, con una forma estremamente complessa, che ricorda appunto la chiglia di una nave. Durante una caduta accidentale è l’osso che più frequentemente si può fratturare. In base alla localizzazione della frattura possiamo dividere le fratture dello scafoide, cercando di essere molto semplici, in fratture del polo prossimale, frattura del polo distale e fratture del corpo, cioè quelle centrali.

Si passa necessariamente attraverso l’intervento chirurgico?

Il trattamento può essere conservativo, cioè con gesso, oppure con intervento chirurgico. Dipende dal tipo di frattura e anche dalle richieste funzionali del paziente. Nel caso si decida per il gesso, dovrà essere alto fino al braccio, incluso il gomito per almeno 45 giorni. Poi sarà fatta la rimozione della componente del gomito e si andrà avanti per altri 45 giorni con il gesso solo al polso. Questo naturalmente comporterà una rigidità dell’articolazione che richiederà tempi più lunghi per la ripresa funzionale.

In caso di intervento, si applica un tutore che immobilizza il polso, ma lascia libere le dite
Dopo l’intervento, si applica un tutore che lascia libere le dite
Tempi lunghissimi. Invece con l’intervento?

Nel caso si decida per l’intervento chirurgico, nel post operatorio verrà applicato un semplice tutore sagomato sul polso, da portare per 20-30 giorni, con dita e gomito libere di muoversi.

In cosa consiste l’intervento?

L’intervento consiste in una piccola incisione, volare e dorsale (a secondo del tipo di frattura), attraverso cui si applicherà una mini vite per tenere fermi i monconi della frattura.

Quanto dura normalmente la convalescenza?

Dopo l’intervento verrà portato un tutore per circa 20 giorni, ma le dita saranno libere completamente di muoversi. Poi gradualmente si ritorna alle normali attività. Diciamo che in 30-40 giorni sarà tutto a posto.

Durante la convalescenza si porta sempre il tutore?

No. Se si sta in casa, tranquilli, può anche essere rimosso.

Dopo quanto tempo si può ricominciare a pedalare sui rulli, quindi senza colpi?

Con una adeguata protezione del polso, con tutore opportunamente sagomato, anche dopo 2-3 giorni dall’intervento.

Dopo quanto tempo si torna su strada?

Di solito, circa 45 giorni.

Al Giro 2014, Caruso corse per 6 tappe con lo scafoide rotto. Si ritirò per un’altra caduta e si operò
Al Giro 2014, Caruso corse per 6 tappe con lo scafoide rotto
Una ripresa prematura porta soltanto dolore oppure può “riaprire” la frattura?

Se la frattura non è guarita bene, cioè non si è formato il cosidetto callo osseo, i rischi sono molto alti, in quanto una mancata consolidazione dello scafoide porta ad un quadro clinico di pseuodoartrosi dello scafoide. Questo con il tempo comporta un quadro di artrosi diffusa del polso nota con l’acronimo di SNAC (Scapho Non-union Advanced Collapse). E’ un grave quadro di artrosi che blocca quasi completamente il polso e richiede interventi estremamente complessi e demolitivi del polso.

Dopo essere stato operato, Giampaolo Caruso dichiarò che sarebbe risalito in bicicletta nel giro di una settimana. Ciò effettivamente avvenne, ma sui rulli. Per rivederlo in corsa si dovette aspettare la fine di giugno, per i campionati italiani vinti a Fondo da Vincenzo Nibali lanciato verso la conquista del Tour. Caruso invece si ritirò, a conferma che i professionisti spesso bruciano i tempi di recupero, ma quando si tratta di fratture così particolari non sempre la fretta è buona consigliera.

La tendinite non è mai per caso: ecco perché

03.02.2021
3 min
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Sono lontani i tempi in cui ci si ritirava dalle corse per la tendinite: lontani ma non per questo scongiurati. Si è fermato ufficialmente per una tendinite Visconti all’ultimo Giro d’Italia (in apertura l’illustrazione dell’infiammazione al ginocchio by Project Invictus) e non è infrequente che soprattutto dopo tappe con la pioggia, qualcuno inizi a essere fasciato da bendaggi vari, che servono a tenere in asse le articolazioni sofferenti per scongiurare infiammazioni. Dell’argomento abbiamo parlato con Francesco Maria Guerrini, fisioterapista, laureato in Scienze Motorie, che opera presso il Centro Fisioradi di Pesaro.

«La tendinite – dice – è processo infiammatorio acuto a carico di un tendine causata da un sovraccarico funzionale dovuto a ripetute micro-sollecitazioni».

Visconti ha lasciato il Giro nel giorno dello Stelvio per il male al ginocchio
Visconti ha lasciato il Giro nel giorno dello Stelvio
Può esserci in qualche modo una predisposizione congenita?

Possono essere congenite le cause della tendinite, come un ginocchio valgo o un piede piatto e quindi una qualsiasi errata postura, che porti ad un sovraccarico tendineo.

Come si combatte contro la tendinite?

Innanzitutto con la prevenzione e una corretta valutazione dell’attrezzatura sportiva. In caso di diagnosi di tendinite, la cura prevede un trattamento antinfiammatorio, ghiaccio locale e trattamento fisioterapico con terapia fisica strumentale (Tecar, laser alta potenza, onde d’urto…), abbinata a terapia manuale ed esercizio terapeutico.

La miglior cura è la prevenzione, valutando la posizione in bici e quella delle tacchette sotto gli scarpini?

Sicuramente la posizione in bici va sempre controllata, non solo al momento della comparsa della tendinite, ma costantemente. Soprattutto quando si cambiano i materiali (telaio, sella, scarpini, tacchette…) per cercare di prevenire il problema. Le tacchette sono un cardine fondamentale che va sempre controllato, sia come posizionamento sia come usura.

La tendinite achillea può dipendere anche dalla minore irrorazione del tendine (foto Resegup)
Ecco un esempio di tendinite achillea (foto Resegup)
La ripresa dell’esercizio dopo la tendinite avviene soltanto a recupero completo? 

Assolutamente no, in quanto come già detto precedentemente, l’esercizio è parte integrante della terapia, come dimostrato da studi scientifici fatti da una nota Università Australiana. Tuttavia una ripresa prematura dell’attività potrebbe causare una ricomparsa dell’infiammazione con conseguenze ben più gravi per il tendine.

Un’altra tendinite classica del ciclista, sia pure spesso dovuta a errato posizionamento o sovraccarico, è quella del tendine d’Achille: la grandezza del tendine rende più difficile il recupero?

Dall’esperienza di tanti anni pensiamo che non sia la grandezza del tendine che incide sul recupero. Potrebbe incidere il fatto che sia un tendine meno vascolarizzato di altri e sottoposto ad un maggior stress meccanico.

Taping e rimedi esterni favoriscono il recupero oppure consentono di convivere con il problema?

Favoriscono molto il recupero poiché aiutano a ridurre il dolore e a far lavorare meglio l’articolazione diminuendo le sollecitazioni a carico del tendine infiammato.