Ogni giorno i giornalisti belgi vanno al pullman della Visma-Lease a Bike e chiedono a Marc Reef, che guida la squadra al Giro, come sta Van Aert. Lo racconta bene Het Nieuwsblad, il cui inviato Jan-Pieter de Vlieger annota che le risposte della squadra stanno lentamente cambiando di tono. Al via della tappa di Matera, Reef ha risposto: «Speriamo che Wout guarisca». Al via da Castel di Sangro, il responso è stato: «Wout sta migliorando un po’ ogni giorno».
I progressi sono visibili, tanto che a Napoli il belga si è ritrovato nell’ultimo chilometro a giocarsi la tappa con Plowright, in piena preparazione per lo sprint. Dal punto di vista tattico, può essere stato un errore, ma Van Aert era felice di avere ancora forza nelle gambe.
9ª tappa, la tappa di oggi: Gubbio-Siena di 181 km9ª tappa, la tappa di oggi: Gubbio-Siena di 181 km
Il Van Aert del 2020
E’ opinione comune che una prima risposta attendibile sulle condizioni di Van Aert potrebbe arrivare oggi. La tappa Gubbio-Siena è una piccola Strade Bianche. I settori di sterrato sono soltanto cinque, ma i quasi 30 chilometri (di cui 26 concentrati in 34 chilometri di percorso) potrebbero rivelarsi un banco di prova severo e attendibile. L’arrivo a Piazza del Campo è lo stesso di marzo, con la salita di Santa Caterina.
Van Aert vinse su quelle strade nel 2020, con la condizione eccezionale che di lì a poco gli avrebbe permesso di vincere anche la Sanremo. E’ evidente che Wout non abbia la condizione di allora, ma l’assenza dei grandi specialisti potrebbe rendergli il compito meno gravoso.
Nel 2020 Van Aert vinse la Strade Bianche. Qui è con Fuglsang e AlaphilippeNel 2020 Van Aert vinse la Strade Bianche. Qui è con Fuglsang e Alaphilippe
Fra Yates e la fuga
Durante la preparazione del Giro, Wout ha svolto una ricognizione sul percorso della tappa. «E’ davvero difficile – ha affermato ieri – si tratta di una Strade Bianche a tutti gli effetti, non di una copia in miniatura come a volte si vede nei Grandi Giri. Mi sento meglio. Tagliacozzo è stata una tappa dura, ma l’ho superata bene. Ieri c’era tanto dislivello, tappa per veri scalatori. Ho sperato di tenere nel finale vallonato e per questo avevo pensato a una fuga, ma non è andata come pensavo.
«E adesso non vedo l’ora di correre sugli sterrati. Ma con la mia forma attuale non posso concentrare tutto in una tappa specifica. Ecco perché voglio provare a lottare per la vittoria di tappa ogni volta che sarà possibile. So che la priorità della squadra è portare Simon Yates al traguardo senza problemi, ma io ho carta bianca per unirmi a una fuga».
L’attacco di Pidcock a Pogacar su Monte Sante Marie: un’immagine dell’ultima Strade BiancheL’attacco di Pidcock a Pogacar su Monte Sante Marie: un’immagine dell’ultima Strade Bianche
Gli uomini di classifica
Sarà vero però che non ci saranno tra i piedi degli specialisti? E non è forse vero che negli ultimi anni la Strade Bianche si è trasformata in una corsa per scalatori, più che per esperti del fuoristrada? Ci sarà Vacek, che per certi versi somiglia a Van Aert, ma appare molto più in condizione. Ci sarà Pidcock, che a marzo si è arreso soltanto a Pogacar. E il suo allenatore Kurt Bogaerts è in sintonia con lo scetticismo sul ruolo che avrà Van Aert.
«Mads Pedersen con la sua forma attuale – ha detto al giornale belga – può essere della partita, ma per il resto vedo solo i corridori della classifica generale. Giulio Ciccone, Primoz Roglic, Juan Ayuso o Egan Bernal, che ha già ottenuto un quinto posto alla Strade Bianche. Lo si vede anche nelle tappe sul pavé del Tour, dove vengono alla ribalta anche gli uomini di classifica, che hanno il motore più potente. Van Aert potrebbe starci, ma credo che non sia ancora al massimo della forma. E’ normale non essere molto costanti dopo un incidente come quello della Vuelta. Credo che vedremo il Wout van Aert del passato solo nella seconda metà di quest’anno».
Quest’ultimo parere ha gelato l’entusiasmo dei media belgi. Che però stamattina ugualmente si sono presentati al pullman della Visma-Lease a Bike chiedendo a Reef qualche aggiornamento sulle condizioni del loro beniamino. Wout li ha abituati così bene, che è difficile credere nella sua vulnerabilità ed è sempre bello sperare che gli riesca un altro miracolo.
Egan Bernal ha vinto il Giro d'Italia utilizzando gli scarpini Sidi Sixty, leggeri e performanti, ideali per correre anche in condizioni meteo sfavorevoli
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Ci fosse stato ancora Alfredo Martini, la prima telefonata sarebbe toccata a lui. Gli avremmo chiesto di parlarci di Rik Van Looy, visto arrivare nei suoi ultimi anni di carriera e poi seguito con gli occhi del tecnico. Siamo certi che Alfredo avrebbe avuto qualche aneddoto sulle 379 vittorie del belga scomparso ieri, a due giorni dal novantunesimo compleanno, che si sarebbe celebrato domani. Due volte campione del mondo (in apertura il podio del 1961 a Berna, quando si impose su Defilippis e Poulidor). Vincitore di tutte le prove Monumento e anche delle altre classiche originarie. Vinse infatti anche la Freccia Vallone, la Parigi-Bruxelles e la Parigi-Tours che a Merckx è sempre sfuggita.
Come lo racconti a un lettore di oggi il campione di quel ciclismo in bianco e nero, così duro da diventare mitico? Come diceva Alfredo, a un giovane devi dire quello che accadrà, non quello che è accaduto. E allora proveremo a fare un esperimento, cercando di leggere il presente con gli occhi di Van Looy, che lo scorso anno alla vigilia dei 90 anni rilasciò una lunga intervista al belga Het Nieuwsblad. In che modo un uomo di 90 anni, che lottò contro i giganti e che con le sue Guardie Rosse schiacciò il gruppo ben più di quanto abbiano fatto di recente Visma e UAE, vedeva il ciclismo di oggi?
E’ il 2006, Boonen ha vinto il secondo Fiandre, eguagliando Van Looy, che poi supereràE’ il 2006, Boonen ha vinto il secondo Fiandre, eguagliando Van Looy, che poi supererà
Ciclista o calciatore?
«Se mi chiedono cosa sarei diventato se non avessi fatto il corridore – dice Van Looy nell’intervista – rispondo sempre: il calciatore. Ho tirato la matassa. Ho giocato con la squadra studentesca di Grobbendonk e siamo diventati campioni provinciali contro l’Anversa. La foto è rimasta appesa per anni nella mensa di Grobbendonk e forse è ancora lì. Alla fine ho dovuto scegliere. E come è andata? Ero appena diventato per la seconda volta campione belga tra i dilettanti e così ho scelto il ciclismo. Ma guardandomi indietro, se avessi potuto fare la stessa carriera da calciatore, avrei scelto diversamente. Il calcio è meno stressante. Nelle corse ci sei solo tu, nel calcio sono in undici. Puoi giocare male per mezz’ora e nessuno se ne accorge».
Muratore bambino
«Oggi si diventa professionisti a 18 anni – la risposta di Van Looy – non c’è paragone possibile. Ai miei tempi i bambini difficilmente andavano in bicicletta, perché quella era una cosa da adulti. Da bambino io andavo a fare il muratore con nostro padre. Ho aiutato a costruire la nostra casa, che è ancora lì. Evidentemente usammo il cemento buono. Ho avuto la prima bicicletta quando ho iniziato a distribuire riviste. Da quando avevo dodici anni. La mattina consegnavo trecento giornali, il pomeriggio andavo a scuola, sempre che il mio giro non finisse troppo tardi. E’ cominciata così. Bucai una gomma e portai la bici al negozio di un meccanico che faceva anche il corridore. Andai alle gare con lui, finché comprai anch’io una bici con il manubrio curvo e lui mi chiese perché non provassi a fare una gara».
Dal 2022 con arrivo a Herentals si svolge ogni anno il Grote Prijs Rik Van LooyDal 2022 con arrivo a Herentals si svolge ogni anno il Grote Prijs Rik Van Looy
Staccato dal gruppo
«Non ero un bambino prodigio – ammette Van Looy – come quelli di adesso. Ho fatto la mia prima gara con gli esordienti. Pensavo che la mia abitudine nel consegnare i giornali mi avrebbe permesso di seguire bene il gruppo. Fu una delusione. Dopo tre giri ero già staccato. Ho pensato: questo non fa per me. Volevo fermarmi. Alla fine mio padre mi convinse a ritirarmi. Solo un anno dopo partecipai di nuovo a una gara. All’inizio è stato deludente, ma poco dopo ho trovato il mio ritmo. Quell’anno penso di averne vinte circa quattordici.
«Anche con i professionisti ho avuto difficoltà. Quando mi sono sposato pesavo 85 chili, mentre il mio peso in gara era intorno ai 70. Avevo appena finito di fare il soldato. Quell’anno ho fatto il Giro d’Italia e ovviamente mi staccavo tutti i giorni. Alla fine mi ritirai».
Van Looy apprezzava Evenepoel, col dubbio dei suoi mezzi nei Grandi Giri. Qui la Vuelta vinta nel 2022Van Looy apprezzava Evenepoel, col dubbio dei suoi mezzi nei Grandi Giri. Qui la Vuelta vinta nel 2022
Evenepoel e il Tour
«Cosa penso di Evenepoel? Che a volte si comporta alla grande – sorride Van Looy – ma spesso mi ha deluso. Ha vinto il Giro di Spagna, ma chi erano i suoi avversari? Non c’era quasi nessuno che fosse arrivato fra i primi dieci del Tour de France. L’anno dopo era in testa, fino al giorno in cui ha preso 25 minuti di distacco. A cosa serve aver vinto poi due tappe? Quanto valgono, se non sei più in corsa per la classifica? Gli altri avranno detto: “Vai avanti, piccolo. Se ti piace andare in fuga, fallo pure”.
«Però fa bene a provare col Tour. La mia sensazione è che in una classica, Remco può tenerli tutti a bada, al Tour non saprei. Una volta mi chiesero se fossi anche un bravo scalatore. “Sì – risposi – ero un bravo scalatore finché gli scalatori non hanno iniziato a fare il loro dovere”. Come star, Remco è impegnato con troppe cose. Questo non va bene. E poi: se la squadra inglese più ricca lo avesse voluto davvero, non se lo sarebbero preso già da tempo?».
“Infantile”: così Van Looy ha definito il dono della Gand del 2023 da Van Aert a LaporteVan Looy trovò “infantile” il dono della Gand del 2023 da Van Aert a Laporte
Van Aert e le classiche
«Mi aspettavo di più da Van Aert. Tutte le tappe che ha vinto al Tour – Van Looy è secco – non significano niente, lui deve vincere le classiche. Ha trent’anni, dopo la Milano-Sanremo pensavo che si fosse sbloccato, ma questo accadeva ormai quattro anni fa. Quando ha regalato la Gand-Wevelgem al suo compagno di squadra (Laporte, ndr) ho pensato: “Che infantile!”. Lui è il miglior corridore in gara, il compagno di squadra non ha fatto altro che il suo lavoro aiutando il suo leader. E quello gli dice: “Ecco, vinci tu”. Non ha alcun senso.
«E’ tutto troppo misurato in quella squadra. Quando leggo le interviste ai direttori sportivi, che spiegano cosa faranno chilometro dopo chilometro, io penso al leader e mi dico che dovrebbe essere lui a fare la sua tattica. Serve un direttore sportivo prima e dopo la gara, ma durante? Ai miei tempi il meccanico era più importante del direttore sportivo. Il direttore sportivo poteva leggere il giornale tutto il giorno».
Dietro Hinault ai Campi Elisi
«Sono stato per diciotto anni presidente della squadra di calcio di Herentals, ma non lo rifarei mai più. Il calcio è un mondo misterioso, penso anche a quei calciatori che cambiano bandiera per 100 franchi di differenza. Mi piaceva di più fare l’autista in gara per Sport 80. Avevo un grande vantaggio. Godet e Lévitan (allora dirigenti del Tour, ndr) mi conoscevano bene come corridore e così potevo osare un po’ di più. Ho guidato la mia auto alle spalle di Zoetemelk e Hinault sugli Champs-Elysées. Tutte le altre furono scacciate, rimasi io da solo. Piacevole. Ma l’anno successivo rimasi a casa. Era diventato troppo imbarazzante per gli altri giornalisti.
Van Looy con sua moglie Nini Marien, in un’immagine del 2013.Van Looy con sua moglie Nini Marien, in un’immagine del 2013.
«Allo stesso modo non mi va di fare l’opinionista televisivo. Ci sono bravi atleti che lo fanno ed è un ruolo in cui se parli chiaro, rischi di farti molti nemici. Anche adesso. Mi chiedi cosa penso di Evenepoel e di Van Aert, ma in realtà non voglio offenderli. A dire il vero neppure capisco la necessità di avere un secondo commentatore. Se sei un bravo giornalista, perché hai bisogno di qualcuno accanto a te?».
Bicicletta addio
«Ho smesso cinque anni fa di andare in bicicletta. Ero appena uscito con un gruppo – ricorda Van Looy nella bella intervista – lungo il canale fino ad Anversa e ritorno. A 30, 35 l’ora. Mi sono reso conto che avevo fatto troppa fatica. Così ho pedalato sui rulli a casa per un po’, ma ho smesso di fare anche quello. Mi faceva male il sedere. Perciò il modo per mantenere lo stesso peso di quando correvo è non mangiare troppo. Ogni tanto pranzo da mia nipote, ma di solito vado da me dal macellaio e al supermercato. Cucino da solo. Patatine fritte surgelate con maionese: niente di più facile. E guardo anche molta televisione. Calcio, pallavolo, basket, corse: guardo tutto, spesso due volte. Mi manca mia moglie, ma siamo stati sposati per più di 65 anni, di cosa potrei lamentarmi? La cosa più importante è che continui a funzionare la testa. Perché se dovesse smettere, cosa ci farei ancora qui?».
Rik Van Looy è morto ieri, dopo che le ultime settimane erano state piuttosto pesanti a causa di qualche problema fisico. Ma la testa è sempre rimasta al suo posto. Ci piace pensare che abbia avuto il tempo di pensare per l’ultima volta al suo amato ciclismo e di prepararsi finalmente per incontrare nuovamente sua moglie Nini.
Che cosa si dice in casa Belgio alla vigilia della crono? Il quotidiano Het Nieuwsblad ha coinvolto per un’analisi della crono olimpica un altro specialista belga che non le manda a dire: Victor Campenaerts. Il vincitore della tappa di Barcelonette al Tour de France ha composto il suo podio analizzando i candidati alle medaglie di Parigi – Evenepoel, Tarling e Ganna – con una serie di considerazioni che sintetizziamo per offrire il polso di come il Belgio del ciclismo si accinga a vivere il primo giorno di gare del ciclismo (in apertura foto Het Nieuwsblad/IMAGO/SW Pix).
Evenepoel e Van Aert arrivano a Parigi con diverse credenziali. Il secondo in effetti appare ancora sotto tono, ma va capito se i lavori fatti al Tour abbiano in qualche modo migliorato la sua condizione. Nei giorni scorsi ha provato un setup insolito sulla sua Cervélo, utilizzando la ruota lenticolare anche all’anteriore, dato che il percorso risulterà infine molto veloce. Il primo invece arriva con il morale alle stelle, la sensazione di essere il favorito e la sola crepa del terzo posto nella crono finale che potrebbe aver intaccato marginalmente la sua convinzione. Dopo la recon sul tracciato olimpico, Remco ha tuonato sulla condizione delle strade, a suo dire piene di buche.
Campenaerts ha 32 anni, è alto 1,73 e pesa 68 chili. Al Tour ha vinto la tappa di BarcelonetteCampenaerts ha 32 anni, è alto 1,73 e pesa 68 chili. Al Tour ha vinto la tappa di Barcelonette
Su Evenepoel
«Sarà una battaglia emozionante – ha detto Campenaerts a Het Nieuwsblad – una battaglia di secondi. Se a metà della cronometro ci fosse stata una salita di cinque chilometri al 6%, sarebbe stato meglio per Remco. Non perché non possa andare veloce su questo percorso, ma gli altri due sono troppo pesanti e ne sarebbero stati rallentati. Remco è in grado di gestire qualsiasi cosa in termini di percorsi: pesante, medio e piatto. Si corre a Parigi nel centro della città, dove ci sarà molto riparo a causa dei palazzi. Minore è il vento, maggiore è il vantaggio aerodinamico per Remco. Nei rettilinei andranno tutti a 60 all’ora.
«Vince Remco perché è in forma e ha un grande morale. Viene a Parigi con poca pressione. Ha fatto un buon Tour. E’ rimasto ancora per qualche giorno a Nizza con la moglie Oumi. E’ rilassato. Il Tour è stato il grande progetto suo e della squadra. Se al contrario il team avesse messo al centro le Olimpiadi, allora Remco avrebbe fatto più ricognizioni con l’allenatore della nazionale Sven Vanthourenhout. Anche se i due maggiori avversari hanno una preparazione più specifica, credo che possa vincere».
Tarling non ha più corso dopo i campionati nazionali e si è preparato per Parigi (foto Het Nieuwsblad/IMAGO/SW Pix)Tarling non ha più corso dopo i campionati nazionali e si è preparato per Parigi (foto Het Nieuwsblad/IMAGO/SW Pix)
Su Tarling
«Conquisterà l’argento a vent’anni. Gli atleti inglesi alle Olimpiadi superano se stessi, le vivono con lo stesso spirito con cui tutti gli altri vivono il Tour de France. Tarling ha fatto di questi Giochi un obiettivo. La corona anteriore da 68 denti sarà un vantaggio. Ne ho parlato ampiamente con Remco alla Parigi-Nizza: non so lui cosa sceglierà. Ma ovviamente Tarling non spingerà il 68×11. Su questo percorso che ha poche curve, io avrei osato anche un plateau più grande davanti, ma sarei andato molto agile dietro. Ad esempio il 70X14 produrrebbe meno attrito meccanico. Penso ci abbiano pensato, la INEOS Grenadiers è più avanti rispetto alla squadra di Remco in termini di marginal gains.
«Per Tarling sono le prime Olimpiadi – è la riflessione affidata da Campenaerts a Het Nieuwsblad – ma questo non inciderà tanto. Che si tratti del Tour of Britain o di Parigi, la cronometro rimane una prova in cui si pedala dal punto A al punto B il più rapidamente possibile. Tarling non è solo un ottimo cronoman, ha anche avuto il percorso migliore per prepararsi».
Ganna si è diviso fra il lavoro in pista e quello della crono (foto Het Nieuwsblad/IMAGO/SW Pix)Ganna si è diviso fra il lavoro in pista e quello della crono (foto Het Nieuwsblad/IMAGO/SW Pix)
Su Ganna
«L’italiano avrà avuto più o meno la stessa preparazione di Tarling, ma la nazionale britannica è leggermente diversa dagli azzurri. La forza degli italiani – annota Campenaerts su Het Nieuwsblad – è che nella corsa su strada, nonostante corrano tutto l’anno in squadre diverse, siano uniti come se fossero compagni per la vita. Questo in una cronometro non conta, ed è il motivo per cui ho messo Pippo al terzo posto. La INEOS Grenadiers aveva un progetto parallelo fra questi Giochi e il Tour. La dirigenza sapeva in anticipo che per Carlos Rodriguez non sarebbe stato facile arrivare terzo, così si è dedicata anche alla preparazione olimpica. Questa ha permesso a Tarling e Ganna di sviluppare il body in base alla velocità di gara stimata. L’effetto di un body migliore cambia a una velocità di 55 chilometri all’ora rispetto a una velocità di 48 chilometri all’ora.
«La nuova bici Pinarello sarà un grande vantaggio, soprattutto a livello psicologico. Se credi che vincerai e il tuo concorrente crede che tu sia imbattibile, allora sei già a metà dell’opera. Però non credo che aggiornando la bici si risparmieranno più di due secondi sull’intero percorso di 32,4 chilometri, anche se quei pochi secondi possono fare la differenza. Se alla fine Van Aert utilizzerà le due lenticolari, farà sicuramente una differenza maggiore rispetto alla nuova Pinarello. Il problema è che la bici diventa come un treno, difficile da guidare in curva. Wout è l’unico che possa guidarla e allora si avvicinerebbe ai primi tre. Mentre credo che Kung non avrà possibilità di medaglia, a meno che i primi tre non incorrano in qualche sfortuna».
Van Aert e le classiche del Nord: il Fiandre e la Roubaix. L’una e l’altra, l’una o l’altra. E’ questa la grande missione del belga per la prima parte di stagione, tanto da aver sacrificato per esse i lavori specifici della crono, la Strade Bianche di oggi e la Sanremo. E’ incredibile come nel giro di un anno e mezzo il supereroe instancabile – Van der Poel – si sia convertito in cecchino capace di programmare col contagocce e anche Van Aert abbia dovuto adeguarsi. Già lo scorso anno i loro programmi avevano preso a cambiare direzione: sarà vero che sul podio Wout ha sempre il sorriso, ma perdere sempre non è certo piacevole.
La vittoria in Algarve ha messo il primo tassello, quella di Kuurne ha fatto capire che il progetto è una cosa seria. Eppure c’è chi, come il francese L’Equipe, ha visto nella prestazione poco sicura della Omloop Het Nieuwsblad un livello insufficiente rispetto alla caratura del campione. Se infatti domenica ha fatto esplodere il gruppo a quasi 90 chilometri dall’arrivo, il giorno prima ne mancavano 30 quando non è riuscito a rispondere a Skujins sul Berendries. La vittoria di Tratnik a Ninove basta per dire che tutto va bene?
Lazkano era a corto di gambe, la volata di Kuurne è stata fra Van Aert e WellensDopo l’arrivo, con la mano di Wellens sulla schiena: un primo lampo di condizioneLazkano era a corto di gambe, la volata di Kuurne è stata fra Van Aert e WellensDopo l’arrivo, con la mano di Wellens sulla schiena: un primo lampo di condizione
Di nuovo il Teide
La vera novità di stagione per quanto riguarda Van Aert sta nel cambio di guida tecnica. Di lui ora si occupa Mathieu Heijboer, il gran capo degli allenatori della Visma-Lease a Bike, che ha dichiarato chiaramente gli obiettivi.
«La cosa che m’interessa – ha detto nell’inverno – è che Van Aert migliori in modo costante per essere al meglio in aprile. Senza picchi di forma precedenti, mostrando però un continuo progresso di condizione».
Stando così le cose, il piano si va svolgendo alla perfezione, sia pure con alcune perplessità legate alla periodizzazione dell’altura e scelte inedite. L’anno scorso Van Aert è stato sul Teide da metà febbraio a inizio marzo, mentre nel 2022 ne scese a fine febbraio per l’Omloop Het Nieuwsblad. Quest’anno, insieme ai compagni Tratnik, Benoot e Hagenes, Wout ha optato per un periodo di tre settimane subito dopo il weekend dell’apertura al Nord. Tornerà alla vigilia della E3 Saxo Classic (22 marzo), per dedicarsi alle classiche del pavé, con il Fiandre e la Roubaix come obiettivo principale. Dopo la Omloop Het Nieuwsblad, il diesse Arthur Van Dongen ha dichiarato che Van Aert non fosse ancora al top proprio perché non è ancora stato in altura, come invece i compagni Laporte e Jorgenson.
Alla Omloop Het Nieuwsblad, Van Aert non è riuscito a rispondere allo scatto di Skujins sul BerendriesAlla Kuurne, condotta più arrembante e corsa fatta esplodere dopo 90 chilometri: un bel Van AertAlla Omloop Het Nieuwsblad, Van Aert non è riuscito a rispondere allo scatto di Skujins sul BerendriesAlla Kuurne, condotta più arrembante e corsa fatta esplodere dopo 90 chilometri: un bel Van Aert
I dubbi e le domande
Il tema sulla durata dello stage e il rientro al livello del mare tiene banco sui media del Belgio. Het Nieuwsblad ha infatti interpellato Ruud Van Thienen, medico sportivo e ricercatore presso l’Università di Gand.
«Come ogni cosa legata all’essere umano, ci sono variazioni – spiega – ma in media si ottiene un vantaggio dallo stage in altitudine nelle quattro-sei settimane successive. Dopo due settimane, la quantità di globuli rossi extra prodotti è quasi completamente scomparsa e anche gli altri benefici si attenuano nel tempo. In media, dopo circa sei-otto settimane, nessuno degli altri effetti è più evidente».
Per cui la curiosità è sull’anticipo con cui andare, puntando alle classiche tra il Fiandre e la Roubaix e il carico di lavoro possibile per non esagerare con la stimolazione.
«Nei primi giorni – prosegue Van Thienen – l’energia passa dal tuo sistema all’adattamento all’altitudine e questa è energia che non è disponibile per l’allenamento. Devi ridurre il volume di lavoro durante l’intero periodo di permanenza in quota. Tutto quindi dipende da ciò che per il singolo atleta offre il massimo miglioramento delle prestazioni. Beneficia maggiormente del volume in più (dal 5 al 10%) con cui può allenarsi quando non è in quota, oppure beneficia maggiormente dell’effetto positivo dell’altitudine? Tutti migliorano andando in quota, ma la portata dell’effetto varia enormemente».
«Normalmente mi sento molto forte quando torno dall’altitudine – ha detto Van Aert dopo la vittoria di Kuurne – spero di trovare lassù quell’uno per cento in più».
Van Aert va da anni sul Teide: qui una foto del 2021 con Roglic, preparando proprio le classicheVan Aert va da anni sul Teide: qui una foto del 2021 con Roglic, preparando proprio le classiche
Sanremo addio
Domenica Van Aert ha fatto esplodere la Kuurne-Bruxelles-Kuurne. Ha portato con sé Wellens, Lazkano e Pithie e non ha avuto difficoltà nel metterli in fila all’arrivo. Ugualmente, è rimasto molto cauto sul suo stato di forma, che ha trovato migliore del giorno prima, ma ancora lontano dal top.
Sappiamo che il belga è spinto dalle ambizioni più elevate in relazione a Fiandre e Roubaix e il suo cammino per raggiungerle è iniziato lunedì con il volo verso Tenerife.
«Sto cercando di trovare l’ultima percentuale – ha spiegato – che mi è mancata per vincere finora il Fiandre o la Roubaix. Het Nieuwsblad e Kuurne sono state difficili per come le abbiamo gestite, ma i monumenti verranno tra cinque settimane: sarà un altro periodo, un altro livello. Non so quanto mi manchi per essere al top, ma ho bisogno di questo stage in altura».
Questo ha significato eliminare gare come le Strade Bianche o la Milano-San Remo: «Mi rende triste – dice – ma le ho già vinte. In questa stagione cambio tutto, non solo per le classiche visto che farò subito il Giro, che è anche una novità. Non so dire se ho ragione o no, ma dovevo cambiare».
Per Alaphilippe il secondo Fiandre in maglia iridata: una piacevole eccezione. Si riparte dalla caduta provocata da Van Aert nel 2020 contro la famosa moto