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Gaudu, adesso conta vincere una tappa. E oggi rischio neve

14.07.2021
4 min
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Erano arrivati a un soffio da Konrad, poi un po’ la discesa e un po’ la consapevolezza che quel Colbrelli a ruota somigliasse davvero a uno scorpione e come tale si stava gestendo, sta di fatto che Gaudu ha smesso di credere nella rincorsa e la possibilità di vincere la tappa si è chiusa lì. Il Tour fino a quel punto non era stato come nei suoi sogni, sebbene dalla sera di Tignes si fosse ritrovato leader indiscusso della squadra, senza più Demare con cui dividere lo spazio. Invece appena due giorni dopo, il Ventoux lo ha buttato al tappeto con la brutalità di cui è capace quella montagna nei giorni storti. Che sia stato il caldo o lo sforzo eccessivo, quel giorno il bretone della Groupama-Fdj si è trascinato fra crampi e attacchi di vomito, raggiungendo il traguardo 26 minuti dopo Van Aert. Era partito decimo della generale, quella sera non aveva più nulla da stringere fra le dita, se non la fede di potersi risollevare nella terza settimana. E la fuga di ieri, in qualche modo, è parsa una timida ripresa.

«Ci sono ancora tre grandi opportunità – diceva ieri alla partenza – e non ce le lasceremo scappare. Ora dovremo andare avanti ogni giorno per cercare la vittoria. Mi è sempre piaciuta la terza settimana dei grandi Giri».

Nel giorno di Malaucene, crisi nera sul Ventoux, mal di stomaco e 26 minuti di ritardo
Nel giorno di Malaucene, crisi nera sul Ventoux, mal di stomaco e 26 minuti di ritardo

Sorpresa Konrad

Quel che gli è mancata ieri è stata la capacità di crederci sino in fondo, unita allo scetticismo (tradito dallo stesso Colbrelli) sulle possibilità di Konrad, anche se il Tour nei giorni precedenti aveva offerto esempi analoghi andate in porto.

«Come sempre in questo Tour – ha raccontato dopo l’arrivo agli inviati de L’Equipe – è un’altra tappa partita a tutta. La fuga è partita dopo quasi 70 chilometri, ma si vedeva che potesse arrivare in fondo. Allora ho provato a infilarmici dentro, cercando anche di risparmiare un po’ di energie. Sono riuscito a fiutare lo scatto giusto. Avevo buone gambe. Però quando Konrad è partito da solo sul Portet d’Aspet, mi sono detto che comunque era davvero lontano dal traguardo. Invece alla fine ha avuto ragione lui».

Dopo la crisi del Ventoux, non è più tempo di stare con le mani nelle mani: da ieri Gaudu cerca la riscossa. Ora vuole vincere
Dopo la crisi del Ventoux, non è più tempo di stare con le mani nelle mani: da ieri Gaudu cerca la riscossa

Poca collaborazione

Eppure lo avevano preso. I 25 secondi in cima al passo, tristemente celebre per la caduta di Fabio Casartelli in quel giorno maledetto del 1995, erano un margine su cui si poteva lavorare gestendo lo sforzo con la testa e arrivando nella scia di Konrad nel finale.

«Sulla cima – dice – ho provato a rilanciare perché il gruppo non era salito abbastanza velocemente. Pensavo che saremmo rientrati, visto che con Colbrelli siamo arrivati a una trentina di secondi. Ma poi Sonny ha iniziato a collaborare di meno e proprio in quella fase, Konrad ha rilanciato e ha ripreso vantaggio. Ho avuto buone sensazioni per tutto il giorno, magra consolazione, ma avevo forza. Ora mancano due tappe per dare il massimo. Spero che il mio corpo riesca a recuperare bene e di poter attaccare ancora».

Nella tappa di Saint Gaudens, ha inseguito Konrad con Colbrelli, ma la possibilità di vincere la tappa è sfumata presto
Ieri ha inseguito Konrad con Colbrelli, ma la possibilità di vincere la tappa è sfumata presto

Prevista neve

Nonostante la batosta del Ventoux, Gaudu, ieri nono all’arrivo, è risalito all’11° posto della generale. Ma a questo punto la classifica non gli importa. L’obiettivo adesso è vincere una tappa, magari già oggi, sull’arrivo ai 2.209 metri del Col du Portet su cui le previsioni prevedono la neve.

«Mi piacciono i prossimi due arrivi – ha detto prima di rientrare nel pullman e sparire nei suoi pensieri – anche se il cuore propende per la tappa di Luz-Ardiden, mi fa pensare alla vittoria di Pinot sul Tourmalet nel 2019. Il ricordo di quel giorno è ancora pieno di emozioni».

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Fabio non è più lì, ma ogni volta sembra di sentire la sua voce. Il Col de Portet d’Aspet ormai è legato indissolubilmente al suo nome e alla sua storia, anche quando è l’ultimo scoglio per impedire a Konrad di vincere la tappa. Gaudu e Colbrelli scollinano appena 25 secondi alle sue spalle, ma non basta. La discesa che carezza la stele bianca messa lì per Casartelli in questo angolo dei Pirenei è resa scivolosa e minacciosa dal bagnato e proprio in quelle curve, il campione austriaco costruisce la sua vittoria. Le tira come il discesista sugli sci. Linee rotonde, i freni appena sfiorati. E quando approda nella pianura, il suo vantaggio è raddoppiato: 43 secondi. Konrad fila come una moto e porta a termine la sua fatica di 35 chilometri come Politt nel giorno del ritiro di Sagan e come Mollema un paio di tappe fa.

Dopo la partenza in discesa, i corridori hanno richiesto un piccolo stop per sfilare le mantelline. Poi la tappa è partita
Dopo la partenza in discesa, i corridori hanno richiesto un piccolo stop per sfilare le mantelline. Poi la tappa è partita

Guardando si impara

Due vittorie da professionista, finora. Uno di quegli uomini che leggi negli ordini di arrivo, ma raramente davanti a tutti. Ma lui c’è spesso. Due terzi posti negli arrivi più impegnativi del Delfinato, un podio al Giro di Svizzera e due volte nei dieci al Giro d’Italia.

Per Konrad 35 chilometri di fuga solitaria sui primi Pirenei del Tour: lo ha ispirato Mollema
Per Konrad 35 chilometri di fuga solitaria sui primi Pirenei del Tour: lo ha ispirato Mollema

«Questa è la mia prima vittoria nel WorldTour – dice ed è commosso – ed è venuta nella più grande gara del mondo. Sono davvero senza parole. Questa vittoria è per la mia famiglia, i miei amici, tutti quelli che credono in me e anche per Bora-Hansgrohe, che non ha mai smesso di farlo. Vincere una tappa con la maglia di campione nazionale mi rende davvero orgoglioso. Ero già entrato tre volte in fuga, sempre con l’idea di aspettare il finale. Quando ha vinto Mohoric, se ne è andato molto presto. Quando ha vinto Mollema, se ne è andato molto presto e io sono arrivato secondo dietro di lui. Quindi mi sono detto: “Se mi ricapita, faccio come loro”. Ci ho provato e sono contento che abbia funzionato».

Il forcing di Colbrelli e Gaudu sul Portet d’Aspet ha ridotto il ritardo da Konrad
Il forcing di Colbrelli e Gaudu sul Portet d’Aspet ha ridotto il ritardo da Konrad

Rammarico Colbrelli

Ha funzionato davvero bene. E mentre lui davanti scandiva il suo ritmo forsennato, dietro gli inseguitori erano prigionieri dello stesso attendismo da cui Konrad per primo questa volta si è scosso. Il rammarico per la maglia tricolore di Colbrelli comincia a farsi lancinante. Il terzo posto di Tignes era frutto di una tattica estemporanea, ma questa volta nella porzione meno cattiva dei Pirenei il piano era venuto perfetto. E forse proprio il vederlo così forte in salita potrebbe aver dissuaso Gaudu dal collaborare a fondo con lui una volta finito il Col de Portet d’Aspet.

«Mancava ancora tanto all’arrivo – dice Colbrelli – sapevo che lui era avvantaggiato su quel percorso, ma era tanto lontano. Mi ha davvero stupito che sia riuscito a conservare questo vantaggio e ad arrivare. Noi dietro tiravamo a tutta e lui non perdeva. E’ stato il più forte. A me un po’ gira, oggi era una bella chance. E’ così però, vince solo uno purtroppo. Guardiamo avanti».

Nel finale il blitz della Jumbo Visma, che voleva cogliere di sorpresa porprio Pogacar
Nel finale il blitz della Jumbo Visma, che voleva cogliere di sorpresa porprio Pogacar

Imboscata Jumbo

Alle spalle dei fuggitivi, del vincitore e degli scornati, il finale sulla testa del gruppo della maglia gialla è stato da mal di testa, senza un senso apparente. Sulla Cote d’Aspret Sarrat, rispondendo a un allungo della Cofidis, Wout van Aert ha piazzato uno scatto in stile Fiandre che ha fatto esplodere il gruppo. Perché? Avevano visto qualcuno in difficoltà?

«Non era un piano premeditato – spiega Van Aert – hanno urlato attraverso la radio che un certo numero di favoriti era molto indietro nel gruppo. Quello era il momento per noi di provare a mettere un po’ di pressione. Soprattutto perché negli ultimi chilometri c’era vento al traverso. Valeva sicuramente la pena provare, ma alla fine non ha funzionato. Pogacar non è lontanissimo, quindi ogni secondo guadagnato è buono. Se ci sarà l’occasione continueremo a provarci».

Tutto il rammarico di Colbrelli passando per secondo sul traguardo
Tutto il rammarico di Colbrelli passando per secondo sul traguardo

Pogacar sul chi vive

Lo sloveno della maglia gialla, ha accolto con un sorriso l’imboscata, cui alla fine hanno ben risposto tutti i primi della classifica.

«Non ho capito che cosa sia successo – ha detto sorridendo – ho visto che acceleravano e ho seguito le ruote. La lezione del giorno è che bisogna essere sempre concentrati, anche se si va in pianura e sembra che niente possa accadere. E domani ci sarà la tappa più dura del Tour, la tappa regina dei Pirenei. Ho fatto le ricognizioni delle prossime due giornate, conosco le salite. Non sono preoccupato, ma so per certo che saranno due giorni durissimi».