La Pauwels lo molla, Ryan Kamp riparte da solo

06.01.2024
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Il giorno prima della Coppa del mondo di Vermiglio, in quel bianco che sapeva di Natale e buoni sentimenti, Ryan Kamp ha saputo dalla sua squadra che non gli avrebbero rinnovato il contratto. Non è una bella notizia da ricevere quando la stagione del cross è già cominciata e le squadre sono tutte in Spagna per il primo ritiro.

«I dirigenti della Pauwels Sauzen-Bingoal – spiega – mi hanno detto che per il 2024 avrebbero investito sugli under 23 e quindi io a 23 anni ero troppo vecchio per loro. Era tardi, ma lo stesso i miei manager si sono messi a chiamare in giro chiedendo alle varie squadre nelle quali secondo loro sarei stato bene. Le risposte però erano tutte uguali. Non avevano spazio o non avevano budget per ingaggiarmi oppure avevano problemi con qualche sponsor».

I fratelli Roodhoft

Ryan Kamp, che nella sua carriera ha vinto un mondiale U23 di ciclocross e uno nel team relay, oltre a due titoli europei di categoria, si è ritrovato a piedi. Così si è rivolto ai fratelli Roodhoft, titolari della Alpecin-Deceuninck, che non sono riusciti a trovargli un posto in squadra, ma hanno lavorato fino a mettere insieme l’equipaggiamento necessario.

«Abbiamo trovato del buon materiale – racconta Kamp – con la bicicletta Colnago e il gruppo Campagnolo. Non li ho mai usati, ma so che sono materiali molto buoni. Ho ricevuto tutto negli ultimi giorni di dicembre. Non ho ancora firmato un contratto per l’abbigliamento, ma quello che conta è che potrò andare avanti con la stagione del cross. All’estate ci penseremo più avanti, per ora non posso guardare troppo lontano».

La Coppa del mondo

L’obiettivo è portare avanti una buona classifica in Coppa del mondo. Al momento Kamp viaggia in settima posizione, con appena un punto meno di Sweek che lo precede. In testa alla classifica c’è il suo vecchio compagno Iserbyt, ormai inarrivabile.

«Stiamo lottando per la sesta posizione – spiega Kamp – e poi, se sarò fortunato, cercherò di arrivare alla quinta. Questo è il mio primo obiettivo di stagione, ma il vero traguardo per le prossime settimane saranno i campionati nazionali e semmai più avanti i campionati del mondo. Ho avuto poco tempo per sistemare i materiali, in un momento della stagione in cui è tutto molto convulso. Avevo una vecchia bici con le mie misure, ho fatto un bike fit e abbiamo cercato di replicarle. Il passaggio da Shimano a Campagnolo significa anche tenere diversamente il manubrio, ma sto finalmente trovando il feeling. Questo è davvero il momento centrale della stagione e non vedo l’ora di cominciare».

Opzione strada

Il cross in Olanda è una religione quasi come in Belgio e il suo telefono in breve si è riempito di messaggi increduli di tifosi e amici. Come si fa a lasciare a piedi un simile talento della specialità più amata? Una spiegazione fatica a darsela anche Ryan, che ha gli occhi sul cross, ma sa anche che una possibilità potrebbe arrivargli dal mondo della strada. Come per Thibau Nys, che ha due anni meno di lui e si divide fra i due mondi.

«Per i prossimi due anni – dice Kamp – sono abbastanza sicuro che punterò forte sull’inverno e sul ciclocross, ma sento anche che ogni estate sto facendo dei passi avanti. Nel 2023 ho partecipato ad alcune gare da professionista e sono arrivato spesso molto vicino al podio. Anche ai campionati nazionali vinti da Van Baarle sono arrivato pochi secondi fuori dai primi dieci, pur non avendo una grande preparazione. Quindi sono davvero curioso di sapere cosa potrei fare quando mi preparerò sul serio».

La scelta di Masciarelli: alla Colpack per pensare alla strada

05.01.2023
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Nel giorno di Capodanno più di qualcuno è rimasto colpito, assistendo alla gara di Petange in Lussemburgo, vedendo Lorenzo Masciarelli con una maglia nuova, diversa da quella della Bingoal Sauzen con cui eravamo abituati a conoscerlo. La notizia del suo passaggio al Team Colpack è arrivata così, come un botto di Capodanno e dietro a quell’immagine (la foto di apertura è di Hervé Dancerelle/DirectVelo) si nasconde una profonda scelta di vita e anche un grande investimento che il team italiano ha voluto fare nei confronti del corridore abruzzese.

Per il figlio d’arte, più giovane esponente di una famiglia che ha sempre dato tanto al ciclismo, significa porre fine a una lunga parentesi in terra belga, iniziata quand’era appena entrato nella categoria juniores e che non ha coinvolto solo la sua passione ciclistica, ma tutta la sua esistenza. Ora arriva un altro cambio profondo, che coinvolgerà tutta la famiglia.

L’abruzzese ha fatto il suo esordio alla Colpack a Petange, finendo 5° (foto Facebook)
L’abruzzese ha fatto il suo esordio alla Colpack a Petange, finendo 5° (foto Facebook)

Il contatto con la Colpack non è nato recentemente: «In estate avevo fatto dei buoni test, ma non ero riuscito a tradurli in risultati anche perché non avevo disputato gare a me adatte – racconta il giovane corridore di Pescara – ma avevo già scelto di investire di più nell’attività su strada. Ho avuto occasione di parlare con Antonio Bevilacqua, gli ho spiegato le mie esigenze e lui mi ha presentato le ambizioni del team. Ci siamo trovati in perfetta linea, ma prima di decidere volevo consigliarmi con la mia “famiglia belga”, Mario De Clercq in primis».

E che cosa ti ha detto l’ex campione del mondo?

Mario mi conosce come le sue tasche e mi ha detto che è giusto seguire la mia strada, giocarmi questa grande opportunità. Ne abbiamo parlato molto e anche grazie alle sue parole mi sono convinto ad accettare la proposta.

Per Masciarelli 4 anni di attività in Belgio conditi da molti piazzamenti di prestigio (foto Bram Van Lent)
Per Masciarelli 4 anni di attività in Belgio conditi da molti piazzamenti di prestigio (foto Bram Van Lent)
La domanda, conoscendoti, viene spontanea: che fine farà il Masciarelli ciclocrossista?

L’idea è di continuare a praticare l’attività invernale perché è troppo importante per un corridore, ti dà quell’esplosività che non riesci a ottenere in allenamento. Chiaramente però passerà un po’ in second’ordine: se prima correvo su strada pensando al ciclocross, ora sarà il contrario. Penso che farò come molti stradisti, iniziando la stagione invernale più tardi e riducendo gli appuntamenti. Non posso dimenticare che proprio per l’amore per il ciclocross mi sono trasferito in Belgio, quest’attività mi ha dato tanto e non voglio abbandonarla.

Alla Colpack che cosa hanno detto di quest’idea, sono favorevoli a farti continuare o hai trovato più resistenze?

No, non mi hanno messo alcun freno. E’ chiaro che in questo caso parliamo di un team che fa attività su strada, a loro interessa quella, ma non mi hanno assolutamente forzato, anzi sono contenti di queste prime apparizioni con la maglia nelle gare di ciclocross. Ora tirerò dritto fino ai campionati italiani, poi tirerò un bilancio della stagione: se arriverà una convocazione azzurra per la Coppa del mondo e/o i mondiali (ma sarebbe meglio dire: se me la sarò meritata…) tirerò dritto, altrimenti chiuderò allora la mia annata sui prati per pensare alla strada.

Sai già che programma di gare farai?

No, anche perché stando in Belgio i contatti sono stati solo per telefono, salvo quando ci siamo visti in Val di Sole. Ora che torno in Italia verrà stilato un piano d’azione.

I Masciarelli hanno avuto più corridori fra i pro’. Lorenzo vuole seguire le loro orme (foto John De Jong)
I Masciarelli hanno avuto più corridori fra i pro’. Lorenzo vuole seguire le loro orme (foto John De Jong)
Questa scelta rappresenta per te una profonda trasformazione: con che spirito lasci il Belgio?

Non posso negare che mi dispiace un po’ perché qui mi ero fatto davvero un’altra famiglia, con Mario, Nico Mattan, i miei compagni di squadra… E’ stata un’esperienza imparagonabile con qualsiasi altra e proprio ragionandoci ora che torno in Italia sono convinto che sia stata la scelta giusta. A 19 anni ho un bagaglio di esperienza enorme, ho potuto gareggiare fianco a fianco con gente come Iserbyt e Vanthourenhout che sono i campionissimi della specialità, ma ho anche già potuto assaggiare anche gare su strada di altissimo livello come il Giro del Belgio. Ho imparato ad affrontare le strade belghe, il vento, la pioggia e anche se non sono fisicamente adatto a quelle gare, sono un patrimonio incommensurabile per uno stradista.

E che effetto ti fa tornare in Italia?

E’ come se tornassi al vecchio me, quello che era allievo e stava per partire lasciandosi tutto alle spalle. Sarà un bel salto, anche se a Pescara ci passavo le estati e quindi riadattarsi sarà qualcosa di molto veloce. Ma un certo effetto lo fa, non posso negarlo…

Masciarelli fa parte del gruppo azzurro U23 Decisivi però saranno i tricolori (foto Willem Beerland)
Masciarelli fa parte del gruppo azzurro U23 Decisivi però saranno i tricolori (foto Willem Beerland)
Che cosa ti aspetti da questa nuova esperienza di stradista?

Io voglio mettermi alla prova, sapendo che ho molto da imparare. In fin dei conti ho sempre gareggiato da solo, nelle gare in Italia non avevo compagni di squadra. Ora ci sarà da lavorare in gruppo. Devo dire che ho già trovato un bell’ambiente, i tecnici mi sono molto vicini e siamo in stretto contatto. Io voglio provare a far bene soprattutto nelle corse a tappe, il Giro d’Italia, il Giro della Valle d’Aosta, soprattutto le gare d’estate dove ci sono percorsi più adatti alle mie caratteristiche.

Ti definisci uno scalatore puro, uno specialista, razza quasi in estinzione fra i giovani italiani ma molto ricercata dai team…

E’ quella la mia caratteristica, con l’aggiunta dell’esplosività che mi deriva dal ciclocross. Questa è una scelta importante, so che nella prossima estate mi gioco molto, ma sono curioso di capire dove posso arrivare.

Masciarelli: tutto pronto per l’europeo, la condizione c’è

05.11.2022
5 min
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Mancano poche ore all’europeo ciclocross di Namur. Lorenzo Masciarelli ci ha risposto dal Belgio dove si trova e dove c’è la sede della sua squadra: la Pauwels Sauzen-Bingoal. Sono passati pochi giorni dal Koppenbergcross e Lorenzo (che in apertura è ritratto all’edizione 2021 degli europei) ha disputato una gara nelle sue corde, almeno a leggere il decimo posto nell’ordine d’arrivo. La dinamica della corsa però ha dimostrato ben altro, con un BOA della scarpa rotto contro un paletto quando era con i primi cinque e la rimonta partita dal 17° posto. Insomma per il diciannovenne abruzzese la condizione sembra essere molto buona. 

Andiamo alla scoperta del suo avvicinamento a questa stagione del cross, fatta di corse su strada tra le WorldTour e un calendario alle porte, fatto di obiettivi misurati e voglia di crescere senza bruciare le tappe.

Lorenzo Masciarelli è da tre anni in forza alla Pauwels Sauzen Bingoal
Lorenzo Masciarelli è da tre anni in forza alla Pauwels Sauzen Bingoal
Lorenzo, come stai?

Mi sento abbastanza bene, vengo da una preparazione estiva che avevamo studiato insieme alla squadra per avvicinarsi al meglio alla stagione di cross.

Ti abbiamo visto spesso con la maglia azzurra…

Sì, anche con la nazionale abbiamo avuto un bellissimo programma di avvicinamento, prima con il Giro del Friuli e poi in Polonia

Un calendario del tutto in funzione della stagione del cross?

Tutto il calendario che abbiamo fatto su strada non è stato pieno di gare, proprio per non appesantire la preparazione e arrivare pronti alla stagione invernale. Siamo andati nell’ottica di fare più corse a tappe per cercare di mettere distanza e ritmo. Anche perché durante la stagione del cross è difficile fare distanza o avere quella qualità di allenamenti che si possono avere d’estate su strada. 

Com’è stato il tuo primo anno da under?

Mi sono trovato subito a fare delle gare tra le WorldTour come il Giro del Belgio ed è stata subito una bella esperienza. Penso mi abbia fatto crescere correre tra i grandi. 

Qui Masciarelli ai Campionati italiani ciclocross 2022 di Variano di Basiliano
Qui Masciarelli ai Campionati italiani ciclocross 2022 di Variano di Basiliano
Come ti trovi con la squadra?

Mi trovo benissimo, non mi fanno mancare niente. Sono super disponibili e diciamo che mi lasciano sempre tranquillo e senza pressioni. Poi man mano che si andrà avanti, gli appuntamenti diventeranno sempre più importanti. Stiamo lavorando in tranquillità. Tra un anno o due cambieranno gli obiettivi. In particolare per questa stagione abbiamo qualche traguardo ulteriore visto che ho un anno in più d’esperienza. 

Com’è andato questo avvio di stagione del cross?

Le prime due corse sono state dure perché dovevo ritrovare un po’ il ritmo con i professionisti qua in Belgio e sono state abbastanza impegnative. Poi dopo la nazionale ci ha portato in Spagna per cinque gare internazionali e lì diciamo che ho ritrovato la mia condizione per il cross e mi sono sentito subito bene. 

Come sono andate le prime due tappe di Coppa del Mondo?

Le prime due, a Tabor e a Maasmechelen, potevano andare meglio, ma le sensazioni erano comunque buone. 

Pochi giorni fa hai disputato una bellissima rimonta al Koppenbergcross, ce la racconti?

Mi sentivo molto bene, ero con i primi cinque. Era una gara a cui tenevo molto perché è considerabile la gara di casa e tra le mie preferite dell’anno. In una scivolata al secondo giro ho rotto il BOA della scarpa e ho dovuto fare mezzo giro “azzoppato”. Al momento del cambio scarpe ero 17° e da lì ho rimontato fino a concludere 10°. E’ stata molto dura.

Masciarelli e Toneatti entrambi impegnati anche su strada
Masciarelli e Toneatti entrambi impegnati anche su strada
Il percorso dell’europeo di Namur ti piace?

E’ bellissimo, è molto tecnico e mi piace molto. Ho visto che è cambiato leggermente rispetto agli anni precedenti e il tempo è incerto e dovrebbe piovere prima della gara, ma non il giorno stesso. Sarà bella impegnativa. Perché oltre a essere un tracciato duro, non ci sono molti tratti dove rifiatare. E dove è possibile farlo, bisogna restare comunque concentrati al massimo. Questo perché è molto facile fare errori in quei frangenti, specialmente in discesa con molti sassi e radici. Se si aggiunge il terreno probabilmente scivoloso sarà una gara molto delicata

Lo vedi adatto alle tue caratteristiche?

Mi si addice abbastanza. Ci sono due salite lunghe per essere una gara di cross. Circa 250 metri che non è poco e si può fare la differenza. 

Che obiettivo ti sei dato per questa corsa?

Non sono ancora riuscito a centrare la top five in Coppa. Vincerlo sarà difficile perché ci sono dei corridori di alto livello. Per esempio Ronhaar e Nys che al Koppenbergcross sono partiti con gli elite e hanno chiuso rispettivamente quinto e settimo. Qui in Belgio abbiamo un sito dove possiamo vedere i tempi sul giro e ho visto che hanno fatto dei gran tempi. Sarà dura ma ovviamente ci si prova sempre. Posso ipotizzare un piazzamento nei primi otto e potrei ritenermi soddisfatto. Poi ogni gara è diversa e ha la sua storia. 

Masciarelli e Vanthourenhout si allenano spesso insieme, anche questo fa parte della crescita
Masciarelli e Vanthourenhout si allenano spesso insieme, anche questo fa parte della crescita
Sei ottimista quindi?

Penso che con la condizione del Koppenbergcross, in top ten sento di poterci stare. Nel cross non si può mai sapere, basta sbagliare una partenza o una curva e si perde tantissimo quindi vedremo. La forma c’è, speriamo nel meglio. 

E dopo Namur come proseguirà la tua stagione?

Venendo da un periodo molto stressante a livello fisico e con una gran mole di gare, a dicembre faremo un po’ meno. Anche in ottica 2023, dove ci saranno molte tappe di Coppa del mondo, gare under 23 e infine il mondiale. Quindi da qui a fine anno farò qualche gara con i professionisti e qualche gara con gli U23 in Francia. 

Com’è vivere e praticare il ciclocross in Belgio?

Da italiano è una bellissima esperienza. Sono già tre anni che sono qui. E’ un modo di pensarla e vederla completamente diversa da noi. Ogni anno imparo qualcosa di nuovo. Loro hanno questo sport nella propria cultura e si vede proprio che lo amano. Se prendiamo come esempio i top al mondo come Iserbyt o Vanthourenhout hanno un modo di pensare molto diverso rispetto alla mentalità che abbiamo in Italia riguardo a questa disciplina.

Intanto Viviani junior prepara il ritorno alla vittoria

13.08.2022
4 min
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Mentre suo fratello Elia prepara la nuova campagna europea a Monaco, andando a caccia di altre soddisfazioni stellate su pista e sostituendo su strada l’acciaccato Nizzolo, Attilio Viviani si gode un po’ di riposo nella sua prima stagione in terra belga, alla Bingoal Pauwels Sauces WB. Tempo fa, quando ancora il contratto era da firmare (cosa avvenuta il 21 marzo), il corridore veneto aveva preferito non rispondere, sintomo di un animo travagliato dopo la inaspettata e prematura chiusura del team Cofidis nel quale aveva riposto tante speranze.

Ora la situazione è molto diversa e c’è una positiva predisposizione verso il futuro: «Devo dire che alla fine ho trovato una sistemazione ideale per le mie caratteristiche e il mio modo di intendere il ciclismo. Sono stato fortunato, ma certamente l’inverno è stato difficile, pieno di incertezze e devo dire grazie a Elia e al mio procuratore Lombardi se sono riusciti a mantenermi tranquillo e fiducioso, facendomi comunque lavorare in vista di un nuovo approdo».

A.Viviani Bingoal
Approdo in ritardo alla Bingoal, alla fine di marzo, dopo due mesi di difficile attesa per Viviani
A.Viviani Bingoal
Approdo in ritardo alla Bingoal, alla fine di marzo, dopo due mesi di difficile attesa per Viviani
Elia si è speso in prima persona per te?

Tantissimo, con molti contatti nell’ambiente, sondando la situazione, come anche Lombardi che non ha mai smesso di lavorare per trovarmi un nuovo contratto. Iniziare a fine marzo non è facile, ma nel team mi sono subito trovato bene, anche se chiaramente rispetto a chi aveva fatto il ritiro prestagionale ero in ritardo.

Come giudichi questa prima parte di stagione?

Nel complesso è stata positiva. La squadra ha il modo di correre che piace a me, sempre all’attacco, sempre in fuga, oltretutto in un tipo di corse tra Francia e Belgio che ho sempre amato. Il team mi ha dato anche abbastanza libertà soprattutto nelle occasioni dove non c’era Timothy Dupont che è il principale velocista del team.

Viviani fratelli
Attilio a destra con suo fratello Elia, importante nel trovargli un nuovo team (foto Cassandra Donne)
Viviani fratelli
Attilio a destra con suo fratello Elia, importante nel trovargli un nuovo team (foto Cassandra Donne)
Finora hai 27 giorni di gara: tanti o pochi?

Beh, direi che tra marzo e giugno il calendario è stato intenso, anche perché non c’erano mai più di 3-4 giorni di stacco e quindi non si mollava mai, dovevi stare sempre sul pezzo. Però devo dire che in questi tre mesi mi sono davvero divertito. Alla fine ero stanco, sono arrivato fino all’italiano poi ho tirato i remi in barca. Sono ripartito dal Sazka Tour dov’ero stato schierato pensando alla prima volata che poi volata non è stata. Venivo dallo stage in altura e non avevo ancora le gambe pronte per tutta la corsa a tappe, così abbiamo preferito mollare prima della tappa più dura.

Che programma hai ora?

Ci sarà il Tour Poitou-Charentes e poi a settembre tutte le classiche d’un giorno del panorama italiano. Spero che da qui alla fine della stagione si presenti l’occasione buona per lasciare il segno…

A.Viviani Grecia
La volata della quarta tappa al Giro di Grecia, con Viviani battuto solo da Nyborg Broge (DEN)
A.Viviani Grecia
La volata della quarta tappa al Giro di Grecia, con Viviani battuto solo da Nyborg Broge (DEN)
Un’occasione che avevi avuto a fine aprile in Grecia…

Sì, quel secondo posto ancora mi rode… Voglio tornare a quelle sensazioni, a rivedere la linea dell’arrivo e possibilmente a non vedere pezzi di ruote altrui tra la mia e quella sottile striscia… Sono fortemente determinato a riuscirci.

Il contratto finisce quest’anno?

Sì, non abbiamo ancora discusso del rinnovo, ma non mi pongo il problema. L’ambiente di questo team è ideale, il budget a disposizione non è molto ampio, ma non manca davvero nulla. Soprattutto mi piace la mentalità che regna nel team, è quella ideale per esprimermi al meglio.

A.Viviani Cofidis
Per il veronese tre anni alla Cofidis, con una vittoria e un periodo positivo chiuso anzitempo
A.Viviani Cofidis
Per il veronese tre anni alla Cofidis, con una vittoria e un periodo positivo chiuso anzitempo
In squadra c’è solo Tizza come altro italiano. Con gli altri ragazzi hai legato?

Molto bene, è anche questo che m’invoglia a continuare questa avventura. Spesso non ci si rende conto che una squadra si cementa non tanto in gara, quanto fuori, nei contatti al di fuori delle corse, parlando magari di ben altro. Poi i benefici si vedono con la maglia da gara indosso.

Come ti trovi a vivere in Belgio?

Bene, sarà che ho notato che i belgi sono un po’ pazzi, con una mentalità simile alla nostra. Mi sento davvero come a casa…

Un caffè con Masciarelli, l’italiano con la valigia

29.06.2022
6 min
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Il campionato italiano è l’evento che permette di riunire tutti i ragazzi del nostro Paese, ma anche chi, seppur italiano, vive un po’ più lontano. E’ il caso di Lorenzo Masciarelli, giovane abruzzese che corre da ormai 3 anni in Belgio alla Pauwels Sauzen Bingoal.

Per Lorenzo il campionato nazionale rappresenta una delle rare occasioni di correre in Italia. Allora noi, consci della fortuna di averlo incrociato proprio sulle strade di Carnago, lo intercettiamo e ci facciamo raccontare il ciclismo di lassù.

Masciarelli insieme a Toneatti (Astana Development), i due sono colleghi nel ciclocross
Masciarelli insieme a Toneatti (Astana Development), i due sono colleghi nel ciclocross

L’occasione presa al volo

Quando tre anni fa Lorenzo è finito a correre in Belgio l’occasione si è presentata un po’ inaspettatamente. Questione di giorni e di decisioni e la scelta era stata presa, si parte! Anche perché, per non avere rimpianti, è meglio sempre cogliere le occasioni che si presentano alla nostra porta.

«Quando ero allievo e correvo nel ciclocross – racconta nel frastuono di speaker e presentazioni Lorenzo – mi sono piazzato al Trofeo Guerciotti e a Brugherio. Così mio padre, che conosceva Mario De Clercq, per scherzo mi ha chiesto di andare a fare un periodo di prova della durata di una settimana con loro in Belgio. Ho fatto una gara, gli sono piaciuto e non sono più tornato indietro».

Ecco la Ridley usata da Lorenzo ai campionati italiani di Carnago
Ecco la Ridley usata da Lorenzo ai campionati italiani di Carnago

Un nuovo mondo

Trasferirsi così giovani in un nuovo Paese può far paura. Di colpo tutto quello che ti circonda cambia, rischi che vengano a mancare i punti di riferimento. 

«Con me è venuta la mia famiglia (mamma e papà Simone, pro’ dal 2000 al 2013, ndr). Il primo anno mi sono dovuto adattare ai ritmi e ad un modo di vivere molto differente dal nostro. Nel mio secondo anno da allievo sono andato forte, ho vinto qualche gara, alcune anche internazionali e così ho deciso di concentrarmi maggiormente sul ciclocross. Tutte le vittorie ottenute mi hanno aiutato a prendere una decisione.

«Ormai sono 3 anni che sono nelle Fiandre, vivo ad Oudenaarde, vado a scuola lì e mi alleno tutti i giorni su quelle strade. Ho avuto modo di girare tanto il Belgio in questi anni ed è il paradiso del ciclismo. Ogni bar, strada, tratto di pavé trasuda storia, i pub hanno tutte le birre dedicate al ciclismo, con nomi di corridori o di tratti famosi, inoltre sono pieni di poster e di foto.

«Anche l’istruzione è un aspetto che curano molto, la scuola che frequento è dedicata ai ciclisti, siccome facciamo molte assenze durante l’anno cercano di venirci incontro con i compiti e le lezioni. Poi io mi gestisco autonomamente studio e attività da atleta, ma grazie al loro aiuto mi viene più facile incastrare tutto».

Masciarelli al campionato italiano aveva il numero 177, l’ultimo della lista partenti, ha chiuso la corsa al 42° posto
Masciarelli al campionato italiano aveva il numero 177, l’ultimo della lista partenti, ha chiuso la corsa al 42° posto

Il ciclismo in Belgio

Andare a vivere in una delle Nazioni più votate alla bici che ci sono al mondo deve essere un sogno per un giovane atleta. Respirare ogni secondo il ciclismo e la sua storia con tante strade e monumenti dedicati allo sport che ama. 

«Con la squadra mi trovo molto bene – racconta con il sorriso Lorenzo – sono costantemente seguito da tante persone che hanno lo scopo ed il piacere di insegnare il ciclismo. L’esperienza che sto facendo con loro, soprattutto legata al ciclocross, non potrei mai farla qui. I compagni di squadra sono gentili ed estremamente calorosi, è un bel modo di fare gruppo e di restare affiatati. Non mi mettono mai pressioni nell’ottenere risultati, ogni anno punto a migliorare e crescere dal punto di vista sportivo e personale».

Ogni anno uno step in più

In questa stagione abbiamo visto che Lorenzo ha aggiunto un tassello in più alla sua crescita sportiva. E’ arrivato infatti il debutto con i pro’ su strada, più precisamente al Giro del Belgio. 

«E’ stata una gran bella emozione correre con i professionisti – dice Lorenzo – su strada ho sempre corso ma a quel livello era la prima volta. E’ un altro sintomo della fiducia che la squadra mi dà. La prima gara con i pro’ è stata una bella “mazzata”, non avendo mai corso gare del genere non sapevo cosa aspettarmi né dagli avversari e nemmeno da me stesso. Mi mancava l’esperienza di base, a volte faticavo a pedalare in gruppo. Sono molto contento di quanto fatto, sono riuscito a chiudere la corsa in maniera soddisfacente.

«La strada – riprende – rimane un’attività di preparazione ai mesi più importanti per me, ovvero quelli invernali, dove ci sarà il ciclocross. Anche perché inizierà il mio secondo anno da under 23 e voglio fare bene. Sono sicuro che queste esperienze su strada con i pro’ mi daranno una marcia in più, ne farò anche altre, per esempio a fine luglio correrò anche il Tour Alsace».

Ogni volta che viene in Italia a correre Lorenzo ha tutti gli occhi puntati addosso. Qui ai tricolori di cross 2022
Ogni volta che viene in Italia a correre Lorenzo ha tutti gli occhi puntati addosso. Qui ai tricolori di cross 2022

Cross e pressioni

Per un ragazzo italiano che corre nel ciclocross e per di più nella patria di questo sport le aspettative si alzano, soprattutto quando torna da noi.

«In Belgio non ho pressioni – dice – visto che mi conoscono poco riesco a correre in maniera più serena. Quando vengo in Italia la pressione, invece, la avverto di più. E’ come se dicessero: “E’ arrivato il crossista del Belgio, vediamo cosa sa fare”, tutti si aspettano che spacchi il mondo. Il mondo del cross, come contorno e come passione, non è minimamente paragonabile al nostro. In Belgio è lo sport nazionale, sono appassionatissimi, ogni gara è una festa con tendoni, bar, stand del cibo e discoteche, praticamente un luna park!».

Quest’inverno Masciarelli inizierà il suo secondo anno da under 23 nel ciclocross e vorrà arrivare pronto e determinato
Quest’inverno Masciarelli inizierà il suo secondo anno da under 23 nel ciclocross e vorrà arrivare pronto e determinato

Qualche differenza

Chiediamo a Masciarelli quale sia la più grande differenza tra il Belgio e l’Italia…

«Il metodo di lavoro, specialmente nella parte legata all’alimentazione. Hanno una mentalità diversa rispetto alla nostra, soprattutto per quanto riguarda l’approccio alla gara. Noi tendiamo a stare attenti a tutto e mangiamo anche molte ore prima della corsa, invece in Belgio sono più liberi, mangiano più tardi: intorno a due ore e mezza prima del via, ti lasciano più libertà».

Iserbyt 2022

Iserbyt a cuore aperto: quel mondiale fa ancora male…

20.02.2022
5 min
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Questa è la prima domenica di riposo per Eli Iserbyt dopo molte settimane, tra gare e viaggi, una stagione iniziata prestissimo la sua, a settembre quando si presentò nella lunga trasferta americana di Coppa del Mondo ponendo le basi della sua conquista del trofeo di cristallo. Fino all’ultima gara, il campione belga della Pauwels Sauzen Bingoal ha cercato di mantenere alta la concentrazione evitando ogni distrazione, ma si sente dalla sua voce come finalmente sia più rilassato, dopo un anno vissuto sempre al massimo.

In stagione Iserbyt ha messo in carniere ben 14 successi, metà dei quali nel circuito di Coppa del Mondo, andando a conquistare con corposo anticipo il trofeo di cristallo: «Esserci riuscito in anticipo mi ha dato molta soddisfazione, anche se la gara che mi è piaciuta di più è stata quella di Koksijde, la settima prova. Non eravamo neanche a metà del cammino, ma quella vittoria mi ha dato la consapevolezza di quello che potevo fare. E’ stato il momento più bello dell’anno».

Iserbyt Gavere 2022
Iserbyt è nato nel 1997. Vanta 2 titoli mondiali U23 e 3 europei in ogni categoria (foto Davy De Blieck)
Iserbyt Gavere 2022
Iserbyt è nato nel 1997. Vanta 2 titoli mondiali U23 e 3 europei in ogni categoria (foto Davy De Blieck)
Come giudichi nel complesso la tua stagione?

Sicuramente è stata buona, non potrebbe essere altrimenti considerando il numero di successi parziali e le due principali challenge della stagione conquistate (Coppa del Mondo e Superprestige, ndr). Non posso che essere felice per come sono andate le cose.

Quanto ha influito la scarsa presenza di Van Aert e Van Der Poel, almeno rispetto al passato nello sviluppo della stagione?

Intanto Van Aert ha gareggiato per oltre un mese e la sua presenza in gruppo si è sentita molto. Si sapeva già da prima che quest’anno avrebbero privilegiato la preparazione per la strada, poi Van Der Poel ha avuto i problemi che sappiamo e non si è praticamente visto. E’ chiaro che la loro presenza o meno cambia gli equilibri quando non ci sono, ma la medaglia va guardata da entrambi i lati, significa anche che bisogna farsi trovare pronti quando si presenta l’occasione.

Molti ricordano ancora molto bene la tua terribile caduta di Heusden 2020, con il grave infortunio al braccio. Quando è stato importante per te vincere due challenge un anno dopo?

Molto, hanno avuto un significato particolare perché quell’incidente mi aveva lasciato qualche incertezza, anche se ero tornato a gareggiare prima della fine della stagione, ma non ero io. La ripresa è stata lunga e lenta. Il team mi è stato molto vicino, non mi ha mai fatto pressione per farmi approcciare la stagione nel modo giusto dopo l’infortunio e i risultati si sono visti.

Iserbyt Koksijde 2021
La vittoria di Koksijde lo ha lanciato verso la conquista della Coppa del Mondo
Iserbyt Koksijde 2021
La vittoria di Koksijde lo ha lanciato verso la conquista della Coppa del Mondo
Durante l’inverno tu hai detto «Meglio vincere 5 gare senza Van Aert e Van Der Poel che 2 contro di loro», non hai però paura che la loro assenza svilisca un po’ le tue vittorie?

Confermo quel che ho detto e non l’ho detto per timore reverenziale nei loro confronti, due anni fa un paio di vittorie con loro presenti le ho ottenute e lo stesso ho fatto quest’anno con Pidcock. Il concetto che volevo esprimere è che una vittoria è una vittoria a prescindere, per me è importante vincere non guardando a chi c’è e chi non è presente, ma vincere il più possibile, guardando alle classifiche dei tornei e soprattutto a me stesso. Alla fine è l’obiettivo generale che conta. Io sono contento perché ho fatto bene il mio lavoro, la gente poi ricorda chi è primo, non chi non c’era…

Ripensando all’ultimo mondiale, quel bronzo messo in archivio ti ha lasciato più soddisfazione o delusione?

Entrambe le cose. Io ero partito per il massimo risultato e alla partenza ho visto che non ero nella forma che volevo, la corsa poi non si è messa al meglio per me. Alla fine ho ottenuto il massimo possibile in quelle condizioni ma chiaramente visto com’ero andato la domenica precedente mi aspettavo qualcosa di più.

Considerando mondiali ed europei, fra le varie categorie hai vinto 11 medaglie di cui 5 d’oro, però è innegabile che nelle competizioni titolate sembri soffrire il peso della responsabilità. Senti un particolare carico psicologico in quelle occasioni?

Questa è una bella domanda… E’ vero, non lo posso negare, le gare titolate non sono come le altre. Le soffro sempre un po’ alla vigilia ma non va dimenticato che sono ancora giovane, credo faccia parte del mio cammino di maturazione. Quando corro per un titolo e vedo che le cose non vanno come voglio, mi butto giù velocemente e questo non va bene. E’ un aspetto sul quale devo lavorare sapendo che mi aspettano tanti altri campionati da disputare.

Iserbyt Fayetteville 2022
Il podio mondiale, con Iserbyt alla destra dell’iridato Pidcock e dell’olandese Van Der Haar
Iserbyt Fayetteville 2022
Il podio mondiale, con Iserbyt alla destra dell’iridato Pidcock e dell’olandese Van Der Haar
Che cosa farai ora?

Mi dividerò fra gare su strada nel calendario belga e prove di Mtb, non mi dispiacerebbe prendere parte anche a qualche gara di Coppa del Mondo sulle ruote grasse, ma andrò avanti su entrambi i fronti, avendo però sempre in mente la preparazione per la stagione di ciclocross.

Non pensi che, se potessi competere su strada nel World Tour, potrebbe incidere favorevolmente nel ciclocross come avviene per i “3 tenori”?

Difficile dire se sarei più forte. Il discorso è più ampio: devo capire dove e come poter migliorare per portare il mio corpo alle sue migliori prestazioni. Guardo al futuro come a una scoperta per capire come andare sempre più forte nel ciclocross che è e sarà sempre il mio mondo.

Caro De Clercq, quale futuro prevedi per Masciarelli?

19.01.2022
4 min
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Mario De Clercq ha 55 anni e quando alle gare di cross dalle sue parti in Belgio si presenta lui, la folla continua ad aprirsi. Merito dei tre mondiali e delle altre 57 vittorie. Nelle sue gambe ci sono anche tre vittorie su strada da dilettante e due da professionista, con la partecipazione a tre Tour de France e ad una Vuelta.

Fu lui un paio d’anni fa ad accorgersi di quell’italiano magrolino andato a correre in Belgio dall’Abruzzo e fu così che ingaggiò Lorenzo Masciarelli nella Pauwels Sauzen-Bingoal di cui è coordinatore tecnico, una delle squadre di ciclocross più forti d’Europa. Quella di Iserbyt e Vantourenhout, per intenderci. Così, approfittando della sua gentilezza e del suo ottimo inglese, abbiamo pensato di vederci più chiaro. Che cosa spinge un fiammingo di tanta fama a investire su un italiano tutto da scoprire? E come sta andando il primo anno da under 23?

«Ho visto Lorenzo la prima volta – dice – durante una gara di allievi a Gavere. Arrivò 10° scattando da una pessima posizione di partenza. Così, su consiglio di Nico Mattan lo abbiamo inserito nelle giovanili».

Mario De Clercq è coordinatore tecnico della Pauwels Sauzen-Bingoal (foto Belga News)
Mario De Clercq è coordinatore tecnico della Pauwels Sauzen-Bingoal (foto Belga News)
Perché un corridore italiano in una squadra belga?

Eravamo curiosi di scoprire la mentalità di un corridore italiano ed è stata una sfida per noi lavorare con lui. Era davvero la prima volta per me, ma finora non me ne sono ancora pentito. La famiglia Masciarelli sono persone molto amichevoli e rispettose.

Lorenzo sta crescendo come speri?

Poco prima che iniziasse la stagione di cross, abbiamo completato una fase di allenamento con tutta la squadra e Lorenzo è stato uno dei migliori. Le sue prime gare come U23 sono state promettenti. Dopo essere tornato dalla Coppa del mondo in America però, non è stato più molto brillante. Può aver speso troppo oppure ha inciso il jet-lag, non lo so. Ma dopo non è stato più il Lorenzo che conosco. Il primo anno da U23 è sempre difficile, ma con noi avrà tempo per crescere e concentrarsi fino al suo 3° e 4° anno.

Lorenzo Masciarelli con Vanthourenhout e De Clercq in uno degli allenamenti di squadra
Lorenzo Masciarelli con Vanthourenhout e De Clercq in uno degli allenamenti di squadra
Quale poteva e può ancora essere un buon obiettivo per lui in questa stagione?

Non ci sono molti obiettivi per lui come U23. Quest’anno deve fare esperienza. Tutto quello che fa è buono. La prossima estate diventerà più forte partecipando a gare su strada più lunghe, corse a tappe, e vedremo.

E’ importante per lui allenarsi con ragazzi come Vanthourenhout e Iserbyt?

Naturalmente. Questa è la cosa più importante per Lorenzo. Può imparare moltissimo da quei ragazzi in allenamento, perché non li vede mai durante le gare tra un ciclocross e l’altro. L’intenzione è che raggiunga lo stesso livello nei prossimi anni e che ora si metta al servizio dei nostri leader. Non solo durante gli allenamenti, ma anche durante la prossima stagione su strada.

Nel 1994, De Clercq arriva 14° nella Roubaix vinta dal suo capitano Tchmil
Nel 1994, De Clercq arriva 14° nella Roubaix vinta dal suo capitano Tchmil
Pensi che possa competere ai massimi livelli nel ciclocross o ha un futuro su strada?

Lorenzo per il momento non è il tipico crossista. E’ un tuttofare, va bene su tutti i terreni. Mi ricorda un po’ Franzoi. Anche lui era un corridore forte sia su strada che nel ciclocross. Il tempo lo dirà.

I percorsi di cross qui in Italia sono pieni di curve, abbiamo gare piuttosto lente: pensi che sia un limite per un atleta come Lorenzo?

In Belgio il ciclocross è uno sport di potenza, in Italia infatti è tutto curve e tutto più basato sulla flessibilità. Ma non ci sono limiti per un buon crossista. Devi solo essere in grado di affrontare ogni percorso. Devi essere in grado di gestire ogni tipo di sfida, altrimenti non ha senso fare ciclocross.

Agli ultimi tricolori di cross a Variano, Lorenzo si riscalda e il padre Andrea sistema la pressione
Agli ultimi tricolori di cross a Variano, Lorenzo si riscalda e il padre Andrea sistema la pressione
Che tipo di gare su strada farà nel 2022?

Lorenzo correrà probabilmente 3 o 4 gare a tappe, tra cui il Giro del Belgio e il Tour De Wallonie. Gare di alto livello per un under 23 di 1° anno, in cui saranno presenti anche squadre WorldTour.

E’ importante correre su strada per un crossista?

Questa è la parte più importante dell’intero sviluppo di un giovane corridore. Se sei capace di andare forte su strada, dovresti riuscire a emergere anche nel cross, se mantieni la tua tecnica. Grazie alle gare su strada Lorenzo diventerà ogni anno più forte del 10 per cento.

In attesa dei tre giganti, Iserbyt folletto imprendibile

28.11.2021
5 min
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Dodici vittorie su diciotto gare, fatto salvo il mezzo passo falso degli europei, la stagione invernale di Eli Iserbyt è da urlo. Oggi ha vinto anche a Besancon, lasciando a 10 secondi Toon Aerts, allo stesso modo in cui al mattino Lucinda Brand aveva rifilato 26 secondi alla canadese Rochette.

Fisico da scalatore

La sua dimensione è in netta crescita. E anche se l’imminente ritorno in gara di Van Aert, Van der Poel e Pidcock potrebbe ridimensionare la sua stella, è un fatto che a 24 anni Iserbyt sia uno degli specialisti più forti al mondo. E dato che pochi lo conoscono, proveremo a raccontarne la personalità attraverso le sue stesse parole.

Lo scorso anno, Iserbyt ha vinto l’europeo di ciclocross
Lo scorso anno, Iserbyt ha vinto l’europeo di ciclocross

«Non mi vedo come uno dei migliori al mondo – dice il fiammingo, alto 1,65 per 56 chili – mi considero un atleta che fa del suo meglio e questo è stato il filo conduttore della mia crescita. Mi rendo conto che tutto intorno a me è diventato più grande, ma l’obiettivo è vincere il più possibile. In Belgio vengo riconosciuto perché tutti guardano il ciclocross d’inverno. Io cerco sempre di essere poco appariscente, in questo la mascherina aiuta. La popolarità è bella e aiuta, ma ci sono così tante rivalità, che se non sei a favore di uno, sei automaticamente contro. Questo è il bello del ciclismo in Belgio. Immaginate che cambio di clima, quando l’anno scorso a causa del Covid si correva senza pubblico…».

Vincere tanto

Il pubblico dovrà imparare a conoscerlo. Difficile dire se parli perché ha avuto contatti con i tre giganti di specialità, ma certo l’ipotesi che possano mollare la presa sul cross non è peregrina e questo potrebbe aprire anche a lui la strada verso il tetto del mondo.

«Penso che anche il pubblico abbia bisogno di questo periodo di transizione – dice – perché Van der Poel e Van Aert correranno sempre meno cross. E’ la nostra occasione, ma non dovremo essere ingenui. Loro corrono sempre per vincere e non è detto che spariranno come Stybar. Per ora sono ancora in modalità full cross e non vogliono perdere. Grazie a questo le gare saranno ancora più belle. Il mio obiettivo a breve termine è vincere tanto prima che arrivino». 

Cent’anni di storia

La sua osservazione sul cross, le sue origini e il fatto che sia una specialità autoctona del Benelux è fondata. Così come è pertinente l’osservazione sulla coerenza storica della specialità.

Iserbyt e la sua compagna. Il belga è stato a lungo insieme a Puck Moonen, anche lei ciclista (foto Instagram)
Iserbyt e la compagna attuale. Il belga è stato a lungo insieme a Puck Moonen, anche lei ciclista (foto Instagram)

«Non credo che una maggiore internazionalizzazione si tradurrà in corridori stranieri più forti – dice – il cross è uno sport con forti radici regionali. E’ molto specifico e tecnico ed è nel nostro Dna. Se vedi dei bambini che si allenano, è normale che venga voglia anche a te. Ho iniziato quando avevo 13-14 anni. Da piccolo al sabato giocavo a calcio e la domenica guardavo il cross in televisione. Dieci minuti dopo la gara, prendevo la bici e andavo a giocare sulle salitelle dietro casa.

«Il nostro solo problema è che non siamo uno sport olimpico. Tutti gli specialisti britannici o francesi più forti dopo un po’ abbandonano. Ma anche con uno status olimpico, penso che i belgi continueranno a fare la differenza. In un mondo che cambia sempre, il ciclocross è lo stesso da 100 anni. E’ la tradizione che rende questo sport così grande».

Suggestione strada

Sulle sue prospettive di crescita, i margini di miglioramento e un possibile coinvolgimento nell’attività su strada della sua squadra, la Pauwels Sauzen-Bingoal, Iserbyt sembra avere idee chiare.

«Ho 24 anni – dice – e quest’estate ho svolto un carico di lavoro superiore e per la prima volta lavori di endurance. Forse la prossima estate proverò a fare bene in una corsa a tappe, anche se non ho mai avuto un picco di forma nella stagione su strada. La stagione del ciclocross richiede un periodo di picco molto lungo, per cui mentalmente e fisicamente ho bisogno dei mesi estivi per recuperare».

Settimana tipo

La sua è una vita da… sacerdote del cross. La devozione e la dedizione con cui ne parla fa anche pensare a un ragazzo consapevole di dover essere al massimo per combattere contro i giganti.

Anche Lucinda Brand è inarrestabile: vince anche a Besancon e consolida la leadership di Coppa
Anche Lucinda Brand è inarrestabile: vince a Besancon e consolida la leadership di Coppa

«La mia settimana tipo è sempre uguale – dice – faccio un giro facile il lunedì e poi un lungo di 4 ore il martedì. Mercoledì allenamento specifico di 2 ore e mezza per la gara del fine settimana. Cerchiamo di lavorare su un percorso simile. Dopo l’allenamento invece sono solo sul divano e la mia ragazza lo sa. Mi riposo più che posso. Non vedo i miei amici durante la stagione perché lavorano durante la settimana e fanno festa nei weekend. E’ un sacrificio facile da fare quando vengono i risultati».

La prossima fermata della Coppa del mondo sarà ad Anversa il 5 dicembre, poi finalmente il circo del cross sbarcherà in Italia, sui sentieri ghiacciati di Vermiglio, in Val di Sole. La testa del ranking è saldamente nelle mani di Iserbyt e Lucinda Brand. In attesa che tornino i giganti, la strada del folletto di Bavikhove continua a sembrarci eccezionale.