Cretti: un giugno da favola e la maglia azzurra

03.07.2023
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La voce di Luca Cretti attraversa decisa il telefono, il momento del giovane bergamasco della Colpack-Ballan è positivo. Le prestazioni sono andate di pari passo con dei buoni risultati, il suo mese di giugno è stato un continuo progredire. Al Giro Next Gen sono arrivati due bei piazzamenti, il primo a Cansiglio, quarto, l’altro a Trieste, secondo. Cretti è stato bravo poi a riposarsi ed arrivare pronto al campionato italiano, dove però è stato battuto in volata da BusattoHa poi conquistato il Giro del Veneto (in apertura con la maglia di leader). E ieri, infine, è finito dietro Pellizzari nella Astico-Brenta.

Il giorno dopo il campionato italiano Cretti ha vinto la Pessano-Roncola (foto Rodella)
Il giorno dopo il campionato italiano Cretti ha vinto la Pessano-Roncola (foto Rodella)

Finalmente sbloccato

La prima vittoria stagionale è arrivata il giorno dopo della corsa tricolore, sulle strade di casa, alla Pessano-Roncola. Un bel successo che ha riequilibrato i conti con la fortuna e con qualche occasione lasciata a metà, per sua stessa ammissione. Il corridore bergamasco ha concluso la sua cavalcata del mese di giugno coronandola con la vittoria della classifica generale al Giro del Veneto (photors.it in apertura).

«Non ho considerato la vittoria della Pessano-Roncola come una liberazione – ammette Cretti – sapevo che con la condizione che avevo prima o poi sarebbe arrivato un successo. Quella mattina, però, a dire il vero neanche volevo partire. Alla fine Gianluca Valoti mi ha convinto, ma non mi aspettavo nulla. Non avevo mai vinto su un arrivo in salita, ma ripeto: la gamba c’era.

«Il Giro del Veneto ho insistito io per correrlo e fare classifica. Dopo aver vinto su una salita come quella della Roncola – prosegue Cretti – mi sentivo troppo bene per non provarci. Se mi dovessero chiedere che corridore sento di essere, non saprei rispondere. Questo mese di giugno è stato incredibile. Nel 2023 ho già corso cinque gare a tappe, questo è uno dei motivi per cui sono venuto in Colpack e sono contento che la scelta sia stata ripagata».

Per il corridore della Colpack quest’anno è arrivata anche la prima esperienza al Nord: alla Paris-Roubaix Espoirs
Per il corridore della Colpack quest’anno è arrivata anche la prima esperienza al Nord: alla Paris-Roubaix Espoirs
Facciamo un passo indietro al Giro Next Gen, quando hai capito di andare forte?

Fin dai primi giorni, parlando con i miei compagni nel post tappa capivo di avere sensazioni diverse da loro. Per fare un esempio: a volte parlavamo del ritmo tenuto su qualche salita e io mi accorgevo di aver fatto meno fatica rispetto a loro. Dopo due o tre volte che lo dicevo, ho capito che forse non erano loro ad andare piano, ma io ad essere in ottima forma. 

Tant’è che poi ci hai provato due volte, a Cansiglio e poi a Trieste.

Finiti i primi giorni di lavoro per Persico e Meris abbiamo avuto il via libera (tant’è che a Povegliano ha vinto Romele, ndr). Io nelle ultime due tappe mi sono buttato nella mischia, sono andato in fuga e ci ho provato. Mi considero un corridore da fughe, ce l’ho nel sangue. Non ho un particolare spunto veloce quindi devo sempre provare ad anticipare, inutile aspettare. 

E’ una condizione che hai trovato come?

Dal ritiro in altura che abbiamo fatto a Livigno con la squadra. Era la prima volta che andavo a fare una preparazione del genere ed i risultati si sono visti. 

A Mordano Cretti ha provato in ogni modo ad attaccare Busatto ma non è riuscito a levarselo di ruota (foto Zannoni)
A Mordano Cretti ha provato in ogni modo ad attaccare Busatto ma non è riuscito a levarselo di ruota (foto Zannoni)
Quale secondo posto ti ha fatto “rosicare” di più? Quello di Trieste o al campionato italiano?

Chiaramente vincere la maglia tricolore sarebbe stato un sogno, è una maglia unica alla quale tutti ambiscono. Ma sulle strade di Mordano ho fatto di tutto per staccare Busatto, anche quando siamo rimasti in due ho provato più volte a forzare. Non ho rimpianti. Mentre a Trieste contro Foldager non mi sentivo di aver dato tutto. Il percorso non era così duro e non avevo troppo spazio per provarci. Quindi direi che ho rosicato di più a Trieste. 

Questo è anche il tuo ultimo anno da under 23, un passaggio importante per la tua carriera…

Vero. Ho la fortuna di essere arrivato qui in Colpack in tempo per provare a giocarmi tutto, penso che sia la squadra migliore per farlo. Fin dall’inverno mi sono allenato bene, sono riuscito anche a perdere quei tre chili di troppo e si sente la differenza. Anche se la stagione non era iniziata al meglio.

In che senso?

Ho affrontato la prima parte del 2023 concentrandomi troppo sul fare il risultato. Mi dicevo: «Devi vincere per dimostrare che vali». Ad una gara in Croazia stavo parlando con un mio compagno che mi ha consigliato di andare da un mental coach.

A Trieste qualche rimpianto per Cretti, avrebbe potuto provare a staccare Foldager (foto LaStampa)
A Trieste qualche rimpianto per Cretti, avrebbe potuto provare a staccare Foldager (foto LaStampa)
E come ti sei trovato?

Era un’idea che avevo in mente da tanto tempo, mi stuzzicava. Le prime sedute sono servite per conoscerci, poi ho iniziato a vedere i frutti del nostro lavoro. Ci confrontiamo sul pre e sul post corsa. 

Cosa è cambiato?

Abbiamo spostato il focus dal risultato alla prestazione, bisogna migliorare quest’ultima per essere competitivi. Ci concentriamo sulle parti positive, senza vivere quest’ultimo anno con ansia. E’ tutto nelle mie mani, devo fare del mio meglio, se sei bravo va bene, altrimenti non era destino. 

Il ritiro a Livigno prima del Giro Next Gen ha portato i suoi frutti alla corsa rosa (foto Rodella)
Il ritiro a Livigno prima del Giro Next Gen ha portato i suoi frutti alla corsa rosa (foto Rodella)
Per ora sta andando bene, considerando che anche il cittì Amadori si è accorto delle tue prestazioni. 

Mi ha fatto i complimenti al Giro e poi anche al campionato italiano. In questi giorni mi ha comunicato che sarò tra i convocati per il ritiro in altura al Sestriere. Per gli appuntamenti importanti, come Avenir e mondiale, magari avrà già dei nomi in testa, io farò del mio massimo per metterlo in difficoltà. Se sarò all’altezza di essere convocato darò tutto per la maglia azzurra. 

Che effetto ti fa partire per il ritiro di Sestriere?

Contentissimo, ma l’ho vissuta con tranquillità. Sapevo che con le buone prestazioni sarebbe potuta arrivare questa convocazione. La cercavo da tanto e finalmente è arrivata.

A Busatto il titolo U23 con testa e gambe da campione

25.06.2023
6 min
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«Ancora devo realizzare di aver vinto il campionato italiano. L’ho sempre vista come una corsa difficile tatticamente. Credo sia l’apice di una crescita e spero di continuare così». Ha colto subito nel segno  Francesco Busatto neo campione italiano under 23. Il corridore della Circus-ReUz dopo l’arrivo ha parlato subito di gioia, di tattica e di crescita. 

Dopo l’alluvione in Romagna, Marco Selleri e Marco Pavarini, dirigenti di ExtraGiro, hanno fatto un altro piccolo miracolo (foto M. Isola)
Dopo l’alluvione in Romagna, Marco Selleri e Marco Pavarini, dirigenti di ExtraGiro hanno fatto un altro piccolo miracolo (foto M. Isola)

La corsa

La gara di Mordano si snodava sul circuito dei Tre Monti, quello famoso per il mondiale di Adorni e in parte di Alaphilippe

Da fare 171 chilometri e 2.300 metri di dislivello. Caldo, ma non impossibile e corsa subito vivace. Fuori c’è una fuga numerosa. Al quarto dei nove giri, sul forcing di Sergio Merisin, vanno via in otto, tra cui i tre del podio, Busatto appunto, Luca Cretti della Colpack-Ballan e Dario Igor Belletta della Jumbo-Visma Development. All’ottava tornata l’azione decisiva.

Busatto attacca deciso e solo Cretti riesce a rispondergli e anzi anche a rilanciare. Si capisce subito che i due ne hanno di più e scappano. E’ sprint a due… ma non c’è storia. Dopo la Liegi e l’Orlen Nations Grand Prix, Busatto infila un altro prestigioso successo.

«E’ un sogno che si realizza – ha detto Busatto dopo l’arrivo – non lontano da qui, sulla salita di Gallisterna, avevo visto vincere il mondiale ad Alaphilippe e anche io ci avevo corso su quelle strade. Strade che mi si addicevano oggi. Il percorso, con strappi pendenti alternati a tratti in cui la salita spianava, mi piaceva».

Partenza e arrivo a Mordano: 164 iscritti, 171 km, 2.300 m di dislivello percorsi a 40,343 di media oraria (foto M. Isola)
Partenza e arrivo a Mordano: 164 iscritti, 171 km, 2.300 m di dislivello percorsi a 40,343 di media oraria (foto M. Isola)

La tattica

Non è la prima volta che durante l’anno Busatto gioca bene le sue carte. E quando all’inizio ha parlato di tattica lo ha fatto a ragione.

«Della mia squadra – spiega il veneto – eravamo solo due e questo mi preoccupava. Abbiamo cercato di correre di rimessa all’inizio, lavorando per ricucire sulla prima fuga. Da lì però ho cercato di farmi trovare pronto su ogni attacco».

Come si dice: spesso la miglior difesa è l’attacco. Francesco aveva capito che non poteva permettersi di restare indietro nuovamente, meglio anticipare, anche perché era ben consapevole delle sue doti di finissseur.

Sul circuito dei Tre Monti sempre una bella cornice di pubblico (immagine Instagram)
Sul circuito dei Tre Monti sempre una bella cornice di pubblico (immagine Instagram)

Lucidità da campione

Nessuno gli aveva detto di correre così. Anche perché i diesse al seguito di Francesco e del suo compagno, Alessio Delle Vedove, non c’erano. E anche durante la settimana non si erano parlati poi così tanto.

«Non ci siamo parlati più di tanto – ha detto poi a mente fredda Francesco – ma ho cercato di correre secondo la mia esperienza, cercando di fare tutto il più diligentemente possibile».

«Sapevo di essere veloce, ma non ero sicuro di vincere. Ho capito però che potevo farcela quando all’imbocco dell’ultima salita il vantaggio continuava ad aumentare.

«In più io stavo bene ed ero pronto a rispondere a tutti gli scatti che avrebbe fatto Cretti, pur di cercare di arrivare in volata. Anche se devo dire che alla fine siamo andati abbastanza di comune accordo fino all’arrivo. E forse è stata anche un po’ più semplice di quello che mi aspettavo».

Busatto parla davvero con la lucidità del campione. Di chi ha tutto sotto controllo o semplicemente di chi è sicuro di sé. E questa sicurezza è un tassello di cui lui stesso ci ha parlato.

«Una sicurezza che ti viene con i buoni risultati e probabilmente adesso con questa maglia sarà ancora di più. Anche se un po’ di sicurezza l’avevo presa dopo la Liegi.

«In realtà poi non ero poi così sicuro. Anche perché la gamba non era proprio il massimo e soprattutto durante le prime salite ho avuto dei problemi di stomaco. Ho cercato di non mollare, di mangiare il più possibile… e per fortuna alla fine la gamba c’era. Forse perché anche gli altri non erano freschissimi».

Cretti (2001) all’attacco, Busatto (2002) lo incalza (foto Zannoni, come in apertura)
Cretti (2001) all’attacco, Busatto (2002) lo incalza (foto Zannoni, come in apertura)

Dediche speciali

Francesco racconta di un post Giro Next non facile. La stanchezza per la corsa rosa, unita al primo caldo lo hanno fiaccato. Ha detto che paga molto il primo caldo e anche per questo in settimana aveva fatto solo scarico.

«Nessun allenamento tirato – ha detto il bassanese – ho pensato solo a recuperare. Poi sarò uscito dal Giro Next anche con una grande gamba, ma a livello di sensazioni non mi sentivo proprio benissimo. Ripeto, la prima settimana di caldo la pago sempre un po’».

Prima di lasciarci c’è l’immancabile dedica: «A chi la dedico? Alla mia famiglia prima di tutto. Nei tanti anni in cui non ho avuto grandi risultati, quando facevo persino fatica a trovare squadra, loro ci sono sempre stati. Poi la dedico alla mia squadra. E ancora al mio preparatore, Paolo Santello. E’ grazie a lui se ho fatto un bel salto di qualità e se mi ha dato un modo diverso di vedere le cose.

«E infine una dedica va alla Campana Imballaggi Geo&Tex Trentino che mi ha ospitato due giorni per questa gara e che due anni fa mi ha preso quando ero praticamente “per strada”. Senza di loro non sarei qui adesso».

Il podio con Busatto, Cretti e Belletta. Quest’ultimo in volata ha regolato (a 1’47”) un drappello di 8 corridori
Il podio con Busatto, Cretti e Belletta. Quest’ultimo in volata ha regolato (a 1’47”) un drappello di 8 corridori

Parola a Piva

E poi c’è Valerio Piva, diesse della WorldTour di Busatto dal prossimo anno, la Intermarché-Wanty Gobert. Valerio è di ritorno dall’italiano dei pro’ quando lo intercettiamo. Da una parte gioisce, dall’altra meno, perché se Francesco ha vinto, Lorenzo Rota ha fatto ancora una volta secondo.

«Busatto è uscito bene dal Giro Next – dice Piva – e sapevamo che stesse bene. Sapevamo che si sarebbe potuto giocare le sue carte. Già durante il Giro ci era andato vicino due volte. Ancora non ho parlato con lui. Lo farò domani (oggi, ndr) e mi dirà bene come è andata la corsa».

Quella di Francesco è un’altra vittoria importante. Una vittoria che soprattutto arriva tra diversi piazzamenti altrettanto importanti, segno che il ragazzo ha una certa continuità di rendimento.

«E’ frutto di un lavoro di squadra, del suo direttore sportivo Kévin Van Melsen, del nostro staff. E infatti anche altri ragazzi stanno andando forte. Noi abbiamo investito su di lui. Ci abbiamo creduto. Fondriest ce ne aveva parlato bene. Lo abbiamo monitorato e lo abbiamo scelto. Ma questo non significa che ci fermiamo o che lui si dovrà fermare. Dobbiamo continuare a farlo crescere».

La Roubaix con la Colpack: il diario di un’avventura

08.05.2023
6 min
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ROUBAIX (Francia) – Quelle che si dipingono sui volti dei ragazzi della Colpack-Ballan, al termine della Paris-Roubaix Espoirs, sono espressioni di fango e fatica. La corsa under 23 più dura del calendario ha lasciato nei giovani del team bergamasco tanti insegnamenti e la voglia di tornare. Ci si può innamorare di una corsa anche se questa ti mastica ad ogni settore di pavé, per poi sputarti nel velodromo di Roubaix senza capire bene come ci sei arrivato. 

L’esperienza di Milesi

Nicolas Milesi, al primo anno con la Colpack, ha già corso su queste strade nel 2022, quando ha affrontato la Paris-Roubaix Juniores. I chilometri tra l’anno scorso e quest’anno sono aumentati, passando da 111 a 162. Aggiungere una tale distanza da queste parti cambia totalmente le sensazioni. Il bergamasco è il primo dei suoi al traguardo e parla volentieri, rimanendo lucido. 

«In partenza non mi sentivo al massimo – racconta mentre si toglie il fango dal volto – andando avanti con i chilometri stavo sempre meglio. Ma ormai non ero più parte del primo gruppo. Sono andato ad un ritmo costante per tutta la corsa, anzi con il passare dei chilometri riprendevo qualcuno dei gruppetti davanti a me.

«Non ho mai avuto problemi, né meccanici né di cadute – spiega –  avevo fiducia nei miei mezzi e nella mia capacità di guida. Arrivo dalla mountain bike e sono consapevole di saper muovere bene la bici. Mi ha influenzato molto la prima parte di corsa, non ero brillantissimo e non sono rimasto sempre nelle prime posizioni. Sul finale mi sono sbloccato un po’ ed ho fatto secondo nella volata del mio gruppetto, chiudendo tre scatti negli ultimi chilometri, volevo comunque dare il massimo. Nel corso della gara mi sono trovato spesso accanto a corridori forti, come Herzog, campione del mondo juniores in carica. Chiaramente il parterre era di prima scelta, considerando che oggi c’era anche Segaert, corridore della Lotto Dstny».

Alessandro Romele ha pagato un po’ di inesperienza, ma ha detto che vuole tornare qui per rifarsi
Alessandro Romele ha pagato un po’ di inesperienza, ma ha detto che vuole tornare qui per rifarsi

La voglia di Romele

La Roubaix di Romele è iniziata nella sua mente venerdì sera, quando è andato a letto presto per preparare il viaggio. Lui e Milesi sono stati i riferimenti di questa Colpack, hanno guidato la ricognizione di sabato e sono stati i primi a scendere dal pulmino e prepararsi domenica mattina alla partenza. 

«Indubbiamente era un palcoscenico di altissimo livello – analizza Romele – non ci potevamo aspettare di fare una passeggiata. Comunque penso che abbiamo fatto la nostra gara, ci sono stati degli episodi sfortunati, ma non è una scusa. Per essere la prima volta penso vada bene così, questa gara è un obiettivo e lo sarà per tutta la mia vita. Penso di essere adatto per corse del genere, piano piano arriviamo e ci sarà sicuramente una seconda volta

«Sono caduto presto – racconta ancora – però sono riuscito a rimanere abbastanza davanti. Ero leggermente avvantaggiato rispetto a Milesi e Cretti, insieme siamo andati avanti ancora poco. Ad un certo punto ho forato e mi sono fermato a cambiare la ruota, ma ormai ero nel terzo gruppo. Mi sono rassegnato, mollando leggermente di testa, ed in questa corsa è una cosa che ti condiziona molto». 

Cretti analizza

Il primo rifornimento della Colpack era piazzato al termine dei primi quattro tratti di pavé, quelli visionati ieri dai ragazzi. Le pale eoliche ai lati, che si stagliano alte nel cielo, sembrano guardiane silenti di immense distese verdi. Campi attraversati da ruvide strade di pietra e tappezzati dal giallo delle coltivazioni di colza. 

«Sono partito con l’idea di dare il massimo – ammette Cretti dopo l’arrivo – ma anche di divertirmi. In questo periodo sto andando bene e ciò mi ha dato una bella spinta morale. La mia corsa, però, è durata fino al chilometro 120. Da lì in poi mi sono fatto portare al traguardo (dice con un sorriso, ndr). Non avendo mai corso sul pavé, qualcosa in meno degli altri sentivo di averlo. Negli ultimi settori la bici rimbalzava nei buchi, ero completamente finito!».

I ragazzi della Colpack hanno fatto il sopralluogo sabato, ma le pietre erano asciutte, una condizione opposta rispetto alla corsa
I ragazzi della Colpack hanno fatto il sopralluogo sabato, ma le pietre erano asciutte, una condizione opposta rispetto alla corsa

«Sapevamo benissimo – racconta – che avremmo dovuto prendere i primi tratti davanti, oppure provare ad andare in fuga. Però gli squadroni dei “devo team” si sono messi a controllare la corsa e chiudevano su ogni attacco. Anche io ho provato ad anticipare due volte, ma mi hanno subito stoppato. Moralmente sono felice – dice sereno – ho preso i primi settori di pavé davanti, ma arrivavo sempre a tutta fin dai chilometri prima, quindi una volta entrato sfilavo. Avere una squadra forte in questi casi aiuta a risparmiare nei tratti di asfalto per poi accelerare sulle pietre».

Dolori su tutto il corpo

Scossi e mossi dalle pietre, una gara totalmente corsa come se si fosse in uno shaker, che ti mischia ossa e muscoli. Ci sono corridori ai quali arriva prima il mal di schiena piuttosto che quello alle gambe. 

«Avevo tutto il fango negli occhi e sugli occhiali – chiude Milesi – anche se quelli al primo di settore di pavé erano già inutilizzabili. Ora che sono un po’ più freddo, ho un gran dolore alla schiena, mentre in corsa erano le braccia e le mani a soffrire. 

La Roubaix Espoirs è stata vinta per distacco da Tijl De Decker (Lotto Dstny Development)
La Roubaix Espoirs è stata vinta per distacco da Tijl De Decker (Lotto Dstny Development)

«La pioggia – dice Romele mentre si cambia – ha modificato totalmente le sensazioni provate ieri durante la ricognizione. Le condizioni dei settori peggioravano ed il fango aumentava la difficoltà di guida e la stanchezza. I dolori piano piano si sono diffusi a tutte le parti del corpo complicando ancora di più il tutto».

«Neli ultimi tratti – aggiunge Cretti – la corsa era finita, ero in un gruppetto di venti e mi staccavo anche da loro. Mi infilavo nelle buche del pavé e faticavo ad uscirne, ero stanco morto. Nessun dolore particolare, abbiamo solo menato troppo (chiude con una risata, ndr)».