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Kids Tour, sei friulani di Caneva all’attacco della Slovenia

09.07.2021
6 min
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Quattro chiacchiere tra amici ed il gioco è fatto. E’ così che è nato l’invito per il Kids Tour of Slovenia, svoltosi nel weekend del 2-4 luglio. Il direttore sportivo della Gottardo Giochi Caneva, Nunzio Cucinotta, racconta come è nata questa fantastica esperienza: «Eravamo al velodromo di Novo Mesto, io e Glivar Srecko, il direttore sportivo dell’Adria Mobil. E mi ha proposto di partecipare a questa corsa che si sarebbe tenuta ad inizio luglio».

Sei allievi della Gottardo Caneva, partiti dall’Italia verso la Slovenia
Sei allievi della Gottardo Caneva, partiti dall’Italia verso la Slovenia

Accordo frontaliero

Da sempre Friuli-Venezia Giulia e Slovenia sono legate dal ciclismo, un accordo frontaliero permette da anni agli atleti sloveni di correre in Italia e viceversa.  Paliamo con Nunzio Cucinotta, papà di Claudio allenatore dell’Astana, direttore sportivo e faro per questi ragazzi.

Come mai avete deciso di partecipare a questo evento unico

Dopo la proposta che mi ha fatto Glivar Srecko, ci ho messo una frazione di secondo ad accettare, la Slovenia è una terra sempre più legata al ciclismo. Lo sviluppo delle infrastrutture è incredibile e le strade sono a misura di ciclista, non è raro che noi del gruppo sportivo Caneva andiamo ad allenarci nel loro territorio.

Raccontaci di più su questo progetto del Kids Tour of Slovenia

La Slovenia ha accordi frontalieri con tutti i paesi confinanti, sfruttando questo fatto hanno deciso di creare un evento dedicato ai ragazzi di tutti questi territori. L’opportunità di conoscere ed imparare da culture diverse era troppo ghiotta per non essere colta, i nostri ragazzi hanno gareggiato gomito a gomito con atleti di nazionalità diverse, un’esperienza unica e stimolante.

La squadra è stata guidata nella trasferta slovena dal diesse Cucinotta e il preparatore Cosani, a sinistra
La squadra è stata guidata nella trasferta slovena dal diesse Cucinottae il preparatore Cosani, a sinistra

Logistica semplice

L’organizzazione logistica per spostare le bici e i ragazzi è stata facile: «Un furgone a 9 posti, 7 per i ragazzi e due per gli accompagnatori, io e Roberto Cosani l’altro direttore sportivo. Le bici sono state caricate nel retro e siamo partiti da Caneva, sono passato a prendere man mano tutti ed infine si è imboccata l’autostrada in direzione Trieste».

Una volta arrivati a Novo Mesto dove avete alloggiato?

L’hotel lo ha trovato l’organizzazione, un alloggio bello e nuovo, al di là del bagno che forse era un po’ “spartano”, ma anche questo aiuta a crescere ed adattarsi. E’ stato bello far uscire i ragazzi dalla loro zona di comfort familiare. 

Le camere erano 4, i ragazzi erano divisi in tre gruppi: (Francesco Ulian e David Zanutta; Gioele Faggianato, Davide Stella e Lorenzo; Riccardo Bazzo e Matteo Le Brum), infine io e Roberto.

Strana cronoscalata

Roberto Cosani, secondo accompagnatore, ci racconta un po’ quel che è successo: «Appena arrivati abbiamo capito che la cronoscalata non era come la intendevamo noi, il percorso sarebbe stato affrontato da tutti i corridori in contemporanea. Il primo che avrebbe scollinato si sarebbe aggiudicato la prima prova. I nostri ragazzi sono partiti in fondo, ma si sono difesi molto bene. E’ finita tardi e siamo arrivati in hotel solamente alle 22 e non avevamo ancora la cena. Anche questo per fa esperienza».

Tre tappe e sfortuna per Faggianato e Le Brum, caduti in discesa
Tre tappe e sfortuna per Faggianato e Le Brum, caduti in discesa

«La sera ad una certa ora, passavo dalle camere per controllare che i ragazzi fossero effettivamente a letto, nei miei anni di esperienza non immaginate quante ne ho viste – conclude ridendo Roberto – invece loro sono stati bravi e disciplinati.

«Ci sono stati molti momenti conviviali in cui abbiamo fatto gruppo. Nella seconda gara, un circuito ad eliminazione, tra la manche di qualificazione e la finale avevamo un’ora di pausa. Nunzio ha passato mezz’ora a raccontare il significato del detto “Le donne ne sanno una più del diavolo”. Lui è così, un oratore nato».

La parola ai ragazzi

Ma ora diamo spazio ai protagonisti, i ragazzi stessi. Abbiamo chiesto a Davide Stella e David Zanutta di raccontare la loro esperienza, parliamo prima con Davide.

Cos’hai pensato quando hai scoperto che la cronoscalata sarebbe stata così particolare?

Sinceramente per me è stato un bene, correndo tutti insieme sono riuscito a prendere meglio il ritmo, seguendo quelli davanti a me. All’inizio devo ammettere che è stata un po’ caotica, anche perché nel riscaldamento mi è anche uscito sangue dal naso.

Come mai? Per la tensione, per una botta presa?

No no nessuna botta, mi stavo soffiando il naso e ho iniziato a perdere sangue. Mi ha un po’ condizionato psicologicamente, ma alla fine sono andato bene nella prova e non ci ho dato peso più di tanto.

Due podi per Davide Stella, entrambi terzi posti
Due podi per Davide Stella, entrambi terzi posti
Hai altre situazioni particolari da raccontarci?

Sì! Nella seconda giornata di gare (esclama all’improvviso, come solo chi pesca dai ricordi sa fare, ndr) nel Criterium ad eliminazione, nel prendere la ruota del favorito, uno sloveno dell’Adria Mobil, suo compagno mi ha preso a pugni e mi ha insultato.

E cosa ti ha detto?

Non capivo bene, era un misto tra inglese e sloveno. Io ho riso anche perché non mi era mai capitata una cosa del genere. Anche per questo penso sia bello correre con atleti di tutta Europa, ti prepara e ti fa rendere conto di come ognuno reagisce a quel che gli succede intorno.

Apprendista Zanutta

«Questo tipo di esperienza all’estero non l’avevo mai fatta – esordisce così David Zanutta – in stanza ero con Francesco Ulian, ci eravamo già accordati prima di partire. Con lui mi trovo bene, è al secondo anno della categoria allievi e studia alimentazione, quindi mi dà consigli su cosa mangiare o su come preparare le borracce».

Nunzio Cucinotta, papà di Claudio, tecnico del team
Nunzio Cucinotta, papà di Claudio, tecnico del team
Com’è correre in un paese diverso dall’Italia? Com’erano le camere e l’hotel?

E’ un mondo completamente diverso, le stanze erano belle e moderne, il cibo invece era particolare. In Slovenia siamo già venuti a correre ma per gare di un giorno, in questo caso era un po’ diverso. Vivono questi momenti come una festa, ma non solo l’organizzazione, tutto il paese è addobbato, dai balconi fino ai terrazzi.

Come mai il cibo era particolare?

Allora, il cibo italiano hanno provato a cucinarlo ma non era un granché, invece i loro piatti tipici erano buoni. Mi ricordo un tortino di patate e davvero buono, o anche il gulash mi è piaciuto molto.

Con gli atleti delle altre nazioni come ti sei trovato? E’ capitato anche a te un episodio particolare come a Davide?

Un evento così strano no, però nell’ultima tappa ho provato ad andare in fuga ed eravamo in tre: io uno sloveno ed un ungherese. Abbiamo fatto un po’ fatica a capirci, un po’ a gesti e qualche parola in inglese e abbiamo trovato l’accordo.

Clima da grande corsa e un’ottima esperienza
Clima da grande corsa e un’ottima esperienza
Siete riusciti a guardarvi un po’ intorno?

Le gare poi si svolgevano nel pomeriggio e quindi finendo tardi non avevamo molto tempo per stare in giro, anche domenica dopo la premiazione siamo tornati subito a casa, visto che ci aspettava un viaggio abbastanza lungo.

Nelle stanze invece tutto in ordine o avete combinato qualche marachella?

Roberto Cosani passava tutte le sere a controllare se le stanze fossero ordinate. Per fortuna prima di passare mandava un messaggio, così in 15 minuti sistemavamo tutto.