Voeckler tecnico? La stessa fame di quando correva

04.10.2023
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Alzi la mano chi avrebbe mai immaginato che il Voeckler casinista e sempre in fuga sarebbe diventato un giorno uno dei tecnici più vincenti del mondo. I suoi scatti. Le smorfie quasi fastidiose. Le polemiche. Oggi il tecnico dei francesi che ha da poco vinto a Drenthe il campionato europeo con Laporte e con la staffetta mista, sfoggia un aplomb quasi britannico. Viene meno solo nei momenti ad alta intensità e quando commenta le corse dalla moto della televisione. In quel caso però non viene mai presentato come commissario tecnico, ma come ex atleta e opinionista.

«Mi sarebbe piaciuto – ammette Voeckler, 44 anni, professionista dal 2001 al 2017 – essere forte come i ragazzi di oggi. Il livello dei francesi non è lo stesso dei miei tempi. Adesso vanno in corsa atleti ai massimi livelli mondiali, quindi per me è meno complicato immaginare delle strategie. Invece quando andavo ai mondiali da corridore, l’unico modo perché potessero vederci era andare in fuga. Non eravamo alla stessa altezza, non so dire il perché. So che quando ho accettato di fare il tecnico della Federazione francese di ciclismo, mi sono messo in testa di dimostrare che non siamo secondi a nessuno».

Alaphippe, uno-due

La storia inizia nel 2020, proprio agli europei. La corsa va a Nizzolo, fresco campione italiano, ma alle sue spalle si piazza Picard, a sua volta campione di Francia. A Imola, poche settimane dopo, Alaphilippe vince il mondiale. A volte si tende ad attribuire tutto il merito al campione, ma la Francia spaccata degli anni precedenti di colpo sembra una corazzata.

L’anno dopo l’europeo si corre a Trento, con Colbrelli che resiste a Evenepoel in salita e poi lo batte in volata. Terzo arriva un francese, Benoit Cosnefroy. Poche settimane dopo, ai mondiali di Leuven, fa festa ancora Alaphilippe.

«Francamente Julian non aveva bisogno di me – sorride – innanzitutto perché non ero io a pedalare. Il mio ruolo è stato quello di formare un gruppo unito attorno a lui, come pure per Cosnefroy agli europei di Trento, quando tutta la squadra ha lavorato per lui senza fare domande. Certo avere un rapporto di fiducia con il leader mi ha facilitato. E’ successo a volte che Julian non capisse una mia scelta, ma io sono rimasto fermo e me ne sono preso la responsabilità. A parte questo, Julian non è mai esigente, a volte la sua mitezza è quasi imbarazzante visto il suo status di campione».

Alaphilippe Imola 2020
L’attacco decisivo di Julian Alaphilippe a Imola 2020: primo mondiale francese dal 1997
Alaphilippe Imola 2020
L’attacco decisivo di Julian Alaphilippe a Imola 2020: primo mondiale francese dal 1997

Due argenti che bruciano

Si prosegue a Monaco 2022, con un europeo piatto per velocisti. Sembra disegnato per Fabio Jakobsen, che infatti vince. Tuttavia alle sue spalle si piazza Arnaud Demare, che coglie l’argento. Quando a settembre si vola in Australia, il piano di Voeckler sarebbe anche garibaldino, ma l’attacco di Evenepoel fa saltare ogni punto di riferimento. Per fortuna del cittì, ci pensa Laporte che coglie il secondo posto.

«Quel giorno Evenepoel era ingiocabile – ricorda con una metafora tennistica – e io ci ho messo un po’ a capire che non sono io a pedalare. Non riesco a scaricare lo stress, per questo il mattino prima del mondiale andai a correre per 8 chilometri, perché ero sveglio molto presto. I ragazzi sono con me, si fidano. Sicuramente mi vedono ancora come un corridore e il fatto di essere presente a molte gare anche per la televisione aiuta nelle relazioni. Sono giovane per essere pensionato, parliamo come fra corridori, tutti insieme nella stanza. Anche se ci sono momenti solenni, non sono al di sopra di loro e loro ovviamente lo sentono».

Il guizzo di Laporte

A Glasgow non è andata un granché, eppure Voeckler è tornato a casa con l’argento del Mixed Team Relay alle spalle della Svizzera e l’ha trasformato in oro agli europei di Drenthe. In più nella sfida olandese è arrivato l’oro inaspettato nella prova su strada, grazie a Laporte che non si è piegato alla rimonta di Van Aert.

«Costruire la squadra giusta – spiega Voeckler – è come un puzzle, un processo lungo. Più si avvicina la data, più cerco di convincermi che la prima idea sia quella giusta. Non bisogna cedere alla tentazione di cambiare tutto all’ultimo momento, meglio pensarci prima, in base al percorso e ai programmi dei corridori. Alcuni sanno da tempo che conterò su di loro, altri invece vengono informati molto più avanti, in modo che si avvicinino serenamente. Ho la stessa malizia di quando correvo, tentare di essere più furbi dei rivali fa parte del gioco. E poi, tirate le somme, si studia la tattica. Non chiederò ai miei corridori di correre allo stesso modo se Van Aert e Pogacar ci sono oppure no. Il percorso è una cosa, lo scenario di gara è un’altra…».

Thomas Voeckler, l’uomo e il tecnico con la testa già al mondiale

01.04.2022
5 min
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Abbiamo intervistato uno dei corridori francesi più amati del ciclismo moderno e attuale tecnico della selezione transalpina. Thomas Voeckler, apprezzato per la sua tenacia, grinta e schiettezza, ma anche per quella visione completa della corsa, che ha sapientemente riportato in qualità di selezionatore di una delle squadre nazionali più forti. Nella sua carriera ha fatto collimare le sue caratteristiche di attaccante a quelle di capitano/direttore in corsa. Lo abbiamo incontrato a Montelimar, in occasione della Granfondo Corima Drome Provençale e abbiamo pedalato con lui, che ci ha anche regalato un aneddoto.

«Sono in qualche modo legato all’Italia – ha raccontato – e ad uno dei passaggi che hanno fatto la storia del ciclismo, la strada che scollina alla Madonna del Ghisallo. Al Giro di Lombardia del 2013 sono passato per primo. Ricordo con grande piacere i campanacci, il frastuono e il grande tifo, l’incitamento che mi ha dato una carica enorme. E’ stata una delle quelle emozioni che porterò con me per sempre».

Pedalando accanto a lui, abbiamo scoperto che Voeckler è grande appassionato di bici (@Benjamin Becker)
Pedalando accanto a lui, abbiamo scoperto che Voeckler è grande appassionato di bici (@Benjamin Becker)
Hai mantenuto un filo diretto con il ciclismo di altissimo livello, ma cosa c’è dopo la vita da corridore?

Quando si termina la carriera da atleta, cambia tutto. La vita normale è molto differente e quando finisci di fare il corridore non è facile. Io sono rimasto per 4 mesi con le mani in mano, a domandarmi ogni mattina cosa avrei fatto. Ti devi reinventare. Per tanti anni l’obiettivo di ogni giorno è stato salire in bici e allenarsi, era quello il lavoro. Quando non pedalavo era perché dovevo riposarmi e comunque era una situazione funzionale alla vita del corridore professionista.

Cosa ti manca della tua carriera da atleta?

Mi manca il vivere la bicicletta come un obiettivo, la passione e il gioco del bambino che diventa un motivo di vita e fa parte della quotidianità. Ora la bicicletta la vedo e la vivo come un piacere e pedalare non è finalizzato alla ricerca della prestazione, del miglioramento e dei risultati. Mi è sempre piaciuto fare il corridore professionista.

Voeckler è stato pro’ dal 2001 al 2017, per sei anni ha vestito la maglia della Bouygues
Voeckler è stato pro’ dal 2001 al 2017, per sei anni ha vestito la maglia della Bouygues
Non ti pesava stare tanti giorni fuori casa?

No, perché amavo quella vita e anche i sacrifici che comportava. Mi dava tanta motivazione. Diciamo che inizia a cambiare quando hai la famiglia e i figli, ma fino a quel momento nulla è un peso. Ribadisco il fatto che unire la passione e il gioco del bambino, ovvero andare in bicicletta e far diventare la bici un lavoro, per me è stata una soddisfazione difficile da descrivere. E’ una considerazione che faccio spesso anche con i corridori più giovani, cercando di trasmettere passione e la fortuna che significa fare l’atleta, il corridore e il professionista.

Cosa fa il commissario della nazionale francese quando il mondiale è ancora lontano?

E’ un lavoro impegnativo e capisco che non sia facile da capire. Il tecnico della nazionale non lavora solo il giorno del mondiale e la settimana precedente. Ci sono tante cose da mettere insieme e con tutta probabilità, proprio il dietro le quinte è la parte che mi piace di più. Bisogna continuare a parlare con i corridori e con loro fare i programmi per gli appuntamenti importanti. Bisogna motivarli e al tempo stesso non distaccarli in modo eccessivo dai loro club di appartenenza. Bisogna coinvolgere i team manager delle squadre, perché il supporto alla nazionale arriva anche da loro. E’ un lavoro costante e qualche volta non ti fa dormire la notte, ma le soddisfazioni sono al pari di vivere una vita da corridore, a tratti è anche meglio.

Voeckler è stato una delle attrazioni della Granfondo Corima Drome Provençale (@Benjamin Becker)
Voeckler è stato una delle attrazioni della Granfondo Corima Drome Provençale (@Benjamin Becker)
Quali sono i fattori principali per avere successo nella gestione di un gruppo?

La complicità e il rapporto che instaura con i corridori, ma anche quel pensiero che vorrei tradurre con un tutti hanno bisogno di tutti. Il commissario tecnico pensa ad una cosa, una strategia e una soluzione, una tattica. Il risultato migliore è quando i corridori hanno avuto la stessa idea. Basta una sguardo. Diventa tutto più semplice e anche grazie a questa connessione si ottengono le vittorie.

I favoriti per il prossimo mondiale australiano di Wollongong?

E’ troppo presto per parlare dei favoriti, la stagione è appena iniziata e tutte le carte non sono ancora scoperte. Di sicuro ci sarà da stare attenti a Matthews e Caleb Ewan, non solo perché giocano in casa, ma perché il tracciato si addice alle loro caratteristiche. Non a caso e proprio in questo inizio anno ritroviamo un Matthews motivato e particolarmente competitivo.

Voeckler alla premiazione dopo la Granfondo Corima Drome Provençale (@Benjamin Becker)
Voeckler alla premiazione dopo la Granfondo Corima Drome Provençale (@Benjamin Becker)
Quale potrebbe essere la gestione vincente in quell’occasione?

Il percorso è duro, con la salita principale che risulterà impegnativa. Personalmente ho ben chiara la strategia di gara e di sicuro non voglio rivelarla. So cosa dirò ai miei corridori e cosa faranno, ovviamente non so come finirà, ma ho già tutto chiaro e limpido nella mia testa.