Amstel Gold Race: Pidcock l’ha vinta, Wiebes l’ha buttata

14.04.2024
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A Berg en Terblijt si respira l’aria della festa mentre Tom Pidcock si sbaciucchia il cane Chestnut. L’Amstel Gold Race è finalmente sua, dopo la beffa che nel 2021 lo relegò alle spalle di Van Aert, a capo di un fotofinish che ancora oggi lascia qualche dubbio. Il britannico della Ineos Grenadiers ha fatto pace con la corsa dei mastri birrai e con una stagione che non voleva saperne di prendere la strada giusta.

«Adesso mi sento bene – dice – quest’anno è stato davvero duro. All’inizio ho dovuto fare grandi sacrifici, stando tanto a lungo lontano da casa. Quindi adesso alzare le mani al cielo significa molto. Questa è una gara che ho sempre amato, è piuttosto speciale. Oggi la squadra era totalmente dalla mia parte. “Kwiato” sta andando davvero bene, ma si è impegnato completamente a mio favore. Riuscire a ripagarli è davvero speciale.

«C’è stato il momento in cui tutti si guardavano e io ho attaccato: non è sempre una questione di gambe, serve anche scegliere il giusto tempo. Per come erano messe le mie mani dopo la Roubaix, avevo paura che avrei avuto difficoltà a sprintare. Quindi non ero così fiducioso, ma è andata bene. E ora che la pressione è allentata, possiamo semplicemente andare a correre e finalmente a divertirci alla Freccia e alla Liegi».

Il gruppo dell’Amstel Gold Race fra ali di tifosi: la passione è straripante
Il gruppo dell’Amstel Gold Race fra ali di tifosi: la passione è straripante

Le mani di Pidcock

Le sue mani alla vigilia dell’Amstel sono state l’oggetto di una dichiarazione a metà fra l’ironico e lo scaramantico, rilasciata venerdì da Pidcock.

«Le mie mani sono ancora doloranti – ha detto – immagino che sia una lezione che dovevo imparare. Ora so che non si può semplicemente andare alla Parigi-Roubaix senza preoccuparsi anche di questo. Normalmente non ho problemi con queste cose, ma di recente non sono andato in mountain bike e non ho fatto nessun’altra corsa sul pavé. Quindi le mie mani sono un po’ più morbide del solito. L’Amstel è una gara fantastica, poi verranno le Ardenne, un mio grande obiettivo fin dall’inizio dell’anno. Quindi non vedo l’ora di mettermi in gioco, insieme alla squadra. Questo è un periodo dell’anno davvero bello».

Van der Poel sotto tono

Il fatto è che quando Pidcock ha attaccato, la gente guardava fisso alle sue spalle, cercando di capire quando Van der Poel avrebbe attaccato per andarsi a prendere la corsa di casa. Dopo il Fiandre e quella Roubaix, ci si abitua alle imprese. E il fatto che il campione del mondo non si fosse ancora mosso, si riconduceva forse al volersi risparmiare per la Liegi o al correre più accorto in una corsa che non si risolve solo con grandi attacchi. Invece Mathieu questa volta è rimasto indietro, chiudendo anonimamente oltre la ventesima posizione.

«In effetti non avevo delle super gambe – ha detto dopo l’arrivo – anche se in generale non ci siamo comportati male con la squadra. Forse c’è mancato qualcuno per il tratto tra Fromberg e Keutenberg, dove tutti hanno iniziato ad attaccare. E lì ho fatto una scelta tattica, perché se avessi attaccato, gli altri sarebbero saltati. Se in questa corsa metti troppo preso le carte in tavola, vieni punito. Perciò abbiamo mantenuto un ritmo alto e speravo che saremmo rientrati, ma i primi erano davanti per un motivo ben preciso: erano semplicemente i più forti.

«Non potete aspettarvi che vinca ogni fine settimana, tanto più che le corse più adatte a me sono passate. Oggi c’era una probabilità maggiore di perdere rispetto a quella di vincere. E’ una corsa diversa con altri corridori, sono abbastanza realista da sapere che non posso vincere tutto. E così sarà anche la prossima settimana. La Liegi è ancora un grande obiettivo e ci riproverò, anche se ci sarà in corsa un certo Tadej Pogacar. Oggi parto per la Spagna per riposarmi un po’ e godermi il bel tempo».

Prma del via, Van der Poel con Leo Van Vliet, organizzatore dell’Amstel
Prma del via, Van der Poel con Leo Van Vliet, organizzatore dell’Amstel

Il colpaccio di Marianne

Poco prima, nella gara delle donne, si è consumata la beffa più grande ai danni di Lorena Wiebes per mano di quella splendida volpe di Marianne Vos. L’olandese del Team SD Worx-Protime ha fatto tutto bene, prendendo la ruota di Elisa Longo Borghini che ha lanciato lo sprint. Si è destreggiata fra le altrui gambe e quando ha visto arrivare la riga, ha buttato lo sguardo verso destra ed ha allargato le braccia, convinta di aver ormai finito il lavoro.

«Ho visto che Lorena si è alzata e ha iniziato a sperare – ha raccontato Marianne Vos – e sapevo per esperienza che in quei casi si può perdere molta velocità. Io ero molto lanciata e ho deciso di sprintare fino al traguardo, anche se non avrei mai pensato di poter vincere. E’ un tipo di errore che fortunatamente non mi è mai capitato e che a Lorena non capiterà più. Le ho parlato brevemente, ma non potevo fare altro che dirle che un giorno tornerà per vincere. Anche a me è dispiaciuto per lei, mi rendo conto che si sentisse davvero a terra».

L’ironia di Wiebes

Per fortuna Wiebes l’ha presa abbastanza bene, consapevole che per un po’ sarà lo zimbello delle colleghe e delle stesse compagne di squadra.

«Demi Vollering – ha raccontato nella conferenza stampa – mi ha detto che tornerà a questa corsa con ancora più fame. Ma so che per questo gran finale non dormirò bene per qualche notte, anche perché la squadra ha fatto un ottimo lavoro. Quando ho capito che non avevo vinto? In realtà abbastanza rapidamente. Non ho visto arrivare Marianne, è stato solo uno stupido errore. E’ la prima volta che mi succede e spero davvero che sia l’ultima. Metterò da parte la bici per qualche giorno e cercherò di godermi la vita».

La corsa delle donne è stata falsata dalla caduta di un poliziotto in moto. La gara è stata fermata e dopo un’ora di sosta, il gruppo è stato guidato in convoglio fino al traguardo. Qui è stata data una seconda partenza. La gara così rimodulata è stata lunga appena 55 chilometri e questo ha impedito che ci fosse l’attesa selezione.

Ora la carovana punta il naso verso le salite delle Ardenne. Mercoledì la Freccia Vallone, domenica la Liegi. Prima che inizi la stagione dei Grandi Giri, gli appassionati e i corridori hanno ancora davanti delle sfide pazzesche.

La Gand delle volate al limite, con tanto sapore d’Italia

24.03.2024
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C’è tanta Italia oggi sul traguardo della Gand-Wevelgem, anche se purtroppo non abbiamo vinto. A fare festa sono Mads Pedersen da una parte e Lorena Wiebes dall’altra, ma gli azzurri della Lidl-Trek, con l’aggiunta di Matteo Trentin, Chiara Consonni e Maria Giulia Confalonieri, hanno fatto vedere di essere pronti per sedersi a tavola nelle prossime corse del Nord.

Mads Pedersen batte Van der Poel con una volata a sfinimento, piegando il campione del mondo quando erano tutti pronti a darlo per morto, scaricando nei pedali anche la frustrazione per la Sanremo persa malamente. Eppure se Mathieu è arrivato stanco al terzo Kemmelberg è stato perché gli è toccato inseguire a lungo Jonathan Milan, andato in fuga molto presto, ma non per questo da lasciare andare.

E’ la Gand, non più corsa per velocisti, che si è decisa sul solito Kemmelberg e poi in quel tratto infinito fino a Wevelgem in cui tutto rischia ogni volta di rimescolarsi. Non è successo con gli uomini, perché Pedersen e Van der Poel hanno scelto di non giocare. E’ andata così invece per le donne. E’ la Gand di Van Aert, che ha scelto di non esserci e non si capisce il perché. Sarebbe potuta essere anche un bel banco di prova per Ganna, che ha già imboccato la via di Parigi e al Nord quest’anno purtroppo non lo vedremo. E’ la Gand in cui si è capito che in giro c’è tanta Italia che vale.

Strategia Lidl-Trek

Van del Poel ha voglia di menare le mani e lo fa capire subito. E’ suo il primo attacco ai meno 85, doppiato da quello di Milan due chilometri dopo. E’ ancora il forcing dell’iridato sul secondo passaggio del Kemmel a portare vie Pedersen, Milan e Pithie, ma quando il danese al giro successivo capisce di poter affondare il colpo, Van der Poel sente che le gambe non sono quelle spaziali di Harelbeke e si dispone a seguire. Sa che Pedersen non è uno qualunque e forse si preoccupa quando l’altro impedisce che l’andatura cali e lancia la volata lunghissima.

«In realtà avevo poca fiducia – dice Pedersen che ha già vinto la Gand, che nel 2020 si corse in ottobre – e non avevo altra scelta che arrivare al traguardo con Van der Poel. Se ci fossimo attaccati a vicenda, il gruppo ci avrebbe ripreso. Quindi è stata sicuramente una scommessa, per vincere la quale ho dovuto credere nel mio sprint. E’ stato decisivo salvarsi sul Kemmelberg e poi gestire il finale. Ho mantenuto il ritmo alto e mi sono assicurato di non superare il limite. Anche Milan mi ha aiutato molto, attaccando presto. Peccato per Stuyven, che ha bucato in un tratto sterrato».

Van der Poel senza gambe

Il campione del mondo è onesto e non cerca scuse, raramente gli capita di farlo. Ma chissà se stasera, alla luce di quello che dice e rivedendo la sua condotta di gara, si mangerà le mani per le energie buttate sul Kemmel.

«Ho sofferto molto – dice – nell’ultimo passaggio del Kemmelberg stavo quasi per staccarmi, ma per fortuna sono riuscito a tenere. Semplicemente, ha vinto il più forte. Probabilmente avevo nelle gambe la gara di venerdì ad Harelbeke, ma c’era anche Pedersen, quindi questa non è una scusa. Mi sarebbe piaciuto vincere, semplicemente non ho avuto le gambe».

L’attacco di Milan ha costretto Van der Poel a inseguire: una fase che si rivelerà decisiva
L’attacco di Milan ha costretto Van der Poel a inseguire: una fase che si rivelerà decisiva

Milan, volata “cecchinata”

Milan ha attaccato e poi ha sbagliato la volata, con una delle sue partenze troppo lunghe. Il quinto posto gli sta stretto. Si è sempre detto che queste siano le sue corse e oggi è la prima volta che ne abbiamo la conferma. Molto più convincente che a Sanremo. Quando lo raggiungiamo è sul pullman della Lidl-Trek, aspettando Pedersen e seguendo il finale delle ragazze.

«E’ andata bene – dice sorridendo – sono contento. Di più, sono molto contento. Dopo la Sanremo ho avuto veramente dei giorni in cui ero tanto stanco. Ho dovuto prendermene un paio per recuperare bene a livello di gambe e solo ieri, dopo l’oretta e mezza che abbiamo fatto con un po’ di lavori, ho sentito che la gamba era buona e mi sono detto: dai proviamo a divertirci! L’attacco è stato improvvisato. Avevamo pianificato di giocarci le nostre carte, però ero tanto lontano dall’arrivo. Insomma, la corsa era ancora in stand by.

«Però penso che alla fine sia andata benissimo. Sono molto contento a livello personale per quello che ho fatto. Però ho “cecchinato” un po’ la volata, sono partito un po’ lungo, che mi capita spesso. Santo cielo, troppo indietro, troppo lungo… Sicuramente dovevo aspettare più tempo, però così è andata. Siamo contenti del risultato e adesso si recupera per le prossime corse e vediamo cosa siamo capaci di fare».

Primo Pedersen, secondo Van der Poel, terzo Meeus: è mancato un soffio che lassù ci fosse anche Milan
Primo Pedersen, secondo Van der Poel, terzo Meeus: è mancato un soffio che lassù ci fosse anche Milan

Il podio sfuggito

Gli diciamo che alla fine Van der Poel ci ha lasciato le penne perché in qualche modo lo hanno messo in mezzo, ma Johnny quando c’è stato l’attacco di Pedersen era dietro e non ha visto il campione del mondo ingobbirsi e rispondere senza rilanciare.

«Ah sì? Devo rivedermi il finale – dice – so che quando ha attaccato al secondo passaggio ero lì ed è stato faticoso. Mal di gambe ragazzi, questo è poco ma sicuro, mal di gambe. Diverso dal mal di gambe di Sanremo, perché penso di essermi sentito molto meglio anche a livello di alimentazione e per come mi posizionavo. Sono molto soddisfatto anche per quanto riguarda questo, perché oggi è stato il primo piazzamento che faccio quassù. Mi sarebbe piaciuto portare a casa quel terzo posto: rode un po’, devo dire. Però bisogna vedere l’insieme, la giornata, il risultato finale anche da parte della squadra, da parte di Mads. Però rode un filo, un filo tanto…».

Balsamo, è mancato un soffio

L’attesa del verdetto fra le ragazze è durata un’eternità. Dopo che Lotte Kopecky ha provato a fare la differenza sul Kemmelberg, il gruppo si è nuovamente ricomposto e la volata è diventata un affare fra grossi motori. Ha vinto Lorena Wiebes al sesto assalto, ma non ha dominato come nelle ultime volate, perché Elisa Balsamo ha provato a guastarle la festa ed è arrivata a un soffio dal riuscirci.

«Sicuramente è stata una corsa veramente molto dura – dice Elisa Balsamo – caratterizzata dal vento tutto il giorno, quindi anche da tanto stress. Purtroppo ci è mancato poco. La mia squadra ancora una volta ha fatto un grande lavoro, quindi è sempre difficile accontentarsi di un secondo posto, soprattutto quando davvero è così vicino al primo posto. Però devo dire che comunque sono soddisfatta e si guarda avanti…».

Mai come questa volta Wiebes non ha avuto fino all’ultimo la certezza di aver vinto
Mai come qusta volta Wiebes non ha avuto fino all’ultimo la certezza di aver vinto

Al sesto assalto

«Questa vittoria – dice Wiebes – è in cima alla mia lista. Ci sono voluti sei anni, ma finalmente è arrivato il mio momento. Ho sentito qualcuno rimontare nello sprint e ho provato a rilanciarmi fino al traguardo. In qualche modo avevo la sensazione di aver vinto, ma non ne ero sicura e così ho preferito non esultare. Sono contenta del lavoro della squadra, ci siamo giocate molto bene la partita».

Kopecky un po’ c’è rimasta male. Voleva rifarsi dopo la sconfitta di Cittiglio e con l’attacco del Kemmel era riuscita a scrollarsi di dosso le velociste, portando con sé la stessa Wiebes.

«Balsamo e Kool non c’erano – dice la campionessa del mondo – sarebbe stato bello arrivare fino al traguardo con quel gruppetto. E’ diverso rispetto a vincere te stesso, ma è comunque una bella sensazione aver potuto aiutare Lorena. Mi sono trovata bene, questa gara si presta anche ad attaccare sui muri. Ho acquisito fiducia qui per il Giro delle Fiandre della prossima settimana».

Consonni punta alla Wiebes e alle sfide del Nord

21.02.2024
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Chiara Consonni risponde con il solito tono energico e frizzante. I primi impegni stagionali sono passati e la velocista bergamasca del UAE Team ADQ ha avuto modo di togliere la polvere dalle ruote. Sei giorni di corsa, divisi tra Spagna e UAE Tour Women. Proprio negli Emirati, Consonni si è messa alla prova con le prime della classe, prendendo loro le misure. Un secondo, un terzo e un quarto posto. E’ mancata solo la vittoria, ma sulla sua strada si è messa Lorena Wiebes. L’olandese ha vinto due delle tre volate, arrivando seconda nell’altra.

«Sono in treno – ci ha detto lunedì appena iniziata l’intervista – sono appena stata a fare le visite pre olimpiche. Le avevo già fatte tre anni fa, sono una cosa di routine, normale. Sono partita domenica sera in aereo e oggi (lunedì, ndr) sono già di rientro. Meglio così, anche perché tra pochi giorni sono in Belgio per l’Opening Weekend».

Consonni alla prima volata del UAE Tour Women ha colto un terzo posto
Consonni alla prima volata del UAE Tour Women ha colto un terzo posto
Al UAE Tour Women hai fatto le prime volate della stagione WorldTour 2024, come sono andate?

Tutto sommato ne esco soddisfatta, diciamo che su quattro tappe aver portato a casa due podi non è male. La squadra è cambiata un po’ e dobbiamo ancora conoscerci bene. 

Sulla tua strada hai trovato una Wiebes in grande forma, ma sei sempre stata lì a lottare, che cosa ti è mancato?

Loro (SD Workx, ndr) hanno un treno davvero forte. Si conoscono molto bene, già solo Guarischi ha dei meccanismi collaudati con Wiebes. Se a tutto questo aggiungete che l’ultima donna del treno era Lotte Kopecky, capite bene la qualità che hanno a disposizione.

Per il momento pensare a delle volate di rimonta contro la Wiebes è difficile
Per il momento pensare a delle volate di rimonta contro la Wiebes è difficile
Hai detto che la squadra è cambiata e dovete ancora conoscervi bene…

Un lato positivo è che Tereza Neumanova faceva le volate fino all’anno scorso, quindi ha uno spunto molto buono. Arriviamo bene ai 300-400 metri, forse manca l’ultima parte, ma arriverà con le gare. E questo lo considero il lato positivo: era la prima corsa WorldTour e comunque siamo state subito competitive. Ho fiducia che gara dopo gara miglioreremo tanto. Abbiamo provato tanto in allenamento, ma la corsa è un’altra cosa.

Guardando da vicino Wiebes dove pensi che si possa battere?

Penso che ora come ora l’unico modo di battere la Wiebes sia anticiparla. Se la riescono a lanciare davanti è impossibile rimontarla, arriva troppo forte. Non è semplice nemmeno anticiparla, perché il loro treno è veloce, molto. Però nel 2023 Elisa (Balsamo, ndr) è riuscita a batterla anticipando i tempi, penso che sia questa la strada. 

Le ragazze del quartetto dovranno continuare a lavorare per preparare al meglio l’appuntamento olimpico
Le ragazze del quartetto dovranno continuare a lavorare per preparare al meglio l’appuntamento olimpico
Hai cambiato qualcosa nella preparazione invernale?

All’inizio di questo inverno ho cambiato preparatore, sono passata a Luca Zenti, che è lo stesso di Silvia Persico. La squadra ha voluto così, mi sto trovando bene. Certo, questo è un anno particolare per cambiare (il riferimento è all’Olimpiade, ndr). Però il metodo di lavoro non è cambiato, ho fatto tante ore di fondo a novembre. Poi sono andata in Sicilia con la nazionale per un altro ritiro e lì abbiamo fatto più qualità. Il tutto era rivolto agli europei di gennaio.

Che non hai corso.

Sì, io ho sempre avuto qualche problema ad entrare in condizione subito, sapevo di avere un deficit. Ora però torneremo a lavorare ancora su pista, per fare qualche richiamo, tenere la forza e restare abituate a far girare certi rapporti. Anche tra noi ragazze dobbiamo restare unite e aiutarci a vicenda. Poi certi lavori in pista tornano utili per le volate, quindi è un cerchio che si chiude. 

Ora per Consonni si apre la stagione del Nord, da sabato 24 febbraio con la Omloop Het Nieuwsblad
Ora per Consonni si apre la stagione del Nord, da sabato 24 febbraio con la Omloop Het Nieuwsblad
Tra pochi giorni parte la stagione del Nord, pronta?

Partirò da Omloop Het Nieuwsblad. Da quelle parti ho vinto la Dwars door Vlaanderen nel 2022 e ho ottenuto buoni piazzamenti. Quest’anno, però, le gare si allungheranno, dicono. E’ una cosa che leggermente mi spaventa, aggiungere 10-15 chilometri a quei percorsi può cambiare tutto. Infatti, in inverno abbiamo fatto molti più allenamenti sul fondo, aumentando le ore da quattro a cinque. Per il resto sono tranquilla, conosco le mie qualità. 

In vista di Parigi 2024 farai il Giro Donne o il Tour de France Femmes?

Sicuramente il Giro Donne, poi la prima parte di stagione dovrebbe finire. Ma vedremo, anche in base ai giorni delle gare e le esigenze di tutti. Per il momento guardo alle prossime corse, poi tireremo le somme. 

Un mondiale gravel illuminato da tante stelle. Si parte oggi

07.10.2023
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PIEVE DI SOLIGO – Le ore che mancano all’inizio del secondo campionato del mondo gravel sono sempre meno. Ieri le strade di questo paesino si sono colorate delle maglie dei vari corridori che da oggi si daranno battaglia per la maglia iridata. Tanta polvere, tanti sorrisi ed altrettante salite aspettano i più di 1.000 iscritti tra master ed elite

Il primo ottobre Lorena Wiebes (al centro) ha conquistato l’europeo gravel. Terza Cecchini (foto UEC)
Il primo ottobre Lorena Wiebes (al centro) ha conquistato l’europeo gravel. Terza Cecchini (foto UEC)

La maglia della Wiebes

Si comincerà alle 10,30 con la prova femminile, che prenderà il via dalle Bandie. Le sfidanti sono numerose ed il parterre è di alta qualità, con la campionessa europea gravel, Lorena Wiebes, a guidare il gruppo con il suo nuovo simbolo del primato. 

«Mi sono organizzata – spiega la neo campionessa europea di specialità – per lasciare spazio a queste corse nel mio calendario stagionale. Sono partita dalle qualificazioni e devo dire che è una disciplina che mi piace molto. Ho usato per qualche volta in allenamento la bici da gravel ed è stato diverso, più divertente. Arrivo dalla strada e sono due modi di correre diversi. In corsa mi aspetto una partenza al massimo, saremo tante e non ci sarà spazio per tutte, quindi la lotta sarà serrata. Il finale di gara, invece, sarà molto selettivo con tante salite a fare da giudice».

Demi Vollering e compagne durante la ricognizione sul percorso del mondiale gravel
Demi Vollering e compagne durante la ricognizione sul percorso del mondiale gravel

Vollering guida la caccia 

Lorena Wiebes non è la sola atleta che dalla strada è passata in prestito al mondo del gravel. Infatti oggi al via c’era anche Demi Vollering, un nome che nel campo femminile attira sempre tante attenzioni. L’olandese della SD Worx, vincitrice del Tour de France Femmes, arriva con tante aspettative. Il suo palmares su strada, nel 2023, conta: Strade Bianche, Liegi-Bastogne-Liegi, Freccia Vallone e Amstel Gold Race. Vollering ha fatto anche incetta di corse a tappe, oltre alla Grande Boucle femminile ha vinto la Vuelta a Burgos e Tour de Romandie

«Penso che sia il finale perfetto di stagione – dice in sala stampa – era il 2019 quando ho preso in mano per la prima volta una bici gravel. La uso per allenarmi in alcune situazione e anche per fare qualche viaggio. Anche io mi aspetto una gara tosta, ma sono qui anche per godermi un modo diverso di correre».

Come detto la starting tlist femminile è ricca di tante atlete interessanti, su tutte Kasia Niewiadoma. Un mondiale gravel che si apre, come giusto che sia, anche alle esperte del fuoristrada, come Emma Norsgaard, Ashleig Moolman-Pasio e la campionessa austriaca gravel Sabine Sommer. Tra le italiane spiccano il nome di Persico e Realini: ragazze cresciute nel ciclocross, che ora sperimentano questa nuova disciplina. 

Gianni Vermeersche
Gianni Vermeersch rimetterà in palio la maglia di campione del mondo, conquistata nel 2022 sempre in Veneto

Il titolo di Vermeersch

Il belga Gianni Vermeersch metterà in palio domani la maglia iridata, conquistata un anno fa sempre in Veneto. I pretendenti sono tanti, su tutti il nome del gigante della Jumbo-Visma Wout Van Aert (foto di apertura Houffa Gravel): tre volte campione del mondo nel ciclocross.

«Il gravel, di fatto, lo pratico sin da piccolo – racconta Van Aert – quando con la mia bicicletta da ciclocross facevo uscite di lunghi chilometraggi. Ho cominciato però ad apprezzarlo nell’anno del Covid, mi ha permesso di fare percorsi e strade nuove in allenamento e ho seguito con curiosità la sua rapida ascesa. Quest’anno cercavo un bell’obiettivo per il finale di stagione e il Mondiale Gravel UCI mi è sembrato quello più interessante, così ho chiesto alla squadra il permesso di correrlo». 

Il belga alla sua prima apparizione nel gravel ha stracciato la concorrenza, ma domenica dovrà far ben più attenzione. 

Pro’, ex pro’ e specialisti

Non mancheranno i nomi di spicco nemmeno nella gara maschile riservata agli elite. Fin da inizio 2023 quella di Alejandro Valverde era una presenza quasi certa. L’embatido ha salutato il mondo dei professionisti al termine della scorsa stagione e si è lanciato nel gravel con la stessa fame di vincere. Oltre allo spagnolo ci saranno tanti ex professionisti, come Niki Terpstra, vincitore di una Parigi-Roubaix e un Giro delle Fiandre. Senza tralasciare il padrone di casa Sacha Modolo, o altri nomi di spicco del calibro di Nicholas Roche e Laurens Ten Dam. 

Tra i protagonisti della stagione su strada che si cimenteranno in questo secondo mondiale gravel c’è Matej Mohoric. Dopo una stagione che gli ha regalato anche una vittoria di tappa al Tour de France, lo sloveno si metterà alla prova fuoristrada. 

«Questo mondiale – dice Mohoric – era un mio obiettivo fin dall’inizio della stagione. E’ il modo migliore per finire il 2023, non sento alcuna pressione per performance o risultati. Il percorso disegnato è davvero bello e tecnico, ha tratti simili a quelli che si possono trovare su strada, ma anche sezioni impegnative. Chi è abituato a gareggiare in queste corse potrebbe essere avvantaggiato, anche se non credo che Wout (Van Aert, ndr) avrà tante difficoltà a staccare tutti (ride, ndr). Torno a correre in una regione che mi ha dato tanto fin da quando ero junior e ne sono super felice, perché mi tornano alla mente molti ricordi».

La giusta dose di esperienza in conferenza stampa, la porta Mattia De Marchi che tra polvere e strade bianche ha tanto da dire

«Pedalo tutti i giorni su queste strade – spiega – conosco il territorio a menadito. Ho tanti amici che praticano il gravel e tutti sono rimasti piacevolmente sorpresi dal percorso. In questa specialità conta la forza, ma anche tanto il saper reagire alle sfortune, ci sono molte zone “nere” dove un guasto può compromettere l’intera corsa. Il gravel non è una corsa di tattica, ma un all-in».

SD Worx da record: 60 (e passa) vittorie, riviste con Cecchini

22.09.2023
6 min
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«Non ci pensiamo, non è un obiettivo. Ma semmai raggiungeremo le 60 vittorie, vi prometto che ne parleremo assieme». In una delle solite nostre chiacchierate pre-gara al Giro Donne, Elena Cecchini ce lo aveva detto forse con un pizzico di scaramanzia, benché sapessimo bene che per la sua SD Worx il traguardo fosse assolutamente raggiungibile. La cifra tonda è stata toccata al Simac Ladies Tour con la generale conquistata da Kopecky (in apertura, il podio finale).

Intanto al Tour de Romandie grazie a Vollering il… tassametro del team olandese è salito a quota 62 successi stagionali, proprio come la Jumbo-Visma, l’altra corazzata dei Paesi Bassi. Se tra i maschi il divario tra i gialloneri e le formazioni inseguitrici è ridotto sotto le dieci lunghezze, tra le donne ci vuole quasi la somma di quattro squadre per totalizzare i successi della SD Worx. Una differenza evidente nei numeri, ma spesso anche di più in gara. Con Cecchini – ora impegnata agli europei di Drenthe (ieri argento nel Mixed Team Relay) – abbiamo ripercorso i punti chiave, compresa qualche osservazione esterna, che hanno portato il suo team ad un 2023 straordinario.

Vollering trionfa solitaria nella seconda tappa del Romandia, che poi vincerà. Con 17 successi è la plurivittoriosa della stagione
Vollering trionfa solitaria nella seconda tappa del Romandia, che poi vincerà. Con 17 successi è la plurivittoriosa della stagione

Doppio conteggio

Statisticamente per la Sd-Worx sono andate a segno undici atlete oltre ad una cronosquadre. Vollering comanda con 17 vittorie, seguita da Kopecky con 13, Wiebes con 12 e Reusser con 7 poi via via tutte le altre. Nel bottino, tra le tante, ci sono 40 gare WorldTour e 7 classifiche generali. E potremmo sviscerare ancora questi risultati.

«A dire il vero – confessa Cecchini – in squadra teniamo due conteggi distinti e con quello che comprende anche le gare nazionali (all’incirca l’equivalente delle gare open italiane, ndr) saremmo a quota 69, forse addirittura 70. Però avevamo deciso di contare solo quelle UCI disputate con la maglia della squadra, perché a quel punto dovremmo aggiungere il mondiale di Lotte (Kopecky, ndr) ed altri sigilli in pista o nel ciclocross. Sicuramente siamo tutte consapevoli che stiamo finendo di vivere una annata praticamente irripetibile. Ci aspettavamo una quarantina di vittorie, non così tante».

Per Cecchini è importante la vittoria della squadra. Al momento non pensa a quella personale che manca da qualche anno
Per Cecchini è importante la vittoria della squadra. Al momento non pensa a quella personale che manca da qualche anno
Da dove nascono questi successi?

Sono frutto di tanti aspetti messi assieme. Principalmente dai training camp invernali, nei quali ci affiatiamo sia in bici che fuori. Dai carichi di lavoro e dalla intensità che abbiamo negli allenamenti durante la stagione. In gruppo sviluppiamo una mole tale che non puoi fare da solo e lì cresci per forza di cose. Poi lo diciamo fin dalla prima vittoria all’UAE Tour a febbraio che per noi sono importanti tutte le gare. Certo, le classiche del Nord le corri già con una grande motivazione, specie se in squadra hai ragazze belghe o olandesi, così come Vuelta, Giro o Tour, ma anche le altre le abbiamo sempre onorate senza pensare di essere più forti.

Qual è il segreto per mantenere questa fame?

Non ce n’è uno in particolare. Abbiamo sempre pensato a noi stesse e non agli altri team. Stabiliamo le tattiche e partiamo consapevoli che avere una nostra idea di gara ci aiuta tanto. I nostri direttori sono stati bravi ed intelligenti a trovare un status interno molto equilibrato, scegliendo un roster giusto per ogni gara. Le nostre leader hanno corso meno rispetto a quelle degli altri team, quindi arrivavano alle gare cariche e con la voglia di spaccare il mondo in due. Poi bisogna dire che, facendo gli scongiuri, siamo state anche molto fortunate nel non avere infortuni, influenze o cadute.

Reusser trionfa alla Gand-Wevelgem. Per lei 7 vittorie in maglia SD Worx e ruolo da leader sempre più ampio
Reusser trionfa alla Gand-Wevelgem. Per lei 7 vittorie in maglia SD Worx e ruolo da leader sempre più ampio
Avere leader come le vostre poteva essere un’arma a doppio taglio ai fini del risultato?

Metterle d’accordo tutte non è stato un compito facile per i nostri diesse. Credo che non lo sia mai da nessuna parte, ma loro ce l’hanno fatta. L’incomprensione tra Vollering e Kopecky sul traguardo delle Strade Bianche, poi subito chiarita, è stata l’occasione per i direttori di ribadire certe dinamiche visto che eravamo ad inizio stagione. E da quel momento in poi non è più successo nulla di simile. Anzi, direi che Kopecky, Wiebes, Vollering e Reusser, le nostre quattro leader, non si sono mai sentite in concorrenza fra loro e si sono migliorate correndo assieme.

C’è una vittoria alla quale siete più legate? Anche se immaginiamo che risponderai il Tour Femmes…

Beh certo, quello in Francia è stato un successo di squadra incredibile, la ciliegina sulla torta. Personalmente però sono affezionata a due gare. Vado d’accordo con tutte, ma ho un debole per Demi (Vollering, ndr). Abbiamo un rapporto profondo se non altro perché siamo arrivate alla SD Worx nello stesso anno e ci misero subito in camera assieme. Ci sono stata tantissime altre volte e ho condiviso con lei parecchie vigilie. La prima è la vittoria dell’ultima tappa alla Vuelta all’indomani di quell’attacco, mentre era ferma per un bisogno fisiologico. Si è subito riscattata senza farsi distrarre troppo dalla vicenda. La seconda invece è stata alla Freccia Vallone. Tutti le avevano messo pressione addosso dicendo che era la nuova Van der Breggen (che ne ha vinte sette consecutive, ndr) e che doveva vincere per forza. Su questo con me si è confidata, quasi sfogata, nei giorni precedenti. Poi in corsa ha fatto tutto lei vincendo alla grande.

Quest’anno Wiebes ha ottenuto la prima, la decima, la ventesima, la trentesima e la cinquantesima vittoria della SD Worx
Quest’anno Wiebes ha ottenuto la prima, la decima, la ventesima, la trentesima e la cinquantesima vittoria della SD Worx
Nell’ultima intervista con Bronzini ci ha detto che molti team avversari sembravano darvi una mano in gara anziché mettervi in difficoltà. Altri invece vi hanno mosso qualche critica perché vincete sempre. Avete mai avvertito un clima ostile nei vostri confronti col passare del tempo?

In linea di massima direi di no, poi è ovvio che non possiamo piacere a tutti. Diciamo che tutto quello che avviene attorno alla SD Worx è amplificato. Lo abbiamo visto alla Vuelta e al Tour con l’esclusione del nostro diesse Stam. Nessuno ci ha risparmiato nulla. Ho letto ciò che dice Giorgia e tuttavia posso dire con estrema umiltà che forse alcune squadre vedendo il nostro roster al via partivano un po’ demotivate, però noi non abbiamo mai dato nulla per scontato. Sicuramente in molte gare potevamo prenderci qualche pausa perché il nostro bottino stagionale ce lo permetteva. Molte squadre dovevano cercare per forza la vittoria, mentre a noi poteva cambiarci poco. Ma alla fine quando arrivi in fondo ti giochi le tue carte, come è giusto che sia. Anche perché quando è toccato a noi prendere in mano la situazione, lo abbiamo sempre fatto senza problemi.

Cecchini giudica fondamentale l’equilibrio trovato dai suoi diesse nella gestione delle leader e nella composizione delle formazioni
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Al Giro Donne ci avevi detto che non eri assillata dal cercare la vittoria personale. La pensi ancora uguale oppure vorresti essere la prossima atleta della SD Worx ad andare a segno?

Resto dell’idea di quello che vi avevo detto a luglio. Naturalmente vorrei tornare al successo e forse quest’anno in alcune gare avrei potuto togliermi una soddisfazione. Penso al Thuringen che avrei dovuto correre e dove hanno vinto cinque mie compagne diverse. Oppure allo stesso Simac Ladies Tour. Qualcuno mi dice che dovrei essere più egoista, però io sono molto contenta così. Ero presente in tutte le corse più importanti. A me interessa che vinca la squadra e poi mi sento valorizzata per quello che faccio. Sto lavorando per migliorare e per restare davanti il più possibile con le mie capitane nei finali di gara. Chissà che nel 2024 o prima non ci sia anche per me un’occasione per ritrovare la vittoria.

Balsamo contro Wiebes? Guarischi non ha dubbi

18.09.2023
5 min
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Abbiamo parlato con Giorgia Bronzini del duello fra Wiebes e Balsamo e di come questo rappresenti il confronto fra la scuola olandese e quella italiana. Poi abbiamo sentito da Ilaria Sanguineti sui ragionamenti della Lidl-Trek prima delle corse in cui si finirà in volata contro Wiebes. Non resta a questo punto che ascoltare la campana della Sd Worx, interpellando l’azzurra che da quest’anno è diventata il pilota della campionessa europea nelle sue volate: Barbara Guarischi.

Lo scorso anno Guarischi ha vinto i Giochi del Mediterraneo, con la volata tirata da Sanguineti (foto Coni)
Lo scorso anno Guarischi ha vinto i Giochi del Mediterraneo, con la volata tirata da Sanguineti (foto Coni)

Fra Balsamo e Kool

Anche lei reduce dal Simac Ladies Tour, dietro quasi tutte le vittorie dell’olandese ci sono le sue traiettorie e le sue intuizioni. Come si ragiona quando si prospetta un finale contro Elisa Balsamo e il treno della Lidl-Trek? E soprattutto, la piemontese è considerata un’avversaria particolarmente pericolosa?

«Il punto è questo – dice subito Guarischi – al momento per certi arrivi consideriamo molto di più Charlotte Kool, anche per un fatto di costituzione. Elisa ha vinto al Simac, ha fatto una volata lineare, però secondo me Kool è molto più pericolosa quando si fa uno sprint davvero veloce».

Con il cittì Sangalli: Guarischi ha partecipato ai mondiali di Glasgow ed è nella rosa per gli europei
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Invece sui percorsi più impegnativi?

Secondo me Lorena è ancora molto più veloce. Inoltre sta facendo anche un salto di qualità atletico, lavorando di più per le salite più lunghe, perché ha l’obiettivo delle Olimpiadi.

Qual è il limite? In quali arrivi, magari quelli più tecnici, Balsamo vi può dare qualche grattacapo?

Gli arrivi tecnici sono difficili per tutti, possono andarti bene come possono andarti male. Sul terzo traguardo del Simac, Lorena ha fatto seconda, ma è rimasta chiusa dal treno della Jayco. E lì è una frazione di secondo. O vai a destra o vai a sinistra. Quindi penso che negli arrivi così caotici, il limite c’è per tutti e anche per nessuno, perché comunque i treni sono molto ben forniti in tutte e tre le squadre di cui parliamo (Sd Worx, DSM Firmenich, Lidl-Trek, ndr).

Wiebes rimetterà in palio la maglia di campionessa europea il prossimo fine settimana a Drenthe, in Olanda
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E qui entrano in gioco i leadout. Secondo Giorgia Bronzini, l’80 per cento del successo di una volata è sulle vostre spalle…

Sì, questo posso dire che è vero. Nella volata dove Lorena è stata chiusa, il mio lavoro è stato fondamentale, nel senso che avevo dietro di me la Kopecky e se non ci fossi stata io in quel chilometro, non sarebbero arrivate davanti per fare la volata.

Lorena ha bisogno sempre dello stesso lavoro oppure il tuo ruolo cambia in base ai finali?

Si interpreta in base al finale e al tipo di volata, se è tecnica, se è lunga, se è caotica…

Preferite gestire voi la volata o appoggiarvi al treno di un’avversaria?

Preferiamo fare da noi, perché in qualche modo hai sempre una via d’uscita, a meno che non sei veramente lungo da far saltare tutto il treno. In quel caso però significa che hai sbagliato qualcosa. Andare sulle ruote di altri è sempre una confusione e un rischio, perché ci sono 180 persone che fanno le volate anche quando non dovrebbero. Per cui il lavoro è portarla almeno agli ultimi 400-500 metri, poi si vede se siamo lunghe e se conviene prendere la ruota di qualcuno o meno.

Nel 2022 Guarischi ha partecipato al mondiale gravel, quest’anno sarà agli europei di specialità del 1° ottobre in Belgio
Nel 2022 Guarischi ha partecipato al mondiale gravel, quest’anno sarà agli europei di specialità del 1° ottobre in Belgio
Fra voi leadout c’è comunicazione durante la corsa oppure ognuno è chiuso nel suo gruppo?

In genere ci si parla solo se bisogna andare a chiudere una fuga o se si ha l’interesse comune di arrivare in volata. Se magari la corsa parte e già dal chilometro zero ci sono scatti e controscatti, allora si parla subito e si uniscono le forze. Nei finali invece è diverso, perché ognuno fa il suo lavoro.

Quanto tempo hai impiegato per trovare l’intesa giusta con Lorena?

Molto poco. Siamo andati al UAE Tour e c’era già un buon feeling. Si è fidata ciecamente di me. Praticamente quando ho dietro lei, non mi devo quasi mai girare, perché so che ce l’ho a ruota, qualsiasi cosa io faccia. E questa è una gran fortuna, vuol dire che c’è fiducia reciproca.

Nella terza tappa del Thuringen, Guarischi ha battuto “capitan” Wiebes allo sprint
Nella terza tappa del Thuringen, Guarischi ha battuto “capitan” Wiebes allo sprint
Insomma, sembra di capire che sei soddisfatta del passaggio in SD Works.

Decisamente. Tra l’altro, rispetto all’inizio dell’anno le cose stanno andando anche molto meglio in termini di allenamenti. Sono riuscita ad assimilare bene i lavori che la squadra mi sta dando, mentre all’inizio dell’anno ho faticato molto perché i carichi sono aumentati notevolmente. Adesso invece ho finito in crescendo, quindi sono molto contenta. Anche perché questa cosa mi dà morale per l’inverno.

E’ una squadra in cui si lavora più che nelle altre?

Si lavora veramente tanto. Penso che in tutti gli sport di alto livello, se vuoi fare davvero la differenza, si debba lavorare tanto. Devi fare sacrifici e in questa squadra se ne fanno veramente tanti. Poche volte ho visto tanta dedizione. A volte guardo gli ordini d’arrivo e se prima potevo pensare che in qualcuno potevo esserci anche io, ora capisco che sto lavorando per la campionessa del mondo o la campionessa europea, per gente che veramente va forte. Perciò, quando fai la corsa e tutte le ragazze lavorano bene e si vince o si fa prima e seconda, è una soddisfazione immensa. 

Come si batte Lorena Wiebes? La firma di Yaya Sanguineti

16.09.2023
6 min
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Wiebes è più velocista, ma si sta asciugando. Balsamo è più definita, forse meno potente, ma può vincere le volate a capo delle corse più dure o tecniche. Abbiamo lasciato Giorgia Bronzini con questa conclusione, cui si è unito l’invito per Elisa Balsamo di volersi più bene, tirando il fiato qualora sentisse di essere al limite. E visto che la piacentina poi ha attribuito al leadout l’80 per cento del merito delle volate vinte, ci sembrava il minimo scomodare Ilaria “Yaya” Sanguineti, che da quest’anno è tornata a fare il pilota per la piemontese. Si erano lasciate quando Balsamo lasciò la Valcar-Travel&Service per passare alla Trek e nella squadra americana, poi diventata Lidl-Trek, si sono ritrovate all’inizio del 2023.

Come si fa per battere Lorena Wiebes nel testa a testa? In che modo ragionano l ragazze del team di Luca Guercilena, sapendo di avere di fronte un simile avversario?

«Davanti a lei – dice Yaya – Wiebes ha una squadra strutturata molto bene. La portano veramente bene nel finale, poi è ovvio che lei ha grandi gambe. Ci sono anche altre squadre che corrono unite, ma non hanno la velocista del livello di Elisa, Wiebes e Kool, quindi non possono competere».

Women’s Tour 2021, ultima corsa di Balsamo con la Valcar: vinta una tappa anticipando Wiebes
Women’s Tour 2021, ultima corsa di Balsamo con la Valcar: vinta una tappa anticipando Wiebes
Come si fa per batterla?

Bisogna anticiparla. Dobbiamo evitare che ci veda fino all’ultimo, le dobbiamo arrivare da dietro: ormai l’abbiamo capito. Dobbiamo usare l’astuzia e poi sorprenderla. Deve avere lei il finale in mano, anche perché noi siamo strutturati bene, ma non abbiamo mai fatto un treno vero e proprio. Anche nelle riunioni tecniche viene detto che le altre devono portare a me ed Elisa nella miglior posizione possibile agli ultimi 2-3 chilometri, però io non sto mai a ruota delle mie compagne. Le tengo due o tre posizioni più avanti, in modo che siano un punto di riferimento.

Come è andata la tappa che avete vinto al Simac Tour?

Siamo state tranquille tutto il giorno. Poi mi sono messa ad aspettare la chiamata di Elisa nella radio: «Yaya, dove sei?». Mi chiama sempre ai meno 10, anzi questa volta era in anticipo perché ne mancavano 11. Ho risposto che stavo arrivando, poi si sono messe a lavorare Shirin Van Anrooij e Lauretta Hanson in testa al gruppo, mentre Lucinda Brand era un po’ più vicina a noi, perché si sa muovere bene in gruppo. Era un finale molto tecnico, ho detto alle mie compagne di tirare a blocco il più possibile, in modo che il gruppo rimanesse in fila e nessuna ci affiancasse. Elisa si fida ciecamente di me. Io penso di sapermi muovere bene, però le volate sono sempre un bingo.

Sanguineti spiega che la vittoria al Simac Ladies Tour è venuta costringendo Wiebes a una volata troppo lunga
La vittoria al Simac Ladies Tour è venuta costringendo Wiebes a una volata troppo lunga
E cosa è successo?

Shirin si è spostata che mancava circa un chilometro. Sulla destra ci ha passato il treno della DSM ed Elisa mi ha urlato di andare. Allora mi sono messa a ruota della Kool, l’ultima curva l’ho fatta con gli occhi chiusi e ho pensato: adesso ci ammazziamo, perché siamo entrati proprio come dei caccia. Sono arrivata in prima posizione che mancavano 200 metri, quando Elisa che mi ha urlato di partire e a quel punto la Wiebes mi ha visto ed è scattata a sua volta.

Vi ha anticipato?

Ha fatto una volata lunga per le sue abitudini, perché lei è molto esplosiva, però poi scende un po’ di velocità. Invece Elisa magari non è esplosiva come lei, però quei watt riesce a tenerli più a lungo e questo l’ha fatta vincere. E’ stata una volata dura, ma abbastanza ordinata. Lorena ha un’esplosività paurosa se l’arrivo è in un piattone che non è tanto tecnico, in quel caso puoi solo provare a partirle da dietro.

Al Baloise Tour, durante la convalescenza di Balsamo, Sanguineti ha scortato alla vittoria Brand
Al Baloise Tour, durante la convalescenza di Balsamo, Sanguineti ha scortato alla vittoria Brand
Era già successo al Women’s Tour, ultima vittoria di Elisa in maglia Valcar?

Esatto, l’ultima corsa che fece con noi da campionessa del mondo e anche la prima vittoria con quella maglia. Eravamo in Inghilterra, con un rettilineo di un chilometro e mezzo. Davanti c’era il treno della Wiebes e noi le siamo arrivate proprio da dietro, perché per batterla, devi… fregarla così. Altrimenti lei vede che stai partendo e piuttosto si fa 500 metri di volata per lanciarla prima di te.

Ha ragione Giorgia a dire che l’80 per cento delle volate è sulle tue spalle?

E’ vero. Quando ti abitui a farlo non è più nemmeno stressante. E’ un ruolo che mi piace tantissimo, lavorare con Elisa che si fida accecamento di me è un piacere. So che posso passare sotto il telaio di un’altra bicicletta e lei ci passa con me. Quando mi chiama ai 10 chilometri dall’arrivo e io arrivo che ne mancano 7-8, perché non è che arrivo subito (ride, ndr), lei si mette a ruota e so che non mi molla più. Se dietro succede qualcosa, mi urla. Mi dice solo «Ya», senza dirmi altro. Quando sento il mio nome, so che devo rallentare perché magari qualcuno ha preso la mia ruota. Sembra facile a dirsi, ma in effetti anche se sei abituato, un po’ stressante lo è davvero.

Cosa ha significato vincere dopo tutto quello che ha passato Elisa con l’ultimo infortunio?

Abbiamo pianto un bel po’. Sia per lei sia per me. Se vedo vincere la mia compagna, visto che abbiamo anche una grande amicizia, e un po’ di merito è il mio, mi emoziono. Perché io comunque so che una volata così non la potrei mai vincere. Se invece faccio bene il mio lavoro e lei lo concretizza, è bellissimo. Poi avendo vissuto quello che ha passato quest’anno, ricordando come stava quando è successo quel brutto incidente, è stato proprio bello rivederla così.

Sanguineti è estremamente soddisfatta della scelta Lidl-Trek: cè tutto per lavorare al meglio
Sanguineti è estremamente soddisfatta della scelta Lidl-Trek: cè tutto per lavorare al meglio
Com’è stato per te il periodo senza Elisa?

E’ stato diverso, perché quando tiro le volate per lei, sono nella mia comfort zone. Diciamo che mi sono giocata in altri ruoli. Ho fatto la leadout per prendere davanti una salita. Al Baloise l’ho fatto un paio di volte per Lucinda Brand che ha anche vinto, quindi diciamo che sono rimasta nella mia parte. Con Elisa c’è un rapporto diverso, avendo lavorato tanto tempo insieme, però mi rendo conto che anche le altre si fidano di me. Quindi sono rimasta allenata per lei.

Sei soddisfatta di questo primo anno alla Lidl-Trek?

Assolutamente sì. Non ti fanno mai mancare niente, devi pensare solo ad andare in bici e fare quello che ti dicono in riunione. Non devi preoccuparti di nulla, quindi penso che anche questa sia anche un’energia in più.

Guardiamo meglio con Bronzini nella sfida Balsamo-Wiebes

15.09.2023
8 min
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Balsamo contro Wiebes, Wiebes contro Balsamo. E in mezzo spesso c’è Charlotte Kool, ma questa è un’altra storia. Nel duello fra l’olandese e l’italiana c’è il sale di tante corse che si decidono in volata. E proprio perché le due ragazze sono molto diverse fra loro, la sfida diventa interessante per le sue sfumature. Ne abbiamo parlato con Giorgia Bronzini, scoprendo come attraverso quelle differenze si trovino a confronto le culture ciclistiche delle diverse regioni d’Europa, a metà fra il Nord che avanza e impone le sue nuove leggi e la vecchia Italia che si difende con l’esperienza.

«Già partendo dal piano fisico – esordisce Bronzini, che il prossimo anno cambierà ammiraglia – fra Elisa e Wiebes, c’è una netta differenza nella corporatura. Penso che a livello di massa muscolare Wiebes ne abbia molta di più e quindi, nelle volate più veloci, esprime più potenza. Mi viene in mente com’era fra me e Ina Teutenberg, che quando era lanciata a tutta velocità, con la mole che aveva, ovviamente era più veloce. Se però c’era un arrivo tecnico o sbagliava il tempo della volata oppure il percorso aveva tanta altimetria, allora arrivava stanca ed era meno veloce».

Di fatto Wiebes è una velocista, Balsamo è un’atleta velocissima…

Elisa diventa una sprinter fortissima più il percorso è duro e selettivo. In quel caso lei mantiene gli stessi watt nella volata, ci arriva più fresca delle altre, perché la sua corporatura glielo permette. E credo che sia questa la sua arma per vincere più corse nell’anno, perché è difficile che ci siano sempre dei percorsi totalmente piatti. La cosa che mi ha stupito è che comunque adesso anche la Wiebes sia presente su certe altimetrie nonostante il suo fisico.

E’ stato il suo salto di qualità di questa stagione.

Le due che ultimamente stupiscono di più sotto questo aspetto sono Kopecky e lei. Non sono esili e non sono filiformi, diciamo, mentre Elisa è più asciutta, ha una massa delineata. Loro invece hanno proprio la massa da velocista. Un po’ come se ai tempi, Cipollini fosse arrivato all’Amstel a fare la volata con Gasparotto e Valverde. L’altro giorno hanno fatto prima e seconda sul Cauberg, non so se lo scorso anno Wiebes sarebbe stata lì.

Quest’anno Bronzini ha guidato la LIV Racing Teqfind, dal prossimo anno cambierà ammiraglia
Quest’anno Bronzini ha guidato la LIV Racing Teqfind, dal prossimo anno cambierà ammiraglia
Nel racconto delle compagne, ha lavorato sodo per riuscirci.

Hanno adottato un altro tipo di allenamento, che magari non è ancora comune. Sembra proprio che abbiano anche la parte di resistenza che di solito è difficile avere con quel tipo di corporatura. Penso che siano avanti sul fronte della preparazione, che ci siano dietro degli studi cui noi italiani non siamo ancora arrivati. Noi non facciamo test o comunque non sperimentiamo, siamo sempre un po’ restii al cambiamento. Se vediamo che una cosa va bene, è difficile che cerchiamo di cambiarla. Non siamo i numeri uno nella tecnologia, siamo molto nella tradizione.

Come possiamo difenderci?

Quando ci presentiamo come nazionale, quello che ci permette di fare la differenza è la testa che non sempre hanno nel Nord Europa, perché vengono trattati in modo più freddo. Quando lavoro con delle ragazze straniere, è difficile che apprendano al volo quello che gli suggerisco tatticamente, il comportamento che gli suggerisco di avere, perché non è nella loro indole. Se invece parlo con le ragazze italiane, capiscono subito. Fortunatamente questa parte è ancora molto importante. Per contro credo che se un’italiana venisse gestita come le altre, il suo rendimento sarebbe inferiore, perché non siamo abituate a certe rigidità.

Simac Ladies Tour, sul Cauberg Kopecky batte Wiebes: gran numero per due atlete così possenti
Simac Ladies Tour, sul Cauberg Kopecky batte Wiebes: gran numero per due atlete così possenti
Pensi che Balsamo dovrebbe provare a crescere muscolarmente per arrivare a quelle punte di velocità?

Io eviterei di cambiare pelle o di provarci. Se il percorso di Elisa l’ha portata a questo punto, con gli allenamenti che ha fatto, è perché lei è così, quindi rimarrei fedele a me stessa. Quanto ha vinto Marianne Vos che in proporzione ha lo stesso fisico di Elisa? Anzi, la nostra è ancora più definita, è ancora meglio. E poi comunque le gare stanno diventando sempre più dure e sempre più lunghe, tanto che persino Wiebes si è asciugata parecchio.

Uno dei motivi del cambiamento è certamente questo, sta crescendo: ha 24 anni.

Secondo me dall’anno scorso avrà perso 5-6 chili, che fanno la differenza. Però ugualmente penso che se nella penultima tappa del Simac Ladies Tour avesse dovuto fare il Cauberg per sei volte invece di tre, difficilmente sarebbe stata lì. Ancora ha un limite fisico, anche se vedendo quello che ha fatto Kopecky al Tour, capisci che i campioni riescono sempre a tirare fuori una percentuale di grinta e sofferenza che gli permettono di fare cose bellissime.

Balsamo (1,71 per 55 chili) ha una struttura più longilinea che la rende più forte in salita
Balsamo (1,71 per 55 chili) ha una struttura più longilinea che la rende più forte in salita
Tornando alle due ragazze, hanno entrambe un leadout italiano. Quanto conta chi ti lancia la volata?

Sanguineti con Balsamo e Guarischi con Wiebes. Credo che il leadout sia almeno l’ottanta per 100 del successo, soprattutto adesso che si sta andando sempre di più verso un ciclismo di squadra. Se vai alla volata ad occhi chiusi e ti fidi ciecamente di chi hai davanti, non devi pensare perché ci pensa lei per te. Io ai tempi preferivo che mi mettessero sull’avversaria e la… usavo come ultimo uomo. Preferivo che se le cose andavano male, la responsabilità fosse mia al 100 per cento, senza dubbi o cose da rivendicare con qualcun altro. Era una convinzione mia, anche perché ai tempi la figura del gregario a questo modo non c’era. Si vedeva un po’ in nazionale, ma generalmente nelle corse non c’era. Oppure c’erano gli squadroni contro i quali era inutile competere. Se io andavo col mio treno contro quello della Ina, saremmo deragliate dopo un chilometro, mentre oggi ci sono tre o quattro squadre che possono farlo. E chi non riesce a farlo, non è per mancanza di volontà, ma per la potenza e l’abilità delle ragazze.

Quindi secondo Giorgia Bronzini, Balsamo va bene com’è? 

Non la snaturerei, preferirei che rimanesse com’è, perché ha già vinto il campionato del mondo, quindi vuol dire che funziona. Quest’anno ha avuto sfortuna e chapeau per come è tornata, però le sue caratteristiche le hanno permesso comunque di vincere. Al Simac ha battuto nuovamente la Wiebes e così facendo potrà vincere 10-15 gare all’anno, magari con dentro un titolo che sia il mondiale o l’europeo. Può vincere la Gand e pure Cittiglio, magari aiutando al Fiandre una Longo Borghini che ricambierà in altre occasioni. Fra le donne, anche per gli organici esigui, c’è una collaborazione che fra gli uomini non si vede. Piuttoso invece le direi di prendersi le pause giuste.

Wiebes (1,71 per 60 chili) ha la struttura fisica potente della velocista pura, ma è dimagrita rispetto al 2022
Wiebes (1,71 per 60 chili) ha la struttura fisica potente della velocista pura, ma è dimagrita rispetto al 2022
In che senso?

Non so se sia anche il suo caso, ma ancora adesso le ragazze fanno fatica a fermarsi per recuperare. Sembra che gli fai un dispetto, io invece non vedevo l’ora, perché sapevo che dal recupero nascevano le cose migliori. Faccio l’esempio di Rachele Barbieri, che non ha mai recuperato la stagione scorsa. Nel 2022 è stata bravissima, fra pista e strada, però non ha staccato nel modo giusto per recuperare tutti gli sforzi che ha fatto. E secondo me quest’anno l’ha un po’ pagata a livello fisico e anche mentale, proprio perché non sono robot. Le ragazze che fanno tanta attività, quindi anche Elisa, devono farsi un esame di coscienza ed evitare che una goccia faccia traboccare il vaso. Se un giorno non vado a girare in pista, non è per pigrizia, ma per salvaguardarmi. Vedo che le ragazze fanno fatica a conoscersi, perché viene tutto basato sui watt, senza distinzioni.

Invece cosa bisognerebbe fare?

Quando mi danno le schede di valutazione di un’atleta da prendere, io preferisco conoscere la persona. Chiaro, se ha 200 watt e nulla di più, non può andare avanti. Ma a parità di motore, gli atleti sono persone e il bilanciamento fra la vita di tutti i giorni e la vita sportiva è un gioco di equilibrio, per cui è sbagliato trattarle come delle macchine. Alla SD Worx sono fortissime, io però non lo so se sono tutte contente come pare e se il gruppo funziona proprio bene. Vogliono vincere tutte, da fuori può sembrare tutta festa, ma dentro è davvero così? Prima dell’abbraccio fra Vollering e Kopecky alla Strade Bianche sono volate parole non proprio belle in olandese.

Il ritorno alla vittoria di Balsamo contro Wiebes dopo l’infortunio ha meritato il plauso di Giorgia Bronzini
Il ritorno alla vittoria di Balsamo contro Wiebes dopo l’infortunio ha meritato il plauso di Giorgia Bronzini
Loro parlano di ottimo ambiente e vanno fortissimo.

Non mi piace tanto che una squadra abbia il monopolio di tutto, ma non perché sia gelosa di loro. Sono bravi, stanno lavorando in un certo modo, hanno fatto crescere diversi campioni, quindi non è una critica. Però la loro superiorità quando si presentano alle corse fa un po’ scemare l’attesa della gara. E poi quello che mi stupisce a volte è che gli avversari gli danno anche una mano, facendo il lavoro per loro. Magari se tanti inseguimenti dovessero farseli da sole, alle volate la Wiebes ci arriverebbe più stanca. 

Van Vleuten prende e va. Paladin: «Al Tour sarà diverso»

05.07.2023
5 min
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CANELLI – E’ bastato poco ad Annemiek Van Vleuten per salutare la compagnia e viaggiare spedita verso il traguardo della sesta tappa del Giro Donne. Una frazione che al mattino, nel paddock dei bus, prevedevano in egual misura adatta all’arrivo per velociste o di una fuga. Invece no, la maglia rosa prende e va via quando mancano 15 chilometri alla fine. E per lei è la quindicesima vittoria al Giro Donne.

Sul Gpm di Calosso, penultimo di giornata, l’olandese della Movistar non è nemmeno scattata. Ha imposto subito un ritmo insostenibile per le altre, che hanno iniziato a ragionare per il secondo posto. La piazza d’onore è andata a Wiebes (davanti a Lippert) che conferma una grande crescita sulle tappe mosse e con arrivi su strappi secchi di un chilometro come quello di Canelli. La campionessa europea della SD Worx, che domani non ripartirà per preparare il Tour Femmes, sarà l’avversaria da battere al mondiale di Glasgow ed il cittì Sangalli continua a prendere appunti. Nella generale a più di 3 minuti da Van Vleuten, scala di una posizione Ewers per effetto della drammatica caduta occorsa a Niedermaier (forte trauma facciale e ritiro) mentre terza ora c’è Labous del Team DSM-Firmenich.

Soraya davanti

Le colline dei vigneti che circondano Canelli sono validi banchi di prova per capire la propria condizione. Dalla pianura astigiana la strada si inerpica in modo tortuoso e ripido. Ci si può provare in salita o in discesa. La linea d’arrivo posta accanto al ristorante “Civico 15” non mente. Per arrivarci devi avere la gamba giusta. E la signora Giusy vede sfilare il meglio del ciclismo femminile davanti al suo locale. Fra queste c’è Soraya Paladin, quarta e autrice di una bella prestazione.

«E’ stata una tappa per noi abbastanza sfortunata – racconta Paladin dopo aver recuperato dallo sforzo – siamo partite con Antonia (Niedermaier, ndr) che era seconda in classifica e maglia bianca, ma purtroppo è caduta. Non sono bene cosa sia successo, lo abbiamo sentito alla radio e ci hanno detto che non sarebbe più rientrata. So solo che è in ospedale. Ci dispiace molto perché stava andando veramente forte. La nostra idea era quindi quella di difendere la generale. Se lo meritava Antonia».

Paladin sta dimostrando di crescere. Il bel quarto posto a Canelli lo certifica
Paladin sta dimostrando di crescere. Il bel quarto posto a Canelli lo certifica

«Dopo la caduta – prosegue la vicentina della Canyon Sram – sono cambiati un po’ i piani e mi hanno lasciato carta bianca. In salita c’era il Team DSM che faceva un bel ritmo per Labous che infatti ha attaccato sul primo Gpm (Castino, ndr). Lì siamo rimaste in poche ma nulla di fatto. Poi ha attaccato Van Vleuten sulla salita di Calosso. Ho provato a tenerla, ma andava veramente troppo forte per me. Sono rimasta nel gruppetto dietro e speravo che non ci riprendessero perché sapevo di potermela giocare con Lippert in un arrivo come quello di oggi. Invece è rientrata Wiebes. Chloe (Dygert, ndr) mi ha guidata fino ai piedi della salita in una buona posizione. Lo sprint è partito abbastanza presto e lo abbiamo fatto a tutta fino alla fine. Dispiace per il quarto posto perché rende la giornata ancora più amara».

Il Giro non è finito

Van Vleuten anche a Canelli ha messo un altro mattoncino per la conquista del suo quarto Giro Donne, ma ci sono ancora tre tappe che non bisogna sottovalutare. Paladin analizza la corsa rosa per sé e per la sua squadra in funzione dei prossimi appuntamenti. All’orizzonte ci sono Tour e mondiale in cui la trevigiana di Cimadolmo vuole continuare ad essere protagonista.

«Ovvio che Van Vleuten – spiega Soraya – non voglia prendere rischi. Al Giro c’è sempre un imprevisto, sia per cadute che per problemi meccanici ed altro. Può sempre succedere di tutto. Fino all’ultimo giorno e finché non si taglia la linea del traguardo di Olbia non si può dire che sia chiuso. Ovviamente sta dimostrando di andare forte, però ci sono ancora tante altre squadre che hanno i numeri e ci proveranno di sicuro. Noi volevamo farlo oggi, ma abbiamo avuto sfortuna.

Van Vleuten festeggia. Il suo quarto Giro Donne è sempre più vicino
Van Vleuten festeggia. Il suo quarto Giro Donne è sempre più vicino

«Punteremo alle tappe – prosegue Paladin – ci sono ancora un po’ di occasioni buone per noi della Canyon-Sram. L’arrivo alla Madonna della Guardia di Alassio è forse un po’ troppo duro per me, ma le due frazioni in Sardegna mi si addicono. Quella di domani dicono che sia quella più dura o comunque più temuta però la gara la fanno i corridori. Anche oggi a Canelli sembrava una tappa per arrivare in volata o per passiste veloci. Invece quando si mettono a fare forte qualsiasi salita, tutte soffrono».

Tour e mondiale

«Farò il Tour Femmes – conclude Paladin con grande lucidità – in supporto a Niewiadoma che curerà la generale. Qui sto prendendo dei riferimenti su Van Vleuten da riportare sul Tour anche se sarà completamente diverso. Abbiamo fatto le ricognizioni. Le tappe sono lunghe e dure. Farà caldo. Intanto pensiamo a finire il Giro Donne poi penseremo alla Francia.

«Mi sono preparata bene a Livigno. La mia condizione è in crescendo. Qui al Giro Donne mi sto sentendo bene ogni giorno che passa. Il cittì Sangalli mi lascia tranquilla, facendomi pensare alle tappe. E’ giusto che io adesso resti concentrata sul Giro poi per i mondiali se ne parlerà più avanti. Ci sono tante italiane che stanno andando forte. Penso proprio che chi se lo merita sarà convocata».