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Gabburo a Livigno, nel mirino la gamba e un nuovo contratto

28.07.2022
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Davide Gabburo si trova a Livigno insieme a tanti altri corridori che preparano le corse di fine stagione. Sotto la sua voce riecheggia il rumore del paese e dei suoi abitanti. Davide, insieme ad alcuni suoi compagni della Bardiani CSF Faizanè sono in centro a godersi queste ultime ore di sole

«Sono qui a Livigno da domenica 17 – esordisce Gabburo – insieme a 6-7 miei compagni di squadra, stiamo facendo un’ultima grande fase di preparazione. Ci siamo sentiti tra di noi ed abbiamo deciso di venire in ritiro tutti insieme, così da non allenarsi da soli. Riprenderò a correre dal Giro di Danimarca, in programma dal 16 al 20 agosto».

Gabburo ora si trova a Livigno a preparare la seconda parte di stagione. Punta a far bene nelle gare del calendario italiano
Gabburo ora si trova a Livigno a preparare la seconda parte di stagione
Sei uscito da una prima parte di stagione positiva con due bei piazzamenti al Giro.

Rispetto al Giro dello scorso anno, posso dire che sono stato anche più fortunato. Nel 2021 la sfortuna mi ha preso alla Corsa Rosa e mi ha accompagnato anche per il resto della stagione. A livello di preparazione non ho cambiato nulla, ho preparato il Giro in maniera più specifica ritrovandomi con una gamba migliore. 

Il secondo posto di Napoli ed il quarto di Treviso sono lì a testimoniarlo…

I percorsi erano giusti per me, quello di Napoli si addiceva particolarmente alle mie caratteristiche. So di non essere un corridore che regge sulle salite lunghe, ma ci provavo. D’altronde quando sei in fuga è tutto un po’ diverso, non sai mai come possono andare le cose. Questi piazzamenti mi danno più sicurezza nei miei mezzi, più morale e tanta fiducia, oggettivamente un secondo posto al Giro ti fa affrontare le gare minori con un’altra mentalità.

Davide, in fuga nella tappa di Treviso, dove ha colto un buon quarto posto dopo tanti chilometri in fuga
Davide, in fuga nella tappa di Treviso, dove ha colto un buon quarto posto dopo tanti chilometri in fuga
Infatti poco dopo è arrivata la top 10 al Giro di Slovenia.

Esatto, ho fatto bene nella generale uscendo una sola volta dai quindici. Non c’erano corridori scarsi, alla fine il bel Giro fatto mi ha portato tante belle sensazioni. Ora il focus è sulle gare del calendario italiano che ci saranno a settembre, mantenere la condizione alta per tutti questi mesi non è facile e questo periodo di “stacco” è utile anche per ricaricare la mente.

Nel mezzo c’è stato anche il tricolore di Zana, con il quale hai corso spesso gomito a gomito.

Al campionato italiano la squadra ha lavorato bene, eravamo cinque nei primi 20 oltre ad aver conquistato la maglia con Filippo. Sono molto contento per lui, davvero, ho corso spesso al suo fianco e ne conosco il valore, è un po’ strano allenarsi con la maglia di campione italiano accanto, ma ci faremo l’abitudine (dice ridendo, ndr).

Gabburo, in seconda posizione, ha sfruttato la condizione post Giro d’Italia raccogliendo una top ten al Giro di Slovenia
Gabburo, in seconda posizione, ha sfruttato la condizione post Giro d’Italia raccogliendo una top ten al Giro di Slovenia
Quello che ti manca può essere la vittoria? L’ultimo scalino per arrivare in cima…

E’ anche quello più difficile da fare, sono una persona che rimane con i piedi per terra, ci spero sempre ma non sono uno che si monta la testa. Ripeto, le gare in Italia saranno un bell’obiettivo sul quale concentrarsi, spero che la squadra mi dia la possibilità di fare questo calendario.

In Italia ci sono anche le gare nel Veneto, casa tua…

Giro del Veneto e Veneto Classic sono gare a cui tengo particolarmente, l’anno scorso in entrambe sono rimasto fuori dai 10 di poco (Davide ha concluso rispettivamente 14° e 16°, ndr) vorrei provare a migliorarmi.

Gabburo, dopo più di un mese di pausa dalle corse, riprenderà a gareggiare in Repubblica Ceca il 4 agosto
Gabburo, dopo più di un mese di pausa dalle corse, riprenderà a gareggiare in Repubblica Ceca il 4 agosto
La Bardiani ha puntato tanto sui giovani, come ti trovi con loro?

Non abbiamo corso molto con i più giovani, uno che ho visto un po’ di più è Tolio. Sono tutti dei bravi ragazzi e sono pronti ad ascoltare noi più grandi, non è una cosa scontata ora. Apprezzano la buona parola ed il consiglio e questa è la strada giusta per crescere.

E per l’anno prossimo?

Sono in scadenza di contratto a fine stagione, non so ancora come andrà, non ho parlato con nessuno. Ho dimostrato di aver fatto una bella prima parte di stagione quindi spero che arrivi qualcosa, non è facile. Sereno non lo sono mai (scherza Gabburo, ndr), sono abituato alle scoppole. Diciamo che dopo questa prima parte di 2022 sono un pochino più tranquillo.

Quei 55 giorni di stop non hanno scalfito la grinta di Masnada

22.07.2022
4 min
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Dopo avervi raccontato della distanza fatta con Gianluca Brambilla, sentiamo anche Fausto Masnada. Il corridore della Quick Step-Alpha Vinyl  è ancora in quota. Sta lavorando sodo e da Livigno giungono notizie che lo danno in grande spolvero.

Masnada era partito fortissimo ad inizio stagione. Aveva vinto, e bene, in Oman e sembrava finalmente che potesse dimostrare una volta per tutte il suo valore. Aveva passato un buon inverno e tutto filava liscio. Poi qualcosa si è inceppato.

Il bergamasco (classe 1993) ha vinto la quarta tappa del Tour of Oman ad inizio stagione ed è finito secondo nella generale
Il bergamasco (classe 1993) ha vinto la quarta tappa del Tour of Oman ad inizio stagione
Fausto, dicevamo. Eri partito alla grande in Oman. Poi cosa è successo?

Ero andato al UAE Tour e nel finale della corsa ho iniziato a non essere al top. Sono andato sul Teide e da lì al Catalunya. Ma sentivo che non stavo bene. Avevo sensazioni strane. Facevo fatica a recuperare. E infatti avevo una bronchite. Ho fatto sette giorni di antibiotici, ma ancora nulla. I medici della squadra per vederci meglio mi hanno fatto fare delle analisi ed è emerso che avevo la mononucleosi

E cosa hai fatto?

Riposo totale. Sono stato fermo 55 giorni.

Cinquantacinque giorni! Sei dovuto ripartire da zero?

Sì, ho ricominciato da capo, come se fosse la preparazione invernale. Sono risalito in sella a fine aprile. Da lì sono andato in altura sul Bernina e poi ho ripreso a correre al Giro di Svizzera, prima, e all’italiano, poi.

Come si fa a non mollare di testa? Come si fa a tenere dritta la barra?

E’ difficile. Ti devi concentrare e credere in te stesso. Non deve mai mancare la voglia di dimostrare quanto vali. I messaggi di supporto sì, fanno piacere, però è solo con te stesso che puoi superare l’ostacolo. Io almeno l’ho vissuta come una cosa personale. Serve molta forza interiore che ti permetta di superare ogni problema e raggiungere i nuovi obiettivi.

Quando Masnada sta bene se la può giocare con chiunque. Eccolo al Lombardia del 2021 con Pogacar
Quando Masnada sta bene se la può giocare con chiunque. Eccolo al Lombardia del 2021 con Pogacar
Come hai ripreso? Ci racconti quella prima uscita in bici di fine aprile?

Ero a Monaco, a casa, dove sono sempre rimasto. E’ stata una ripresa molto blanda, ma peggio rispetto alla ripresa invernale di fine novembre. Lì riparti che stai bene, io invece venivo da una malattia. Ero spaventato. Fino alla settimana prima ancora ero malato. Ogni tanto andavo a camminare e dopo 40′ dovevo fermarmi per la stanchezza. Temevo che mi succedesse la stessa cosa in bici. Temevo di rivivere quelle sensazioni e di tornare a casa dopo un’ora.

Invece?

Invece ho faticato sì, ma non era quella sensazione di sfinimento, profonda. Ho fatto un’ora e mezza e alla fine ero super contento, come dopo una vittoria. Fortunatamente i dottori mi hanno dato il tempo necessario per rimettermi in sesto.

E poi?

Poi piano, piano mi sono ripreso e a maggio sono andato in ritiro sul Bernina con Cattaneo e Bagioli che stavano preparando il Tour de France. Sono stato lassù 21 giorni, prima di rimettere finalmente il numero al Giro di Svizzera.

Bramati ci ha detto che stai andando fortissimo…

Sto molto bene, è vero. Sento di aver recuperato le energie giuste. Ma l’allenamento è una cosa e la corsa un’altra. Io sto dando il massimo, ma solo con l’allenamento non puoi fare l’esatto punto della tua condizione, non puoi davvero sapere quanto tu sia sul pezzo. Tante volte fai sacrifici, ma non vengono ricompensati.

Quando rientrerai alle corse?

A San Sebastian (il 30 luglio, ndr). Poi da lì andrò alla Vuelta Burgos.

Masnada con il compagno, e iridato, Alaphilippe in ritiro a Livigno
Masnada con il compagno, e iridato, Alaphilippe in ritiro a Livigno
E la Vuelta?

Non so, non posso dirlo adesso. L’idea c’è, ma in squadra siamo in molti a volerla fare e bisognerà attendere la formazione ufficiale.

A San Sebastian ci vai per aiutare o con qualche velleità personale?

Vedremo dalla condizione, perché alla fine è la strada che conta, ma sono in una squadra in cui ci sono molti campioni. A San Sebastian per esempio ci saranno Evenepoel e Alaphilippe. Farò ciò che mi sarà detto, rispettando le gerarchie. 

Quest’anno dopo la bella vittoria in Oman hai pensato che potesse essere davvero la stagione buona per mostrare chi sei?

Ogni anno cresco e miglioro aspetti che magari trascuravo e questo si acquisisce con l’esperienza e con il correre. Negli ultimi due anni mi è mancata la continuità. Lo scorso anno ha avuto una tendinite al Giro che mi ha costretto al ritiro. Poi in preparazione della Vuelta mi sono fratturato l’osso sacro, quest’anno la mononucleosi… La crescita c’è, ma anche i problemi fisici ci sono. Fortunatamente ho un team che riconosce il mio impegno e la dimostrazione è il fatto che ho prolungato con loro fino al 2024. E avere l’appoggio del team in questa situazione è importante.

Si guarda avanti. Sempre…

Io spero che le cose vadano bene per una stagione intera. Mi piacerebbe fare due grandi Giri nello stesso anno perché quelli ti cambiano molto. Ti danno prestazione fisica, porti il tuo corpo al massimo. Quest’anno, siamo a luglio, e ho 15 giorni di corsa, una bella differenza.

Brambilla incontra Masnada e… Distanza a sorpresa!

20.07.2022
5 min
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Un’uscita quasi inaspettata e tanto divertimento. Per Gianluca Brambilla l’ultimo allenamento fatto a Livigno non è stato solo un giorno di lavoro. Il corridore della Trek-Segafredo ha incontrato Fausto Masnada e insieme sono partiti alla volta del “giro della morte”.

Tra ironia e aspetti tecnici, “Brambi” ci racconta questo giorno di… ordinaria amministrazione ad alta quota. Un racconto che lascia magari anche qualche spunto su come un pro’ di alto livello imposta la distanza.

I numeri e il percorso del “giro della morte” di Brambilla e Masnada (da Instagram)

Toh, c’è Fausto

Brambilla è tornato a casa proprio ad inizio settimana. Per lui si è trattato quasi più di una “vacanza ad alta quota” (vacanza con due virgolette grosse così), più che di un’altura vera e propria. E proprio per questo, forse, questa storia forse assume più valore.

«Qualche giorno in montagna con la famiglia – racconta Brambilla – per sfuggire al caldo e anche per questo non avevo in programma nessun lavoro specifico.

«Il giorno che abbiamo fatto quella distanza è andata così. Dovevo fare 4 ore tranquille. Avevo in programma il giro con Bernina e Albula, di circa 120 chilometri. E visto che ero da solo sono uscito alle 9, che per gli orari di Livigno è anche presto.

«Ma 200 metri dopo essere partito incontro Masnada, che usciva dal garage del suo appartamento. Mi fermo a salutarlo e Fausto mi fa: vieni con me. Devo fare sei ore».

 

«Mi spiega il suo percorso: Forcola, Bernina, Stelvio e Foscagno. E’ quello che io chiamo il giro della morte Soprattutto adesso che non si può più fare la galleria di rientro dalla Svizzera in bici, ma serve la navetta. Quindi bisogna per forza scalare lo Stelvio da Santa Maria, che è la mia salita preferita.

«Un bel giro, ma tosto. Allora dico a Fausto: se nel piano di Saint Moritz non c’è vento contro vengo te. Il vento non c’era e… ho proseguito con lui!».

Allo Svizzera prima di ritirarsi per Covid, Gianluca era andato molto bene. Sarà pronto per il finale di stagione
Allo Svizzera prima di ritirarsi per Covid, Gianluca era andato molto bene. Sarà pronto per il finale di stagione

Regolari sì, ma da pro’!

Brambilla e Masnada vanno regolari. Procedono di buon passo. Il corridore della Quick Step-Alpha Vinyl deve fare anche dei lavori specifici, mentre Brambilla, come detto, deve andare “easy”. E infatti sta più spesso a ruota e nelle salite magari si stacca anche, salvo poi ricompattarsi in cima.

«Siamo andati con un buon ritmo – racconta Brambilla – ci siamo coordinati bene. In cima ci si fermava giusto per mettere la mantellina e poi via in discesa. Abbiamo fatto qualche sosta alle fontane per riempire la borraccia, anche lassù faceva caldo». 

Da come parla Brambilla, sembra più un appassionato che un pro’. Anche se i ritmi sono da campioni. Alla fine si sono sciroppati oltre 170 chilometri e quasi 4.000 metri di dislivello in meno di sei ore!

«Non che sia stata tanto diversa da una distanza che si fa in un vero ritiro in quota, almeno per me – spiega Brambilla – non ci siamo fermati a fare le foto al panorama… per dire.

«Di solito in questi casi le salite si fanno al medio, stavolta le ho fatto al medio basso. Quindi se solitamente nel mio medio oscillo tra i 270 e i 310 watt, stavolta mi attestavo sui 270-280 che, visto il mio peso di 58-59 chili, è circa 5 watt/chilo, poco meno.

«Cercavo di essere agile, molto agile. Salivo sempre sulle 90 anche 95 pedalate. Stimolare la cadenza in quota è importante. I rapporti? Dipendeva dalla pendenza chiaramente, ma credo di aver usato soprattutto il 39×24-27 e il 30 in qualche passaggio».

Passando anche in Valtellina non si poteva non prendere un panino con la bresaola
Passando anche in Valtellina non si poteva non prendere un panino con la bresaola

Incontri e racconti

Però “la sosta Coca Cola” non è mancata. «Assolutamente no. Non può mancare in una vera distanza – continua Brambilla – e l’abbiamo fatta a Valdidentro, scendendo dallo Stelvio. Siamo stati lì una ventina di minuti abbondanti. Una Coca per entrambi e un panino con formaggio e bresaola, per me, senza formaggio per Fausto».

Gianluca e Fausto in quel bar hanno anche incontrato Annemiek Van Vleuten, che aveva appena vinto il Giro Donne. Qualche battuta con lei prima di ripartire per il Foscagno e risbucare a Livigno.

Come si passa il tempo in sei ore? Beh, parlando! Anche per i corridori, le migliori chiacchierate sono quelle che si fanno in bici. E anche se Fausto e Gianluca sono stati compagni solo in azzurro, gli argomenti e il feeling non sono mancati.

«Ho parlato “da vecchio” ormai!», scherza Brambilla. «“Mi hai fatto passare bene la giornata”, mi ha detto Fausto a fine giro. Di cosa si parlava? Del Tour, discorsi generali, di quanto è cambiato il ciclismo… Per esempio, l’altro giorno ho acceso la tv e Soler era staccato. Vedete, oggi è un attimo a prendere una “botta”. Questo sport è sempre duro. E non è mancato qualche aneddoto di corse passate. Proprio Fausto mi ha detto di quanto avessi spinto forte su una salita dello Svizzera.

«Dai, abbiamo portato a termine un’ottima giornata di lavoro. E ci siamo divertiti! E anche se ho sforato di due ore rispetto al mio programma è andata bene lo stesso».

Juniores, il vero gap è nell’attività limitata?

16.07.2022
5 min
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Dietro macchina a Livigno. Di Fresco e il Team Casano sono in Valtellina all’Alpen Resort, lo stesso super residence scelto dalla Quick Step-Alpha Vinyl e per i ragazzi è ogni volta una scossa veder passare Alaphilippe e gli altri pro’ dello squadrone belga. E mentre, finite le scuole, ci si allena per la seconda parte di stagione (quella più… vera per gli juniores), con il diesse siciliano parliamo del tema dei rapporti liberi nella categoria. Le parole pronunciate da Andrea Morelli la settimana scorsa hanno sollevato qualche curiosità. Giuseppe è stato junior ai primi anni Novanta, dilettante fino al 1998 e poi è passato professionista.

La modifica dei rapporti favorirà gli atleti più maturi a scapito dei più leggeri?
La modifice dei rapporti favorirà gli atleti più maturi a scapito dei più leggeri?
Secondo te sarà un grosso problema oppure alla fine è solo un fatto mentale cui bisogna abituarsi?

E’ un fatto mentale. Se vogliamo adeguarci, dobbiamo stare a passo coi tempi. Questa è una regola messa dall’UCI, secondo me per un discorso di aziende, perché è sempre più difficile reperire materiale, specialmente il 52×14. E poi c’è il lato sportivo. Quando ero junior, i rapporti erano liberi. Mi ricordo che al Lunigiana, Antonino Dama vinse la volata a Genova con il 53×11. Non lo vedo come un grosso problema. Qualcuno dice che si rischia di bruciare i ragazzi, ma sta all’intelligenza e alla bravura del direttore sportivo gestire questa situazione.

Li hai mai allenati usando i rapporti liberi?

No, non ancora e non avrei problemi a dirlo. Di recente, ho fatto una bella chiacchierata con Salvoldi (tecnico azzurro degli juniores, ndr) e lui sarebbe quasi per consigliarlo. Ha detto che l’ha sempre fatto anche con le donne, il fatto di allenarle con rapporti più duri. Però alla fine tutti facciamo potenziamento, tutti facciamo palestra d’inverno e la maggior parte continua ad andarci anche durante la stagione. Quindi non vedo quale sia il problema di utilizzare un rapporto più duro.

Oggi il menù prevedeva lo Stelvio: lavori diversi per gruppi diversi
Oggi il menù prevedeva lo Stelvio: lavori diversi per gruppi diversi
Perché allora non allenarli usandoli?

Mi sono adeguato alla categoria, poi per sentito dire pare che qualcuno li utilizzi in allenamento. Secondo me però si riesce a fare determinati tipi di lavoro anche con il 14. E quando per esempio sono andati in pista – perché l’anno scorso Villa li convocava e li portavo a Montichiari – hanno usato dei rapporti molto più lunghi e non hanno avuto problemi. E questo è segno che li hai allenati bene.

In cosa deve essere bravo dunque il direttore sportivo?

Non è che monti l’11 e il corridore va fisso con l’11. C’è quello che lo spingerebbe sempre, ma deve capire che è un errore. D’altronde sono andato in Svizzera a vedere Sciortino con la nazionale al Tour du Pays de Vaud e ho visto la netta differenza tra gli stranieri e noi.

Sciortino ha partecipato con la nazionale al Tour du Pays de Vaud per juniores
Sciortino ha partecipato al Tour du Pays de Vaud con la nazionale
Quale differenza?

Emil Herzog che ha vinto la Corsa della Pace, ha già fatto tre gare a tappe. Per Sciortino, quella in Svizzera era la prima. Abbiamo delle limitazioni. I nostri possono correre due volte a settimana soltanto da luglio. Possono fare una gara a tappe con la società e una con la rappresentativa regionale o in alternativa ancora una con la società. Da quest’anno è escluso il Lunigiana. In più può fare due giri con la nazionale. Quindi cinque gare a tappe in tutto, però tra un giro e l’altro devono passare 20 giorni, quindi non puoi farne due in un mese.

Il fatto che al Lunigiana del 2021 i francesi ci abbiano fatto a fettine dipende dai rapporti liberi ma anche dall’attività che fanno?

Prendiamo Crescioli, il mio corridore che è arrivato secondo dietro Lenny Martinez. Il Lunigiana era il primo giro che faceva e si è trovato a correre con Martinez che a luglio aveva fatto il Tour de Valromey (il francese è arrivato terzo, dietro il compagno Gregoire e il belga Uijtdebroeks, ndr).

Francesco Caruso, crossista svizzero, ha già corso tre gare a tappe fra gli juniores e si allena con l’11
Francesco Caruso, svizzero, ha già corso tre gare a tappe e si allena con l’11
Perché non lo hai portato in altre gare a tappe?

Ne avremmo fatte di più, ma in Italia sono saltati il Friuli e il Basilicata e non c’era più tempo per chiedere l’invito all’estero, perché vanno programmati a inizio stagione. Altro esempio. Attualmente c’è uno svizzero che ho preso da poco. Fra l’altro, non mettetevi a ridere, si chiama Caruso: Francesco Caruso.

Damiano come l’ha presa?

Prima di farlo venire gli ho mandato un messaggio per chiedergli il permesso (il ragusano ha svolto la carriera da U23 con Di Fresco, ndr) e ha detto: «Prendilo, prendilo, sai mai che dovesse nascere un altro Caruso?!». Comunque, questo Caruso viene dal ciclocross, è un primo anno e ha fatto gare su strada esclusivamente con la nazionale svizzera. E’ arrivato che ne ha già fatte tre a tappe e si è presentato in ritiro con due ruote. Una col 14 e una con l’11.

Foto di gruppo sullo Stelvio per gli juniores guidati da Di Fresco
Foto di gruppo sullo Stelvio per gli juniores guidati da Di Fresco
Torniamo ai rapporti, si parla degli scalatori leggeri che saranno penalizzati.

Condivido questa preoccupazione, però stiamo parlando di una categoria internazionale e di lì a poco potrebbero correre fra i pro’ e dovranno usare l’11. Devi essere bravo a farli abituare, ma è ovvio che lo scalatore di 50 chili avrà difficoltà all’inizio e poi troverà il modo di starci dentro. Sicuramente almeno inizialmente saranno agevolati i corridori che pesano 70 chili e hanno un rapporto potenza/peso più alto.

Pensi che a livello di preparazione invernale il prossimo inverno cambierete qualcosa?

No, continuerò con i miei programmi e semmai modificherò poi qualcosa nei lavori in bici. Bisognerà andare avanti osservando e semmai correggendo. Il mio scopo non è vincere un monte di corse, come chi spende magari 5-600 mila euro all’anno fra gli juniores. Io propongo un programma per poter tirare fuori corridori professionisti.

Il discorso resta aperto e bisognerà aspettare il 2023 per capire di cosa si stia effettivamente parlando e se ci saranno conseguenze da gestire. Per il momento si lavora in altura. E tutto sommato, rileggendo l’esperienza di Piganzoli e le spiegazioni di Basso, anche questo potrebbe essere considerato un passo lungo.

La forza del Wolfpack, insieme anche a Livigno. Vero Vasilis?

10.07.2022
4 min
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La forza di una squadra sta nella squadra stessa. Può sembrare una frase fatta, ma questo è. Questo è quel che sta dimostrando la Quick Step-Alphavinyl in questi giorni a Livigno. E se il Wolfpack c’è ed è qualcosa di concreto, un motivo c’è.

Il super team belga è in ritiro in quota a Livigno. Nulla di speciale, se non fosse che non ci sono tre o quattro ragazzi, ma quasi una squadra “intera”. Sono in diciassette! Ritiri di tale entità di solito si vedono solo ad inizio stagione. 

Vasilis Anastopoulos, al centro con alcuni dei suoi ragazzi in questi giorni a Livigno
Vasilis Anastopoulos, al centro con i suoi ragazzi in questi giorni a Livigno

Anastopoulos per tutti!

Li dirige uno dei preparatori della Quick Step-Alpha Vinyl, Vasilis Anastopoulos. Il preparatore greco ci “apre le porte” del training camp e ci spiega più o meno come lavorano, con così tanti rider. Organizzare le uscite nel pieno della stagione, quando stati di forma ed obiettivi sono diversi da corridore a corridore, non deve essere semplice.

«Inizialmente – dice Vasilis – era previsto che in ritiro ci fossero due allenatori e un direttore sportivo, ma a causa dei casi Covid che la squadra ha avuto al Tour, Davide Bramati è dovuto andare in Francia. Presto arriverà a darmi una mano Koen Pelgrim, il capo allenatore della squadra. Arriverà per la seconda settimana.

«Così sono rimasto solo con 17 corridori, ma sono tutti professionisti! E tutti seguono il piano di allenamento quotidiano».

Un piano che è davvero ben cadenzato. Tutto avviene con un ordine quasi militare, si potrebbe dire. Ma è giusto così, altrimenti non sarebbe facile lavorare come squadra.

«Una nostra giornata tipo si presenta così: alle 8 colazione. Alle 9,20 esercizi di attivazione di base. Dieci minuti dopo partiamo per l’allenamento, che solitamente termina verso le 15. Alle 15,30 andiamo a pranzo. Un po’ di relax e alle 17 ci sono i massaggi. Alle 19,30 si cena e poi verso le 22 tutti in stanza per andare a letto».

Le gallerie di Livigno. La sicurezza è garantita non solo dall’ammiraglia, ma anche dai supporti di Garmin (foto Instagram)
Le gallerie di Livigno. La sicurezza è garantita anche dai supporti di Garmin (foto Instagram)

Preparatori interni

Si diceva del lavoro di squadra. Molto è legato anche al fatto che i corridori hanno dei preparatori interni. Non succede che l’atleta arriva con la sua tabella e poi si rivede con i compagni a sera.

Tante volte ci si lamenta delle differenze fra WorldTour e professional, ma spesso non si tratta solo di questioni economiche o di budget. Le squadre, tutte, siano esse WorldTour o professional, i coach li hanno e li mettono a disposizione. Sono i corridori che preferiscono altre strade.

Non solo. Tante volte i preparatori esterni vedono l’atleta a inizio anno e poi, tra gare, trasferte, impegni, periodi di stacco, non li vedono più. Lavorare solo sui file a certi livelli non basta. Per chi ha i preparatori interni questa problematica non sussiste.

Quali sono dunque i vantaggi di avere tutti i preparatori interni al team in un training camp? «Nella squadra ci sono quattro allenatori – spiega Anastopoulos – e i corridori sono divisi tra noi. Non permettiamo ai corridori di lavorare con preparatori esterni, quindi abbiamo il controllo di ciò che i corridori stanno facendo anche quando sono a casa.

«Prima dei ritiri ci incontriamo e disegniamo un piano per i corridori, pertanto siamo tutti sulla stessa linea. In questo modo noi, i preparatori, rimaniamo sempre connessi e sappiamo esattamente che tipo di allenamento deve fare ogni ciclista».

Ballerini su un tratto in ciottoli presso Andermatt. Il pavè per il Wolfpack non manca mai, neanche in quota!
Ballerini su un tratto in ciottoli presso Andermatt. Il pavè per il Wolfpack non manca mai, neanche in quota!

Crono, forza e pavè

Certo però che lavorare con 17 ragazzi tutti insieme non è facile. Ci sono atleti dalle diverse caratteristiche e con obiettivi agonistici differenti, per tipologia e distanza temporale da questa o quella gara.

«Tutti insieme hanno pedalato nei primi tre giorni (quelli dell’adattamento all’altura, ndr). Poi in alcuni giorni, i ragazzi vengono divisi in due o anche tre gruppi – dice Anastopoulos – poiché fanno diversi tipi di allenamento. Sedute per scalatori, per sprinter, per cacciatori di classiche».

Ciascuno lavora su qualità e obiettivi specifici. Davide Ballerini, per esempio, quando ha visto un pezzo di ciottolato in uno dei giri che passava anche per Andermatt, ne ha approfittato per “ripassare” un po’ di pavè nel centro storico di questa località in Svizzera!

«Nella prima settimana – conclude il tecnico greco del Wolfpack – il focus principale è stato sull’adattamento alla quota, sull’aumento del volume e sulla forza, principalmente SFR. Nella seconda settimana, invece, aumenteremo l’intensità, gli allenamenti di interval training e aggiungeremo anche un po’ di lavoro sulla crono a squadre».

Enjoy Stelvio Valtellina, è iniziata l’estate della bici

01.06.2022
8 min
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L’eco del Giro si è spenta da poco e sulle salite della Valtellina è tornato il rotolare di copertoncini sull’asfalto e il fiato grosso dei ciclisti che ogni giorno le sfidano rincorrendo la calma interiore, la scoperta, la forma fisica e la conquista.

La Valtellina, al pari di poche altre aree del mondo, strizza l’occhio al ciclista con la grandiosità delle sue montagne e dei suoi passi in quota. Meta per amatori e corridori che già da qualche giorno hanno iniziato a spostarsi a Livigno per recuperare dalla prima parte di stagione, ricaricarsi e gettare le basi per quel che segue.

Ai Laghi di Cancano si arriva da Bormio. La strada è bellissima. Qui al Giro 2020 vinse Hindley (foto Parco Nazionale dello Stelvio)
Ai Laghi di Cancano si arriva da Bormio. La strada è bellissima. Qui al Giro 2020 vinse Hindley (foto Parco Nazionale dello Stelvio)

Enjoy Stelvio Valtellina: strade chiuse

Da oggi e fino al 17 settembre, in date prestabilite e descritte nell’apposito calendario, scatta il progetto Enjoy Stelvio Valtellina 2022: calendario di giorni in cui i valichi della Valtellina sono chiusi al traffico motorizzato, lasciando via libera agli sportivi che possono godere dei paesaggi in assoluta sicurezza.

Il programma coinvolge le salite più classiche (Stelvio, Gavia, Cancano, Mortirolo e Bormio 2000), cui si aggiungono il Passo Spluga, il San Marco e la salita a Campo Moro. Sedici giorni, per otto salite.

Così i valichi che già normalmente sono meta di migliaia di ciclisti, costretti in alcuni giorni a convivere con il rombo delle moto e le manovre delle auto nei tornanti, diventano rotte esclusive e silenziose. Un’occasione da non perdere.

Dalla Colombia allo Stelvio

Valtellina, paradiso dei ciclisti. Alcuni arrivano da molto lontano. Una nota influencer colombiana, nostra amica, che si chiama Caro Ferrer e vive di ciclismo e per il ciclismo, vi ha appena trascorso dei giorni nel quadro di un viaggio ben più lungo su tutto l’arco alpino.

«Impossibile descrivere qui cosa provo per questa montagna – ha scritto su Instagram ai suoi 291 mila follower a proposito dello Stelvio – è un amore assurdo, quasi malato. Le sorrido e le piango dall’inizio alla fine. Questo mio piccolo corpo non riesce a contenere tutta l’emozione. Voglio solo guardare ovunque, scattare 800mila foto, ballare, cantare e continuare a piangere per l’emozione.

«Lo Stelvio ha qualcosa che ipnotizza, che ti innamora, che ci fa sentire pieni anche quando stiamo soffrendo lungo ognuno dei suoi 36 tornanti».

Basso, ambasciatore di lusso

Ivan Basso di queste zone è testimonial d’eccezione. Abbiamo già raccontato delle origini valtellinesi di sua madre Nives e delle sue prime scalate allo Stelvio e al Mortirolo, ma ovviamente c’è di più.

«La Valtellina – dice – è una bomboniera in cui trovi tre salite mitiche come Stelvio, Gavia e Mortirolo, conosciute in tutto il mondo. Più ci sono gli altri luoghi, altrettanto iconici. Aprica. Livigno. Il Santa Cristina, appena fatto dal Giro. La Forcola. Il Foscagno. Chiunque vada lassù con la sua bicicletta, porterà a casa dei trofei indimenticabili, che non hanno niente da invidiare a salite altrettanto impegnative come l’Alpe d’Huez o il Tourmalet che negli anni sono diventati dei veri brand».

Dalla Colombia al Mortirolo

La montagna però è una cosa seria. Perciò, al netto della voglia di eroismo, bisogna andare lassù con le gambe pronte. Ugualmente leggendo dal diario online di Caro Ferrer, si capisce l’impatto di salite come il Mortirolo.

«Vi dico la verità – scrive – questa è una salita che ho sempre voluto togliere dal programma! Ma la sua conquista è così infinitamente soddisfacente che ti rimane per sempre nel cuore. Per molto tempo mi sono prefissata il compito di “terrorizzare” i ragazzi che sono venuti qui con me, affinché si convincessero che sarebbe stata un’impresa durissima e solo oggi mi hanno detto: “Caro, non pensavamo sarebbe stata così dura”. Potete immaginare la sorpresa quando hanno affrontato le 33 curve e hanno visto sui computer della bicicletta che nella maggior parte del percorso non si scendeva mai sotto l’11 per cento».

Allenamento ed esperienza

Basso conferma. Un po’ le pendenze e un po’ anche la quota potrebbero giocare brutti scherzi ed è per questo che la Valtellina offre anche… prelibatezze meno estreme, ai ciclisti con pedalata assistita e ai muscolari, mentre aspettano di acclimatarsi per sfidare i giganti.

«Servono preparazione e allenamento – dice – e i rapporti giusti, anche perché non tutti sono corridori e non tutti hanno l’esigenza di arrivare in cima a ritmo di record, anzi. E dato che le salite poi capita di farle anche al contrario, occhi aperti alle discese. L’alta montagna va affrontata con rispetto, soprattutto da parte di chi magari ha noleggiato una bici con la pedalata assistita, è riuscito ad arrivare in cima a salite molto dure e farà bene a prestare attenzione a discese comunque impegnative».

I piaceri della tavola

E a proposito di prelibatezze, mentre la bicicletta si avvicina nei numeri allo sci e va fatto notare come l’e-Bike abbia dato nuovo impulso a un certo modo di fare cicloturismo, anche l’enogastronomia di questo territorio merita un approfondimento. Un territorio che nelle cime è aspro e pungente, mentre in valle è morbido e verde.

«La Valtellina – conclude Basso – è sicuramente conosciuta per lo sport, ma anche per la cucina. Basta parlare di pizzoccheri, bresaola, formaggi, vino e amari e qualunque turista capisce esattamente a quale zona si stia facendo riferimento. E’ una valle che funziona sotto ogni aspetto, quello enogastronomico non è secondo agli altri».

Sedici date, per otto salite

Perciò basta sfogliare la locandina con i primi appuntamenti che da oggi inaugurano l’estate a pedali della Valtellina e individuare il giorno in cui potremo pensare di voler sfidare i giganti di lassù. Ci sono 16 date per 8 salite, da oggi al 17 settembre. Rispetto al programma iniziale sono state annullate le giornate del 5 giugno e del 3 luglio dedicate al passo dello Spluga.

Sarà un viaggio fra emozioni, sapori e grandi fatiche. Eppure, come ogni volta che scendiamo di sella e ci ripromettiamo sfiniti che non la prenderemo mai più in mano, basteranno poche ore per riaccendere il desiderio. Nel frattempo la tavola, lo shopping e il ritmo blando di un’estate fresca e silenziosa saranno gli ingredienti perfetti per lasciarci alle spalle per qualche giorno le nevrosi di quaggiù.

www.valtellina.it

www.enjoystelviopark.it

Chirico: debutto in Turchia a metà aprile, come si è preparato?

23.04.2022
5 min
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Luca Chirico ha dato il via alla sua stagione solamente al Giro di Turchia (foto apertura Getty Images), dopo più di due mesi rispetto al resto del gruppo. Tutto sommato non si è affatto comportato male, sempre davanti ed un 18° posto nella classifica finale. Il Giro di Turchia, il cui nome completo è Presidential Tour of Turkey, non è di certo una gara estremamente impegnativa, ma neanche Luca si sarebbe aspettato di andare così bene, perché sono stati mesi complicati.

«E’ da un po’ che non ho molta fortuna – dice con un misto di tristezza tra una risata e l’altra il corridore della Drone Hopper Androni – sei mesi fa, ad ottobre, mi sono rotto la clavicola. Ho dovuto rallentare la preparazione, riprendendo la bici solamente a fine novembre». 

Il Giro di Turchia è un’ottima gara per iniziare, il clima mite permette di correre e recuperare al meglio (foto Instagram)
Il Giro di Turchia è un’ottima gara per iniziare, il clima mite permette di correre e recuperare al meglio (foto Instagram)
Vi avevamo incontrati in ritiro in Spagna e tu stavi facendo dei lavori a parte.

Già, al ritiro di fine novembre con la squadra non avevo fatto grandi lavori di preparazione, mantenendo un ritmo più blando perché ero in fase di recupero. A dicembre avevo iniziato ad allenarmi con più intensità, ed il programma, in accordo con la squadra, era di fare un paio di corse a Mallorca per prendere il ritmo gara. Poco prima di partire, ho preso il Covid e sono saltate anche quelle.

Con il Covid quanto ti sei dovuto fermare?

In realtà poco, non ho avuto particolari sintomi, sono stato fermo 5-6 giorni e subito dopo mi sono negativizzato. Si era deciso di ripartire con il Gran Camino, ma il 25 febbraio in allenamento sono caduto e mi sono rotto il quinto metacarpo. La degenza è durata sei settimane, poi io in accordo con la squadra ho deciso di prolungare leggermente la convalescenza, decidendo di ripartire dal Giro di Turchia.

La condizione di Chirico è aumentata tappa dopo tappa (foto Instagram)
La condizione di Chirico è aumentata tappa dopo tappa (foto Instagram)
Una preparazione a “macchie” con tanti giorni di stop, come hai fatto a trovare la condizione?

Nonostante tutte le sfortune, ho avuto un bel mese di dicembre, nel quale i carichi di lavoro sono stati normali. Il Covid non mi ha destabilizzato molto, anche perché arrivavo da 4 giorni di carico, quindi è stato un “recupero” forzato.

E la frattura?

Quella mi ha tenuto fermo pochi giorni, solamente una decina, poi ho fatto un tutore apposito in una clinica di Lugano e sono tornato ad allenarmi su strada. Prima di andare in Turchia sono andato 15 giorni a Livigno, dal 23 marzo al 5 aprile, il giovedì siamo partiti. Mi ha aiutato molto mettere il focus su una gara, per gestire il rientro ed i carichi di lavoro.

Come hai lavorato?

Nei giorni successivi alla frattura, ho fatto qualche sessione di rulli, dalla mezz’ora all’ora e mezza. Sono stati utili per non rimanere completamente fermo e mantenere un discreto ritmo.

Prima di partire per la Turchia, Luca Chirico ha affrontato un ritiro di 15 giorni in altura (foto Instagram)
Prima di partire per la Turchia, Luca Chirico ha affrontato un ritiro di 15 giorni in altura (foto Instagram)
In altura?

Lì mi trovo molto bene a lavorare, riesco a concentrarmi e fare la vita da atleta al cento per cento. Di base sono uno che si allena bene, non mi tiro mai indietro. Preferisco andare in ritiro, anche da solo. Ho visto che nelle gare di ritorno dall’altura riesco ad andare sempre bene.

Il ritmo gara ormai è fondamentale per entrare in condizione, come lo hai sostituito?

Con il mio preparatore, Michele Bartoli, ho fatto un piano di allenamento improntato su tante ore con degli allenamenti ad alta intensità. Su 5 ore di lavoro, allenavo molto la forza, ma soprattutto i cambi di ritmo.

Quelli li facevi in salita immaginiamo.

Sì, sceglievo una salita a lunga percorrenza, per esempio il Foscagno. All’inizio facevo i primi 20 minuti a ritmo medio. Poi, più vicino alla cima, inserivo i cambi di ritmo o le ripetute. Questo per avvicinarmi di più alla quota dei 2.000 metri e lavorare anche per massimizzare il consumo di ossigeno. 

Prima di partire per la Turchia si è allenato spesso con l’amico Diego Ulissi (foto Instagram)
Prima di partire per la Turchia si è allenato spesso con l’amico Diego Ulissi (foto Instagram)
Il confronto con Bartoli com’è?

Direi che è costante, siamo spesso in contatto. Lui ti fornisce la tabella con i lavori e poi ti chiama per discuterla insieme. Ci confrontiamo anche sui numeri e sui valori, io solitamente li faccio controllare a lui, ma poi mi piace curiosare. Vedevo che i valori corrispondevano a quelli degli altri ritiri in altura che facevo gli anni precedenti.

Sei arrivato con più certezze in Turchia?

Anche se sai di aver lavorato bene hai sempre il dubbio sul livello degli altri. I più grandi dubbi sono sulla resistenza e sul ritmo di gara nelle grandi distanze. Il Giro di Turchia però è stata la corsa perfetta per rientrare, 8 giorni di gara, di cui 2 sopra i 200 chilometri. Poi c’erano tappe di “recupero” con chilometraggio ridotto e poco dislivello (ad esempio la terza, 118 chilometri piatti, ndr). 

Quindi la condizione è in crescendo?

Considerate che la sfortuna non mi abbandona, sono tornato dalla Turchia e stavo poco bene, ho provato la temperatura ed avevo qualche linea di febbre. Per fortuna tampone negativo, è una forma di polmonite che sono riuscito ad individuare presto, evitando complicazioni. Ora sono ancora sui rulli, forse nei prossimi giorni parto per il Giro della Grecia, vediamo come sto.

Chirico e quell’allenamento durissimo con la Van Vleuten

26.08.2021
4 min
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Il ciclismo femminile è in rapida ascesa. Abbiamo imparato a conoscere le numerose atlete che si scontrano lungo le strade di tutto il mondo. L’ultimo grande palcoscenico su cui si è visto battagliare queste atlete sono le Olimpiadi, nella cronometro ha brillato il talento cristallino di Annemiek Van Vleuten. La neocampionessa olimpica in questi giorni è sulle montagne ad allenarsi ed ha fatto un incontro particolare, con Luca Chirico.

Anche il corridore dell’Androni-Sidermec si sta allenando da quelle parti e i due ne hanno approfittato per fare una pedalata insieme. Il lombardo è in una buona condizione di forma. Ha colto un ottavo posto al Giro dell’Appennino e al Savoie Mont Blanc è stato decisivo nell’aiutare Umba e Cepeda nei successi di tappa e nella generale. Da lui ci facciamo raccontare qualche curiosità sulla ciclista olandese.

La Canyon della campionessa olandese sul Foscagno
La Canyon della campionessa olandese sul Foscagno
Come mai vi siete incontrati?

Eravamo vicini. Stavamo allenandoci tutti e due ed abbiamo deciso di fare una pedalata insieme. Io sto preparando l’ultima parte di stagione (correrà in Francia prima di riprendere le gare in Italia, ndr). Lei era sul Foscagno mentre io sono a Livigno, ci siamo incontrati a Trepalle, sopra Livigno. E da lì siamo partiti.

Che giro avete fatto?

Siamo andati verso il Bernina, poi passo Albula, ed ancora Bernina per tornare verso Livigno, lei arrivando da Foscagno si è fatta anche Forcola all’andata e Foscagno per tornare a casa.

Un gran bel giro! Quanto siete stati fuori?

Contate che io dovevo fare dei lavori in salita, avevo previsto di fare più o meno 3.000 metri di dislivello, lei ne avrà fatti 3.500 se consideriamo anche la strada per arrivare al punto di ritrovo Trepalle, appunto. Il giro fatto insieme complessivamente è durato poco più di 5 ore.

Va forte…

Urca! Direi proprio di sì, visto il tipo di allenamento che dovevo fare in salita la staccavo, lei andava su del suo passo, ma non l’ho mai aspettata più di 5 minuti.

Per la Van Vleuten in allenamento come in gara sempre tanta grinta
Per la Van Vleuten in allenamento come in gara sempre tanta grinta
Le gare femminili però durano molto meno, come mai questa sua scelta: te lo ha detto?

A lei piace allenarsi in quello che è l’endurance in questo modo, preferisce fare tante ore, senza lavori specifici per abituare il corpo allo sforzo. 

Ed il percorso così duro?

Mi ha confidato che ama molto il Giro d’Italia Donne perché il percorso è duro e ci sono molte salite toste, preferisce gare impegnative piuttosto che percorsi pianeggianti con una sola salita nel finale. Direi che le piacciono le gare ad eliminazione – dice Chirico, ridendo -.

Hai notato qualche particolarità nella sua bici o nei suoi accessori?

Non ci ho fatto molto caso ad essere sincero, ma direi di no altrimenti mi sarebbero saltati subito all’occhio. Probabilmente ha qualche dente in più nel pacco pignoni, ma giusto un paio.

Cosa ci fa qui dalle tue parti?

E’ in una fase di recupero o comunque di allenamenti più leggeri, anche se così non sembrerebbe, due giorni fa, si è fatta il Giro dell’Umbrail, che sono altre 6 ore buone.

Tra ritiri e gare (qui lo Stelvio al Giro 2020) queste montagne sono una seconda casa per Chirico
Tra ritiri e gare (qui lo Stelvio al Giro 2020) queste montagne sono una seconda casa per Chirico
Come ti spieghi questa suo incredibile caparbietà?

Sicuramente è una questione mentale. E’ abituata a fare quel qualcosa in più per emergere, per vincere.

Cosa pensi del mondo del ciclismo femminile?

Sono cresciute molto, far parte di una squadra World Tour permette alle atlete di essere seguite con la stessa attenzione e meticolosità dei colleghi uomini.

Ti ha detto quali saranno i suoi prossimi impegni?

Il 12 settembre farà gli europei, questo è poco ma sicuro, poi il mondiale è un’altra data cerchiata in rosso sul suo calendario. Prima dovrebbe andare alla Vuelta, che poi è una piccola corsa a tappe che affianca gli ultimi giorni di gara degli uomini.

Un mese in altura, ginocchio a posto. Colbrelli va per l’azzurro

23.08.2021
4 min
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Colbrelli. Gli sforzi del Tour. Il male al ginocchio che lo ha costretto a saltare la Vuelta. La ripresa a Livigno. Avevamo lasciato il campione italiano nell’altura valtellinese alla fine di luglio e con gli europei di Trento che bussano alle porte (prova su strada dei pro’ il 12 settembre), ci siamo chiesti a che punto fosse. Dato che nei piani di Cassani, la responsabilità delle ultime due sfide azzurre su strada (a fine settembre si corrono anche i mondiali in Belgio) saranno da dividere fra lui, Nizzolo, Trentin e Bettiol.

«Da un paio di settimane – dice – mi sento bene. Il dolore al ginocchio è passato e di fatto sono rimasto a Livigno per quattro settimane. Con Davide ci siamo sentiti più volte e onestamente speravo che restasse sino alla fine come era stato programmato. Il seguito si deciderà. Parlavamo di questo calendario dall’inizio dell’anno, ma dopo la vittoria del campionato italiano, abbiamo cominciato a inquadrare anche i primi dettagli. E c’è sempre stata la possibilità di correrli entrambi».

Allenamento con Fortunato e Annemiek Van Vleuten, olimpionica della crono. A destra, Luca Chirico
Allenamento con Fortunato e Annemiek Van Vleuten, olimpionica della crono
Si è capito a cosa fosse dovuto il male al ginocchio?

Una borsite, la cui causa probabilmente risale a parecchio tempo fa, solo che non me ne ero mai accorto, Un colpo preso, di sicuro. All’interno abbiamo trovato una piccola cisti calcificata che, assieme ai grandi sforzi del Tour, ha creato il risentimento. Mi ha portato anche a pedalare non nel modo migliore, per cui ho finito il Tour con il muscolo intossicato. Per fortuna con il riposo, le terapie e il massaggiatore che è venuto a Livigno per tre volte a settimana, sono riuscito a venirne fuori.

Tutto risolto?

Ora sembra tutto a posto, ma non escludo che a fine stagione si possa fare un piccolo intervento per rimuovere quella piccola cisti ed evitare che il problema si riproponga.

Ci siamo lasciati con la speranza di poter lavorare bene e soprattutto tornare al peso del campionato italiano.

Direi che siamo in tabella. Ho il peso e le sensazioni di quando sono partito per il Tour. Ho perso un chilo dall’arrivo a Livigno, perché sono riuscito ad allenarmi intensamente.

Da solo?

No, ci siamo ritrovati con un bel gruppetto. Bettiol, Ballerini (insieme a lui nella foto di apertura) e anche Cattaneo. Sabato ho fatto l’ultimo allenamento e ieri sono tornato a casa. Sei ore e mezza ben fatte. Siamo riusciti a gestirci il tempo facendo combaciare i lavori e così il tempo è passato bene e siamo stati di stimolo uno per l’altro.

Tanti chilometri e pochi aperitivi?

Anche quello, certo. Tolto di mezzo il timore per il ginocchio, ho potuto rimettere al centro il lavoro.

Un panino con Bettiol. A Livigno anche il toscano per preparare il finale di stagione
Un panino con Bettiol. A Livigno anche il toscano per preparare il finale di stagione
Il percorso dei mondiali ha i muri in pavé e un circuito molto nervoso, quello di Trento invece?

Non è duro come si dice, non durissimo almeno. Il Bondone si fa a metà gara e neanche tutto. Mi sono fatto spiegare il circuito, conosco la salita dell’università e aspetto di fare un giro sul circuito, perché da quello che ho capito è sulle stesse strade dove nel 2010 ho vinto il Trofeo De Gasperi. E il finale con il fondo acciottolato comunque mi piace molto.

Rientro alle corse?

Benelux Tour dal 30 agosto. Sarà importante per rifinire la condizione dopo un mese che non corro.