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U.C. Trevigiani, il ritorno a casa è un nuovo inizio

17.01.2023
6 min
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Un nome che ha segnato pagine di storia di ciclismo, portando decine di ciclisti al palcoscenico del professionismo. Con 110 anni di storia l’U.C. Trevigiani Energiapura Marchiol torna a Treviso con un progetto nato da poco e l’obiettivo di tornare un esempio fra gli U23 e gli elite, vincendo e formando nuovi campioni. 

A dire la verità, la formazione veneta aveva già mosso i primi passi, ma come ci ha segnalato il team manager Franco Lampugnani: «Il 2022 è stato l’anno di semina, perché la società è tornata a fare attività agonistica in proprio. Il nome U.C. Trevigiani era stato dato in gestione a team esterni, senza però avere un’anima vera e propria come quella che vogliamo dargli oggi». 

Ad accompagnare questo viaggio oltre a nomi nuovi e uno staff rinnovato, si riconosce il nome di Mirco Lorenzetto, ex pro’ e attuale diesse della neo-formazione: «Quest’anno vogliamo vincere. Abbiamo bisogno di dare fiducia alla gente di Treviso, agli appassionati e alla società. Abbiamo puntato su un organico di spessore».

Da sinistra: il project manager Luciano Marton, Mirco Lorenzetto, Franco Lampugnani e Francesco Benedet
Il diesse Mirco Lorenzetto e a destra il manager tecnico Franco Lampugnani

Di nuovo a casa

Il nome U.C. Trevigiani non ha mai abbandonato gli ordini d’arrivo in questi ultimi anni. Il legame indissolubile che lega il ciclismo giovanile alla città di Treviso però richiedeva più importanza e presenza. Così è nata l’idea di riportare la squadra tra le mura della città veneta e ripartire da zero. 

«Fino al 2021 – spiega Franco Lampugnani – il marchio depositato U.C.Trevigiani è stato, come detto, gestito da terzi. Da quest’anno inoltre è cambiata la ragione sociale, non è più una ASD, ma è diventata una SRL sportiva a tutti gli effetti. Perché vogliamo fare le cose con un’altra impronta. Tutto è partito con la volontà condivisa da me, il Project Manager Luciano Marton e il Presidente Ettore Renato Barzi. Ci siamo accorti che dando il nome in prestito, era diventata una cosa al di fuori del nostro potere decisionale con tutti gli nessi e connessi. Nel 2023 vogliamo che la Trevigiani torni ai fasti di un tempo riportandola in auge anche con i risultati. Quindi abbiamo improntato uno staff completo e un parco atleti importante. 

«Alcuni partner e sponsor sono rimasti legati a Trevigiani, come Energiapura e Marchiol che hanno sposato il progetto, facendo sì che tutto ripartisse dalla nostra casa di Treviso. Io ho riportato alcuni sponsor all’interno del pacchetto come quelli tecnici».

Cristian Rocchetta e Matteo Zurlo, con la divisa di allenamento, sono le due punte della Trevigiani
Cristian Rocchetta e Matteo Zurlo, con la divisa di allenamento, sono le due punte della Trevigiani

Organico rinforzato

L’obiettivo è sempre quello ed è condiviso da tutti: vincere. Per farlo, dopo un primo anno di crescita, lo staff tecnico ha deciso di investire su un organico più solido e vincente.

«Abbiamo fatto una squadra – dice Lampugnani – con ben sei elite. Chiaramente puntiamo sui due acquisti, Zurlo e Rocchetta che vengono dalla Zalf e vedremo cosa saranno in grado di fare. Dai primi ritiri abbiamo visto fin da subito che sono molto motivati e hanno sposato in pieno quello che è il nostro progetto. Senza dimenticare che è rimasto Baseggio, l’atleta che ci ha fatto un po’ da copertina nel 2022. Poi ci sono De Totto, Di Bernardo e Pozza. De Totto è un ragazzo che proviene dal calcio, sono solo tre stagioni che corre in bici. Abbiamo visto insieme ai preparatori che ha dei margini interessanti. 

«Abbiamo alzato un po’ – prosegue il team manager – quello che era il livello dei nostri under 23. Veniamo da una stagione dove i giovani ci hanno deluso e quindi abbiamo deciso di rinforzarci ulteriormente. Sono stati presi Palomba della General Store, Di Bernardo, il danese Mortensen e confidiamo nella crescita di Cetto. Anche dal punto di vista dello staff ci sentiamo forti. Con Mirco Lorenzetto ci saranno Francesco Benedet e Leonardo Sari come diesse. Mirco è un tecnico di grande esperienza. Mentre come preparatori abbiamo lasciato libertà ai ragazzi di essere seguiti da figure non centralizzate. Zurlo, Rocchetta e Baseggio saranno seguiti da Paolo Slongo, un amico che in questi anni ci ha sempre affiancato e quindi abbiamo deciso di proseguire la collaborazione».

La vittoria di Matteo Baseggio a Osio Sotto (Foto Rodella)
La vittoria di Matteo Baseggio a Osio Sotto (Foto Rodella)

Porto sicuro

Trevigiani vuole dire anche crescita e ha sempre rappresentato un’ambizione per chi volesse approdare ad un porto sicuro con i mezzi per poi abbordare alle corazzate del professionismo.

«Immanuel D’Aniello – racconta Lampugnani – viene da Salerno, ciclisticamente dalla Palazzago. Lo abbiamo inserito nel ranking a fine campagna acquisti, però diciamo che abbiamo visto un ragazzo forte in grado di darci delle buone soddisfazioni in salita.

«Poi c’è Ignazio Cireddu che viene dalla Sardegna, frutto della collaborazione che abbiamo con il Team Crazy Wheels. Una collaborazione amichevole perché il Presidente della società Luca Massa è un amico personale, che abita qui a Treviso per motivi lavorativi. Lui sta lavorando per creare nella sua regione una realtà di juniores e under 23 con l’inserimento di due ragazzi tesserati per farli correre qua a Treviso. In Sardegna non sono previste gare under 23 e quindi sarebbero stati costretti a correre con gli amatori, rendendo il loro percorso di crescita più difficoltoso. Al contrario della Sicilia che vanta un calendario importante, da cui invece proviene La Terrà Pirré che ci ha già dato qualche segnale positivo l’anno scorso. Possiamo vantare atleti dalle isole e non solo, a cui daremo possibilità per farsi vedere»

Giacomo Cazzola, Maurizio Cetto e Immanuel D’Aniello: dopo la presentazione, si lavora per il debutto
Giacomo Cazzola, Maurizio Cetto e Immanuel D’Aniello: dopo la presentazione, si lavora per il debutto

Lorenzetto in ammiraglia

Avere un diesse ex pro’, rappresenta sempre un valore aggiunto sia per i ragazzi che per la dirigenza. Così abbiamo chiesto a Mirco Lorenzetto cosa lo abbia spinto ad abbracciare questo progetto e che visione si è fatto di questo grande ritorno.

«Fondamentalmente Trevigiani non ha mai chiuso – spiega il veneto, che nella Trevigiani corse il primo anno da U23 nel 2000 – però è il primo anno che ritorna con base fissa qui. E’ un motivo di orgoglio e appartenenza.  Era il momento di guidare una squadra. Ho trovato il legame con questa squadra e ho deciso di portare avanti un’idea. Il 2022 è stato un anno in cui sono rimasto un po’ più defilato. Non c’erano ambizioni di risultati.

«Quest’anno la squadra mi rappresenta di più a partire dagli acquisti. Quella del 2022 era acerba e messa su senza troppo tempo di scegliere. Per questa stagione puntiamo a vincere. Tra under ed elite quest’anno possiamo dire di essere pronti a dire la nostra, avendo alle spalle un progetto in cui crediamo molto».

La Trevigiani correrà con le bici di Paolo e Alessandro Guerciotti, qui con il presidente Barzi
La Trevigiani correrà con le bici di Paolo e Alessandro Guerciotti, qui con il presidente Barzi

Le tre punte

Tra i 18 atleti che compongono la formazione UC Trevigiani Energiapura Marchiol 2023 ci sono tre nomi su tutti che svettano per quanto già fatto vedere, risultati alla mano.

«Indubbiamente – dice Lorenzetto – le nostre punte sono Zurlo, Rocchetta e Baseggio, impossibile negarlo. Zurlo dal punto di vista del motore e delle motivazioni non riesco a capire come possa essere ancora dilettante. Visto dalla mia esperienza sportiva, uno come lui potrebbe fare comodo a qualunque squadra professionistica. Ha una mentalità solida ed è convinto di quello che fa.

«Il paradosso sta nel fatto che lui non ci crede quasi più nel passare. E’ brutto perché un ragazzo con queste potenzialità non dovrebbe mai perdere le speranze. Non è colpa sua, ma dell’ambiente. Gli ho detto che quando correvo, era mio compagno di stanza un corridore che è passato da ultimo anno elite quasi per caso. Si chiama Alessandro Ballan ed è l’ultimo italiano ad aver vinto un mondiale tra i pro’».

Tra vittorie e speranze, Zurlo aspetta una chiamata

09.10.2022
4 min
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Quella di Matteo Zurlo è una stagione a due facce: la prima metà quasi nell’anonimato, senza squilli e anche con poche manifestazioni al suo attivo. La seconda più brillante, con anche qualche spunto degno di nota come al Giro del Friuli dove ha potuto anche “assaggiare” la leadership di classifica. Chi non conosce la storia del 24enne di Bassano del Grappa potrebbe rimanere interdetto da questo cambio di prospettiva, ma ci sono ragioni precise, drammatiche.

«A inizio gennaio sono stato investito da un’auto mentre mi allenavo – racconta il veneto – sono stato uno dei tanti vittime della disattenzione di chi guida. Mi sono fratturato due vertebre, neanche il tempo di rimettermi ed ecco che a marzo un altro automobilista mi viene addosso… Questa volta me la sono cavata “solo” con la rottura dello scafoide. Nelle prime gare non potevo non risentire di quanto avvenuto, per fortuna la ripresa fisica è stata completa e senza strascichi».

All’ultimo Giro del Friuli Zurlo ha vestito la maglia di leader, finendo 4° a 57″ da Vestringe (BEL)
All’ultimo Giro del Friuli Zurlo ha vestito la maglia di leader, finendo 4° a 57″ da Vestringe (BEL)
Nelle ultime settimane le cose sono andate in crescendo…

Sì, anche perché ho trovato percorsi più adatti a me. Mi reputo un passista-scalatore, sulle salite non troppo lunghe riesco a dare il meglio di me procedendo sul passo.

C’è stato un momento nel quale hai percepito il cambio di tendenza?

Al Giro delle Due Province di Marciana di Cascina a inizio luglio. Avevo vinto tanto nel 2021 ma quest’anno, per quello che è successo, il rendimento era inferiore. In Toscana sono tornato me stesso, andando via con altri 22 uomini dopo 30 chilometri e tentando l’azione di forza a 20 chilometri dal traguardo. Lì ho capito che tutto quel che avevo passato era definitivamente alle spalle.

La vittoria a Marciana (PI) ha ridato vigore a Zurlo dopo il doppio incidente d’inizio anno
La vittoria a Marciana (PI) ha ridato vigore a Zurlo dopo il doppio incidente d’inizio anno
La vittoria del Gran Premio di Conegliano ha fatto scalpore per com’è arrivata…

E’ stata una gara più combattuta di quanto si pensi. Sono partito a 85 chilometri dal traguardo pensando che qualcuno mi sarebbe venuto dietro, invece mi sono ritrovato solo e ho deciso di proseguire. Ho guadagnato rapidamente una quarantina di secondi e da lì ho continuato a spingere, a un certo punto avevo anche più di 3 minuti. Poi il gruppo si è riavvicinato, ma devo dire grazie ai compagni di squadra della Zalf che hanno fatto un grande gioco di squadra stoppando ogni attacco.

I tuoi risultati, considerando anche quanto fatto al Giro del Friuli (due volte terzo e alla fine ai piedi del podio nella classifica generale) sono anche un messaggio ai responsabili del team: Matteo Zurlo c’è ancora…

Non so che cosa succederà alla fine della stagione, io non ho un procuratore che curi i miei interessi, preferisco affidarmi a quello che so fare perché resto convinto che alla fine siano i risultati a smuovere gli interessi, sia quello che uno fa ad attirare le squadre e far capire che potresti essere utile.

Passista-scalatore, il veneto vanta una tappa al Giro del Friuli 2021 oltre alla classifica dei GPM
Passista-scalatore, il veneto vanta una tappa al Giro del Friuli 2021 oltre alla classifica dei GPM
Tu hai 24 anni, non hai paura che in questo ciclismo che consuma tutto così in fretta sia sempre più difficile trovare spazi?

Sicuramente lo è, ma se un corridore è sempre lì che lotta, che si fa vedere, che garantisce un impegno al 100 per cento io credo che sia giusto dargli una possibilità. Il ciclismo non è fatto solo degli Evenepoel o Pogacar, servono anche coloro che le corse le costruiscono. Per un giovane sicuramente farsi vedere è più facile al giorno d’oggi, ma io non smetto di lottare.

Che cosa ti aspetta ora?

Dopo le ultime gare di categoria punto alle prove venete allestite da Pozzato, vorrei far bene lì e mettermi in luce, far vedere che a quei livelli ci posso essere tranquillamente, poi vedremo il da farsi. Io comunque resto ottimista, in fin dei conti a 24 anni ho davanti a me ancora un bel po’ di stagioni.

Giochi del Mediterraneo: Amadori vede un’Italia d’attacco

25.06.2022
5 min
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I Giochi del Mediterraneo sono sempre stati forieri di grandi soddisfazioni per il ciclismo italiano: nelle ultime tre edizioni la vittoria nella gara maschile è sempre arrisa alla nostra nazionale. Alla sua guida, in tutte queste occasioni, c’era Marino Amadori che sa bene come si affronta una gara del genere ma soprattutto qual è la sua importanza.

«Molti pensano che essendo riservata a poche Nazioni – afferma il tecnico della nazionale under 23 – sia una gara semplice, ma non è così. Squadre come Francia, Spagna, Portogallo, Slovenia arrivano sempre con il coltello fra i denti e riuscire a gestire la gara con pochi uomini portando a casa il massimo risultato non è semplice. Oltretutto dopo tre successi consecutivi è chiaro che tutti guardano a noi, saremo additati come quelli da battere a ogni costo e questo va tenuto nel dovuto conto».

Mediterranei Duranti 2018
Lo sprint vincente di Jalel Duranti all’ultima edizione dei Mediterranei, disputata a Tarragona (ESP) nel 2018
Mediterranei Duranti 2018
Lo sprint vincente di Jalel Duranti all’ultima edizione dei Mediterranei, disputata a Tarragona (ESP) nel 2018
E’ in base a questo che hai scelto la tua squadra?

Sì, ma anche in base al percorso. Sono 154 chilometri senza importanti asperità, ma rispetto al passato le novità ci sono. Ero abituato a percorsi in circuito, qui invece si tratta di un tracciato in linea verso Ain Témouchent e ritorno, con solo negli ultimi 2 chilometri un po’ di ondulazione più pronunciata, ma niente di che.

Che cosa hai chiesto ai tuoi al momento della selezione?

Di comporre una squadra aggressiva perché solo così si può portare a casa il risultato. Tutti guarderanno noi, lo ripeto e dovremo essere pronti ma soprattutto capaci di prendere in mano la corsa, di esserne parte attiva e non seguire semplicemente gli eventi. So ad esempio che la Francia ha in squadra un velocista molto forte e questo dobbiamo tenerlo presente. Anche noi abbiamo un velocista che è capace di far male come Davide Persico, ma non dovremo correre pensando alla volata di gruppo, sarebbe un errore.

Come sono scaturiti i nomi che hai chiamato?

Il regolamento dei Giochi è chiaro: possono correre under 23 ed Elite appartenenti esclusivamente a squadre continental. Puppio e Manlio Moro saranno chiamati al doppio impegno considerando anche la prova a cronometro. Di Persico ho già detto, poi ci saranno Belleri, Pinazzi, lo stesso Puppio e Zurlo che saranno gli uomini chiamati a tenere le redini della corsa e impostare la tattica più valida al bisogno, mentre Coati, Giordani e Zambelli potranno entrare nelle fughe e magari essere proprio loro a dare vita a qualche azione. Non mi stupirebbe che la gara si concludesse con un’azione solitaria o con uno sprint molto ristretto.

Che valore ha una gara del genere?

Rispondo con una semplice annotazione: nell’ultima edizione disputata a Tarragona in Spagna e che vincemmo con Duranti, al 14° posto giunse un certo Tadej Pogacar… E’ una manifestazione che conta davvero, che va interpretata con grande rispetto per la maglia che si indossa, inoltre sappiamo bene che è una vetrina per tutto il ciclismo in un consesso multisportivo e questo ai ragazzi lo ripeto sempre.

Tu come detto hai una certa esperienza, anche al di fuori della gara che cosa sono i Giochi del Mediterraneo?

Un’Olimpiade in piccolo e già questo dice che si tratta di una bella esperienza da vivere. Chi partecipa è ancora molto giovane, affronta un’esperienza diversa dal solito, ti trovi a vivere giornate con campioni di tutti gli sport perché ogni disciplina porta il meglio disponibile. Anche noi abbiamo sempre onorato la prova con gente importante: quattro anni fa nella nostra nazionale c’era gente come Battistella, Sobrero, Covi, Affini che vinse la crono (con Amadori nella foto di apertura, ndr)… Io dico sempre che è una manifestazione che insegna molto, che ti fa vivere lo sport a 360 gradi. Usciamo dal nostro guscio e ci confrontiamo con un pezzo di mondo importante per una medaglia che vale molto. Non è un mondiale o un europeo, questo è chiaro, ma ci teniamo molto, e poi dopo aver vinto le ultime tre edizioni non vedo perché non dobbiamo continuare sulla stessa strada…

Simone Raccani: «La Zalf un sogno, ora voglio riconfermarmi»

16.12.2021
4 min
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Con il 2020 da buttare a causa del covid, così lo aveva definito lui, Simone Raccani (al centro nella foto di apertura) ha sfruttato la stagione appena conclusa per mettere fieno in cascina. Il suo primo anno alla Zalf Euromobil Desirée Fior gli ha portato subito un successo prestigioso come quello di Capodarco ed era uscito in crescita dal Giro d’Italia under 23. Lo aveva dimostrato subito conquistando il gradino più basso del podio al Giro del Medio Brenta a metà luglio. Simone è nato a Thiene e da buon veneto preferisce i fatti alle parole, che come si dice: se le porta via il vento.

«Sono un ragazzo piuttosto introverso – ci dice Simone Raccani – inizialmente faccio fatica a legare con le persone.  Appena si entra in confidenza però non ho problemi a parlare e confrontarmi con nessuno».

Il 16 agosto Simone Raccani ha vinto il Gp Capodarco imponendosi in uno sprint a due contro Andrea Piccolo della Viris Vigevano
Il 16 agosto Simone Raccani ha vinto il Gp Capodarco
Dopo Capodarco che stagione è stata?

Positiva, ho ottenuto dei buoni piazzamenti nei primi dieci in tutte le gare disputate. Ho cavalcato il picco di forma che è arrivato dopo il Giro d’Italia under 23 al quale non ero arrivato in ottima condizione.

Come mai?

E’ stata una questione dovuta anche al cambio di squadra. Non sono uno molto espansivo e questo inconsciamente mi frena. Al Giro sono andato bene nel complesso, mi sono messo in mostra ma non ho mai avuto la gamba per lasciare il segno.

Come giudichi il tuo primo anno in Zalf?

Sono contento, intanto, di essere arrivato qui. E’ una squadra che ammiravo molto fin da bambino, nelle mie zone se corri nei dilettanti è normale sognare questa maglia. Vivo molto alla giornata, corsa dopo corsa, non mi piace fare programmi a lungo termine.

Simone Raccani al Giro U23 non è riuscito a cogliere la vittoria ma ha gettato le basi per una seconda parte di stagione importante
Al Giro U23, nella Fanano-Sestola, mettendo chilometri ed esperienza nelle gambe
Sei passato dalla Beltrami alla Zalf, perché?

Il covid ha complicato tutto, la squadra era lontana da casa, facevo fatica a sentirmi parte di un gruppo. Mentre con la Zalf siamo tutti vicini e ci alleniamo spesso insieme. Noi ragazzi della zona vicino a Marostica siamo 6-7 in totale.

Introverso ma tieni molto al gruppo…

Mi piace sentirmi parte di un qualcosa di grande, far parte di un meccanismo che funziona. Poi in gruppo gli allenamenti passano più velocemente e ci si conosce meglio tra compagni. Ci si sprona a vicenda ed aumenta anche la motivazione e riesci a dare il 100 per cento. In una squadra è fondamentale conoscersi per dedicarsi con tutte le proprie forze ad un unico obiettivo.

Hai già avuto modo di incontrarli in vista della prossima stagione?

Abbiamo fatto una riunione nei giorni scorsi, invece le prime pedalate insieme le faremo al ritiro all’hotel Fior.

Ad inizio luglio Simone Raccani è arrivato terzo al Giro del Medio Brenta dietro a Merchant Didier e Mulubrhan Henok (foto Scanferla)
Ad inizio luglio Simone Raccani è arrivato terzo al Giro del Medio Brenta (foto Scanferla)

Imparare dai più esperti

La Zalf è una squadra che tiene molto alla propria identità di gruppo. Questo lo dimostra con la grande qualità dei corridori che corrono nelle sue fila. Allo stesso tempo credono nella maturazione dei ragazzi, sono quattro i corridori elite che correranno la prossima stagione.

Gianni Faresin ci aveva spiegato l’importanza che hanno per loro i corridori più esperti, le sue parole sono state supportate anche da quelle di Zurlo. Ma per fare una prova occorrono tre indizi e Simone Raccani è la persona giusta cui chiedere.

Quanto sono importanti per un corridore giovane i consigli dei più esperti in gruppo?

Molto, sembra una banalità ma non è così. Non abbiamo le radioline in corsa ed avere un compagno che prende le redini della gara e ci dice come muoverci ci aiuta. Un esempio è proprio la mia vittoria a Capodarco.

Raccontaci.

Prima della gara ho parlato con Edoardo Faresin e mi ha spiegato il percorso dicendomi quando mi sarei dovuto portare davanti. Il finale era particolare, con il rettilineo in leggera salita. Così lui mi ha detto quando sarebbe stato meglio partire con la volata, in questo modo ho vinto agilmente lo sprint.

In allenamento come vi aiutano?

Guidano loro il gruppetto, conoscono meglio le strade e sanno che giri fare. I consigli più utili sono sull’alimentazione, cosa che poi si riflette anche in gara, ci ricordano di mangiare o impariamo da loro a fare le giuste dosi per le borracce.

Elite, mentori e chiocce dei giovani, ne parliamo con Zurlo

05.11.2021
4 min
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In un ciclismo in cui si passa professionisti sempre più giovani c’è una categoria di corridori di cui ci stiamo dimenticando: gli elite. Nella categoria under 23 l’età media si abbassa sempre più così abbiamo voluto capire quanto conta avere in squadra un corridore con esperienza. Nel corso della stagione uno degli elite che si è messo maggiormente in mostra è stato Matteo Zurlo, della Zalf Euromobil Desiré Fior.

Il ragazzo veneto ha ottenuto numerose vittorie: ben cinque tra cui la classifica generale del Giro del Veneto. Abbiamo voluto così chiedere a Matteo quali sono state le differenze maggiori che ha riscontrato in questa stagione. Soprattutto per quanto riguarda il suo ruolo con i compagni e com’è cambiato lo stesso all’interno della squadra. Faresin ha speso belle parole per i suoi elite dicendo che non vuole rinunciare a loro. Cerchiamo di capire perché.

Verza Zurlo 2021
Riccardo Verza, con alla sua destra Matteo Zurlo, sono i più esperti del gruppo Zalf
Verza Zurlo 2021
Riccardo Verza, con alla sua destra Matteo Zurlo, sono i più esperti del gruppo Zalf
Matteo, quanto conta creare un gruppo coeso?

Per ottenere i risultati di quest’anno è fondamentale. Bisogna remare tutti nella stessa direzione per far andare avanti la barca. Ho chiuso il mio quarto anno in Zalf e l’anno prossimo potrei essere ancora qui, conosco tutto di questa squadra.

Da dove si parte?

Banalmente dai vari ritiri invernali, dove passiamo i primi momenti insieme e si inizia a creare il gruppo. I giovani che arrivano qui da noi sono di un certo livello, la Zalf non prende gente qualunque, come testimoniano i 14 corridori diversi che hanno ottenuto almeno una vittoria quest’anno.

Zurlo ha corso molte gare con i professionisti, da quest’anno infatti la Zalf è diventata continental
Zurlo ha corso molto anche con i professionisti, la Zalf è continental
Da più esperto, come ti rapporti con i più piccoli?

Il mio ruolo viene fuori in corsa, avendo fatto qualche gara in più mi faccio sentire su come muoversi in gruppo. Gli dico quando stare a ruota o quando andare in fuga. Faresin crede molto in noi e ci chiede di passare la mentalità Zalf anche ai nuovi arrivati.

Ovvero?

Non si gareggia guardando il proprio interesse ma a quello del team. Tutti hanno la possibilità di ben figurare durante la stagione, se ti metti a disposizione dei compagni loro faranno lo stesso per te.

Non si corre il rischio di avere troppi galli nel pollaio?

Qui entra in gioco il ruolo del diesse, deve essere bravo a mantenere l’equilibrio. Poi quando dimostri quel che dici con i risultati è più facile lavorare anche per noi atleti.

Ti alleni spesso con loro?

Abbiamo una casetta a Castelfranco Veneto e noi della zona. Cattelan, Faresin, Tolio, Menegale, Raccani ed io ci siamo allenati spesso insieme. Ci diamo motivazione a vicenda, penso che per i ragazzi nuovi avere qualcuno di esperto che si alleni al loro fianco sia importante. Il salto tra junior ed under 23 si fa sentire, cambia il modo di allenarsi e la frequenza con cui lo fai, inizi a vedere l’obiettivo più vicino.

Intendi quello di passare pro’?

Sì, nella categoria under 23 abbiamo tutti lo stesso sogno.

Benedetti festeggiato dai compagni della Zalf Eurombil Desirée Fior
Benedetti festeggiato dai compagni della Zalf Eurombil Desirée Fior
Non c’è il rischio di aiutare troppo un compagno e di rimanere indietro?

Avere un capitano predefinito è un’arma a doppio taglio in questa categoria. Correre sempre per un capitano non ti permette di maturare appieno e di scoprire i tuoi limiti e le tue potenzialità. Noi giovani dobbiamo essere lasciati liberi, soprattutto in questa categoria.

Non ti preoccupa che alcuni tuoi compagni siano passati e tu no?

Sono sereno, è ovvio che il mio obiettivo è diventare professionista, ma ci credo ancora e non smetto di lavorare. Qualche contatto ce l’ho per il prossimo anno, ma so anche che in casa Zalf le porte per me sono aperte. Una cosa è certa, non smetterò di pedalare.

Friuli, lampi d’Italia con Zurlo. E la Bardiani lavora

06.09.2021
5 min
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Si è concluso ieri a Pordenone il Giro del Friuli. Ad aggiudicarselo è stato il tedesco Jonas Rapp del Team Hrinkow. Fra i corridori che si sono messi in evidenza nelle tre tappe, Matteo Zurlo, della Zalf Desirée Fior, ha vinto la prima e si è portato a casa la maglia di miglior scalatore.

Fra i 33 team partecipanti, provenienti da tutto il mondo, sono spuntate anche la Bardiani CSF Faizanè e la Kern Pharma. La prima, guidata in ammiraglia da Mirko Rossato, ha schierato un team giovane ed affamato: Samuele Zoccarato, Enrico Zanoncello, Johnatan Canaveral, Fabio Mazzucco e Luca Covili. Ma nonostante la giovane età, la presenza di team professional ha rappresentato un’eccezione cui probabilmente dovremo abituarci.

Ci siamo fatti raccontare da loro com’è andato questo Giro del Friuli, organizzato, come negli ultimi quattro anni dalla Libertas Ceresetto. Hanno dato nuova linfa vitale ad una corsa importante e che grazie al presidente del team Andrea Cecchini ha ritrovato slancio internazionale. Apre le danze Zurlo, già sentito dopo la vittoria al Giro del Veneto di inizio luglio.

Zurlo in fuga con D’Aiuto nella prima tappa, ma staccherà anche lui (foto Bolgan)
Zurlo in fuga con D’Aiuto nella prima tappa, ma staccherà anche lui (foto Bolgan)
Cosa hai fatto dall’ultima volta che ci siamo sentiti?

Ho corso tanto – dice ridendo – diciamo che ho sfruttato il periodo di forma ed è da un paio di mesi che non mi fermo.

Ti sei tenuto in forma, facendoti trovare pronto per questo Giro del Friuli…

La prima tappa era il mio obiettivo, era la più adatta a me e mi sono lanciato, è andata bene. Poi vincere in una corsa internazionale come questa è sempre bello ed emozionante. Il parco dei partenti era numeroso e davvero competitivo. Mi sono messo in mostra, sperando di aver colpito qualcuno in positivo.

Tu hai corso anche tra i professionisti all’Adriatica Ionica Race, che differenze hai trovato?

In quel caso ero “immerso” nel mondo dei grandi ed il modo di correre è differente, ci si gestisce molto di più. Mentre nei dilettanti si corre sempre in maniera frenetica. In questo caso c’erano due squadre professional, Bardiani e Kern Pharma. Però è toccato a loro adattarsi ai nostri ritmi, quindi la differenza non si nota, come invece succede nel caso opposto.

A proposito, hai novità dall’ultima volta sul tuo futuro? Potrai far parte del mondo dei grandi anche tu?

Per il momento non ho offerte, spero di riceverne. Non ho fretta, se dovesse arrivare un’offerta però l’accetterei subito, ho voglia di mettermi in mostra, ma so che qui alla Zalf un posto per me c’è e da questo punto di vista sono sereno.

Bardiani al lavoro

Sentiamo, ora, uno dei team professional presenti alla corsa. Mirko Rossato ci parla della sua Bardiani e del loro futuro, lo intercettiamo di ritorno da una riunione in sede…

Come mai avete scelto il Giro del Friuli?

E’ una corsa molto competitiva, siamo contenti di essere venuti. La competizione era elevata, come giusto che sia in questo genere di gare. Non venivamo con obiettivi di classifica, volevamo mettere chilometri nelle gambe a corridori che hanno avuto meno spazio in altre occasioni.

Ultima tappa a Daniel Auer, austriaco classe 1994 (foto Bolgan)
Ultima tappa a Daniel Auer, austriaco classe 1994 (foto Bolgan)
Che effetto fa tornare in questo mondo?

Sono felice di aver rivisto vecchi amici e colleghi a cui sono molto legato. Poi è bello vedere corridori nuovi che altrimenti faresti fatica a notare, ci sono dei ragazzi interessanti, come Matteo Zurlo che ha vinto la prima tappa.

Vi aspettavate un livello così alto?

Mi aspettavo un modo diverso di correre, infatti è stato difficile per i nostri interpretare la corsa. Conta che la media nelle prime due ore era sempre intorno ai 50 all’ora. Ovviamente sapevamo del livello elevato, altrimenti non avremmo scelto questa corsa. E’ stato un bel banco di prova, ora abbiamo tanti appuntamenti da preparare per il finale di stagione in Italia, con il Matteotti, il Giro di Sicilia, il Lombardia, l’Agostoni…

Le maglie da sinistra. Giovani a Martinelli, scalatori a Zurlo, leader a Rapp, traguardi volanti a Stockman, punti a Puppio (foto Bolgan)
Le maglie da sinistra. Giovani a Martinelli, scalatori a Zurlo, leader a Rapp, traguardi volanti a Stockman, punti a Puppio (foto Bolgan)
Insomma, un finale intenso. E per la prossima stagione, è tutto pronto per il team U23?

Vogliamo scoprire i campioni di domani. Verranno aggregati al team professional, correranno le classiche della loro categoria, ma saranno trattati da professionisti. Faranno i ritiri con la squadra e potranno essere scelti e schierati nelle gare della categoria superiore, qualora lo meritassero. Un po’ come la Uno X, la squadra norvegese. 

Un altro Zurlo sulla scena: Giro del Veneto nel sacco

04.07.2021
4 min
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Si è concluso ieri il Giro del Veneto U23 ed è stato Matteo Zurlo ad aggiudicarsi la maglia amaranto. Corridore della Zalf Euromobil, fratello di Federico (professionista dal 2015 al 2020), il ciclismo è una questione di famiglia.

Ci facciamo raccontare questi cinque giorni di corsa e lo conosciamo meglio per scoprire qualcosa in più di questo promettente corridore.

Con Riccardo Verza ha diviso le fatiche e anche la maglia di leader (foto Scanferla)
Con Riccardo Verza ha diviso le fatiche e anche la maglia di leader (foto Scanferla)
Partiamo dall’ultima tappa, quella che ti ha permesso di trionfare.

La definirei difficile, dato il percorso, ma mi sono gestito bene soprattutto grazie all’ottimo lavoro di squadra. Avevamo da affrontare due salite toste. Il mio compagno Riccardo Verza, che era in testa alla generale ha perso le ruote, mentre io sono rimasto con i migliori. Sono arrivato a giocarmi la vittoria di tappa con altri 7, alla fine l’ha spuntata Francesco Romano ed io sono arrivato secondo.

Un Giro del Veneto lungo e variegato, tante strade differenti ed arrivi insoliti. Quale di questi ti è rimasto piacevolmente impresso?

Personalmente mi sono trovato bene su tutti i terreni, arrivavo da un periodo di forma positivo, con la vittoria al Trofeo Antonietto Rancilio a Parabiago, ed ho cavalcato l’onda dell’entusiasmo. L’arrivo sugli sterrati è stato quello più spettacolare dal punto di vista della gara. Con Gandin e Verza ho preso margine grazie ad una fuga e siamo riusciti ad accumulare quasi 3 minuti sui rivali.

Un momento difficile invece qual è stato?

Difficile no, ma a causa di una disattenzione nella quarta frazione, in cima ad uno strappo, non ho seguito bene le ruote dei primi e si è creato un buco. In quella giornata ho perso un minuto e la maglia di leader, che è comunque rimasta in squadra, passando sulle spalle di Verza.

Come squadra in che modo avete gestito le situazioni?

Dopo gli sterrati del secondo giorno abbiamo capito la nostra forza, non c’è mai stato un capitano designato. Ci si è gestiti giornata per giornata senza mai andare in crisi e senza farsi condizionare dalle emozioni del momento. Anche ieri quando Verza è andato in difficoltà, non siamo andati in panico. Eravamo certi di poter contare su due punte.

Un bel successo, ma ora ci racconti un po’ di te? Come ti sei avvicinato al ciclismo?

Ho iniziato presto, nei G1, nella stessa squadra di mio fratello Federico. Lui correva nella categoria G5, nella Bicisport Linda di Tezze sul Brenta. Sono passato poi alla Zalf, dove corro da ormai quattro anni. Qui mi sento a casa, anche perché sono a 15 chilometri da dove sono nato e cresciuto.

Prima del Giro el Veneto, Zurlo ha corso la Adriatica Ionica Race: la Zalf è continental (foto Scanferla)
Prima del Giro el Veneto, Zurlo ha corso la Adriatica Ionica Race: la Zalf è continental (foto Scanferla)
Che rapporto hai con tuo fratello, essendo più grande immagino ti abbia consigliato molto

Abbiamo un bel rapporto, guardandolo correre, da bambino, mi sono appassionato a questo mondo. Lui è stato importante per la mia crescita. Già che lui sia riuscito a fare un’esperienza nel professionismo la dice lunga su quanto io possa imparare dal suo passato. Non siamo uguali, questo è bene dirlo, ma avere un punto di riferimento tale è davvero bello e stimolante.

La Zalf da quest’anno è una continental, come influisce questo cambiamento sul tuo futuro?

E’ una bella novità, correre con i professionisti mi permette di accelerare il mio percorso di crescita senza però forzare la mano. Con la squadra decidiamo di volta in volta, l’ultima gara disputata è stata l’Adriatica Ionica Race.

Ora ti concederai un po’ di riposo?

Sì, meritato direi (ride, ndr), poi di nuovo al lavoro più carichi e con il morale alto.