Il bronzo e le fatiche del Giro: Milan riparte da Glasgow

07.08.2023
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GLASGOW – La medaglia di bronzo al collo non manda riflessi, ma resta pur sempre una bella conquista. Anche Ganna è passato per quel colore e se ne è servito come rampa per tornare all’oro. In una stagione come quella di Milan, molto complicata da maggio in avanti, aver chiuso al terzo posto il torneo dell’inseguimento ai mondiali è un bel risultato.

«Quello che gli ho detto stamattina – raccontava ieri sera Marco Villa commentando la serata – quando si aspettava di fare la finale con Filippo, invece c’è rimasto un po’ male. I periodi dove pensi di aver fatto tutto giusto, ma poi le gambe non girano come pensi possono capitare. E a questi livelli si emerge di più colmando il piccolo gap che manca. Ci eravamo accorti che non fosse il solito Milan, probabilmente le grosse fatiche del Giro, il suo primo Giro, le sta ancora recuperando. Deve prendere insegnamento da Filippo che due o tre anni fa, proprio mentre Jonathan era in finale per il primo e secondo posto, stava facendo la finale per il terzo. Ganna è risorto, aspettiamo anche Milan».

Finale per il terzo posto, Villa lo incoragga. Dall’altra parte c’è Oliveira
Finale per il terzo posto, Villa lo incoragga. Dall’altra parte c’è Oliveira

Il primo Giro di Milan è stato una chiamata a sorpresa, che ha portato a una vittoria di tappa, quattro secondi posti e la maglia ciclamino, impegnativa per le strade e la pressione che porta con sé. La “scaldata” subita nel giorno delle Tre Cime di Lavaredo è il boccone che ha fatto fatica a mandare giù, anche se la sensazione è che sia stato ormai digerito.

Come vogliamo interpretarlo questo bronzo?

Sono abbastanza soddisfatto. Ovvio che, come ho già detto negli scorsi giorni, si punta sempre più in alto, ma alla fine si regola il tiro con le energie che ci sono e già in mattinata non mi aspettavo di fare delle grandi qualifiche, perché non avevo delle buone sensazioni. Speravo e puntavo a fare meglio, ma ho raggiunto questo bronzo. E devo dire che in finale stavo meglio che in qualifica. Questo era ciò che avevo da offrire.

Il primo Giro fa crescere il motore, ma nell’immediato rischia di scaldarlo molto…

Ho avuto un momento un po’ difficile dopo il Giro. Ero semplicemente stanco e ho fatto fatica a recuperare. Il motore s’è scaldato parecchio, però è vero che qualcosa cambia. Anche la fiducia che si ha in se stessi, vedere dove puoi arrivare. E’ ovvio che anche questo è stato tutta una scoperta, perché non sapevo quanto in fretta il mio corpo avrebbe recuperato da questo grandissimo sforzo. Perciò sono contento. Adesso pensiamo a rimetterci in sesto, poi continuiamo con la stagione su strada.

Milan ha sofferto in qualifica, mentre è cresciuto nella finale ed è arrivato il bronzo
Milan ha sofferto in qualifica, mentre è cresciuto nella finale ed è arrivato il bronzo
Ecco, quale dovrebbe essere il programma?

Adesso dovrei andare subito ad Amburgo, poi Benelux, Plouay, Canada e poi forse gli europei, che sono il 24 settembre a Drenthe, in Olanda. Ma vediamo in che condizioni ci arrivo, sarebbe bello farli, però devo meritarmeli.

Cosa ti è parso della gara su strada?

L’ho vista, anche se a un certo punto mi sono anche appisolato. Non perché fosse noiosa, dato che hanno iniziato a scattarsi in faccia a 140 chilometri dall’arrivo, ma perché ero stanco. Van der Poel ha fatto davvero una grande cosa, è anche caduto ma si è rialzato come una molla. Ha fatto una stagione impressionante. Veramente bravi, anche Bettiol. Penso che anche noi abbiamo fatto un mondiale molto bello.

Quarto chilometro stellare: Milan vola, Bigham va a casa

10.02.2023
4 min
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Grenchen porta bene agli italiani, un po’ meno a Dan Bigham. Negli ultimi quattro mesi, l’ingegnere britannico ha lasciato nel velodromo svizzero il record dell’Ora e la finale degli europei di inseguimento. Il primo gliel’ha soffiato Ganna in quella serata magica di ottobre. Il secondo se l’è portato via stasera Jonathan Milan. Entrambi erano reduci dalla finale del quartetto, quindi non ci sono scuse che tengano.

Milan è partito appena più forte (1’06”311 contro 1’06”622 di Bigham).

Poi è iniziata la rimonta del britannico (secondo chilometro in 2’05”750, mentre Milan in 2’06”691).

Ancora Bigham al comando nel terzo chilometro (3’04”674 contro 3’05”627 dell’azzurro).

E Milan alla fine infila un quarto chilometro da spavento (4’03”744, con Bigham in 4’05”860).

Milan è partito forte, ha avuto un lieve rallentamento, poi ha preso il volo nel finale
Milan è partito forte, ha avuto un lieve rallentamento, poi ha preso il volo nel finale

Sogno infranto

A un certo punto nel team britannico si è fatta largo la possibilità di vincere e forse per questo la rimonta di Milan è stata ancor più goduriosa. Alla fine, la stessa sconfitta dei nostri ai mondiali di Saint Quentin en Yvelines dello scorso anno, probabilmente non sarebbe venuta se gli azzurri fossero arrivati al mondiale preparati e freschi come gli inglesi, anziché approdarvi dopo una stagione estenuante su strada. Ma questa è un’altra storia.

Vedere Marco Villa dare la carica a Milan in rimonta ha spinto tutti ad alzarsi e ad incitare il friulano, quando era ormai palese che avesse fiutato la preda.

«Avevo detto che arrivavo qua a Grenchen – dice Milan con un sorriso grande così – sapendo che c’era un gruppo affiatato. Sono venuto con la voglia di vincere e di dimostrare la nostra capacità di mettersi in gioco. Abbiamo fatto il nostro meglio. Magari dobbiamo ancora migliorare qualcosa, però siamo andati al nostro massimo e il risultato si è visto.

«Oggi sono partito – prosegue –  con la consapevolezza di trovarmi un avversario molto forte. Perciò mi sono detto: “Vabbè, faccio la mia corsa e tengo il mio ritmo. Non posso andare a strappare”. Sono riuscito a calibrare il ritmo, non mi sono fatto prendere dall’agitazione e dall’emozione di essere in una finale europea. E diciamo che sono contento anche del modo in cui mi sono gestito».

Sul podio, Milan ha preceduto Bigham e il tedesco Buck Grancko
Sul podio, Milan ha preceduto Bigham e il tedesco Buck Grancko

Il calo di Bigham

Quando gli viene chiesto se il fatto di partire piano e poi crescere fosse un piano studiato prima, Milan fa un sorriso anche più grande.

«Non ho mai strafatto – racconta – non sono mai andato fuori giri. Certo sono arrivato a tutta, l’avevamo studiata così. Sapevamo… eravamo quasi sicuri che Bigham avesse questa tattica, lo avevamo visto anche in qualifica. A metà gara aveva avuto un picco e poi aveva un piccolo decrescendo. Così mi sono detto che dovevo solamente fare il mio e basta. E poi negli ultimi 3-4 giri sono andato a tutta.

«Sono contento, perché questi europei erano fra i miei obiettivi stagionali. Ho iniziato bene la stagione al Saudi Tour. Questo è un altro traguardo che ho raggiunto e sono veramente contento del lavoro che abbiamo fatto con la squadra e con la nazionale».

Milan è arrivato agli europei di Grenchen sull’onda dell’entusiasmo per la vittoria al Saudi Tour
Milan è arrivato agli europei di Grenchen sull’onda dell’entusiasmo per la vittoria al Saudi Tour

Rammarico Villa

Mentre se lo mangia con gli occhi, il cittì Marco Villa riesce a fare un secondo punto della situazione dopo quello di ieri, a capo dell’oro di Consonni e del quartetto maschile, dopo l’argento delle ragazze.

«Paghiamo nelle gare di gruppo – dice Marco – mi dispiace per Mattia Pinazzi, che a questo europeo si è trovato a correre uno scratch condotto a velocità folli fin da subito. Credo in lui e continuerò a dargli fiducia. Se devo tornare indietro, posso dire che queste cose sono accadute anche a uno come Simone Consonni e adesso vediamo tutti che campione è diventato.

«Nell’inseguimento invece ci siamo – ammette – anche se siamo all’inizio della stagione, ma le gare di gruppo ci devono far riflettere. Ci mancano le gare in Italia e se solo potessimo utilizzare Montichiari per farne qualcuna, ci aiuterebbe».

Milan aveva già vinto il titolo europeo dell’inseguimento nel 2021, sempre qui a Grenchen
Milan aveva già vinto il titolo europeo dell’inseguimento nel 2021, sempre qui a Grenchen

Milan è al settimo cielo. La vittoria di tappa in volata al Saudi Tour. Il titolo europeo nell’inseguimento a squadre e ora quello individuale. I suoi 22 anni sono un inno alla prepotenza agonistica, all’entusiasmo e alla consapevolezza di limiti tutti da scoprire. Con quel po’ di partigianeria che ti viene quando li hai visti crescere e hai condiviso infiniti discorsi sulle loro potenzialità, ora la fantasia vola sulle strade verso Sanremo e poi più avanti sulle rotte del Nord…

Finale per due, ma l’oro e il record sono di Ganna

15.10.2022
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Maglia iridata e record del mondo: Ganna non si tocca e a distanza di neanche una settimana centra un altro record del mondo. Dopo l’Ora con 56,792 chilometri, ecco i 3’59”636 alla media di 60,091 sui 4.000 metri. Entrambi a livello del mare.

A Milan è bastato rendersi conto che Pippo avrebbe usato la bici dell’Ora, per capire di avere una sola tattica a disposizione. Partire a tutta e approfittare dell’avvio lentissimo della Bolide F HR del compagno/rivale. Lui a Grenchen c’era e aveva visto di quale progressione fosse stato capace Ganna una volta lanciata la bici: l’unica soluzione era avvantaggiarsi e sperare di mantenere il margine. Anche se i 3 secondi che li dividevano dopo la semifinale del mattino erano probabilmente l’annuncio di un ostacolo troppo alto da saltare. Con gli sguardi da hooligans della curva, gli azzurri al centro della pista facevano il tifo per il piemontese, avendone intuito il momento difficile.

Il giorno duro di Ganna

Infatti Ganna stamattina non voleva neanche partire. Lo ha raccontato lui per primo dopo la vittoria ai microfoni dei cronisti accorsi per sentirne le parole.

«Oggi – racconta – è stata una delle giornate più intense che ho vissuto finora. Stamattina intorno alle 10,30 non volevo partire. Volevo finire la stagione, andare in vacanza. Poi sono arrivati i miei compagni, quelli erano a bordo pista a incitarmi, a dirmi che avrei dovuto provarci. Devo dire grazie sia a loro che ci hanno creduto e hanno convinto anche me, sia al pubblico che era qua, veramente caloroso. Perché quando hanno capito che potevo farcela e che potevo batterlo anche loro mi hanno dato la grinta e il supporto per riuscire».

Ancora una volta, c’è stato Villa al suo angolo
Ancora una volta, c’è stato Villa al suo angolo

Partenza a razzo di Milan

Milan è stato in testa per i primi quattro giri, poi Ganna ha iniziato ad abbassare i suoi tempi. Nel velodromo svizzero aveva raccontato che la bici è pesante in avvio, ma quando si lancia sembra che voli. E così inesorabilmente il suo ritmo si è alzato e ben presto Milan è finito risucchiato.

«Stavo bene – racconta il friulano – non ho cambiato neanche il rapporto. Di solito lo chiedo più leggero se la gamba è affaticata avendo fatto ieri il quartetto e la gara del mattino. Mi sentivo bene e sono partito con un buon ritmo. Penso di essere stato con lui nei primi giri. Ho fatto una buona partenza. Poi lui a metà gara, a nove giri dalla fine mi ha superato e ha mantenuto un ritmo alto. Io ho cercato di inseguire, ma è andata così. Stamattina ho fatto il mio record personale, bene anche stasera, ma non è bastato».

Dopo la partenza complicata, Ganna ha lanciato la bici verso l’oro e il record del mondo
Dopo la partenza complicata, Ganna ha lanciato la bici verso l’oro e il record del mondo

L’arma in più di Ganna

Consonni affacciato dalla balaustra lo ha incoraggiato per tutto il tempo, chissà se avendo intuito la possibilità che Ganna battesse il record del mondo. E intanto Ganna macinava, limando metri e centesimi a ogni giro. Senza pensare che la preda dall’altra parte fosse un compagno, fiutandone l’odore e scoprendo i denti per azzannarlo.

«Sono partito con il classico riscaldamento – racconta il campione della Ineos Grenadiersho ascoltato musica un po’ pesante grazie al mio amico deejay Thomas. Poi sono salito in pista. La falsa partenza forse mi poteva destabilizzare di testa, però sono rimasto calmo, ho respirato e poi ho fatto la corsa che so fare. Quella bici à molto differente dalle altre. Speriamo solo che in due anni Pinarello trovi il modo di farla partire un po’ più facilmente. Nel primo giro è difficile da lanciare, è pesante, ma una volta partita è veramente un razzo. Gli ingegneri sono riusciti a fare veramente qualcosa di straordinario. In più, a giudicare dai tempi che ha fatto vedere, il velodromo si è dimostrato veloce».

Milan è stato interprete di una grande partenza
Milan è stato interprete di una grande partenza

Milan deluso

Milan nei confronti di Ganna ha un rispetto spropositato, essendo entrato giovanissimo nel quartetto di cui Pippo era già il leader. E anche se il suo apporto è stato decisivo per vincere le Olimpiadi, Jonathan sta spesso un passo indietro.

«Un po’ sono deluso – ammette – non posso dire di no. Ci tenevo a questo mondiale, volevo finire la stagione con una maglia iridata, però devo guardare il tutto, i giorni passati… Ho fatto il quartetto, ho fatto il mio record personale, sono contento. Magari Pippo lo immaginavo un po’ più stanco – sorride – ma erano le sensazioni, quello che senti durante la gara. Non abbiamo parlato più di tanto di come stessimo. Fra una gara e l’altra abbiamo pensato a recuperare, a mangiare e fare i massaggi». 

I complimenti di Ganna

E mentre Ganna si gode il riposo e le domande, l’anomalia di questo scontro azzurro viene affiorando lentamente, anche se è palese dalle sue parole che la gara è gara.

«L’obiettivo era vincere la medaglia – dice Ganna – se riuscivo a fare il record era meglio. E’ venuto un ottimo risultato individuale e di squadra, perché in pista non c’ero soltanto io, ma tutti i ragazzi che mi supportavano. E un avversario, Johnny, anche se prima della partenza ce lo siamo detti: “Gara fino alla fine e vince chi è il più forte”. Ho tantissimo rispetto per lui, è giovane e sono sicuro che in due anni sarà una delle pedine fondamentali per il quartetto. Siamo compagni di squadra e questo fa capire che siamo veramente a livelli altissimi. Spero di potergli trasmettere tutto il bello che posso, poi sta a lui accettarlo o meno. Sapevo che sarebbe andato molto forte e dovevo migliorarmi nel primo chilometro, dove lui è molto più forte di me. Di testa ero pronto a combattere, ma stasera credo che ci berremo qualche birretta insieme».

Ultima parola a Villa

La morale spetta al cittì Villa, al terzo oro in due giorni, dopo quelli di Martina Fidanza e del quartetto delle ragazze.

«Indimenticabile è la parola corretta – dice – sono felicissimo. Chiudiamo una settimana incredibile, iniziata con il record dell’Ora e finita con un altro record sui 4.000 metri. Sono contento per Pippo e dispiaciuto per Jonathan, che non dimentichiamo ha chiuso in 4.03”, a 22 anni. Il futuro è suo. E’ partito forte, non per nulla gli affidiamo anche le partenze nel quartetto, ma Pippo con l’esperienza ed il lavoro svolto negli anni ha saputo rimontare. Ricordo che per farlo ha dovuto battere il record del mondo».

Ermenault 2017

Ermenault, un “nemico” di Ganna davvero unico

16.05.2022
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La storia dei fumetti insegna che un buon supereroe è tale se ha un avversario che lo rende tale. Non è detto che sia il cattivo di turno, ma deve essere alla sua altezza. Se proviamo a leggere la storia dei grandi sportivi, succede lo stesso e Filippo Ganna non è esente da questa regola. Anche perché il suo fiero avversario, Corentin Ermenault non ha solo varie sfaccettature come si conviene a un personaggio vero, ma è anche figlio di un altro avversario storico.

Bisogna tornare indietro alla fine del secolo scorso e alla parabola di Andrea Collinelli, colui che vinse le Olimpiadi di Atlanta 1996. Lo fece battendo proprio Philippe Ermenault, che veniva dalla conquista dell’oro nell’inseguimento a squadre. Rispetto ad oggi, dobbiamo però dire che le parti erano per certi versi inverse: Ermenault era il campione affermato, Collinelli quello che voleva scalzarlo dal trono. E ci riuscì nell’occasione più importante. Poi, soprattutto durante i mondiali, le loro storie si intrecciarono con vittorie e sconfitte da entrambe le parti. Come è giusto che sia quando si parla di supereroi e superavversari…

Ermenault Ganna 2016
Il francese vincitore agli europei 2016, battendo Ganna in finale, terzo Beukeboom (NED)
Ermenault Ganna 2016
Il francese vincitore agli europei 2016, battendo Ganna in finale, terzo Beukeboom (NED)

Calciatore per 10 anni

Philippe a dir la verità non avrebbe voluto che Corentin seguisse le sue orme: «Mi ha proibito di andare in bici prima dei 14 anni – racconta il 26enne di Amiens – per 10 anni mi ha fatto giocare al calcio per sfogare la mia passione sportiva. Diceva che ci si stanca presto di andare in bici, oppure che se da giovane vinci tanto, poi passi di categoria e puoi non vincere più, così ti demoralizzi e molli. Voleva che io evitassi tutte queste delusioni».

Corentin Ermenault ha però seguito la sua vocazione e ha fatto balzi da gigante, ma ha dovuto fare i conti anche con quelle stesse delusioni. Nel ciclismo di oggi è davvero difficile “vivere” solo di pista: Corentin ha fatto subito vedere che nelle sue vene scorre il sangue del campione predestinato e pur nell’epoca di Filippo Vincitutto si è guadagnato i suoi spazi, con un bronzo mondiale nel 2017 e soprattutto 4 ori europei di cui due nell’inseguimento individuale, nel 2016 e 2019. Si è dedicato alla strada, nel 2019 è approdato al Team Wiggins e l’anno dopo alla Vital Concept per due stagioni, ma non ha mai trovato la sua dimensione.

Ermenault padre 2016
Corentin con il padre Philippe, oro e argento olimpico e con 2 ori e 4 medaglie mondiali (foto DR)
Ermenault padre 2016
Corentin con il padre Philippe, oro e argento olimpico e con 2 ori e 4 medaglie mondiali (foto DR)

«I pro’ non fanno per me…»

«Nei pro’ non mi piaceva, non amavo quel mondo, quell’essere irregimentati in strategie, allenamenti e tabelle a catena di montaggio. Per me la bici è altro, deve avere sempre quella vena di sregolatezza che fa parte della mia vita, io sono un po’ fuori dagli schemi e non mi ritrovo in questo ciclismo, io sono fedele al mio motto: “Sii serio ma senza prenderti troppo sul serio”. Quel mondo mi venne a disgusto, tanto è vero che nel 2020, complice anche il lockdown, la bici non l’ho neanche voluta vedere».

La sua storia ciclistica sembrava conclusa, ma come in qualsiasi storia (anche fumettistica) c’è sempre il colpo di scena, che nel suo caso si concretizza in una telefonata. Dall’altra parte c’è la federazione ciclistica francese e a Corentin arriva una proposta davvero inaspettata: riprendere a correre per le Olimpiadi di Tokyo, ma non per quello che pensa. Gli chiedono infatti di provare a fare da guida ad Alexandre Lloveras, atleta ipovedente nell’inseguimento su tandem per i Giochi Paralimpici.

«All’inizio, di fronte a quella proposta mi sentii preso in contropiede – racconta Ermenault – e dissi di no, ma mi hanno dato le giuste motivazioni e così ci ho ripensato e mi sono rimesso a pedalare».

Ermenault Lloveras 2021
Corentin con Alexandre Lloveras, oro alle Paralimpiadi di Tokyo (foto C.Picout)
Ermenault Lloveras 2021
Corentin con Alexandre Lloveras, oro alle Paralimpiadi di Tokyo (foto C.Picout)

Timone verso Parigi 2024

Risultato finale: oro a Tokyo per entrambi. «Quella vittoria è stata per me qualcosa di fondamentale, di magico, da condividere con una grande persona. Mi è rivenuta voglia, probabilmente senza quell’idea non avrei mai ripreso, invece ora sono qui che sogno Parigi 2024».

Gareggiare a Parigi, portare il quartetto sul tetto olimpico come fece suo padre 28 anni prima. Si è visto subito che con lui in squadra il quartetto francese va che è un piacere e lo stesso cittì azzurro Marco Villa ha segnalato la squadra transalpina come una delle grandi novità del panorama mondiale, già ridisegnato dopo i successi azzurri dello scorso anno. Per Ermenault è una grande chance: «Sono rimasto piacevolmente sorpreso dal coinvolgimento per Parigi 2024, trovo tutto ben strutturato e professionale, si lavora su un progetto ma all’insegna della libera espressione. Mi piace dove stiamo andando».

Ermenault clacson 2022
Ermenault con il suo buffo clacson sul manubrio (foto Jerome Dutac)
Ermenault clacson 2022
Ermenault con il suo buffo clacson sul manubrio (foto Jerome Dutac)

…Ma attenti al suo clacson!

Corentin ha così ripreso a pieno ritmo. A Glasgow, nella prima di Coppa del Mondo (dove Ganna per inciso ha fatto solo l’inseguimento a squadre) ha vinto sia la gara di quartetto che l’inseguimento individuale realizzando anche il nuovo record francese in 4’05”644. Per poter seguire il suo sogno, si è anche rimesso a gareggiare su strada.

Ora Ermenault fa parte dell’AVC Aix-en-Provence e compete soprattutto nelle gare nazionali valide per la Coupe de France. E’ tornato anche a competere nelle corse a tappe, in particolare il Tour du Loir et Cher cogliendo anche un terzo posto nella frazione finale. Ma a chi gli chiedeva che cosa avesse provato, Corentin ha dato una delle sue risposte spiazzanti: «200 chilometri non sono per me, col passare dei chilometri faccio sempre più schifo perché non riesco tanto a concentrarmi. Mi annoio…». Sulla sua bici faceva bella mostra uno strumento fuori dal tempo: un clacson a pompetta, con il quale ogni tanto dava una svegliata a compagni e avversari: ve lo immaginate Ganna in mezzo al gruppo del Tour a suonare il clacson?

I 30″ di blackout, unico neo nella stagione perfetta di Ganna

22.10.2021
4 min
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Quello che non ti aspetti succede. Succede eccome, specie se sei in un velodromo e ti giochi tutto sul filo dei centesimi. In attesa della finalissima dell’inseguimento individuale la notizia del giorno, stavolta non bella come quelle di ieri, è l’esclusione di Filippo Ganna dalla finalissima. Il campione del mondo non potrà difendere il suo titolo. E’ l’unico neo della sua stagione perfetta.

Alla fine il momento della stanchezza è arrivato anche per lui. Pippo è partito malissimo. Al termine della prima tornata aveva l’ultimo tempo. Noi che siamo all’interno del velodromo, lo abbiamo visto “spento”, scarico nelle prime pedalate. Come chi è stanco e non ha forza, almeno quella esplosiva che serve per portare a regime un 60×14 nel più breve tempo possibile. E la nostra sensazione è stata avallata poco dopo dal cronometro. Ganna è dietro. Nel velodromo si sente un “ohh” di stupore.

Ore 11:30, si lascia l’hotel. L’inseguimento individuale è l’ultimo appuntamento della stagione
Ore 11:30, si lascia l’hotel. L’inseguimento individuale è l’ultimo appuntamento della stagione

Un blackout

Tuttavia il cittì Marco Villa non è dello stesso parere. Tra l’altro lui, sempre composto nei gesti a bordo pista, stavolta faceva segnali molto più evidenti per far cambiare marcia al suo atleta.

«Però – dice il cittì – se andiamo a rivedere i tempi Pippo ha finito fortissimo. E’ stato il più veloce di tutti e questo non è segno di stanchezza almeno per me. E’ partito male. Ha perso quasi tutto il terreno in quella fase».

E questo è vero. Rispetto a Lambie al passaggio del primo chilometro Ganna accusava 3,3 secondi di ritardo. A fine gara il distacco era di 3,1 secondi. I due hanno fatto una corsa parallela se vogliamo. Pippo ha fatto 62,078 chilometri orari di media nel quarto chilometro. Il parziale migliore in assoluto, tanto più se si considera che lo ha fatto all’ultimo chilometro.

«Ganna ha avuto 30 secondi di blackout – riprende Villa – Ho parlato con lui e mi ha detto che non riusciva a spingere: non partivo, non partivo… mi diceva. Poi si è messo sotto e ha recuperato. Ma fino a metà gara non riusciva ad esprimersi come voleva.

«Le partenze da fermo? Sicuramente non ci abbiamo lavorato negli ultimi periodi specie per quel suo problemino che ha avuto alla schiena (è caduto prima della Bernocchi che ha saltato, ndr) e qualche lavoro specifico per l’inseguimento individuale lo ha saltato».

Pochi istanti al via del quartetto, la tensione sale. Ganna sembrava più teso ieri sera che oggi pomeriggio
Pochi istanti al via del quartetto, la tensione sale. Ganna sembrava più teso ieri sera che oggi pomeriggio

Allarme rosso? Anche no!

Quando un campionissimo come Pippo commette mezzo passo falso subito si accendono i riflettori su di lui. Cosa è successo? Perché? Domande che è lecito porsi e che non vogliono essere un processo a questo ragazzo che ci ha regalato mille emozioni in questi anni e in particolar modo in questo 2021.

«La prestazione di oggi ci dice che Ganna è umano – spiega Villa – Ci può stare che dopo l’oro di ieri sera, al quale forse teneva più di tutti perché era quello che mancava, si sia un po’ scaricato mentalmente. E’ fine stagione anche per lui. Ogni giorno una pressione nuova. E oggi era stanco di ripartire per giocarsi qualcosa d’importante».

 

«A me sembra come se la voglia, che in questo caso è una brutta parola, gli fosse tornata a metà gara. La vedo un po’ come ad Hong Kong, quando non ha creduto nella finale. Se però serve per fargli avere più grinta l’anno prossimo, quando avremo un solo appuntamento da preparare (il mondiale, ndr), ben venga».

Villa poi esclude che Ganna abbia sottovalutato la gara. «Anzi, Pippo nonostante tutto ciò che ha vinto è spesso pieno di dubbi. Non ha sottovalutato nulla: mai, né ieri nel quartetto, né oggi».

Cioni a Roubaix proprio per Ganna (che sfila alle sue spalle durante le prove del mattino)
Cioni a Roubaix proprio per Ganna (che sfila alle sue spalle durante le prove del mattino)

L’occhio lungo di Cioni  

Da parte nostra, pensavamo che il quartetto, sicuro di quel che stesse facendo, avesse volutamente risparmiato Ganna pensando alla gara individuale e alla sfida con Lambie. Pippo ha tirato molto meno del solito. Forse invece non ha spinto troppo perché non era super. Inoltre, ma sono solo voci, si diceva che volesse saltare almeno un turno del quartetto. Ma così non è stato. Magari se Villa avesse saputo di un Bertazzo così in forma avrebbe osato, ma vallo a tirare fuori un Ganna!

Al mattino, ai margini dei box avevamo incontrato Dario Cioni, diesse e preparatore del piemontese. E quando gli avevamo lanciato sul piatto questa nostra disamina sul discorso delle energie risparmiate, Dario era stato onesto.

«Non credo che sia per quel motivo. Non lo hanno fatto risparmiare. La condizione di Filippo non è super come quella alla quale siamo abituati, però sta bene. Di impegni in questa stagione ne ha avuti tanti. Va forte da tantissimo tempo». 

In ogni caso Ganna sembra già aver ritrovato il piglio giusto. La rabbia che serve. Si dice voglia fare il record del mondo e per questo ha anche fatto montare ai suoi meccanici un rapporto diverso, un rapporto mai usato prima in gara: il 61×14. E poi il bronzo è l’unica medaglia che non ha conquistato nell’inseguimento individuale. La cosa si fa interessante…

Clamoroso allo Stablinski, Ganna è fuori, Milan in finale

22.10.2021
5 min
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Allo Stablinski Velodrome si è da poco conclusa la qualificazione dell’inseguimento individuale, gara splendida che non si capisce per quale motivo sia stata tagliata fuori dal programma olimpico. Evidentemente lo skateboard attira di più. Chi attiri non si sa, visto che neanche gli skater sapevano ci fossero i Giochi per questa disciplina, ma tant’è e non possiamo fare altro che goderci ancora di più questa specialità in veste iridata. Specialità che in questo pomeriggio ci ha regalato sorprese clamorose: Filippo Ganna non va in finale per l’oro.

Si annunciava un triello fra Ganna, Lambie (il primatista del mondo) e Jonathan Milan. E invece succede che Pippo parte malissimo. E’ 24° su 24, al termine della prima tornata. Rimonta, ma non basta. E allora le speranze sono tutte riposte nel friulano con il quale abbiamo scambiato qualche parola in questi giorni francesi.

Jonny si gode la festa del quartetto iridato. Lo Stablinski non può far altro che applaudire gli azzurri
Jonny si gode la festa del quartetto iridato. Lo Stablinski non può far altro che applaudire gli azzurri

Jonny in finale

Stamattina quando ha lasciato l’hotel Jonathan era molto tranquillo. «Nessuna tensione», ci aveva detto con quella sua tipica aria serafica. Aveva dormito bene ed era carico per i 4.000 metri che lo attendevano. Dopo le prove di riscaldamento con Pippo, prima alla sua ruota e poi a parti invertite, al fresco campione europeo di specialità non restava che attendere il via.

Jonny parte forte, ma non fortissimo. Anche se Villa è di parere opposto. Poi va in progressione. Si distende. E nel finale sigla un buon 4’05”, che sembra essere davvero un ottimo tempo sulla pista non particolarmente rapida dello Stablinski. Il problema è che Ashton Lambie fa meglio di lui di oltre due secondi. Per entrambi una prova solida, ma nelle gambe del primatista mondiale abbiamo visto più forza.

Però è anche vero che la finale è un’altra cosa e Milan inizia ad essere abituato alla pressione. E poi c’è un piccolo dato a cui attaccarsi. Nel chilometro finale l’americano è calato un po’ di più rispetto all’azzurro e chissà che questa non possa essere una preziosa chiave di lettura e un bel segnale. 

Ganna e Milan hanno girato insieme quando mancavano un paio d’ore alla loro prova
Ganna e Milan hanno girato insieme quando mancavano un paio d’ore alla loro prova

I consigli di Lamon

Ma prima di pensare alla finale di questa sera, non si può non fare un piccolo passo indietro al trionfo di ieri sera. Un trionfo che ha visto Milan nel ruolo di lanciatore, cosa un po’ insolita per uno della sua stazza e con leve tanto lunghe. Oltre al cambio tra Bertazzo e Lamon questa è stata una news curiosa. A Tokyo questa delicata fase era stata affidata a Francesco Lamon, divenuto ormai un esperto del lancio.

«E’ una novità – dice Milan – ma dovevamo farla. Avevo fatto la partenza solo una volta. Un paio di anni fa in Coppa del mondo in Australia. Feci due tirate di un giro e mezzo. A Montichiari invece l’avevamo provata. Ma un conto è la gara e un conto l’allenamento. Ieri sera ho fatto due giri un po’ la prima volta e qualcosa in più dopo. Tutto secondo i programmi. Non abbiamo sbagliato niente».

 

«Certo Lamon le fa sempre bene, non che io sia andato male. Anzì, ho fatto un’ottima prova, ma lui in generale è un’altra cosa. Ieri mi ha dato un sacco di consigli: Jonathan non partire troppo forte, qui fai così, lì fai così, se vai lungo poi è un problema per Ganna. Mi ha preso da parte e abbiamo parlato per un’ora. Anche se è dispiaciuto per non esserci stato (comunque Lamon ha fatto il primo turno, ndr) al gruppo ci tiene molto».

E il gruppo tiene a lui, visto che ieri sera appena scesi di bici Milan se lo è stretto sotto il braccio. E’ stato il primo che è andato a cercare. E poco dopo anche gli altri si sono uniti all’abbraccio e tutti insieme hanno sollevato Francesco.

Jonathan Milan mentre ci spiega le “gobbe” della pista (anche con i gesti)
Jonathan Milan mentre ci spiega le “gobbe” della pista (anche con i gesti)

Pista “strana”

Ma questi sono anche momenti di dietro le quinte. In un velodromo si parla di tutto e così si scopre che: «Che è una pista strana», dice Jonathan Milan che di fatto riprende le parole di Martina Fidanza. Il gigante friulano ci spiega che l’anello dello Stablinski ha delle curve molto strette che non sono il massimo per fare velocità.

«Non che sia una pista lenta, ma di sicuro non è veloce come quella di Tokyo. E’ anche caldo, ma… insomma non credo che il record del mondo uscirà da qui. E poi vedi – e indica la curva che precede l’arrivo – all’ingresso c’è una specie di gobba. E’ molto fastidiosa.

«Okay, ormai abbiamo capito dove sta e come fare, ma in allenamento ci riesci, in gara no! In gara sono 16 curve diverse… Nel quartetto dovevi stare anche attento al cambio, rischi che ti spari un po’ fuori, sopra la linea rossa».

Lambie si scalda per l’inseguimento individuale. L’americano appare molto sicuro di sé
Lambie si scalda per l’inseguimento individuale, mentre al tabellone osserva i tempi dei suoi avversari

Rapporti più corti

E anche in virtù di questa situazione tecnica della pista, si è intervenuti un po’ sulle bici. A cominciare dai rapporti. Gli azzurri hanno optato per un 62×14, tutti. Nel complesso quindi si viaggia un po’ più agili rispetto a Tokyo.

«Esatto, un po’ per la pista e un po’ perché la condizione non è la stessa – conclude Milan – Non abbiamo il record del mondo in questo momento nelle gambe. A Tokyo addirittura io avevo usato il 64 in semifinale e finale, gli altri il 63. Però stiamo bene. Il fatto che per due volte abbiamo fatto 3’46” e che abbiamo finito in quattro la dice lunga».

Adesso non c’è che da attendere la finale dell’inseguimento individuale. L’appuntamento è per le 20:36, noi stiamo fremendo per questo Italia-Stati Uniti, ovvero Milan-Lambie. E non scordiamoci che in ballo c’è anche un bronzo con Pippo. Il mondo ci guarda. Noi tifiamo…

Dal fango, all’oro sul parquet: il grande racconto di Milan

09.10.2021
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Come sia passare dalla peggior Roubaix degli ultimi vent’anni alla scorrevolezza estrema del velodromo è un mistero che Jonathan Milan dovrà spiegarci a tutti i costi. Perciò, approfittando del suo ritorno a casa e con il sottofondo delle campane, gli abbiamo chiesto di spiegarci come abbia fatto a vincere l’europeo dell’inseguimento individuale, con tempo di 4’04”, aggiungendo un’altra gemma alla stagione dell’oro olimpico. La prima volta che andammo per lui a Buja mancavano due giorni all’ultimo Natale, ma sembrano passati due anni.

«E’ stato un anno lungo – dice – e sinceramente non mi sento proprio al massimo. Mentalmente sono stanco, ma sapevo di poter fare bene agli europei e alla Roubaix. Lo volevo. Mi sono detto “Johnny, non mollare!”, ma onestamente non pensavo di spingere così. Non andavo in pista da un mese e mezzo, gli altri avevano fatto i lavori giusti».

Non ha concluso la Roubaix, ma ne è uscito con grandi motivazioni
Non ha concluso la Roubaix, ma ne è uscito con grandi motivazioni
E’ la condizione di Tokyo oppure stai risalendo ancora?

Dopo Tokyo sono riuscito a staccare un attimo, a prendere soprattutto riposo mentale. Poi mi sono dedicato soprattutto alla strada, lavorando sul fondo. Non sono mai più andato in pista e questo mi ha permesso di staccare da quel tipo di concentrazione. Il recupero lo abbiamo calcolato bene con Marco (Villa, ndr) per arrivare al 100 per cento per europei e mondiali e meglio di così non poteva venire.

Un mese e mezzo senza pista e oro nell’inseguimento…

Mi è servito il quartetto fatto prima, forse se avessi debuttato con l’inseguimento individuale non avrei trovato il passo. Il quartetto mi ha aiutato a sbloccarmi, a mettermi a confronto con gli altri. Nell’inseguimento individuale sei solo con te stesso, grazie al quartetto invece ho superato le mie paure. Quella di non essere in condizione, quindi di non essere all’altezza. Invece…

Invece?

Con il passare dei giri ho cominciato a sentire che spingevo bene, sempre meglio. Avevo il 64×15 e meglio di così davvero non poteva andare.

Il quartetto gli ha permesso di ritrovare il ritmo per l’inseguimento individuale
Il quartetto gli ha permesso di ritrovare il ritmo per l’inseguimento individuale
ll bello è che arrivavi dalla Roubaix…

Ho avuto un po’ di sfortuna, con un paio di cadute. Eppure mi è venuta la voglia di continuare a insistere, farne la corsa dei miei sogni. Non mi sono scoraggiato. Mi piace. Mi mette la cattiveria che altre corse non mi danno. Nella ricognizione dei giorni precedenti, ho pensato che fosse davvero fantastica. Per fare bene servono gambe e stile, lo stile di guidare la bici lasciandola correre.

Vittoria di Colbrelli, come al campionato italiano: magari gli porti fortuna?

Se è per questo c’ero anche al Benelux. E’ stato bellissimo. La sera siamo andati al ristorante, abbiamo brindato. Eravamo tutti contenti per Sonny. Si è fermato anche chi sarebbe dovuto ripartire, come Sieberg che a fine anno si ritirerà, per cui la Roubaix era l’ultima gara. Vederlo lì con noi è stato bellissimo.

E adesso si va ai mondiali?

La prossima settimana sarà come quella prima di Tokyo. Serviranno certezze da parte di tutti, per capire se saremo in grado di fare ancora bene. Dovremo affinare la gamba, che agli europei è un po’ mancata. Ma tra noi c’è grande fiducia, sono sicuro che daremo il 102 per cento, come abbiamo sempre fatto. Con armonia e con tranquillità. Lunedì andremo a Montichiari e ci resteremo fino a venerdì. Sabato avrei il volo per Roubaix.

Milan ha vinto gli europei di inseguimento individuale riprendendo il rivale in finale
Milan ha vinto gli europei di inseguimento individuale riprendendo il rivale in finale
Ci pensi mai andando in giro per le strade di casa che sei diventato campione olimpico?

La verità? Ogni tanto ci penso. E devo dire che ancora mi fa un po’ strano.

Jonathan Milan, 21 anni compiuti il primo ottobre. Due anni fa quasi non sapevano chi fosse, oggi è uno dei pilastri del nostro ciclismo. Cresciuto al Cycling Team Friuli e ora al Team Bahrain Victorious. Campione olimpico a Tokyo nell’inseguimento a squadre. Campione europeo di quello individuale riprendendo il rivale Gonov prima dei 3.500 metri. Il futuro è appena cominciato.