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Look pedali gravel: dalla performance all’uso di tutti i giorni

09.09.2022
4 min
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Qui all’Italian Bike Festival le specialità sono molteplici e le aziende presentato al pubblico le loro gamme dalla A alla Z. Sulla collinetta dove poco meno di una settimana fa i tifosi erano assiepati per vedere sfrecciare il Motomondiale sul circuito di Misano, oggi ci sono i test delle bici gravel. Per questo abbiamo deciso di chiedere a Look di mostrarci tutta la sua gamma rivolta alle ruote strette ma sporche. 

L’azienda francese leader nel mercato corsa oggi è pronta ad affermarsi anche in quello gravel con parte dei prodotti presi in prestito dalla linea cross country con l’attacco SPD. Alberto Fumagalli Marketing & Communication manager di Look, ci porta alla scoperta di tutto il catalogo proposto. 

I profili dei pedali gravel non presentano grosse differenze, mentre sulle superfici d’appoggio i dettagli sono notevoli
I profili dei pedali gravel non presentano grosse differenze, mentre sulle superfici d’appoggio i dettagli sono notevoli

Performance gravel

Come anticipato il gravel prende in prestito qualche pagina del catalogo della Mtb con i top di gamma perfromance che si sposano perfettamente con questa specialità che sta sempre diventando più importante. 

«Gli X-Track Race Carbon – dice Fumagalli – sono semplicemente pedali che offrono il miglior rapporto peso-potenza oggi sul mercato. Grazie all’ampia area di contatto, tutta la potenza viene trasferita alla guarnitura. I Race sono entrambi due modelli rivolti a chi cerca la massima performance». Il prezzo consultabile sul sito è di 119,90 euro. 

«I pedali X-Track Race Carbon TI sono creati appositamente per i percorsi più esigenti. La geometria del meccanismo è progettata per un facile aggancio in tutte le condizioni». 

Oltre al suo corpo in carbonio, che offre una superficie di contatto di 515 mm², l’asse in titanio assicura che il pedale sia rigido e leggero con i suoi 145 grammi. Il prezzo consultabile sul sito è di 199,90 euro.

Ideali per il gravel

Per chi non cerca una performance estrema ma vuole comunque poter contare su prodotti garantiti dalla qualità di Look ci sono gli X-Track e gli X Track Race. 

«X-Track è il pedale d’ingresso – spiega Fumagalli – della gamma gravel. Dire gamma d’ingresso, non significa dire che la tecnologia venga lasciata da parte. Il corpo in alluminio e l’asse in Chromoly+, dotato di una doppia tenuta, sono sinonimo di robustezza e fluidità nella pedalata». Il prezzo consultabile sul sito è di 46,90 euro.

Tra il primo prodotto e il secondo si aggiunge non a caso la parola Race. Il design del X-Track Race condivide il suo design con i modelli Carbon e Carbon Ti. Anche se non ha un corpo in carbonio, questo non limita affatto le sue performance. Il prezzo consultabile sul sito è di 74,90 euro. 

Trekking e città

A metà strada tra la leggerezza della gamma performance e quella di chi si approccia per la prima volta a questa specialità, ci sono i modelli trekking. «La loro particolarità – dice Fumagalli – è rappresentata dal fatto di essere pedali semi automatici. Da una parte l’attacco dall’altra una superficie flat. La gamma Geo Trekking si prende quella fetta di mercato che si posiziona tra i principianti e chi usa la bicicletta per tutti i giorni come per esempio il tragitto casa-lavoro. Le bici gravel di oggi si prestano molto anche a questo utilizzo».

I Geo Trekking sfruttano la loro versatilità per affrontare tutte le situazioni e tutte le condizioni con la massima libertà. Tre diversi design sono stati sviluppati sulla parte piatta dei pedali, con un corpo in composito svuotato e piccoli ramponi per soddisfare un ampio campo di utilizzo. Il prezzo consultabile sul sito è di 69,90 euro. 

Infine ci sono i Geo Trekking Vision. Pedali multiverso per eccellenza. Al vantaggio di avere un pedale ibrido si aggiunge un extra importante. Un sistema di illuminazione che si aggancia sul pedale e aumenta notevolmente la visibilità del ciclista creando un fascio oscillante con un’autonomia di oltre trenta ore. Il prezzo consultabile sul sito è di 99,90 euro. 

Look 

Garmin Rally, il power meter è parte di un ecosistema

30.04.2022
7 min
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I pedali Garmin Rally integrano il misuratore di potenza, ma sono anche uno strumento che fa parte di un vasto ecosistema. I bike computer gps con tutte le loro funzioni, senza dimenticare gli smartwatch, sfruttabili anche in ambito bicicletta. La app di gestione Garmin e i radar della piattaforma Varia, ma anche gli smart trainer Tacx, fino ad arrivare al power meter Rally: tutti strumenti che fanno parte dell’ecosistema Garmin.

Ecosistema, una parola che sentiremo nominare sempre di più in futuro che bene identifica il percorso intrapreso dal mondo della bicicletta. Ora ci focalizziamo sul primo punto di rilevazione dei watt, ovvero i pedali Rally.

Garmin Rally power meter

Al di la della natura dello strumento, il pedale con il power meter integrato è da considerare una leva di primo livello, ovvero il primo punto dove noi scarichiamo la potenza durante il gesto atletico. Inoltre, grazie alla valutazione degli appoggi, si può determinare anche la qualità della potenza espressa.

Le leve di 2° e 3° livello (i power meter posizionati nelle pedivelle e negli spider) non riescono a quantificare i punti di appoggio sul pedale. Questo fattore gioca un ruolo fondamentale anche per una valutazione estremamente soggettiva del posizionamento delle tacchette. Un power meter che sconfina nella biomeccanica di precisione? Decisamente si, Garmin Rally è anche questo.

La versione Garmin Rally, con corpo Shimano
La versione Garmin Rally, con corpo Shimano

Di cosa parliamo

Garmin Rally è stato lanciato ufficialmente nel corso del 2021. In un certo senso è l’evoluzione dei pedali e power meter Vektor, in realtà si tratta di un prodotto completamente nuovo, soprattutto per quanto concerne il cuore del sistema.

Il corpo esterno, quello che consideriamo il pedale è come un involucro, disponibile nelle versioni per Look Keo e Shimano road, ma anche in quella dedicata all’off-road sulla base SPD. Il centro di tutto però è il mandrino (quello che comunemente chiamiamo il perno del pedale), comune alle tre versioni. E‘ possibile utilizzare un solo mandrino e spostarlo a piacere, in base alle necessità.

La tensione avviene grazie ad una chiave a brugola
La tensione avviene grazie ad una chiave a brugola

Il misuratore di potenza, con i sensori è perfettamente integrato e annegato nell’asse, tant’è vero che il power meter non necessita dello zero off-set, ma solo della calibrazione (consigliata come per tutti i dispositivi di questa categoria) precedente all’utilizzo. Il corridoio centrale del pedale, quello che ospita l’asse, è completamente incamiciato. Significa che le viti di chiusura non tirano su zone filettate in plastica, con il rischio di rovinare il pedale.

Un altro aspetto da non tralasciare è il fattore Q, che è di 53 millimetri, uguale ad un pedale standard come ad esempio Look Keo. Il valore è comunque modificabile grazie all’utilizzo delle rondelle da posizionare tra la battuta della pedivelle e il pedale.

La batteria è sostituibile

La batteria viene inserita nel vano laterale, una per parte della famiglia CR1, oppure due (LR44) per parte e sovrapposte. L’autonomia dichiarata è di 120 ore, variabile in base alle condizioni meteorologiche. Garmin Rally comunica con i devices tramite il protocollo Ant+ (quindi, non solo i dispositivi Edge) e con lo smartphone in modalità Bluetooth.

Vantaggi e svantaggi

I vantaggi (tanti) sono legati ad uno strumento di lavoro che è anche molto divertente da usare al pieno delle sue potenzialità. Queste ultime trovano la giusta e completa espressione grazie alle funzionalità di un dispositivo Edge, legate alla dinamica della pedalata (e anche dopo, con lo scarico dei dati e la lettura tramite app).

Il bilanciamento è solo l’ultima di questa, perché con il Garmin Rally è possibile valutare quanto tempo si passa in piedi sui pedali. Oppure si legge la power phase, ovvero in quale punto del pedale si applica una maggiore potenza, ma ancora aiuta a vedere il punto off-set ottimale tra tacchetta e pedale. Quest’ultima funzione aiuta a capire eventuali anomalie generate in fase di montaggio del cleat.

Un power meter di questo genere è semplice da montare e smontare, facile da portare da una bicicletta ad un’altra e non ha bisogno di attrezzature sofisticate per il montaggio. Uno svantaggio può essere l’esposizione verso l’esterno della bicicletta e l’essere soggetto a prendere colpi, oppure toccare l’asfalto. E’ pur vero che il prodotto è stato sviluppato per essere duraturo e poco soggetto a subire le incurie di un utilizzo intenso. Il pedale si dimostra robusto e sostanzioso in ogni parte, anche quella legata al punto di regolazione della molla di tensione.

A confronto col passato

Se dovessimo fare un confronto con il passato, con i misuratori di potenza al pedale, il Garmin Rally è tutta un’altra storia. E’ perfettamente accostabile e comparabile con i misuratori “tradizionali” non a pedale. A prescindere dal campo di rilevazione impostato sul computerino (intervallo temporale per la rilevazione), il Rally ha una rilevazione fluida ed equilibrata, molto ben filtrata anche nei momenti di rilancio e di estrema pressione sui pedali. Non va quasi mai a zero, perché anche quando non si fanno rivoluzioni, un minimo di pressione è naturale.

La valutazione istantanea ed in movimento dell’appoggio sul pedale
La valutazione istantanea ed in movimento dell’appoggio sul pedale

Look oppure Shimano

Il nostro percorso di conoscenza del Garmin Rally è composto da vari step, tra questi lo sviluppo del lavoro grazie all’utilizzo delle due piattaforme di aggancio. Fra Look Blade e Shimano, non ci sono differenze in fatto di rilevazione e di approccio. Le variabili principali sono legate alle tacchette e alle differenze in fase di posizionamento, a parità di gioco laterale (abbiamo usate quelle fisse per entrambi).

In conclusione

Il Garmin Rally non è un compromesso, né per quanto concerne il pedale, né per quello che riguarda il sistema power meter. E’ uno strumento tosto, robusto e ben strutturato, tutti fattori che nell’insieme emergono in un eventuale contatto con l’asfalto, come nel nostro caso. Una riga, una limata, con il misuratore che rimane perfettamente efficiente, come se nulla fosse successo.

E poi c’è tutta la parte legata all’elettronica del pedale, quella che forse più interessa l’utente che acquista questa tipologia di prodotto, combinata con la app Garmin. Ecco che in questo caso abbiamo a disposizione uno strumento di valutazione di alta qualità, facile da leggere e da interpretare. Insomma, è un valido aiuto per tante tipologie di utenti. Questo, per certi versi diventa la porta d’ingresso a quell’ecosistema che abbiamo tirato in ballo all’inizio. Il Garmin Rally è, tecnicamente parlando, un po’ per tutti, per tutte le discipline e pur essendo un power meter prima di ogni altra cosa, diventa anche uno strumento di valutazione per un setting corretto e ottimale (giusto per fare un esempio).

Garmin

Casa Astana, quando si cambiano pedali e tacchette Look?

15.02.2022
5 min
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Come facciano i professionisti a scegliere il pedale giusto e come possano di conseguenza regolarsi le persone… normali, lo abbiamo già detto. Lo step successivo su cui abbiamo soffermato la nostra attenzione è quando e come i pedali e le tacchette cedono all’usura. Un’idea nata alle corse, osservando l’abrasione sulla superficie del pedale. Anche se non è certo qualche graffio sull’appoggio, quanto piuttosto la perdita di efficacia della molla, a suggerirne l’eventuale sostituzione. Per questo ci siamo rivolti a Gabriele Tosello, meccanico dell’Astana Qazaqstan Team, usando come banco di prova i pedali Look del team kazako.

«L’usura del pedale – dice Tosello – è qualcosa di molto relativo. Penso che un amatore possa farci un anno intero, ma se si tratta di un amatore che corre ed esce quasi tutti i giorni, allora rientriamo nella categoria dei corridori e questo è il mio terreno. E noi ogni tre mesi al massimo i pedali li cambiamo, per eliminare quel poco di gioco che inevitabilmente si crea».

Nibali usa pedali Keo Blade Carbon con tacchette nere: quelle fisse
Nibali usa pedali Keo Blade Carbon con tacchette nere: quelle fisse

Cicli infiniti

Osservando il rituale degli atleti in corsa, gli agganci e gli sganci sono ripetuti. Per andare al foglio firma. Poi per tornare all’ammiraglia. Per andare alla partenza. Per partire. Al traguardo. Per raggiungere l’ammiraglia. Se a questi vari rituali si aggiungono i passaggi che si svolgono immancabilmente a casa e le condizioni di polvere e sporco in cui spesso lavorano pedale e tacchette, si capisce che la molla sia sottoposta effettivamente a cicli ripetuti di fatica.

«Il professionista se ne accorge – precisa Tosello – perché si crea un piccolo gioco che può creare fastidi alle ginocchia agli atleti più sensibili o che abbiano già qualche problemino. Succede che la molla perda un po’ di forza e di conseguenza non riesca più a stringere la tacchetta».

L’usura dell’appoggio è marginale: va verificata invece la molla
L’usura dell’appoggio è marginale: va verificata invece la molla
Quali modelli usate in Astana?

Il top di gamma, il Keo Blade con la molla in carbonio e i cuscinetti in ceramica. Noi li cambiamo ogni tre mesi, anche perché la lamina in carbonio che ne garantisce il funzionamento non ha possibilità di regolazioni. Non è che perda poi tanta forza, ma stiamo parlando davvero di valori minimi. I pedali nascono con 4 durezze: 8-12-16-20

Voi quali usate?

La 20 è per i velocisti, perché è la più dura. I nostri preferiscono la via di mezzo, la 16: il pedale rimane attaccato bene e non è una durezza estrema. Ovviamente parliamo di durezza di aggancio e sgancio, mentre la libertà di movimento viene dalle tacchette. Nere, grigie e rosse. Chi ha meno problemi usa le nere, quelle fisse. Gli altri stanno sulle grigie.

Le tacchette nere sono quelle fisse e richiedono il posizionamento più preciso
Le tacchette nere sono quelle fisse e richiedono il posizionamento più preciso
Un po’ di nomi per capire?

Nibali usa le nere, ma è chiaro che il posizionamento della tacchetta deve essere perfetto. Per questo le mettiamo noi con la nostra dima. Anche Velasco usa le nere, diciamo che sono la scelta del 40 per cento dei corridori.

Supponiamo che la tacchetta si usuri, passano alla scarpa di scorta o aspettano la sostituzione?

Aspettano, la scarpa di scorta la prendono solo per l’uscita singola, se proprio non si fa in tempo a sistemare la scarpa da gara. Si sente la differenza a livello di durezza della tomaia, per questo si approfitta dei momenti senza corse per verificare e cambiare le tacchette.

In corsa non si cambiano mai?

Si evita, francamente. Con le tacchette, che si usurano per l’uso, perché ci camminano o che si rompono in caso di caduta, si gioca d’anticipo. Al via di un Giro d’Italia, ad esempio, si controllano tutte, in modo da partire con la scarpa giusta.

Alcuni corridori continuano a usare i Look Keo 2 con la molla in metallo
Alcuni corridori continuano a usare i Look Keo 2 con la molla in metallo
Lo sporco di una tappa sul pavé incide sull’usura di pedali e tacchette?

Sicuramente. La terra gratta, anche quella di una Strade Bianche. Dopo l’ultima Roubaix abbiamo quasi dovuto cambiare tutto. Quando Vincenzo vinse il Tour e si corse sul pavé bagnato, la sera controllammo scarpe e pedali e rimettemmo a posto quelli danneggiati.

Sul camion non mancano i ricambi…

Proprio no. Abbiamo una scorta di 20-25 coppie di pedali e almeno 30 coppie di tacchette per ogni colore. Meglio averne di più, che trovarsi senza (ride, ndr).

Finora hai parlato dei Keo Blade, ma guardando bene, i corridori usano anche altro…

Infatti i corridori, come la gente che usa la bici per passione, hanno i loro gusti e le loro abitudini. La scelta del pedale va a sensazione e non vi nascondo che alcuni usano il Keo 2, quello di gamma intermedia, perché gli dà la possibilità di regolare la molla

Un’eccezione al top di gamma a tutti i costi?

Decisamente. E poi parliamo di corridori importanti come Lutsenko, De la Cruz, Tejada e lo stesso Gazzoli. Non parliamo di corridori che hanno avuto problemi, ma che ci tengono a sapere che la molla è tirata, per cui a volte prendono la brugola e ci danno un giro. Anche se, visto che stiamo parlando di un pedale di gamma inferiore, in quei casi la molla si tira sempre al massimo. E soprattutto per loro la sostituzione del pedale ogni tre mesi è quasi obbligata.

Cambiate mai la molla?

Non ne abbiamo necessità, nel senso che ne abbiamo la possibilità e cambiamo direttamente il pedale. Però confermo che è la molla la parte che si usura. Rendersene conto o meno dipende dalla sensibilità di chi la usa.

I pedali Time in Italia? Adesso ci pensa Beltrami TSA

11.09.2021
3 min
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A decorrere dallo scorso 1 settembre, la commerciale reggiana Beltrami TSA è la nuova realtà distributrice sul mercato italiano dei pedali Time. La gamma 2022 sarà disponibile a fine anno, ad inizio dicembre per la precisione. Le tacchette invece lo saranno a breve, ovvero dalla fine del corrente mese di settembre.

I pedali Time che produrrà Sram
I pedali Time che produrrà Sram

Ai piedi dei campioni

Time torna dunque sul mercato, affidandosi ad una commerciale con moltissima esperienza nel settore, dei prodotti assolutamente iconici. Per dirne una, erano Time i pedali con i quali Marco Pantani centrò la doppietta Giro d’Italia e Tour de France nel 1998…

Fondata a Nevers, in Francia, nel 1987, il sistema di pedali automatici Time ha ridefinito molti standard. Soluzioni a beneficio dei ciclisti di tutto il mondo, migliorando ad esempio l’oscillazione laterale e angolare del pedale e perfezionando il loro equilibrio tra prestazioni e comfort. Time è poi nel tempo arrivata ad aggiungere modelli di pedali per la Mtb (correva l’anno 1993), mentre tra i campioni delle diverse discipline che hanno vinto con Time – oltre al citato quanto indimenticato Marco Pantani – figurano altri grandissimi atleti del calibro di Julien Absalon, Greg LeMond, Tom Boonen, Anna van der Breggen e Miguel Indurain.

I pedali Time Xpro 15
I pedali Time Xpro 15

L’Xpro 15, al top…

La massima espressione tecnologica Time applicata ai pedali oggi si chiama XPro 15. Questo è il modello top di gamma caratterizzato dal corpo in carbonio e dal nuovo disegno. Un disegno con il quale si ottiene una struttura più resistente ed ottimizzare il trasferimento della potenza dal ciclista alla strada. Lo stesso trasferimento della potenza, e la stabilità, è migliorato anche dalla superficie di appoggio più larga. Questa è di 725 millimetri quadrati contro la già ampia superficie di contatto del modello Xpresso (700 mm2). Il sistema ICLIC è stato progettato per permettere un ingaggio ed un comfort migliore, senza trascurare l’utilizzo su questi pedali dei cuscinetti CeramicSpeed a bassissimo attrito, oltre al superleggero asse cavo in titanio dell’Xpresso 15 (il peso è di appena 87,3 grammi per pedale…). La lama in carbonio è regolabile su tre posizioni per ottimizzare la tensione di ingaggio. Lo spessore è basso, in modo da posizionare la suola della calzatura più vicina possibile al centro del pedale. 

L’officina dell’Experience Center Beltrami TSA a Reggio Emilia
L’officina dell’Experience Center Beltrami TSA a Reggio Emilia

La famiglia è quella di Sram

Quest’anno, Sram ha ufficializzato il definitivo completamento dell’acquisizione dal Gruppo Rossignol. Gruppo di cui fa parte Time, inserendo quest’ultimo brand nel “pool” di marchi di proprietà alla pari di Zipp, Rock Shox, Truvativ, Avid e Quarq.

E per avviare al meglio il completo rilancio di Time, Sram ha recentemente inaugurato in Portogallo, nella città di Coimbra, una nuova ed importante struttura dislocata sopra un’area di circa 2.000 mila metri quadri. Una struttura pronta per poter essere rapidamente ampliata ad oltre 3.500 con l’obiettivo dichiarato di puntare ad una produzione di 200.000 paia di pedali all’anno.

Beltrami Tsa

Sram avvia la produzione Time (pedali)

20.08.2021
2 min
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Era il 18 febbraio di quest’anno quando Sram ha ufficializzato il completamento dell’acquisizione dal Gruppo Rossignol di Time, lo storico marchio francese riconosciuto produttore di pedali. E oggi un primo grande passo verso il rilancio di questo iconico brand – adesso inserito nel “pool” Sram con Zipp, Rock Shox, Truvativ, Avid e Quarq – viene compiuto.

I pedali Time da sempre segno di qualità: nelle prestazioni e nell’affidabilità
I pedali Time da sempre segno di qualità: nelle prestazioni e nell’affidabilità

200.000 pedali all’anno

Di cosa parliamo? Parliamo del recentissimo avviamento da parte di Sram di una nuova ed importante struttura. Questa si trova nella città di Coimbra in Portogallo, sarà dislocata su un’area di circa 2.000 metri quadri ed è già pronta per poter essere ampliata a oltre 3.500. Attualmente la fabbrica ha creato sei nuovi posti di lavoro, ma il piano industriale prevede l’ulteriore inserimento di altri 18/20 lavoratori entro il prossimo novembre. Questo insediamento inoltre sarà capace di produrre anche  mozzi e ruote complete.

«La recente acquisizione di Time – ha  dichiarato Isabel Gomes, la direttrice di Sram in Portogallo – permetterà al nostro gruppo di continuare a diversificare la linea di prodotti. Questa volta entrando nella specifica produzione di pedali e contribuendo di conseguenza allo sviluppo dell’industria legata al settore della bicicletta in Portogallo. Il nostro obiettivo qui a Coimbra sarà quello di arrivare a produrre 200.000 paia di pedali all’anno».

I pedali con cui Anna Van der Breggen ha conquistato il Giro d’Italia Donne
Si allarga la famiglia Sram. Il brand americano ha acquisito Time (pedali). saranno prodotti in Portogallo in un nuovo stabilimento
Anna Van der Breggen, testimonial Time, ha vinto il Giro Donne di quest’anno

Una squadra di campioni

Fondato a Nevers, in Francia, nel 1987, il sistema di pedali automatici Time ha ridefinito molti standard a beneficio dei ciclisti di tutto il mondo, migliorando ad esempio l’oscillazione laterale e angolare del pedale e perfezionando il loro equilibrio tra prestazioni e comfort. Time è poi nel tempo arrivata ad aggiungere modelli di pedali per la Mtb (anno 1993), mentre tra i campioni delle diverse discipline che hanno vinto con Time figurano atleti del calibro di Julien Absalon, Greg LeMond, Tom Boonen, Anna van der Breggen, Marco Pantani e Miguel Indurain.

Il Gruppo Sram ha storicamente ampliato le proprie piattaforme di prodotto anche – e soprattutto – attraverso acquisizioni strategiche, come nei citati casi di RockShox, Avid, Zipp, Truvativ e Quarq.

Sram

Look al Tour con i pedali celebrativi. E non c’è solo il giallo…

02.07.2021
3 min
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Il Tour de France rappresenta per molte aziende l’occasione ideale per presentare nuovi prodotti oppure per promuovere iniziative finalizzate a dare prestigio al proprio marchio. Rientra sicuramente in questa seconda categoria la bella iniziativa promossa da Look, brand che ha saputo rivoluzionare il modo di andare in bicicletta grazie all’invenzione dello sgancio rapido. I suoi pedali sono tra i più diffusi.

Bianco, a pois, verde e giallo: i pedali Look per il Tour numero 108!
Bianco, a pois, verde e giallo: i pedali Look per il Tour numero 108!

Quattro pedali per quattro maglie

Per celebrare la partenza dell’edizione 108 del Tour, Look ha pensato bene di realizzare una serie di pedali che richiamassero in pieno le maglie dei leader delle classifiche del Tour de France. Ecco quindi il pedale verde che ricorda la maglia dedicata al leader della classifica a punti, il pedale bianco per il miglior giovane, il pedale a pois per il re dei gran premi della montagna, la cui maglia di leader in Francia suscita sempre notevole entusiasmo. A chiudere la serie non poteva che essere un pedale giallo, il colore simbolo della corsa francese destinato a brillare sul traguardo di Parigi.

Il modello scelto per questa particolare iniziativa è il Keo Blade Carbon Ceramic Ti. Si tratta del modello di maggior prestigio della serie Blade. Stiamo parlando di un pedale in grado di coniugare al meglio massima leggerezza, scorrevolezza e un ottimo rapporto potenza/peso.

In casa Look grande cura nella definizione dei particolari
In casa Look grande cura nella definizione dei particolari

Pedali già pronti

Look non è nuova ad iniziative di questo tipo. Tempo fa vi avevamo parlato di una versione speciale degli stessi pedali realizzata per l’edizione 2020 del Giro d’Italia destinati al vincitore della corsa rosa nel caso in cui si fosse trattato di un atleta di un team che aveva in Look il proprio partner tecnico per i pedali. La vittoria finale di Tao Geoghegan Hart ha fatto si che i pedali rosa restassero chiusi nel cassetto.

In Look sperano di avere maggiore fortuna con il Tour. L’edizione 2021 della Grand Boucle ha visto alla partenza dalla Bretagna ben otto team che utilizzano pedali Look. Si tratta per l’esattezza di Astana-Premier Tech, UAE Team Emirates, AG2R Citroen Team, Cofidis, Movistar Team, Lotto Soudal, Intermarché-Wanty-Gobert Matériaux e B&B Hotels P/B KTM. A Nevers, quartiere generale di Look, si augurano che il prossimo vincitore del Tour de France, o comunque di una delle varie classifiche, possa uscire da una di queste squadre.

lookcycle.com/it-it/

Look Kéo Blade Carbon Ceramic

Look Kéo Blade Carbon, l’arma in più dei corridori

03.06.2021
2 min
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I pedali sono molto importanti ai fini delle prestazioni, in quanto la spinta data dal ciclista passa completamente da questo componente. Look è un marchio storico del ciclismo, che rifornisce numerose squadre e corridori, fra cui c’è anche Lorenzo Fortunato, recente vincitore della tappa dello Zoncolan all’ultimo Giro d’Italia.

Tecnologia Blade

Proprio il giovane corridore della Eolo-Kometa, utilizza i pedali Kéo Blade Carbon Ceramic. Questo prodotto si contraddistingue per la tecnologia brevettata Blade, associata alle prestazioni delle sfere ceramiche e all’ottimo rapporto potenza/peso.
La tecnologia Blade si concretizza nell’uso di una lamina in carbonio invece di una molla convenzionale in metallo. I vantaggi sono una maggiore leggerezza, una migliore aerodinamica in quanto il design è studiato per far si che le forme siano in perfetta armonia con il corpo del pedale, ed infine, in una sensazione di aggancio e sgancio più diretto e sicuro.

Cuscinetti duraturi e più scorrevoli

Per quanto riguarda le sfere ceramiche, queste vengono controllate singolarmente per garantire qualità e prestazioni elevate. Le sfere sono calibrate con precisione attraverso uno strumento che si chiama micrometro, in modo da posizionarle correttamente in base alle loro dimensioni dentro degli anelli ai lati perfettamente adattati. Inoltre, ogni cuscinetto è dotato di una costruzione unica.
I cuscinetti ceramici sono più duraturi e forniscono una maggiore scorrevolezza, infatti unite all’ottimizzazione del grasso usato con questo tipo di materiale, si ottiene una riduzione del 18% dell’attrito.

Look Kéo Blade Carbon Ceramic
La parte inferiore di un pedale Look Kéo Blade Carbon Ceramic
Look Kéo Blade Carbon Ceramic
La parte inferiore di un pedale Look Kéo Blade Carbon Ceramic

Superficie d’appoggio ampia

Un concetto caro a Look è che più si aumenta la superficie d’appoggio e maggiore sarà la trasmissione della potenza. Allo stesso tempo per avere una grande superficie d’appoggio bisogna aumentare il peso dei pedali. I tecnici Look hanno individuato le zone utili al trasferimento di potenza e hanno ottimizzato il design dei pedali e limitare così le zone non utilizzate nella spinta. Questo lavoro ha fatto in modo che i Look Kéo Blade Carbon siano i pedali con il migliore rapporto peso/superficie d’appoggio presenti sul mercato.

C’è anche l’asse in titanio

Infine, ricordiamo i pedali Look con cuscinetti in ceramica sono disponibili in due versioni: Kéo Blade Carbon Ceramic Ti con asse in titanio e lama in carbonio dal peso di 95 grammi per pedale e Kéo Blade Carbon Ceramic con asse in Chromoly + e lama in carbonio dal peso di 110 grammi per pedale.

lookcycle.com