Felline riparte: «Motivazione mai persa, ora voglio riscrivere il finale»

12.08.2025
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Quindici come le stagioni nel professionismo. Quindici come il livello di fitness del TrainingPeaks da cui è ripartito. Parliamo di Fabio Felline che è pronto a tornare in gruppo. Il piemontese ha avuto esperienze importanti all’Astana e da ultimo alla Lidl-Trek, ma prima ancora era stato uno dei primi a passare pro’ super giovane. Erano gli anni della Footon Servetto.

Felline è tornato ad allenarsi forte questa estate. Era fermo dall’ottobre scorso e ha deciso in primavera di rimettersi in gioco accettando la proposta della MBH Bank-Ballan di Antonio Bevilacqua, formazione continental che il prossimo anno diventerà professional. Un rientro nato quasi per caso, che ha riportato in sella un corridore capace di vincere e di aiutare e che ora, a 35 anni, vive una seconda giovinezza sportiva con la stessa curiosità e la stessa determinazione degli esordi.

Fabio Felline
Al primo anno da pro’, era il 2010, Fabio Felline ha preso parte al Giro delle Fiandre e poi al Tour
Fabio Felline
Al primo anno da pro’, era il 2010, Fabio Felline ha preso parte al Giro delle Fiandre e poi al Tour
Come vivi, Fabio, questo rientro dopo dieci mesi senza gare?

E’ quasi come essere un neoprofessionista, pur sapendo che non è così. L’ultima corsa l’ho fatta a ottobre, tornerò a fine agosto: dieci mesi sono tanti. Tutto questo ritorno non è stato pianificato a lungo, è nato quasi per caso. Quando ho deciso, stavo vivendo da persona “normale” e a metà aprile ho iniziato ad allenarmi come se fosse inverno. Anche in accordo con la squadra non c’era motivo di forzare i tempi: questo blocco di gare a fine stagione è importante e ci siamo concentrati su quello.

Raccontaci come è andata…

Tutto è nato poco dopo la Coppi e Bartali e da lì la sensazione è stata subito quella di provarci anche se non c’era nulla di scritto. Il sentimento immediato che ho avuto è stato: «Fabio prova a ripartire». C’è grande voglia, grande motivazione. Per dire: non ho aspettato che mi dicessero “sei dentro al 110 per cento”. No, sono partito fiducioso che la cosa andasse per il verso giusto. Quindi i primi di aprile ho iniziato a pedalare, ho iniziato come se fosse novembre. Poi il tutto si è ufficializzato a giugno.

Da dove partirà il tuo calendario?

Debutterò il 31 agosto al GP di Kranj, gara 1.2, una categoria, che può sembrare strano, ma che non conosco. Le gare di livello più basso hanno dinamiche particolari. Sono più caotiche. Ma sono felice, sarà una rottura del ghiaccio.

Come gli attori avrai la possibilità di fare una prova generale! Alla fine il vero rientro sarà in Italia…

Da settembre, quindi una settimana dopo, ci saranno Larciano, Peccioli e Toscana. E poi anche altre gare come Pantani e Matteotti. Un bel calendario fitto, stimolante. Un calendario che sento più mio.

Felline in questi giorni sta lavorando in altura
Come hai vissuto i mesi da ottobre ad aprile? Ci sta anche che vivendo da “persona normale” tu abbia messo su qualche chilo, per dire…

Non ho pedalato in senso agonistico. Non amo bere e non ho preso molto peso: forse due o tre chili in più del solito inverno. Anzi, quando a febbraio sono andato a vedere il Laigueglia, Bettiol mi ha detto che ero più magro di certi anni indietro! Ho vissuto uno degli inverni più tranquilli, senza eccessi, consapevole di avere una vita intera per concedermi qualche sfizio. Cosa che invece non è possibile quando sei corridore: hai un mese e devi fare tutto in quello, per farla breve.

Allenamento zero, quindi?

Quasi. Uscite sporadiche perché lavoro con un’azienda di abbigliamento, tra l’altro sono anche ambassador di Trek, quindi un minimo mi sono mantenuto anche per fare delle foto. Ma un conto è uscire in bici ogni tanto, un conto è impostare una preparazione. Ho fatto anche un po’ di corsa a piedi e sono andato persino a sciare durante il vero inverno.

E hai ripreso inserendo anche la palestra?

Sì, sì… Ad aprile ho iniziato il vero lavoro di base, con palestra due volte a settimana e per otto settimane ho fatto tanta, tanta base. Quindi chilometri, ore di sella, Z2. Ora mantengo la palestra una volta a settimana come richiamo, lavorando su forza e resistenza.

Alla fine Felline è rimasto solo una stagione (quella passata) alla Lidl-Trek
Alla fine Felline è rimasto solo una stagione (quella passata) alla Lidl-Trek
Su cosa ti stai concentrando ora?

Ora sono in altura. Prima ero a Cervinia, ora al Sestriere dove rimarrò fino al 22 agosto. Il bello del Sestriere è che posso allenarmi sia in altura sia a quote più basse, simulando le condizioni di gara. Anche in termini di temperatura. Giù in valle di Susa c’erano 36 gradi. Quindi posso scendere e fare lavori intensi, quelli “a sfinimento”… quelli che poi ti fanno fare in gare. Questo ultimo blocco serve per ricreare appunto certe intensità. Non più solo ore e ritmo regolare. Mi sto preparando a ritrovare e riprovare le sensazioni della corsa.

Hai già incontrato i ragazzi, i tuoi giovani compagni di squadra?

A giugno sono andato a Sestriere, dove loro erano in ritiro. Ho fatto un po’ di allenamento, ma ancora non c’era nulla di ufficiale. Tanto è vero che anche loro si chiedevano cosa ci facessi lì. Li rivedrò direttamente in gara. Per me è importante anche questo aspetto: ritrovarsi in gruppo dopo tanto tempo è parte del rientro. Ho chiesto a Davide Martinelli, con lui siamo amici, su come hanno appreso il mio arrivo. E Davide mi ha detto spesso gli chiedono di me. «Allora quando torna?». Luca Cretti per esempio mi aveva cercato per sapere se potevamo fare l’altura insieme a Cervinia, ma poi ero qui al Sestriere. Mi sembrano contenti.

Hai già parlato con Bevilacqua del futuro?

E’ un argomento di cui mi piacerebbe parlasse anche Bevilacqua. Lui sa che se ho fatto tutto questo, non l’ho fatto per noia o perché non sapevo cosa fare in questi sei mesi della mia vita. Non mi voglio dare un tempo. Ovviamente ho 35 anni e so bene di non avere dieci anni carriera davanti a me. Però siamo d’accordo nel vivere la cosa insieme, in base alle sensazioni, a quel che verrà. Si affronta il tutto con la massima professionalità, il massimo impegno. Se poi si alzeranno le braccia al cielo tanto meglio, ma non è questo il punto. Da parte loro c’è la totale apertura. Se però mi chiedete se ho già firmato il contratto per il 2026 rispondo di no.

Felline con Bevilacqua, l’avventura con la MBH Bank è iniziata ufficialmente il 14 giugno
Felline con Bevilacqua, l’avventura con la MBH Bank è iniziata ufficialmente il 14 giugno
Chiaro, avrai anche un ruolo importante. Sei un corridore con alle spalle tanti anni di WorldTour, avrai intorno tanti ragazzi giovani. E’ una bella storia… Noi ti sentiamo motivato!

Io non ho mai perso la motivazione. Mi dispiace, e lo dico senza polemica sia chiaro, che certe cose non siano andate come dovevano. Sono andato via dall’Astana, dove mi avrebbero tenuto, perché c’era un amico come Ciccone che mi voleva con sé. Purtroppo Giulio ha vissuto uno degli anni più particolari e complicati della sua carriera col problema al “sotto sella” (e altri intoppi, ndr). Sono saltati tutti i programmi che avevamo.

E in una squadra WorldTour le cose non le cambi così…

Di fatto era saltata una programmazione di cinque mesi, su cui era impostata la stagione. Quindi aver smesso in questo modo, mi ha fatto sentire “beffato”. Poi, è chiaro, c’è un inizio e una fine per tutto. Ma in quindici anni di professionismo non ho mai rischiato di rimanere a piedi. Ho sempre potuto scegliere, non ho mai avuto la mia carriera in pericolo. Per una volta che c’è stata una situazione che, tecnicamente, ha girato male… tutto è andato storto. Scelgo di fare il gregario, scelgo di mettermi al servizio, con la consapevolezza che ti basta fare il tuo lavoro… Poi, però non lo puoi fare perché il tuo capitano non c’è. Insomma, non ero contento di come fosse finita la mia carriera.

Fabio, ti sei espresso benissimo, hai fatto un quadro realistico, non c’è polemica…

Anche perché con Luca Guercilena (manager della Lidl-Trek) c’è un bel rapporto e anche lui era dispiaciuto di come fossero andate le cose. Comunque eccoci qui. C’è motivazione, c’è voglia di fare bene e vedere come andranno le cose.

Da Basso a Simoni. Anche Gilberto lancia suo figlio nella mischia

01.02.2025
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Se Santiago Basso da una parte inizia il suo impegno in un team prestigioso come la squadra development della Bahrain Victorious, l’amico-rivale Enrico Simoni non è da meno e si appresta ad affrontare la sua prima stagione nelle file della MBH Bank Ballan CSB, con cui suo padre Gilberto collabora dallo scorso anno. Per il trentino, cresciuto nell’Unione Sportiva Montecorona, è un gran salto, entrando a far parte di un team continental che svolge una gran quantità di attività all’estero.

Enrico Simoni con papà Gilberto e mamma Arianna. La scelta del team è stata tutta sua
Enrico Simoni con papà Gilberto e mamma Arianna. La scelta del team è stata tutta sua

Un salto che riempie d’orgoglio papà Gilberto e fa un certo effetto rivedere i cognomi Basso e Simoni sfidarsi sulle strade a un po’ di lustri di distanza da quanto Ivan e lo stesso Gibi facevano, infiammando le folle per uno di quei dualismi sui quali il ciclismo italiano ha vissuto e dei quali si sente sinceramente la mancanza. Gilberto, orgoglioso dei passi che suoi figlio sta facendo, ammette che una certa responsabilità in questo ce l’ha…

«E’ stato coinvolto da noi – racconta il trentino – facendo parte di una famiglia nella quale la bici ha sempre avuto un peso non indifferente. A parte il mio lavoro, tutti siamo sempre andati in bici, abbiamo respirato questa passione ed era facile farsi coinvolgere. Io ho sempre voluto che i miei figli facessero sport, poi il discorso della carriera è un’altra cosa».

Per il diciottenne Enrico Simoni il passaggio alla MBH è un grande salto, per affrontare i professionisti
Per il diciottenne Enrico Simoni il passaggio alla MBH è un grande salto, per affrontare i professionisti
Ti rivedi un po’ in lui, nelle sue sensazioni affrontando questo mondo?

Difficile dirlo, perché il ciclismo nel frattempo è diventato tutt’altro. Io mi rivedo in tutti i ragazzi che affrontano quello che ho affrontato io, ma mi accorgo che le differenze sono enormi, oggi allievi e juniores non sono certo quelli dei miei tempi, devi impegnarti molto più di quanto facevo io. E vedendo quel che ha fatto e fa Enrico, la differenza è evidente.

Ma tecnicamente quanto ha preso da te?

Un po’ mi assomiglia, intanto non ha paura di far fatica, ama la salita, non è certo un velocista. Ma è ancora un corridore grezzo, che approda adesso nel ciclismo che conta e che va plasmato. Intanto vedo che non teme l’allenamento, che in salita è portato alla resistenza e quindi ben strutturato per quelle lunghe. Anche da junior ha vinto in salita, al Bottecchia ha fatto pian piano il vuoto.

Enrico è uno scalatore come il padre, ma con un fisico diverso, più slanciato
Enrico è uno scalatore come il padre, ma con un fisico diverso, più slanciato
Fisicamente?

E’ già 10 centimetri più alto di me, ma il suo fisico è asciutto, tipico da scalatore.

Il suo 2024 come lo hai visto?

Nella prima parte dell’anno non bene, non trovava mai la condizione per problemi fisici, poi finalmente è arrivata la pace e con essa i risultati, con ottimi piazzamenti oltre alla vittoria di Piancavallo. Anche quelli hanno influito, catalizzandogli addosso i fari dell’attenzione. Ed è stato un bene, passare senza risultati poteva dargli qualche contraccolpo psicologico.

Simoni al centro sul podio di Piancavallo, fra Cobalchini (2°) e Manfe (3°)
Simoni al centro sul podio di Piancavallo, fra Cobalchini (2°) e Manfe (3°)
Approvi la sua scelta come team?

Sì, è ideale per il suo percorso. Lo aiuterà a crescere mentalmente, a prendere più consapevolezza dei suoi mezzi. Sono anche contento che sia in un team italiano: spesso vengono un po’ bistrattate le nostre squadre, ma bisogna anche pensare che sono l’humus della nostra attività, a finire in un team straniero è sempre una minoranza.

Il suo cammino è diverso dal tuo?

Profondamente. Io alla sua età subivo meno condizionamenti, anche perché vedo che i ragazzi hanno addosso un peso che noi non avevamo, i social, il fatto di essere sempre sotto l’occhio della comunità. Servono le persone giuste intorno per farli crescere e non parlo solamente a livello ciclistico. Io mi sono costruito, ma non ero così pressato alla sua età, chi ha 18 anni oggi fa già la vita de corridore con un margine di errore davvero minimo.

La vittoria al Trofeo Bottecchia di Piancavallo è stata la sua perla del 2024
La vittoria al Trofeo Bottecchia di Piancavallo è stata la sua perla del 2024
Non t’incuriosisce il fatto che con Santiago Basso si ripropone quella rivalità di famiglia?

Effettivamente è strano, ma ci sono anche altri, so che tutti loro fanno gruppo, confrontano spesso le loro esperienze. I nostri figli portano addosso un nome pesante, che accresce l’attenzione su di loro, ma non c’è mai un destino uguale all’altro, non faranno mai quello che abbiamo fatto io e Ivan perché siamo in un’altra epoca. E non lo dico come qualità di risultati, potranno anche fare meglio. Noi come genitori possiamo solo aiutarli a trovare la loro identità.

Il cognome lo ha mai sentito come un fastidio?

Diciamo che un po’ ne risente, il sentire sempre “figlio di Gilberto” non gli fa piacere, proprio perché vuole trovare una sua strada indipendentemente da me. Ora che la sua carriera prende inizio, spero che possa aiutarlo ad affrancarsi da questa situazione.

Basso e Simoni nella celebre tappe del Mortirolo al Giro 2006, che fece esplodere la rivalità
Basso e Simoni nella celebre tappe del Mortirolo al Giro 2006, che fece esplodere la rivalità
I rapporti con lui come sono, vi confrontate su temi ciclistici?

Sì, lui ascolta, ammetto anche che in certi casi mi sono un po’ imposto, come sul fatto di non prendere quello che appare in Rete come oro colato. Mi sono sempre raccomandato di gestire le emozioni e affrontare le responsabilità dell’appartenenza a un team. Ma anche di continuare a vivere il ciclismo come un piacere, perché è ciò che lo rende speciale.

Virus alle spalle, Masciarelli riparte: «Ora voglio divertirmi»

24.06.2024
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Il quinto posto al campionato italiano di ieri è il giusto trampolino di lancio che serve a Masciarelli per proiettarsi sul Giro del Veneto, che inizierà domani. Un risultato, quello nella corsa alla maglia tricolore under 23, che dona coraggio e consapevolezza (foto apertura NB Srl). Il corridore della MBH Bank-Colpack-Ballan-Csb ha rimesso un piede in carreggiata, ora tocca mettere anche l’altro.

«Sono rimasto qui in Veneto, dove si è corsa la prova di ieri – dice – così oggi faccio una breve uscita e domani sono pronto per partire. Il campionato italiano (vinto da Zamperini, ndr) è stata una bella prova tutto sommato, con un po’ di sfortuna, ma non fa niente. Pronti via sono rimasto coinvolto in una caduta banale e così ho inseguito. Poi, appena rientrato, il gruppo si è spezzato. Ancora un altro inseguimento. Quando sono usciti i primi cinque, dove c’era dentro il mio compagno Ambrosini, ero nel secondo gruppo».

Masciarelli è tornato a correre dopo un altro periodo di stop (foto NB Srl)
Masciarelli è tornato a correre dopo un altro periodo di stop (foto NB Srl)

Buona prestazione

Quella ottenuta a Trissino è una quinta posizione di rilievo, arrivata dopo un periodo opaco, l’ennesimo per Masciarelli da quando è tornato in Italia

«In corsa stavo bene – prosegue – non mi sentivo così da un po’. Sono rimasto con i migliori anche quando Gualdi ha alzato il ritmo in salita, ma ormai Zamperini era scappato via. Ho avuto la consapevolezza, dopo un po’ di tempo, che avrei potuto portare a casa qualcosa. La condizione c’era e in vista del Giro del Veneto direi che il segnale è ottimo».

Al campionato italiano under una gara di rincorsa, ma le sensazioni sono state positive (foto NB Srl)
Al campionato italiano under una gara di rincorsa, ma le sensazioni sono state positive (foto NB Srl)
Sei tornato dopo un periodo di assenza…

Anche nel 2024 la fortuna non mi ha sorriso. Dopo il Giro d’Abruzzo ho scoperto di avere un virus a livello di stomaco. Non stavo bene dal periodo delle classiche under 23, quindi tra fine marzo e inizio aprile. Si è trattato di un qualcosa preso nell’alimentazione, forse qualche cibo non pulito e non cucinato a dovere. 

Te ne sei accorto da cosa?

Dal fatto che alle classiche come il Giro del Belvedere e al Piva non riuscissi a performare. I valori erano sballati, ma non abbiamo capito cosa fosse fino al Giro d’Abruzzo. E’ stato un peccato perché dopo un inizio di stagione buono volevo portare a casa qualcosa dalla primavera, invece è arrivato l’ennesimo stop dopo quello del 2023.

L’ultima gara prima dello stop era stato il Giro d’Abruzzo, sulle strade di casa
L’ultima gara prima dello stop era stato il Giro d’Abruzzo, sulle strade di casa
Frustrante?

Non mi sentivo me stesso. Tanto che mi sono fermato completamente per un paio di settimane, ho ripreso quando gli altri erano in ritiro per il Giro Next Gen. Viste le condizioni non ero nella pre selezione, ma mi sarebbe piaciuto farlo. 

Come hai detto tu, altro stop.

Da quando sono tornato in Italia non sono mai riuscito ad essere me stesso al 100 per cento. Dopo i problemi fisici, mi è mancata anche un po’ di fiducia nei miei mezzi, arrivando ad essere fin troppo attendista. Nell’ultimo periodo mi sento meglio, sono più sereno e tranquillo. Appena rientrato alle corse ho fatto un secondo e un quinto posto in Toscana, poi è arrivato il risultato di ieri. Manca la vittoria. 

Masciarelli aveva iniziato la stagione con sensazioni positive, ora vuole ritrovarle per la seconda parte del 2024 (foto NB Srl)
Masciarelli aveva iniziato la stagione con sensazioni positive, ora vuole ritrovarle per la seconda parte del 2024 (foto NB Srl)
Ora arriva il Giro del Veneto, il terreno giusto per provarci…

Se penso alla corsa che arriva, mi sento fiducioso. Il percorso è bello e le tappe dove provare a fare qualcosa non mancano. La seconda è interessante, mentre il circuito di sabato sarà durissimo. Senza dimenticare l’ultima tappa, domenica, con arrivo a Ossario del Pasubio che potrà decidere tutto. 

Cosa ti è mancato fino ad ora?

Fin da quando sono tornato dal Belgio ho avuto determinate aspettative. Sono stato ad inseguirle per tanto tempo, perdendo anche il focus sul divertimento. Ma per andare in bici ed essere prestazionale serve essere leggeri di testa. 

Quindi l’obiettivo in questi giorni è divertirti?

Assolutamente, per ritrovare me stesso serve solo questo, per fare ciò che mi riesce bene.

Quaranta: la volata con Welsford e l’europeo U23 su pista

18.05.2024
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Il meteo non lascia in pace il Nord Italia e nemmeno gli allenamenti di Samuel Quaranta (foto NB Srl in apertura) che in questi giorni si è allenato spesso sui rulli. «Dovrei uscire – dice – ma piove forte e non ha un gran senso prendere tutta quest’acqua, in più c’è l’allerta meteo. Mercoledì ho fatto un’ora e mezza di allenamento sui rulli. Intensità medio-alta, è stato il primo giorno di lavori dopo la trasferta in Ungheria con la squadra. Siamo rientrati domenica, là c’era il sole e qui piove, il meteo sembra essersi ribaltato».

Prima tappa del Giro di Ungheria, uno splendido Quaranta battuto in volata dal solo Welsford
Prima tappa del Giro di Ungheria, uno splendido Quaranta battuto in volata dal solo Welsford

Come a casa

Il Giro di Ungheria ha visto la partecipazione dei ragazzi della MBH Bank-Colpack-Ballan che da questa stagione hanno un nuovo sponsor (MBH Bank) che ha sede proprio in Ungheria. 

«E’ stata una bella trasferta – racconta ancora il giovane velocista – tutti noi avevamo una gran voglia di partire e fare bene. Abbiamo corso in quella che da quest’anno è la nostra seconda casa, un’avventura divertente e molto stimolante. Gli sponsor sono venuti a salutarci, i tifosi ci riconoscevano. C’era un po’ di tensione tra noi ragazzi per far vedere alla MBH Bank che l’investimento fatto valeva la pena. Io personalmente avevo l’obiettivo di ben figurare nelle prime due tappe, adatte ai velocisti, mentre per il resto della gara dovevo salvare la pelle».

Dopo l’arrivo l’umore è alto, di più il giovane della MBH Ban-Colpack non poteva fare (foto NB Srl)
Dopo l’arrivo l’umore è alto, di più il giovane della MBH Ban-Colpack non poteva fare (foto NB Srl)
E all’esordio quasi vinci…

Ho interpretato la volata proprio bene contro tanti velocisti forti, tra tutti Mark Cavendish. Peccato che in quella prima volata mi abbia battuto Welsford, per un attimo ci avevo anche creduto di poter vincere. Non mi sono fatto venire timori reverenziali verso nessuno, mi sono buttato come se fosse una volata di dilettanti. Se parti con l’idea di essere già sconfitto, finisci in fondo al gruppo, io sono stato bravo a crederci e a trovare il buco.

Con la sensazione di poter vincere?

Devo ammettere che quando ho alzato la testa e davanti a me ho visto il traguardo ci ho creduto davvero. Poi Welsford è stato più forte e il merito va a lui, non ho rimpianti però. 

Nel 2024 tra i pro’ ha ottenuto un altro buon piazzamento: nono nella prima tappa del Giro d’Abruzzo
Nel 2024 tra i pro’ ha ottenuto un altro buon piazzamento: nono nella prima tappa del Giro d’Abruzzo
Cosa ti è mancato?

Secondo me la grande differenza la fanno i rapporti. Nel WorldTour (Welsford corre nella Bora-Hansgrohe, ndr) possono montare il 56 o anche il 58. Noi dilettanti, invece, abbiamo il 54 e alcuni addirittura il 53. Penso che questo sia il grande gradino tra me e loro.

Ora però torni a correre tra gli under 23, quali obiettivi hai?

Ho un bel blocco intenso di gare, sarò impegnato per le prossime tre settimane. Sabato e domenica corro alla Due Giorni Marchigiana, poi a Castellucchio e infine a Fiorano, una gara per velocisti puri. Se da questi impegni uscirò bene, potrei prendere parte al Giro Next Gen. Ci sono poche tappe adatte a me, giusto un paio. I diesse dovranno decidere come impostare la squadra, se puntare tutto sulla classifica oppure no. Kajamini e Novak stanno molto bene, quindi vedremo. L’obiettivo ultimo di questa prima parte di stagione rimane comunque l’europeo U23 su pista. 

La partecipazione al Giro Next Gen dipenderà dalle ambizioni del team, se punteranno tutto su Novak (a sinistra in foto) per la classifica
La partecipazione al Giro Next Gen dipenderà se il team punterà tutto su Novak (a sinistra in foto) per la classifica
Come cambia il tuo programma con il Giro Next Gen o meno?

Qualcosa si modifica, ovviamente. Se dovessi partecipare alla corsa rosa per under 23 avrei un grande miglioramento nella resistenza, lasciando i lavori specifici in pista a ridosso dell’appuntamento continentale. Al contrario, se non dovessi partecipare, inizierei a pensare all’europeo U23 già da ora con mini sessioni di allenamento a Montichiari. Due o tre giorni, massimo quattro. 

Sei all’ultimo anno da under 23, senti di essere cresciuto ancora?

Tanto nella tenuta sulle salite, era il mio obiettivo a inizio anno e lo sto inseguendo. Mi sento migliore in quell’aspetto e ne sono contento, ma non bisogna sedersi. Inizio a stare bene e bisogna sfruttare la stagione. E’ l’ultimo anno da under, quindi tutte le gare bisogna affrontarle al meglio e con tanta concentrazione. Ogni corsa può darmi un futuro e aiutarmi a passare nel professionismo. 

La prima parte di stagione di Samuel Quaranta si concluderà con l’europeo U23 su pista (foto UEC)
La prima parte di stagione di Samuel Quaranta si concluderà con l’europeo U23 su pista (foto UEC)
Hai ottenuto risultati in qualche modo incoraggianti. 

Sì ho fatto bene anche tra i professionisti con il nono posto al Giro di Abruzzo alla prima tappa e poi il secondo posto al Giro di Ungheria. Per passare tra i grandi serve fare risultati, vero, ma bisogna dimostrare di avere continuità di rendimento e io punto su questo aspetto.

Valoti raccontaci come procede la crescita di Masciarelli

09.04.2024
4 min
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NEGRAR DI VALPOLICELLA – Quando Lorenzo Masciarelli ha lasciato il Belgio e la Pauwel Sauzen-Bingoal, non sono mancati articoli e reazioni. Il ritorno in Italia del giovane abruzzese, vero talento nel ciclocross, ha spiazzato un po’ tutti. Masciarelli era finito nel mirino della Colpack-Ballan (dal 2024 MBH Bank-Colpack-Ballan-Csb) per le sue doti da scalatore (foto apertura NB Srl). 

La stagione passata è servita per capire che ,al di là di qualche importante problema fisico, c’è ancora tanta strada da fare. Allo stesso modo in cui in Belgio doveva imparare a correre nel fango, ora deve imparare a correre su asfalto. Il processo di apprendimento non è semplice, ma la decisione presa sembra incontrovertibile. Chi si aspettava, fin da subito, un impatto forte e deciso può essere rimasto deluso. Ma quello del classe 2003 è un percorso che va fatto a piccoli passi e tanto passa dall’aiuto e dal supporto fornito dal team.

Nel 2022-2023 Masciarelli ha passato un inverno da ciclocrossista
Nel 2022-2023 Masciarelli ha passato un inverno da ciclocrossista

Ancora margini

Il 2024 per lui è iniziato in maniera più decisa, con un quinto posto alla Coppa San Geo, prima gara elite e under 23 della stagione. I mesi di marzo e aprile sono stati e saranno impreziositi da impegni di livello maggiore. Prima Masciarelli è andato all’Istrian Spring Trophy, una corsa a tappe 2.2, poi alla Coppi e Bartali (2.1). Ora lo aspetta la corsa di casa: il Giro di Abruzzo. Durante i giorni di corsa tra Belvedere e Recioto abbiamo intercettato il suo diesse alla MBH Bank-Colpack, Gianluca Valoti, e con lui abbiamo fatto un punto sulla crescita di Lorenzo Masciarelli

«Lo abbiamo preso nel 2023 – ci spiega il diesse Valoti – ma per certi versi è come se questo fosse il primo anno. Solamente in questa stagione si è dedicato alla strada, curando tutto nei dettagli. E’ partito bene, è stato molto sfortunato in Croazia, dove una caduta gli ha impedito di performare al meglio. Tra pochi giorni correrà al Giro di Abruzzo, in casa, e da lì seguirà il programma per il resto della stagione. Ha ancora tanti margini di miglioramento».

Nel 2024 ha trascorso il suo primo inverno lavorando a pieno regime su strada (foto NB Srl)
Nel 2024 ha trascorso il suo primo inverno lavorando a pieno regime su strada (foto NB Srl)
In quali ambiti?

Come prima cosa gli manca un pochettino di esperienza per quanto riguarda le corse più lunghe e a tappe. Sta lavorando benissimo per recuperare questi piccoli problemi.

Dove lavorate di più?

Sulla distanza da percorrere in gara o per quanto riguarda l’alimentazione in corsa. Tante piccole cose che, sommate, portano ad un miglioramento importante.

Questo inverno, il primo interamente con voi, su cosa vi siete concentrati?

Abbiamo seguito il programma per la preparazione atletica. Ha lavorato molto bene, è un corridore meticoloso, ha bisogno di tante conferme. Nel ritiro invernale ha dimostrato di essere competitivo. E’ un ragazzo che si esprime meglio con temperature più alte, quindi con il proseguire della stagione ci aspettiamo qualcosa da lui.  

Dopo un primo periodo di gare tra U23 e pro’, l’abruzzese sarà al via della corsa di casa (foto NB Srl)
Dopo un primo periodo di gare tra U23 e pro’, l’abruzzese sarà al via della corsa di casa (foto NB Srl)
Dal Giro di Abruzzo in poi cosa prevede la stagione di Masciarelli?

Ora fino a inizio maggio abbiamo un programma delineato, poi vedremo in base al percorso del Giro Next Gen e sceglieremo la squadra. 

In vista del 2025 e del passaggio della MBH Bank-Colpack a team professional Masciarelli può essere un profilo interessante?

Sicuramente. C’è in programma di fare un salto nella categoria dei professionisti. Lui sarà uno di quelli che potrebbero essere con noi. 

Masciarelli lavora in maniera meticolosa ma senza perdere la serenità (foto NB Srl)
Masciarelli lavora in maniera meticolosa ma senza perdere la serenità (foto NB Srl)
L’obiettivo?

Quello di credere in lui e negli altri. Riuscire a portare una buona parte di questi ragazzi nel mondo dei professionisti per noi sarebbe una grande soddisfazione. I ragazzi sono giovani e devono crescere, non solo Masciarelli, anche se lui è uno sul quale puntiamo molto.

Novak mette tutti nel sacco ed è padrone del Piva

07.04.2024
5 min
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COL SAN MARTINO – A volte il più grande nemico di un ciclista è l’attesa, così Pavel Novak ha deciso di non sposare la teoria degli altri corridori rimasti in gruppo ed ha attaccato. Uno scatto secco, nel tratto di pianura dopo il GPM del Combai e lo hanno rivisto dopo l’arrivo. E’ il secondo successo tra gli under 23 di questo ragazzo arrivato dalla Repubblica Ceca e che corre alla MBH Bank-Colpack-Ballan. Questa vittoria al Trofeo Piva (in apertura fotobolgan), però, ha un altro sapore rispetto a quella raccolta nel 2023 in una gara regionale, della quale Novak non ricorda quasi il nome. 

Due dita alzate al cielo per i fotografi, ma dopo pochi secondi dall’arrivo su Novak ritorna un’espressione seria. Sembra non essersi accorto di quanto fatto, con un’azione di forza e astuzia ha messo nel sacco tutti, reggendo anche alle terribili rampe di San Vigilio, con gli ultimi 100 metri quasi al 22 per cento. 

La stoccata finale

Intervistato in diretta dice pochissime parole, come a voler scappare dalle attenzioni di tutti. Così di Novak e della sua vittoria ci parla chi oggi lo ha guidato in macchina, Gianluca Valoti.

«Da junior – ci spiega il diesse del team bergamasco – correva alla Trevigliese. Lo abbiamo sempre seguito e portarlo da noi è stato semplice, ma ammetto che Novak e le sue prestazioni sono state delle piacevoli sorprese. Ha le caratteristiche di fare gli ultimi chilometri davvero forte (Novak ha vinto il titolo nazionale a cronometro da junior nel 2022, ndr). La nostra idea sulla gara di oggi era di provare ad anticipare nel finale, Kajamini, Ambrosini e Novak avevano tutti il via libera per provare. E’ toccato a Pavel e ha portato a casa una bellissima vittoria».

Il podio del 75° Trofeo Piva è completato da Pinarello, secondo, e Pescador, terzo (fotobolgan)
Il podio del 75° Trofeo Piva è completato da Pinarello, secondo, e Pescador, terzo (fotobolgan)

Animo da scalatore

Non abituato a tutte queste attenzioni probabilmente, Novak scioglie la lingua e si libera della timidezza, solamente nella zona del podio, quando tutti lo lasciano da solo. Seduto su una panchina di legno ha il modo di pensare e raccontare la sua storia che qualcosa di particolare ha. 

«Nel 2023 avevo già fatto secondo alla Bassano-Montegrappa – ci dice con meno timidezza addosso – direi che mi sento uno scalatore. Infatti, più che i percorsi come questo di oggi con salite corte e tanto ripide, preferisco scalate lunghe. Per questo ho provato ad anticipare, in modo da non rimanere svantaggiato rispetto agli altri. Nel 2024 andrò per la prima volta al Giro Next Gen, con l’obiettivo di fare bene, anche di vincere. Sarà difficile ma spero di portare a casa almeno una tappa».

Prima della vittoria al Piva era arrivato un sesto posto al Recioto (foto NB Srl)
Prima della vittoria al Piva era arrivato un sesto posto al Recioto (foto NB Srl)

Dall’hockey al ciclismo

Nelle parole scambiate nel post gara con Valoti è emerso che Novak si sia avvicinato da pochi anni al ciclismo. Incuriositi abbiamo voluto parlarne con lui, per capire da quale mondo arriva. 

«E’ il sesto anno che corro – continua a raccontare – prima giocavo a hockey su ghiaccio in Repubblica Ceca. Da noi è sport nazionale, ci ho giocato per 10 anni, poi piano piano mi sono spostato al ciclismo, per provare. Sta andando anche bene, ma la bici è molto più difficile, servono tanti allenamenti. Da quest’anno vivo a Bergamo, nella sede della squadra, al primo piano dormo io, al terzo Valoti. E’ bello poter stare così vicino al team, durante la preparazione invernale mi è stato molto utile. Sono migliorato tanto e mi sento molto più sicuro dei miei mezzi. La Colpack è come una seconda famiglia, mi trattano benissimo e passo tanto tempo con i miei compagni». 

I ragazzi della Vf Group hanno provato ad anticipare con Scalco (il secondo in foto) ma senza successo
La Vf Group ha provato ad anticipare con Scalco (il primo in foto) ma senza successo

La voce del battuto

Nel caldo di Col San Martino completano il podio Alessandro Pinarello e Diego Pescador, rispettivamente i primi due del Recioto corso martedì, a testimonianza della buona condizione.

«Dispiace un po’ – ci dice il corridore di casa, nato a pochi chilometri da qui, a Conegliano – noi della Vf Group abbiamo provato a fare la corsa, ma nel finale eravamo pochi. Scalco ha anticipato, è stato bravo, ma una volta ripreso non aveva gamba per chiudere su Novak. Tutte le altre squadre si aspettavano che fossimo noi a prendere in mano la situazione, ma non possiamo fare sempre tutto. In Italia si preferisce aspettare, vanno fatti i complimenti a Novak che ha capito come vincere oggi».

Simoni e Zoltan: punti d’unione tra Italia e Ungheria

04.03.2024
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BERGAMO – L’avventura della MBH Bank-Colpack-Ballan è iniziata con le prime gare della stagione. I ragazzi di Bevilacqua si sono fatti vedere e messi in mostra, il progetto che lancerà la professional dal 2025 è appena avviato. Tra le figure entrate in squadra ci saranno anche quelle di Gilberto Simoni e Bebtó Zoltan, i due sono stati il ponte che ha unito il nuovo sponsor ungherese con la continental bergamasca.

Simoni e Zoltan al centro della foto insieme ai ragazzi della MBH Bank-Colpack-Ballan
Simoni e Zoltan al centro della foto insieme ai ragazzi della MBH Bank-Colpack-Ballan

Unione di intenti

Tra Italia e Ungheria si è così creata quella che si può definire un’unione di intenti. La voglia di MBH Bank di sponsorizzare e far crescere il ciclismo era molta, ma serviva uscire dall’Ungheria e appoggiarsi ad una struttura solida e organizzata. La scelta è ricaduta, quasi automaticamente sulla Colpack Ballan.

«Io e Simoni – dice Zoltan – siamo amici da molto tempo. Ho questo rapporto molto stretto anche con i membri della MBH Bank. Loro già sponsorizzano un team di ciclismo in Ungheria, solo che lì non ci sono staff come quelli italiani e squadre con questa organizzazione. Parlavamo di come migliorare il ciclismo nel nostro Paese, ma è difficile, mancano tante cose. Non ci sono squadre, staff, corse, corridori… Ci è venuto in mente di uscire dal Paese, così abbiamo guardato alla Colpack. Ho parlato con Antonio (Bevilacqua, ndr) e ci siamo trovati fin da subito. Il modo di programmare, la decisione che hanno, la struttura. A quel punto serviva solo il tempo per decidere le cose e farle bene. Abbiamo cinque anni per fare un grande processo di crescita».

Simoni alla partenza della Coppa San Geo 2024, la prima gara alla guida della formazione ungherese
Simoni alla Coppa San Geo 2024, la prima gara alla guida della formazione ungherese

La passione comune

La parola che più si è sentita, nelle volte in cui abbiamo avuto modo di parlare con i diretti interessati al progetto, è stata “passione”. Questo è il sentimento che deve guidare la nuova partnership, perché serve avere il coraggio di investire, ma prima di tutto lo sport è davvero tanta passione

«Sono rimasto coinvolto – dice Simoni – perché lo sponsor ungherese (MBH Bank, ndr) cercava un team italiano. L’amicizia che mi unisce con “Zoli” (Zoltan, ndr) già legata al ciclismo e alla passione a 360 gradi per la bici è stata il canale di comunicazione migliore. Mi hanno incanalato in questa unione tra Ungheria e Italia, perché la MBH Bank viene nel nostro Paese per esportare la nostra tradizione. Il ciclismo in Ungheria è piccolo ma bello, appassionato, puro e ora vuole crescere.

«Il motivo per cui si è coinvolta la Colpack – continua – è la storia, perché 30 anni di sponsorizzazione insieme a Colleoni vogliono dire passione. Credo che l’unico modo per continuare ad avere sponsor solidi è riuscire a trasmettere il bello di questo sport. I risultati non devono arrivare solamente dai ragazzi, ma passano anche dal vedere le proprie aziende avere dei risultati economici e di immagine. E’ sempre passione, ma con interesse, che è quello che muove il professionismo e il mondo dell’economia».

La MBH Bank diventerà un team professional dal 2025 (foto NB Srl)
La MBH Bank diventerà un team professional dal 2025 (foto NB Srl)

I giovani

La voglia di crescere si è vista fin da subito, i ragazzi sono stati coinvolti e resi partecipi. Non sono mancati già i primi innesti dall’Ungheria, come il campione nazionale under 23 in carica. Ma, il progetto parte anche da più lontano, la durata di cinque anni impone una profondità di pensiero maggiore. 

«Io voglio occuparmi dei giovani – spiega Simoni – in Italia li abbiamo, mentre in Ungheria sono da scoprire. Loro vogliono far crescere il ciclismo giovanile e sarebbe bello trovare qualche ragazzo valido. L’Ungheria vuole imparare il modello italiano e perché no, anche migliorarlo. Cosa che fa bene anche a noi, di riflesso

«Ci saranno dei ragazzi ungheresi – conclude il discorso – juniores e allievi, che verranno a fare delle corse in Italia. Già si sta allargando il progetto, la voglia è quella di fare un salto in su, tra le professional, senza abbandonare i ragazzi. Farli crescere in casa, sì, ma penso che ci sia bisogno della competizione, quindi cercheremo anche dei ragazzi da fuori. La spinta per migliorare deve riguardare tutti quanti».