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Frattura vertebrale: che cos’è e come si recupera?

24.01.2023
5 min
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«Arrivavo da un brutto infortunio subito nell’estate del 2021, una frattura vertebrale che mi ha tenuto fermo per 4 mesi (in apertura, immagine di Emergency-Live). Una volta recuperato però mi sono trovato ad inseguire la condizione, perché non ho fatto palestra ed ho avuto degli scompensi». 

Da queste parole di Omar El Gouzi è nata una telefonata con il dottor Maurizio Radi, titolare di Fisioradi Medical Center. Capire in che modo si cura e si recupera da una frattura alle vertebre è importante, soprattutto perché si tratta di un infortunio abbastanza frequente nei ciclisti. 

El Gouzi è passato alla Bardiani-CSF senza avere un procuratore
El Gouzi è passato alla Bardiani-CSF senza avere un procuratore

L’occhio del dottor Radi

«Innanzitutto – aggancia subito il discorso Maurizio Radi – quando si parla di una frattura vertebrale si tratta di una frattura ossea. Le vertebre sono le ossa che compongono la colonna vertebrale, sono trentatré in totale. Sono divise in tre sezioni: sette vertebre cervicali, dodici dorsali e cinque lombari. Tra due vertebre c’è il disco intervertebrale che permette alla colonna di muoversi. Servono a sostenere il peso del corpo».

Quando si sceglie una terapia conservativa al paziente viene applicato un busto (foto Alma ortopedica)
Quando si sceglie una terapia conservativa al paziente viene applicato un busto (foto Alma ortopedica)

Due trattamenti

Il caso di El Gouzi è stato curato con una terapia conservativa grazie all’utilizzo di un busto che lo ha tenuto immobilizzato per due mesi. Un altro caso famoso è quello di Nibali che nel 2018 ha subìto un’operazione per ridurre la frattura vertebrale subita al Tour de France

«I trattamenti da mettere in atto – continua Radi – per risolvere una frattura vertebrale sono due: il primo è quello conservativo. Si tratta di utilizzare un busto che immobilizza l’atleta ed allinea la colonna vertebrale, si utilizza questo metodo quando si è davanti ad una frattura composta e lineare. Nel giro di sessanta giorni la frattura si risana. L’altro metodo che in alternativa si applica è il trattamento chirurgico. In questo caso è il neurochirurgo che decide se operare o meno. Chiaramente l’operazione è il metodo di agire più invasivo, si vanno a stracciare i muscoli e crei dei traumi tendineo muscolari. Anche nel caso di un trattamento chirurgico i tempi di recupero sono sempre nell’ordine dei sessanta giorni». 

La fisioterapia

Una volta che la frattura si è ricomposta si passa alla parte di recupero, quella fisioterapica. Per un ciclista professionista è una fase molto delicata perché si deve ricostruire il tono muscolare.

«Non solo – spiega il medico – nel momento in cui si ha un’immobilizzazione che dura per una sessantina di giorni, oltre al tono muscolare, si perdono anche elasticità e mobilità dell’articolazione. La parte riabilitativa può iniziare anche dopo una quarantina di giorni dall’immobilizzazione, si inizia a togliere il busto e si fanno delle sedute in acqua con esercizi in scarico verticale e graduale. Sono trattamenti che durano un’ora al massimo, dopo i quali l’atleta deve sempre indossare il busto, è una primissima parte del percorso per tornare all’attività agonistica. I primi esercizi che vengono fatti sono di rieducazione posturale e di mobilità. E’ bene anche effettuare una tac, solitamente in 3D perché più precisa, per capire come sta guarendo la frattura».

Vincenzo Nibali, caduta Alpe d'Huez, Tour de France 2018
Al Tour del 2018 Nibali si fratturò la decima vertebra toracica, fu sottoposto ad un’operazione per ridurre la lesione
Vincenzo Nibali, caduta Alpe d'Huez, Tour de France 2018
Al Tour del 2018 Nibali si fratturò la decima vertebra toracica, venne operato per ridurre la lesione

La seconda parte

Maurizio Radi spiega e noi attentamente seguiamo, quando la frattura è più complessa, ci dice, la fisioterapia inizia in maniera più cauta.

«La seconda parte della riabilitazione – continua – viene fatta in palestra a secco. Bisogna ricostruire, gradualmente, una colonna elastica, forte e tonica per affrontare un’attività agonistica. Pensate che in sessanta giorni di immobilità si può perdere fino al cinquanta per cento della forza. Non si tratta di ricostruire solamente la parte muscolare a livello della colonna ma anche quella degli arti inferiori. Bisogna lavorare a 360 gradi sull’apparato muscolare, andranno rinforzati anche tutti i principali muscoli del core. Gli esercizi che l’atleta dovrà andare a fare sono gli stessi della preparazione invernale, ovviamente con dei carichi proporzionati al tono muscolare post infortunio».

Nell’incidente di inizio 2022 Bernal si fratturò due vertebre, parte del recupero passò dai rulli (foto Twitter)
Nell’incidente di inizio 2022 Bernal si fratturò due vertebre, parte del recupero passò dai rulli (foto Twitter)

Di nuovo in bici

In tutto questo percorso il ciclista non ha ancora messo piede sulla bici. Tornare a compiere il gesto atletico, anche a bassa intensità, sarebbe stato troppo traumatico per il fisico. 

«Le prime pedalate arrivano appena si inizia a recuperare un po’ di tono muscolare. Anche fare il gesto atletico è parte della riabilitazione, ma va inserito al momento giusto. Il mio consiglio – spiega Radi – è di cominciare dai rulli, per periodi brevi: venti minuti al giorno. E’ meglio partire dai rulli perché si toglie lo stress e le sollecitazioni che si hanno su strada. Tornare a pedalare all’esterno lo si potrà fare una volta recuperata l’elasticità ed il tono muscolare. Il fisico deve essere riabituato a sostenere le sollecitazioni. Un altro aspetto fondamentale è che dopo la frattura, una volta che si torna a pedalare, è bene fare una nuova valutazione biomeccanica. Non è detto che il fisico riprenda a pieno l’elasticità muscolare e le funzionalità di prima, ci vorrà del tempo. In un incidente grave come quello di Bernal è probabile che l’atleta non ritorni mai ai livelli pre-incidente. E’ chiaro che trattandosi di atleti professionisti un’ultima parte del recupero passi anche dal riprendere gli allenamenti ad alta intensità. La fisioterapia e la palestra aiutano ma l’ultimo step lo dà il gesto atletico».

El Gouzi, anno nero alle spalle. Parola sua e di Mario Chiesa

17.01.2023
4 min
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Il primo anno tra i professionisti non è mai semplice, soprattutto quando si arriva da un inverno difficile. Omar El Gouzi in questo momento si trova in Spagna ad allenarsi, per iniziare al meglio il 2023. La prima stagione tra i grandi l’ha corsa con la Green Project Bardiani CSF Faizané, non è andata molto bene e con lui cerchiamo di capire cosa ha funzionato e cosa no. 

El Gouzi si appresta ad iniziare la sua seconda stagione da professionista con la maglia della Bardiani
El Gouzi si appresta ad iniziare la sua seconda stagione da professionista con la maglia della Bardiani
Com’è andato il primo anno da professionista?

Sono contento per il passaggio e lo sono altrettanto per aver disputato delle belle corse di grande valore come la Milano-Sanremo ed il Giro di Lombardia. L’unica cosa è che dal punto di vista prestazionale mi sono un po’ perso. Ero partito bene, ma poi ho avuto un calo per buona parte dell’anno. Mi sono ripreso solo a settembre. 

Qual è stato il problema?

La preparazione invernale, arrivavo da un brutto infortunio subito nell’estate del 2021, che mi ha tenuto fermo per 4 mesi. Una volta recuperato però mi sono trovato ad inseguire la condizione, perché non ho fatto palestra ed ho avuto degli scompensi. 

Hai avuto tanti buchi di calendario, collezionando solo 38 giorni di corsa nel 2022…

La squadra aveva un calendario pieno di corse nei primi mesi della stagione e fino al Tour of the Alps ho corso con buona continuità. Poi la squadra aveva in programma il Giro d’Italia ed il Giro U23, io il secondo non potevo correrlo mentre per il primo, giustamente, non sono stato selezionato. Nella seconda parte di stagione ho corso di più ritrovando continuità tra agosto ed ottobre.

Nel 2022 ha disputato solamente 38 giorni di corsa, con ben due monumento: la Sanremo e Il Lombardia (in foto)
Nel 2022 ha disputato solamente 38 giorni di corsa, con ben due monumento: la Sanremo e Il Lombardia (in foto)
Questo ti ha influenzato negativamente?

Non è stato un problema, lavorando con un preparatore è più semplice programmare i momenti di forma. Sicuramente dovrò migliorare, ma già da dicembre sto lavorando molto per fare il salto di qualità. 

E’ difficile adattarsi al mondo dei professionisti?

Si tratta di qualcosa di nuovo, da dilettante sei abituato ad essere più seguito, qui ti reputano autonomo. Però, allo stesso tempo, hai i compagni di squadra più grandi che possono seguirti e darti dei consigli preziosi

Con chi ti sei confrontato maggiormente?

Con Visconti e Battaglin. Purtroppo Giovanni ci ha “abbandonato” presto, i suoi consigli mi sono mancati, sarebbero stati preziosi. 

Mario Chiesa (qui con Roberto Petito) è stato diesse di El Gouzi alla Iseo Rime Carnovali
Mario Chiesa (qui con Roberto Petito) è stato diesse di El Gouzi alla Iseo Rime

I consigli di Chiesa

Mario Chiesa è stato diesse di El Gouzi quando il ragazzo correva alla Iseo Rime Carnovali. Chi meglio di lui può inquadrare il giovane Omar e aiutarci a capire che tipo di ragazzo e corridore può essere?

«Quando seguo un corridore – inizia a spiegare Chiesa – mi piace fare una “radiografia” di quello che è stato. El Gouzi già da juniores ha fatto vedere grandi cose, nel 2017 è arrivato sesto al Giro della Lunigiana (in quell’edizione vinse Andrea Innocenti e fece quinto un certo Andrea Bagioli, ndr). L’anno successivo, il suo primo da under 23, arrivò decimo a Capodarco e nel 2019 corse il Giro d’Austria (una gara professionistica 2.1 ndr,) e finì secondo nella classifica dedicata ai giovani».

Omar ha un fisico molto esile, da scalatore puro, questo lo rende predisposto per le corse a tappe
Omar ha un fisico molto esile, da scalatore puro, questo lo rende predisposto per le corse a tappe

Bisogna attendere

«I numeri – riprende Chiesa – li ha sempre avuti, chiaramente non è un vincente, ma un corridore da corse a tappe. Una cosa da non sottovalutare assolutamente è il fatto che tra la fine del 2021 e l’inizio del 2022 è stato fermo quattro mesi per la frattura di due vertebre. Una cosa non da poco se a questo si aggiungono le difficoltà del primo anno tra i professionisti. El Gouzi, tuttavia non è esente da colpe, lui fa fatica a fidarsi, e questo lo limita. Deve imparare ad ascoltare chi lo circonda e seguire una linea, senza cambiare a metà (il riferimento è anche al cambio di preparatore fatto dallo stesso El Gouzi a metà 2022, in piena stagione, ndr)».

«Omar – conclude – è un ragazzo da attendere, in questo ciclismo moderno è sempre più difficile, ma è anche nell’interesse della Bardiani. Lui può crescere molto, sicuramente può fare meglio di quanto fatto vedere nella passata stagione e questo inverno si è potuto allenare senza intoppi. Non resta che guardare cosa succederà quando attaccherà il numero sulla schiena».

Martinelli, Colnaghi, El Gouzi, il progetto U23. Reverberi raccontaci…

26.07.2021
5 min
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Un vento di novità alla (e dalla) Bardiani Csf Faizanè. La squadra di Roberto Reverberi come da tradizione ha continuato a prendere dei giovani. E per di più italiani, confermandosi un grande sbocco per i nostri under 23. E’ notizia della scorsa settimana dell’arrivo di Alessio Martinelli, Luca Colnaghi ed Omar El Gouzi. E di un progetto molto importante all’orizzonte.

Il progetto under 23

«Prima di parlare di questi ragazzi – ci ha tenuto a dire Roberto Reverberi – bisogna dire che quest’anno abbiamo fatto un discorso più generale. Per il 2022 portiamo avanti un progetto legato agli under 23. L’Uci ci impone di avere 20 corridori e poiché noi professional facciamo fatica a prendere i migliori under, ma anche i migliori juniores che vanno a finire nelle continental delle WorldTour, ci siamo detti: perché non fare, tra quei venti corridori, un gruppo di 7-8 ragazzi under23? 

«Sarebbero professionisti a tutti gli effetti, ma svolgerebbero un calendario internazionale in Italia e all’estero riservato a questa categoria e non solo. Che poi è quello che fanno le continental. Solo che in Italia non si poteva con le professional. Questa regola fu fatta quando ancora non c’erano le continental, così è stata rivista. Ne abbiamo parlato con la Federazione. In pratica questo progetto ricalca quello che fa la Uno-X, la squadra norvegese».

La uno-X è un team norvegese continental con moltissimi U23 che prende parte agli eventi internazionali
La uno-X è un team norvegese continental con moltissimi U23 che prende parte agli eventi internazionali

Una sola affiliazione

La “Bardiani U23” per intenderci non avrà una doppia affiliazione come per esempio fanno Groupama-Fdj o Team Dsm. No, saranno tutti sotto la “stessa bandiera” salvo che i giovani, gli U23 appunto, possono fare il Giro U23, le gare 1.2 e 2.2, come quelle che la squadra di Reverberi ha fatto in Slovenia o a Rodi.

«E se ne hai qualcuno che merita, che sta andando forte, magari lo butti dentro in qualche corsa per soli pro’, come fanno le WorldTour che hanno le continental. Se ne possono schierare massimo due per gara.

«Non so ancora quale di noi quattro tecnici seguirà questo gruppo, ne dobbiamo parlare a giorni, ma potrei dire Rossato. Mirko ha una grande esperienza con i giovani, ci ha già lavorato e conosce bene l’ambiente. Ma ripeto: tutto è da definire».

Alessio Martinelli in azzurro ai mondiali juniores del 2019. Sarà inserito nel progetto U23
Alessio Martinelli in azzurro ai mondiali juniores del 2019. Sarà inserito nel progetto U23

Martinelli per tutti i terreni

Ma passiamo ai tre ragazzi annunciati in settimana. Martinelli, che adesso corre nella Colpack, ha solo ufficializzato il suo passaggio alla Bardiani visto che aveva già firmato il pre-contratto da juniores. Tanto che a gennaio aveva fatto il ritiro in Spagna con il Greenteam.

«Alessio è stato un po’ sfortunato in questi anni da U23, tra cadute ed infortuni, ma quando sta bene è un ottimo scalatore. L’anno scorso in pratica non ha corso e quest’anno solo adesso sta trovando una certa regolarità. Me lo presentò il suo procuratore, Fabio Perego. E’ un buon scalatore. Tra l’altro lui è l’unico dei tre che potrà fare parte del gruppo e del progetto under che lanceremo».

Il Valtellinese ci disse della sua passione per le gare a tappe e delle sue buone doti di recupero. Vedremo. Potrebbe pensare seriamente al prossimo Giro U23 forte dell’esperienza della Bardiani.

Colnaghi è un ragazzo molto veloce, ma in salita, almeno tra gli U23, teneva bene
Colnaghi è un ragazzo molto veloce, ma in salita, almeno tra gli U23, teneva bene

Colnaghi, il corridore veloce

E da un corridore per la salita, passiamo ad uno più veloce, Luca Colnaghi, lecchese, classe 1999. Ora corre per la Trevigiani Campana Imballaggi 

«Anche Luca ha Perego come procuratore – ha detto Reverberi – c’era stato un contatto con lui due anni fa, ma poi ebbe quella storia (un accusa di doping, ndr) dalla quale però è stato totalmente assolto. Ho trovato un ragazzo con tanta grinta e voglia di fare. E visto come è andato se lo meritava. E’ un corridore moderno, quindi veloce e che tiene in salita. Mi sembra uno che ha voglia di arrivare».

E Colnaghi cosa dice? «Sono davvero felice di entrare a far parte del team della famiglia Reverberi. Ci siamo risentiti con Bruno Reverberi durante il Giro di quest’anno e ora finalmente il sogno di passare professionista si realizza. Molti grandi campioni sono stati lanciati da questo team. Penso di poter diventare un atleta da classiche del nord, essendo veloce sui percorsi ondulati. Ma sono consapevole che non è facile».

Omar El Gouzi, è al primo anno elite. Ottimo scalatore che può ancora crescere
Omar El Gouzi, è al primo anno elite. Ottimo scalatore che può ancora crescere

El Gouzi, lo scalatore

L’ultimo ad essere entrato nella sede del team a Barco di Bibbiano è stato Omar El Gouzi. Anche il lombardo è del 1999. Lui è uno scalatore puro: è alto 1,81 metri per 58 chili. 

«Eh sì, lui è stato l’ultimo. Sono arrivati tutti e tre nel giro di un paio di giorni, ma in momenti diversi. Sono venuti in sede ed hanno firmato. Di El Gouzi mi ha parlato Mario Chiesa, il suo diesse alla Iseo Rime Carnovali. Eravamo all’Adriatica-Ionica Race e vennero da me appunto Chiesa con Christophe Le Mevel, ex pro’ francese ed ora procuratore. E’ lui che segue El Gouzi. Poi io sono tornato da Chiesa per parlarne meglio. Mario mi ha detto che è un ragazzo interessante. Che corre relativamente da poco e per questo ha ampi margini di crescita. Anche noi abbiamo visto i suoi risultati e ci ha colpito la sua costanza di rendimento: nono al Giro, quarto al Valle d’Aosta».

Tutti e tre avranno un primo vero contatto con il team ad ottobre, in occasione delle gare come il Beghelli, il Giro dell’Emilia. «Un momento ed una zona ideale per noi. Verranno in hotel per prendere le misure per le bici, le scarpe, il vestiario… ». E lì inizierà la loro avventura tra i professionisti.

El Gouzi, nome marocchino e grinta da scalatore

10.07.2021
4 min
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Intercettiamo Omar El Gouzi mentre è in altura, sul passo Foscagno, a preparare la seconda parte di stagione. Un inizio di stagione scoppiettante per il ragazzo di Peschiera del Garda, il quale ha colto numerosi piazzamenti in questi primi mesi di corsa. Conosciamo insieme il corridore ventunenne della Iseo Serrature – Rime – Carnovali.

Partiamo da lontano, tu sei nato a Peschiera del Garda, ma il tuo cognome non è italiano…

I miei genitori sono di origini marocchine, più precisamente di Agadir, sono venuti in Italia, sulle sponde del lago di Garda, 25 anni fa.

Quanto sei legato alle tue origini?

Molto, con i miei genitori sono andato spesso in Marocco, anche se ormai è dal 2013 che non riesco a tornare. Il motivo è legato al ciclismo, la mia famiglia è sempre tornata d’estate o d’inverno, in quel periodo però o sono in piena stagione o nel fulcro della preparazione. Ho intenzione però di tornare, quel che amo di più del Marocco è il calore che si respira per le strade.

El Gouzi è arrivato terzo nell’ultima tappa del Giro del Veneto (foto Scanferla)
El Gouzi è arrivato terzo nell’ultima tappa del Giro del Veneto (foto Scanferla)
Parlando invece del ciclismo, come ti sei avvicinato al mondo dei pedali?

Da piccolo nel mio palazzo dove abitavo c’era un bambino che andava in bici e quel mezzo mi ha subito affascinato, allora ho chiesto ai miei genitori di provare. Ho iniziato a correre con l’ultima gara della stagione con i G1 e sono subito caduto per battezzarmi al meglio (ride ndr). Ho corso fino alla categoria Juniores per l’Ausonia Pescantina, la squadra dietro casa mia, per me il ciclismo è sempre stato divertimento.

Quando hai intuito che sarebbe potuto diventare qualcosa in più?

Nel mio primo anno da juniores, quando sono stato il miglior giovane sia al Giro del Veneto sia in quello della Basilicata. Ho sempre pensato prima a divertirmi e a studiare, ho studiato agraria a San Floriano all’istituto Stefani-Bentegodi.

Terzo sul podio dell’ultima tappa del Giro del Veneto, dietro Romano che ha vinto e Zurlo
Terzo sul podio dell’ultima tappa del Giro del Veneto, dietro Romano che ha vinto e Zurlo (foto Scanferla)
E’ stata una prima parte di stagione intensa, vorresti raccontarcela un po’?

Sì, ho corso molto in questi mesi, anche per questo sono venuto in montagna, per ricaricare le pile. Il maggior numero di gare le ho disputate a giugno, ho corso: Giro Under23, dove ho concluso nono in classifica generale, il campionato italiano, in cui sono arrivato settimo e poi Giro dell’Appennino e GP di Lugano.

Per la seconda parte di stagione invece che obiettivi hai? E per il futuro?

Parteciperò sicuramente al giro della Valle d’Aosta che si terrà dal 16 al 18, poi subito dopo correrò in casa il Palio del Recioto a cui tengo molto. Il futuro è incerto per il momento, sicuramente punto a continuare così per attirare le attenzioni di squadre professionistiche e fare il salto, spero sia l’anno buono.

Nel 2019 ha corso con il Tirol Cycling Team
Nel 2019 ha corso con il Tirol Cycling Team
Che tipo di corridore ti senti di essere?

Sono uno scalatore, rispetto al mio peso e alla mia altezza (58 chili, 181 centimetri) vado forte anche in pianura. Anche quando il clima è avverso, vento e pioggia, me la cavo bene, questa caratteristica è fondamentale per un corridore e lo considero un mio punto forte.

Per concludere e per conoscerti meglio, raccontaci chi sei al di fuori della bici, cosa ti piace fare nel tempo libero?

Mi considero un ragazzo solare e tranquillo, mi trovo bene con tutti e gli altri si trovano bene con me, non mi piace stare fermo, questo si può notare. Quando ho del tempo libero mi piace passarlo con gli amici, sono tutti miei vecchi compagni dell’Ausonia con cui ho tenuto buoni rapporti, mi piace andare a mangiare fuori con loro, soprattutto un buon gelato.