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Fiorin, l’europeo tra i grandi con rimpianti e voglia di fare

24.01.2024
5 min
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Nella spedizione italiana agli europei su pista di Apeldoorn c’era anche Matteo Fiorin, che ha partecipato allo scratch. Una presenza che, a prescindere dal risultato, ha avuto un certo peso specifico perché parliamo di un corridore appena approdato alla categoria U23. Appena approdato alla MBH Bank-Colpack-Ballan, il corridore di Desio ha vissuto quest’esperienza quasi come un regalo di Natale fuori tempo.

«E’ stata una settimana davvero diversa dalle altre – racconta Fiorin – un’esperienza particolare e che mi ha lasciato tanto. Mai lo scorso anno avrei pensato d’iniziare così il 2024, ma con tanti azzurri impossibilitati a partecipare perché in Australia, si è aperta una porta anche per me».

Per Fiorin la presenza ad Apeldoorn è stata una sorpresa, ma è parte del suo futuro su pista, anche per il quartetto
Per Fiorin la presenza ad Apeldoorn è stata una sorpresa, ma è parte del suo futuro su pista, anche per il quartetto
Come sei arrivato ad Apeldoorn?

L’avvicinamento non è stato dei migliori, prima di Natale ho avuto problemi di salute che mi hanno costretto a qualche giorno di stop. Nelle due settimane precedenti la rassegna continentale ho lavorato bene, ma la forma raggiunta non era quella ottimale. Comunque ero pronto per fare la mia figura.

Che impressione ti ha fatto gareggiare fra i grandi?

Inizialmente non nego di aver sentito un po’ la pressione, ero in mezzo a tutti quei corridori che normalmente guardavo in televisione. Poi ho cercato di concentrarmi su me stesso, sulla gara e non ci ho più pensato. In fin dei conti, sono sempre avversari, come quelli che affrontavo prima, da junior.

Il lombardo nello scratch ha chiuso al 15° posto perdendo l’attimo della fuga decisiva
Il lombardo nello scratch ha chiuso al 15° posto perdendo l’attimo della fuga decisiva
La gara com’è stata?

Particolare, diversa da come pensavo sarebbe andata e da come solitamente si svolgono gli scratch. Normalmente i primi giri sono di assestamento, si sta alla corda e si prende velocità, invece sin dall’inizio non c’è mai stato ritmo costante, si sono subito susseguiti gli scatti. A metà corsa c’è stata l’azione decisiva e il gruppo si è praticamente spezzato in due, io non sono stato reattivo in quel momento per attaccarmi al treno giusto e la cosa era possibile. Per questo ho chiuso con molti rimpianti.

Con che ambizioni eri partito?

A dispetto della mia giovane età, volevo giocarmi le mie carte. Tra l’altro prima della partenza Villa mi aveva suggerito di mettere un rapporto 63-64×16, ma io ho optato di comune accordo per il 66×16 proprio perché volevo giocarmi le mie carte allo sprint, anche considerando i rapporti che usavo l’anno scorso. Una scelta che alla fine si è rivelata vana.

Con Fiorin, Boscaro, Bianchi e Napolitano la Colpack era il team più rappresentato a Apeldoorn
Con Boscaro, Bianchi, Fiorin e Napolitano la Colpack era il team più rappresentato a Apeldoorn
Che cosa ti ha detto Villa dopo la gara?

Io ero molto abbattuto, lui prima della corsa mi aveva detto di stare tranquillo, che comunque fosse andata sarebbe stata esperienza da mettere da parte. Alla fine mi ha consolato ribadendo che ero lì per imparare, poi abbiamo analizzato la gara per capire dove avevo sbagliato. Corse del genere servono a questo.

Lo scratch è tra le tue discipline preferite?

Non direi, anche come è andata la gara di Apeldoorn conferma che per certi versi è un terno al lotto, devi essere anche fortunato per poter emergere. Preferisco una gara come l’eliminazione, dove si deve sfruttare la strategia e soprattutto emergono i veri valori.

Con Sierra nella vittoriosa prova internazionale di madison a Gand, la prima di una bella serie
Con Sierra nella vittoriosa prova internazionale di madison a Gand, la prima di una bella serie
Molti successi li hai però ottenuti nella madison, dove con Sierra hai mostrato di avere notevole amalgama, qualità che Villa ritiene appartenere a poche coppie…

Con David ci conosciamo fin quasi da bambini. Ci siamo poi ritrovati insieme in nazionale e Salvoldi ci ha unito. Abbiamo subito trovato il feeling giusto, alla prima gara internazionale a Gand abbiamo subito vinto… Ci siamo presi belle soddisfazioni perché siamo un connubio perfetto, che compendia diverse caratteristiche sia personali che ciclistiche, ma in bici siamo entrambi “cattivi”, io più veloce e lui più resistente. Noi vogliamo andare avanti insieme, questo è sicuro.

A che punto sei ora?

Direi buono, stiamo affrontando il primo ritiro con la Colpack per affrontare a fine mese le prime gare della stagione. La prima parte sarà un po’ a singhiozzo anche perché ho la maturità che mi aspetta, infatti credo che salterò le prove di Nations Cup anche perché ho solo i punti per partecipare allo scratch.

Per Fiorin quest’anno ci sono grandi ambizioni anche su strada, come sprinter e non solo
Per Fiorin quest’anno ci sono grandi ambizioni anche su strada, come sprinter e non solo
Su strada sei considerato uno sprinter puro, ma questa etichetta ti sta bene?

Fino a un certo punto. Sicuramente lo sprint è la mia caratteristica migliore, ma voglio dimostrare di saper temere anche sugli strappi brevi. Cambiando categoria cambiano la preparazione e anche le gare, saranno più lunghe e complesse. Mi dovrò abituare, ma con l’allenamento e la dedizione voglio arrivarci, voglio far vedere che posso essere un velocista più complesso.

Considerando anche gli impegni scolastici, che cosa ti proponi?

In questo primo anno di aiutare i compagni in primis, di entrare appieno nel gruppo, ma se capita l’occasione giusta non mi tirerò certo indietro…

Niente europei, ma Sierra vuole tutto: pista e strada

23.01.2024
5 min
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Per David Sierra sono giorni importanti. Villa lo voleva nel gruppo azzurro agli europei di Apeldoorn e aveva anche detto che gli avrebbe affidato la corsa a punti, ma la sua nuova squadra, la Tudor Under 23 ha preferito portarlo nel primo ritiro prestagionale, per la necessaria presa di contatto con tutto quello che sarà il suo gruppo, fra tecnici e corridori. I rimpianti sono svaniti ben presto: troppo importante porre le basi per quello che sarà il suo primo anno nella categoria con sguardo molto più in là.

Di Sierra qualche giorno fa ha parlato anche Salvoldi, sottolineando il profondo cambio non solo fisico, ma soprattutto prestativo che il corridore lombardo con radici colombiane ha mostrato nel corso dell’anno, risultando tutt’altro atleta rispetto a quello che aveva conosciuto al suo primo anno da junior.

«E’ stato un cambiamento soprattutto mentale – riconosce Sierra – devo ammettere che nel primo anno non ero concentrato sul ciclismo al 100 per cento, i miei allenamenti erano ancora a livello di un allievo. A un certo punto della stagione però ho cominciato a ragionare, a capire che se volevo davvero ottenere qualcosa, dovevo fare tutto per bene. Così d’inverno mi sono messo sotto con l’allenamento, ho curato l’alimentazione senza sgarrare, ho implementato il potenziometro e i risultati si sono subito visti».

Il gruppo U23 della Tudor, composto da 13 elementi. Fra loro anche l’altro italiano Alari (foto Tudor Pro Cycling)
Il gruppo U23 della Tudor, composto da 13 elementi. Fra loro anche l’italiano Alari (foto Tudor Pro Cycling)
Solo su pista?

No, anzi direi che su strada i progressi sono stati evidenti sin da subito. Sono andato alla Gand-Wevelgem in una giornata dura, eppure per pochissimo ho mancato di arrivare con il primissimo gruppo, di giocarmi qualcosa d’importante. Poi la pista è venuta di conseguenza, ho iniziato a competere con Fiorin nella madison e i risultati sono arrivati.

La scelta del team dà da pensare: che cosa dicono del tuo doppio impegno con la pista?

C’è massima apertura, questo lo posso assicurare, perché era una delle condizioni che avevo posto per accettare la loro proposta. Tanto è vero che mi permettono di partecipare a tutte le sessioni di Montichiari e sono stato anche al ritiro invernale della nazionale a Noto. E mi lasceranno libero anche per le prove successive.

Sierra con la nuova divisa Tudor. Il lombardo ha avuto assicurazioni per effettuare la doppia attività
Sierra con la nuova divisa Tudor. Il lombardo ha avuto assicurazioni per effettuare la doppia attività
Quali saranno?

Io punto agli europei under 23 e poi fare qualche gara di classe 1 e 2, anche per guadagnare punti per poter essere selezionato per la Nations Cup. Per ora non ho avuto notizie da Villa sulla possibilità di partecipare a qualche tappa, ma è anche giusto così considerando che è ancora in ballo la qualificazione olimpica e quindi cerca l’esperienza. Intanto però conto di avere qualche chance per gareggiare e acquisire punti e sempre maggiore conoscenza.

Hai visto Fiorin in gara ad Apeldoorn?

Non me lo sono perso, ho anche tifato per lui e mi è dispiaciuto che ha perso l’attimo giusto per rimanere nel vivo della lotta dello scratch. Sono stato contento che abbia avuto questa possibilità, mi sarebbe piaciuto condividerla.

Con Fiorin, Giaimi e Favero, Sierra ha vinto l’oro europeo con il record mondiale
Con Fiorin, Giaimi e Favero, Sierra ha vinto l’oro europeo con il record mondiale
Tra l’altro con Matteo formate ormai una coppia affiatata nella madison, un’accoppiata quasi inscindibile e Villa ripete spesso che l’affiatamento è la prima condizione perché in quella gara così difficile da interpretare si possano ottenere risultati…

Diciamo che siamo a buon punto. Ci siamo integrati bene subito. Io dico sempre che la nostra forza è che siamo due persone completamente diverse, non solo in pista. Lui è un tipo molto tranquillo, io sono più estroverso. In pista lui è molto più veloce di me, ma io sono un attaccante per natura, quindi ci compendiamo in maniera perfetta.

Veniamo al nuovo team. Come ti trovi?

Davvero benissimo. Abbiamo già fatto un primo ritiro di 5 giorni in Spagna, c’era anche Cancellara con cui abbiamo parlato, ci ha spiegato il progetto che è alla base di tutto il team. Il nostro primo giorno coincideva con l’ultimo della squadra maggiore, ma quel che ho notato è che non cambia nulla fra l’uno e l’altro, la professionalità e l’attenzione verso di noi è la stessa. Ora non vedo l’ora d’iniziare a correre.

Nel 2023 Sierra ha sfiorato il podio ai mondiali su strada ed è stato 6° agli europei (foto Tudor Pro Cycling)
Nel 2023 Sierra ha sfiorato il podio ai mondiali su strada ed è stato 6° agli europei (foto Tudor Pro Cycling)
Sai già che calendario farai?

Non è stato ancora deciso, ma sappiamo già che alcuni di noi avranno occasioni per gareggiare con il team più grande, quindi con i professionisti e la cosa mi solletica alquanto. E’ un cambiamento profondo che sto affrontando, so anche che ci saranno lunghi periodi lontano da casa: in certi momenti dell’anno, fra una gara e l’altra rimarremo nel quartier generale vicino Lucerna. Poi ci saranno i periodi in altura.

Ti aspetti qualcosa in particolare dalla tua stagione su strada?

Sarei pretenzioso a sottolineare una gara piuttosto che un’altra. Io sono pronto innanzitutto ad aiutare e a mettermi a disposizione della squadra, ad imparare, ma non nascondo che spero in qualche occasione di mettere il naso avanti e, perché no, di vincere. Voglio prendere le misure per il prossimo anno, quando spero di fare il salto di qualità. Intanto però c’è anche la pista e lì le soddisfazioni non le posticipo a un lontano futuro, voglio ottenerle subito…

EDITORIALE / L’Italia e la WorldTour della pista

15.01.2024
6 min
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L’Italia ha una squadra WorldTour: è quella della pista e funziona anche bene. Lo abbiamo appena sentito dalle parole di Salvoldi: il futuro del settore è in buone mani. Di certo lo si deve alle mamme dei ragazzi e alle loro società, ma anche al metodo di lavoro inaugurato con l’arrivo di Dino fra gli juniores e di Bragato alla guida del team performance federale. Il discorso va ovviamente allargato alle donne junior, seguite su pista direttamente da Villa. Sarà pure l’uovo di Colombo, ma avere lo stesso occhio tecnico in modo verticale, permette di fornire agli atleti un metodo di lavoro coerente, come accade appunto nei team WorldTour con i rispettivi devo team.

La presenza di Luca Giaimi (in apertura con Villa, durante l’inseguimento chiuso in 12ª posizione), Matteo Fiorin e Federica Venturelli agli europei di Apeldoorn, cui potremmo aggiungere anche Davide Boscaro con i suoi 23 anni, conferma che con il giusto metodo di lavoro, non è detto che la giovane età sia per forza un limite.

«Il coinvolgimento di questi giovani – ci ha confermato qualche giorno fa Bragato – andrà avanti fino a ridosso delle Olimpiadi, poi sarà fatta la selezione e ci saranno solo quelli che andranno a Parigi. Quando siamo a Montichiari per allenarci, i giovani da un lato servono anche come sparring partner, perché atleti che sanno girare a certi ritmi, anche se non per tutta la prova, ci aiutano in certi tipi di lavoro. Al contempo per loro è una grande esperienza, perché per ragazzi così giovani che fino a qualche giorno prima erano juniores, girare con probabili olimpici e con campioni olimpici è una grandissima scuola».

Gli sponsor inesistenti

In realtà però una WorldTour non ce l’abbiamo e neanche se ne scorgono all’orizzonte. Nei giorni scorsi abbiamo sentito svariate voci sul perché gli sponsor (italiani) più grandi stiano alla larga dalla strada. Più passa il tempo e più ci convinciamo del fatto che il fantasma del doping, che per anni ha inciso sicuramente sulle scelte, sia ormai un pretesto poco credibile. Durante la presentazione del Team Polti-Kometa tre opinioni ci hanno davvero incuriosito.

La prima è venuta da Contador, in risposta alla domanda sulla differenza fra le squadre di un tempo e le corazzate di adesso. «C’è stato un cambio grande – ha risposto lo spagnolo – negli anni 90 bastava una famiglia appassionata e nasceva la squadra. Ora per fare una WorldTour serve avere una multinazionale, con interessi globali. E’ difficile tornare a com’era prima, ora si guarda al ritorno dell’investimento, perché il ciclismo è globale ed è arrivato anche in Paesi dove prima non c’era».

A Contador si è aggiunta la voce del suo sponsor Giacomo Pedranzini, di casa Kometa. «Il ciclismo funziona – ha detto – non credo che giganti come Lidl e Jumbo abbiano investito per il gusto di partecipare, ma perché le squadre che affiancano sono per loro un veicolo importante. In Italia questi grandi sponsor ci sono. Se restiamo nell’ambito della grande distribuzione, ci sono colossi come Esselunga oppure Conad e Coop che potrebbero benissimo trarne vantaggio».

Sul tema ha detto la sua anche Francesca Polti: «Come detto – ha spiegato durante l’evento – nel fare l’analisi sul perché non rientrare, abbiamo trovato solo voci favorevoli al rientro. Non credo che il tema del doping sia più sul tavolo, visti i tanti controlli cui le squadre sono sottoposte. La nostra speranza, che è anche una certezza è di trarre grande visibilità dal ritorno in gruppo, sperando di ispirare anche altre aziende. Siamo una multinazionale tascabile, nel senso che siamo a misura d’uomo, ma siamo anche in tutto il mondo. Magari non subito, ma credo e spero che durante il Giro d’Italia qualcuno inizi a mostrare interesse».

Se Francesca Polti ha ragione, l’estate potrebbe mostrare segni di risveglio negli sponsor italiani
Se Francesca Polti ha ragione, l’estate potrebbe mostrare segni di risveglio negli sponsor italiani

Tasse e fatture

Quasi contemporaneamente, confermando quello che ci aveva detto Philippe Mauduit, in un’intervista a Velo101 Marc Madiot ha risposto all’ipotesi di Lappartient di fissare un tetto agli ingaggi.

«I politici sono fatti per fare promesse – ha detto – ma a volte hanno grandi difficoltà a mantenerle. Però abbiamo anche un altro problema. Il costo del lavoro in Francia è più alto che altrove, abbiamo il 30% in più di tasse. Anche questo va tenuto in considerazione. Siamo nell’ultimo terzo delle squadre in termini di budget e abbiamo anche il 30% di spese in più. Se pur trovandoci in queste situazioni, abbiamo chiuso il 2023 come settima squadra nel mondo, vuol dire che abbiamo fatto un buon lavoro».

Qui da noi ci si sveglia solo quando la Finanziaria tocca i privilegi delle squadre di calcio: in quel caso i principali organi di informazione, per evidenti e mai negati conflitti di interesse, scoprono che il sistema fiscale italiano penalizza le società sportive di tutti i livelli. Il Governo ha cancellato gli sgravi fiscali per diverse categorie di lavoratori provenienti dall’estero, compresi gli sportivi. I club del calcio verranno dunque tassati più che nel recente passato e dovranno forse rivedere le loro strategie di mercato.

Forse è questo il motivo per cui si fa fatica a creare una squadra in Italia? Oppure una volta, oltre alla passione delle famiglie, la possibilità di fare fatture gonfiate rendeva il ciclismo un boccone appetibile?

Il ruolo verticale di Bragato permette di dare coerenza alle carriere degli atleti
Il ruolo verticale di Bragato permette di dare coerenza alle carriere degli atleti

La WorldTour della pista

Allora è meglio tornare col pensiero alla nostra WorldTour della pista, perché ci piace nell’anno olimpico raccontare quel che c’è di buono nel ciclismo italiano, cioè è la capacità di individuare il talento e valorizzarlo. Il coinvolgimento dei ragazzi negli eventi della nazionale maggiore, approfittando dell’assenza di quelli impegnati al Tour Down Under, trasmette lo stesso gusto di Alfredo Martini, che convocava sempre nelle sue squadre di campioni uno o due giovani di sostanza, fosse anche perché facessero le riserve.

«La regola generale – spiegava ancora Bragato – potrebbe prevedere che per questi ragazzi si aspetti la maturazione fisiologica. Il fatto è che si tratta di atleti così forti, che hanno vinto i mondiali del quartetto e dell’inseguimento individuale, da risultare già maturi fisicamente. Abbiamo iniziato a inserirli nelle nuove distanze e abbiamo scoperto che si trovano meglio a fare l’inseguimento sui 4 chilometri piuttosto che sui 3. Per come lavoriamo, usciamo sempre alla distanza e quindi il chilometro in più per Giaimi e soprattutto per Venturelli è stato un vantaggio più che un limite».

Quanto costa fare una squadra come la WorldTour della nazionale? Quanto costerebbe renderla attiva per tutta la lunghezza del calendario? Sono i numeri che davvero interessano chiunque voglia fare del ciclismo il proprio biglietto da visita. Abbiamo i corridori, i tecnici, i preparatori, i nutrizionisti, i dottori, i massaggiatori, i meccanici e i produttori di biciclette. Non ci manca niente, forse solo un po’ di coraggio.

Fiorin sulla via di Parigi: un piccolo passo tra i grandi

06.11.2023
4 min
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Una delle novità in casa Colpack-Ballan per la stagione 2024 è l’arrivo, dalla categoria juniores, di Matteo Fiorin. Un profilo interessante, soprattutto perché lontano dai soliti canoni stradistici. Fiorin, infatti, è uno dei maggiori prospetti della pista, in particolare nel quartetto, disciplina regina del movimento del parquet italiano. Lui, insieme ai compagni Giaimi, Favero e Sierra ai mondiali di Anadia ha fatto registrare il record del mondo nell’inseguimento a squadre juniores.

A Cali in Colombia è arrivata la medaglia d’oro nell’inseguimento e il record del mondo della categoria juniores(foto Instagram)
A Cali in Colombia è arrivata la medaglia d’oro nell’inseguimento e il record del mondo della categoria juniores(foto Instagram)

Un pensiero a Parigi

Va da sé che l’arrivo di un profilo del genere in un team continental come quello della Colpack faccia discutere. Se a tutto questo poi si aggiunge la notizia che lo stesso Fiorin è stato inserito nel gruppo di lavoro guidato da Villa in vista delle Olimpiadi di Parigi 2024 la cosa diventa particolarmente interessante.

«Lo stesso Villa – racconta Fiorin – mi aveva accennato qualcosa alla Tre Giorni di Aigle. L’idea era che avrei potuto fare qualche spedizione, come qualche tappa di Nations Cup o, addirittura l’europeo di gennaio. Di quest’ultima opzione non c’è certezza, ma già da novembre sarò inserito nel gruppo di lavoro degli elite, complice anche il fatto che non ci saranno i mondiali U23.

«Ne parleremo sicuramente durante il ritiro in Sicilia, a Noto. Per il momento andremo giù per fare fondo e pedalare su strada, sfruttando il clima favorevole. Qui dalle mie parti piove da una decina di giorni e inizia a fare freddo. Andare a Parigi è impossibile, anche per il semplice fatto che il quartetto di Tokyo è rimasto intatto». 

Matteo Fiorin (in testa) è entrato nel programma di lavoro per Parigi 2024 (foto Instagram)
Matteo Fiorin (in testa) è entrato nel programma di lavoro per Parigi 2024 (foto Instagram)

Parola d’ordine: migliorare

Fiorin vola basso, conosce la sua forza, ma anche quella dei suoi compagni di nazionale. Le prospettive ci sono, ed essere inserito nel programma di lavoro in vista di Parigi 2024 certifica quanto fatto fino ad ora.

«Per quanto dimostrato quest’anno – continua Fiorin – entrare nel gruppo di lavoro del quartetto è davvero emozionante. Sarà un anno importante, per migliorare ulteriormente e per far questo mi allenerò spesso con il quartetto a Montichiari. Il primo obiettivo stagionale sarebbe quello di partecipare all’europeo elite, poi mi piacerebbe concentrarmi anche sulla strada. Il mio passaggio in Colpack è legato anche a questo, ad aumentare la performance su strada».

Un importante step da fare sarà legato alla strada, dove Fiorin vuole crescere in questo primo anno da U23 (foto Instagram)
Un importante step da fare sarà legato alla strada, dove Fiorin vuole crescere in questo primo anno da U23 (foto Instagram)

Scuola e strada

L’impegno della scuola, primario nei confronti di altro, sarà qualcosa da tenere in conto. Fiorin è il primo a non voler forzare i tempi, consapevole che per emergere serve tempo e fare tutti i passi necessari, compresi quelli scolastici. 

«Avendo ancora la scuola – spiega sempre con voce calma – penso di seguire il metodo usato fino ad ora: ovvero andare una volta a settimana a Montichiari. Devo essere sincero però, su pista riesco a fare bene i lavori specifici, ma la domenica sento che mi manca qualcosa. Con più appuntamenti su pista a disposizione (visto l’ingresso della Nations Cup, ndr) non escludo che potrei anche lavorare per programmi. Quindi andare maggiormente a Montichiari in vista degli appuntamenti su pista, sarà un qualcosa che decideremo più avanti. 

«Nella mia prima stagione da under 23 – ci confida – ho l’obiettivo di riuscire a vincere qualcosa, anche solamente a livello regionale. Per farlo dovrò imparare a sopportare tanti chilometri di gara, che con il cambio di categoria si faranno sentire. Il fondo è la prima cosa da allenare, a partire dal ritiro azzurro a Noto».

Fiorin in passato si è messo in evidenza anche nelle prove di velocità come madison ed eliminazione (foto Federciclismo)
Fiorin in passato si è messo in evidenza anche nelle prove di velocità come madison ed eliminazione (foto Federciclismo)

Accanto ai migliori

Il fatto di avere accanto a sé i migliori atleti al mondo in questa specialità è un modo per trovare la propria strada con più facilità. Ogni corridore è diverso, ma dall’esperienza dei più grandi è possibile imparare tanto, anche nel gestire questa specialità.

«In Italia – conclude – abbiamo il privilegio di avere dei grandi atleti e di poter costruire un gruppo che non guarda solo agli eventi più vicini ma anche a quelli futuri. In più in Colpack posso contare su Quaranta e Boscaro, anche loro si dividono tra strada e pista. Confrontarmi e capire come lavorano potrà aiutarmi a trovare il miglior equilibrio possibile per trarre il meglio da entrambe le specialità».

La Pool Cantù in Belgio. Racconto di un’avventura

16.08.2023
4 min
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Quando un team juniores affronta una trasferta all’estero è sempre una notizia. Il Pool Cantù 1999 ha affrontato un viaggio in Belgio per la 57esima edizione dell’Auber Thimister Stavelot, prova a tappe di 3 giorni che per i ragazzi del sodalizio lombardo è stato non solo una corsa, ma una vera scuola di vita. Loris Ferrari, il diesse al seguito, ha raccolto tante impressioni partendo da un assunto: in gare del genere i risultati sono sì importanti, ma è l’esperienza in se stessa che conta davvero.

«Questa era la terza volta che partecipavamo alla gara – racconta Ferrari – precedentemente vi prendeva parte la rappresentativa lombarda. Un nostro dirigente conosceva bene gli organizzatori così abbiamo preso il loro posto, da tre anni a questa parte. Noi programmiamo due trasferte all’estero ogni anno: una in Olanda a fine maggio e questa».

Cedric Keppens (BEL) vince l’ultima tappa e la classifica finale. Travella 31° a 3’41” (foto Facebook/Auber Thimister Stavelot)
Cedric Keppens (BEL) vince l’ultima tappa e la classifica finale. Travella 31° a 3’41” (foto Facebook/Auber Thimister Stavelot)
Che valore ha quest’evento?

Già il fatto di essere in Belgio che è un po’ una delle roccaforti del ciclismo varrebbe da solo la trasferta, ma per loro questa prova è come il Lunigiana per noi, un evento di riferimento assoluto. E’ la gara principale in quella zona del Belgio, lo scorso anno avevano partecipato tanti campioni nazionali per far capire la sua importanza. Quest’anno ha sofferto la concorrenza con i mondiali che si svolgevano lo stesso fine settimana, ma c’erano comunque tantissime compagini straniere, anche da Australia e Usa.

Che tipi di percorsi avete trovato?

Quelli classici delle Ardenne, anche questo è servito molto ai ragazzi per crescere. Non c’è praticamente mai pianura. Le prime due tappe avevano dislivelli da 1.500 metri, l’ultima addirittura 2.400 metri, con all’intero alcune epiche salite della Liegi-Bastogne-Liegi come lo Stockeu. Non è un caso se nel suo albo d’oro recente c’è gente come Kelderman, Gaudu, Evenepoel

I passaggi su pavé sono stati difficoltosi per la pioggia. Qui Christian Sanfilippo (foto Facebook/Auber Thimister Stavelot)
I passaggi su pavé sono stati difficoltosi per la pioggia. Qui Christian Sanfilippo (foto Facebook/Auber Thimister Stavelot)
Che impressione ne hanno ricavato i ragazzi?

La cosa che mi dicevano tutti è che è un mondo completamente diverso dal nostro. Sapevano che sarebbero andati incontro a una gara molto difficile ed erano preparati, fisicamente e mentalmente. Nella prima tappa solo una caduta a meno di 2 chilometri dal traguardo ci ha impedito di ottenere qualcosa d’importante. Come si è visto nella seconda, erano fuggiti in 7 e non sono più stati raggiunti ma Fiorin ha vinto la volata del gruppo. Nel complesso comunque abbiamo ottenuto 3 piazzamenti nella Top 10 con Grimod, Fiorin e Travella, è un buon bilancio.

Nell’ultima tappa però ben 4 su 6 si sono ritirati…

Era una tappa “troppo belga”. Fiorin e Ferrario, quelli meno a loro agio con questo clima, hanno mollato quasi subito, Bonalda ha rotto una ruota con l’ammiraglia lontana, Grimod stava morendo di freddo, lo abbiamo fermato noi.

La volata del secondo giorno, Fiorin sulla destra coglie il 7° posto (foto Facebook/Auber Thimister Stavelot)
La volata del secondo giorno, Fiorin sulla destra coglie il 7° posto (foto Facebook/Auber Thimister Stavelot)
Quanti eravate in trasferta?

Sei corridori e altrettanti d’accompagnamento tra massaggiatori, meccanici e io che sovrintendevo il tutto. Avevamo un’auto e un furgone. I ragazzi all’andata sono arrivati in aereo, al ritorno ci siamo stretti e siamo partiti tutti insieme. La logistica era molto curata: eravamo in un appartamento che gestivamo autonomamente, favoriti anche dal fatto che le tappe erano tutte vicine. Rispetto alla soluzione dell’albergo era preferibile.

Che atmosfera avete trovato?

Bellissima quando si dice che questa è la patria del ciclismo hanno ragione, trovi gente entusiasta ogni giorno. I ragazzini venivano a chiedere borracce e selfie, i ragazzi dicevano che si sentivano quasi dei professionisti… Era qualcosa di contagioso.

Per i ragazzi lombardi sempre tanto affetto da parte dei locali, qualcosa che è rimasto nel cuore (foto Facebook/Auber Thimister Stavelot)
Per i lombardi sempre tanto affetto da parte dei locali (foto Facebook/Auber Thimister Stavelot)
In Italia di corse a tappe per juniores ce ne sono pochissime. E’ forse questa mancanza di esperienza che i nostri pagano quando vanno all’estero?

Un po’ sì, per fortuna si è corso ai ripari da quest’anno, togliendo quel vincolo di far partecipare i ragazzi a sole due corse di più giorni, quando vediamo che all’estero fanno quasi solo quello. Gli organizzatori pian piano si stanno facendo avanti, vedi il Giro del Veneto. E le gare alle quali abbiamo partecipato avevano un livello ottimo. Ci vorrà un pochino di tempo, ma sono sicuro che quel gap verrà presto colmato.

Bottino pieno su pista, il metodo Salvoldi funziona

20.07.2023
5 min
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Un bottino di 22 medaglie, con conquista del medagliere (che sta diventando una piacevole abitudine per lo sport italiano) e l’aggiunta di 4 record del mondo. Questo è l’eccezionale bilancio azzurro agli europei juniores e under 23 su pista ospitati nuovamente ad Anadia (POR). E’ l’esaltazione del lavoro di Dino Salvoldi con gli juniores, che dopo un anno di presa di contatto con un mondo per lui totalmente nuovo raccoglie grandi risultati e soprattutto inizia a vedere i frutti del suo metodo, quello che ha fatto grande il ciclismo femminile azzurro.

Quando gli riportiamo i dovuti complimenti, Salvoldi risponde con un «è stata solo fortuna» che non è solo una frase di circostanza e modestia. Qualcuno digrigna i denti di fronte alle attestazioni di stima nei suoi confronti, ma ci sono dati inoppugnabili che dimostrano come il tecnico azzurro in pochi mesi stia ridisegnando la base del ciclismo italiano. Forse tracciando la strada giusta per provare a uscire dalla crisi.

Luca Giaimi trionfatore nell’inseguimento a suon di record mondiale, 3’07″596
Luca Giaimi trionfatore nell’inseguimento a suon di record mondiale, 3’07″596

«Quando si lavora con gli juniores – ammonisce Salvoldi – bisogna tenere conto del fatto che ogni annata è diversa dalle altre, capitano quelle con tanti talenti e quelle con meno. Al di là di vittorie e medaglie, a me piace il fatto che siamo andati bene in ogni prova: in quelle che seguo direttamente, 8, ne abbiamo vinte 7 e fatto secondo nell’altra, significa che abbiamo un futuro. Avevamo ottenuto molto anche lo scorso anno e so che proseguendo su questa strada otterremo molto anche nelle edizioni a venire».

Una simile superiorità ti ha sorpreso?

Sinceramente no, perché venivamo dall’ottima base dello scorso anno. Pur non conoscendo il valore degli avversari, sapevo che avevamo grandi possibilità e soprattutto una straordinaria compattezza di squadra. Siamo forti dappertutto e questa è una novità per il movimento.

La cosa che colpisce è che i nomi che emergono sono praticamente gli stessi che fanno attività ai massimi livelli su strada…

Quando ho preso l’incarico, ho detto subito che volevo accorpare tutta la categoria strada/pista endurance in un unico gruppo. Solo così si può programmare a livello nazionale e internazionale. I risultati creano prospettive e interesse, si mette in moto un meccanismo virtuoso che porterà lontano.

L’impressione però è che tu stia portando avanti un po’ lo stesso criterio di lavoro che applicavi fra le donne elite: quali sono gli elementi in comune e quali le differenze?

Il metodo effettivamente è molto simile considerando la doppia attività, ma la differenza principale sta nel fatto che prima avevo rapporti direttamente con le atlete e quindi con i team, qui si lavora all’incontrario. Per me è stato fondamentale lo scorso anno, prendere contatto con oltre 70 squadre, conoscere dirigenti e tecnici perché è con loro che mi rapporto. Ho trovato gente molto competente, che si aggiorna continuamente. I risultati non verrebbero senza il loro apporto, è come se tutto il movimento stia diventando un grande gruppo.

Il progresso cronometrico del quartetto ti ha sorpreso? Al record mondiale sono stati tolti più secondi…

Tre dei quattro ragazzi li avevo già lo scorso anno, ho visto qual è stata la loro crescita. Posso dire che siamo partiti per Anadia con quest’idea in testa, sapendo che i mondiali di fine agosto saranno in altura e su pista semiscoperta. L’occasione giusta era questa. I ragazzi volevano fortemente il record, a Montichiari era maturata la convinzione di poter fare un gran tempo. In finale poi, con la componente gara, è arrivato un tempo che, sono sincero, è anche oltre le mie previsioni.

Considerando le modalità del tuo lavoro, c’è da aspettarsi che alcuni di questi ragazzi saranno in gara anche nella prova in linea di Glasgow…

Non posso ancora fare i nomi, ma almeno un paio ci saranno. Anche altri che saranno nella selezione hanno lavorato su pista durante l’anno, praticamente solo il campione d’Italia Gualdi non svolge attività al velodromo. All’estero d’altronde fanno lo stesso: in Gran Bretagna il cittì è unico e porterà molti corridori presenti ad Anadia, lo stesso la Germania e la Danimarca, per fare degli esempi.

Sierra e Fiorin hanno sugellato la rassegna vincendo la madison junior
Sierra e Fiorin hanno sugellato la rassegna vincendo la madison junior
A proposito di mondiali, pensi che le sfide di fine agosto in Colombia saranno dello stesso livello?

Difficile a dirsi, cambiano molti fattori. Il livello delle gare portoghesi è stato molto alto e la trasferta in Colombia è molto costosa, non ci saranno tutti. Troveremo meno concorrenza a livello numerico e non so quale sarà il livello. D’altro canto anche noi partiremo dopo 40 giorni dalle gare di Anadia con Glasgow nel mezzo. Non sarà semplice ripetersi, dovremo essere bravi a gestire lo stress psicofisico.

Glasgow è dietro l’angolo, che cosa ti aspetti?

La gara iridata avrà infinite variabili e fare un pronostico è impossibile. Di una cosa sono però sicuro: avremo una squadra forte e saremo protagonisti, quanto ai risultati sono scritti nel futuro…

Fiorin è pronto per un’estate a gas aperto

08.06.2023
4 min
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«Sentiamoci domani mattina alle 9, chiedo un permesso a scuola per uscire dall’aula e rispondere al telefono». Le giornate di Matteo Fiorin sono sempre strapiene, fra lo studio al Liceo Scientifico Sportivo di Carate Brianza (a 7 chilometri da casa) e le svariate attività ciclistiche (e su questo punto torneremo fra poco) e trovare uno spazio per raccontarsi non è facile. Parliamo di un corridore di 17 anni che si sta mettendo sempre più in luce, che quest’anno già portato a casa 5 vittorie su strada, ultima il Trofeo Bornaghi dell’ultimo weekend (foto Instagram di apertura), ma che non guarda solo alla strada.

Fiorin, che corre per il Pool Cantù GB Junior Team, infatti è una delle colonne della nazionale su pista di Salvoldi, con la quale ha già portato lo scorso anno il quartetto dell’inseguimento ai vertici mondiali e durante la settimana, fra Dalmine e Montichiari, Matteo lavora sodo per ripetersi fra gli europei di Anadia (Portogallo) dall’11 al 16 luglio e per i mondiali di Cali (Colombia) dal 23 al 27 agosto. Ma non solo per il quartetto vista la duttilità del lombardo, campione europeo nell’eliminazione (foto di apertura Uec) e capace ad esempio di vincere la madison a Gand insieme a Juan David Sierra nello scorso aprile.

Se gli si chiede una preferenza fra pista e strada, Fiorin (che è stato anche tricolore esordienti nel ciclocross) non ha comunque dubbi: «Nel velodromo ho sempre ottenuto buoni risultati, ma la strada è il mio vero amore, dove sogno di diventare davvero qualcuno».

Ai mondiali pista juniores del 2022 arriva quarto nella prima corsa a punti della carriera (foto UCI)
Ai mondiali pista juniores del 2022 arriva quarto nella prima corsa a punti della carriera (foto UCI)
Questo significa che come per tanti la pista resta un amore giovanile da abbandonare?

No, anzi. Di sicuro vorrei continuare a farla perché ti dà quella marcia in più che su strada serve, soprattutto per chi come me è un velocista. La pista riesce sempre a darti quell’intensità negli scatti che può fare la differenza, la strada a sua volta è utilissima per le gare al velodromo per permetterti di avere resistenza e ritmo.

Quando hai iniziato ad andare su pista?

La mia prima gara l’ho fatta da giovanissimo, poi da esordiente ho iniziato a gareggiare e allenarmi con lo scatto fisso. D’altronde io sulla bici ci sono praticamente nato: a 2 anni avevo già abbandonato le rotelle e a 3 ho fatto la mia prima gara.

Il quartetto iridato 2022, con Fiorin c’erano Favero, Delle Vedove, Giaimi e Raccagni Noviero (foto Lariosport)
Il quartetto iridato 2022, con Fiorin c’erano Favero, Delle Vedove, Giaimi e Raccagni Noviero (foto Lariosport)
Te la ricordi ancora?

Proprio quella no, ma ricordo una volta che a una gara non volevano farmi partecipare perché ero troppo piccolo, allora feci tante storie che decisero di farmi partire dopo tutti gli altri. Era a batterie e si qualificano i primi 10, io ne rimontai tantissimi ma alla fine finii 11°. Erano tutti stupiti, perché avevo solo 3 anni e mezzo…

Torniamo un attimo alla pista. Tu sei componente del quartetto, che ruolo hai?

Sono l’uomo di lancio, quello che deve all’inizio pilotare il quartetto verso la velocità di base e poi fare una seconda tirata più lunga possibile al massimo ritmo fino a esaurimento, prima di staccarmi. Di solito arrivo fino ai 3 chilometri, noi gareggiamo sulla distanza olimpica dei 4.

La volata vincente alla Coppa di Primavera, battendo Durelli e Donati della Ciclistica Trevigliese
La volata vincente alla Coppa di Primavera, battendo Durelli e Donati della Ciclistica Trevigliese
Su strada invece che caratteristiche hai?

Sono il classico sprinter che ama le volate di gruppo, ma riesco a tenere bene anche sugli strappi corti. Quando c’è più salita mi stacco, per questo preferisco adoperarmi prima per aiutare i compagni e tirare per loro. Comunque sto migliorando anche su quell’aspetto.

Chi ha iniziato prima fra te e tua sorella (Sara Fiorin, appartenente al team Devo della Uae Adq)?

Prima io, lei mi ha seguito a ruota venendo a vedere le mie gare. Anche lei è molto veloce, abbiamo un po’ le stesse caratteristiche. Capita anche che ci alleniamo insieme, quando io non ho scuola perché lei abitualmente si allena al mattino. Infatti non vedo l’ora che la scuola finisca così potremo uscire insieme.

Matteo, campione europeo 2022 nell’eliminazione, con sua sorella Sara, del Team Uae Adq
Matteo, campione europeo 2022 nell’eliminazione, con sua sorella Sara, del Team Uae Adq
Ti parla del mondo che si vive nel UAE Team Adq?

Lei fa parte di una squadra molto organizzata, sta vivendo esperienze eccezionali e quando me le racconta io sogno a occhi aperti. E’ una bellissima realtà che spero un giorno diventi la mia, ma io non voglio fermarmi a questo. Io sogno di vincere una grande corsa, ad esempio la Milano-Sanremo, ma non basta solo essere veloci e resistenti, quella è una corsa dove anche se sei il più forte devi avere una robusta dose di fortuna.