Vacek firma con la Burgos. E ha qualcosa da dire sulla Corratec

16.02.2024
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Da venerdì scorso, Karel Vacek è un corridore della Burgos BH, squadra professional spagnola. Per il ragazzo ceko è l’ennesimo team, il sesto in sei stagioni per un corridore di appena 23 anni che si è fatto la fama di giramondo senza volerlo, perché chi conosce la sua storia sa delle traversie attraversate, come lo scioglimento della Qhubeka ad esempio.

Anche l’ultima non è male, perché a dir la verità nessuno si sarebbe aspettato che Vacek fosse costretto a cercarsi un’altra squadra dopo il suo 2023, illuminato dalla seconda piazza nella tappa del Gran Sasso al Giro d’Italia. Invece il Team Corratec non lo ha confermato e Karel si è messo a cercare un team che credesse in lui praticamente fuori tempo massimo. Risultato: contratto firmato il 9 febbraio e il giorno dopo era già in gara.

Firmato il contratto e chiamato per la prima corsa: Vacek è il terzo da destra (foto Instagram)
Firmato il contratto e chiamato per la prima corsa: Vacek è l’uomo al centro (foto Instagram)

«Il Team Burgos mi ha potuto mettere sotto contratto grazie a una deroga dell’Uci perché il ciclomercato è già chiuso. Molti corridori della squadra sono al momento infortunati, così appena firmato mi hanno mandato subito a correre a Murcia, solo che non avevo il materiale a disposizione. Così ho corso con una divisa più grande della mia taglia e una bici fuori misura. Risultato: un mal di schiena che te lo raccomando… Ho fatto quel che ho potuto, nelle prossime corse, dopo aver settato la bici, andrà sicuramente meglio».

Hai avuto paura di rimanere fuori dall’ambiente?

Sì, molta. Sinceramente non mi aspettavo di dovermi rimettere su piazza, credevo che quanto fatto durante l’anno mi garantisse la prosecuzione del contratto. Ero tranquillo, per questo la mancata conferma mi ha preso proprio di sorpresa. Al Giro ero andato senza neanche essere stato preselezionato, eppure ho portato a casa un risultato prestigioso, poi nella stagione ho preso punti per il team. D’altronde anche chi ne ha raccolti di più, come Dalla Valle o Konychev si sono ritrovati nella mia stessa situazione. Così mi sono trovato a passare tre mesi d’inferno, un Natale davvero triste.

Il ceko con Bais e Petilli nella tappa del Gran Sasso, dove si è lanciato in fuga finendo a 9″ da Bais
Il ceko con Bais nella tappa del Gran Sasso, dove si è lanciato in fuga finendo a 9″ dal rivale
Com’è stato allenarsi durante l’inverno senza alcuna certezza?

Io non ho mai mollato, ma quando ti ritrovi in una situazione simile paghi dazio. Non ho fatto ritiri con il team, mi sono dovuto allenare sempre da solo, chiaramente ora sono indietro. Devo però dire solamente grazie ai dirigenti spagnoli che hanno comunque creduto in me. E’ una squadra professional e per me era importante almeno rimanere nello stesso livello, visto che speravo davvero di trovare un contratto per una formazione WT. Almeno così posso continuare a lottare per raggiungere il mio obiettivo. Sinceramente, se non fosse arrivata questa chiamata avrei smesso e mi sarei messo a lavorare in un altro ambito.

Ti sei chiesto che cosa non abbia funzionato?

Sì, ma non ho risposte. Le ho cercate, ho provato a contattare i dirigenti, il presidente, gli ho anche scritto, ma non mi è arrivata alcuna reazione. Io praticamente non ho mai saputo ufficialmente di essere stato escluso dal team, vorrei tanto sapere il perché. Mi sarei aspettato almeno una telefonata. Ora comunque non è neanche più così importante, posso finalmente girare pagina.

L’anno alla Qhubeka era stato positivo, in un ambiente dove Vacek aveva trovato davvero casa
L’anno alla Qhubeka era stato positivo, in un ambiente dove Vacek aveva trovato davvero casa
Hai cambiato sei squadre in sei stagioni. Ti pesa questa fama e dove ti sei trovato meglio e peggio?

Partiamo dalla prima domanda: sì, un po’ mi pesa perché non era questo che speravo approdando al ciclismo internazionale. Credevo anzi che alla Corratec era arrivato il momento di un po’ di stabilità, dopo quello che avevamo fatto in primavera. Per il resto, non mi sentirei di condannare nessun team perché dappertutto trovi cose buone e altre un po’ meno. Spesso influisce molto la fortuna.

Alla Qhubeka ad esempio non ne hai avuta molta…

Lì eravamo tutti convinti di avere un futuro luminoso davanti a noi, so che non ci sarebbero stati problemi per la mia riconferma: è stata una delusione generale. All’Hagens Berman Axeon ero al mio primo anno, dovevo ancora imparare tante cose, ma fu comunque una bella esperienza e lo stesso potrei dire delle altre squadre, della Colpack dove il Covid ha davvero tarpato le ali a tutti, della stessa Corratec perché il gruppo che si era formato era molto unito, si lavorava bene insieme. Per questo sono rimasto così sorpreso.

Karel dal 2019 ha corso in 6 team, quasi un record per un corridore di 23 anni. Qui alla Tirol Ktm
Karel dal 2019 ha corso in 6 team, quasi un record per un corridore di 23 anni. Qui alla Tirol Ktm
Ora comunque hai una nuova maglia e devi solo lavorare per recuperare il tempo perduto…

Sono più tranquillo, lo stesso team ha specificato come l’evento principale della stagione è la Vuelta, per la quale manca ancora tanto tempo, quindi posso lavorare con calma per farmi trovare pronto quando servirà. Io d’altro canto già da tre anni sono in Spagna, in Andalusia, ma ormai sono tantissimi i ciclisti che stazionano lì. Se tutto va bene prenderò anche la residenza in Spagna, come avevo fatto in Italia i primi tempi, quando c’era anche mia madre a badare a me e Matthias (suo fratello che corre alla Lidl-Trek, ndr). Vedremo come andrà, certo un po’ di stabilità non guasterebbe…

Karel Vacek: primo sogno realizzato, ora vuole il Giro

31.01.2023
4 min
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Avevamo lasciato Karel Vacek (in apertura foto Nucci) sotto l’acquazzone di Innsbruck. Quel giorno stava per partire l’ultima tappa del Tour of the Alps e il ceco ci raccontava della difficile situazione di suo fratello Mathias, ma anche della sua… che non era del tutto rosea. Avrebbe dovuto cambiare squadra, non sarebbe stato più un U23: in qualche modo si percepiva una certa fretta nel sistemare il suo futuro.

Karel Vacek (classe 2000) lo scorso anno al Tour of the Alps quando era ancora un corridore del Tirol Ktm Cycling Team (squadra continental)
Karel (classe 2000) lo scorso anno al Tour of the Alps quando era ancora un corridore della Tirol Ktm (squadra continental)

Ecco la Corratec

Ma adesso eccolo di nuovo col sorriso. Adesso i nuvoloni di Innsbruck sono alle spalle e Karel riparte con la maglia del Team Corratec. 

«Alla fine – racconta Vacek – ce l’ho fatta a diventare professionista a tutti gli effetti. Penso che l’anno scorso sono tornato ai livelli che mi competono, quelli per cui anche gli italiani mi conoscono da quando ero juniores. I risultati ottenuti sono stati buoni e sono contento che la Corratec mi abbia dato la possibilità di poter correre con loro quest’anno e di potermi mettere in mostra.

«Io cercherò di ripagare la squadra con risultati e un comportamento da vero professionista».

Vacek doveva andare alla Drone-Hopper in realtà, poi si sa che le cose non sono andate bene per la squadra di Savio e così i suoi manager, i Carera, lo hanno aiutato a trovare questa soluzione.

«Non è solo una soluzione, ma è un passo molto importante», tiene a chiarire Vacek.

Karel è tornato in Italia dopo l’esperienza con la squadra austriaca
Karel è tornato in Italia dopo l’esperienza con la squadra austriaca

Karel e l’Italia

Vacek è arrivato presto in Italia, aveva 16 anni. Aveva iniziato a correre da noi sin dai tempi in cui era un allievo di secondo anno. All’epoca vestiva i colori del Team Giorgi.

«Ho vissuto in Italia cinque anni – racconta Vacek – perché dopo gli allievi e gli juniores con il team Giorgi sono passato alla Colpack e anche per questo ho finito la scuola a Bergamo.

«E’ sempre stato un mio sogno correre in Italia, ma purtroppo le squadre italiane nel WorldTour non ci sono più. Io guardavo squadroni come la Lampre o la Liquigas… però penso che con questo nuovo team si possa fare bene e magari piano, piano si possa tornare ai vecchi tempi. Spero che l’Italia possa tornare ad avere squadre importanti. Intanto facciamo il Giro e questo è un bell’inizio».

«Ormai l’Italia è la mia seconda casa e mi piace tutto di questo Paese».

Mathias (a destra) e Karel sulla Sierra Nevada, non lontano dalla “loro” Malaga (foto Instagram)
Mathias (a destra) e Karel sulla Sierra Nevada, non lontano dalla “loro” Malaga (foto Instagram)

Con Mathias…

Eppure in questo momento Vacek non abita in Italia. E neanche nella sua Repubblica Ceca. Il praghese infatti è di stanza in Spagna, con suo fratello Mathias (di due anni più piccolo), pro’ in forza alla Trek-Segafredo.

«In realtà vivo un po’ dappertutto! Mi sposto anche in virtù delle squadre in cui sono per cercare di venire incontro alle loro esigenze», prosegue il boemo.

«Da un paio di anni, d’inverno, io e mio fratello prendiamo un appartamento a Malaga, nel sud della Spagna. Mi trovo alla grande, ci si allena bene… E anche questo inverno mi sono preparato con molta calma. Poi in stagione credo che verrò qui in Italia. Vorrei una zona tranquilla e lontano dal traffico… tanto più dopo le brutte notizie di questi ultimi tempi. In questo modo tutto sarà più facile per stare vicino al team, poter viaggiare con loro, andare in aeroporto…». 

«Con mio fratello? Adesso è lui l’uomo da seguire! Anche se è più giovane, ci siamo scambiati i ruoli… Il sogno sarebbe di ritrovarci un giorno insieme in squadra».

Il ceco ha iniziato la sua stagione al Saudi Tour
Il ceco ha iniziato la sua stagione al Saudi Tour

Dal Saudi al Giro

Da ieri Karel Vacek è impegnato al Saudi Tour. Come i suoi compagni lotterà per guadagnarsi un posto al Giro d’Italia, la vetrina più importante, il sogno… la corsa delle corse.

Il boemo è un buon corridore e ha tutte le carte in regola per poter fare bene. La preparazione invernale, come lui stesso ha detto, è stata buona e ora c’è “solo” da mettere a frutto i tanti chilometri macinati.

«Io nasco scalatore – dice Vacek – ma poi con il tempo ho imparato a difendermi anche su altri terreni. Nel nuovo ciclismo devi adattarti ai percorsi più veloci, anche se di certo non sono un velocista. Però nelle classiche tengo bene e tutto sommato anche le crono mi piacciono. Poi più la gara è sofferta e meglio è per me e quindi cercherò di fare il massimo nelle corse più dure».

Gazprom dimenticata, ora Vacek ha un sogno iridato

05.09.2022
5 min
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Un decimo posto può avere un sapore davvero speciale, se può rappresentare una rinascita. Mathias Vacek lo sa bene: in attesa di vestire la maglia della Trek Segafredo (il suo contratto è in essere dal 1° agosto) con la prestazione ottenuta al Tour de l’Avenir ha messo finalmente la parola fine a un periodo buio, per lui come per tutti quelli coinvolti dalle vicende della Gazprom RusVelo, una lunga querelle che ha messo a rischio la carriera sua e di tanti altri corridori senza che avesse colpa e soprattutto senza che l’Uci battesse ciglio.

Vacek aveva iniziato la sua stagione alla grande, culminando con la fantastica vittoria nella sesta tappa dell’Uae Tour, il che significa nel WorldTour che lasciava presagire grandi cose. Poi da un giorno all’altro si è spenta la luce e rimanere sul pezzo è stato davvero difficile.

Vacek salita
Per il corridore ceco finora 29 giorni di gara con 3 vittorie (foto Zoe Soullard)
Vacek salita
Per il corridore ceco finora 29 giorni di gara con 3 vittorie (foto Zoe Soullard)

In attività con la nazionale

Che Vacek sia un corridore di vaglia lo si capisce anche dal fatto che ogni volta che è stato chiamato in causa (lo ha fatto la sua nazionale, come la nostra ha agito nei confronti dei vari Malucelli, Conci e compagnia) si è fatto trovare pronto, conquistando il 3° posto alla Corsa della Pace dove ha anche vinto il prologo oppure il 2° ai campionati europei Under 23. Ma la corsa francese ha rappresentato qualcosa di speciale.

Non era una corsa facile e Vacek lo spiega in maniera chiara: «Io ero partito con grandi motivazioni, proprio perché mi sentivo finalmente libero, tranquillo dopo mesi davvero difficili. Ho affrontato questo periodo con la testa sempre alta, sapendo che qualcosa alla fine sarebbe successo e io dovevo farmi trovare pronto come sempre. Tanto lavoro duro doveva portare a qualcosa, non avevo niente da perdere. Tappa dopo tappa mi sono sentito sempre meglio e soprattutto notavo che stavo migliorando, per questo quel 10° posto lo vedo come qualcosa di ampiamente positivo».

Al Tour de l’Avenir Vacek ha chiuso 10° a 9’28” da Uijtdebroeks, con tre Top 10 di tappa (foto Zoe Soullard)
Vacek Avenir
Al Tour de l’Avenir Vacek ha chiuso 10° a 9’28” da Uijtdebroeks, con tre Top 10 di tappa (foto Zoe Soullard)
Come hai fatto in tutti questi mesi così difficili, senza una squadra, un calendario, una garanzia per il futuro?

Ho cercato di essere forte con la testa prima ancora che con le gambe, concentrato, senza lasciarmi abbattere. Mi è costato tanto, lo ammetto, c’erano momenti in cui averi voluto maledire tutto e tutti, ma a che cosa sarebbe servito? Dovevo tenermi motivato, cercare motivi per andare avanti giorno dopo giorno. Il lavoro alla fine paga sempre.

Come saresti andato se ti fossi presentato al Tour de l’Avenir come gli altri, con un buon bagaglio di gare alle spalle?

Difficile dirlo, penso che sarei stato più competitivo, se avessi avuto un programma di avvicinamento scandito da appuntamenti agonistici sarebbe stato tutto più facile. In corsa ho notato che rispetto agli altri mi mancava il ritmo gara e si trattava di una corsa molto qualificata, dove si andava davvero forte. Comunque con i se non si va da nessuna parte, sono arrivato 10° e mi sta bene così per ora.

Vacek tifosi
Gli sforzi in terra francese sono stati duri. Mathias ha pagato l’inattività
Vacek tifosi
Gli sforzi in terra francese sono stati duri. Mathias ha pagato l’inattività
Quanto è stato utile tuo fratello in questo periodo senza una squadra?

Moltissimo, mi ha aiutato in allenamento come io ho aiutato lui. Credo che il fatto di essere sempre insieme, uno di fianco all’altro in bici e fuori sia stato importante per entrambi in questa stagione così strana. Siamo in perfetta simbiosi, io sinceramente spero tanto che prima o poi ci ritroveremo nello stesso team.

Quanto conta l’avere ora un futuro assicurato alla Trek Segafredo?

Mi dà molta più tranquillità, ho firmato un contratto triennale, posso quindi lavorare con calma per raggiungere i miei obiettivi e mettere da parte questa stagione a mezzo servizio. Non ho più nulla da perdere, devo solo essere concentrato su quel che faccio e impegnarmi al massimo.

Vacek europei 2022
La volata finale degli Europei U23, con Vacek battuto dal tedesco Engelhardt
Vacek europei 2022
La volata finale degli Europei U23, con Vacek battuto dal tedesco Engelhardt
Dove ti vedremo ora?

Il mio prossimo impegno saranno direttamente i mondiali in Australia, poi il finale di stagione in Italia con una puntatina in Croazia. Tengo molto alla trasferta iridata e voglio far bene innanzitutto nella cronometro perché penso di potermi giocare carte importanti. Mi sto infatti preparando soprattutto per quella. La gara in linea, anche per il suo percorso, sarà una sorta di lotteria dove può succedere tutto. Su quel percorso posso sicuramente fare bene, sono un corridore universale e mi trovo a mio agio sia se riuscirò a entrare nella fuga buona, sia se la soluzione arriverà in volata. Ma su questo ci sarà tempo per ragionare, prima voglio pensare alla cronometro.

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Casa Vacek. Karel ci parla dei momenti duri di Mathias

26.04.2022
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Mathias Vacek “ha la colpa” di essere un corridore della della Gazprom-RusVelo. Il ragazzo della Repubblica Ceca non può correre. Qualche giorno fa, abbiamo pubblicato la richiesta di appello degli atleti di questo team affinché si sbloccasse la situazione di stallo che si è creata. Come saprete: la squadra russa non può correre. Depennata, fatta sparire, in un lampo dall’UCI.

Più passa il tempo e più il silenzio da parte dell’UCI stessa diventa assordante. Non resta però in silenzio Karel Vacek fratello maggiore di Mathias. Lui corre al Tirol Ktm Cycling Team, unica squadra continental presente al Tour of the Alps.

Karel Vacek (classe 2000) al Tour of the Alps
Karel Vacek (classe 2000) al Tour of the Alps

Mathias deluso

Con sguardo concentrato e grande umiltà, Karel ci racconta della disavventura che suo fratello sta vivendo da un mese e mezzo ormai.

«Lui sta soffrendo – dice l’ex corridore della Colpack Ballan – non è una situazione molto buona per Mathias. Okay, ha un contratto con una WorldTour per i prossimi due anni, ma intanto è a piedi. E’ fermo. E’ a casa che pedala da solo. Ed è dura mentalmente. Adesso ci alleniamo molto insieme, proprio perché anche lui non deve andare alle gare, però non è come correre. E spesso poi manco io. E vi dirò che indirettamente è un momento difficile anche per me.

«Come posso aiutarlo? Standogli vicino – continua – ma anche facendo bene nelle corse. Quando io faccio delle buone gare, so che lui è contento. Così come sono contento io quando è lui ad andare forte».

E, aggiungiamo, anche perché se Karel centrasse un buon risultato forse, di riflesso, si creerebbe un po’ di attenzione mediatica sul fratello. Sarebbe una “scusa” per tornare a parlare di certi argomenti. Per ironia della sorte, la vittoria di Mathias all’UAE Tour arrivò proprio quando stava scoppiando la Guerra in Ucraina. E sì intuì subito un certo pericolo.

Mathias Vacek ha vinto l’ultima tappa del UAE Tour
Mathias Vacek ha vinto l’ultima tappa del UAE Tour

Tante parole, pochi fatti

Momenti del genere possono segnare una carriera. Okay, Mathias Vacek è giovanissimo (è un classe 2002), però non correre è rischioso ugualmente. I treni passano veloci, specialmente di questi tempi. E magari ci si può anche disinnamorare, tanto più a questa età. L’esempio di Trainini è emblematico.

«Vero, è molto difficile – riprende Karel – io al suo posto sarei molto deluso. Deluso soprattutto da parte dell’UCI. Perché possono fermare una squadra in pochi minuti, ma non possono trovare una soluzione in tempi altrettanto ristretti? Perché ci servono mesi e mesi? Perché non dà risposte? Così si fa solo del male.

«Se l’UCI è davvero al fianco dei corridori, dovrebbe non solo avere la bocca grande, ma fare anche i fatti». La cosa più sconcertante è che atleti russi tesserati per altri team stanno correndo (giustamente).

Karel (a sinistra) e Mathias in una foto pubblicata su Instagram qualche tempo fa
Karel (a sinistra) e Mathias in una foto pubblicata su Instagram qualche tempo fa

Gioventù ed ottimismo

Karel però è ottimista, sia per Mathias che per se stesso. Sa bene che il fratello non naviga in ottime acque, ma anche per questo si allenano insieme più del solito. Gli sta vicino. E tutto sommato sapere che il prossimo anno passerà in una WorldTour è un gran bell’appiglio morale.

«Posso dirvi – dice Karel – che Mathias sta andando molto forte. E anche io non sto male. Vorrei fare di più, vorrei trovare un contratto perché la Tirol è solo under 23 e a fine anno devo cambiare (Karel è un classe 2000). Per questo voglio fare molto bene al Giro Under 23 e al Valle d’Aosta e trovare una buona squadra».

Ed anche per questo nelle ultime settimane aver avuto un compagno di allenamento come Mathias gli è stato utile. Si può dire che i due fratelli si sono aiutati a vicenda. Mathias faceva i forcing per Karel e lui ne approfittava per lavorare agli alti ritmi. 

Come si dice in questi casi, una mano lava l’altra. In questo modo, aiutando il fratello, anche Mathias ha avuto dei piccoli obiettivi, degli stimoli. E soprattutto si è tenuto in forma.

Bella, ma amara: la prima da pro’ di Mathias Vacek

06.03.2022
5 min
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Il giorno più bello della sua giovane carriera è passato in fretta in secondo piano. Per Mathias Vacek – 19enne della Gazprom-RusVelonemmeno il tempo di gustarsi la gioia della prima vittoria da pro’ a Dubai, che il mondo è stato scosso dalla guerra della Russia in Ucraina. Pochi giorni appena e la sua squadra è stata fermata.

All’interno della preoccupante attualità geopolitica, vogliamo raccontarvi la favola sportiva del ragazzo ceco di Stozice (paese della Boemia Meridionale, più vicino ad Austria e Baviera che a Praga) che si allena con lo sci di fondo in inverno e che è cresciuto ciclisticamente a Torre De’ Roveri, nella bergamasca, sede del Team Giorgi.

Mathias Vacek esulta sul traguardo di Dubai nella penultima tappa del UAE Tour
Mathias Vacek esulta sul traguardo di Dubai nella penultima tappa del UAE Tour

Mathias è arrivato in Italia quattro anni fa, seguendo le orme di suo fratello Karel (classe 2000, di due anni più grande) ed ha praticamente dominato le categorie giovanili anche più di quello che aveva fatto proprio Vacek senior.

In tre stagioni – dal 2018 da allievo di secondo anno e poi nel biennio da junior – ha conquistato 41 vittorie. Numeri da predestinato che trovano conferma non solo col successo negli Emirati Arabi ma anche col contratto firmato (2023 e 2024) da poco con la Trek-Segafredo.

Mathias com’è andato lo scorso 25 febbraio, data del tuo trionfo?

E’ stata una giornata bellissima, che non scorderò mai. Mi sentivo molto bene fin da quando sono sceso dal letto. Avevo dormito molto meglio rispetto ai giorni precedenti. Era la giornata giusta per andare in fuga. Al mattino il nostro diesse durante la riunione aveva solo detto che con Malucelli doveva restare almeno un compagno per l’eventuale arrivo in volata. Tutti gli altri erano liberi di provare azioni da lontano. E così è stato. Siamo partiti al chilometro zero andando a ruota ad un Bardiani, promotore della fuga.

Sembrava che il gruppo vi dovesse riprendere da un momento all’altro, invece lo avete messo nel sacco.

Sì, è stata una mezza impresa, molto dura. Abbiamo sempre avuto lo stesso vantaggio, un minuto e mezzo. Sia a cento chilometri dal traguardo che a 25. A quel punto siamo andati ancora più a blocco perché avevamo iniziato capire che potevamo farcela. Gli ultimi 5 chilometri li abbiamo fatti senza alcuna tattica. Solo menare. Ed io ho iniziato a pensare allo sprint.

Nel finale avevi ancora due compagni di squadra e due avversari. Vi siete parlati per decidere chi avrebbe fatto la volata?

Onestamente no (ride, ndr). Col fatto che avevamo sempre il fiato sul collo del gruppo, non abbiamo mai dialogato fra noi. Zero strategia, altrimenti ci avrebbero ripreso. Solo Pavel (Kochetkov, ndr) si è sacrificato tirando l’ultimo chilometro, è stato bravissimo. In volata sapevo di essere il più veloce dei cinque e così l’ho presa in testa vincendo bene. Ha funzionato tutto giusto, anzi…

Vuoi aggiungere qualcosa?

Sì, quel giorno mi sono alimentato a dovere. Ho mangiato e bevuto con regolarità, andando all’ammiraglia nei momenti giusti. Ho capito quanto sia importante questo aspetto, visto che ogni tanto dimentico di farlo. Sto migliorando e imparando anche queste cose che a volte si danno per scontato.

Quando hai vinto era il secondo giorno di conflitto in Ucraina. Che effetto ti fa ripensarci a distanza di più di una settimana?

Fino al giorno della mia vittoria sapevamo molto poco. Poi il giorno dopo, aprendo i social, ci siamo resi conto di quello che stava succedendo. Quando corri ti estranei da tutto, ma gli ultimi sono stati giorni difficili, di riflessione. Avevo poca voglia di parlare anche per le interviste. Considerando il nostro sponsor e la nazionalità della mia squadra, penso che la mia vittoria sarebbe potuta essere più bella senza quella guerra. Alla fine noi, squadra e atleti, non c’entriamo nulla con questo. Spero che la questione della nostra licenza UCI possa risolversi in fretta e che potremo tornare presto a correre.

Nelle categorie giovanili qualcuno faceva paragoni tra te e Karel, sostenendo che fossi tu quello che avrebbe fatto più fatica. Al momento non è così. Che pensiero hai in proposito?

Sì, è vero, sentivo spesso questo confronto. Ho vinto prima io, ma anche mio fratello sta tornando sui suoi standard. Purtroppo qualche anno fa abbiamo avuto un problema familiare che lui ha patito più di me. Ci era rimasto male, si allenava e correva con meno tranquillità del solito. Ma adesso è tutto passato. Questo inverno l’ho visto allenarsi bene, con grande convinzione. Sono contento per Karel, sono convinto che farà molto bene. Seguite anche lui.

Quali sono le tue reali caratteristiche?

Nasco passista-scalatore, ma devo dire che ho un discreto spunto veloce. Non saprei ancora. Mi piacciono le classiche del Nord, quelle miste, vallonate. Ma la mia gara dei sogni è la Parigi-Roubaix.

Quali obiettivi hai per il 2022, sapendo che dall’anno prossimo andrai nel WorldTour?

Adesso, come dicevo prima, spero di poter tornare a gareggiare. Non ne ho qualcuno in particolare. Con la mia squadra voglio continuare a crescere ed essere utile ai compagni. Diciamo che i miei obiettivi personali sono più legati alla mia nazionale U23. Punto a fare risultati alla Corsa della Pace, al Tour de l’Avenir, agli europei e ai mondiali di categoria. Un successo l’ho ottenuto, ma non voglio fermarmi.