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DMT SH10, zero compromessi tra comfort e prestazioni

22.07.2022
3 min
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Appena presentate ad Eurobike 2022 e già fanno parlare di sé per stile e performance. Le nuove SH10 di DMT sono il tassello mancante che si rivolge al futuro in campo stradale per la fascia di gamma più appetibile. Questo nuovo prodotto è un agglomerato di prestazioni e innovazioni su più fronti. A partire dalla sua vestibilità che unita al comfort valorizza al meglio la struttura in maglia engineered 3D. Il tessuto ibrido combinato con il sistema a quadrante doppio LPZ BOA Fit System formano un nuovo standard dell’innovazione in campo delle calzature. 

Il Double L6 Dial Z permette al piede di esprimere tutta la forza senza costrizioni
Il Double L6 Dial Z permette al piede di esprimere tutta la forza senza costrizioni

Tecnologia Knit

Migliore vestibilità, maggior comfort ed eccellente traspirabilità. Sono questi i macro vantaggi che la struttura in maglia, fiore all’occhiello di DMT, implementa nelle SH10. L’uso della tecnologia Engineered 3D Knit deriva da anni di sviluppo e miglioramenti. Oggi tutta la gamma ne beneficia e ne apprezza le performance. 

Grazie all’uso dei filati tecnici e specifici, l’adattabilità di questa scarpa è universale. Leggere, meno ingombranti, eccellente vestibilità, maggiore traspirabilità e asciugatura veloce. Sono tra le caratteristiche che affiorano durante l’utilizzo di queste calzature da strada. DMT per la progettazione di queste SH10 non è voluta scendere a compromessi, calzata e supporto lavorano in simbiosi grazie alla costruzione elastica del tessuto. 

Collari e tallone con struttura in microfibra per il massimo sostegno
Collari e tallone con struttura in microfibra per il massimo sostegno

I vantaggi di BOA

La tomaia e la struttura alla base del progetto di queste SH10 erano già una prospettiva vincente e solida. Grazie all’applicazione dei sistemi di chiusura BOA Fit System, versatilità, prestazione, facilità d’uso e affidabilità hanno fatto un balzo ancora più in alto. Il sistema scelto, già in fase di sviluppo, è il Double L6 Dial Z, progettato specificamente per i prodotti con doppio quadrante.

I vantaggi sono molteplici e su differenti assi di prestazioni. Il primo è sicuramente il diametro ridotto, che vanta anche un profilo più basso e meno ingombrante. Il secondo è consequenziale e rimarca il design innovativo proposto da BOA che ne valorizza aerodinamicità e precisione. La chiusura diventa quindi veloce e immediata. Infine c’è l’adattamento zonale grazie alla gestione indipendente della tensione tra la zona superiore e quella inferiore. 

La suola lavora in sinergia con la maglia ibrida e la tecnologia fasciante di Boa
La suola lavora in sinergia con la maglia ibrida e la tecnologia fasciante di Boa

Peso e taglie

Le SH10 sono disponibili in svariate taglie a partire dalla 37 fino alla 48, con mezze taglie da 40,5 a 45,5. Grazie alla vestibilità e all’ampia numerazione trovare il fitting giusto non è cosa difficile. L’ago della bilancia nella numerazione 42 non va oltre i 220g, a conferma di un concetto di scarpa da corsa che non scende a compromessi sotto nessun aspetto. 

DMT

DMT KR SL, abbiamo provato le scarpe di Pogacar

02.07.2022
4 min
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El’ultima versione delle calzature top di gamma dell’azienda veneta, sono quelle con i lacci e le indossa Tadej Pogacar. Le DMT KR SL hanno la suola alleggerita, la tomaia in Knit 3D senza cuciture e puntano ad un comfort assoluto. Le abbiamo provate.

Una calzatura super fasciante
Una calzatura super fasciante

KR SL, la suola è tutta nuova

La tomaia in Knit 3D è una sorta di marchio di fabbrica che accomuna le scarpe all’apice del listino di DMT. Questo tessuto è funzionale al comfort, alla ventilazione e alla performance tecnica di una categoria di calzature che fanno della comodità un fattore non secondario. Le stringhe sono compatte e sono senza aria, aspetto che offre dei vantaggi nella tenuta del nodo. E poi la suola full carbon ha una forma completamente diversa rispetto ai modelli che hanno preceduto la KR SL, meno spanciata sull’avampiede e con una arco plantare più basso. Ci sono le feritoie che aiutano un abbondante ingresso dell’aria anche da sotto.

I numeri e alcuni dettagli da considerare

441 grammi per la coppia di scarpe DMT (solette incluse) sono davvero pochi. Il prezzo di listino invece è di 379 euro: non è basso, ma in linea con le richieste per questa categoria di prodotti. I lacci sono molto compatti e hanno degli occhielli che fungono da sede in fase di tiraggio della stringa. In corrispondenza di questi, sotto la tomaia, ci sono dei tiranti che contribuiscono a far sì che il tessuto copi la forma del piede.

La linguetta non è separata, ma è integrata alla tomaia, con la sua piccola tasca superiore che nasconde il nodo delle stringhe. La talloniera è nascosta e non è estremamente rigida, neppure ingombrante, il tutto a favore di un comfort eccellente e di zero punti di pressione. Qui ci sono due piccoli cuscinetti che hanno l’obiettivo di bloccare il piede. Il profilo della DMT KR SL è basso, per una calzatura che lascia tanta libertà all’articolazione e alla porzione superiore del piede. La suola è tutta in carbonio, ha 4 aperture in totale (con una retina di protezione nel mezzo) e la predisposizione con i tre fori (sono ben 8 i millimetri di scarrellamento). Davanti e dietro ci sono degli inserti protettivi per la suola.

KR SL, le nostre considerazioni

Nell’ottica di performances di altissimo livello, siamo stati abituati a ricercare delle calzature molto rigide, talvolta estreme ed eccessive, con il rischio di essere scomodi e di aver male ai piedi durante le lunghe uscite. La KR SL vuole essere comoda e leggera, una scarpa che non costringe il piede e che lascia tanta libertà al movimento dell’articolazione. La suola non è invadente, ingombrante e scomoda.

L’elevata resa tecnica di questa calzatura arriva da una combinazione di fattori, che vanno dalla capacità di adattamento della tomaia, ad una chiusura molto efficiente e grazie ad una suola che sembra stabilizzare il piede anche nelle fasi di spinta più importanti. La tomaia non accumula sudore, il piede non si bagna e non si scalda in maniera eccessiva, anche nel corso delle lunghe salite con temperature da canicola.

In conclusione

Tanto è leggera e morbida, quanto è forte e piacevole da indossare questa DMT KR SL. E’ una calzatura “da scalatore”, perché invita a spingere sulla parte anteriore, quando si sta in piedi sui pedali per diversi minuti e quando si prediligono le variazioni di ritmo agli scatti veri e propri. La tomaia in tessuto Knit permette al piede di mantenere la sua forma; è il tessuto che si adatta all’estremità corporea e la ventilazione costante è un vantaggio non da poco.

La DMT KR SL è sì una scarpa dedicata agli amanti dei pesi ridotti, ma è anche una calzatura di alto livello che vuole la comodità al centro di un concetto di performance di altissima caratura.

UDOG, cosa c’è dietro ad una scarpa

17.06.2022
4 min
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UDOG, un’azienda che da poco si è affacciata nel mondo del ciclismo e che è stata subito apprezzata per la qualità dei prodotti, per le soluzioni di design che abbinano performances ed eleganza, ma anche per quella voglia di osare. Quali sono le peculiarità che rappresentano UDOG? Lo abbiamo chiesto ad Alberto Fonte, che ha di fatto inventato il marchio, ma vogliamo anche a snocciolare quelle soluzioni integrate nelle scarpe dell’azienda veneta.

«UDOG è di fatto un gruppo di ciclisti appassionati che pensa oltre agli schemi, talvolta lo fa per necessità, in altre occasione viene naturale – dice Alberto Fonte – cercando sempre la massima cura e ricerca del dettaglio. Le nostre scarpe sono un prodotto diverso – continua Fonte – che utilizza materiali e tecnologie di ultima generazione, creando un match perfetto tra comfort e prestazioni».

Alberto Fonte, fondatore di UDOG
Alberto Fonte, fondatore di UDOG

UDOG, icona di stile

Se è vero che le scarpe con i lacci esistono da sempre, le stringhe montate su una calzatura tecnica, di ultima generazione sono comunque una particolarità. E’ una sorta di richiamo al passato, un dettaglio di eleganza, raffinatezza ed “italian style”, ma che è anche in grado di fornire delle prestazioni inaspettate. Un po’ il riassunto delle calzature UDOG, nate da chi la bici la vive, create, come si dice “ da un vero scarparo”.

La tasca che contiene i lacci, uno dei marchi di fabbrica UDOG
La tasca che contiene i lacci, uno dei marchi di fabbrica UDOG

Un concentrato di idee

Ci sono i lacci appunto, che si nascondono nella piccola tasca sopra la linguetta. Le stringhe dei due modelli UDOG, Tensione e Cima, non hanno aria nel mezzo e questo permette di avere una chiusura sicura, compatta, affidabile e ad alta tenuta anche dopo molte ore di bicicletta. Sono piatti e fatti in poliestere 100% riciclato, senza PFC.

C’è la tomaia in Knit, un pezzo unico leggero, traspirante e con un buon potere impermeabile. Il risultato è un tessuto che non si impregna di sudore, fa scivolare via la pioggia e non accumula calore. La costruzione è differenziata: ad esempio il modello Cima (una sorta di top di gamma super leggero) ha una maglia stretta di tessuto nella zona dell’arco plantare mediale per offrire un maggiore supporto al piede dell’atleta.

L’avvolgimento a tensione, identificato con l’acronimo TWS (tension wrap system) è un sistema unico nel suo genere, che prende forma grazie ai lacci e ai tensori posizionati sulla tomaia. Lo sviluppo di questo concetto è differente tra Cima e Tensione, pur avendo in comune il fatto di fasciare il piede in maniera ottimale, aumentando il comfort e il trasferimento della potenza tra piede, scarpa e pedale. Il corretto tensionamento della tomaia aiuta a stabilizzare il piede.

La suola in carbonio deve trasmettere feeling e comodità, ma deve essere performante. I due modelli di scarpe hanno delle suole diverse, quella della UDOG Cima è più tosta, con un indice di rigidità pari a 11, mentre quella di Tensione è un composto di nylon+carbonio ed ha un indice di 7. Entrambe hanno un’ampio shape di appoggio ed hanno un canale di ventilazione che permette l’ingresso costante dell’aria.

Ultimo fattore, ma non Ultimo nella scala valori

“Ultimo” è il nome della forma dove tutto ha inizio ed è lo strumento meccanico utilizzato per dare forma ad una calzatura. Non è un calco, ma è un vero e proprio blocco progettato con una forma larga nella parte dell’avampiede, mentre il tallone invece è magro e snello.

La scarpa è costruita intorno a questa forma. Non deve essere dimenticata la confezione, costruita grazie ad imballaggi riciclati e riciclabili al 100%. Inoltre tutti i partner e i materiali di UDOG sono certificati con protocolli da enti riconosciuti GRS, FSC e RCS.

UDOG

Crono CK3, il titolare Stocco ci racconta la scarpa e i suoi segreti

04.06.2022
5 min
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Elegante, leggera e traspirante. Sono questi i tre aspetti dominanti della CK3 che caratterizzano uno dei modelli più riconoscibili della gamma corsa di Crono. Questa scarpa infatti è realizzata in Knit, un tessuto che è in grado di offrire caratteristiche assolute in tema di comfort e traspirazione. Grazie anche al rotore Boa e all’incredibile progettazione della tomaia, questa calzatura gode di un’adattabilità al piede senza precedenti, pronta a soddisfare tutte le esigenze. 

I segreti e le caratteristiche tecniche di questa CK3 ce le racconta il titolare del brand italiano Stefano Stocco

La linea di questa CK3 è caratteristica anche per il suo stile elegante e semplice
La linea di questa CK3 è caratteristica anche per il suo stile elegante e semplice
Che materiale è stato utilizzato per questa CK3?

E’ un intreccio di strati di poliestere, chiamato Knit. La tomaia è strutturale, quindi gli strati accoppiati permettono di avere una struttura abbastanza rigida per contenere il piede. Dove non c’è l’applicazione dei film e dei TPU incollati, si vede esclusivamente il Knit. In quei punti c’è una traspirabilità elevatissima, non ci sono barriere che ne diminuiscano le prestazioni. 

A quale scopo è stato implementato il Knit?

L’obiettivo della scarpa era fare una vera tomaia in Knit per renderla il più performante possibile. Soprattutto nella parte frontale e nei due lati. Poi nelle altre parti quindi, collo e posteriore, c’è la traspirabilità standard di una scarpa da ciclismo normale. Mentre nel resto, dove il Knit è ben visibile, si ha la leggerezza e la vestibilità di un calzino vero e proprio. 

Un particolare da vicino del Knit, leggero e traspirante
Un particolare da vicino del Knit, leggero e traspirante
Che sistema di chiusura avete scelto?

La chiusura è con rotore BOA L6, intercambiabile. Il rotore è già assemblato ovviamente con il cavo, e in caso di rottura si cambia completamente il sistema senza doverlo sradicare. Sulla scarpa è fissata esclusivamente la base, l’incastro che riceve il rotore. Quindi è un sistema di facile manutenzione. 

Il Boa e la struttura fanno di questa scarpa una garanzia per il fitting del piede…

La caratteristica di questa scarpa infatti è la chiusura centrale. La parte interna è vincolata ad una fascia e questa ha la possibilità di lavorare in maniera svincolata dalla tomaia. E’ praticamente attaccata direttamente alla suola. Mentre la tomaia lavora da sola. Questo permette che, in fase di chiusura, la parte dell’arco plantare – quella zona più complessa da adattare ai piedi dell’utilizzatore – si avvolga in maniera precisa alla forma del piede.

La suola in carbonio composito permette di trasferire la rigidità direttamente sul pedale
La suola in carbonio composito permette di trasferire la rigidità direttamente sul pedale
Quindi una fasciatura che si adatta a qualunque esigenza?

Esatto, indipendentemente dalle caratteristiche morfologiche del piede, che sia a pianta larga o stretta. Essendo una struttura svincolata, va ad adattarsi alla forma del piede senza dover essere condizionata dalla parte interna della tomaia. E’ come se fosse per conto suo, come avere due scarpe in una. La scarpa si aggiusta a seconda della parte interna, mentre tutto il resto della tomaia, tallone e punta si va a riempire con le caratteristiche del piede dove trova i volumi vuoti. 

Cosa la differenzia dalle altre scarpe?

Di norma la parte interna della scarpa è vincolata a un pezzo unico che segue il profilo del piede. E non si riesce mai a trovare un comfort totale. Perché se io ho il piede largo in punta e stretto nella zona del centro, non riesco ad assecondarlo con le scarpe che si allargano nella parte anteriore e dietro non si stringono più di tanto e viceversa. Con la CK3 questo problema viene completamente annullato. 

Che suola è stata scelta per questa CK3?

La suola è la Road Carbocomp. Ne abbiamo due, una full carbon e un in carbon composito. Questa è la variante leggermente più flessibile delle due. 

Il brand italiano vanta una gamma che verte su più lati come comfort e performance a seconda del modello di riferimento
Il brand italiano vanta una gamma che verte su più lati come comfort e performance a seconda del modello di riferimento
E la soletta? 

La soletta è la Crono Shock Absorbing. E’ anatomica e si adatta al supporto del piede. Ed è fatta in un materiale che serve ad ammortizzare gli shock e le vibrazioni più accentuate. 

Per chi è stata disegnata?

Il nostro obbiettivo era creare una scarpa che facesse di leggerezza e traspirabilità i suoi cavalli di battaglia. Non ha una capacità di fasciatura al pari del top di gamma come per la CR1. Ma se uno vuole una scarpa confortevole e traspirante, è la scelta corretta. 

Quali sono stati i primi feedback?

Piace molto. Ha avuto molti feedback positivi sotto gli aspetti di estetica e comfort. I tester che abbiamo coinvolto sono rimasti molto sorpresi dalla traspirazione. A livello tecnico ha qualche gap in termini di fasciatura sotto il massimo sforzo, ma per quello abbiamo i nostri top di gamma che sono disegnati appositamente. Con questa scarpa, la spensieratezza delle lunghe uscite è assicurata. 

La Crono CK3 è disponibile sul sito in colore nero ad un prezzo di 199 euro.

Crono

Knit: dal filo alla scarpa, viaggio nel cuore di Dmt

28.06.2021
5 min
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Se si va sul sito di Dmt si leggerà in apertura: “Per la prima volta tutta la collezione Dmt utilizza la tecnologia Engineered Knit: nessun compromesso per nessuna specialità, ma il massimo per tutte”.

Prima di spiegare cosa sia questa tecnologia, vi diciamo che è quella che ha fatto cambiare marcia al brand veronese, tanto che non produce più solo per il ciclismo ma anche per altri sport e per la moda, che ha elevato la qualità dei suoi prodotti e che li ha resi innovativi.

Qualità massima

Dmt ci ha aperto le porte della sua azienda: dall’amministrazione alla produzione, dallo stoccaggio alle rifiniture. Con il brand director Glen McKibbben abbiamo fatto un viaggio entusiasmante che spesso ci ha stupito. E’ impossibile immaginare quanti passaggi ci siano dietro la fabbricazione di un modello, quante chicche, quante attenzioni. E più la gamma del prodotto è elevata e più i passaggi sono numerosi.

«Si può fare una stima – ci ha detto il patron Dmt, Philippe Zecchetto – perché sono davvero molti e cambiano sia in base alla gamma che alle colorazioni, visto che i modelli oggi sono anche personalizzabili, comunque si può arrivare a 150 passaggi».

La scarpa usata da Pogacar lo scorso anno al Tour prima di indossare la maglia gialla
La scarpa usata da Pogacar lo scorso anno al Tour prima di indossare la maglia gialla

Knit: dal filo alla scarpa

Quattro capannoni, uno più grande dell’altro, ognuno con delle specifiche destinazioni d’uso: la “corazzata” Dmt lavora a pieno regime con doppio turno. Per l’innovativa tecnologia Knit l’investimento è stato enorme. Ci sono decine e decine di macchinari il cui prezzo oscilla dai 30 ai 70 mila euro l’uno.

Ma cos’è Knit? Riassumendo al massimo potremmo dire che è quella tecnologia grazie alla quale si passa da un filo alla scarpa finita! In mezzo però c’è il mondo. E che mondo. 

Bisogna partire dal presupposto che una scarpa Dmt non ha cuciture e questo vale ormai anche per i modelli non top di gamma, e non solo per le Kr1 o Kr. A cambiare sono semmai i materiali. In ogni caso partendo da questo presupposto, una scarpa Dmt con tecnologia Knit è composta sostanzialmente da tre parti: tomaia, suola e legatura, sia essa con il sistema Boa che con quello a lacci, tanto caro a Tadej Pogacar.

Knit “interviene” in quella che è la parte più difficile, vale a dire la creazione della tomaia. Questo pezzo unico è fabbricato da quei macchinari che vi dicevamo. Per i modelli di alta gamma ogni macchinario produce due tomaie l’ora, qualcuno in più per quelli di gamma inferiore. La tomaia che ne esce è un “monoscocca”, tanto per restare in tema ciclistico, un pezzo unico che viene poi “saldato” a caldo con particolari resine sulla suola in carbonio (anch’essa oggetto di moltissimi studi anatomici). L’unica cucitura presente è quella sul tallone, dove in pratica si va a chiudere la tomaia e ad ottenere la scarpa stessa.

La tomaia (aperta) che esce dai macchinari: questo è il fulcro della tecnologia Knit
La tomaia (aperta) che esce dai macchinari: questo è il fulcro della tecnologia Knit

Chiusure inglobate

Il punto di forza di Knit però non si “limita” all’assenza di cuciture e al peso ridotto, ma anche al fatto che nella tomaia stessa sono già creati i canali per il passaggio della chiusura e le rispettive asole. In questo modo la scarpa è davvero un tutt’uno, un pezzo unico che garantisce così una calzata comoda e redditizia.

Bisogna poi sapere che per ottenere la certificazione Boa (il sistema di chiusura con rotella graduata) le asole dove passa il cavo devono avere determinati angoli di entrata e di uscita, altrimenti Boa non dà la possibilità di essere montato ufficialmente. Le tomaie dei modelli Dmt rispettano tali richieste e infatti la chiusura è ottimizzata.

Per filosofia aziendale, ogni prodotto è sempre sviluppato in anteprima con atleti professionisti. E possibilmente atleti di vertice. In passato c’è stato Contador, adesso ci sono Elia Viviani, specie per quel che concerne la pista, e Tadej Pogacar. Tutti cercano le scarpe strette e reattive e vanno in continuazione a stringerle prima degli sprint, Tadej con i lacci che chiaramente in corsa non può stringere ha vinto allo sprint la Liegi! E lasciamo stare il Tour…

Pogacar Parigi
Pogacar in giallo a Parigi con le sue Dmt Kr Tdf
Pogacar Parigi
Pogacar in giallo a Parigi con le sue Dmt Kr Tdf

Comfort e prestazioni

Ed è proprio qui che la visita al centro Dmt ci ha aperto un mondo. 

«Tutti – dicono in Dmt – ricercano una scarpa leggera e rigida, cioè che non disperda forza, ma bisognerebbe chiedersi: questa è anche confortevole? Alla lunga l’assenza di comfort incide sulla prestazione? E ancora: siamo sicuri che la scarpa debba essere tutta rigida? Oppure deve essere rigida in determinati punti (suola in carbonio) e lasciare respirare il piede in altri (tomaia)?».

Domande alle quali siamo riusciti a dare una risposta. Tra pochi giorni scatta il Tour de France. Pensiamo a quelle tappe nel sud della Francia in cui ci sono 35 gradi e l’asfalto è ad oltre 50 gradi. Un piede, che già di suo sotto sforzo produce calore, con la suola in carbonio che non lo disperde s’infuoca. E se vi aggiungiamo una tomaia che lo tiene stretto perché la scarpa deve essere rigida il piede scotta. Molti atleti hanno lamentato il problema del surriscaldamento. Con una tomaia in tessuto questo ostacolo viene aggirato totalmente. 

Inoltre, la tomaia in tessuto favorisce la circolazione, di conseguenza ne guadagna anche la prestazione. E nel ciclismo dei “marginal gains” non è poco. Non ci sono punti di pressione.

L’assenza di cuciture all’inizio dà l’effetto ciabatta – come in Dmt stessa ci hanno detto – ma bastano un paio di ore e si avverte la differenza: quanto il piede sia più libero e al tempo stesso stabile e pronto alla spinta.