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Pietrobon: dal Cycling Team Friuli alla Eolo-Kometa

03.02.2022
4 min
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Tra le tante novità di questo 2022 c’è il passaggio di Andrea Pietrobon al team Eolo-Kometa, nella formazione under 23. Squadra che nella stagione 2022 avrà al suo interno tanta Italia. Dopo due anni corsi con il Cycling Team Friuli (foto Scanferla in apertura), il giovane corridore veneto si è accasato nel team di Basso e Contador.

«I primi contatti con la Eolo li ho avuti a maggio della scorsa stagione – ci racconta – prima del Giro d’Italia under 23. Poi tra luglio e agosto ho avuto dei problemi fisici che mi hanno condizionato il resto dell’anno. Inizialmente sarei dovuto passare con il team professional, ma vista la situazione ho parlato con Ivan Basso e abbiamo deciso di fare le cose con più calma».

Come stai? I problemi sono alle spalle?

Sì, come detto abbiamo deciso di fare le cose con più calma e, in fondo, va bene così. Già nel 2021 ho avuto modo di parlare con i medici della Eolo e sembra che si sia individuata la soluzione. L’obiettivo è trovare la condizione e ritornare ad andare forte, poi verso metà stagione vedremo se fare lo stagista con la professional.

La preparazione è andata bene?

Tutto secondo i piani, a dicembre ho fatto il primo ritiro con la squadra al completo (team under 23 e professional, ndr). Eravamo ad Oliva, vicino a Calpe. Ho avuto modo di lavorare bene e di parlare con Ivan e di conoscere lo staff. L’organizzazione è al top, hanno uno staff preparatissimo e numeroso. Ci sono tanti meccanici, allenatori, medici, sei sempre seguito al meglio.

Andrea Pietrobon, a sinistra, con il procuratore Scimone e Matteo Fabbro
Andrea Pietrobon, a sinistra, con il procuratore Scimone e Matteo Fabbro
Che differenze hai trovato?

Non molte, al Cycling Team Friuli abbiamo sempre lavorato bene e con uno staff di primo livello, come qui. Il team è molto “italiano” e quindi anche trovare il feeling con compagni e staff è stato semplice.

Con Basso cosa vi siete detti?

Abbiamo parlato un po’ della mia condizione, di come sto e dei programmi. Lui è eccezionale, mette tutti a proprio agio ed è davvero disponibile. Ha una tecnica di comunicazione ed un’empatia invidiabili, non è un caso che il team sia cresciuto tanto in così poco tempo.

A gennaio come ti sei allenato?

Ho fatto un mese alle Canarie, sono tornato l’1 febbraio, ho fatto tre settimane in compagnia di Aleotti e Fabbro e una settimana da solo.

Ti sei confrontato anche con loro sulla tua scelta?

Sì, mi hanno detto di non aver fretta, mi fido molto di quel che mi dicono. Noi del Cycling Team Friuli siamo una vera famiglia. I rapporti con Aleotti poi sono sempre stati buoni, ho corso con lui nel 2020 e ci siamo sempre confrontati in maniera serena.

Andrea Pietrobon ha corso due stagioni con il Cycling Team Friuli. Qui con il diesse Boscolo
Andrea Pietrobon per due stagioni con il CT Friuli, qui con il ds Boscolo
Gli obiettivi per la stagione quali sono?

Inizierò a correre il 19 febbraio in Spagna, gran parte delle corse saranno lì. Oltre a ritrovare il colpo di pedale mi piacerebbe fare qualche gara con la nazionale, come lo scorso anno. Sarebbe bello partecipare alla Settimana Internazionale Coppi e Bartali

Sarete tanti italiani nella squadra under 23?

Siamo sette. Sebastiano Minoia, Edoardo Alleva, Gabriele Raccagni, Manuel Oioli, Andrea Montoli, Davide Piganzoli ed io. Non sentirò la mancanza dell’Italia, ora mi aspetta un bel mese di febbraio in Spagna tra il ritiro, di nuovo ad Oliva, e le prime gare. Poi tornerò a casa.

La Eolo-Kometa U23, il Valle d’Aosta, i giovani: Ivan Basso a 360°

19.07.2021
6 min
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Tra coloro che sedevano nelle ammiraglie del Giro della Valle d’Aosta c’era anche Ivan Basso. Il due volte vincitore del Giro d’Italia come è noto è uno dei dirigenti della Eolo-Kometa che ha anche la squadra under 23, battente bandiera spagnola, ma decisamente italiana.

Ivan ha seguito la corsa e gli abbiamo chiesto la sua opinione sull’evento e sui ragazzi che vi hanno preso parte. Al via 28 squadre, solo quattro italiane (Colpack-Ballan, Ctf, Lan Service ed Iseo Rime Carnovali) per un totale di 138 atleti ma di livello elevatissimo. Mentre firma autografi all’ombra del Gran Paradiso, ne approfittiamo per fare due chiacchiere con lui.

Andrea Montoli, al primo anno tra gli U23, ha vinto l’italiano juniores 2020
Andrea Montoli, al primo anno tra gli U23, ha vinto l’italiano juniores 2020
Ivan partiamo dai tuoi. Com’è andata?

Noi puntavamo su Davide Piganzoli. Dopo il buon Giro d’Italia U23 e il podio del campionato italiano a cronometro avevamo preparato bene questo appuntamento, nonostante la maturità. Purtroppo è stato male il giorno prima della corsa e non è riuscito a rendere come voleva. Questa poi è una prova estremamente esigente. Così senza Piganzoli abbiamo puntato su Alex Martin, un ragazzo molto bravo. Lui era la nostra riserva rispetto a Davide, era colui che avrebbe dovuto sostenerlo e quando perdi il leader, poi alla fine devi cercare di arrangiarti come puoi.

Martin è andato bene, ha chiuso sesto…

Essendo la nostra squadra under 23 siamo qui per imparare. E’ un vivaio. E’ da considerarsi come la primavera di una squadra di calcio. Non guardiamo solo l’ordine d’arrivo. La vediamo in proiezione sulla massima categoria. Non abbiamo insomma una squadra U23 che ci serve per fare dei risultati, poi se vengono ovviamente siamo contenti. Per noi è importante come corrono i ragazzi, come sono posizionati in gruppo… Devono imparare a fare i ventagli, a prendere le salite in buona posizione, ad avere una buona cadenza, a saper usare il cambio, a prendere le borracce dalla macchina… Tutte cose che poi quando passano nella massima categoria sono acquisite. Ne vedo tanti che non sanno fare tutto ciò. 

Per Basso la prima tappa non è stata troppo dura. Qui la tremenda salita di Terreblanche
Per Basso la prima tappa non è stata troppo dura. Qui la tremenda salita di Terreblanche
E di Andrea Montòli cosa ci dici?

Ha appena finito la scuola. Subito dopo la maturità è andato a Livigno. E’ un grande talento che dobbiamo avere la pazienza di aspettare. Sono convinto che nelle nelle prossime gare farà bene. Tra agosto e settembre lo aspetta un calendario importante e già in proiezione della prossima stagione. E poi c’è ancora una cosa che non sapete.

Cosa?

L’anno prossimo la nostra squadra under 23 avrà sei italiani che correranno da noi. Tutti i fine settimana correremo in Spagna (col gruppo spagnolo, ndr) e in Italia. In più avremmo un calendario comune per le gare più importanti. Avremmo in tutto 15-16 corridori. Quindi la parte italiana seguirà un calendario italiano a tutti gli effetti.

Parlando della corsa più in generale ci dai un giudizio sul percorso? Okay il Valle d’Aosta è duro, ma forse nella prima tappa si è esagerato. Terreblanche è stata mostruosa e anche prima ci sono stati molti “muri”…

Il Giro della Val d’Aosta è così da sempre. E quindi no: per me non è stata troppo dura quella tappa. Non ritengo ci sia un troppo duro per questa categoria. Il troppo è vedere dei Giovanissimi che si scaldano sui rulli sotto il gazebo a 7 anni. O gli esordienti e gli allievi che si allenano come gli juniores e gli under. Non va bene. Un under 23 vuol dire che ha meno di 23 anni, se penso che un ragazzo di quasi 23 anni ha vinto il Tour…

Non si è esagerato dunque…

Il giudizio sulla durezza è sindacabile. Ritengo che le corse dure bisogna farle. E poi questi ragazzi sono giovani, sono forti, hanno recupero, hanno la capacità di gestirsi e si divertono anche. Se fate un giro nel paddock tra i camper non ce n’è uno steso per terra da “rianimare”. Sono tutti felici e orgogliosi di aver finito una corsa importante. E poi è luglio, vengono da molte gare, hanno tanti chilometri nelle gambe. Ripeto, è sbagliato quello che si fa prima, no che qui le tappe siano durissime.

George Steinhauser, primo sull’arrivo di Cogne
George Steinhauser, primo sull’arrivo di Cogne
C’è qualche ragazzo che ti ha colpito?

Sì, ovviamente abbiamo un’attenzione particolare per i nostri, ma il ragazzo che ha vinto oggi (ieri per chi legge, ndr) Steinhauser è molto bravo. E’ uno di coloro che con ogni probabilità verrà con noi la prossima stagione. Lo avevo già visto al Tour of the Alps. Ho dei responsabili scouting molto bravi e stiamo monitorando i ragazzi a livello generale e non solo nelle gare a cui prendiamo parte. E come noi tanti altri lavorano così. Magari anche tra i nostri ventenni c’è un Pogacar.

Quale è stato il tuo rapporto con il Giro della Valle d’Aosta? E c’è stato qualcuno in cui ti sei rivisto?

Il Valle d’Aosta l’ho fatto solo un paio di volte perché… – ci pensa un po’ Ivan – non so perché! Non ricordo bene, il tempo passa, divento saggio! I corridori che ti assomigliano sono quelli a cui magari sei più portato a dare dei consigli perché ti rivedi in loro. Questa è una gara che in qualche modo esaltava le mie caratteristiche di fondista, di corridore che viene fuori alla alla distanza. Perciò mi rivedo nei corridori che sono arrivati davanti. E per questo quando mi avete fatto la domanda se fosse troppo dura ho detto di no!

Solo cinque atleti per squadra, non è facile controllare la corsa così (foto Roberto Aresca)
Solo cinque atleti per squadra, non è facile controllare la corsa così (foto Roberto Aresca)
Hai parlato di proiezione, di saper usare il cambio, di venire a prendere le borracce… Ti piacerebbe allora vedere squadre con uno, due, tre uomini in più così da poter lavorare in gara come i pro’?

Ci sono due modi di vedere questa categoria: fare dei risultati o preparare i corridori. La prima magari può essere più gratificante sul momento. Ma tornando all’esempio del calcio, è chiaro che la società è contenta se la primavera gli vince il campionato, ma è più contenta di portare dei giocatori in prima squadra, di trovare il Donnarumma o il Locatelli di turno. Secondo me è così che andrebbe interpretata questa categoria ed è così che lavoriamo in Eolo-Kometa.

E riguardo al numero dei corridori per team?

E’ chiaro che per fare un certo gioco di squadra ci vuole il numero giusto di atleti, però qui si entra anche nel discorso degli organizzatori riguardo a permessi e costi, perché un conto è organizzare un evento per 140 corridori e un conto è farlo per 180-190. Certamente più questa categoria, che è una scuola, si avvicina in tutto e per tutto a quella dei professionisti e meglio è. Pertanto se si può partire con uno o due corridori in è tutto di guadagnato.