Technipes #inEmiliaRomagna, si respira aria nuova

20.02.2023
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Dodici atleti: 6 under 23 e 6 elite. Il nuovo progetto riparte da loro. Siamo stati alla presentazione del Team Technipes #inEmiliaRomagna a Santarcangelo di Romagna. La percezione è che oltre al nome, l’aria da queste parti sia cambiata. Non in modo negativo, l’organico dello staff è rimasto lo stesso, ma si è decisamente allargato sotto tutti i punti di vista. Il progetto nato nel 2019 dall’impegno di APT Servizi Emilia Romagna e Consorzio Terrabici diventa continental e lo fa seriamente, con ambizioni chiare e corridori promettenti. 

Lo stesso focus  

La Regione Emilia Romagna rimane un polmone della squadra. Quest’anno sarà affiancata dall’azienda Technipes di Santarcangelo di Romagna. Il focus sarà lo stesso: far crescere i propri giovani grazie al confronto diretto con le grandi realtà del ciclismo italiano e internazionale.

«Il cicloturismo è uno dei settori maggiormente in crescita – ha detto Davide Cassani, Presidente APT Servizi Emilia-Romagna – eppure in Emilia-Romagna mancava una squadra di ambassador del territorio e che ne portassero in giro i colori con la propria attività. Così è nato il team U23 nel 2019, di cui sono stato l’ideatore, ma che vede un gruppo forte, con uno staff capace, che ha grande passione per questo sport e che lavora ogni giorno per rendere realtà questo progetto.

«Siamo partiti un passo alla volta – conclude l’ex cittì – ma il progetto e il team sono cresciuti man mano, vincendo in questi anni una tappa al Giro Giovani, indossando la maglia rosa, vestendo l’azzurro della nazionale U23 e portando un corridore, Tarozzi, al professionismo. Oggi, insieme a Technipes, a Bianchi e agli altri importanti partner, il progetto fa un ulteriore passo avanti».

Nuovi diesse e opportunità

Vi abbiamo già parlato dei nuovi diesse, Francesco Chicchi e Mario Chiesa. Due nomi con esperienza che si vanno ad aggiungere a quelli di Coppolillo, Calzoni e Contoli. Con loro il gruppo si rinforza anche di elementi del ciclismo dei professionisti, come il preparatore della Movistar Leonardo Piepoli, nel ruolo di consulente e collaboratore di Alessandro Malaguti.

Due fil rouge che accompagnano la squadra dalla sua nascita sono “Coppo” ed Emanuele Ansaloni. Il primo come timoniere, il secondo è il capitano non capitano, che ha vestito tutte le maglie di questa #inEmiliaRomagna.

«Oggi hai fatto bene – spiega Ansaloni – domani è un altro giorno. Coppolillo ti tiene sempre con i piedi per terra e motivato per il futuro. Il merito della squadra e della crescita è anche suo. E’ sempre stato un cuore pulsante del progetto fin dal 2019. Sul piatto ora abbiamo tutto quello che serve per andare nei professionisti. Certe squadre hanno meno e siamo noi che dobbiamo cercare di valorizzare questa opportunità. Lo stimolo in più quest’anno c’è perché correre con i pro’ ti fa capire com’è fatto il vero ciclismo. Poi si ha l’occasione di correre anche tra i dilettanti e cercare di fare la differenza per emergere. E questo è un po’ il “segreto” delle continental».

L’identikit della squadra

Un nome, una descrizione. Ansaloni apre la sua personalissima agenda..

Dapporto: «In un gruppo ristretto può dire la sua sempre. E’ stato in nazionale varie volte e sono sicuro che quest’anno può ambire alle vittorie che l’anno scorso sono mancate».

Collinelli: «Un passista giovane e molto veloce. Una garanzia per fare l’ultimo uomo, è bravo a farsi strada in gruppo, occhio da pistard. Una ruota veloce».

Montefiori: «Vice campione italiano a cronometro, non è più una sorpresa. I suoi obiettivi sono sicuramente internazionali».

Masoni: «E’ la definizione di uomo squadra ed è anche molto forte e attaccante». 

Umbri: «Veloce e molto potente, sono convinto che potrà fare bene. Un finisseur».

Nessler: «Ha fatto un finale di stagione importante. Il suo pane è la salita, in arrivi tortuosi ed esplosivi potrà dire la sua».

Petrelli: «Abbiamo corso insieme da juniores. Va sempre all’attacco e sa come muoversi per giocare le sue carte».

Sergiampietri: «Giovane, piccolo ma con un carattere deciso».

Innocenti: «E’ sempre stato una promessa. Un leone ferito e affamato per quello che gli è successo. Si vuole riscattare».

Monaco: «Ha avuto delle sfortune, va molto forte in salita e sarà la nostra chioccia con i pro’ avendo già esperienze. La sua missione principale sarà tornare in alto».

Forques: «E’ il nostro cavallo pazzo. Un ragazzo che fa squadra, solare e carismatico. Ha un bel motore, sarà una sorpresa per tutti perché viene dal triathlon e sarà la sua prima vera e propria stagione su strada». 

Qui Emanuele Ansaloni presente nella formazione di Faenza dal 2019
Qui Emanuele Ansaloni presente nella formazione di Faenza dal 2019

Le ambizioni di Ansaloni

Davide Cassani, durante la presentazione, lo ha interpellato per far capire che questa squadra ha un’anima e se c’è qualcuno che la rappresenta sotto il punto di vista di serietà, ambizioni e valori è proprio Ansaloni.

«Ansa è da troppo tempo con noi – dice Cassani – non perché non lo vogliamo. Un corridore come lui sarebbe prezioso in ogni squadra. Vogliamo che ci saluti perché vorrebbe dire essere diventato professionista».

«L’anno scorso – conclude Ansaloni – ho fatto quel terzo posto al campionato italiano su strada e non mi sono mai reso conto di aver sfiorato quella maglia. In primis, come è ovvio che sia, il mio obiettivo è quello di passare professionista. Voglio mettermi in evidenza nelle gare con i pro’ e proverò ad attaccare sempre per cercare di fare bene senza avere in mente il tutto o niente del risultato. Quando invece correrò tra i dilettanti, beh lì invece l’obiettivo è vincere».

El Gouzi, anno nero alle spalle. Parola sua e di Mario Chiesa

17.01.2023
4 min
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Il primo anno tra i professionisti non è mai semplice, soprattutto quando si arriva da un inverno difficile. Omar El Gouzi in questo momento si trova in Spagna ad allenarsi, per iniziare al meglio il 2023. La prima stagione tra i grandi l’ha corsa con la Green Project Bardiani CSF Faizané, non è andata molto bene e con lui cerchiamo di capire cosa ha funzionato e cosa no. 

El Gouzi si appresta ad iniziare la sua seconda stagione da professionista con la maglia della Bardiani
El Gouzi si appresta ad iniziare la sua seconda stagione da professionista con la maglia della Bardiani
Com’è andato il primo anno da professionista?

Sono contento per il passaggio e lo sono altrettanto per aver disputato delle belle corse di grande valore come la Milano-Sanremo ed il Giro di Lombardia. L’unica cosa è che dal punto di vista prestazionale mi sono un po’ perso. Ero partito bene, ma poi ho avuto un calo per buona parte dell’anno. Mi sono ripreso solo a settembre. 

Qual è stato il problema?

La preparazione invernale, arrivavo da un brutto infortunio subito nell’estate del 2021, che mi ha tenuto fermo per 4 mesi. Una volta recuperato però mi sono trovato ad inseguire la condizione, perché non ho fatto palestra ed ho avuto degli scompensi. 

Hai avuto tanti buchi di calendario, collezionando solo 38 giorni di corsa nel 2022…

La squadra aveva un calendario pieno di corse nei primi mesi della stagione e fino al Tour of the Alps ho corso con buona continuità. Poi la squadra aveva in programma il Giro d’Italia ed il Giro U23, io il secondo non potevo correrlo mentre per il primo, giustamente, non sono stato selezionato. Nella seconda parte di stagione ho corso di più ritrovando continuità tra agosto ed ottobre.

Nel 2022 ha disputato solamente 38 giorni di corsa, con ben due monumento: la Sanremo e Il Lombardia (in foto)
Nel 2022 ha disputato solamente 38 giorni di corsa, con ben due monumento: la Sanremo e Il Lombardia (in foto)
Questo ti ha influenzato negativamente?

Non è stato un problema, lavorando con un preparatore è più semplice programmare i momenti di forma. Sicuramente dovrò migliorare, ma già da dicembre sto lavorando molto per fare il salto di qualità. 

E’ difficile adattarsi al mondo dei professionisti?

Si tratta di qualcosa di nuovo, da dilettante sei abituato ad essere più seguito, qui ti reputano autonomo. Però, allo stesso tempo, hai i compagni di squadra più grandi che possono seguirti e darti dei consigli preziosi

Con chi ti sei confrontato maggiormente?

Con Visconti e Battaglin. Purtroppo Giovanni ci ha “abbandonato” presto, i suoi consigli mi sono mancati, sarebbero stati preziosi. 

Mario Chiesa (qui con Roberto Petito) è stato diesse di El Gouzi alla Iseo Rime Carnovali
Mario Chiesa (qui con Roberto Petito) è stato diesse di El Gouzi alla Iseo Rime

I consigli di Chiesa

Mario Chiesa è stato diesse di El Gouzi quando il ragazzo correva alla Iseo Rime Carnovali. Chi meglio di lui può inquadrare il giovane Omar e aiutarci a capire che tipo di ragazzo e corridore può essere?

«Quando seguo un corridore – inizia a spiegare Chiesa – mi piace fare una “radiografia” di quello che è stato. El Gouzi già da juniores ha fatto vedere grandi cose, nel 2017 è arrivato sesto al Giro della Lunigiana (in quell’edizione vinse Andrea Innocenti e fece quinto un certo Andrea Bagioli, ndr). L’anno successivo, il suo primo da under 23, arrivò decimo a Capodarco e nel 2019 corse il Giro d’Austria (una gara professionistica 2.1 ndr,) e finì secondo nella classifica dedicata ai giovani».

Omar ha un fisico molto esile, da scalatore puro, questo lo rende predisposto per le corse a tappe
Omar ha un fisico molto esile, da scalatore puro, questo lo rende predisposto per le corse a tappe

Bisogna attendere

«I numeri – riprende Chiesa – li ha sempre avuti, chiaramente non è un vincente, ma un corridore da corse a tappe. Una cosa da non sottovalutare assolutamente è il fatto che tra la fine del 2021 e l’inizio del 2022 è stato fermo quattro mesi per la frattura di due vertebre. Una cosa non da poco se a questo si aggiungono le difficoltà del primo anno tra i professionisti. El Gouzi, tuttavia non è esente da colpe, lui fa fatica a fidarsi, e questo lo limita. Deve imparare ad ascoltare chi lo circonda e seguire una linea, senza cambiare a metà (il riferimento è anche al cambio di preparatore fatto dallo stesso El Gouzi a metà 2022, in piena stagione, ndr)».

«Omar – conclude – è un ragazzo da attendere, in questo ciclismo moderno è sempre più difficile, ma è anche nell’interesse della Bardiani. Lui può crescere molto, sicuramente può fare meglio di quanto fatto vedere nella passata stagione e questo inverno si è potuto allenare senza intoppi. Non resta che guardare cosa succederà quando attaccherà il numero sulla schiena».

Cassani chiama Chiesa, super spalla per “Coppo”

18.11.2022
5 min
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Con Coppolillo e Chicchi, di cui vi abbiamo raccontato di recente, sulla plancia della Technipes #InEmiliaRomagna salirà anche un direttore sportivo di grande esperienza come Mario Chiesa. Bresciano classe 1966 e professionista dal 1988 al 1997 con la Carrera e poi l’Asics-CGA, quando ha smesso di correre è stato direttore sportivo di grandi squadre, fra cui la Fassa Bortolo, la Liquigas e la Katusha. La sua ultima ammiraglia è stata quella della Iseo Rime-Carnovali, lasciata la scorsa stagione. Ultimamente era uno degli uomini RCS al Giro, fino alla chiamata di Cassani.

Al Giro d’Italia 1995 ha scortato Chiappucci, che chiuse al 4° posto
Al Giro d’Italia 1995 ha scortato Chiappucci, che chiuse al 4° posto

Lavorare per il futuro

Mario è un uomo di cuore. E quando la chiamata è arrivata dal collega di tante corse, l’istinto di rispondere allo scatto è stato superiore alle perplessità degli ultimi anni.

«Con Davide – racconta – ci eravamo sentiti l’anno scorso per la squadra che stava allestendo. Poi le cose non sono andate nel verso giusto, ma lui mi ha detto che avrebbe avuto piacere che gli dessi una mano nel fare qualcosa per il futuro con la continental. Ho accettato, senza voler essere di troppo. Sono tanti anni che c’è Coppolillo e hanno preso Chicchi. Magari posso dargli una mano con l’esperienza e le conoscenze per qualche corsa all’estero. Oppure magari una mano per la logistica, anche se la Roberta che se ne occupa è molto preparata…».

La Technipes #InEmiliaRomagna è la squadra di Coppolillo, qui con Cantoni in rosa al Giro U23 del 2021
La Technipes #InEmiliaRomagna è la squadra di Coppolillo, qui con Cantoni in rosa al Giro U23 del 2021

Il cuore latino

Un passo indietro. La grande educazione. La capacità di osservare. Chiesa è prima di tutto una persona seria e si capisce che Cassani abbia pensato anche a lui nell’allestire la grande squadra per ora riposta in cassetto non ancora chiuso. 

«Io sono sempre abbastanza disponibile a mettermi in gioco in cose nuove – dice Chiesa – anche al di fuori del professionismo. Negli ultimi anni ho visto che non è più il mio ciclismo. E’ cambiato troppo e troppo velocemente. Forse mi penalizza anche il discorso della lingua, ma io sono latino. Ho cuore latino e ho sempre corso in squadre come famiglie. Questo era normale fino a 10 anni fa, ormai è impossibile in squadre di 70-80 persone. Le continental come la Technipes #InEmiliaRomagna sono squadre in cui c’è ancora un rapporto umano e familiare. Sono tutte persone della zona, si conoscono da lunga data con un grosso affiatamento». 

Nel 2016, Chiesa guidava la IAM Cycling, qui al Giro d’Italia. L’anno dopo passò al neonato Team Bahrain-Merida
Nel 2016, Chiesa guidava la IAM Cycling, qui al Giro d’Italia. L’anno dopo passò al neonato Team Bahrain-Merida

Il ruolo del direttore

Il Chiesa direttore sull’ammiraglia, in alcune occasioni e soprattutto nelle squadre più grandi, ha lasciato il posto al Chiesa dietro le quinte.

«Ho sempre fatto il lavoro… sporco – ammette – quello che fa andare bene o in malora una squadra. Il grande Giancarlo Ferretti mi ha indirizzato verso questo ruolo. La logistica e lo staff sono il cuore della squadra. Puoi avere anche il campione del mondo, ma se dietro non ci sono affiatamento e organizzazione, non vai lontano. Mi piace fare il direttore sportivo, ma oggi qual è il ruolo del direttore? E’ concentrato sulla corsa, su tutti i minimi particolari. Cose che servono, ma dal mio punto di vista serve di più l’affiatamento col corridore. Se vai a una corsa e sei l’estraneo di turno, perché arrivi e devi dirgli cosa deve fare senza conoscere la sua psicologia, certo che dopo si prendono i mental coach per far ragionare i corridori. Io penso che la figura principale sia quella del direttore sportivo, invece la stanno mettendo da parte».

Dal 2019, Chiesa ha affiancato Daniele Calosso alla Iseo Rime Carnovali
Dal 2019, Chiesa ha affiancato Daniele Calosso alla Iseo Rime Carnovali

Due anni fra gli U23

Ha lasciato la Iseo Rime non trovando più grandi sintonie, riparte da un’altra continental con gli stessi temi da affrontare. Giovani che passano presto, corridori che smettono a 22 anni.

«Qui tocchiamo un tasto dolente – dice – perché difendo la posizione della Federazione. Per me è giusto l’obbligo al dilettantismo almeno per i primi due anni, per far crescere al meglio i corridori. Evenepoel, Pogacar e Ayuso sono eccezioni. Non è giusto che manchi un regolamento internazionale. L’Italia è l’unica che propone questa norma, ma sbandierano il diritto al lavoro e li fanno passare da juniores. Tanti corridori vengono bruciati per questo, altri in compenso – faccio i primi nomi che mi vengono: Luca Coati e Matteo Zurlo – meriterebbero di passare e invece sono lì sgomitare e rischiano di smettere. Hanno una certa esperienza, li abbiamo visti e hanno il diritto di fare almeno due anni. Quanto ci ha messo ad arrivare Sonny Colbrelli? Io credo ancora che sei debba salire un gradino per volta, come per ogni cosa della vita». 

Giro d’Italia Under 23, la Colpack di Ayuso e Baroncini teneva banco anche a livello internazionale
Giro d’Italia Under 23, la Colpack di Ayuso e Baroncini teneva banco anche a livello internazionale

Il calendario giusto

Altro tema, altro giro di giostra: l’attività delle squadre italiane e le prospettive dei nostri corridori, dato che tornerà presto a far parte del loro ambiente.

«Mancano le corse a tappe – dice – forse ne inseriscono una nuova in Emilia e saliamo a quattro. La differenza è che tanti stranieri fanno il calendario del loro Paese e poi vengono in Italia. Il Val d’Aosta aveva 35 squadre e solo 4 italiane. Le nostre non vanno fuori. Un po’ non le invitano, un po’ per una questione di costi. Per andare all’estero, diciamo al Tour de Normandie, devi pagarti l’hotel e la trasferta, devi avere più staff per muovere i mezzi e ti trovi una spesa di minimo 8.000 euro, dipende da dove vai. Ci sono squadre che se lo possono permettere, altre che preferiscono correre il sabato e la domenica in Italia. Intendiamoci, abbiamo un buon calendario, ma non basta.

«Cresci se vai a correre con gente che ha due o tre anni più di te. Non è obbligatorio andare tra i professionisti, noi abbiamo fatto le richieste per corse di un certo livello. Vediamo se ci accettano. Corse dove incontri squadre che hanno corridori importanti. Guardate l’organico della FDJ, con i francesi, ma anche neozelandesi e inglesi. Come la Colpack di Ayuso, Baroncini e Verre. Quando hai atleti così, è normale che tutta la squadra vada super forte ed è competitiva anche all’estero. Purtroppo non tutti gli anni c’è un Baroncini».

La Iseo Rime chiude un buon 2021 e ricomincia dagli under 23

11.11.2021
5 min
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Se si volta lo sguardo alla stagione appena conclusa, si può affermare con tranquillità che una delle squadre rivelazione o che comunque ha mostrato una buona costanza di rendimento è stata la Iseo-Rime Carnovali.

Il team diretto da Mario Chiesa e Daniele Calosso, ha ottenuto 24 podi di cui sei vittorie e molti altri piazzamenti importanti. Ha messo in condizione di passare professionista un corridore, Omar El Gouzi, e per poco anche un altro ragazzo, Samuele Zambelli.

La Iseo Rime Carnovali ha preso parte anche al Giro dell’Appennino…
La Iseo Rime Carnovali ha preso parte anche al Giro dell’Appennino…

Il modello dei pro’

«Abbiamo basato il nostro lavoro senza fare tanti ritiri continui – spiega il diesse Chiesa – ma seguendo più o meno il metodo dei professionisti. Abbiamo voluto abituare i ragazzi ad un lavoro più autonomo e meno di controllo. E non è stato facile con una squadra di giovani. Che metodo? C’è un preparatore che dà le tabelle al corridore, il quale a sua volta ha un calendario di gare: poi sta a lui farsi trovare pronto. Di là , tra i pro’, sei solo. Ovviamente assicurando ai ragazzi la massima disponibilità da parte dello staff ed ogni supporto possibile».

«Io sono in questo team da due anni e con gli altri tecnici stiamo cercando di cambiare un po’ il metodo di lavoro. A volte è necessario fare un passo indietro per farne due avanti.

«Lo scorso anno abbiamo preso cinque juniores ed è stata una bella fatica, per loro. Hanno la scuola, la maturità, ritmi serrati… non a caso dopo gli esami qualcuno ha avuto dei problemini. E’ un po’ crollato di nervi. Pertanto credo che la scelta di non correre a luglio e di andare a Livigno sia stata azzeccata. Qui in pianura c’erano 40 gradi all’ombra. Si è un po’ pagato ad inizio agosto, ma il finale di stagione è stato buono».

Chi passa e chi no

La Iseo vedrà un suo corridore passare professionista. E’ Omar El Gouzi che andrà alla Bardiani Csf Faizanè. Omar doveva fare anche il Tour de l’Avenir ma poi cadendo in allenamento si è rotto due vertebre e addio sogni azzurri, però era entrato nella top 10 del Giro e anche al Val d’Aosta era nelle posizioni di testa.

Samuele Zambelli invece era partito benissimo. «Aveva ottenuto un terzo posto in maglia azzurra alla Per Sempre Alfredo – dice Chiesa – ma poi ha preso il Covid che gli ha compromesso anche il Giro U23. Lui è un elite (classe 1998, ndr) e non resterà con noi. Era sempre piazzato. Ha vinto una corsa e credo sia uscito dai primi dieci solo un paio di volte. Ecco, tante volte mi chiedo come certe squadre di professionisti non guardino questi dati».

«Bravi anche Federico Iacomoni, un trentino che non molla mai, e Andrea D’Amato che ha vinto tre corse tra cui la Coppa d’Inverno e poi è sempre rimasto al vertice». Tra i vittoriosi del team anche Giosuè Epis e Matteo Furlan.

Per D’Amato (classe 2002) ben tre vittorie in questo 2021
Per D’Amato (classe 2002) ben tre vittorie in questo 2021

Nel 2022 solo under 23

«Ripartiremo a gennaio con un raduno di squadra – continua Chiesa – qui nella nostra sede sul lago di Garda, ma i ragazzi non saranno tutti e 14. Ci saranno due gruppi. Sia per una questione di assembramenti che di sicurezza sulle strade quando ci si allena. La zona resta fortemente antropizzata e non vogliamo disturbare troppo il traffico.

«Per la prossima stagione faremo un team solo di under 23. Abbiamo preso tre juniores: Federico Biagini, Lorenzo Fraccaro e Giuseppe Aquila. E tre secondo anno. Abbiamo preso Elia Tovazzi e Giovanni De Carlo (entrambi dal Team Sissio). Quest’ultimo, è un quarto anno, magari non sarà un super vincente ma so già che sarà presente in molte gare. Inoltre abbiamo Yaroslav Parashchak, un ucraino, che è all’ultimo anno da under ma che tra il Covid due stagioni fa e dei problemi di salute l’anno scorso ha corso pochissimo.

«Certo, è un bel rischio senza corridori di esperienza, ma sono sicuro che sapranno fare bene. Che ci metteranno impegno. E poi il merito è anche dei nostri sponsor che ci permettono di fare certe scelte. Loro non mettono pressione ai ragazzi e di conseguenza anche noi tecnici lavoriamo meglio. Vivono il ciclismo come una grande passione».

La Iseo Rime Carnovali nelle foto di rito d’inizio stagione lo scorso inverno
La Iseo Rime Carnovali nelle foto di rito d’inizio stagione lo scorso inverno

Giovani da plasmare

«La scelta di fare gli under 23 è perché vogliamo cambiare mentalità – conclude Chiesa – Questi ragazzi ce li vogliamo formare bene. E poi i nostri elite sarebbero stati di terzo anno e sarebbe stata davvero complicata anche per loro.

«Gli elite hanno più fretta di fare risultato e avrebbero condizionato, come è già successo, il lavoro e le tattiche di squadra. In qualche modo infatti si cerca di agevolarli. Quest’anno invece i ragazzi partiranno tutti un po’ più alla pari. Si aiuteranno di più col gioco di squadra. E poi non tutti saranno in condizione nello stesso momento, quindi dovranno capire quale sarà il momento di mettersi a disposizione. O di aiutare quando il percorso non è adatto a loro».

Iseo Rime Carnovali, una culla di campioni

06.01.2021
5 min
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La Iseo Rime Carnovali forse è meno lontana dai riflettori di molte Continental italiane e pure lavora sodo e la crescita dei ragazzi è la priorità, come sostengono i due direttori sportivi, Mario Chiesa e Daniele Calosso.

Siamo nel bresciano e questa squadra ha molto della sua terra. Già il solo fatto che Chiesa era di questa provincia, che correva nella Carrera (bresciana anch’essa) circondata da altri compaesani: Bontempi, Martinelli, Inselvini la dice lunga. Con certi nomi si capisce presto quanto possa trasmettere ai suoi ragazzi.

Mario Chiesa (a destra) e Daniele Calosso (a sinistra) nel ritiro della Iseo Rime Carnovali
Chiesa (a destra) e Calosso (a sinistra) con i loro ragazzi

Dalla Carrera alla Iseo

«Nella mia carriera – racconta Chiesa – ho ottenuto successi e imparato molto. Il ciclismo è la mia passione, pedalo dal 1975, ho fatto tutte le categorie e sono riuscito a realizzare il sogno di diventare professionista. Quando smisi di correre diventai subito direttore sportivo, ma una volta era diverso. Sì, stavano arrivando figure nuove come il preparatore, ma era ancora tutto molto famigliare. Poi dopo parecchi anni, soprattutto dopo l’arrivo del WorldTour sono cambiate tante cose. Ci sono team di 70 anche 100 dipendenti, gente che quasi non conosci e che rischi di vedere solo al primo ritiro della stagione e poi non incontri per un anno intero. Rapporti diversi, più professionali, ma anche più freddi. Insomma non era più il mio ciclismo».

E per questo tornare tra i dilettanti o comunque in una dimensione più piccola ha ridato a Chiesa il sapore del suo ciclismo. Familiarità, rapporto umano e quella cosa bellissima che si chiama insegnare ai giovani.

«La squadra è bresciana, io sono bresciano e mi hanno chiesto di dare una mano, di mettere la mia esperienza al servizio del team e dei ragazzi in modo professionale. Ho accettato. Lavorando coi giovani … mi sento giovane! Pensate che ho ripreso la bici dopo 20 anni, a volte esco con loro. E’ questo il vero ciclismo».

Giovani… professionali

Vero ciclismo, ma il dilettantismo di oggi è cambiato. Anche qui non si lascia più nulla al caso.

«Come in tutte le cose anche qui si stanno adeguando. Aumentano i costi, ci sono più test nella preparazione, più figure… E’ un semiprofessionismo. I ragazzi hanno comunque un contratto di lavoro. 

«Qui puntiamo sui giovani. E l’obiettivo è di dargli la mentalità giusta per capire come funziona dall’altra parte, quella dei pro’. Per esempio non facciamo troppi ritiri, né li teniamo vicini per tutto l’anno. Facciamo i ritiri fondamentali, come quello di gennaio o magari prima di una grande corsa. Lasciamo ai ragazzi più libertà e più responsabilità. Quanti dilettanti vincevano 10 corse e poi passavano e neanche le finivano più? Perché? Perché dietro avevano un sergente che li seguiva in ogni momento.

«La tendenza è di fare team di giovani – riprende Chiesa – ma il problema è, almeno in Italia, che non ci sono abbastanza squadre professionistiche. Vanno all’estero, ma lì quasi tutte hanno il loro vivaio. Ai miei tempi avevamo 10-11 team pro’, alcuni di primissimo piano. Passare era più facile, anche per un terzo anno… Non capisco perché in Francia ci siano squadre WorldTour, professional e persino delle continental e da noi no. Perché loro riescono a trovare degli sponsor e noi no. In Italia si preferisce investire nel calcio, quando nel ciclismo si avrebbe molto più ritorno».

La Iseo Rime Carnovali dopo il lockdown è ripartita dall’estero
La Iseo Rime Carnovali dopo il lockdown è ripartita dall’estero

Calosso cosa dice?

L’altro tecnico e pilastro della Iseo Rime Carnovali è Daniele Calosso, in ammiraglia da ben oltre un decennio. Uno che coi giovani ci sa fare e che li sa “leggere”. Oggi gli U23 sembrano già pro’, ma possibile non abbiano paure ed incertezze? Possibile siano già delle macchine?

«Io ho notato – dice Calosso – che hanno minor senso di responsabilità, ma non solo i ciclisti, parlo della generazione che ha dai 15 anni in su. I ragazzi oggi hanno tanto e sono meno determinati a lottare per raggiungere gli obiettivi. Sono abituati ad avere molto e con poco sforzo e se non raggiungono l’obiettivo subito, tendono a mollare. Un ragazzo che è abituato a vincere in una categoria ci sta che accusi il passaggio, ma oggi si lascia andare. Attenzione però, i ragazzi di oggi non sono stupidi. Hanno in mano una tecnologia che 20-30 anni fa non c’era. La favola a loro non la puoi raccontare più.

«Come si tira fuori il carattere? A nostro avviso servono figure di riferimento intorno. Già il fatto stesso che oggi ci siano molti più genitori separati è un fatto. Una volta in famiglia sia parlava di più. Tanti ragazzi non dico che abbiano bisogno di un secondo padre, ma quasi. Ci siamo rivolti anche ad uno psicologo dello sport, una ragazza, che ha parlato loro del lavoro di squadra, della leadership. In quell’occasione c’era anche Cassani. Un motivatore sportivo serve. E’ quella figura utile anche per sfogarsi. Ma non deve essere né l’amico che ti dice sempre sì, né il genitore. Deve saperti dare il bastone e la carota».

Iseo Rime sul podio alla Dookoła Mazowsza con Bertone
Bertone sul podio alla Dookoła Mazowsza

Verso le prime corse

Con Calosso si parla anche di cose più concrete. Come il calendario che vedrà protagonista la Iseo Rime Carnovali. 

«Inizieremo a fine febbraio – conclude Calosso – con la San Geo e la Firenze-Empoli. Poi una parte del team resterà in Toscana. La prima corsa a tappe sarà il Giro di Romagna ad aprile, quindi classiche come il Piva, Belvedere, Recioto. Dovrebbe tornare il Liberazione, corsa splendida, imprevedibile: il mondiale di primavera. E poi ci sarà il Giro U23, che per noi è la corsa più importante. Anche per questo ci siamo rinforzati un po’ sul fronte degli scalatori: abbiamo Alex Raimondi, Yaroslav Parashak ed El Gouzi Omar. Nel complesso la squadra è giovane, abbiamo 15 corridori, cinque dei quali arrivano dagli juniores».