La gamma di prodotti firmati Castelli e realizzati con la tecnologia Polartec AirCore si allarga ulteriormente, arrivano i guanti Espresso 2 e dei nuovi copriscarpe. Una serie di capi che offrono calore, traspirabilità e un comfort elevato per affrontare al meglio l’inverno e le sue insidie. Pedalare e uscire quando le temperature si abbassano richiede una serie di accorgimenti tecnici importanti, con lo scopo di mantenere elevata la qualità dell’allenamento (in apertura foto Chiara Redaschi).
Grazie alla cerniera è possibile mettere e togliere agilmente i guanti durante la pedalata o le soste (foto Chiara Redaschi)Nella parte interna sono presenti inserti touchscreen sulle punte delle dita che aggiungono un’ulteriore dimensione praticaGrazie alla cerniera è possibile mettere e togliere agilmente i guanti durante la pedalata o le soste (foto Chiara Redaschi)Nella parte interna sono presenti inserti touchscreen sulle punte delle dita che aggiungono un’ulteriore dimensione pratica
Guanti Espresso 2
La novità nei nuovi guanti Espresso 2 risiede dell’applicazione del tessuto Polartec AirCore nella parte del dorso della mano. Una scelta, quella adottata dai tecnici di Castelli, che vuole garantire protezione dal vento e dal freddo senza rinunciare alla traspirabilità. La parte esterna della mano, infatti, risulta quella maggiormente esposta al vento e al freddo durante l’allenamento. L’applicazione della tecnologia Polartec AirCore eviterà di avere le mani ghiacciate e poco reattive, ma eviterà allo stesso modo accumuli di calore.
Anche il design è stato curato nei minimi dettagli, con l’aggiunta di una cerniera che arriva fino alla base del pollice. Così l’utente avrà modo di indossare in maniera facile e veloce i guanti, anche durante la pedalata.
I guanti Espresso 2 abbinano al loro interno l’isolamento PrimaLoft, inoltre sono stati inseriti degli inserti riflettenti sul dorso per aumentare la visibilità del ciclista. Sul palmo, invece, è stata applicata una stampa in silicone per aumentare la presa sul manubrio.
Prezzo: 99,95 euro.
Castelli, copriscarpe Espresso 2 si adattano a un range di temperatura che va dai -2 ai 10 gradi centigradi (foto Chiara Redaschi)Nella parte inferiore ecco il velcro che aiuta il ciclista a infilare e sfilare i copriscarpeCastelli, copriscarpe Espresso 2 si adattano a un range di temperatura che va dai -2 ai 10 gradi centigradi (foto Chiara Redaschi)Nella parte inferiore ecco il velcro che aiuta il ciclista a infilare e sfilare i copriscarpe
Copriscarpe in Polartec AirCore
La gamma invernale di accessori Castelli si completa con i copriscarpe Espresso 2, anch’essi sfruttano le proprietà del tessuto Polartec AirCore. Un capo che risulta così idrorepellente, antivento ed elastico, capace di garantire sempre il massimo comfort. Inoltre in Castelli hanno posizionato una protezione con cerniera nella parte posteriore.
E’ stato inserito anche un cinturino in velcro sotto il piede che consente una calzata facile e veloce sia sulle scarpe da strada che su quelle da gravel. Nella parte superiore è stato aggiunto un elastico in silicone così da evitare all’aria fredda e all’acqua di entrare nella scarpa.
Un paio di guanti, Luca Scinto, Michele Bartoli e la Freccia Vallone: metti tutto insieme e ne esce un bell’aneddoto di ciclismo.
Qualche giorno fa Michele Bartoli ci ha parlato della classica delle Ardenne. Il campione toscano è intervenuto sugli effetti tecnico-tattici che potrebbe avere l’inserimento del quarto passaggio sul Muro d’Huy. Inevitabilmente si finì per parlare anche della sua Freccia Vallone, quella del 1999.
Un’edizione storica, sia perché fu l’ultima ad essere stata vinta con un attacco da lontano e non con la selezione sul muro finale, sia per il maltempo che imperversava ad Huy quel giorno. Vento, neve, pioggia… insomma tipico meteo da Belgio. Ma c’è dell’altro.
Michele Bartoli e Luca Scinto ai tempi della MapeiMichele Bartoli e Luca Scinto ai tempi della Mapei
Guanti oversize
C’è una storia di un guanto e del suo proprietario, Luca Scinto.Un guanto, anzi, un paio di guanti a dire il vero che iniziarono la corsa con Luca e la finirono con Michele.
«Ricordo – racconta Scinto con grande passione – che cominciava il tempo brutto. Iniziava a nevischiare. Michele ci disse di andare avanti. Avevamo appena superato il penultimo passaggio sul Muro d’Huy. E lì il gioco si faceva duro. Si scendeva decisi. C’erano curve e controcurve, per di più la strada era bagnata. Poi ad un tratto si girava secchi e con questa curva a 90 gradi iniziava la salita».
Scinto è una fonte di particolari. Ancora una volta fa impressione ascoltare certi racconti. I corridori rammentano tutto. A momenti il direttore sportivo toscano ricorda il rapporto che aveva in canna! Parla della salita, al 5-7 per cento di pendenza che fece da antipasto allo scatto di Bartoli.
«Era una salita stretta – prosegue Scinto – Bartoli ci disse di farla forte e che poi ci avrebbe pensato lui. La feci come se il mio arrivo fosse in cima. Quando dovevo fare un lavoro lo facevo al massimo. Ci si mise a tirare. Il gruppo si allungò. Già dopo il Muro d’Huy era bello allungato, figuriamoci in fondo alla discesa. Anche per questo iniziammo la salita forte. Chi era in coda, dopo quella curva a 90 gradi, ancora doveva finire la discesa e chi era davanti invece era già in piena salita. Così io e Coppolillo facemmo a tutta questi cinque chilometri di salita. In cima eravamo rimasti in venti o poco più. Dietro c’era uno sparpaglio della miseria».
La corsa va come vuole Bartoli. Grande ritmo, grande selezione, davanti solo i migliori. E proprio in quel frangente, con il grosso della selezione ormai fatta e il gruppo esploso, Bartoli fa a Scinto: «Luca, mi vai a prendere i guanti lunghi in ammiraglia? Qui comincia a nevicare e fa freddo».
«Come i guanti, Michele? L’ammiraglia sarà chissà dove – racconta Luca – così gli diedi i mei. Infatti se osservate bene, all’arrivo, quando Michele alza le mani, indossa dei guanti troppo grossi. Le miei mani sono il doppio delle sue!».
Bartoli festeggia sul muro… con i guanti giganteschi di ScintoBartoli festeggia sul muro… con i guanti giganteschi di Scinto
Mani nude nella neve
Poco dopo lo scambio dei guanti Bartoli attaccò. Andò via portandosi dietro Den Bakker e Camenzind. Li cucinò per bene strada facendo. Mentre Scinto, Bettini e Coppolillo erano dietro che remavano. Nonostante tutto, Luca concluse la sua Freccia al 15° posto.
«Arrivai per la disperazione, faceva un freddo cane a quel punto. Ricordo che a Bettini si girò un dito dal gelo. E infatti si ritirò. Salii sull’ammiraglia di Damiani, mentre Parsani era davanti con Bartoli. Io avevo le mani scoperte e in certe situazioni è la peggior cosa. Non riuscivo più a cambiare. Per togliere il 53, sul Muro d’Huy usai il palmo della mano. All’epoca la leva Shimano dovevi spostarla tutta. E lo stesso per mettere il 28 dietro, ammesso sia stato un 28!».
Mani congelate, ma sorriso in volto, o almeno interiore, per Scinto. Dalla radiolina, ricorda il toscano, arrivò la notizia che Michele, circa 4′ prima di lui, aveva tagliato il traguardo per primo.
Sul bus della Mapei scattarono i racconti, più che la festa. «Quando Bartoli puntava le Ardenne – aggiunge Scinto – di festa se ne faceva poca». La Liegi era lì che lo chiamava e Michele non l’avrebbe mai buttata all’aria per un bicchiere di troppo. Né lui, né i suoi compagni. Compagni che erano amici oltre che gregari. Per di più alcuni di loro erano toscani come lui.
«Ognuno – va avanti Scinto – raccontava la sua. Io dissi che nell’ultima discesa, prima di prendere il Muro, scesi con una mano sul manubrio e con l’altra a riparare gli occhi dalla neve che arrivava forte di traverso. Avevo gli occhiali giù, ormai appannati, quindi con una mano guidavo e con l’altra appunto mi riparavo dalla neve. Per 15 giorni ho avuto i polpastrelli gelati e non sentivo nulla».
Den Bakker, Bartoli e Camenzind in fuga alla Freccia del 1999. L’ultimo a cedere fu il corridore della Rabobank (Bridgeman Images)Den Bakker, Bartoli e (dietro ma nascosto) Camenzind in fuga in quella Freccia del 1999 (Bridgeman Images)
Bartoli l’inventore
Scinto spiega che il percorso lo conoscevano, ma non lo avevano provato e riprovato come si fa ai tempi attuali: «Avevamo fatto una ricognizione, ma Michele improvvisava.
«Non era come oggi che i ragazzi si dice di ogni curva, di ogni tombino prima di partire. Poi montano in bici, vanno alla partenza e si sono già scordati tutto. Michele si ricordava quello che serviva. Sapeva quali erano i punti decisivi e su quelli si concentrava. Era un inventore. Quello che gli veniva in mente in corsa, lo faceva. Io credo che se Michele Bartoli avesse corso oggi sarebbe stato un Van der Poel della situazione».
E i guanti che fine hanno fatto?
«Michele – conclude Scinto – me li restituì. Ma fra la trasferta, gli anni e tutto il resto… me ne è rimasto uno solo. La gente non ci crede, ma quel guanto ha vinto una Freccia! Michele fece un numero quel giorno e mi ringraziò. Senza i miei guanti forse si sarebbe congelato e addio Freccia».
Dyklan Teuns vince la Freccia Vallone dopo un testa a testa con Alejandro Valverde, all'ultima recita. Lo spagnolo si arrende solo nel finale. Terzo Vlasov
Dopo aver parlato della scelta e della messa in posizione delle selle, eccoci ancora con Prologo. Stavolta parliamo di una loro peculiarità, una tecnologia che le rende davvero particolari: il CPC. Mattia Ragni, del marketing dell’azienda brianzola ci spiega le differenze, tra una sella tradizionale Prologo e una con il CPC.
Tra i ciclisti ormai in modo gergale viene definito come il sistema di “micro ventose”, che evita lo scivolamento. Ma c’è molto di più. Scopriamolo…
Una macro del CPC per comprendere e vedere come sono fatti questi microscopici polimeri coniciUna macro del CPC per comprendere e vedere come sono fatti questi microscopici polimeri conici
Mattia, la domanda più semplice ma la più importante: cos’è la tecnologia CPC?
Il CPC è il Connected Power Control, un sistema brevettato da Prologo per essere utilizzato sulle sue selle, ma anche sul palmo dei guanti e su alcune manopole.
Quali sono i vantaggi?
Sicuramente un fortissimo grip, in questo caso sulla sella, ma anche nella zona delle mani. Non si tratta solo di scivolamento, anzi… Il CPC consente un migliore assorbimento delle vibrazioni. Sono dei piccoli polimeri conici che aiutano il grip sulla sella e, ripeto, consentono un forte assorbimento delle vibrazioni. il CPC è estremamente utile per quanto riguarda il triathlon o le gare a cronometro, attività in cui la posizione deve rimanere fissa il più possibile. Su strada la utilizzano in molti, in mtb qualcuno in meno perché lì è importantissimo muoversi avanti e indietro sulla sella. Ma ci sono dei biker che amano essere stabili.
Il CPC consente anche di “scaricare un po’ di pressione” in punta di sella. Non avendo problemi di scivolamento si può abbassare la punta (magari nella tolleranza della livella) ed evitare problemi prostatici o di pressione sui testicoli. E’ anche questo uno dei concetti alla base di questa tecnologia?
Non del tutto, anche perché sulla punta della sella spesso non mettiamo il CPC. Lo manteniamo nella parte posteriore e nella parte centrale dove effettivamente appoggiano le ossa ischiatiche e i tessuti molli dell’atleta. Certamente il CPC aiuta a non scivolare. A mantenere la corretta posizione in sella, a prescindere da quale sia la posizione della stessa sella.
Una sella Prologo Nago C3 tradizionale…E una Prologo Nago C3 CPCUna sella Prologo Nago C3 tradizionale…E una Prologo Nago C3 CPC
A livello di struttura cambia qualcosa tra una sella Prologo “tradizionale” e una con tecnologia CPC?
No, sostanzialmente è uno strato in più che va ad aggiungersi alla cover e alle schiume utilizzate per quel modello.
E ci sono differenze di peso?
Minime, parliamo di 10 grammi. Impercettibile.
Hai accennato anche ai guanti, non solo alle selle: in tutto ciò come procede lo sviluppo con con gli atleti? C’è un team con il quale collaborate di più. Voi ne avete molti tra i pro’…
Abbiamo nove team WorldTour: sei maschili e tre femminili. E svariate squadre fra professional e continental. Onestamente non abbiamo un team col quale collaboriamo di più. I feedback sono ben accetti da tutti. Nel caso specifico del CPC abbiamo due team WorldTour uomini, Bahrain-Victorious e Intermarché- Circus Wanty che ci danno feedback anche per quanto riguarda i guanti. Le sensazioni degli atleti sono state fondamentali per posizionare correttamente e migliorare il CPC sul palmo della mano.
Secondo Prologo, Matej Mohoric è tra i più sensibili in quanto a feedback e quindi per lo sviluppo del prodottoSecondo Prologo, Matej Mohoric è tra i più sensibili in quanto a feedback e quindi per lo sviluppo del prodotto
Cosa piace agli atleti in particolare del CPC?
Sono letteralmente innamorati della tenuta in discesa. Quando devono spingere forte, mantenere una posizione aero e vedono che non scivolano.
Loro vi dicono per esempio: su questo modello mettetene più qua, meno di là?
Assolutamente sì, poi bisogna andare incontro ai diversi stili di guida. E spesso interveniamo sugli spessori dei coni. Anche se poi sulle selle cambiano davvero poco, mentre variano di più sui guanti.
Hai parlato di cicliste: le donne hanno esigenze diverse?
Esigenze diverse sicuramente, tuttavia non abbiamo ricevuto richieste o feedback molto differenti dai colleghi uomini. Tuttavia sono le donne che preferiscono la tecnologia CPC. Se dovessi dare una percentuale questa penderebbe a loro vantaggio. Entrambi apprezzano molto anche i guanti.
Prologo sta insistendo molto sui guanti. Gli atleti e le atlete ne apprezzano il comfortPrologo sta insistendo molto sui guanti. Gli atleti e le atlete ne apprezzano il comfort
Ci state lavorando molto su questo capo…
È innegabile il vantaggio che il guanto CPC può dare. Perché c’è un maggior grip e tante, tante vibrazioni in meno. Possono veramente servire a tutti i ciclisti, dall’amatore al grande professionista. In più va considerato anche il grip che si ha nella parte centrale del manubrio. Pensiamo ad esempio ai manubri aereo moderni, che nella parte centrale sono privi di nastro, sono lisci: è carbonio vivo. Il CPC ti permette di avere una presa salda direttamente sul carbonio del manubrio. E ne guadagna anche la sicurezza, quando piove, quando si suda…
Il CPC sulla sella aumenta il grip, ma con i pantaloncini come si fa? Si rovinano? Ne servono di specifici?
No, non ne aumenta l’usura e non serve una tipologia specifica di salopette.
Anche se alla fine la Roubaix se l’è portata a casa Van Baarle, non si può negare che Matej Mohoric sia stato l’indiscusso protagonista della corsa. E allo stesso modo in cui alla Milano-Sanremo portò in corsa il reggisella telescopico, nella corsa del pavé ha sperimentato assieme al resto della squadra, dei nuovi guanti Prologo contrassegnati dal nome CPC/Energrip, che parla di forza e di presa. Al di là del risultato, è stato il suo atteggiamento nel parlarne ad averci colpito. Si è fermato appena sceso dal pullman. Ci ha lasciato fotografarli e ha accettato di approfondire il discorso dopo la corsa.
Prima del via, le mani di Mohoric: la Roubaix sta per cominciarePrima del via, le mani di Mohoric: la Roubaix sta per cominciare
«I guanti in una corsa come la Roubaix – ha detto prima di andare al foglio firma – servono innanzitutto come protezione per le mani in caso di caduta. Poi servono anche per assorbire le vibrazioni. Grazie al nuovo sistema CPC/Energrip di Prologo, questi guanti assorbono più vibrazioni rispetto ai modelli che usavo in passato con il padding tradizionale. I guanti devono avere anche tanto grip, è fondamentale, e questi creano un effetto vacuum che migliora la presa. Alla Roubaix è indispensabile che le mie mani siano a posto, questo mi permette di concentrarmi al 100 per cento sulla corsa».
La resistenza dell’atleta
Ha detto tutto d’un fiato, senza leggere. Se un corridore è così coinvolto nella scelta, nella prova e nell’utilizzo dei guanti, abbiamo pensato, oltre a essere un grande tester, ha anche un grande cervello.
Vediamo dunque come è fatto il palmo del guanto Energrip. Assieme al dipartimento performance dell’Università di Besancon, Prologo ha studiato le zone della mano più sollecitate durante la pedalata e il tipo di stimolazione ad esse associato. Lo studio ha visto il ricorso a elettromiografia e vari altri test, grazie ai quali sono stati sviluppati diversi tipi di coni 3D che compongono il CPC. L’elettromiografia soprattutto ha permesso di valutare la resistenza del ciclista alle sollecitazioni. Il risultato è un guanto in grado di dissipare più vibrazioni rispetto ad altri modelli sul mercato, lasciando i muscoli più freschi e meno intorpiditi.
Dall’osservazione del palmo di Mohoric, si riconoscono le tre zone del guanto Energrip
Nell’area azzurra, i coni danno la presa. Nell’area gialla avviene l’ammortizzazione
La parte azzurra centrale favorisce la circolazione dell’aria ed elimina umidità
Dall’osservazione del palmo di Mohoric, si riconoscono le tre zone del guanto Energrip
Nell’area azzurra, i coni danno la presa. Nell’area gialla avviene l’ammortizzazione
La parte azzurra centrale favorisce la circolazione dell’aria ed elimina umidità
I flussi d’aria impediscono che all’interno della mano si accumuli il sudore
I flussi d’aria
Andando a guardare la foto del palmo, per come ce l’ha mostrata Mohoric, è evidente che il guanto sia suddiviso in porzioni: ciascuna di esse ha caratteristiche diverse.
La parte anteriore a semicerchio, la Grip Zone, è quella deputata alla presa sicura del manubrio. Proprio fra i suoi tasselli si inseriscono tre canali per la circolazione dell’aria, supportati da una porzione circolare sul palmo: parliamo dunque della Air Zone. Infine la Shock Zone, che va dal centro fino al polso, quella su cui il corridore poggia il peso.
Con la tecnologia CPC i nuovi guanti smorzano le sollecitazioni del manubrio
Tutta la Bahrain Victorious al via della Roubaix con i nuovi guanti
Con la tecnologia CPC i nuovi guanti smorzano le sollecitazioni del manubrio
Tutta la Bahrain Victorious al via della Roubaix con i nuovi guanti
Coni diversificati
L’uso di diversi tipi di coni permette di rispondere a esigenze specifiche: oltre a smorzare le vibrazioni, viene favorita la circolazione dell’aria, creando l’effetto vuoto di cui parlava Mohoric. Il flusso d’aria è un fattore chiave per un guanto. Il nuovo modello Energrip ha un’ampia area di raffreddamento con più canali per la circolazione interna dell’aria.
«Oltre al sistema che permette più grip e assorbe meglio le vibrazioni – ci ha spiegato ieri Mohoric in un successivo confronto – questi guanti sono studiati per garantire la termoregolazione della mano. Questo elimina calore e sudore, mantenendo fresco il palmo. Parlando della Roubaix, significa che non si formano le vesciche, come nel caso di chi corre senza guanti. Comunque alla fine della corsa, i 50 chilometri di pavé vero li ho sentiti, però molto meno a confronto delle edizioni passate».
Dopo la Roubaix, le mani di Mohoric stavano meglio che in altre occasioniDopo la Roubaix, le mani di Mohoric stavano meglio che in altre occasioni
Anche in allenamento
E ora che la Roubaix è alle spalle e che Mohoric ha nel mirino la Liegi-Bastogne-Liegi prima di tirare un po’ il fiato e rientrare alle gare per il Giro di Slovenia, pensa che userà ancora questi guanti?
«Sì, sicuramente li userò anche nelle altre corse – ci ha salutato ieri, nel giorno di Pasquetta – e anche in allenamento. Non esco quasi mai senza guanti, proprio perché nel caso di caduta le mani sono quelle che possono creare più dolore».
Era la prima lezione di Giancarlo Ferretti ai suoi corridori più giovani. Che cosa succede se cadete alla prima tappa del Giro d’Italia e non potete più stringere il manubrio?
Con un post a sorpresa sui social, Fabio Aru ha annunciato oggi il ritiro dopo la Vuelta. Ci sarà tempo per parlarne con lui, ma cosa ci insegna tutto questo?
I dettagli e la loro cura. I guanti, ad esempio. Proprio stasera Prologo ha lanciato i suoi modelli 2022. Guanti a dita corte e lunghe. Guanti invernali e antipioggia. Fornitura per la crono. E di colpo anche articoli che si tende a dare per scontati, si scoprono pieni di contenuti tecnologici.
Connected Power Control
Alberto Mizzon è uomo del marketing Prologo e guida la prima fase del discorso. Che cos’hanno di speciale questi guanti, da richiedere un lancio congiunto con il Team Bahrain Victorious?
«Sono speciali – sorride – per la tecnologia CPC, brevettata da Prologo, attorno alla quale sono costruiti. Il corridore, sia il professionista sia pure l’amatore, ne trae un beneficio che con un guanto tradizionale, anche imbottito con gel, non riesce ad avere».
Grazie alla nanostruttura del polimero 3D, l’aria passa e l’aderenza miglioraGrazie alla nanostruttura del polimero 3D, l’aria passa e l’aderenza migliora
CPC significa Connected Power Control ed è dunque il sistema brevettato da Prologo che garantisce prestazioni e comfort attraverso l’assorbimento delle vibrazioni, il grip e la stabilità posizionale. In altre parole, ma questo dovranno dircelo i corridori, la mano impugna il manubrio e non si muove più.
Vibrazioni: 15% in meno
Però Mizzon riparte ed entra nel dettaglio, schiudendo appunto la porta sullo studio che si nasconde anche dietro a un paio di guanti, per quella curiosità che anima da sempre le aziende italiane, perennemente alla ricerca della perfezione.
«Abbiamo svolto i nostri test e le nostre ricerche – spiega – con il Dipartimento Performance dell’Università di Besançon, che è fra i nostri partner e segue anche le prestazioni della Groupama Fdj. La riduzione delle vibrazioni e degli choc che si ottiene con la tecnologia CPC è pari al 15 per cento. Proviamo a pensare ad una classica o a una lunga distanza su fondo irregolare, i muscoli dell’avambraccio rimangono più rilassati. E questo per un atleta significa arrivare al momento cruciale della corsa con meno dolori e più margine, mentre consente all’amatore di fare una lunga distanza senza tornare a casa distrutto. E poi teniamo conto che non si tratta di guantoni spessi centimetri, ma sono davvero millimetrici, quasi non ti accorgi di averli».
In una corsa come la Roubaix, poter ridurre del 15% vibrazioni e colpi è un risultato notevoleIn una corsa come la Roubaix, ridurre del 15% le vibrazioni è un risultato notevole
Dalle selle ai guanti
Per spiegare come funzioni la tecnologia CPC bisogna pensare che la sua struttura, lo speciale polimero 3D conico e cavo, riduce l’affaticamento muscolare e facilita il flusso d’aria riducendo la temperatura nell’area di contatto. Si viene a creare una sorta di effetto ventosa che impedisce al guanto di scivolare, una volta effettuata la presa. Posizionato in punti strategici, inoltre, CPC protegge muscoli, tendini e tessuti molli dalle sollecitazioni che provengono dalla strada garantendone le prestazioni in ogni condizione atmosferica.
«Abbiamo iniziato a servircene – prosegue Mizzon – qualche tempo fa partendo dalle selle, poi abbiamo pensato di estenderla ai guanti. Ogni anno c’è stato un aggiornamento e una miglioria. Ogni volta che c’è da portare avanti un’innovazione, si fa una valutazione con alcuni partner come l’Università di Besançon e alcuni esperti interni. Poi ci si rivolge all’esperienza dei corridori, approfittando dei periodi di off-season o di allenamento. Raccolti i riscontri degli atleti e poi raffrontandoli con i dati di laboratorio, si decide di andare in produzione. In questo caso, abbiamo lavorato con il Team Bahrain Victorious perché da anni collaboriamo con loro per selle e nastri. Conoscevano già la tecnologia CPC e quando hanno saputo che era disponibile per i guanti, è nata subito la collaborazione. Uno dei primi cui li abbiamo dati è stato Colbrelli, che abita vicino alla nostra azienda. Lui li ha provati prima dei ritiri, ma quando poi anche gli altri hanno dato parere positivo, si è iniziato a produrli perché possano usarli tutto l’anno».
La tecnologia CPC è applicata anche sulle selle, qui sulla Scratch M5 PAS CPC
E questa invece è la versione Scratch M5 CPC
La tecnologia CPC è applicata anche sulle selle, qui sulla Scratch M5 PAS CPC
E questa invece è la versione Scratch M5 CPC
Colbrelli, presa sicura
Colbrelli, l’uomo di Roubaix che in allenamento i guanti non li usa mai: un singolare esperimento. In questi giorni è a casa, in procinto di andare a Gran Canaria per un periodo di lavoro, prima di affrontare il primo stage in altura sul Teide.
«Conoscevo questo materiale – dice – dai tempi della Bardiani. Era una prima versione, ma già allora mi trovavo benissimo. Appena mi li hanno dati per provarli, ho subito avuto un bel feeling. Il guanto è sottile, leggero e molto aderente. Ugualmente la presa sul manubrio è incredibile. Sapete che tanti manubri viaggiano senza nastro? Ebbene, con questi guanti non scappano via. Se invece c’è su il nastro Prologo, allora il guanto si attacca e non c’è verso che perdi la presa. Non li ho ancora usati in corsa, ma solo in allenamento. La prima cosa che ho notato è che anche dopo tante ore non mi formicolano le mani e questo è già tanto. Posso immaginare il beneficio durante una Roubaix, insomma…».
Fra i primi a provarli, Sonny Colbrelli li ha ricevuti alla fine della scorsa stagioneFra i primi a provarli, Sonny Colbrelli li ha ricevuti alla fine della scorsa stagione
Contro il freddo
L’osservazione del corridore va oltre. Se uno strumento del tuo lavoro lo indossi da tre a cinque ore ogni giorno, se ci sono sfumature da cogliere, stai certo che non ti sfuggono.
«Tanti guanti – prosegue Sonny – scorrono sulla mano, per cui a volte muovendosi fanno male fra le dita. Qui non succede, perché aderiscono alla perfezione. Ai tempi della Bardiani non erano così evoluti, adesso invece sono sottilissimi e ancora più confortevoli. E poi ce ne sono di diversi tipi. Normali, leggeri, superleggeri, dita lunghe e modelli estivi. La versione da pioggia mi ha colpito molto. In pratica si tratta dei guanti invernali che dispongono anche di una copertura antipioggia, come fosse il tessuto di una mantellina. L’altro giorno sono uscito con tre gradi e pioveva e devo dire che le mani se la sono cavata egregiamente. E voi lo sapete, io sono uno che in allenamento è sempre andato senza guanti...».
Con i nuovi guanti Prologo, griffati con il logo di Alè per dare coerenza all’abbigliamento del team, il Team Bahrain Victoriousinizierà la nuova stagione nel segno della sicurezza e del comfort. Il resto è nelle mani degli atleti e del marketing, perché tanti studi e queste ricerche così importanti possano avere una ricaduta sul mercato, sensibile alle osservazioni dei campioni e vorace di novità convincenti.
Massimo Fregonese è il nuovo CEO di Elastic Interface, e più in generale dell’intero CyPad Group: è questa la prima considerevole conseguenza del deciso ingresso – avvenuto appena qualche mese fa – di PM & Partners SGR quale azionista di maggioranza all’interno dello stesso gruppo veneto.
Esperienza nel settore outdoor
Fregonese porta in dote un solido e riconosciuto background professionale maturato nel mondo dell’outdoor e una notevole esperienza nel brand management e nel comparto commerciale. La sua conoscenza del mondo dell’outdoor lo ha portato in passato a lavorare per brand famosi del mondo della montagna, del running e del ciclismo. Occorre difatti evidenziare i suoi precedenti professionali in SIGG, realtà dove ha ricoperto la posizione di Direttore Vendite internazionale, in CamelBak (International Sales & Marketing Director) ed ancora prima in fi’zi:k. Unitamente all’ottimo elenco di successi nell’apertura di nuovi mercati, e nello sviluppo di nuove categorie di prodotto, Massimo Fregonese vanta anche un’importante esperienza nella consulenza a start-up attive nel settore degli articoli sportivi e nella guida di team funzionali trasversali.
I guanti di Elastic Interface con la tecnologia EIT Palm TechnologyI guanti di Elastic Interface con l’EIT Palm Technology per un comfort di livello superiore
«Torno nel ciclismo e alle mie origini»
«Nella mia vita professionale – ha dichiarato Fregonese – ho sempre avuto la fortuna di incontrare e lavorare con persone ispiratrici ed aziende estremamente motivanti, da fi’zi:k a CamelBak, e recentemente in SIGG, godendomi il lavoro, divertendomi nel farlo e raggiungendo degli ottimi risultati. In CyPad Group mi sento davvero a casa, e in qualche modo grazie a questo nuovo incarico torno dove tutto è iniziato, ovvero da occuparmi delle prestazioni dei ciclisti».
Sul sito di Elastic Interface è facile trovare il fondello più adatto alle proprie esigenzeTramite il sito di Elastic Interface è facile trovare il fondello più adatto alle proprie esigenze
Avvicinare nuovi sport e categorie di prodotto
In Elastic Interface si è fermamente convinti che l’andare in bici abbia il potere di cambiare in meglio la vita delle persone. Ed è proprio questa visione che motiva e spinge l’azienda a progredire quotidianamente. In questo contesto si percepisce facilmente sia l’entusiasmo quanto l’impegno continuo verso la ricerca dell’eccellenza. Il nuovo CEO – al quale bici.PRO rivolge il più sentito augurio di buon lavoro – è stato scelto per supportare il business del gruppo CyPad in un ambizioso piano di sviluppo. L’obiettivo è quellodi avvicinare nuovi sport e categorie di prodotto, rafforzando la consapevolezza del marchio e la sua posizione di leadership sul mercato mondiale.
Inizia la partnership tra il brand australiano Maap ed Elastic Interface, grazie al lancio del nuovo guanto Race Mitt con tecnologia EIT Palm Technology.
Il fondello per le mani
MAAP, brand di Melbourne, Australia, ha ottenuto in poco tempo la reputazione di marchio votato al design e all’abbigliamento tecnico. Per rinforzare la propria mission, MAAP ha iniziato una partnership con Elastic Interface scegliendo l’EIT Palm Technology, “il fondello per la tua mano”, per l’upgrade del guanto Race Mitt.
Nato nel 2014, MAAP ha generato un forte seguito globale in pochissimi anni, mentre Elastic Interface è il leader di settore per lo sviluppo di fondelli da ciclismo da ormai 20 anni. Il nuovo guanto Race Mitt di MAAP usa dell’azienda italiana nella versione Race, con imbottiture multi-densità termoformate, per vestibilità, comfort e grip insuperabili.
I guanti Race Mitt di MAAP I guanti Race Mitt di MAAP
Più comfort sul manubrio
L’EIT Palm Technology è il primo Palmo tridimensionale mai sviluppato per guanti da ciclismo. Seamless (senza cuciture) ed elastico, eleva ad un nuovo livello la protezione e il comfort delle mani nella presa sul manubrio.
Il Palmo Elastic Interface è una tecnologia brevettata ed è stata progettata con il contributo dell’Università di Padova (Dipartimento di Scienze Biomediche). In questo modo, il Palmo Elastic Interface diventa il dettaglio rivoluzionario che cambia la percezione del comfort sul manubrio, durante la pedalata: si adatta perfettamente all’anatomia della mano, migliora la circolazione sanguigna, riduce significativamente l’indolenzimento del nervo ulnare e di conseguenza, il formicolio alle dita.
Il palmo dei guanti realizzato con la EIT Palm TechnologyIl palmo dei guanti realizzato con la EIT Palm Technology
Elastic Interface continua a sviluppare soluzioni e miglioramenti per le interfacce dei ciclisti con le loro bici, aumentando la loro capacità di pedalare più a lungo e con più comfort. Il nuovo guanto Race Mitt di Maap è già disponibile dal 2 dicembre.