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Canola 2021

Canola riparte dalla Germania con nuovi obiettivi

02.09.2021
5 min
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Ci sono piazzamenti che hanno un sapore particolarmente dolce, soprattutto quando arrivano dopo un lungo periodo duro, senza grandi soddisfazioni, nel quale le motivazioni per tirare avanti devi trovarle dentro te stesso. E’ il caso di Marco Canola, il corridore della Gazprom RusVelo che ha chiuso il recente Giro di Germania, con molti big in preparazione per i prossimi Europei, in ottava posizione. Certo, non è una vittoria, non è un podio, ma ha un significato particolare.

Questo finale di estate per il corridore vicentino è un continuo viaggiare, lo intercettiamo quand’è all’aeroporto di ritorno dall’Austria e tornare con la mente alla scorsa settimana gli provoca subito… un brivido di freddo: «E’ stata una settimana pesante, abbiamo trovati pioggia e temperature basse per tutto il tempo, non eravamo abituati venendo dal caldo torrido italiano. E’ stata davvero impegnativa, ma non posso certo lamentarmi».

Canola firma 2021
Marco Canola alla firma in Germania. Il vicentino è sempre stato nel vivo della corsa: 9° nella prima tappa, ha chiuso 8° in classifica
Canola firma 2021
Marco Canola alla firma in Germania. Il vicentino è sempre stato nel vivo della corsa: 9° nella prima tappa, ha chiuso 8° in classifica
Che tipo di corsa è stata?

E’ un Giro aperto un po’ a tutti, perché non ci sono grandi salite, ma non c’è un attimo di tregua. In corsa abbiamo trovato molto nervosismo e anche qualche caduta, tanti strappi intensi, insomma non potevi mai staccare la spina. Sono queste le gare che piacciono a me. L’ultima tappa è stata la più impegnativa, tutta sotto la pioggia, con Teuns e Almeida che hanno provato a far saltare la classifica. Io ho provato il colpo a 3 chilometri dall’arrivo, ma Politt, che poi ha vinto, ha chiuso all’altezza dell’ultimo chilometro e non c’è stato nulla da fare.

E’ pur vero però che questa gara è stata la tua migliore da un po’ di tempo a questa parte…

Sì e a ripensarci ho la sensazione che avrei potuto osare anche di più, perché il percorso mi si addiceva. Ma venendo da un così lungo periodo negativo è ancora difficile ritrovare le vecchie sensazioni.

Che cosa è successo a Marco Canola in questi mesi?

E’ tutto frutto della caduta dello scorso anno, nella quale avevo riportato un trauma cranico che mi ha lasciato conseguenze lunghe a passare. Poi a inizio stagione ho avuto un’epatite alimentare che mi ha rallentato molto, praticamente sto iniziando ora.

Canola Germania 2021
Il corridore della Gazprom ha sostenuto quest’anno 48 giorni di gara, trovando la forma solo in estate inoltrata
Canola Germania 2021
Il corridore della Gazprom ha sostenuto quest’anno 48 giorni di gara, trovando la forma solo in estate inoltrata
Allarghiamo un po’ il discorso: com’è stato finora il 2021 della Gazprom? A inizio stagione c’erano molte aspettative…

Diciamo che non possiamo essere del tutto soddisfatti, volevamo raccogliere un po’ di più e potevamo farlo con i nostri effettivi, ma al giorno d’oggi ti trovi a competere con autentiche corazzate. Faccio un esempio: per un corridore veloce come me è fondamentale restare sempre nelle prime 20-30 posizioni ma se non hai 6 corridori di livello molto alto è difficile. Comunque qualcosa abbiamo vinto, in molte corse ci siamo fatti vedere e questo per noi è importante.

Accennavi alle corazzate: la sensazione è che ormai il livello sia altissimo in ogni gara, dalle World Tour all’ultima del calendario…

E’ così e la ragione è semplice: nel ciclismo non c’è quel fair play che regna in altri sport. Mi spiego meglio: le grandi squadre hanno più budget, fanno studi su ogni aspetto e soprattutto possono schierare una squadra competitiva anche in tre gare contemporaneamente e ogni volta corrono per il massimo risultato, non lasciano spazio. Questo per squadre come la nostra significa dover valutare bene e studiare nei particolari il calendario e non sbagliare nella ricerca dell’obiettivo, ma poi basta la più piccola cosa che fa saltare tutti i propositi. Serve tanta fortuna. Io spero che nel 2022 ci sia un calendario già definito a inizio stagione, così sarà più facile gestirsi.

Politt Germania 2021
Nils Politt, vincitore del Giro di Germania grazie alla conquista della terza tappa. Alle sue spalle Ackermann e Kristoff
Politt Germania 2021
Nils Politt, vincitore del Giro di Germania grazie alla conquista della terza tappa. Alle sue spalle Ackermann e Kristoff
Tu sei uno dei più esperti del tuo team, hai notato progressi nei più giovani?

Bella domanda… Uno che ha più esperienza può dare insegnamenti e consigli, ma dipende tutto dal giovane, se vuole imparare davvero, se invece si sente già arrivato puoi fare ben poco tu e farà poco lui… In Germania ad esempio abbiamo avuto in squadra due stagisti norvegesi, Fredrik Dversnes e Eirik Lunder. Si è visto subito che avevano un grande potenziale, ma soprattutto erano attentissimi a tutto, sia in corsa che fuori. Ci ho parlato, gli ho dato un po’ di dritte, il risultato è stato che alla fine del Giro erano corridori completamente diversi, facevano esattamente quant’era richiesto dalla squadra. E’ stata per loro un’esperienza fondamentale e riuscitissima.

Ora, sull’abbrivio di questo buon ottavo posto, che programmi hai?

Mi concentro sul calendario italiano puntando forte sul Gran Premio di Francoforte, dove ho già fatto bene e dove voglio portare a casa qualcosa. Gareggerò al Giro di Toscana e a Peccioli proprio per trovare la gamba giusta per la classica tedesca.

E nel 2022 dove ti vedremo?

Spero vivamente ancora nella Gazprom, sia da parte mia che dei dirigenti c’è la volontà di andare avanti, mancano solo le firme. Io mi trovo bene e voglio dimostrarlo sul campo…

La Bora piange, la Bora ride: Sagan va via, Politt vince

08.07.2021
5 min
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Quello che è successo oggi nella dodicesima tappa del Tour de France era più o meno quello che ci si poteva aspettare, tanto più dopo la frazione durissima di ieri. La Grande Boucle entra nel cuore del Sud della Francia. La famigerata “chaleur” inizia a farsi sentire. E così succede che il gruppo dopo la consueta lotta per la fuga proceda tranquillo (ammesso che fare 45 di media sia “tranquillo”, ndr) verso l’arrivo di Nimes. Ma la vera notizia del giorno arriva prima del via: Peter Sagan si ritira. Il campione della Bora – Hansgrohe dall’interno del bus del suo team manda un messaggio ai fans.

Sagan non parte 

Poche parole che però dicono tutto.

«Purtroppo – ha detto il tre volte iridato – sono costretto a lasciare il Tour de France. Il dolore al ginocchio è persistente e troppo forte. Impossibile continuare. Ho fatto di tutto, ma così non si può. Ringrazio tutta la squadra e tutti voi per il supporto».

E poi ha aggiunto: «Ci vediamo alle Olimpiadi».

Una piccola doccia fredda per i tanti tifosi dello slovacco. Per la seconda volta nella sua carriera, Sagan non termina il Tour. Nelle dieci partecipazioni aveva sempre portato la sua bici a Parigi e per ben 7 volte lo aveva fatto indossando la maglia verde. A parte quella volta nel 2017 quando fu escluso dalla giuria per una scorrettezza in volata ai danni proprio dell’attuale maglia verde, Mark Cavendish. Quello di oggi di è fatto è il suo primo ritiro dalla Grande Boucle.

Va detto però che questo Tour non era partito benissimo per Sagan. Era caduto nella prima tappa e soprattutto verso Pontivy era rimasto coinvolto in quella tremenda scivolata con Ewan. I due grattarono a lungo sull’asfalto. Ewan si ritirò subito. Peter invece tenne duro e tutto sommato sembrava stesse meglio. Aveva dolore ad un’anca. Ma quando le cose non girano… non girano. E nei giorni successivi ha urtato il ginocchio (visibilmente gonfio) con il manubrio.

Nel finale tanto nervosismo nella fuga (foto Aso)
Nel finale tanto nervosismo nella fuga (foto Aso)

Dal pianto alle risa

Ma per un Bora che “piange” ce n’è uno che ride, Nils Politt. Il passistone tedesco è fra i 13 attaccanti che prendono il largo al chilometro 15 di gara. Ancora una volta tra i più attivi a portare via la fuga c’è il campione del mondo, Julian Alaphilippe.

Il vento è a favore e questo agevola la “passeggiata” del gruppo e gli attaccanti. La media è folle. Un saliscendi continuo. Ma si sa: in 13 in fuga si è un po’ troppi. E così quando l’intesa svanisce dapprima restano davanti in quattro, poi in tre e poi un uomo solo. Al termine di un lungo falsopiano Politt decide di dare una svolta alla sua carriera.

Il corridore della Bora – Hansgrohe parte con uno scatto bellissimo, da manuale. Ci sono forza, tempismo, rapportone, grinta… persino estetica. Ha le mani basse e la schiena parallela al terreno. E’ partito dalla coda del drappello. Resta spianato con la bocca spalancata per la dozzina di chilometri che mancano a Nimes, sapendo però che quelli decisivi sono i primi 4 di quell’attacco. Quattro chilometri in cui viaggia sul filo dei 10”, quelli presi nello scatto: non perde, non guadagna… o comunque non così tanto. Poi a lui spuntano le ali dell’entusiasmo, per i suoi inseguitori invece, senza quell’entusiasmo, la catena si fa maledettamente più pesante e la gara finisce lì.

L’azione, splendida, di Politt. Per il tedesco (27 anni) è il secondo successo da pro’
L’azione, splendida, di Politt. Per il tedesco (27 anni) è il secondo successo da pro’

Un sogno e un pensiero

«Mi sentivo bene – ha detto Politt dopo l’arrivo mentre continuava ad avere la testa fra le mani – ho provato a distanza e tutto ha funzionato alla perfezione. Il momento dell’attacco è stato perfetto. Sapevo che c’era gente più veloce di me quindi, mi sono detto che avrei fatto un attacco solo, ma in quell’affondo avrei dato tutto».

E da quest’ultima frase si capisce molto. Un ragionamento intelligente. Un fuoriclasse alla Alaphilippe può farne diversi di scatti, il bravo corridore invece ha una cartuccia sola e Nils l’ha sfruttata. E poi se fai secondo alla Roubaix qualcosa di buono devi pur avere.

«E’ il momento più bello della mia carriera – continua Politt – E’ un successo che voglio dedicare alla mia famiglia. Faccio tanti sacrifici, manco da casa per tantissimi giorni l’anno e questa vittoria è tutta per loro. Al via c’era un po’ di tristezza in squadra per il ritiro di Peter, ma questo ci ha anche fatto cambiare tattica e ci ha dato la possibilità di attaccare».

Anche oggi Uae guardinga in testa al gruppo
Anche oggi Uae guardinga in testa al gruppo

Tre voci pensando a domani

Ma prima di terminare, chiudiamo il cerchio e riallacciandoci all’inizio, vale a dire alla “non belligeranza del gruppo”. Come abbiamo detto si veniva da una tappa durissima, ma soprattutto più di qualcuno pensava già a quella di domani.

La frazione numero 13 infatti oltre ad essere lunga (quasi 220 chilometri) e molto mossa, sembra sarà battuta da vento laterale. Le squadre hanno cercato di risparmiare il più possibile. Fa riflettere una frase detta da Davide Formolo a Rai Radio1 Sport: «Adesso che abbiamo tagliato il traguardo sono molto più tranquillo. Ero più nervoso oggi che ieri». In questa zona della Francia infatti il vento non manca e soprattutto domani con la tappa che va da Est verso Ovest, non troppo lontano dalla costa, potrebbero nascondersi delle insidie. E sappiamo quanto la Uae e Pogacar si siano scottati col vento l’anno scorso.

E a rincarare la dose, sempre a RadioRai, anche De Marchi: «Spesso al Tour hanno fatto più danni i ventagli che le salite». E Sagan stesso: «Mi dispiace fermarmi anche pensando a Wilco (Kelderman, uomo di classifica della Bora, ndr). Arrivano tappe nel vento in cui potevo aiutarlo e io non ci sarò».