Scaricato dalla Bora, ora Politt vuole la rivincita

23.02.2024
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«Sono contento che abbia trovato un ingaggio alla Uae, ma Nils Politt qui non aveva più spazio. Nei 3 anni che è stato alla Bora non è stato all’altezza del suo passato. E’ vero, a volte non ha avuto il giusto sostegno dal team, altre però è stato lui a non avere le gambe. E il suo rendimento non giustificava l’alto ingaggio che ha avuto».

Parole sferzanti, quelle del manager Ralph Denk, pesanti come raramente capita nel WorldTour. Parole che dipingono un’immagine del 29enne corridore tedesco probabilmente non del tutto fedele alla realtà.

Alla Bora aveva iniziato bene, con il successo a Nimes al Tour 2021 seguito dal Giro di Germania
Alla Bora aveva iniziato bene, con il successo a Nimes al Tour 2021 seguito dal Giro di Germania

Kristoff, quasi un mentore…

A questo punto due sono le possibilità per Politt: prestare il fianco a un giudizio così severo o smentirlo a furia di risultati. Chi conosce Nils propende per la seconda eventualità, perché ha una determinazione senza pari. Forgiata nei primissimi anni. Nato a Hurth, vicino al confine con il Belgio, nelle categorie giovanili era solito prendere la bici e passare dall’altra parte per respirare ciclismo, pedalare nella pioggia, nel vento, nel freddo, ma soprattutto sul pavé. In allenamento come in gara, anzi gareggiava più lì che in Germania. Spesso da solo, a dispetto della giovane età.

Così è andato maturando, passo dopo passo. Mentalmente allo stesso ritmo del fisico, diventando presto un marcantonio di 1,91 per un’ottantina di chili. Tanto che lo stesso Kristoff sin da giovanissimo lo ha preso sotto la sua ala protettrice, vedendone le potenzialità. Appena approdato in Katusha, dopo averlo visto finire 5° a Le Samyn in una giornata davvero difficile climaticamente parlando, gli diede una gran pacca sulle spalle e disse ai diesse del team: «Lui me lo portate alla Roubaix, perché è nato per queste gare».

Le pietre della Roubaix sono state la sua passione sin da ragazzino
Le pietre della Roubaix sono state la sua passione sin da ragazzino

L’amore per le classiche

Effettivamente Politt ha una predilezione per le classiche del Nord. Non manca mai, anche se (e qui un po’ di ragione a Denk bisogna darla) non ha più avuto lo stesso rendimento del 2019, quando mise insieme una serie di piazzamenti tra cui il 5° posto al Fiandre e il 2° a Roubaix, battuto solo da un Gilbert in giornata di grazia. Il belga riconobbe il merito del tedesco nella costruzione dell’azione decisiva, per Politt sembravano essersi schiuse le porte del paradiso.

Attenzione però: se il Uae Team Emirates ha creduto su di lui, lo ha fatto certo a ragion veduta. I dirigenti del team di Pogacar credono in lui, nelle sue potenzialità, come uomo da classiche ma anche come utile aiutante per lo sloveno soprattutto al Tour, soprattutto nelle tappe non troppo dure e nel lavoro oscuro per portarlo nelle migliori condizioni a quando dovrà prendere l’iniziativa in prima persona. Perché Politt ha un’elevata resistenza, non solo fisica.

Lo sfortunato testa a testa con Gilbert al velodromo di Roubaix nel 2019
Lo sfortunato testa a testa con Gilbert al velodromo di Roubaix nel 2019

La faccia di un pugile suonato

C’è un episodio che in sé racconta molto di chi sia il tedesco. Giro di Gran Bretagna, anno 2018. Seconda tappa, una caduta prima del finale seleziona il gruppo. Politt è tra quelli che ha le conseguenze peggiori, ma non molla. Si rimette in bici, arriva penultimo. A chi lo soccorre dice: «Mi sento un po’ stordito, ma passerà». «Guarda che hai un taglio sotto l’occhio, il sangue ti cola addosso. Sembri un pugile». «Ah sì? Ho detto che passerà…» e se ne va verso il pullman della squadra. Cinque giorni dopo sarà secondo, unico a contenere il ritardo da Stannard sotto il minuto.

La determinazione come detto è una delle sue caratteristiche principali. E’ un po’ il suo modo di mostrare il suo grande amore per questo sport, che nutre da sempre: «Quando ho iniziato, il ciclismo dalle nostre parti aveva una brutta fama – raccontò qualche tempo fa a Pez – la gente non faceva altro che associarlo al doping, ricordando l’esperienza della T-Mobile. Ma io e molti altri abbiamo insistito e andiamo avanti, credendo in quel che facciamo per dare il giusto esempio. Il ciclismo tedesco può tornare ai livelli del secolo scorso, essere un buon contraltare al calcio imperante, ma senza prendere scorciatoie».

Con il Team Stoelting è stato campione tedesco in linea nel 2014 e a cronometro l’anno prima (foto Michael Deniec)
Con il Team Stoelting è stato campione tedesco in linea nel 2014 e a cronometro l’anno prima (foto Michael Deniec)

Iniziare dalle cose semplici

I suoi inizi non sono stati facili: «Quando sono approdato alla Katusha nel 2015 ero molto nervoso. Il mio inglese al tempo non era dei migliori, faticavo a comunicare. I primi mesi furono difficili, ma sapevo che stava a me adattarmi. L’ho sempre fatto, anche nella continental dove militavo (il Team Stoelting, ndr) avevo imparato a far tutto da me, anche a lavarmi e pulirmi la bici. Lì era già un altro mondo, come passare da un piccolo hotel di provincia a uno a 5 stelle”.

Nel corso degli anni le vittorie sono arrivate, seppur non con tanta frequenza. Anche alla Bora, alla quale dopo tutto ha regalato una vittoria di tappa al Tour nel 2021 e la conquista del Giro di Germania lo stesso anno, cosa abbastanza inusuale per lui che non è certo un corridore da classifica per corse a tappe: «Su questo però avrei un po’ da dissentire, perché non sono le dimensioni del corpo a decretare che tipo di corridore puoi diventare, ma le fibre muscolari. Se hai fibre corte sarai un velocista, altrimenti sei più resistente e adatto a sforzi di un certo tipo. Certo, le grandi salite non saranno mai per me, ma per il resto posso cavarmela un po’ dappertutto».

Politt ha conquistato il titolo nazionale a cronometro nel 2023 e punta con ambizione alle Olimpiadi
Politt ha conquistato il titolo nazionale a cronometro nel 2023 e punta con ambizione alle Olimpiadi

E se il prossimo 27 luglio…

Per questo Politt è l’uomo giusto per le classiche e per questo la Uae ha investito su di lui. Domani si comincia con l’Omloop Het Nieuwsblad, poi avanti fino alla Roubaix del 7 aprile.

«La prima volta, da U23, sono caduto 5 volte, eppure è stato proprio allora che ho capito che è adatta a me. Non sono praticamente mai mancato, mi piace da morire, mi piacciono queste corse come mi piace la cronometro, soprattutto quando è lunga, oltre l’ora. E’ allora che emergono i veri valori».

Lo scorso anno ha vinto il titolo nazionale e non nasconde che vorrebbe esserci a Parigi 2024, sabato 27 luglio, il giorno della crono. Non sarà tra i favoriti, ma con uno come lui mai dare niente per scontato…

Baroncini e la UAE, blitz al Nord per le prove sul pavé

17.02.2024
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Con addosso quel senso di tutto nuovo che rende più belle anche le cose già viste, Filippo Baroncini si è affacciato sul 2024 con l’entusiasmo ben oltre il punto di ebollizione. Quale che ne sia stata la causa, il suo percorso nella Lidl-Trek non aveva più margini per andare avanti, mentre l’approdo al UAE Team Emirates è quello che il romagnolo cercava.

«Mi piace molto l’ambiente – spiega dalla Volta ao Algarve – molto più latino, ci sono tanti italiani. Non che prima stessi male, ma con i compagni ho un rapporto diverso. C’è un bel dialogo, è un ambiente in cui ci si aiuta. quindi è quello che cercavo».

L’Algarve, come abbiamo già sentito da Matteo Trentin è l’occasione per mettere nelle gambe chilometri e ritmo, in vista del weekend di apertura sulle strade del Nord. Il prossimo fine settimana alla Omloop Het Nieuwsblad sarà un ribollire feroce di ambizioni contrapposte e per Baroncini sarà la prima occasione di prendere le misure innanzitutto a se stesso. L’inverno è stato proficuo, ma finché non ti misuri con quelli che puntano al tuo stesso obiettivo, non puoi sapere a quale punto della catena alimentare ti trovi davvero. Se sarai preda o cacciatore.

Nel giorno del pavé, cielo sereno e solo uno scroscio d’acqua in avvio (foto UAE Team Emirates)
Nel giorno del pavé, cielo sereno e solo uno scroscio d’acqua in avvio (foto UAE Team Emirates)

Nel frattempo, per prendere le misure alle strade, alla bici e all’abbigliamento, il 7-8 febbraio Filippo è volato fra Belgio e Francia con Tim Wellens e Nils Politt, svolgendo prima un sopralluogo sul percorso della Parigi-Roubaix e un altro il giorno successivo su quello del Giro delle Fiandre (foto UAE Team Emirates in apertura). Un’esperienza che secondo noi merita un racconto.

Cosa siete andati a fare?

A provare i materiali, più che altro, soprattutto per la Roubaix. Pensavo che il pavé fosse più traumatico, invece con queste ruote e con i tubeless, anche se ha lasciato il segno, sono andato molto bene. Per il Fiandre invece non c’è tanto da trovare un setting particolare. Abbiamo fatto gli ultimi 50 chilometri giusto per ricordarci i nomi delle salite e cosa ci si aspetta. Siamo stai per due giorni, toccata e fuga.

Che cosa vuol dire che ha lasciato il segno?

Il primo settore di pavé della Roubaix è stato un brusco risveglio. Per Wellens era la prima volta, ci siamo guardati in faccia e si è messo a ridere da quante vibrazioni e il dolore alle braccia dopo un solo settore. Poi però abbiamo preso un po’ di feeling e via.

Tim Wellens non aveva mai messo le ruote sul pavé della Roubaix: ride per le vibrazioni (foto UAE Team Emirates)
Tim Wellens non aveva mai messo le ruote sul pavé della Roubaix: ride per le vibrazioni (foto UAE Team Emirates)
Avete lavorato più sull’assetto o sulle pressioni?

Pressioni e sezioni diverse. Ogni tot ci fermavamo, provavamo, cambiavamo ruote e coperture. E poi alla fine abbiamo tirato le somme.

Che cosa avete concluso?

Per me ci saranno sicuramente tubeless da 32, con la pressione bassa, ma neanche tanto, altrimenti sui sassi c’è rischio che scoppino, e ruote da 45 in carbonio, ovviamente. Alla fine è tutto un fatto di ruote. Una gomma dura la puoi sgonfiare quanto vuoi, ma sempre dura rimane. Noi invece abbiamo usato le Continental, che anche nelle gare normali rimangono più morbide rispetto a tante altre.

Come avete affrontato il pavé?

Abbiamo dovuto impegnarci parecchio nella prova dei vari settori. Li abbiamo tutti spinti abbastanza, anche perché se non fai così, non vai avanti. Per questo dopo due ore eravamo abbastanza finiti. Abbiamo fatto dal primo settore fino al Carrefour de l’Arbre. Da lì abbiamo fatto altri 50 chilometri in bicicletta e siamo tornati nell’hotel di Waregem, da cui il giorno dopo siamo partiti per provare il finale del Fiandre.

Il giorno dopo il sopralluogo della Roubaix, tocca al Fiandre, con 5 gradi e male a braccia e mani (foto UAE Team Emirates)
Il giorno dopo il sopralluogo della Roubaix, tocca al Fiandre, con 5 gradi e male a braccia e mani (foto UAE Team Emirates)
E come è andata?

Prima cosa: non vi dico il dolore che avevamo nelle mani. In più pioveva, c’erano cinque gradi, è stato traumatico. Anche perché il giorno prima il tempo era stato quasi buono. Giusto uno scroscio d’acqua, poi era stata una giornata asciutta, ma con tanto vento. Soffiava a 30 all’ora, siamo andati in giro per tutto il tempo col phon di fianco (ride, ndr).

Ancora gomme da 32?

Le stesse, cambieranno le pressioni. Ormai l’aerodinamica è tutto, ma al Fiandre non serve neanche stare a cercare la leggerezza estrema.

A gusto tuo: meglio Roubaix, dunque, o Fiandre?

Il Fiandre, sicuramente. Secondo me è più una corsa di gambe che di fortuna. Alla Roubaix devi essere bravo o avere la fortuna di stare al centro della strada, sulla schiena d’asino. Perché se inizi ad andare di lato, la strada è molto più rovinata e fai il doppio della fatica. Alla Roubaix secondo me ci sono tanti fattori in gioco, mentre al Fiandre conta tanto la posizione e saper correre, ma anche avere tante gambe.

Baroncini con Nils Politt: il tedesco sarà uno dei ledaer della squadra all’apertura del Nord (foto UAE Team Emirates)
Baroncini con Nils Politt: il tedesco sarà uno dei ledaer della squadra all’apertura del Nord (foto UAE Team Emirates)
Come è andata la trasferta con Wellens?

Sono stato bene, è un compagnone. Non è il solito belga un po’ chiuso. E’ veramente un ragazzo d’oro, che insegna tanto e aiuta. Ci parli volentieri con lui. Per questo mi sento più coccolato. Più seguito, è questa la parola giusta.

Per quanti giorni è andato avanti il mal di braccia del pavé?

E’ durato due giorni, poi finalmente le dita si sono sgonfiate. Ho provato con i guanti lunghi, perché era freschino. Però non avevamo messo doppio nastro, niente di particolare e forse è stato questo a far arrivare più vibrazioni alle braccia. Nel giorno della gara avremo gel e doppio nastro, sarà diverso.

In che condizioni arrivi all’apertura del Nord?

Secondo me bene, mi vedo in crescita. Anche alla Figueira Champions Classic abbiamo fatto un bel lavoro di squadra. Sono convinto che se tutto andrà bene, in Belgio ci divertiremo. Alla fine non puoi mai partire con qualche certezza, però se ci vai con la gamba giusta, secondo me ti diverti. Di sicuro la Omloop Het Nieuwsblad sarà un primo test. Ci saranno anche Politt e Wellens, che saranno i riferimenti. Dovrò imparare tanto da loro, per cui il fatto di averli in squadra è un vantaggio. Loro sanno dove muoversi e come farlo, osservarli sarà prezioso.

Sanremo e tecnica: sempre più un banco di prova

18.03.2023
5 min
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La Milano-Sanremo è diventata a tutti gli effetti una corsa dove mettere in mostra delle chicche tecniche e delle scelte (non usuali) dei corridori.

Dal telescopico di Mohoric visto e vittorioso nel 2022, alla monocorona di Van Aert vista durante la presentazione ufficiale, ma in mezzo ci sono altre curiosità. Ne vediamo alcune.

La Cervélo S5 di Van Aert con il monocorona
La Cervélo S5 di Van Aert con il monocorona

Monocorona alla Sanremo

Che venga utilizzata per l’intero tracciato, oppure solo per un tratto, che sia all’inizio o al termine della competizione, anche l’edizione della Milano Sanremo 2023 entra nella storia della tecnica, proprio come quella del 2022. Quest’anno tocca a Van Aert con il suo monocorona da 52 denti.

Mohoric, ancora il telescopico

Sono la sua prima bici, ovvero la Merida Reacto che l’atleta sloveno predilige, ma c’è pronta anche la Scultura con il telescopico (con un travel di 5 centimetri), la bicicletta vittoriosa alla Sanremo 2022. Mohoric si è riservato di decidere all’ultimo istante con quale bici correrà. Da notare anche il plateau “bello grande” con una combinazione 56/42.

Su entrambe le biciclette ci sono le nuove Vision SL60, con mozzi e cerchi completamente rinnovati. Lo shape del cerchio è particolarmente panciuto ai lati e arrotondato nella parte centrale. Nel complesso è studiato per interfacciarsi con i tubeless da 28 e 30. Tutto nuovo è anche il mozzo con il suo meccanismo interno.

Tubeless più veloci

Sono quelle che stanno testando i corridori del Team Tudor Cycling, tubeless che si presentano con una vistosa banda blu vicino al tallone. Reigo Rosenberg, giovane meccanico del team ci ha spiegato:«il concept del Pro One di Schwalbe, noi usiamo esclusivamente la versione tubeless, non cambia, così come la forma ed il design del battistrada.

Rispetto al modello Pro One convezionale, questo blu è più veloce per via di una mescola differente. I nostri corridori inoltre, utilizzano la combinazione tra una sezione da 28 posteriore e 25 anteriore, con pressioni comprese tra le 5 e 5,5 bar».

Il manubrio Pro Vibe Evo
Il manubrio Pro Vibe Evo

Pro Vibe Evo alla Bora

E’ quello scelto dall’irlandese Ryan Mullen ed è un modello full carbon integrato. E’ il Pro Vibe Evo, presentato nel 2021 al pari dell’ultimo Shimano Dura-Ace a 12 rapporti.

Si tratta di un manubrio particolarmente ergonomico, versatile e rigidissimo, ma anche squadrato nelle forme con diverse zone grippanti per agevolare anche l’appoggio dei polsi.

Svettamento enorme

E’ quello di Nils Politt, che vede sulla bici anche un attacco manubrio da 140 millimetri. Di sicuro il corridore tedesco dalla Bora-Hansgrohe non ha problemi di schiena e di elasticità

Inoltre proprio nel giorno che anticipa la corsa più lunga tra le classiche, Politt ha chiesto di alzare ulteriormente la sella di 2 millimetri.

Canola 2021

Canola riparte dalla Germania con nuovi obiettivi

02.09.2021
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Ci sono piazzamenti che hanno un sapore particolarmente dolce, soprattutto quando arrivano dopo un lungo periodo duro, senza grandi soddisfazioni, nel quale le motivazioni per tirare avanti devi trovarle dentro te stesso. E’ il caso di Marco Canola, il corridore della Gazprom RusVelo che ha chiuso il recente Giro di Germania, con molti big in preparazione per i prossimi Europei, in ottava posizione. Certo, non è una vittoria, non è un podio, ma ha un significato particolare.

Questo finale di estate per il corridore vicentino è un continuo viaggiare, lo intercettiamo quand’è all’aeroporto di ritorno dall’Austria e tornare con la mente alla scorsa settimana gli provoca subito… un brivido di freddo: «E’ stata una settimana pesante, abbiamo trovati pioggia e temperature basse per tutto il tempo, non eravamo abituati venendo dal caldo torrido italiano. E’ stata davvero impegnativa, ma non posso certo lamentarmi».

Canola firma 2021
Marco Canola alla firma in Germania. Il vicentino è sempre stato nel vivo della corsa: 9° nella prima tappa, ha chiuso 8° in classifica
Canola firma 2021
Marco Canola alla firma in Germania. Il vicentino è sempre stato nel vivo della corsa: 9° nella prima tappa, ha chiuso 8° in classifica
Che tipo di corsa è stata?

E’ un Giro aperto un po’ a tutti, perché non ci sono grandi salite, ma non c’è un attimo di tregua. In corsa abbiamo trovato molto nervosismo e anche qualche caduta, tanti strappi intensi, insomma non potevi mai staccare la spina. Sono queste le gare che piacciono a me. L’ultima tappa è stata la più impegnativa, tutta sotto la pioggia, con Teuns e Almeida che hanno provato a far saltare la classifica. Io ho provato il colpo a 3 chilometri dall’arrivo, ma Politt, che poi ha vinto, ha chiuso all’altezza dell’ultimo chilometro e non c’è stato nulla da fare.

E’ pur vero però che questa gara è stata la tua migliore da un po’ di tempo a questa parte…

Sì e a ripensarci ho la sensazione che avrei potuto osare anche di più, perché il percorso mi si addiceva. Ma venendo da un così lungo periodo negativo è ancora difficile ritrovare le vecchie sensazioni.

Che cosa è successo a Marco Canola in questi mesi?

E’ tutto frutto della caduta dello scorso anno, nella quale avevo riportato un trauma cranico che mi ha lasciato conseguenze lunghe a passare. Poi a inizio stagione ho avuto un’epatite alimentare che mi ha rallentato molto, praticamente sto iniziando ora.

Canola Germania 2021
Il corridore della Gazprom ha sostenuto quest’anno 48 giorni di gara, trovando la forma solo in estate inoltrata
Canola Germania 2021
Il corridore della Gazprom ha sostenuto quest’anno 48 giorni di gara, trovando la forma solo in estate inoltrata
Allarghiamo un po’ il discorso: com’è stato finora il 2021 della Gazprom? A inizio stagione c’erano molte aspettative…

Diciamo che non possiamo essere del tutto soddisfatti, volevamo raccogliere un po’ di più e potevamo farlo con i nostri effettivi, ma al giorno d’oggi ti trovi a competere con autentiche corazzate. Faccio un esempio: per un corridore veloce come me è fondamentale restare sempre nelle prime 20-30 posizioni ma se non hai 6 corridori di livello molto alto è difficile. Comunque qualcosa abbiamo vinto, in molte corse ci siamo fatti vedere e questo per noi è importante.

Accennavi alle corazzate: la sensazione è che ormai il livello sia altissimo in ogni gara, dalle World Tour all’ultima del calendario…

E’ così e la ragione è semplice: nel ciclismo non c’è quel fair play che regna in altri sport. Mi spiego meglio: le grandi squadre hanno più budget, fanno studi su ogni aspetto e soprattutto possono schierare una squadra competitiva anche in tre gare contemporaneamente e ogni volta corrono per il massimo risultato, non lasciano spazio. Questo per squadre come la nostra significa dover valutare bene e studiare nei particolari il calendario e non sbagliare nella ricerca dell’obiettivo, ma poi basta la più piccola cosa che fa saltare tutti i propositi. Serve tanta fortuna. Io spero che nel 2022 ci sia un calendario già definito a inizio stagione, così sarà più facile gestirsi.

Politt Germania 2021
Nils Politt, vincitore del Giro di Germania grazie alla conquista della terza tappa. Alle sue spalle Ackermann e Kristoff
Politt Germania 2021
Nils Politt, vincitore del Giro di Germania grazie alla conquista della terza tappa. Alle sue spalle Ackermann e Kristoff
Tu sei uno dei più esperti del tuo team, hai notato progressi nei più giovani?

Bella domanda… Uno che ha più esperienza può dare insegnamenti e consigli, ma dipende tutto dal giovane, se vuole imparare davvero, se invece si sente già arrivato puoi fare ben poco tu e farà poco lui… In Germania ad esempio abbiamo avuto in squadra due stagisti norvegesi, Fredrik Dversnes e Eirik Lunder. Si è visto subito che avevano un grande potenziale, ma soprattutto erano attentissimi a tutto, sia in corsa che fuori. Ci ho parlato, gli ho dato un po’ di dritte, il risultato è stato che alla fine del Giro erano corridori completamente diversi, facevano esattamente quant’era richiesto dalla squadra. E’ stata per loro un’esperienza fondamentale e riuscitissima.

Ora, sull’abbrivio di questo buon ottavo posto, che programmi hai?

Mi concentro sul calendario italiano puntando forte sul Gran Premio di Francoforte, dove ho già fatto bene e dove voglio portare a casa qualcosa. Gareggerò al Giro di Toscana e a Peccioli proprio per trovare la gamba giusta per la classica tedesca.

E nel 2022 dove ti vedremo?

Spero vivamente ancora nella Gazprom, sia da parte mia che dei dirigenti c’è la volontà di andare avanti, mancano solo le firme. Io mi trovo bene e voglio dimostrarlo sul campo…

La Bora piange, la Bora ride: Sagan va via, Politt vince

08.07.2021
5 min
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Quello che è successo oggi nella dodicesima tappa del Tour de France era più o meno quello che ci si poteva aspettare, tanto più dopo la frazione durissima di ieri. La Grande Boucle entra nel cuore del Sud della Francia. La famigerata “chaleur” inizia a farsi sentire. E così succede che il gruppo dopo la consueta lotta per la fuga proceda tranquillo (ammesso che fare 45 di media sia “tranquillo”, ndr) verso l’arrivo di Nimes. Ma la vera notizia del giorno arriva prima del via: Peter Sagan si ritira. Il campione della Bora – Hansgrohe dall’interno del bus del suo team manda un messaggio ai fans.

Sagan non parte 

Poche parole che però dicono tutto.

«Purtroppo – ha detto il tre volte iridato – sono costretto a lasciare il Tour de France. Il dolore al ginocchio è persistente e troppo forte. Impossibile continuare. Ho fatto di tutto, ma così non si può. Ringrazio tutta la squadra e tutti voi per il supporto».

E poi ha aggiunto: «Ci vediamo alle Olimpiadi».

Una piccola doccia fredda per i tanti tifosi dello slovacco. Per la seconda volta nella sua carriera, Sagan non termina il Tour. Nelle dieci partecipazioni aveva sempre portato la sua bici a Parigi e per ben 7 volte lo aveva fatto indossando la maglia verde. A parte quella volta nel 2017 quando fu escluso dalla giuria per una scorrettezza in volata ai danni proprio dell’attuale maglia verde, Mark Cavendish. Quello di oggi di è fatto è il suo primo ritiro dalla Grande Boucle.

Va detto però che questo Tour non era partito benissimo per Sagan. Era caduto nella prima tappa e soprattutto verso Pontivy era rimasto coinvolto in quella tremenda scivolata con Ewan. I due grattarono a lungo sull’asfalto. Ewan si ritirò subito. Peter invece tenne duro e tutto sommato sembrava stesse meglio. Aveva dolore ad un’anca. Ma quando le cose non girano… non girano. E nei giorni successivi ha urtato il ginocchio (visibilmente gonfio) con il manubrio.

Nel finale tanto nervosismo nella fuga (foto Aso)
Nel finale tanto nervosismo nella fuga (foto Aso)

Dal pianto alle risa

Ma per un Bora che “piange” ce n’è uno che ride, Nils Politt. Il passistone tedesco è fra i 13 attaccanti che prendono il largo al chilometro 15 di gara. Ancora una volta tra i più attivi a portare via la fuga c’è il campione del mondo, Julian Alaphilippe.

Il vento è a favore e questo agevola la “passeggiata” del gruppo e gli attaccanti. La media è folle. Un saliscendi continuo. Ma si sa: in 13 in fuga si è un po’ troppi. E così quando l’intesa svanisce dapprima restano davanti in quattro, poi in tre e poi un uomo solo. Al termine di un lungo falsopiano Politt decide di dare una svolta alla sua carriera.

Il corridore della Bora – Hansgrohe parte con uno scatto bellissimo, da manuale. Ci sono forza, tempismo, rapportone, grinta… persino estetica. Ha le mani basse e la schiena parallela al terreno. E’ partito dalla coda del drappello. Resta spianato con la bocca spalancata per la dozzina di chilometri che mancano a Nimes, sapendo però che quelli decisivi sono i primi 4 di quell’attacco. Quattro chilometri in cui viaggia sul filo dei 10”, quelli presi nello scatto: non perde, non guadagna… o comunque non così tanto. Poi a lui spuntano le ali dell’entusiasmo, per i suoi inseguitori invece, senza quell’entusiasmo, la catena si fa maledettamente più pesante e la gara finisce lì.

L’azione, splendida, di Politt. Per il tedesco (27 anni) è il secondo successo da pro’
L’azione, splendida, di Politt. Per il tedesco (27 anni) è il secondo successo da pro’

Un sogno e un pensiero

«Mi sentivo bene – ha detto Politt dopo l’arrivo mentre continuava ad avere la testa fra le mani – ho provato a distanza e tutto ha funzionato alla perfezione. Il momento dell’attacco è stato perfetto. Sapevo che c’era gente più veloce di me quindi, mi sono detto che avrei fatto un attacco solo, ma in quell’affondo avrei dato tutto».

E da quest’ultima frase si capisce molto. Un ragionamento intelligente. Un fuoriclasse alla Alaphilippe può farne diversi di scatti, il bravo corridore invece ha una cartuccia sola e Nils l’ha sfruttata. E poi se fai secondo alla Roubaix qualcosa di buono devi pur avere.

«E’ il momento più bello della mia carriera – continua Politt – E’ un successo che voglio dedicare alla mia famiglia. Faccio tanti sacrifici, manco da casa per tantissimi giorni l’anno e questa vittoria è tutta per loro. Al via c’era un po’ di tristezza in squadra per il ritiro di Peter, ma questo ci ha anche fatto cambiare tattica e ci ha dato la possibilità di attaccare».

Anche oggi Uae guardinga in testa al gruppo
Anche oggi Uae guardinga in testa al gruppo

Tre voci pensando a domani

Ma prima di terminare, chiudiamo il cerchio e riallacciandoci all’inizio, vale a dire alla “non belligeranza del gruppo”. Come abbiamo detto si veniva da una tappa durissima, ma soprattutto più di qualcuno pensava già a quella di domani.

La frazione numero 13 infatti oltre ad essere lunga (quasi 220 chilometri) e molto mossa, sembra sarà battuta da vento laterale. Le squadre hanno cercato di risparmiare il più possibile. Fa riflettere una frase detta da Davide Formolo a Rai Radio1 Sport: «Adesso che abbiamo tagliato il traguardo sono molto più tranquillo. Ero più nervoso oggi che ieri». In questa zona della Francia infatti il vento non manca e soprattutto domani con la tappa che va da Est verso Ovest, non troppo lontano dalla costa, potrebbero nascondersi delle insidie. E sappiamo quanto la Uae e Pogacar si siano scottati col vento l’anno scorso.

E a rincarare la dose, sempre a RadioRai, anche De Marchi: «Spesso al Tour hanno fatto più danni i ventagli che le salite». E Sagan stesso: «Mi dispiace fermarmi anche pensando a Wilco (Kelderman, uomo di classifica della Bora, ndr). Arrivano tappe nel vento in cui potevo aiutarlo e io non ci sarò».