Samparisi: «Con questo tifo si doveva andare forte»

18.12.2022
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La borraccia che passano a Nicolas Samparisi è fumante. Deve essere calda. «No, è caldissima», ci corregge lui soddisfatto. E aggiunge: «Calda come il tifo che c’era qui a Vermiglio». Il corridore della  KTM Alchemist Powered by Brenta Brakes è stato il primo azzurro a tagliare il traguardo.

Lo ha fatto una manciata di secondi prima di Filippo Fontana. Ma non è questo l’argomento sul piatto. Non servono questi contentini. Piuttosto è bello vedere come questo atleta, a 30 anni, stia raggiungendo forse i suoi migliori momenti di forma.

Nicolas Samparisi dopo l’arrivo, stanco ma felice
Nicolas Samparisi dopo l’arrivo, stanco ma felice

Per il pubblico

Umiltà, sorriso, lavoro. Per Samparisi sono ingredienti imprescindibili. Ingredienti che prima o poi emergono.

Ieri è stato autore di una prova davvero di sostanza. E’ stato in costante rimonta. Regolare, potente, determinato. Man mano risaliva posizioni. 

Vanthourenhout allungava la fila ma lui era “sempre lì”, non naufragava. E non a caso una delle tornate migliori in assoluto portava la sua firma. Solo in dieci, Iserbyt compreso che poi si è fermato, sono riusciti a stare sotto al muro dei 7’30” a giro.

«Stavo bene – ha detto a caldissimo Samparisi – ho guidato veramente bene. A volte ho rischiato… ma davanti a questo pubblico non potevo farne a meno». E col pubblico aveva un feeling speciale. Ce lo aveva detto che quassù si aspettavano molto dagli azzurri.

«E’ veramente emozionante correre davanti alla nostra gente. E’ forse il tifo più caloroso che ho sentito in tanti e tanti campi di gara. Quindi era d’obbligo andare forte».

Il valtellinese che ieri vestiva i colori della nazionale ha guidato magistralmente
Il valtellinese che ieri vestiva i colori della nazionale ha guidato magistralmente

Gara veloce

Un massaggiatore gli pone sulle spalle una maglia lunga. Lui sorseggia il suo the caldo.

«La differenza fra oggi e ieri (venerdì e sabato per chi legge, ndr)? Tanta, tantissima: due sport diversi. In gara si pattinava tanto e si affondava poco, il contrario delle prove. Le velocità erano molto più alte. 

«Anche per questo – aggiunge Samparisi – ho deciso di correre con le gomme da “asciutto”. E devo dire che la mia scelta ha pagato. Così come i rapporti. Si girava tranquillamente col 46. Io non l’ho mai tolto. Si arrivava in cima perfino nella salita maggiore, quella più lontana sotto al bosco.

«Con le velocità più alte però bisognava essere molto concentrati, non si poteva commettere errori perché questi si pagavano».

E lo sa bene Eli Iserbyt. Il belga è caduto e deve essersi fatto anche piuttosto male. La neve così dura non era tanto gentile. Più di qualcuno che è finito a terra ci ha detto che se non era asfalto poco ci mancava talmente era dura.

E infatti anche qualche bici si è danneggiata, cosa che invece non era accaduta con la neve molle delle prove, nonostante un numero nettamente maggiore di cadute.

Nicolas Samparisi (classe 1992) si è goduto l’abbraccio della Val di Sole
Nicolas Samparisi (classe 1992) si è goduto l’abbraccio della Val di Sole

Samparisi c’è

Un po’ come Silvia Persico questa gara, al netto del risultato, è un super incentivo per il futuro per Nicolas. Entrambi sono venuti via dalla Val di Sole con il sorriso e la consapevolezza di poter fare bene. E per Samparisi fare bene fa rima con tricolore. 

L’atleta della Valtellina lo insegue da anni. E se lo meriterebbe. E’ stato tra i più costanti in tanti anni di carriera. E’ passato dai Franzoi ai Fontana, dai Bertolini ai Dorigoni.

«Sono contento – spiega – anche la gamba inizia a girare bene. Adesso arrivano altre corse italiane importanti… Vediamo di farle bene».

La Val di Sole bussa e Samparisi ci riporta sulla neve

01.12.2022
5 min
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Ci siamo quasi. Dopo il grande successo dello scorso anno, si avvicina di gran passo la data della Coppa del mondo di Ciclocross In Val di Sole a Vermiglio. La tappa della neve per intenderci, quella che lo scorso anno alla sua prima edizione ha regalato uno show memorabile fatto di derapate, campioni, freddo, cadute, neve e tensione agonistica. Ieri c’è stata presentazione ufficiale della gara, ribattezzata “snowcross”, organizzata da Grandi Eventi Val di Sole e Flanders Classics, in programma per il prossimo 17 dicembre.

Sono attesi i campioni e le campionesse di tutto il mondo: da Mathieu Van der Poel a Fem Van Empel, da Tom Pidcock a Ceylin Del Carmen Alvarado. Ma anche i nostri ragazzi, come per esempio Nicolas Samparisi, uno dei sette italiani riusciti ad andare a punti nella passata edizione. Il corridore della KTM Alchemist Powered by Brenta Brakes ci parla della gara e del percorso trentino.

Nicolas, com’è dunque correre sulla neve?

Strano! Sicuramente è il terreno che più si modifica. All’inizio è molto battuto e compatto. E’ scivoloso, ma scorrevole. Man mano che si va avanti, con i passaggi la neve un po’ si scioglie e soprattutto si sfalda. Diventa molto simile alla sabbia e la cosa più difficile è mantenere la traiettoria.

Immaginiamo che una gara sulla neve sia più dura e di conseguenza anche più lenta: per te quanti chilometri in meno si fanno nel corso dell’ora di gara? Ammesso sia quantificabile…

Alla fine credo che la differenza non sia poi così tanta e che si possa paragonare ad una gara con molto fango. I primi giri sono veloci nel complesso. Entri più piano in curva, ma appunto restano veloci. Poi si va più piano, come fosse una gara bagnata su fango.

E’ stato presentato il percorso, hai notato delle differenze?

Di base sarà come quello dell’anno scorso. Fu un percorso molto bello, che riscosse successo e non richiedeva modifiche sostanziali. E’ stata una gara importantissima per il movimento, un vero spot per portare il ciclocross alle Olimpiadi e quest’anno la partecipazione sarà ancora maggiore.

Lo scorso anno Samparisi ha difeso i colori della nazionale (foto Previsdomini, anche in apertura)
Lo scorso anno Samparisi ha difeso i colori della nazionale (foto Previsdomini, anche in apertura)
Quanto conta l’esperienza del 2021? 

Quando ero junior, correvo spesso in Belgio e non era così raro trovare la neve, ora non capita più e quell’esperienza serve a poco sinceramente. Anche perché resta una gara unica, fine a se stessa. Di certo è un’emozione insolita. E’ un po’ come correre a Koksijde… circuito interamente su sabbia.

Tecnicamente sai già cosa ti aspetta, i setup… ci vai più preparato?

Sicuramente chi ha corso in Val di Sole l’anno scorso sa cosa serve. Io so a cosa vado incontro. Ho idea per esempio di partire con una gomma e di finire con un’altra. So anche come vestirmi: più pesante. L’anno passato ero partito con il body felpato della nazionale e i gambali: quest’anno in caso di freddo mi vestirò di più. Soprattutto starò più attento a mani e piedi perché fu davvero freddo. Sono piccole che cose che messe tutte insieme possono fare la differenza.

Hai detto che partiresti con una gomma e finiresti con un’altra. Quindi prevedi il cambio di bici a metà gara?

Esatto, una gomma più tassellata all’inizio quando con il fondo compatto può esserci più grip e una da sabbia nella seconda parte. Come accennavo, in Val di Sole la vera fatica emerge nella seconda parte di gara. Quando il terreno è smosso e tanto farinoso, che tu abbia una gomma scorrevole o una da fango conta meno. Semmai conta più la mescola. Lo scorso anno per esempio Van Aert utilizzò quella verde ideale per le basse temperature. Ricordo invece che Pidcock fece molte prove: iniziò con quella da fango, poi passò a quella da sabbia, ritornò su quella da fango e infine provò anche la “mille punte” (quella da sabbia, ndr).

Per il resto, Nicolas, come ci arrivi a questo evento? Come sta andando la tua stagione?

Direi bene. Ho iniziato con una vittoria e questo ti dà morale, ti fa capire che stai lavorando nella direzione giusta. E so che devo lavorare tanto… tanto. Ho finito la stagione in mtb ad ottobre inoltrato e ho fatto fatica all’inizio ad abituarmi all’esplosività del cross. Mi ci vorrà ancora un mesetto buono per arrivare a certi livelli. 

L’obiettivo dunque è essere al top per gennaio, quando si avvicina il campionato italiano?

Esatto, quello è il mio obiettivo principale della stagione di ciclocross.

Ktm Alchemist: manca la Baroni, non le ambizioni

26.10.2022
4 min
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La Ktm Alchemist Brenta Brakes continua sulla strada intrapresa anni fa. L’attività internazionale resta un elemento primario nella gestione del team, a dispetto delle ingenti spese che questa comporta, ma la vetrina internazionale è un fattore irrinunciabile per il sodalizio lombardo e probabilmente anche questo fattore ha contribuito alla grande novità di quest’anno: l’assenza di Francesca Baroni, l’azzurra che ha scelto la strada del Belgio.

Si è molto discusso nelle scorse settimane sul suo passaggio e il team manager Simone Samparisi tiene anche a dissipare ogni velo: «Francesca è partita con la nostra piena benedizione. E’ vero, eravamo in parola per confermarla, ma quando ci ha detto di questa eventualità – ed eravamo in primavera – le abbiamo detto che era un’offerta da prendere al volo per poter continuare il suo cammino di crescita».

Michele Falciani, elemento proveniente dal vivaio del quale si dice un gran bene
Michele Falciani, elemento proveniente dal vivaio del quale si dice un gran bene
Non ci sono stati quindi dissapori?

Assolutamente no, ci siamo lasciati benissimo. D’altronde abbiamo anche capito che un capitale tecnico simile va seguito con la massima attenzione e noi, che finita la stagione del ciclocross dobbiamo rituffarci nella mountain bike e seguire la stagione delle Marathon non potevamo garantirle quel seguito di cui ha bisogno. E’ giusto che segua la sua strada e avrà in noi sempre grandi tifosi. Io sono convinto che di qui a breve tornerà a quei livelli di eccellenza che l’hanno portata ai vertici mondiali.

Che cosa cambia quindi nel team?

Abbiamo sostituito Francesca con un importante prospetto al femminile. Si tratta di Elisa Lanfranchi, che lo scorso anno da allieva ha vinto tutto tranne il campionato Italiano per un vero colpo di sfortuna e che vogliamo supportare nella sua crescita ora che affronta la sua prima stagione da junior, il che significa che si comincia a fare sul serio. Inoltre entra in squadra Michele Falciani che è allievo 2° anno, che è un po’ l’esempio di quel vivaio che vogliamo assolutamente costruire e che rappresenta un po’ il sogno da realizzare nel prossimo futuro.

La giovane Elisa Lanfranchi, nuovo acquisto della Ktm Alchemist (foto Lunam)
La giovane Elisa Lanfranchi, nuovo acquisto della Ktm Alchemist (foto Lunam)
Con loro chi fa parte della squadra?

I miei fratelli Nicolas e Lorenzo che continuano a dividersi con la mtb come anche Dario Cherchi, poi lo junior Christian Fantini (nella foto di apertura, ndr), l’austriaca Nadja Heigl che continua ad essere tra le migliori Elite al di fuori del dominante movimento olandese e l’under 23 Cristian Calligaro.

Che cosa vi aspettate da questa stagione?

L’idea è di confermarci ai vertici italiani ponendo l’appuntamento tricolore come focus dell’anno. Vogliamo arrivarci al meglio della forma e forse il fatto che iniziamo la stagione più tardi può aiutarci: il protrarsi dell’attività di mtb ci ha costretto a rimanere a guardare nel ciclocross, presumo che considerando anche il necessario riposo da parte di chi come Nicolas ha fatto tutta la stagione delle classiche fuoristrada non inizieremo prima della metà di novembre.

L’austriaca Nadja Heigl, campionessa nazionale per ben 9 volte (foto Ernst Teubenbacher)
L’austriaca Nadja Heigl, campionessa nazionale per ben 9 volte (foto Ernst Teubenbacher)
Ti aspetti un ambiente cambiato?

Non particolarmente. Posso dire che vedo molto fermento giovanile e in questo l’opera di Daniele Pontoni si vede già e darà frutti. Il problema che avverto riguarda semmai i calendari rimasti abbondanti anche dopo la pandemia, ma per noi che veniamo dalla mtb è un discorso vecchio e che ha sempre dei pro e dei contro.

Si dice che il principale problema sia legato alle concomitanze e al fatto che per acquisire punti Uci bisogna comunque andare all’estero…

Qui sinceramente mi trovo in difficoltà a rispondere per il semplice fatto che noi abbiamo sempre fatto attività internazionale all’estero e la riteniamo l’unica vera strada per emergere, per crescere soprattutto nelle categorie giovanili. I viaggi, le gare in ambienti diversi sono quel che serve per imparare. Purtroppo l’allungamento della stagione di mtb porta a una collisione con quella di ciclocross, diventa difficile far coincidere le due attività. Ma proprio l’esempio della mountain bike può essere utile nello sviluppo del calendario.

Nicolas e Lorenzo Samparisi con Dario Cherchi, al via del mondiale Marathon mtb
Nicolas e Lorenzo Samparisi con Dario Cherchi, al via del mondiale Marathon mtb
In quale maniera?

E’ indubbio che quello italiano delle Marathon sia ormai il migliore al mondo, tanto è vero che tutti i team internazionali vengono spesso qui ad affrontare le principali classiche. Manca solo una vera gara a tappe e se l’Appenninica Mtb continua a crescere potrà prendere questo posto. Per il resto abbiamo i migliori organizzatori, i migliori teatri di gara, una partecipazione sempre di primissimo piano e questo favorisce anche la crescita del movimento, come la vittoria europea di Rabensteiner dimostra. Non vedo perché lo stesso non possa avvenire nel ciclocross…

Samparisi 2022

Atleta e preparatore: le mille facce di “Nico” Samparisi

17.01.2022
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I suoi capelli dritti spiccavano, nel dopo arrivo dei campionati italiani di Variano di Basiliano. Quel podio per Nicolas Samparisi vale molto, ha il significato di una conferma che il lavoro premia sempre e che i sacrifici costanti valgono qualcosa. Nicolas e Lorenzo Samparisi hanno una storia particolare che si arguisce scorrendo gli ordini di arrivo delle principali gare internazionali: loro li trovi quasi sempre, non solo in Coppa del mondo, spesso partecipano anche alle altre challenge, quelle che sembrano essere territorio quasi esclusivo di belgi e olandesi.

Una scelta del genere non è una mancanza di fiducia nel movimento italiano, ma un investimento ed è lo stesso portacolori della Ktm Alchemist Powered by Brenta Bikes – Selle SMP, 29 anni, quando ormai i fasti di Variano sono già diventati patrimonio della memoria (nella foto di apertura è intirizzito dopo l’arrivo), che tiene a sottolinearlo.

«Le gare italiane – dice – è normale che abbiano un ritmo, una qualità diversa. Per crescere bisogna confrontarsi sempre con il meglio che c’è, anche se questo costa quattrini e soprattutto sconfitte. E’ un sacrificio anche passare tanti giorni lontano da casa, ma è la scommessa che abbiamo fatto anni fa e che non rinneghiamo».

Samparisi Variano 2022
Nicolas Samparisi in gara a Variano, dove ha chiuso 3° a 1’05” dal vincitore Dorigoni
Samparisi Variano 2022
Samparisi in gara a Variano, dove ha chiuso 3° a 1’05” da Dorigoni
Quando avete iniziato questa “politica”?

E’ stato almeno 6 anni fa. Prima abbiamo optato per il calendario svizzero, considerando che il livello qualitativo era abbastanza simile al nostro, poi abbiamo allargato gli orizzonti e puntato al massimo possibile, al livello della Coppa del mondo. Col passare del tempo notavamo che le nostre prestazioni miglioravano progressivamente finivamo sempre più avanti negli ordini d’arrivo.

Quando hai iniziato a fare ciclocross?

Sin da esordiente, prima io e poi Lorenzo. Inizialmente d’inverno facevamo sci di fondo, lo abbiamo abbinato al ciclocross, ma poi la passione per le due ruote ha preso il sopravvento. D’inverno ciclocross e dalla primavera Mtb, ma anche se ci sono punti in comune (il fuori giri che ti dà l’attività invernale è fondamentale sulle ruote grasse) non abbiamo mai visto il ciclocross come propedeutico alla mountain bike. Noi siamo ciclocrossisti a tutto tondo…

Samparisi Svizzera 2021
Samparisi, qui in Svizzera, privilegia le gare internazionali, girando tutta l’Europa (foto Radsport)
Samparisi Svizzera 2021
Samparisi, qui in Svizzera, privilegia le gare internazionali (foto Radsport)
Il vostro girare per l’Europa vi porta ad essere fra i più esperti del panorama italiano, eppure le vostre presenze in nazionale sono abbastanza ridotte…

Non l’abbiamo mai sentita come un’esclusione per partito preso, anche se non posso negare che qualche volta è pesato. Noi siamo andati avanti per la nostra strada senza sentire quel che dicevano gli altri e piano piano i risultati sono arrivati. E con quelli anche la convocazione e la maglia azzurra.

Quali sono i percorsi dove ti trovi più a tuo agio?

Sono un ciclocrossista in evoluzione. Quest’anno ad esempio penso di aver perso qualcosa nei tracciati più semplici e veloci ma di essere migliorato molto su quelli tecnici e più duri. Certamente c’è ancora molto da fare.

Come sono i tuoi rapporti con Pontoni?

Ci sentiamo spesso, è stato un grande campione e ha sempre consigli utili. Anche dopo l’italiano mi ha parlato e indicato su che cosa lavorare per l’anno prossimo. Ho una grande stima del suo pensiero.

Samparisi nazionale 2021
I suoi buoni risultati di quest’anno l’hanno riportato in nazionale in Val di Sole (foto Previsdomini)
Samparisi nazionale 2021
Quest’anno è tornato in nazionale in Val di Sole (foto Previsdomini)
Tu abbini la tua attività agonistica a quella di preparatore: sei tu che curi le tabelle di Francesca Baroni?

Sì, come le mie e quelle di Lorenzo. Questo è stato un anno difficile per lei, a livello psicologico e fisico prima ancora che tecnico. Con lei abbiamo potuto iniziare effettivamente la preparazione solo a fine settembre, dopo l’incidente su strada e i problemi con la società, così è venuta a mancare completamente la fase dei lavori lunghi e della palestra. E’ stato un continuo inseguimento della condizione, con qualche bel picco come i due secondi posti conquistati in Slovacchia, ma anche un rendimento generale non all’altezza del suo valore.

Pensi che le polemiche dei mesi scorsi abbiano lasciato strascichi?

Forse qualcosa, perché in alcune occasioni non l’ho vista motivata al 100 per cento. Ne abbiamo parlato, anche dopo la gara tricolore, sappiamo che cosa fare per il prossimo anno di ciclocross nel quale sono sicuro che vedremo una Baroni ben diversa.

Samparisi Allievi
Nicolas e Lorenzo, uniti già da Allievi, qui primo e secondo al campionato lombardo
Samparisi Allievi
Nicolas e Lorenzo, uniti già da Allievi, qui primo e secondo al campionato lombardo
Sarai tu il preparatore anche per la stagione su strada?

Questo è un argomento che Francesca deve chiarire con il team della strada: lei vorrebbe continuare con me, ma se l’impostazione della squadra è quella di avere un preparatore proprio, allora troveremo una soluzione.

Tu intanto che cosa farai d’ora in poi?

Ancora un paio di gare di ciclocross e poi una breve sosta, una decina di giorni per ricaricare le batterie prima di buttarci a capofitto nella mountain bike, dove il primo obiettivo sarà il campionato italiano marathon di giugno in Liguria. Se dovessi dire un sogno, è quello di vestire la maglia azzurra a europei e mondiali, starà a me dimostrare che non un’utopia.

Selle SMP F30 e F30C, Nicolas Samparisi spiega le differenze

03.12.2021
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La sella è uno degli appoggi fondamentali del ciclista sulla bici (gli altri sono pedali e manubrio). Il comfort e il feeling devono pertanto essere ottimizzati al cento per cento perché l’atleta possa esprimere le sue doti. Con questo approfondimento andiamo ad analizzare i modelli F30 e F30C di Selle SMP sul campo e dietro le quinte. Per i feedback ci siamo affidati a Nicolas Samparisi, elite di ciclocross e marathon del team KTM Alchemist – Selle SMP. Mentre per l’analisi dei prodotti abbiamo chiesto a Nicolò Schiavon, marketing manager di Selle SMP. 

Le due selle

I modelli F30 e F30C fanno parte del top della gamma professional. «Queste due selle – spiega Schiavon – rappresentano il fiore all’occhiello del nostro portafoglio prodotti. Il target è un utente evoluto, che ha determinate necessità e utilizza la bici con una certa frequenza».

Le due sedute sono molto simili e condividono la maggior parte delle specifiche. «La F30C è più compatta e corta. La F30 è più lunga, ma comunque di dimensioni standard. Ovviamente entrambi i modelli spiccano per le nostre caratteristiche ergonomiche. Quindi, canale centrale aperto per eliminare la compressione a livello genitale, perineale e prostatico. Il naso all’ingiù e in particolare il telaio più lungo sul mercato, che è disponibile in due versioni, acciaio Inox e carbonio. Entrambi i modelli sono unisex e adatti a chi ha una larghezza di ossa ischiatiche da 11,6 a 15 centimetri. L’imbottitura minima è in elastomero espanso, che gode di un’ottima reattività grazie alla memoria elastica».  

Al servizio dell’utilizzatore

Per un’azienda come Selle SMP l’adattamento e lo sviluppo delle selle per gli atleti e i team è fondamentale per crescere e mantenere alto il livello dei prodotti. La casa veneta è molto attenta sotto questo aspetto, come ci conferma Nicolò Schiavon: «Il nostro obiettivo – dice – è che sia la sella ad adattarsi alle esigenze dell’utente e non il contrario. Noi non imponiamo modelli. Mettiamo sempre a disposizione l’intera gamma. Siamo tutti diversi e abbiamo esigenze differenti. Selezioniamo una cerchia di modelli, quattro o cinque. Li facciamo provare, e il modello lo individua direttamente l’atleta».

Le versioni proposte da Selle SMP hanno infatti il vantaggio di essere tra le più versatili. «La F30 e la F30C come quasi tutti i nostri modelli – continua Schiavon – sono universali dal punto di vista della disciplina, dalla Mtb alla strada ma anche pista e crono». 

Nicolas Samparisi durante il campionato del mondo a Capoliveri (foto Sportograf.com)
Nicolas Samparisi durante il campionato del mondo a Capoliveri (foto Sportograf.com)

La prova sul campo 

Praticare due discipline tecniche e differenti dal punto di vista dello sforzo come ciclocross e marathon è complicato e per farlo la scelta della sella è determinante. «Mi sono sempre trovato bene con le Selle SMP – racconta Nicolas Samparisi – soprattutto da quando hanno fatto i modelli con il canale centrale piatto. Le uso dal 2009, quindi ho provato e visto lo sviluppo continuo».

Avere sensibilità e trovare una seduta che soddisfi le proprie esigenze è fondamentale per stare in sella molte ore o poter spingere in sforzi brevi. «Io uso la F30C con corpetto in acciaio Inox. Perché nel ciclocross saltandoci su, rimane più solido e affidabile. Per il marathon la comodità è tutto perché si sta tante ore in sella. Per esempio quest’anno al mondiale di Capoliveri la gara è durata 6 ore 30’».

Le differenze spiegate dall’atleta

Chi meglio di un atleta come Nicolas che passa tante ore in bici, può apprezzarne i dettagli e le sfumature? «La prima differenza tra i due modelli è sicuramente che la F30C è più corta. Un’altro particolare sono le due punte posteriori che la F30 ha, mentre la F30C no. Ed è comodo perché nel fuoristrada, soprattutto nel CX e nel marathon, quando si fanno i fuorisella, proprio quei due elementi risultano ingombranti, perché si rischia a volte di agganciarsi con il pantaloncino. Anche la sella più corta dà tanta libertà di movimento sui pedali.

«A livello di seduta sono uguali – prosegue – io che ho il bacino medio-largo uso la gamma F30. Mio fratello Lorenzo usa la F20 più stretta. Quello dipende dalle ossa ischiatiche».

Selle SMP vanta una vasta gamma di colori, ben 9 selezionabili. Anche l’occhio vuole la sua parte come ci conferma Samparisi: «Mi piace molto il fatto che la sella non sia nel canonico nero. Il colore dà un tocco di personalità in più alla bici. Io per esempio su quella da ciclocross uso la versione bianca mentre sulla Mtb utilizzo l’arancione».