Il ruolo di Leonardo Basso, un diesse già in corsa

19.08.2023
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Leonardo Basso, 29 anni, al suo secondo anno all’Astana Qazaqstan Team. Perché ci occupiamo di lui? Perché è la perfetta dimostrazione di come anche in questo ciclismo che va a velocità ipersoniche, dove tutto cambia dall’oggi al domani, si possa lavorare per trovare una propria dimensione e chissà, costruirsi anche un futuro remoto, quando la bici verrà appesa al classico chiodo.

Se chiedete risultati a Leonardo, per quest’anno non ce ne sono, o meglio i siti statistici vi diranno che di top 10 neanche l’ombra, ma i numeri non dicono sempre tutto. Perché dietro le vittorie e le soddisfazioni di altri, c’è il lavoro oscuro di gente come il veneto e c’è un esempio, neanche troppo lontano nel tempo, che lo dimostra.

Basso con Velasco. Il lavoro di Leonardo è stato basilare per la conquista della maglia tricolore
Basso con Velasco. Il lavoro di Leonardo è stato basilare per la conquista della maglia tricolore

«Avevo preparato con molta attenzione i campionati italiani – racconta Basso – andando al Tour de Suisse per rodare sempre più la gamba. Avevo compiti precisi, soprattutto dovevo lavorare nella prima parte della corsa per mettere le punte in condizione di dare tutto quando la gara si sarebbe decisa e la vittoria di Velasco è stata la vittoria di tutti noi, il premio per il buon lavoro svolto. Ho tirato per 100 chilometri, fino all’ultima risorsa di energia che avevo, ma alla fine ne è valsa la pena».

E dopo?

Ho tirato dritto verso le gare spagnole, continuando a fare il mio lavoro e vedendo che questo fruttava, ad esempio con la vittoria di Lutsenko al Circuito de Getxo. In totale fino a fine luglio ho fatto 48 giorni di corsa e se vado a vedere, avrò staccato dalla bici non più di 5 giorni.

Dopo i tricolori Basso ha corso le gare spagnole di luglio, dando sempre un importante contributo
Dopo i tricolori Basso ha corso le gare spagnole di luglio, dando sempre un importante contributo
La sensazione è che quello che ci troviamo di fronte sia un Basso diverso da quello che era alla Ineos…

E’ vero, sento dentro di me che qualcosa è cambiato. All’Astana mi trovo davvero bene, ho trovato la mia dimensione nel supporto ai compagni, nel lavorare per gli altri. Spesso chi entra in questo mondo ha un preconcetto nei confronti dei gregari, pensando che siano corridori che valgono meno e quindi sono relegati a ruoli di secondo piano. Quando ti ci trovi capisci quanto il discorso sia molto più complesso e quanto sia importante il lavoro svolto da altri per far vincere le punte del team. Il ciclismo è davvero un lavoro di squadra.

E’ vero, però ormai è opinione comune, quando un team del WT prende un giovane italiano, che questi vada a fare tappezzeria, a imparare sì il mestiere senza però poi avere occasioni per emergere…

Il ciclismo non è così. Entrare in una squadra è sempre uno stimolo e devi metterti in gioco con tutto te stesso, sta a te poi capire piano piano le tue possibilità, quel che puoi realmente dare. Se l’atleta c’è, viene fuori: è interesse del team che ciò avvenga. Ma è anche interesse personale quello di capire che cosa si può realisticamente fare e seguire quella strada. Io come detto ho trovato la mia dimensione e ci sto lavorando sopra.

Il corridore di Castelfranco Veneto ha ormai trovato la sua dimensione nel team
Il corridore di Castelfranco Veneto ha ormai trovato la sua dimensione nel team
Per completare il discorso, tu corri in una squadra kazaka che ha comunque una forte anima italiana, ma davvero nel WorldTour di oggi si guarda alla nazionalità di un corridore, privilegiando quello “di casa”?

Io non credo proprio, tutte le squadre sono delle multinazionali, che vogliono semplicemente emergere e vincere, se il campione è nazionale bene, se viene da fuori bene lo stesso. Che manchi un team italiano nella massima serie è fuori di dubbio, sarebbe comunque un canale privilegiato per far emergere i talenti italiani, ma se hanno qualità si metteranno in luce anche in team straniero. Però c’è dell’altro…

Cosa?

Non guardiamo sempre al discorso prettamente ciclistico. Approdare in un team di questo livello, soprattutto da giovani (io sono andato alla Trek a 21 anni) è un percorso di crescita anche personale. Impari nuove lingue, stabilisci obiettivi e priorità, insomma diventi uomo e in questa maturazione ci sta anche il trovare il proprio ruolo e svolgerlo sempre meglio.

Il veneto è al suo secondo anno all’Astana, ma spera di continuare nello stesso ambiente
Il veneto è al suo secondo anno all’Astana, ma spera di continuare nello stesso ambiente
E tu che obiettivi ti poni? Dalle tue parole, ma anche dal tuo modo di correre si prospetta un futuro in ammiraglia…

Ammetto che mi piacerebbe molto e mi ci sento portato, non so se al massimo livello o occupandomi dei giovani, ma si può fare molto avendo un approccio ampio al mestiere. Io però sono concentrato sull’oggi, mi piace rimanere in questa squadra, voglio continuare a lavorare e a contribuire ai suoi successi.

Ora che cosa ti attende?

Mi sto preparando per la lunga trasferta oltreoceano, con il Tour of Maryland e le due classiche canadesi del WorldTour. Quest’anno non ci saranno grandi Giri per me, ma come si vede le corse da fare non mancano…

Per Basso si profila un futuro da direttore sportivo, un’idea che sembra piacergli
Per Basso si profila un futuro da direttore sportivo, un’idea che sembra piacergli
Hai già molti più giorni in carniere rispetto allo scorso anno…

Il 2022 è stato davvero difficile ed essendo il primo anno all’Astana non nascondo che la cosa mi è pesata. Ho preso per due volte il Covid e la ripresa è stata ogni volta più complicata. Ho pagato fisicamente. Quest’anno è tutta un’altra storia, mi sento più solido, sotto ogni punto di vista e spero che questa progressione non si fermi.

Gazzoli, come si sta tra i grandi?

18.02.2022
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Abbiamo intercettato Michele Gazzoli prima della seconda tappa della Volta ao Algarve, la sua seconda gara tra i pro’. Il giorno prima ha ottenuto un bel quinto posto (diventato quarto con il declassamento di Meeus per una manovra scorretta nei confronti di Coquard). Si è saputo difendere in una volata non semplice condotta magistralmente dalla Quick Step Alpha Vinyl e poi vinta dal solito Fabio Jakobsen

Abbiamo approfittato per chiedere al giovane corridore dell’Astana Qazaqstan Team come sono state queste prime gare. Il suo debutto ufficiale è avvenuto al Tour de la Provence, dove nelle quattro tappe corse dice di aver già imparato molto sul mondo dei grandi.

Michele Gazzoli quinto sul traguardo di Lagos (foto Facebook Volta ao Algarve)
Michele Gazzoli quinto sul traguardo di Lagos (foto Facebook Volta ao Algarve)
Intanto complimenti per il piazzamento.

Grazie mille! E’ stata una tappa difficile, con gli ultimi 50 chilometri fatti pancia a terra in mezzo ai ventagli. Mi stanno perseguitando, i ventagli intendo, anche in Provenza li abbiamo fatti, ma questa volta li ho saputi gestire.

Hai già iniziato con una delle lezioni più dure!

Assolutamente, ma fa tutto parte del gioco. In Provenza era la prima volta che vivevo dei momenti del genere, ho capito un po’ come funziona e questa volta mi sono buttato. Peccato…

Al Tour de la Provence il suo debutto con i pro’ (foto Instagram)
Al Tour de la Provence il suo debutto con i pro’ (foto Instagram)
Per il quarto posto? 

Sì, eravamo messi molto bene negli ultimi due chilometri, poi uno della Trek ha affrontato una rotonda come un kamikaze ed ha spezzato il gruppo. Avremmo potuto fare uno sprint migliore (dice con un velo di rammarico tipico di chi non si accontenta mai, ndr).

Torniamo per un attimo in Provenza, com’è andata la prima gara?

Molto bella, emozionante. Ci si allena tutto l’inverno con la maglia del team ma quando ci attacchi il numero è qualcosa di diverso. 

E la preparazione? Il pullman, la riunione pre gara…

Quello devo ammettere che non l’ho vissuta tanto diversamente. E’ ovvio che alla prima gara rimani un po’ affascinato da tutta la strumentazione che c’è. VeloViewer è quello che mi ha sorpreso di più, vedi il vento, la pendenza, la larghezza della carreggiata…

E poi ci sono le radioline…

Con quelle ho già avuto modo di correre ma usate in questo modo mai. Si nota come i diesse siano abituati a comunicare ed usarle per “teleguidare” i corridori. Prima della zona dei venti ci hanno detto di portarci avanti, ci ricordano di mangiare.

Ecco, il cibo, cambiando la tipologia di gare cambia anche l’alimentazione?

Devi sempre ricordarti di mangiare, ma non è facile. Ieri, per esempio, la prima ora l’abbiamo corsa “a tutta”, diventa difficile anche solo mettere in bocca il panino, ma bisogna farlo altrimenti nel finale salti. E’ una tipologia di alimentazione più sostanziosa, soprattutto per distanze così.

Durante l’inverno la preparazione e l’alimentazione sono state curate in maniera metodica (foto Instagram)
Durante l’inverno la preparazione e l’alimentazione sono state curate in maniera metodica (foto Instagram)
Lavori a stretto contatto con Erika Lombardi, come ti trovi con lei?

Bene, appena ci siamo visti ho subito riposto piena fiducia in lei. Abbiamo preso le misure nei mesi di preparazione trovando un equilibrio ottimo. Ieri era la seconda volta che affrontavo una distanza del genere (200 chilometri, ndr) e devo ringraziare anche lei per il quarto posto.

Con i compagni, invece, come ti trovi?

Molto bene, mi sono legato subito con Davide (Martinelli, ndr) e “Leo” Basso. Il primo abita molto vicino a me, a Brescia, e già ci allenavamo insieme, il secondo è molto simpatico e socievole ed è stato semplice entrare in sintonia.

Michele Gazzoli debutterà al Nord alla Omloop Het Nieuwsblad, tornerà per la prima volta in Belgio dopo il mondiale 2021
Michele Gazzoli debutterà al Nord alla Omloop Het Nieuwsblad, tornerà per la prima volta in Belgio dopo il mondiale 2021
Ed i prossimi impegni quali saranno?

Dopo l’Algarve farò il mio debutto al Nord, alla Omloop Het Nieuwsblad. Sono parecchio emozionato, è capitato di parlarne con Davide e Leo a cena la sera prima del debutto qui in Portogallo. Mi hanno detto cosa aspettarmi: l’inferno, nel vero senso del termine. Non puoi mai distrarti e devi correre sempre davanti, poi il pavè… Non vedo l’ora di andarci!

Tornare in Belgio dopo quello che abbiamo fatto a settembre sarà speciale…

Basso: i freni a disco, Moscon e il sogno di un grande Giro

11.11.2021
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Leonardo Basso ha ripreso a far girare il motore fra palestra e bici. Ultima corsa la Coppa Agostoni, la pausa è stata più breve del solito. Un paio settimane, ma in compenso una ripartenza per niente traumatica.

L’aria di cambiamento è frizzante, i prossimi due anni all’Astana sono una sfida diversa per il trevigiano che dalla Zalf passò direttamente al Team Sky e in quel gruppo è rimasto finora.

«Continuo ad allenarmi con quei colori e la mia Pinarello – sorride – un po’ perché il nuovo materiale ci verrà fornito in ritiro e un po’ perché quello che è successo a Higuita fa riflettere. I social sono un coltello a doppia lama, serve concentrazione. Siamo personaggi esposti, usarli con troppa disinvoltura può ritorcersi contro».

Sergio Higuita è stato licenziato un paio di giorni fa dalla EF Education-Nippo perché in un video si è fatto riprendere mentre provava la Specialized della Bora-Hansgrohe con cui correrà il prossimo anno. La consuetudine è che i team… uscenti diano una sorta di nulla osta, altrimenti i corridori non potrebbero neppure partecipare ai primi ritiri della nuova squadra. Evidentemente nel caso del colombiano qualcosa non ha funzionato.

Febbraio 2018, prima stagione da pro’. Dopo il debutto a Mallorca, ecco Basso ad Abu Dhabi
Febbraio 2018, prima stagione da pro’. Dopo il debutto a Mallorca, ecco Basso ad Abu Dhabi
A proposito di Pinarello, tu eri del partito dei freni a disco o dei freni tradizionali?

Se devo uscire da solo, preferisco i freni normali. Ma in gruppo eravamo gli ultimi ad averli e anche se in frenata le prestazioni sono molto elevate, eravamo costantemente a rischio. Quelli con i dischi staccavano all’ultimo momento e se fai parte del gruppo non puoi anticipare la frenata. Per cui ci ritrovavamo a frenare con loro, ma per noi era troppo tardi. Eri sempre in stato di attenzione. E quando siamo passati ai dischi, ci siamo sentiti tutti più sicuri.

Che cosa porti con te di questi quattro anni… britannici?

Sono stati i primi a darmi fiducia. Avevo fatto uno stage alla Trek, ma Sky mi propose un contratto grazie al quale ho vissuto per quattro stagioni in una delle squadre migliori al mondo. Partire dispiace sempre, ma io sono sempre uno che guarda avanti. Cosa mi porto dietro? Il livello altissimo di pianificazione e professionalità. Quando c’è un obiettivo, sono capaci di progettare, ragionare e raggiungerli con un metodo tutto anglosassone.

E’ cambiato qualcosa dagli anni di Froome a quelli di Bernal e Carapaz?

Non nella pianificazione e nel metodo di lavoro. Diciamo però che dal Finestre di Froome c’è stato un cambio di immagine poi ribadito dal Giro del 2020 con le tante tappe vinte e poi dall’ultimo. Ma anche quando eravamo la squadra di Froome, non ho mai avvertito ostilità da parte dei tifosi. Avvertivano l’importanza, mentre per me era fare parte di qualcosa di grande che mi spingeva a fare di più.

Nel 2013 è al secondo anno da U23 e corre nella Zalf in cui debutta anche Moscon (foto Scanferla)
Nel 2013 è al secondo anno da U23 e corre nella Zalf in cui debutta anche Moscon (foto Scanferla)
Che cosa porti in dote all’Astana?

La mia specializzazione è il ruolo di gregario per aiutare i capitani a finalizzare il lavoro. So che all’Astana si parte per vincere ogni corsa, conosco la mentalità di Vinokourov. Per cui darò il mio contributo per il leader, ma se la squadra mi riterrà all’altezza, magari proverò anche a entrare in qualche fuga.

Un passaggio per due, ci sarà anche Moscon…

Con lui c’è un rapporto di amicizia che inizia dagli anni alla Zalf, che con il tempo si è trasformato anche in collaborazione professionale. Mi piace aiutarlo e allenarmi con lui.

Credi che cambiare lo aiuterà a venir fuori?

Ogni cambio porta con sé nuovi stimoli, in ogni ambito lavorativo. Vivo Gianni da vicino e posso dire che ha la fame di sempre, la stessa di quando eravamo alla Zalf. L’ho visto fare palestra la mattina presto in cima allo Stelvio: se non hai voglia non lo fai. Lui ha sempre generato grandi aspettative, che a loro volta generano pressione. E la pressione non è sempre facile da sopportare, l’aspetto mentale è determinante. Alcuni fanno fatica, però poi tornano. Il motore non cambia, si è visto alla Roubaix. Il corridore c’è, mi sarebbe piaciuto vederlo in televisione, invece l’ho sentita alla radiolina, visto che ero anche io là in mezzo. Ora si aggiungono gli stimoli dall’esterno, come i nuovi materiali e i nuovi tecnici. Credo che faremo bene.

C’era anche Basso nella Roubaix in cui Moscon ha sfiorato il colpaccio
C’era anche Basso nella Roubaix in cui Moscon ha sfiorato il colpaccio
Cosa trovi in Astana?

L’ho sempre vista come una squadra di tanti campioni. Armstrong e Contador, poi Nibali e Aru. C’è un anima italiana, sono curioso di vedere come si fonderà con la nostra formazione anglosassone.

Intanto come cambia, se cambia, la tua preparazione?

Fino a quest’anno ho lavorato con Dario (Cioni, ndr) e visto il mio ruolo, ho sempre fatto una preparazione diluita lungo tutto l’anno ed equilibrata. Per ora ho ripreso come negli anni passati, forse dal primo ritiro si vedrà qualche cambiamento. Non si inventa niente, ma voglio vedere i benefici della nuova preparazione.

Programmi?

E’ ancora presto, ma ci chiederanno. E io dirò che vorrei tornare in Belgio, perché lassù mi sono specializzato. E poi mi piacerebbe fare un grande Giro. Ho 27 anni e non ne ho mai corso uno. Voglio vedere se è vero che faccia crescere il motore. Alla Ineos ci sono così tanti campioni e si parte sempre per la classifica generale, che non sono mai entrato nei giochi. Lo ammetto, sarebbe un sogno. E per il resto, porterò la mentalità di sempre. Ogni corsa che fai è la migliore. E serve sempre tanta voglia di fare fatica.

Ganna Norvegia 2021

Basso, raccontaci: come hai visto Ganna in Norvegia?

25.08.2021
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Il Giro di Norvegia è una gara Pro che, per forza di cose, non propone grandi salite, infatti colpisce un po’ questa nouvelle vague norvegese piena di scalatori, un po’ come avvenne anni fa quando ci si stupì dell’ondata di campioni di sci alpino. Anche nel Giro di casa, gli scandinavi hanno fatto il diavolo a quattro, ma lì c’era una squadra, la Ineos Grenadiers, che ha portato alcuni suoi campioni non presenti alla Vuelta per portare a casa il trofeo. La particolarità è che la formazione britannica ha fatto leva sui reduci di Tokyo, della pista di Izu e si è visto quanto volavano…

In particolare Ethan Hayter, vincitore di due tappe e della classifica finale, ma anche Filippo Ganna ha riassaggiato la strada dopo la sbornia d’oro del quartetto e nella prima tappa, quella con più salita, ha chiuso sesto (nella foto di apertura scambia due chiacchiere con il danese Vingegaard secondo al Tour). Con loro c’era Leonardo Basso, che ha fatto un po’ da raccordo: «Non era una gara facile, eravamo 6 per squadra e con numeri simili è difficile controllare la corsa, anche perché tutti attaccavano noi, ma alla fine abbiamo chiuso con il massimo possibile».

Hayter Norvegia 2021
Il podio finale del Tour of Norway, vinto da Hayter con 15″ su Ide Schelling (NED-Bora) e 25″ su Mike Teunissen (NED-Jumbo)
Hayter Norvegia 2021
Il podio finale del Tour of Norway, vinto da Hayter con 15″ su Ide Schelling (NED-Bora) e 25″ su Mike Teunissen (NED-Jumbo)
Partiamo nella disamina proprio dall’inglese: conoscendo le sue caratteristiche di velocista, non si sarebbe portati a pensare a Hayter come vincitore di una corsa a tappe…

Invece è proprio così. Io lo conosco bene, non è un velocista comune, ha dalla sua una grande resistenza che lo porta a emergere anche in salita, almeno in quelle non troppo lunghe e pronunciate e quindi a giocarsi le sue carte in corse a tappe brevi. Se avete buona memoria, ricorderete che già a maggio, al Giro di Andalucia era andato forte, era al comando e nella tappa decisiva ha venduto cara la pelle, Miguel Angel Lopez dovette davvero sudare sette camicie per staccarlo. A ciò si aggiunga l’effetto Tokyo…

Ossia?

Chi è venuto dalle gare su pista aveva una gamba straordinaria, lo abbiamo visto subito sia per lui che per Ganna, la condizione era davvero super, si vedeva la pedalata agile e al contempo potente. Chiaramente bisogna riadattarsi alla strada e credo che per entrambi il Giro di Norvegia sia stato ideale per questo.

Hayter veniva da un’Olimpiade a due facce: la debacle completa del quartetto sul quale gli inglesi contavano molto e l’argento nella Madison con Matthew Walls, il corridore della Bora Hansgrohe già vincitore dell’omnium e che in Norvegia ha vinto la classifica a punti: com’era il suo umore?

L’argento lo ha rivitalizzato, la vittoria in Norvegia è figlia anche della botta di adrenalina che la gara finale di Tokyo gli ha dato. Era davvero supermotivato.

Hayter Schelling 2021
La vittoria di Hayter nella prima tappa, la più dura, dove Ganna dopo un gran lavoro ha chiuso 6° a 23″
Hayter Schelling 2021
La vittoria di Hayter nella prima tappa, la più dura, dove Ganna dopo un gran lavoro ha chiuso 6° a 23″
E Filippo?

L’ho visto davvero bene, la tappa iniziale era la dimostrazione chiara che la condizione è ottimale, serve solo mantenimento per puntare ai suoi prossimi obiettivi. Durante la corsa ha lavorato molto, come me, per favorire Ethan, è stata sicuramente una gara molto utile per lui.

Facile immaginare nel suo caso uno spirito molto alto…

Certamente, parlandoci si sente che non è minimamente appagato, ha ancora tanto da dire in questa stagione e poi gli serviva soprattutto trascorrere ore in sella alla bici da strada, respirare l’aria della competizione giorno dopo giorno. E poi, ripeto, è il colpo di pedale che ti dice subito che la condizione è quella giusta.

Basso Norvegia 2021
Per Leonardo Basso un buon ritorno dopo due mesi di sosta preventivata: ora a tutta fino a ottobre
Basso Norvegia 2021
Per Leonardo Basso un buon ritorno dopo due mesi di sosta preventivata: ora a tutta fino a ottobre
Parliamo anche di Leonardo, però: come sei arrivato all’appuntamento scandinavo?

Per me è stato quasi una liberazione, venivo da due mesi senza gare, l’ultima era stata Lugano con la vittoria di Moscon. Ho fatto due ritiri in altura, mi sono preparato con cura per il finale di stagione e in Norvegia ho avuto sensazioni molto positive.

Ora che sei ripartito che cosa ti aspetta?

Innanzitutto il Benelux Tour, dove ci sarà proprio Moscon e forse anche Geraint Thomas per puntare alla classifica. Poi tirerò avanti verso le gare italiane, sicuramente fino a metà ottobre ci sarà da lavorare, e tanto…

E il prossimo anno? Ti rivedremo in maglia Ineos?

E’ periodo di ciclomercato, se ne sta parlando, staremo a vedere. Diciamo solo che sono abbastanza tranquillo…

Leonardo Basso, la squadra prima di tutto

04.02.2021
4 min
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E’ quasi il tramonto quando Leonardo Basso ci risponde. Ieri il suo menu prevedeva 6 ore. Fatte tra l’altro con un clima non proprio primaverile. «Eh sì – dice il veneto di Asolo – c’erano due, tre gradi. Poteva andare peggio… ma poteva anche andare meglio!».

Leonardo, 27 anni, è alla Ineos Grenadier, la “squadra delle squadre”, quella con più campioni, più budget e più regole ferree. Farne parte è di per sé un grande onore, ma anche una grande responsabilità e a quanto pare Basso lo ha capito bene.

Leonardo Basso sulle pietre del Nord. Il suo 2021 scatterà dall’Het Nieuwsblad
Leonardo Basso sulle pietre del Nord
Leonardo, siamo di fronte ad una nuova stagione…

E’ la mia quarta da professionista e dai… va bene! La condizione è buona. Il primo grande appuntamento sarà l’Het Nieuwsblad a fine mese e quindi è tempo d’iniziare ad affinare la preparazione.

Quindi passi dalle classiche. Eppure hai un fisico da scalatore…

E’ già la terza volta che parto da qui. Mi piace, mi trovo bene. In Belgio subentrano molti fattori, non contano solo le caratteristiche fisiche. Devi essere anche mentalizzato, c’è un’atmosfera particolare, anche se quest’anno non ci sarà il pubblico. Lassù mi sento a mio agio e anche il team mi dà fiducia.

Hai detto che c’è un’atmosfera particolare, cosa ti piace del Belgio?

Senza tifosi sarà differente, però in Belgio il ciclismo è sport nazionale e questa cosa si avverte. In più il clima non è mai clemente, piove, ci sono strappi, bisogna guidare bene la bici. Insomma, servono tante capacità.

E dopo queste prime classiche?

Difficile stilare un programma, soprattutto di questi tempi. Intanto cerchiamo di essere in condizione per queste prime gare, poi vediamo quello che verrà… Per me ciascuna gara cui partecipo è la più bella di tutte, dal Laigueglia al Fiandre. Da parte mia cerco di farmi trovare sempre pronto.

Nel ciclismo di oggi però, in cui tutti puntano e si specializzano, non si rischia che questo “farsi trovare sempre pronto” non paghi? Non è più difficile per te?

I grandi campioni puntano e sono sempre più specializzati. Io con il mio ruolo da gregario imposto un allenamento diluito sull’intera stagione. E’ vero che il ciclismo è sempre più specializzato, ma la mia mentalità è quella di essere il più costante possibile da febbraio ad ottobre e in qualche modo il mio fisico me lo consente. Deve essere così per aiutare la squadra. Oggi il ciclismo è anche questo. Di sicuro è il mio modo di affrontare il professionismo.

Hai detto la parola gregario è questo il tuo ruolo?

Sì, forse la parola gregario è un po’ fuori moda, non è più come 40 anni fa. Io voglio saper fare tutto a buon livello e, se non vai per vincere, vai per aiutare. Per me non è un problema. Anno dopo anno vedo che riesco a ritagliarmi sempre più spazio in questo ruolo, poi è chiaro che non vinci. In ogni caso i valori si mostrano sempre sulla strada.

Tour de Yorkshire 2019 Basso in testa per la squadra
Tour de Yorkshire 2019 Basso in testa per la squadra
Non pensi che magari in un altro team potresti essere capitano?

No, non ci penso. Sono nella migliore squadra del mondo ed è un onore.

Complimenti Leo, idee chiare! Data questa tua visione, ci viene da pensare a Salvatore Puccio, uomo squadra per eccellenza. Lui ti dà consigli?

Io credo che aver fatto tanta gavetta mi abbia aiutato. Oggi vedi dei giovani che vanno subito forte e ne approfittano. Però fare i dilettanti è importante: ho preso batoste, ho passato momenti difficili e quelli ti servono. Ho imparato ad affrontarli, a superarli e a gestirli poi negli anni da pro’. Riesci a capire il tuo corpo, come ti devi allenare e se impari tutto ciò fai uno step importante. Con Puccio parlo, ma lo stesso con Tosatto, con Golas… da loro cerco di rubare molti dettagli con gli occhi.

Come definiresti Leonardo Basso?

Non sono uno scalatore, anche se non peso molto. Cerco di essere il più completo possibile per restare nel ciclismo moderno. Il livello è altissimo e io cerco di averne uno medio-buono su tutti i fronti. E in allenamento lavoro per questo, curando tutte le qualità. 

Prima abbiamo parlato di calendari, ti piacerebbe fare il Giro?

Da italiano è un sogno essere al via del Giro. Ma sono decisioni del team. Come detto il mio ruolo è quello di farmi trovare pronto. Comunque il Giro anche se è vicino, è molto distante ancora!

Sei compagno di Moscon, sei nel gruppo delle classiche: come sta Gianni?

Abbiamo fatto due ritiri insieme. Nel primo siamo andati a Gran Canaria e nel secondo eravamo insieme nella bolla e sono stato con lui e con Ganna. Che dire, l’ho visto molto motivato e la sua gamba risponderà bene. Si è allenato forte, siamo fiduciosi.