Perché recuperare da un infortunio oggi è più difficile?

06.03.2024
5 min
Salva

La bella notizia di Bernal che torna a pedalare (quasi) come un tempo e che in questo inizio di stagione sale sul primo podio dopo quello del Giro 2021. Marta Cavalli che ha impiegato più di un anno per ritrovarsi dopo l’infortunio del Tour 2022. Froome che al contrario chiuse la carriera nella caduta al Delfinato del 2019. Evenepoel che bruciò le tappe per rientrare dopo il volo del Lombardia e al Giro dell’anno successivo pagò un conto molto salato. Alaphilippe che non trova ancora la bussola dopo la caduta alla Liegi del 2022 e Bramati che in una delle prime interviste di inizio 2023 disse che il francese avrebbe avuto bisogno di un anno di recupero prima di tornare se stesso. Tanti piccoli indizi che fanno sorgere un grosso dubbio: come mai da un paio di anni a questa parte rientrare in gara dopo questi infortuni, pur molto gravi, è diventato così complicato?

Egan Bernal torna a camminare dopo l’incidente del 2022: il recupero dell’efficienza è stato più lungo
Egan Bernal torna a camminare dopo l’incidente del 2022: il recupero dell’efficienza è stato più lungo

Il politrauma

Quando Bernal si rialzò dall’incidente che poteva costargli la vita, Fabrizio Borra che di atleti rotti ne ha visti e rimessi in piedi parecchi, disse che il tempo di guarigione dalle fratture fosse nei tempi. Il difficile sarebbe stato semmai il ritorno all’efficienza. E il ritorno all’efficienza, questa la sensazione, è rallentato e in certi casi compromesso dal ciclismo super veloce nato dopo il Covid.

«Se parliamo di atleti che si sono rotti vertebre, costole, la clavicola, una parte del bacino e la tibia, abbiamo a che fare con un politrauma. E questo amplifica tantissimo i tempi di recupero, di riassetto anche osteomuscolare, di bilanciamento muscolare. Ci sono un sacco di variabili che entrano in gioco e rallentano tutto».

Liegi 2022, Alaphilippe cade in una scarpata: per la sua carriera uno stop da cui ancora non si è ripreso
Liegi 2022, Alaphilippe cade in una scarpata: per la sua carriera uno stop da cui ancora non si è ripreso

Le corse di allenamento

Chi parla è Carlo Guardascione dello staff medico del Team Jayco-AlUla. Lo abbiamo chiamato per avere la sua opinione di medico sulla fatica di certi recuperi e le sue parole sono risultate illuminanti.

«Recuperare da un infortunio – dice – è più difficile di prima, perché adesso il livello nelle gare è più alto. Una volta chi rientrava poteva partecipare alle prime corse per allenarsi e quel tipo di sollecitazione gli consentiva di riprendere gradualmente il passo. Ma negli ultimi anni, quante volte siete riusciti a vedere corridori che vanno alle corse per fare un certo tipo di lavoro? Ormai se non vai in corsa al 100 per cento, sei morto. Non tieni le ruote. Bernal ha impiegato due anni per riprendere il filo e forse ancora non l’ha fatto del tutto, ma lui era praticamente morto. Froome, che ha 10 anni di più, con quella caduta ha chiuso la carriera».

Il rientro di Pantani dopo l’infortunio avvenne in corse in cui Marco riuscì a ritrovare il ritmo
Il rientro di Pantani dopo l’incidente avvenne in corse in cui Marco riuscì a ritrovare il ritmo

I tempi biologici

Il ritmo di gara è alto, ma la fisiologia non si riscrive con il progresso. E se un atleta ha bisogno di recuperare da un infortunio serio e per farlo non può sfruttare il lavoro in gara, tutto si complica e i tempi si allungano.

«L’organismo – spiega ancora Guardascione – ha sicuramente bisogno di tempi biologici, su cui ci si può inventare poco. Si può giostrare con terapie più moderne, con dei supporti fisioterapici più moderni. Facciamo un esempio banale: da qualche anno c’è la Tecar, che 15 anni fa neppure si sapeva cosa fosse. Da qualche anno ci sono le onde d’urto, che qualche anno fa non sapevamo cosa fossero. Però la natura vuole che i tempi biologici vengano rispettati. Si può anticipare di quel 10-15-20 per cento, ma secondo me non si può fare il paragone tra 15 anni fa e quello che succedeva una volta a livello di performance. Prima i corridori si potevano permettere le corse di preparazione, mentre oggi se si va in corsa senza essere in forma, si finisce fra le ammiraglie».

L’infortunio di Froome avvenne a giugno 2019, Chris rientrò al UAE Tour 2020 prima del Covid
L’infortunio di Froome avvenne a giugno 2019, Chris rientrò al UAE Tour 2020 prima del Covid

Attesa e contratti

E qui il discorso andrebbe esteso ai team manager, soprattutto a quelli che dopo un po’ sono stufi di aspettare e reclamano risultati nel nome del lauto ingaggio che versano all’atleta infortunato.

«Non ci si può aspettare che si facciano miracoli – dice Guardascione – e se ci sono manager che mettono fretta senza sapere che da certi infortuni ci si riprende dopo parecchio tempo, vuol dire che sono sciocchi, oppure fanno finta di niente oppure ancora vogliono lucrare sul contratto».

Il tema è delicato. Gli atleti sono macchine pressoché perfette, combinazione miracolosa di equilibri delicatissimi. Un evento traumatico, un infortunio importante cancella anni di costruzione e costringe a ripartire da zero, dal ricostruire un’efficienza fisica che non si può dare per scontata. Ecco il motivo per cui in questo 2024 sarà interessante vedere all’opera Bernal e Alahilippe, aspettando con fede che anche Marta Cavalli si riprenda dall’ultima caduta e torni a prendersi ciò che è veramente suo.

Valerio Conti: la caduta, le stampelle, la ripresa e le SFR

22.06.2023
5 min
Salva

Ci aravamo lasciati con Valerio Conti in stampelle al Giro d’Italia. Il corridore della Corratec-Selle Italia aveva preferito restare con i compagni, anziché tornare a casa. In qualche modo era giusto aiutarli anche se in modo particolare e soprattutto era giusto continuare a respirare l’aria del Giro, delle corse… anche per mantenere vive certe emozioni e la concentrazione (in apertura foto @liisasphotoss).

Conti si era fratturato il bacino nel corso della terza frazione. Aveva portato a termine la successiva, ma poi il dolore era troppo grande. Da lì gli esami, la frattura, il ritiro. Sembrava che Conti dovesse ritornare in gara già al Giro di Slovenia, ma poi le cose non sono andate così. Questa domenica però lo rivedremo col numero sulla schiena al campionato italiano in Trentino.

Il laziale al Giro, nonostante la frattura al bacino
Il laziale al Giro, nonostante la frattura al bacino
Valerio, partiamo dalla situazione sanitaria, diciamo così: cosa era successo e come sono andate le cose.

Ho riportato la frattura del bacino, precisamente della branca ileo-pubica. Mi sono dovuto fermare un mese alla fine. E infatti mi avevate visto con le stampelle al Giro. Ho capito quasi subito che non sarei ripartito al Giro di Slovenia (14-18 giugno, ndr), perché avevo perso molto e poi sono emerse delle complicazioni. Senza contare che mi avrebbero tirato troppo il collo e molto probabilmente neanche lo avrei finito.

Che tipo di problemi?

Alla fine dalla caduta alla ripresa sono stato fermo per un mese. Ho ripreso la prima settimana di giugno. Avevo una gamba nettamente più forte dell’altra, così in bici sono usciti subito dei dolori. Tra questi il più importante è stato quello al nervo sciatico che si è infiammato. Io in carriera non mi ero mai fratturato nulla e adesso capisco chi ha fratture importanti. Non è come quando ti rompi una clavicola. Il problema alla fine non è tanto l’allenamento, quanto quello che ne consegue: muscoli, tendini, postura… non hai più l’efficienza di pedalata.

Efficienza di pedalata: che sensazioni avvertivi?

In questi casi si crea una differenza tra gamba destra e sinistra, per me ancora di più in quanto avevo camminato a lungo con le stampelle, pertanto non ero in equilibrio. Questo deficit era importante. Sentivo che non spingevo e che non ero in equilibrio appunto.

Conti (classe 1993) era al suo ottavo Giro d’Italia. Qui la presentazione nella notte di Pescara
Conti (classe 1993) era al suo ottavo Giro d’Italia. Qui la presentazione nella notte di Pescara
E come ti sei mosso?

La prima settimana di giugno quando ho ripreso, sono subito emersi i dolori. Così la squadra mi ha consigliato prima un osteopata, Pagni, in Toscana. E poi un fiosioterapista, Palmisano a Roma. Ho fatto anche tre sedute a settimana. Il problema maggiore qual è stato? Che con la frattura appena saldata non potevi manipolare il bacino, ma dovevi fare altri tipi di trattamento, manipolazioni più muscolari o tendinee… Contestualmente facevo degli esercizi posturali, sempre sotto la supervisione del fiosioterapista.

Come sono andate le cose?

Ho fatto tutto con gradualità e infatti le cose sono migliorate subito. Alla fine credo che passino due mesi e mezzo dal momento della caduta alla ripresa di una condizione accettabile, forse anche tre. Io ho fatto le cose nei tempi giusti. Non ho forzato troppo i tempi. Frassi, il mio diesse, mi raccontava di quel che ha passato Pinot dopo la stessa frattura. Per sbrigarsi ha perso un anno, con continui problemi a seguire.

Sei stato chiaro. Valerio, passiamo ad altro. Ci dicevi che al Giro stavi bene…

Sì, stavo veramente bene. Ci sono arrivato come volevo: con le gambe, col peso, con la testa. Era dal 2019 che non andavo così. Poi magari non sarebbe bastato lo stesso perché si va più forte, però io in cuor mio credo che una tappa l’avrei portata a casa.

Quest’anno Conti ha ritrovato gambe buone. Eccolo all’attacco in una gara prima del Giro
Quest’anno Conti ha ritrovato gambe buone. Eccolo all’attacco in una gara prima del Giro. Dopo l’italiano correrà il Sibiu Tour
Perché dici così?

Non lo so, ma sono quelle cose che ti senti. Poi spesso la corsa la so leggere e so prendere le fughe. Le ho prese quando avevo “mezza gamba”, con una buona condizione avrei potuto fare bene.

Rivedendo il Giro c’è una tappa più di altre che ti sarebbe stata congeniale?

Quella in cui il mio compagno Vacek ha fatto secondo, quella di Campo Imperatore.

E ora come stai?

Eh, come sto? Sto che mi dispiace… Adesso che ho ripreso e penso a come andavo e come stavo, vedo che devo fare tanto, tanto lavoro. Mesi di sacrifici buttati all’aria in un attimo. So quel che c’è dietro per ritornare lassù. Ma non mollo. La testa, la voglia e la concentrazione ci sono ancora. Ho capito che bisogna soffrire quando è il momento e di vivere il presente.

Qual è il piano? Farai dell’altura?

No, niente altura. Nelle mie condizioni meglio correre e trovare il ritmo gara. Anche perché non devo preparare un grande Giro. Io devo puntare alle corse di un giorno o a delle tappe, quindi nel mio caso è meglio gareggiare. Almeno questo è il mio pensiero. Fosse stata primavera prima del Giro avrei risposto diversamente, ma adesso credo vada bene così.

Conti e Formolo, rivali ma soprattutto amici sin dai tempi degli U23. Eccoli insieme sulle strade veronesi
Conti e Formolo, rivali ma soprattutto amici sin dai tempi degli U23. Eccoli insieme sulle strade veronesi
Le corse non mancano da qui a fine stagione…

Si può ancora fare bene. In più, anche ripensando al discorso dell’altura, non è che le condizioni crescono all’infinito, ad un certo punto della stagione si livellano un po’ e magari è anche più facile riuscire a vincere una corsa.

Condizione, allenamenti… cosa hai fatto di preciso?

Nella prima settimana avevo l’obbligo di pedalare senza forzare troppo finché non sopraggiungeva il dolore. Se questo arrivava dopo due ore, a due ore mi fermavo. Poi ho iniziato con la forza in bici: le SFR. E queste hanno avuto una doppia valenza per me. Oltre alla forza infatti, pedalando a bassa cadenza con lunghe contrazioni, i muscoli lavorano più in equilibrio. Si distingue meglio la fase dello spingere e del tirare. E infatti le sto facendo ancora molto. Poi man mano ho allungato le uscite e inserito un po’ d’intensità. In questi giorni per esempio sto uscendo con Formolo… che mi tira il collo!

Slongo e il rientro del campione dopo un infortunio

22.08.2022
6 min
Salva

Egan Bernal è rientrato in corsa 345 giorni dopo la sua ultima gara. Un lasso di tempo davvero importante, di fatto è una stagione. Non è facile gestire uno stacco così, specialmente dopo un infortunio e ancora di più quando di mezzo c’è un super campione. Tutto diventa più delicato: più accortezze, più attenzioni mediatiche, più interesse da parte di team, sponsor, tifosi…

Premesso che il colombiano in Danimarca si è ritirato per una caduta (foto di apertura), ma per precauzione, da Paolo Slongo diesse e in questo caso ancora di più, preparatore di lungo corso, ci facciamo spiegare come si gestisca questa fase. Lui ci è passato più volte con Vincenzo Nibali, in particolare dopo la caduta nella quale riportò la frattura di una vertebra al Tour de France sulle rampe dell’Alpe d’Huez.

Slongo Nibali Dorelan
Slongo ha lavorato per anni con Nibali. Anche nel 2018, quando lo Squalo si ruppe la vertebra al Tour
Slongo Nibali Dorelan
Slongo ha lavorato per anni con Nibali. Anche nel 2018, quando lo Squalo si ruppe la vertebra al Tour
Paolo, appunto, come evolve una situazione simile?

I campioni, ma direi i corridori in generale, chiaramente sono dispiaciuti quando sono vittime di infortuni, ma restano campioni anche in quel momento poiché sanno che non ci possono fare nulla. A livello psicologico è qualcosa che pesa, ma riescono a prenderlo dal lato giusto. E soprattutto dopo poco tempo hanno voglia di tornare. E qui si rischia l’errore.

Quale?

Quello di affrettare i tempi. Un errore che si ripercuote sia nell’immediato che nel lungo periodo. Il campione ancora di più deve dare tempo al corpo di riassestarsi. Il ciclista poi è un “gladiatore” e a seconda di cosa abbia, dopo una settimana ti chiede se può fare i rulli, oppure fare questa o quella attività.

Bisogna tenerlo a freno, insomma…

Esatto, ho constatato che è così. Poi però dall’altra parte subentra il discorso del peso. Perché è vero che non deve fare nulla, ma neanche può ingrassare e così gli devi stare dietro e dirgli di stare attento a cosa e quanto mangiare. 

In Danimarca Bernal si è messo a disposizione del team. Nonostante l’altimetria easy prima del ritiro aveva oltre 20′ di ritardo
In Danimarca Bernal si è messo a disposizione del team. Nonostante l’altimetria easy prima del ritiro aveva oltre 20′ di ritardo
E poi c’è il rientro…

La prima parte del ritorno in sella è quella forse più difficile. Il campione ha in testa ciò che era e dopo un’ora che pedala ha il fiatone oppure vede l’amatore che lo passa e pensa: una vita a costruire, un attimo a perdere tutto. La sua testa vorrebbe una cosa, le sue gambe e il suo corpo no. Eppure già dopo 7-8 giorni ritrova un colpo di pedale dignitoso e da quel momento tutto è un po’ più facile e il campione torna a volare con la testa. Alla fine ci sono delle fasi per il rientro.

E quali sono?

Nella prima fase prende coscienza dell’infortunio sul momento dell’incidente e realizza quando inizia a pensare che ne può uscire al meglio che può. La seconda fase è quella prima di ripartire o quando è appena ripartito e si rischia di affrettare i tempi (è ancora una fase psicologica). La terza è la ripresa graduale e traumatica, quando testa e corpo ancora non vanno all’unisono, come dicevamo. La quarta fase, la più facile, quando capisce che può tornare ai suoi livelli. E in quel caso regna l’ottimismo.

Magari non è bellissimo da dire, ma per un campione che è “più prezioso” e caro rispetto ad un corridore normale ci sono delle accortezze?

Secondo la mia esperienza, il medico del team cerca sempre più pareri, il più possibile autorevoli, interroga vari settori interessati a quell’infortunio: non si può sbagliare. L’atleta deve continuare a produrre determinate prestazioni. Poi c’è il team che cerca di non affrettare i tempi e la prima cosa (come sta facendo la Ineos-Grenadiers con Bernal, ndr) che vuole è che l’atleta torni come era prima dell’incidente. Valuta le varie opzioni per il suo rientro perché c’è un patrimonio da recuperare ed eventuali scelte anche sul suo futuro.

La sfortunata caduta di Nibali verso l’Alpe d’Huez nel 2018 che gli costò una frattura vertebrale
La sfortunata caduta di Nibali verso l’Alpe d’Huez nel 2018 che gli costò una frattura vertebrale
Paolo, parlando di termini più tecnici, abbiamo visto che Bernal, scalatore, è tornato in corsa al Danimarca, dove la salita più grande è poco più di un cavalcavia. Giusto o sbagliato?

Direi che questa è la quinta fase: la scelta del rientro alle corse. E per me Bernal e la sua squadra hanno fatto bene. L’importante è correre e non dove. Anzi, se non è una corsa troppo adatta alle caratteristiche del corridore è quasi meglio. Poi bisogna valutare anche altri fattori, come la paura dell’atleta. Per esempio penso ad Evenepoel quando è caduto in discesa al Lombardia: lì c’è anche un problema psicologico. In quel caso, e vado forse un po’ contro a quanto ho detto, cerchi anche di affrettare il suo rientro.

E’ come quando si cade da cavallo. Si dice che bisogna risalire in sella subito…

Esatto. Certe risposte, fisiche e mentali, le trovi sono in corsa. Se c’è la paura del gruppo, della caduta solo ributtandolo nella mischia vedi se il trauma è stato cancellato. Tornando al caso Bernal per me ha scelto la corsa migliore per rientrare.

Perché?

Ha potuto riprendere a correre con gradualità, non c’erano salite, doveva “solo” stare nella mischia e fare ritmo. In questo modo non ha avuto neanche bisogno di conferme per la salita, per lui che è scalatore. Magari si è staccato e questo gli è pesato. Lui deve fare le cose in progressione e alla sua squadra non interessava il risultato, ma ritrovare l’atleta.

I dati di una seduta di Egan: in Ineos chiaramente conoscevano il livello di Bernal prima di farlo gareggiare (foto Twitter)
I dati di una seduta di Egan: in Ineos chiaramente conoscevano il livello di Bernal prima di farlo gareggiare (foto Twitter)
Tanto che in Danimarca alla prima caduta lo hanno fatto fermare…

Per esempio, quando Nibali cadde al Tour e si ruppe la vertebra pensava al rientro al mondiale. Vincenzo è un campione e per il mondiale ha recuperato in tempi brevi, ma gli mancava qualcosa. Due settimane dopo al Lombardia ha fatto secondo, ma stava crescendo. Più passava il tempo e più era competitivo. Questo gli ha dato le risposte giuste. E ha potuto passare un inverno sereno, senza dubbi circa la possibilità di essere ancora competitivo. Se invece il Bernal della situazione si stacca avrebbe dei dubbi. Non avrebbe trovato delle risposte alle sue domande.

E con il ritmo come la si mette? Si fa parecchio dietro motore?

Dipende da come sta il corridore e quando torna. Ma ormai gli staff hanno i loro dati, i loro parametri. Di Bernal per esempio ho visto che già avevano pubblicato dei dati (incoraggianti) sulla sua Vam: hanno dei riferimenti. A quel punto la preparazione è quella standard prima di una corsa e se faceva dietro motore prima dell’infortunio, lo farà anche dopo il post infortunio.

Alaphilippe, via all’operazione Tour con qualche domanda

07.06.2022
4 min
Salva

Sono passati 47 giorni dalla caduta di Julian Alaphilippe alla Liegi-Bastogne-Liegi e dal suo ricovero all’ospedale di Herentals, la città di Van Aert. Era il 24 aprile e il colpo fu violentissimo. Il campione del mondo finì contro un albero a circa 70 all’ora e il colpo fu così violento che il francese riportò la frattura di una clavicola e di due costole, oltre a un emopneumotorace (un versamento di sangue tra il polmone e la parete del torace). La sua compagna Marion e il figlio Nino furono costretti a raggiungerlo in Belgio, dato che Julian non era ancora in grado di viaggiare. Poi le cose hanno iniziato a risolversi con la velocità tipica dei corridori.

E’ il 24 aprile, Romain Bardet scende nella scarpata per soccorrere Alaphilippe (immagini televisive)
E’ il 24 aprile, Romain Bardet scende nella scarpata per soccorrere Alaphilippe (immagini televisive)

Dai rulli all’altura

Il 12 maggio infatti, leggendo le cronache de L’Equipe, Alaphilippe ha fatto sapere che il pneumotorace si era completamente risolto e che avrebbe potuto riprendere ad allenarsi in modo blando sui rulli. Questa fase è durata il minimo indispensabile. Infatti dopo pochissimo tempo, Alaphilippe è sceso dai rulli ed è tornato su strada. Al punto che i medici della Quick Step hanno dato il via libera per la partecipazione dell’iridato al training camp in altura di Sierra Nevada di fine maggio (foto Instagram di apertura).

«Sono super felice di essere qui – ha detto dopo il primo allenamento con Senechal e Jakobsen – fa bene al morale tornare in mischia. Il mio programma è piuttosto leggero rispetto agli altri, i carichi di lavoro sono completamente diversi. Devo attenermi a questo, è importante non esagerare. Faccio principalmente uscite di resistenza. Non posso fare sprint e sforzi violenti. Bisognerà vedere come si evolverà la situazione. Per ora non so quando tornerò in gruppo, ma sono felice».

I medici della Quick Step hanno dato via libera ad Alaphilippe, visti i suoi miglioramenti (foto Instagram)
I medici della Quick Step hanno dato via libera ad Alaphilippe, visti i suoi miglioramenti (foto Instagram)

Porte aperte al Tour

La pagina Tour de France va aperta con cautela. Se il recupero proseguirà senza intoppi, il francese potrebbe essere in tabella per arrivare al primo luglio nelle condizioni giuste. Ma come è facile intuire, ogni cosa dovrà procedere senza il minimo intoppo.

«Non si può escludere che ci siano complicazioni – dice Lefevere, consapevole delle differenze di un Tour con o senza la maglia iridata in gruppo – ma deve rimanere cauto. Terremo aperte le porte del Tour fino all’ultimo momento, ma Julian non può fare miracoli. Anche se tutto va bene, sarà limitato».

Motivazioni a mille

I corridori allontanano i limiti e alzano l’asticella. L’esempio di Bernal è ancora davanti agli occhi e anche se non è sempre rose e fiori, abbiamo imparato che la giusta mentalità permette di spianare anche gli ostacoli più alti.

«Mi sto allenando tranquillamente – dice Alaphilippe – e senza stress, ma sempre con l’idea di partecipare al Tour. Se ci riuscirò, la mia condizione non sarà certamente ottimale e la preparazione diversa dal solito, ma non è questa la cosa più importante. Ho recuperato velocemente e bene, ho ripreso abbastanza presto a pedalare e fare il Tour è un obiettivo che mi motiva molto. Questo è essenziale».

Al Tour 2021 un giorno in maglia gialla, poi presa da Van der Poel
Al Tour 2021 un giorno in maglia gialla, poi presa da Van der Poel

Punto a fine giugno

Non ci sono date previste per il recupero. Inizialmente Julian aveva previsto di rientrare al Delfinato e poi sarebbe andato in ricognizione su alcune tappe del Tour, prima di partecipare ai campionati nazionali.

«Ma giugno è arrivato troppo in fretta – ha detto Lefevere – Julian ha un grande morale, le sue ferite si sono rimarginate in fretta, ma nessuno è in grado di dire quando tornerà in gara».

Il Delfinato intanto è partito senza di lui, il campionato nazionale sarà un’importante verifica. Se dovesse saltarlo, anche il Tour sarebbe necessariamente a rischio. In caso contrario, lo vivrà come importante verifica, prima di prendere la decisione definitiva.

Troìa, lento ritorno dopo l’infortunio guardando a Nord

12.11.2021
5 min
Salva

In questo viaggio nelle ripartenze autunnali e in vista dei primi ritiri invernali, dopo Ballerini e Gavazzi, si fa oggi tappa a casa di Oliviero Troìa, che la stagione l’ha finita davvero male. Spalla rotta il 24 agosto mentre si allenava e addio gran finale, con la Roubaix che da sogno si è trasformata in un miraggio.

Se ti fermi il 24 agosto, per arrivare al ritiro di gennaio c’è una vita. La UAE Team Emirates non farà infatti quello di dicembre, avendone da poco concluso uno nel deserto. Per cui tutti i corridori sanno di doversi gestire sino alla fine dell’anno, trovando a casa la base di condizione su cui a gennaio sarà… costruita quella per correre.

«Tutto settembre sono stato fermo – spiega il ligure – anche perché per una decina di giorni la spalla mi ha fatto parecchio male. La frattura era scomposta e per fare qualunque cosa, ho avuto bisogno della mia compagna. Ho tenuto il tutore bello stretto per tutto il tempo, finché ho potuto toglierlo dopo 35 giorni. E anche se adesso a volte ho qualche dolorino, le cose vanno bene. Ho controllato che non ci fosse qualche scompenso, come di solito può succedere dopo una caduta. E visto che andava tutto bene, piano piano ho ripreso a muovermi».

Con il figlio Giulio, nato a fine marzo, e la compagna Carola in Piemonte alla fine di ottobre (foto Instagram)
Con il figlio Giulio, nato a fine marzo, e la compagna Carola in Piemonte alla fine di ottobre (foto Instagram)

La testa a freno

In questi casi, la testa va più veloce delle gambe. La voglia di riscatto è benzina e sarebbe facile bruciare le tappe, commettendo il più classico degli errori.

«Ma la squadra è stata chiara – spiega – mi hanno detto di prendermela con calma, proprio perché fino al ritiro c’è un sacco di tempo. Perciò settembre l’ho vissuto in modo davvero blando, poi ho ricominciato per colmare il gap che di sicuro in questo momento ho rispetto a chi ha corso fino al Lombardia. Anche se molli, una base di condizione ti resta e la mia ha iniziato a spegnersi dopo il Polonia, ultima corsa che ho fatto. Così fino a due settimane fa, sono solo andato in bici e a sensazioni. Adesso si lavora seguendo un filo».

Esplosività in palestra

Quando si riparte, la tabella è comunque blanda e magari a volte neppure serve. I corridori hanno ormai la loro routine e sanno gestirla, a metà fra i numeri e le sensazioni.

«Adesso il lavoro è fatto di palestra e bici – spiega – due giorni di palestra a settimana, quattro di bici e uno di riposo. Nel giorno della palestra la bici c’è lo stesso, ma poca e fatta con l’obiettivo di lavorare bene. Per cui un’oretta prima di entrare in palestra, come riscaldamento, e un’oretta all’uscita per sciogliere le gambe. I lavori che faccio infatti sono intensi e con molto peso. In questa fase mi concentro sulla forza esplosiva vera e propria. Quindi poche ripetizioni, ma caricando molto, allo squat, la pressa e tutto quello che riguarda le gambe. Per la parte superiore invece faccio soprattutto core stability, per bilanciare i carichi delle gambe».

Ha corso a Kuurne con la spalla dolorante: gli esami hanno rivelato una clavicola rotta nella caduta del giorno prima alla Het Nieuwsblad
Ha corso a Kuurne con la spalla dolorante: gli esami hanno rivelato una clavicola rotta

Obiettivo Nord

Il programma delle corse 2022 non è stato ancora delineato, ma nei desiderata di Troìa ci sono le classiche del Nord che nel 2021 gli sono rimaste nella gola come una spina. Coinvolto in una caduta alla Het Nieuwsblad, si è ritirato. Il giorno dopo, nonostante il dolore alla spalla, ha corso a Kuurne e ugualmente non è riuscito a finire la corsa. Le radiografie hanno infatti evidenziato la frattura della clavicola.

«Andavo forte – ammette con un po’ di malinconia – avrei aiutato Trentin e magari mi sarei ritagliato il mio spazio. Invece mi sono caduti davanti, non sono riuscito a evitarli e mi sono rotto la clavicola. Non proprio una partenza fortunata. In squadra sono arrivati altri velocisti, difficile ci sia posto nelle volate, ma in Belgio voglio provare a fare qualcosa, voglio arrivarci più forte dell’ultima volta».

La ripresa degli allenamenti dopo la frattura della spalla è stata blanda: giusto non avere fretta (foto Instagram)
La ripresa degli allenamenti dopo la frattura della spalla è stata blanda: giusto non avere fretta (foto Instagram)

La base giusta

Siamo talmente presi dai ritmi frenetici che un inverno come il suo sembra quasi vuoto e privo di riferimenti. In realtà poter lavorare per costruire la base per tutto dicembre è una fase piuttosto importante.

«Si può proprio parlare della base su cui costruire la condizione in ritiro – dice – per cui adesso in bici vado a sensazioni e ogni tanto inserisco degli esercizietti al medio. All’inizio dieci minuti, poi trenta. In questi giorni sto approfittando del fatto che fa ancora caldo e vado anche a cercarmi qualche salita, perché poi sarà difficile. A gennaio invece si alzeranno i giri, faremo ritmo gara e lavori specifici. C’è da arrivarci pronti. Mi alleno spesso con Trentin, visto che viviamo vicini. E ho avuto la fortuna di tenermi con il peso nei giorni in cui non potevo allenarmi per la spalla. Per cui c’è tutto quello che serve per fare un buon inverno. Per evitare problemi col Covid non partiremo dall’Argentina e probabilmente nemmeno dall’Australia. Per cui si correrà un po’ più avanti in Europa. E tutto sommato proprio male non è. La stagione sarà lunga…».