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L’Astana, Manzoni e un’utile lezione di vita

08.06.2022
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«Essere l’unica squadra WorldTour in corsa – ammette Boaro in maglia Astana – è un vantaggio e uno svantaggio. Tutti aspettano noi o vogliono farci lavorare. A me sta bene. In queste gare trovi un ritmo differente. E dato che sto riprendendo in vista del Giro di Svizzera, va più che bene. Se ci fossero altre WorldTour sarebbe diverso e magari non ci sarebbe spazio per queste continental».

Boaro in corsa dopo classiche e ritiro di preparazione, in vista di Svizzera e Tour (è riserva)
Boaro in corsa dopo classiche e ritiro di preparazione, in vista di Svizzera e Tour (è riserva)

L’unica WorldTour

La Adriatica Ionica Race volge al termine e nella tappa di ieri l’Astana ha lanciato Antonio Nibali all’attacco e ha tentato con Pronskiy di infilarsi nella lotta per la classifica tra Zana e Tesfatsion.

Essere l’unica WorldTour in gara non è semplice. Anche se la squadra kazaka è venuta al via con un gruppo di giovani in cerca d’autore, è chiaro che abbia avuto più da perdere che da guadagnare nel confronto con tante squadre più piccole. Eppure la sua presenza parla di rispetto per l’organizzatore e testimonia la voglia di far correre i giovani a un livello che più gli si addice.

Nella tappa di ieri, Antonio Nibali in fuga e Pronskiy a provare nella generale
Nella tappa di ieri, Antonio Nibali in fuga e Pronskiy a provare nella generale

Obiettivo vittoria

Sull’ammiraglia celeste viaggiano Manzoni e Maini e proprio qualche giorno fa, parlando col primo, era saltato fuori il discorso del rispetto delle corse, qualunque sia il loro livello.

«Penso sia un atteggiamento – ripete – che tutte le squadre dovrebbero avere. Magari i corridori non vivono tutte le corse con la stessa grinta, però il messaggio deve venire sempre dall’alto e quindi il direttore sportivo o comunque la squadra deve spingerli a onorare ogni corsa. Non è sempre facile, perché la stagione è intrisa di appuntamenti, però la gara dovrebbe essere sempre un punto di arrivo e un obiettivo da portare a casa».

Manzoni, diesse bergamasco classe 1969, è stato pro’ dal 1991 al 2004 (foto Astana Qazaqstan Team)
Manzoni, diesse bergamasco classe 1969, è stato pro’ dal 1991 al 2004 (foto Astana Qazaqstan Team)

Tutto da perdere

Corse, ritiri e un’agenda che ormai non concede più tregua. L’attività di un team è strutturata in modo così maniacale, che anche l’ipotesi di aggiungere un corridore in corso di stagione, come era stato ventilato parlando degli atleti Gazprom, costringerebbe la squadra ad aggiungere gare nel calendario per aver modo di far correre tutti i propri atleti. Garantendo a ciascuno un calendario decoroso e vedendo però aumentare i costi di gestione.

«Potevamo rimanere a casa da questa corsa – prosegue Manzoni – però se abbiamo accettato l’invito è stato perché pensavamo di portare a casa il risultato. Poi è chiaro che servano corridori e fortuna. Alla fine dipende da come la guardi. Hai più da perdere, perché se non vinci, non hai vinto. E se hai vinto, ti dicono che però eri l’unica squadra WorldTour. In ogni caso dobbiamo avere sempre un atteggiamento e un pensiero positivo, guardare il nostro e cercare di migliorare la performance, concentrandoci sui singoli. Uno come Gazzoli è un ragazzo che ha prospettive, ma deve maturare, deve migliorare e deve dimagrire. Però potrà darci soddisfazioni».

Per l’Astana, unica squadra WorldTour alla Adriatica Ionica Race, tanti occhi puntati
Per l’Astana, unica squadra WorldTour alla Adriatica Ionica Race, tanti occhi puntati

Senza rimpianti

Spesso si diceva nei giorni scorsi la differenza la fanno le motivazioni. E se alcuni corridori vivono la partecipazione a certe corse come una sfortuna, come quando il giornalista riceve un servizio minore e va a farlo con sufficienza, allora qualcosa si inceppa nel loro processo di crescita.

«Vieni qua e fai fatica perché quelli usciti dal Giro d’Italia hanno un’altra marcia», dice Manzoni, che di colpo lo scorso anno si ritrovò senza squadra e fu costretto a rimboccarsi le maniche. «Poi però – prosegue – vedi che i ragazzi della Gazprom riescono a vincere e bisogna fare un plauso a tutti loro. Perché si sono ritrovati senza squadra dall’oggi al domani e magari non prendono lo stipendio, però dall’altro punto di vista hanno trovato delle motivazioni super per dimostrare che meritano il loro posto in gruppo. Quando ti trovi in questa situazione, magari hai un atteggiamento mentale che non avresti in una situazione più tranquilla. Riesci a tirare fuori il meglio di te.

«Io non credo che un ragazzo che corre in bici possa essere svogliato, però è bene che i ragazzi sappiano che siamo dei privilegiati. Abbiamo la possibilità di dimostrare il nostro valore e questo nel mondo e nel lavoro è una cosa importante, da non sottovalutare. Glielo dico sempre che un giorno dovranno smettere e sarà bene che non abbiano rimpianti».

Maini e Manzoni, il tempo è sempre galantuomo

23.10.2021
4 min
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Se da un lato c’è Vinokourov che richiamando Shefer ha ricomposto il gruppo dei suoi fedelissimi, dall’altra Martinelli ha potuto inserire nell’Astana del prossimo anno due tecnici italiani che ben conosciamo e che potrebbero ricreare nella squadra quel clima di famiglia che la aveva contraddistinta negli anni dei trionfi di Nibali e Aru.

Orlando Maini e Mario Manzoni dal prossimo anno si aggiungeranno appunto al tecnico bresciano, a Zanini, Cenghialta, Fofonov, Shefer e Yakovlev.

Una coppia storica

A quelli di noi con più anni sulle spalle, l’accoppiata Martinelli-Maini riporta alla memoria l’indimenticabile triennio 1997-1999 della Mercatone Uno. Per ricomporre il fantastico trio mancherebbe soltanto Alessandro Giannelli, che da qualche anno è uno delle colonne portanti di RCS nell’organizzazione del Giro d’Italia.

Manzoni ha seguito il Giro di Polonia con il cambio ruote Vittoria. Qui è con Canola, suo corridore alla Nippo-Fantini
Manzoni ha seguito il Polonia con il cambio ruote Vittoria. Qui è con Canola, suo corridore alla Nippo

Mentre Martino dall’ammiraglia seguiva il Panta nella scalata del Galibier, sulla cima del passo Maini lo aspettava per passargli la mantellina. Quel giorno e in tutti quelli prima e dopo, scrissero insieme la storia del ciclismo. Per cui in qualche misura eravamo tutti in attesa che Martinelli riuscisse a coinvolgere l’amico in un suo progetto, dopo che lo stesso era stato messo giù in modo poco elegante quando la Lampre divenne Uae.

«Fra noi non c’è solo amicizia – dice Maini – ma anche un comune modo di lavorare. Ci assomigliamo nell’interpretare le cose, nel mondo del ciclismo sanno che siamo quasi come fratelli. Se siamo liberi, ad agosto ci troviamo per qualche giorno a Cesenatico, c’è un rapporto anche tra le famiglie».

Orlando Maini, che nel 1992 aveva guidato Pantani alla conquista del Giro d’Italia dilettanti, fu parte integrante della Mercatone Uno del Pirata
Maini, che nel 1992 guidò Pantani alla conquista del Giro dilettanti, fu parte della Mercatone Uno del Pirata

Diesse vecchio stampo

Negli ultimi mesi, sia pure avendo rassegnato le dimissioni a fine giugno, Maini ha diretto il team Beltrami-Tsa

«Ho dato le dimissioni – spiega – con l’impegno di arrivare a fine stagione. La mia priorità, prima ancora di essere un direttore sportivo, è di essere un uomo. Sono vecchio stampo, che forse non va neanche più tanto di moda, ma mi piace esserlo. Perciò ho assicurato che avrei finito la stagione con la massima professionalità, perché credo che le persone corrette si comportino così. Dando la possibilità alla squadra di andare avanti e organizzarsi. Le ultime corse che abbiamo fatto sono state quelle di Pozzato, che ci ha invitato e che ha fatto davvero una gran cosa».

Da Vittoria all’Astana

Alla storia di Martinelli e Maini è legato, sia pure indirettamente, anche Manzoni. Vincitore per distacco della tappa di Cava dei Tirreni al Giro del 1997, in televisione la sua impresa quasi non venne mostrata. Alle sue spalle infatti Pantani era caduto per il famigerato gatto del Chiunzi e le telecamere rimasero su di lui, seguito in ammiraglia da Martinelli, e il suo calvario.

Di lui vi abbiamo raccontata a inizio 2021, quando la Bardiani non lo ha confermato. Avevamo raccontato la sua versione e quella di Reverberi, poi avevamo visto il tecnico bergamasco entrare in contatto con la Global6Cycling, continental creata da Manuel Bongiorno e dal suo amico James Mitri. In qualche modo la sua storia ricalca quella di Maini e di altri tecnici discreti, poco amanti della ribalta, ma molto bravi nel rapporto con gli atleti, cui questa discrezione viene a volte rinfacciata come un segno di debolezza.

«Mi hanno chiamato un mese fa – racconta – la scorsa settimana ho firmato. E’ stato un anno difficile comunque, la chiamata di Martino ha migliorato il tutto. Con la continental le cose non sono andate e a un certo punto ho preferito fare un passo indietro. Ma ho avuto quello che mi spettava, niente da dire. Ho lavorato con il cambio ruote Vittoria. Ho fatto qualche corsa con la commissione tecnica della Lega Ciclismo. In un modo o nell’altro è stato un anno di crescita, perché ho vissuto il mio mondo però da altre angolazioni e non sempre è un’esperienza possibile».

Mario Manzoni, Damiano Cunego, Davide Bramati, Giro d'Italia 2016
Manzoni con Damiano Cunego e Bramati al Giro d’Italia 2016, quando Mario era tecnico della Nioppo-Fantini
Manzoni con Damiano Cunego al Giro d’Italia 2016, quando Mario era tecnico della Nioppo-Fantini

La chiamata di Martino

La telefonata gliel’ha fatta Martinelli, che ci piace immaginare come l’architetto che sa esattamente quali elementi inserire nella squadra perché sia bella, funzionale e potente.

«Mi ha chiamato – sorride Manzoni – e mi ha detto: “Avrei bisogno di un aiuto, di un gregario”. Per portare di nuovo la mentalità che lui era riuscito a creare nella squadra di qualche anno fa. Per ricreare un clima di famiglia. Un ambiente costruttivo e competitivo, ma anche familiare e disponibile. Non me la sono tirata neanche un secondo».

Tra gli argomenti di fine ritiro (l’Astana si è ritrovata per le solite formalità da mercoledì a venerdì a Montecatini Terme), giusto ieri è saltata fuori anche la necessità di mettere mano alla squadra continental, in cui arriverà a breve anche Gianmarco Garofoli, uscito dal Team Dsm. La struttura va ricreata e non è peregrino immaginare il coinvolgimento di entrambi con un ruolo di controllo. Ma tutto per ora è fermo su carta. Il prossimo ritiro si farà a dicembre in Spagna e per allora i ruoli saranno tutti definiti.

Zaccanti licenziato dalla Bardiani: proviamo a capire

04.09.2021
7 min
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A Lugano quelli della Bardiani si erano ritirati tutti tranne Garosio. Giornata infernale per la squadra di Reverberi e per il resto del gruppo, dato che al traguardo nella corsa vinta da Moscon erano arrivati soltanto in 45. Per questo il mattino successivo, 28 giugno, uscendo in bici Zaccanti non aveva fatto che programmare la seconda parte della stagione. Immaginando un ritiro in altura, ad esempio, come quello fatto con Masnada alla vigilia del campionato italiano. Nell’ultimo periodo era riuscito a fare tre corse filate, novità assoluta per il suo calendario spelacchiato del 2021. Senza idea di quale sarebbe stata la gara successiva era arrivato a casa, trovando nella buca delle lettere una raccomandata. La mandava la Bardiani, la sua squadra. C’era scritto che lo licenziavano per mancanza di impegno e di risultati.

Un cazzotto nella pancia non gli avrebbe tolto il fiato allo stesso modo. Dopo una vita, gli stavano sfilando la bici di sotto, lasciandolo a 25 anni con una vita da reinventare. Filippo Zaccanti, scalatore. Passato alla Bardiani per la chiusura della Nippo-Fantini, in una fusione voluta dagli sponsor ma probabilmente mai accettata sino in fondo da Reverberi. Tre vittorie al secondo anno da professionista. Un Covid interminabile alla terza. Il licenziamento alla quarta.

Presentazione delle squadre alla Japan Cup, corsa importantissima per la Nippo, sponsor giapponese
Presentazione delle squadre alla Japan Cup, corsa importantissima per la Nippo, sponsor giapponese

Acerbo ma generoso

Non è detto che tutti meritino di passare professionisti e poi siano destinati ad avere una carriera gloriosa. Eppure alla Nippo-Fantini in cui ha trascorso i primi due anni di professionismo, Zaccanti era ben considerato. Nella sua relazione a Reverberi, Mario Manzoni, diesse del team giapponese poi passato alla Bardiani e a sua volta non confermato, espresse un parere favorevole.

«E’ un ragazzo che sa vincere – dice ora il tecnico bergamasco – e che all’occorrenza si è messo a disposizione della squadra. Un ragazzo certamente acerbo, anche perché al tempo aveva 23 anni, ma molto generoso. Però se li prendi così giovani, hai quasi l’obbligo morale di farli crescere, anziché alimentare il tritacarne che si è creato da qualche anno a questa parte. Credo se la Nippo non avesse chiuso, Filippo sarebbe stato confermato».

Magari, insomma, Zaccanti non sarebbe entrato nella storia dello sport, ma interrompere un contratto per cause da dimostrare e non previste è un’altra storia.

La vita nuova

Oggi Filippo lavora in un’azienda che realizza serrande e porte basculanti per garage. Si alza ogni mattina alle 6. Va al lavoro. Rientra per pranzo e mangia quello che la sua compagna Silvia gli fa trovare in tavola. Poi torna subito al lavoro e ci rimane fino alle 17,30 oppure oltre se c’è da fare qualche straordinario. Ma la porta non è chiusa e la ferita brucia ancora.

Come stai?

Sono stato fortunato a trovare lavoro. Mi sono sbattuto e alla fine non sono a spasso. Lavoro in provincia di Bergamo.

Come stai davvero?

Come sto… L’ho vissuta male, la vivo male ancora adesso anche se va un po’ meglio. Sono rimasto senza lavoro e senza la mia passione che era diventata un lavoro. E quando ho provato a chiamare Roberto Reverberi, non mi ha risposto.

Si poteva immaginare che finisse così?

Che non tirasse una grande aria lo avevo già visto l’anno scorso. Sono stato positivo al Covid e fra luglio e agosto sono rimasto da solo in casa, perché ho impiegato più di un mese per tornare negativo. La squadra nel frattempo ha fatto il suo ritiro e al rientro non avevo grandi sensazioni per la preparazione saltata. Così non ho finito le tre corse cui mi hanno mandato. Quest’anno la stessa cosa, in più mi rendevo conto che nelle riunioni prima delle corse non venivo proprio considerato. Io ho fatto il possibile, fisicamente stavo bene. Ma è dura che una squadra venga a cercarti se ti licenziano e non hai risultati.

E’ passato nel 2018 alla Nippo-Fantini, centrando tre vittorie
E’ passato nel 2018 alla Nippo-Fantini, centrando tre vittorie
Arrivavi dalla Nippo come Manzoni, forse quella fusione non ha mai funzionato…

Non ho mai pensato a questo, di sicuro non è finita bene. Alla Nippo c’era un ottimo ambiente, con i colleghi, lo staff e i direttori. Là c’era Manzoni, forse il miglior direttore sportivo che ho avuto, senza nulla togliere a Lanfranchi fra gli juniores e Valoti negli under 23. Uno di carattere, che non ha mai avuto problemi a dire quello che pensava.

Guardando il tuo calendario 2021, non hai fatto una grande attività.

Ho fatto una gara ogni due mesi. Sono andato anche al Circuito del Porto, che sarà pure una gara prestigiosa, ma resta una prova per dilettanti completamente piatta, quindi non adatta a me. Però sono stato zitto e ho lavorato per la squadra, con Lonardi che ha fatto terzo. Dopo il Porto, che era il 2 maggio, ho corso nuovamente al campionato italiano di fine giugno.

Nel frattempo ti sei allenato?

Io credo di aver fatto la mia parte. I dati che ho e che posso anche mostrare, perché sono su tutte le piattaforme, dicono che ho lavorato come deve fare un professionista. Ho preparato l’italiano al Livigno. D’inverno sono andato al caldo. Nella raccomandata si parla di mancanza di impegno e di risultati. Sull’impegno non sono d’accordo, i risultati sono mancati perché se non corri, non trovi la condizione e non hai la base. Il mio preparatore era in difficoltà: che cosa prepari se non sai dove correrai?

Da under 23, Filippo Zaccanti ha corso con il Team Colpack vincendo quattro corse
Da under 23, Filippo Zaccanti ha corso con il Team Colpack vincendo quattro corse
Sei mai stati richiamato prima perché non lavoravi abbastanza?

Sì alla fine dell’anno scorso. Poi abbiamo fatto gli esami del sangue e da vari controlli era emerso che non stavo bene e avevo un virus in corso.

Che cosa hanno detto i tuoi procuratori?

Sono con Carera e anche loro sono rimasti male. Addirittura è uscito un articolo in cui si diceva che io avessi rescisso il contratto volontariamente. Non so chi abbia messo in giro la voce.

Hai più preso la bici?

Il giorno dopo la lettera, i colleghi della zona mi chiamarono per andare ad allenarci e mi toccò spiegargli la cosa. Rimasero malissimo anche loro. All’inizio avevo voglia di allenarmi, ma quando sei stato abituato a considerare il ciclismo una cosa seria, che senso ha uscire senza un obiettivo? Invece la settimana scorsa ero in ferie dal lavoro, ho visto la bici e ho provato a prenderla. Ma ho fatto una fatica che non avrei mai immaginato…

In quattro anni hai mai visto tra i pro’ lo Zaccanti della Colpack?

Mai del tutto. Il primo anno è stato di ingresso. Al secondo, nonostante le fratture della clavicola e di una mano, ho vinto una tappa al Tour of Korea, poi un’altra tappa e la classifica al Tour of Hokkaido e la classifica della montagna al Tour of Japan, che per la squadra giapponese era importante. Il 2020 non lo posso considerare per il Covid, mentre quest’anno…

Nel 2020, Zaccanti ha partecipato al Tour Colombia, prima della chiusura Covid. Eccolo in fuga con il numero 216
Nel 2020, Zaccanti ha partecipato al Tour Colombia, prima della chiusura Covid. Eccolo in fuga con il numero 216
A casa come l’hanno presa?

Male la mia ragazza e male la mia famiglia. Ho investito tutta la vita su qualcosa che poi è finita così. Se mi licenziassero dalla ditta di adesso, sarei meno sorpreso. Quando fai il corridore è come se studiassi tutta la vita per avere uno sbocco. E io credo di aver fatto le cose a posto, ma lo sbocco non c’è più stato. E vi garantisco che al ciclismo ho dedicato tanto e per il ciclismo ho rinunciato a tanto…

Risponde Reverberi

Le campane vanno fatte suonare tutte e così abbiamo chiamato anche Roberto Reverberi, cogliendolo al Giro del Friuli. Domanda diretta: perché Zaccanti non è più con voi?

«Perché non finiva le corse – ha risposto – ragione per la quale era stato avvisato già l’anno precedente. Ha corso poco, ma quando è venuto a correre il problema non era che gli mancasse il ritmo, ma che si fermava davvero presto. E poi dalla lettura dei dati, si vede che non si allenava come avrebbe dovuto. E poi altri motivi che non è il caso di dire…».

Le posizioni sono chiaramente agli opposti. Della vicenda si occuperà probabilmente l’Uci: succede così quando un contratto viene rescisso in modo anomalo. Racconta Johnny Carera che Bruno Reverberi non ha voluto sentire ragioni. Nella stessa data, a fine giugno, la squadra ha licenziato anche Kevin Rivera che però ha trovato un accordo e sarebbe già a posto per la prossima stagione. A partire dal 2022 la Bardiani avrà al suo interno anche la squadra under 23 in cui confluiranno atleti juniores. Passare al professionismo non è come andare al parco giochi, la storia di Zaccanti ne è solo un esempio.

Tre campioni con Vittoria sul cambio ruote del Polonia

18.08.2021
5 min
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In ogni gara c’è sempre una squadra in più di quelle regolarmente iscritte: è quella del cambio ruote. L’assistenza neutra al Tour de Pologne era affidata a Vittoria, presente con un team di nove persone distribuito su tre auto e due moto: al volante ci sono gli ex professionisti Francesco Chicchi, Danilo Napolitano e Mario Manzoni assieme agli altri meccanici Fabio Alberti, Massimo Cisotto, Edoardo Fedre, Davide Tombini, Marino Vallarino e la ventitreenne Gloria Manzoni (più volte medagliata su pista da junior), responsabile della logistica.

La loro missione è quella di essere pronti alla necessità che richiede la corsa, anzi a quella del corridore in caso di emergenza. Foratura, guasto meccanico, caduta: loro devono esserci quando l’ammiraglia non può raggiungere un proprio atleta.

Le carriere di Chicchi, Napolitano e Manzoni – che assieme vantano più di 80 vittorie totali tra i professionisti – le conosciamo bene, però come se la cavano con l’assistenza ai loro ex colleghi? Abbiamo provato ad approfondire l’argomento con tutta la squadra, già schierata sul viale dello stadio del Gornik Zabrze per la partenza della settima ed ultima tappa del Polonia.

Ecco la squadra (quasi) completa di Vittoria al Tour de Pologne
Ecco la squadra (quasi) completa di Vittoria al Tour de Pologne
Da quanto tempo siete al cambio-ruote?

Chicchi: «Per me questa è la quarta stagione».

Napolitano: «Io ho iniziato nel 2018, l’anno dopo che ho smesso di correre. Anch’io quindi sono al quarto anno».

Manzoni: «Per me invece è il primo».

Voi che siete stati professionisti per tanti anni pensate di avere un colpo d’occhio migliore rispetto al meccanico tradizionale nel svolgere le mansioni in gara?

Napolitano: «Un po’ di intuito ce l’hai perché ci sei stato dentro e penso che il colpo d’occhio di dove metterti al momento giusto sicuramente ci sia».

Chicchi: «Sono d’accordo con Danilo, indubbiamente essere stati in gruppo fino a poco tempo fa aiuta. Riesci a prevedere se uno si sfila, alza la mano perché ha bisogno e quindi dici al tuo meccanico di stare in campana perché magari c’è bisogno di intervenire».

Manzoni: «Va detto poi che essendo con più mezzi ci dividiamo i compiti. Seguiamo alcuni settori di corsa e può capitare a volte che fai numero, altre che diventi essenziale».  

Fate riunioni pre e post gara fra di voi?

Manzoni: «Sì, lo decidiamo sempre la sera prima chi segue la corsa davanti con la prima e seconda ammiraglia, insieme alle moto, mentre la terza sta dietro a coprire il gruppo. Sappiamo quali sono i nostri ruoli».

Durante questi briefing vi date dei consigli?

Manzoni: «In gara via radio lo facciamo costantemente e ci sistemiamo. Naturalmente servono sempre i confronti costruttivi».

Chicchi: «In realtà no, perché ognuno di noi sa cosa deve fare. Ma è chiaro che se dovesse esserci un problema, la sera ci confrontiamo».

E’ capitato che qualcuno, tra corridori, direttori sportivi o organizzatori, si lamentasse per qualcosa?

Napolitano: «Fortunatamente no in questi miei quattro anni. Quando ti trovi con delle persone che lo fanno o l’hanno fatto di mestiere e sei in giro per settimane, penso che le lamentele vengano meno di quello che uno può pensare».

Chicchi: «Anch’io non ho mai ricevuto lamentele».

Manzoni: «Per evitare queste situazioni è importante avere un meccanico veloce ed un autista altrettanto svelto che sappia già dove mettersi».

Ora siete dall’altra parte della barricata, come cambia il vostro punto di vista sul cambio ruote rispetto a quando eravate corridori?

Napolitano: «A me tante volte capitava che mi desse una mano. Essendo velocista in certe gare, soprattutto quelle di un giorno, avevamo solo una ammiraglia della squadra e quindi l’assistenza mi aiutava con le borracce. Inveito contro un cambio ruote lento quando correvo? No, sono sempre stato buono, sono gli altri che mi vedono cattivo (ride, ndr)».

Chicchi: «Quando correvo non avevo particolare velocità per ripartire, anche se ci metteva 30 secondi in più non era un problema (ride anche lui, ndr). Battute a parte, per quello che mi riguarda ora vedo da vicino anche gli scalatori, che da pro’ non mi era mai successo. Poi ci può stare ogni tanto che quando il meccanico scende, visto che abbiamo set di ruote differenti, possa metterci quei dieci secondi in più del normale».

Manzoni: «Diciamo che fa parte anche del carattere di ognuno, ma se c’è da chiarirsi, si fa il giorno dopo, non durante la corsa. Mi sento di aggiungere, riprendendo quello che diceva Francesco, che una volta si cambiava la ruota e si andava, mentre adesso invece tra freni a disco e tradizionali le modalità sono totalmente diverse».

In effetti avete tanti tipi di bici sopra la vostra ammiraglia. Diversi i freni, diverse le pedivelle, diverse misure, diversi gruppi. Vi fate una lista di tutti i corridori che montano i vari materiali?

Manzoni: «Esatto, poi il meccanico in moto via radio trasmette i gruppi dei corridori in fuga».

Chicchi: «E a quel punto organizziamo le macchine che sono lì davanti, in modo che sappiano già in caso di necessità il materiale che serve».

La moto segnala alle auto la composizione della fuga e le dotazioni dei corridori
La moto segnala alle auto la composizione della fuga e le dotazioni dei corridori
Bisogna essere anche un po’ psicologi o motivatori quando un ragazzo fora, cade o ha un guasto e dovete farlo ripartire?

Napolitano: «Direi di no, tante volte il corridore stesso se cade cerca di rialzarsi e ripartire velocemente senza troppe storie, a meno che non si sia fatto male veramente».

Manzoni: «Non saprei, l’importante è non abbandonarlo perché in quei casi non è molto piacevole quando un corridore sente che dietro di sé non c’è l’ammiraglia o il cambio ruote».

C’è stato in questi anni un aneddoto particolare col cambio ruote?

Manzoni: «Ho iniziato da troppo poco tempo, per fortuna finora solo cose belle».

Napolitano: «Anch’io nulla di strano».

Chicchi: «Per quello che mi riguarda ho avuto una bruttissima esperienza agli europei di Glasgow nel 2018. Il meccanico che avevo allora andò nel panico e non riuscì a cambiare la ruota posteriore. C’era già il freno a disco, ma non c’era ancora l’avvitatore elettrico per il perno passante. Quindi non riusciva a trovare la chiave a brugola giusta e restammo fermi quasi 40 secondi. E’ stato l’episodio più brutto».

Manzoni resta a piedi: storia di un rapporto mai nato

21.12.2020
4 min
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Mario Manzoni non viaggerà più sull’ammiraglia della Bardiani-Csf. Questa è una di quelle notizie che nell’ambiente si conoscono, ma di cui non si parla, dandole per scontate. In realtà però Mario è un bravo tecnico e ancor prima una brava persona, per cui approfondire il perché lui sia senza lavoro è un passaggio da fare.

Caratteri diversi

Mario una spiegazione vera non sa darsela, se non pensare che a Bruno Reverberi il suo modo di lavorare non sia piaciuto. A quanto risulta dalle voci del gruppo, pare che al momento di assorbire parte della Nippo-Fantini che chiudeva (la foto di apertura risale al Giro del 2016 quando Manzoni guidava Cunego) e dovendo prendere almeno un direttore sportivo, Reverberi volesse proprio lui. E che Mario, per cameratismo, abbia spinto perché venisse preso anche Donati.

«Reputo la Bardiani – dice Manzoni – una delle squadre più solide in Italia, per cui andarci mi incuriosiva. Anche se chi mi conosce e conosce quell’ambiente mi diceva che con il mio carattere non mi sarei trovato bene. Ma io non volevo crederci e ho provato».

Giovanni Fidanza, Mario Manzoni, Giro d'Italia 2002
Giro d’Italia 2002, la Index vincerà con Savoldelli: Fidanza in ammiraglia, Manzoni in gruppo
Giovanni Fidanza, Mario Manzoni, Giro d'Italia 2002
Guidato da Fidanza nella Index che vincerà il Giro 2002

Dopo Zanatta

Reverberi al riguardo dice che lo sponsor Faizanè, entrato nel suo gruppo, non abbia mai spinto più di tanto.

«Ci hanno detto che lui e Donati erano bravi – dice Bruno – e visto che andava via Zanatta, li abbiamo presi. Che poi in realtà neppure servirebbero quattro direttori. Ognuno ha le sue idee e ognuno gestisce la sua squadra come meglio crede. Nella mia, o fanno quello che dico io, oppure niente».

Un problema tecnico

La storia dice che in tutta questa balorda stagione del Covid, fra Manzoni e Reverberi ci sia stata una sola discussione, nata quando un corridore si è rivolto a Manzoni segnalandogli un problema tecnico. Il bergamasco, dopo aver risposto al corridore che nulla sarebbe cambiato nell’anno in corso, si è rivolto a Reverberi, segnalando il problema.

«Per una volta che un corridore viene a dare un contributo costruttivo – dice – faceva parte del mio dovere di direttore sportivo tenere la cosa all’interno della squadra e parlarne con il mio team manager, nell’interesse della stessa squadra. Non sono un direttore, come dice lui, che guida solo la macchina, tutt’altro… In tanti anni che faccio il direttore sportivo, mi sono sempre sentito aziendalista, passatemi il termine. Ho sempre messo le esigenze della squadra davanti a tutto. Faccio il bene dei corridori per fare il bene della squadra. E invece questa volta mi sono sentito trattato quasi fossi un sindacalista. Non ho rivincite da prendermi, ma quello che mi è successo è ingiusto. Non posso essere messo in discussione per questo. E probabilmente non si doveva neanche discutere tanto, quanto piuttosto affrontare il problema e risolverlo per il bene della squadra».

La legge di Bruno

Reverberi al riguardo dice che per un direttore sportivo prima di tutto deve venire l’interesse della squadra e almeno su questo i due sembrano allineati. Poi però continua.

«Da quando c’è il WorldTour – dice – le squadre si sono riempite di direttori che, come diceva Saronni, guidano la macchina. Ricordate la fuga di Pescara al Giro del 2010 che poi vinse Basso? Tutta quella baraonda successe perché i direttori sportivi non hanno capito la situazione. A me non piacciono quelli che assecondano sempre i corridori, perché così quando cambiano squadra se li portano dietro. Ho sempre condotto la mia squadra in un certo modo e se ho dei contratti, mi aspetto che il direttore sportivo sia dalla mia parte nel far capire ai corridori che non si faranno eccezioni».

Bruno Reverberi, Mario Cipollini, Roberto Reverberi 2016
A partire dal 2021 la squadra di Reverberi correrà di nuovo su bici Cipollini. Foto del 2016
Bruno Reverberi, Mario Cipollini, Roberto Reverberi 2016
La squadra di Reverberi avrà di nuovo bici Cipollini

Scoperto per caso

Manzoni ha saputo di non fare più parte dei piani della squadra quando ha visto che il suo nome non era fra quelli del Giro d’Italia, quindi a ottobre. Nessuna comunicazione, scritta o verbale.

«A quel punto ho chiamato – dice – e ho avuto la conferma che non avrei fatto il Giro, senza alcun dettaglio in più. Ma non cerco vendette o riscatto, non l’ho mai fatto. E non voglio uscire da questa storia diverso da quello che sono sempre stato».

Come al Giro del ’97

Adesso il punto è trovare una squadra o una diversa collocazione, anche se siamo tanto avanti nella stagione e le difficoltà dei team sono sotto gli occhi di tutti. Alla Bardiani nel frattempo è arrivato Amoriello che, a detta di Reverberi, sarà più utile alla squadra, mentre Mario continua il suo giro di sondaggi, che lo hanno portato a chiamare diverse squadre a ad avere un primo contatto con Allocchio ed Rcs.

Non è certo il miglior modo per affacciarsi sul Natale. Ma lui, con lo stile che lo ha sempre contraddistinto anche quando era corridore, preferisce guardare avanti e tenersi in corpo l’eventuale voglia di rivalsa. Come quando al Giro del 1997 da velocista vinse per distacco la tappa del Giro d’Italia a Cava dei Tirreni, di cui pochi si ricordano. Quel giorno infatti Pantani cadde a causa del gatto del Chiunzi e le telecamere mostrarono a malapena l’arrivo di Manzoni e della sua maglia Roslotto. Non ci sono nemmeno le foto. Avrebbe potuto farlo notare, ma visse la gioia dentro di sé e capì che spesso ci sono situazioni cui è inutile opporsi. Forse non avrebbe voluto nemmeno che entrassimo nell’argomento, ma la storia meritava si essere raccontata. E comunque alla fine, quel problema tecnico è stato risolto con un cambio di sponsor.