Tour, secondo atto: Vingegaard alla prova del San Luca

30.06.2024
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RIMINI – La guerra dei nervi è già cominciata, lo avevamo già notato nelle conferenze stampa della vigilia. Dopo la prima tappa, è evidente che Pogacar e Vingegaard giochino di fino, lanciando messaggi apparentemente casuali che però accendono già la sfida con un pizzico di pepe in più.

La tappa di Bologna sembra fatta apposta per far esplodere la corsa e qualcosa certamente accadrà, sperando che il pubblico sappia stare al suo posto, come purtroppo non è successo ieri in partenza.

Subito dopo la caduta, Hirt assistito dal team (foto AS/Het Nieuwsblad)
Subito dopo la caduta, Hirt assistito dal team (foto AS/Het Nieuwsblad)

L’assalto di Firenze

In barba a chi sostiene che a Firenze ce ne fosse poca, al via dal Parco delle Cascine la gente ha pensato bene di aprire le transenne e accedere direttamente alla zona dei pullman, senza lasciare spazio ai team, ai corridori e a chi aveva la pretesa di lavorare alla partenza della prima tappa del Tour. E così è successo che Jan Hirt, corridore della Soudal-Quick Step, è finito a terra spezzandosi tre denti. Pare che sia stato galeotto l’aggancio con lo zaino di un tifoso che non sarebbe dovuto essere lì.

Hirt ha corso la prima tappa con il labbro gonfio e giustamente la cosa è stata sottolineata da Patrick Lefevere: «Ci sono 100 regole per la squadra – ha scritto su X – ma qualcuno con uno zaino ha fatto cadere Jan Hirt tra le firme e l’autobus».

«E’ stato un caos completo – ha dichiarato invece il compagno Lampaert alla televisione belga – l’organizzazione non ha avuto alcun controllo. La gente camminava ovunque. Jan ha continuato a vacillare ed è caduto. Come corridori riceviamo continuamente multe per piccole cose, l’organizzazione dovrebbe guardarsi allo specchio. E’ inaccettabile».

Una prima tappa positiva per Vingegaard, che forse in partenza temeva di pagare pegno
Una prima tappa positiva per Vingegaard, che forse in partenza temeva di pagare pegno

La guerra dei nervi

Per il resto, sulla strada di Rimini ci si aspettava una giornata di inferno da parte del UAE Team Emirates, più che mai intenzionato ad approfittare del previsto ritardo di condizione di Vingegaard. La cronaca dice che la squadra ha sì forzato il ritmo sul Barbotto, ma che poi non abbia voluto o potuto affondare il colpo. Vingegaard ha accusato il forcing?

«Sono molto contento di come è andata la giornata – ha detto il vincitore uscente del Tour – ma naturalmente siamo un po’ delusi di non aver ripreso i due fuggitivi. Van Aert era molto forte e ha vinto lo sprint per il terzo posto, che poteva essere una vittoria. Ci siamo sentiti entrambi bene, quindi possiamo essere contenti della prestazione. Sono contento delle mie sensazioni, posso guardare con ottimismo alle prossime tre settimane. Ho le gambe per lottare per la classifica generale, ma lottare per la vittoria è un’altra cosa.

«La tappa di Bologna sarà più dura e più esplosiva – ha ragionato Vingegaard – con una salita breve da fare per due volte (il San Luca: 1,9 km al 10,6 di pendenza) e meno salite in totale. Sarà diverso. Ho acquisito molta fiducia nella prima tappa. Vedremo come mi sentirò, farò del mio meglio e poi vedremo».

Ayuso e Pogacar: ieri anche lo spagnolo si è staccato e ha faticato per rientrare
Ayuso e Pogacar: ieri anche lo spagnolo si è staccato e ha faticato per rientrare

Tutti in attesa di San Luca

Anche Pogacar è consapevole che oggi a Bologna sarà un altro andare, se non altro perché il doppio San Luca potrebbe restare nelle gambe a chi già ieri fosse arrivato al traguardo con le energie al lumicino. Come è andata davvero fra Pogacar e il grande caldo della prima tappa, che ha raggiunto i 37 gradi?

«E’ andata davvero bene – ha detto Pogacar – il ritmo era buono e nonostante il caldo mi sono sentito benissimo. Per me questo è un vero vantaggio. Nello sprint ho visto un varco, così mi sono buttato in mezzo ed è arrivato il quarto posto. Ho quasi battuto due degli uomini più veloci del gruppo con Van Aert e Pedersen, ma non ce l’ho fatta.

«Però sulla salita di San Luca ci saranno tattiche più aperte e assisteremo ad una battaglia più grande. Le differenze stanno già aumentando. Ho potuto testare le mie gambe sulle salite ed ero in buona forma nonostante il caldo…».

Compleanno in Argentina e testa al Giro: solidissimo Hirt

22.01.2023
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Hirt sapeva già tutto, ma non ha detto nulla. Il suo procuratore aveva avuto l’offerta dettagliata di Lefevere subito dopo la vittoria al Tour of Oman. Il belga lo voleva nella sua squadra per Evenepoel, che non aveva ancora vinto la Vuelta e tantomeno la Liegi o il mondiale, ma aveva chiaro in testa di puntare sui Giri. Tutto quello che è venuto dopo – la vittoria di Aprica al Giro e il sesto posto finale – è stato per entrambi la conferma di aver concluso un ottimo affare.

Ieri era il giorno del suo compleanno e Hirt lo ha trascorso come si fa alla vigilia delle corse. Allenamento di un paio d’ore. Pranzo con la squadra, in un’ala a parte del ristorante. Incontro con qualche giornalista interessato alla sua storia.

«Compio 32 anni – ha scherzato – tutti mi dicono che sono un ragazzino, ma nel ciclismo mi trovo spesso a pensare di essere vecchietto. Comunque grazie per gli auguri, è la prima volta che non festeggio a casa, ma così lontano e in una corsa. Non avevo mai cominciato così presto».

Mentre parliamo, attraverso la hall dell’hotel passano i corridori di rientro da allenamenti più lunghi, che vanno a rigenerarsi in piscina prima della doccia. Giornalisti scrivono ai tavoli del bar. E dopo due giorni di attesa, si comincia a riconoscere l’andirivieni tipico della corsa in arrivo.

Jan Hirt è nato a Trebic (Rep. Ceca) il 21 gennaio 1991. E’ pro’ dal 2015, è alto 1,81 per 62 chili
Jan Hirt è nato a Trebic (Rep. Ceca) il 21 gennaio 1991. E’ pro’ dal 2015, è alto 1,81 per 62 chili
Hai accettato subito quell’offerta?

Tutti vogliono correre alla Quick Step (la squadra da quest’anno si chiama Soudal-Quick Step, ndr), perché è quella in cui riesci a valorizzarti meglio. Voglio scoprire se posso diventare un corridore migliore. Avevo già corso con la Etixx continental nel 2014, ma non aveva portato a nulla. E adesso sono nel gruppo di Remco per vincere il Giro. E’ un ruolo di secondo piano, ma lo stesso importante e chiaro. Ho fatto in tutto dieci grandi Giri, so come funziona e sono contento di aiutarlo. E’ un ruolo che ho già svolto all’Astana e mi sono trovato bene. Il mio sogno è vincere corse per me stesso, ma l’occasione andava colta.

Che cosa ti pare di Evenepoel, ora che lo vivi da vicino?

Mi ha colpito. E’ un bravo ragazzo, pieno di fiducia in se stesso. In realtà credo proprio di non aver mai visto uno come lui. Nei ritiri, finché si andava a ritmo regolare, si stava facilmente tutti insieme. Ma appena cominciavamo a fare i lavori specifici, la differenza di velocità fra lui e tutti gli altri era incredibile.

Nel 2022, Hirt ha vinto l’Oman, battendo Masnada che ora sarà suo alleato nel Giro con Remco
Nel 2022, Hirt ha vinto l’Oman, battendo Masnada che ora sarà suo alleato nel Giro con Remco
In questa squadra si punta molto sull’affiatamento…

Il famoso Wolfpack, il senso di sacrificarsi per l’altro per costruire qualcosa di grande. E’ importante passare del tempo insieme, ma ci sono squadra in cui puoi vivere anche tutti i giorni nella stessa casa e non si crea complicità. Qui è bastato veramente poco per affiatarsi.

La Intermarché ha la fama di essere una famiglia, ci sono differenze rispetto al nuovo team?

La mia vecchia squadra era un bel gruppo di persone. Non faccio confronti, ma diciamo che ho capito che mi trovo bene nelle squadre belghe. Invece non potrei mai vivere in Belgio, non avrei percorsi per allenarmi e io senza salite non so stare.

Con la vittoria di Aprica al Giro 2022, Hirt ha scalato la classifica. Ha chiuso al sesto posto finale
Con la vittoria di Aprica al Giro 2022, Hirt ha scalato la classifica. Ha chiuso al sesto posto finale
Che cosa ha rappresentato il Giro 2022?

La miglior corsa della mia vita, in qualche modo mi ha aiutato anche a capire cose nuove su me stesso. Non mi ero mai trovato davanti a tener duro per più giorni. Vincere ad Aprica è stato speciale. Non penso che quel tipo di corsa sia una porta destinata a restare chiusa. E’ vero che sono vecchietto (sorride, ndr), ma non voglio fermare la mia carriera. Potrei provarci ancora.

L’anno scorso dicesti che il Giro d’Italia è la tua corsa preferita.

Mi piacciono le salite italiane e mi piace la data in cui si corre, perché a maggio sono sempre andato molto forte. Non è un fatto di preparazione, ma di attitudine, come quelli che vanno fortissimo con il caldo più torrido. Io vado bene a maggio e a fine stagione da sempre. Mi adatto bene al freddo e alle salite fatte col freddo.

Hirt sa aiutare la squadra. Qui al Sazka Tour con Pozzovivo (davanti anche Zana) per aiutare Rota
Hirt sa aiutare la squadra. Qui al Sazka Tour con Pozzovivo (davanti anche Zana) per aiutare Rota
Farai lo stesso programma di Remco?

Non in ogni singola corsa, ma certo nei passaggi fondamentali, come per il ritiro in altura prima del Catalogna. Non ero mai andato in quota così presto e questa forse è la prima differenza nella preparazione. Remco farà le classiche, io no. Io da qui andrò di nuovo al Tour of Oman, lui al UAE Tour. Non torno in Oman perché ci tengo particolarmente a difendere il mio titolo, ma perché la squadra ha deciso di mandarmi. Vincerlo di nuovo non è un obiettivo, l’obiettivo fino a maggio è il Giro. Remco vincerà sicuramente altro, venerdì all’Alto de Colorado farà già il primo test. Ma per noi del suo gruppo, il primo traguardo è la maglia rosa.

Nuova in Spagna: ecco la Litening AIR C:68X di Cube

19.08.2022
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C’è chi debutta al Tour e chi alla Vuelta. Così la Intermarché-Wanty-Gobert ha scelto la corsa spagnola per portare al debutto la nuova Cube Litening AIR C:68X, bici nuova e leggera, con il telaio che pesa appena 799 grammi.

In realtà non si tratta di una prima apparizione, dato che la sperimentazione è iniziata sin dal Delfinato del 2021, per poi passare anche a corse di questa stagione. Oltre alle vittorie di tappa al Giro del Belgio, all’Ethias Tour de Wallonie, al Giro dell‘Appennino e al Sazka Tour, è stato soprattutto il trionfo di Jan Hirt alla tappa regina del Giro d’Italia 2022 a coronare la fase di prova delle nuove biciclette.

Con la nuova Cube, Hirt ha vinto la tappa di Aprica al Giro
Con la nuova Cube, Hirt ha vinto la tappa di Aprica al Giro

Si comincia da Vitoria

Per questo ora, in coincidenza con l’inizio della Vuelta, Cube presenta la nuova serie Litening AIR C:68X, composta da tre modelli. Nella quarta tappa della Vuelta, da Vitoria Gasteiz a Laguardia, arriveranno le prime salite e vedrà la luce la nuova bicicletta leggera della storia Cube, per giunta in una tinta speciale. Sarà la bici, fra gli altri, di Pozzovivo e Meintjes, come pure Hirt e Bakelants.

L’obettivo del progetto Litening AIR C:68X – estremamente leggero, aerodinamico e comodo anche dopo molte ore di sella – è ottenere la perfetta combinazione fra peso ridotto e design aerodinamico.

Telaio da 799 grammi

Per conseguire tale obiettivo, gli ingegneri di Cube hanno optato per l’impiego di composito di carbonio C:68X di alta qualità. Realizzando il telaio in un laboratorio dedicato, si è riusciti a ridurre il peso al minimo. Nella taglia media, infatti, il telaio pesa solo 799 grammi, gettando le basi ideale per una bicicletta velocissima da 6,6 chili (nella variante SLT).

Il modello leggero, conforme a tutti i regolamenti dell’UCI, fa ricorso anche a un manubrio integrato, al collarino reggisella integrato e al passaggio ruota massimo di 31 millimetri. Il telaio è realizzato con la tecnologia Air Monocoque Advanced Twin Mold, i tubi hanno sono frutto di un’ottimizzazione Aero-Weight fra penetrazione aerodinamica e leggerezza, il passaggio dei cavi è tutto interno e il montaggio dei dischi è flat mount.

Una bici per correre

Si tratta evidentemente di una bici per correre e il fatto che verrà impiegata ufficialmente alla Vuelta fra le mani di una WorldTour dice che si tratta di un modello dalle doti spiccate e inconfondibili. Come recita il comunicato di Cube, questa bicicletta è nata per la velocità!

I modelli sono tre: Litening AIR C:68X SLT, Litening AIR C:68X SLX, Litening AIR C:68X Race.

Litening AIR C:68X SLT combina un peso estremamente ridotto, prestazioni aero, la piena conformità con le regole dell’UCI e tutta una serie di componenti testati nelle gare, per dare il meglio in gara.

Litening AIR C:68X SLX è stata costruita per eliminare tutto il peso, pur nei limiti previsti dall’UCI, mantenendo un vantaggio aerodinamico. Il misuratore di potenza è integrato.

Litening AIR C:68X Race combina un peso leggerissimo, un concetto aero e componenti attentamente selezionati. Il risultato? Una bicicletta da gara conforme ai regolamenti dell’UCI, dalla massima leggerezza possibile, incredibilmente comoda… e velocissima.

Cube

Hirt lava la beffa del 2019: questa volta Aprica si inchina

24.05.2022
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La prima volta che mise il naso in Italia, Jan Hirt aveva 19 anni. Un tale dalla Repubblica Ceca aveva chiamato Angelo Baldini, direttore sportivo all’epoca della MG K-Vis polacca. Era il 2010. La squadra era strapiena di polacchi forti, tra cui Gawronski, che a luglio avrebbe vinto il campionato europeo ad Ankara, e Wisniowski che corre alla Ef-Easy Post. Sono passati 12 anni da quando il ragazzino della Repubblica Ceca entrò nel ritiro di Marinella di Sarzana e oggi che ha vinto la tappa di Aprica del Giro, per certi versi la tappa regina, il suo italiano fluente è una sorpresa inattesa.

«Mi piace l’Italia – dice – quando ero dilettante ho corso per due anni in squadre italiane. Avevo 19 anni. Mi piacciono la cultura italiana, il cibo. La natura. Mi piace il Giro, che mi si addice anche molto. Mi piacciono i suoi percorsi, le Dolomiti e le Alpi».

Uccellino uscito dal nido

Angelo Baldini segue il Giro con RCS Sport e il finale della tappa l’ha visto dai 300 metri all’arrivo, prima di rimettersi in macchina verso Lavarone. Lui è quello che lo accolse e tutto sommato lo inorgoglisce che qualcuno se ne sia ricordato.

«Non sono uno che fa il tifo per i corridori – sorride – ma quando mi è passato accanto, ho fatto un urlo così forte che mi è andata via la voce. Ha fatto davvero una bella vittoria. Era un ragazzino interessante, si vide subito che aveva qualità. La sua sfortuna fu di ritrovarsi con quel gruppo di polacchi che escludevano gli altri. Veniva da un paesino in Repubblica Ceca, sembrava un uccellino uscito dal nido. Faticava a inserirsi, ma frequentava spesso casa mia, anche per quello parla così bene l’italiano. Il guaio però è che non andava d’accordo coi polacchi, per cui a fine stagione decise di andare via e non mi sentii di trattenerlo. Mi pare che passò alla Italifine. Oggi ho avuto davvero la pelle d’oca».

Battuto da Ciccone

Hirt non è più un ragazzino, ha compiuto 31 anni alla fine di gennaio. Forse non tutti ricordano che è l’atleta dell’Astana battuto da Ciccone quando nel 2019 conquistò il traguardo di Ponte di Legno. Ancora una volta dopo il Mortirolo, che oggi gli ha reso giustizia. E quando certe salite le conosci, impari a correrci sopra. Un’esperienza che Kamna e Arensman non avevano e hanno pagato cari gli scatti violenti sul Santa Cristina.

Il forcing dell’Astana sul Mortirolo ha infiammato i tifosi di Nibali, che ha provato, pur non essendo in giornata super
Il forcing dell’Astana sul Mortirolo ha infiammato i tifosi di Nibali, che ha provato, pur non essendo in giornata super

«Il Mortirolo mi piace – dice – è una salita della storia del Giro. L’ho fatto tante volte in corsa e mi ha motivato molto. Mi piace quando le salite sono più ripide del 10 per cento. Non fa niente se sei un po’ indietro, si può recuperare. 

«Non conoscevo invece il Santa Cristina – sorride – mai fatta. Sapevo però che era più ripida nella seconda parte. Con Valverde e Carthy all’inizio abbiamo collaborato. Poi quando ha attaccato anche Arensman mi sono ho detto che non potevo aspettare oltre e sono partito cercando di rientrare».

Una stagione inattesa

E così l’Intermarché-Wanty-Gobert porta a casa un’altra vittoria dal Giro d’Italia che si somma alle altre 8 di una stagione inattesa, ma non certo insperata.

Hindley, Carapaz e Landa, in fondo si vede Almeida, terzo in classifica
Hindley, Carapaz e Landa, in fondo si vede Almeida, terzo in classifica

«Abbiamo un’ottima atmosfera in squadra – spiega Hirt – potrei dire che siamo amici. E quando hai un gruppo di persone con cui ti piace anche passare il tempo, puoi arrivare a bei successi. Credo che questa sia la cosa più importante. Di sicuro è la più grande vittoria della vita. Prima ero un corridore al servizio di grandi leader sulle montagne (Hirt ha corso per due anni con l’Astana, lavorando per Lopez e Fuglsang, ndr). Al Giro ho sempre avuto una possibilità di andare in fuga e ho sempre cercato di sfruttarla. Quest’anno sono più libero, sono anche ben preparato. Ho vinto il Tour of Oman a inizio stagione e mi fa piacere per una volta pensare a me stesso».

Un mese in Colombia

Non ci sono segreti, insomma. Quanto alla preparazione, viene fuori alla fine di questa chiacchierata che Hirt ha trascorso quasi un mese prima del Giro in Colombia, a Boyaca: la regione di Quintana e Lopez.

«Nella seconda parte del Catalunya – dice – mi sono ammalato. Ho avuto la febbre a 40, sono rimasto a casa per una settimana e quando ho ricominciato, è stato come riprendere dopo la sosta invernale. Ero certo che in altura avrei ritrovato la forma e così è stato. Non credo di sapere come si vince. Sono solo ben allenato e ho perso un po’ di peso. Penso di avere una buona forma e ho voluto approfittarne. Il segreto in questi casi è non arrendersi e continuare a provarci. Più volte ci provi e più aumentano le chance di vincere.

«Quando ho iniziato a pensare pensare che la tappa fosse persa, ho detto a me stesso: “Pensa a pedalare. Non ti capita così tante volte di entrare nella fuga giusta, cerca di fare il tuo meglio!”. Non ho cambiato nulla, sono piuttosto conservatore. Cambio poche cose, non mi piacciono i grandi cambiamenti».

Per il suo Paese

Il finale è un pensiero per il suo Paese. La Repubblica Ceca non ha più tanti corridori in gruppo, tolti Barta, Stybar, Cerny e pochi altri.

«Non sono certo io – dice Hirt – il ciclista più famoso del mio Paese. Ma sono felice di aver potuto vincere anche per la mia gente. Da noi il ciclismo è molto popolare, spero che questa vittoria motivi i ragazzi e li spinga a correre in bicicletta».