Pinarello Grevil MX, osare e spingersi oltre

Pinarello Grevil MX, osare e spingersi oltre

25.01.2026
4 min
Salva

Pinarello allarga la famiglia delle bici Grevil grazie alla versione MX. Sotto il profilo dell’impatto estetico la nuova Grevil MX è una sorta di ibrido, combina soluzioni diverse mutuate dalla bici da strada ad altre che arrivano dall’off-road.

C’è la forcella ammortizzata ed un manubrio integrato, Most Talon Ultra, il medesimo usato sulle Dogma del World Tour. Entriamo nel dettaglio di questa bici, un vero e proprio esercizio di stile.

Pinarello Grevil MX, osare e spingersi oltre
La nuova Pinarello Grevil MX
Pinarello Grevil MX, osare e spingersi oltre
La nuova Pinarello Grevil MX

Pinarello Grevil MX, aerodinamica ed efficienza

La piattaforma Grevil, lanciata ufficialmente nel 2022, nasce con l’obiettivo di confrontarsi con il mondo delle gare, ma è altrettanto vero che l’universo gravel è cambiato velocemente. Nell’ambito delle competizioni troviamo la Dogma GR, un missile disegnato per la velocità, mentre la Pinarello Grevil di oggi ha come soggetto principale un concetto allround. La nuova MX bici può diventare il punto di unione perfetto tra la mtb ed il gravel, facendo sue alcune peculiarità che hanno reso celebre il marchio nel mondo.

Il design della Grevil MX è quasi un azzardo. Al tempo stesso non è fuori dal tempo e fuori contesto, anzi è perfettamente in linea con le richieste di un mercato gravel che non conosce barriere. La bici combina l’efficienza aerodinamica della famiglia Dogma e Pinarello F, con alcune soluzioni portate in dote dalla Dogma XC. L’obiettivo è quello di fornire una bici super stabile e agile, eccellente in salita e nei tratti più tecnici, veloce ed adatta alle ultra distanze.

Come è fatta

Il telaio è un full carbon ottenuto grazie alla fibra Toray M40J, una sorta di punto fisso per gli ingegneri Pinarello. E’ però il design della bici a fare una grande differenza. La scatola del movimento centrale è caratterizzata da una struttura (quasi come un traliccio) triangolare, molto rigida e si combina con il retrotreno completamente asimmetrico. I foderi obliqui disassati sono un biglietto da visita. L’insieme delle due parti offre rigidità, trazione e stabilità, reattività ai massimi livelli, un comparto unico nel suo genere.

Il piantone è arrotondato, interfaccia perfetta per un reggisella rotondo da 30,9 millimetri di diametro, un classico che non ha tempo ed epoca, il compromesso ottimale tra rigidità e flessione controllata. Questa soluzione permette inoltre di poter montare un dropper-post.

Il passaggio delle guaine è completamente integrato e adotta il concetto TiCR, il medesimo usato in ambito strada (e gravel). Non in ultimo c’è il forcellino posteriore UDH. Pinarello Grevil MX è studiata per configurarsi al meglio con forcelle ammortizzate di natura mtb, con un travel di 100 millimetri e con manubri normalmente contestualizzati alla strada ed al gravel. Non solo, Grevil MX è ottimizzata per gomme con sezioni da 50 millimetri. Le taglie disponibili sono 4: S e M, L e XL.

Un super allestimento disponibile

Ad oggi la nuova Grevil MX è disponibile con un unico allestimento di elevata caratura tecnica. Si basa sulla trasmissione Sram XX SL Eagle AXS 1×12 e la monocorona viene categorizzata come Aero Profile (un blocco unico in alluminio, fresata, ma non scavata, da 32 fino a 38 denti). Le ruote sono DT Swiss XRC 1200 con cerchio in carbonio e sono gommate Schwalbe G-One R Pro da 50 millimetri di larghezza.

E’ Sram anche l’impianto frenante con i due dischi da 160 millimetri di diametro. Grevil MX supporta dischi fino a 180. Il manubrio è full carbon Most Talon Ultra Light. Il valore alla bilancia dichiarato della bici appena descritta è di 9 chilogrammi nella taglia media. Il prezzo di listino è di 8.500 euro.

Pinarello Grevil MX, osare e spingersi oltre
Design e forme iconiche per la nuova Grevil MX
Pinarello Grevil MX, osare e spingersi oltre
Design e forme iconiche per la nuova Grevil MX

Versatile in stile Pinarello

«Abbiamo disegnato Grevil MX – racconta Fausto Pinarello – per quei ciclisti che amano spingersi ben oltre i normali contesti della bici. Certamente la versatilità è uno dei soggetti primari, ma Grevil MX vuole essere perfetta anche per le avventure, le lunghe pedalate e per quelle gare dure, tecniche e lunghissime. Questa bici – conclude Pinarello – è un altro tassello che si aggiunge alla nostra categoria gravel».

Pinarello

Mattia De Marchi The Grip

The Grip, il nuovo progetto (race) di Mattia De Marchi

24.01.2026
5 min
Salva

Mattia De Marchi non smette di evolversi, progettare, cercare nuove strade. L’anno scorso ha organizzato la sua prima gara gravel: The Hills. In questa stagione il cambiamento è stato ancora più radicale. Ha lasciato il collettivo Enough, di cui era stato co-fondatore, e si è lanciato in un nuovo progetto gravel chiamato The Grip. L’abbiamo contattato per farci raccontare tutto di questa nuova avventura.

Mattia, come al solito cominciamo dall’inizio. Qual è la genesi di The Grip? 

Il gravel non è più quello di cinque anni fa, questo è chiaro a tutti. Ero già stato approcciato da Wilier tre anni fa, ma in quel momento ho voluto continuare con il collettivo Enough, perché quel progetto era appena cominciato. Poi ne abbiamo riparlato a luglio scorso, in Wilier volevano creare un team gravel con dietro una forte comunicazione. L’idea mi è piaciuta e loro si sono fidati di me. Quindi abbiamo deciso di creare assieme questa nuova squadra. 

Mattia De Marchi The Grip
The Grip è il nome scelto da De Marchi per il suo nuovo progetto
Mattia De Marchi The Grip
The Grip è il nome scelto da De Marchi per il suo nuovo progetto
Possiamo dire che la differenza con Enough è che The Grip avrà una vocazione più competitiva?

La differenza è che c’è più propensione verso la performance, sì, anche per come ci siamo strutturati. Avremo per tutta la stagione un meccanico e una nutrizionista che ci aiuteranno anche nelle trasferte. In Enough ci arrangiavamo in tutto con le nostre forze, ma ormai anche nel gravel è diventato tutto molto specifico, si è alzata l’asticella su ogni aspetto, ed è importante avere a fianco delle figure professionali. Saremo sempre seguiti anche da un fotografo e da videomaker, perché la comunicazione rimarrà un aspetto centrale. 

Parliamo della squadra di The Grip. Chi ne fa parte e qual è il tuo ruolo?

Con Wilier abbiamo cercato di mettere insieme degli sponsor che ci permettessero di avere il budget necessario per creare una squadra come si deve. L’ideale era avere 3-4 persone con una ragazza, ma per quest’anno siamo partiti in tre. C’è Jordy Bouts, un ragazzo belga già affermato nel gravel che correva nello Swatt Club, che conosco perché abbiamo gareggiato tante volte assieme. L’altro è Eddy Le Huitouze, che esce dal World Tour, (fino alla scorsa stagione correva nella Groupama-FDJ, ndr), ma si annoiava, si divertiva solo quando c’era il pavè.

Rave The Grip
Il nuovo team è nato in stretta collaborazione con Wilier. De Marchi & co. correranno sul modello Rave
Rave The Grip
Il nuovo team è nato in stretta collaborazione con Wilier. De Marchi & co. correranno sul modello Rave
E poi ci sei tu…

Oltre a correre, gestisco la squadra. Un’altra differenza rispetto ad Enough è che saremo sempre insieme durante tutte le gare. Già in questi mesi abbiamo passato molto tempo assieme, sia a casa mia che in Liguria, perché era importante fare gruppo, specie in queste prime fasi.

Il nome della squadra, invece, da dove arriva?

La prima cosa che viene in mente è l’idea del grip sul terreno, delle mani sul manubrio, eccetera. Ma in realtà il concetto che c’è dietro è il contatto con le persone, grip in quel senso lì. Voglio tenere il più possibile il legame con la community. Infatti, oltre al piano delle gare, abbiamo anche un piano parallelo di eventi a cui stiamo lavorando, ma per tenerci vicini alle persone. Parlo di social ride, partecipazioni ad altri eventi, anche non competitivi, festival, eccetera. Anche raccontando quello che facciamo in modo genuino, il più possibile dal vivo.

Mattia De Marchi The Grip
La squadra per questa stagione sarà composta da tre atleti. Oltre a De Marchi ci saranno Jordy Bouts e Eddy Le Huitouze
Mattia De Marchi The Grip
La squadra per questa stagione sarà composta da tre atleti. Oltre a De Marchi ci saranno Jordy Bouts e Eddy Le Huitouze
La vostra estetica anni ‘90 è stata una tua scelta?

E’ una continuazione del progetto iniziato con la presentazione della bici Rave, lanciata da Wilier nel giugno scorso. Quell’estetica aveva funzionato e quindi abbiamo deciso di andare avanti per quella strada. Ovviamente declinando i colori e il design in modo nuovo. Mi hanno convinto proprio perché la comunicazione è seguita molto bene da loro, internamente, quindi riusciamo a curare tutto nel dettaglio. L’altra grossa componente estetica è Café du Cycliste, che ci fornisce l’abbigliamento, perché alla fine le due cose che identificano una squadra sono la bici e il kit.

Quando debutterete in gara?

A metà febbraio alla Santa Vall a Girona, poi a fine febbraio andremo alla Sahara Gravel, una gara di quattro tappe tra le montagne dell’Atlante e il deserto. Ci tenevo ad iniziare subito con qualcosa di importante.

Mattia De Marchi The Grip
Il debutto in strada (di ghiaia) è previsto per il 14 febbraio alla Santa Vall
Mattia De Marchi The Grip
Il debutto in strada (di ghiaia) è previsto per il 14 febbraio alla Santa Vall
Parteciperete anche agli Europei e ai Mondiali UCI?

Agli europei di sicuro, anche perché saranno in Belgio, un territorio che interessa molto a Wilier e agli sponsor. Il mondiale ci piacerebbe molto, dobbiamo capire un attimo con il budget, dal momento che sarà in Australia. Magari capiremo in un secondo momento durante la stagione, anche in base ai risultati. 

Quale orizzonte temporale ha per il momento The Grip?

Per ora è a tre anni, ma stiamo già pensando a come crescere, perché è fondamentale ragionare in prospettiva. La prima cosa per la prossima stagione potrebbe essere inserire una ragazza in squadra. Non è mai facile iniziare un progetto nuovo da zero, devi convincere gli altri di qualcosa che c’è solo nella tua testa. Poi quando è uscito il video di presentazione tutti hanno avuto le idee più chiare ed è stato più semplice per me, per noi, presentarci agli sponsor. Anche perché volevo creare un team vero e proprio

Mattia De Marchi The Grip
The Grip ha per il momento un orizzonte di tre anni, ma le idee per le prossime stagioni sono già molte
Mattia De Marchi The Grip
The Grip ha per il momento un orizzonte di tre anni, ma le idee per le prossime stagioni sono già molte
Quindi, oltre a te, anche gli altri due ragazzi hanno uno stipendio? 

Avrei potuto avere il doppio degli atleti, ma ho preferito averne pochi ma retribuiti, in modo che potessero dedicarsi davvero al progetto. E’ stata una scelta mia, volevo avere persone che venissero non solo per pedalare su una bella bici e avere uno stipendio aiuta ad essere motivati. Ma siamo solo all’inizio. Vorrei arrivare a trovare degli sponsor anche fuori dalla bike industry, in modo che sia ancora tutto più sostenibile. Perché ho un sacco di idee per il futuro.

Deda Allroad Carbon, equilibrio e leggerezza

Deda Allroad Carbon, equilibrio e leggerezza

16.01.2026
5 min
Salva

Deda Allroad Carbon, la ruota prestazionale tuttofare: la naturale evoluzione di Gera. Un applauso a Deda che cavalca l’onda del successo derivante dal gravel, proponendo un sistema ruota che accontenta tutti. Si punta alla leggerezza, ma anche alle soluzioni più moderne, adatte sì al gravel, ma anche al mondo road e soprattutto alle gomme di grandi sezioni.

Deda Allroad Carbon si basa su un cerchio in carbonio (UD e 3K) con canale interno da 27 millimetri di larghezza, con un’altezza da 36. Tecnicamente a noi piace fare un accostamento con le Gera Carbon, ruote super azzeccate ed estremamente versatili che fanno parte di una generazione precedente di strumenti tecnici. Vediamo le nuove Deda nel dettaglio.

Deda Allroad Carbon, equilibrio e leggerezza
Allroad Carbon si pone come una ruota tuttofare
Deda Allroad Carbon, equilibrio e leggerezza
Allroad Carbon si pone come una ruota tuttofare

Allroad Carbon, come sono fatte

Il cerchio è costruito completamente in fibra di carbonio ad alto modulo, combinando in modo strategico la fibra unidirezionale UD e la 3K. La soluzione è voluta per garantire la rigidità dove serve ed un minimo di elasticità in modo che la Allroad non risulti mai eccessiva. Il nome Allroad mutua anche quel concetto di versatilità e diversificazione di utilizzo che, oggi più che mai, va ben oltre la moda. Un modo di interpretare la bici che prende linfa grazie al gravel (con tutte le diverse interpretazioni).

Inoltre, il blend di fibre di carbonio adotta il processo Filament Winding, ovvero una metodologia di lavoro capace di aumentare le qualità e le performance della struttura. Il tessuto di carbonio avvolge un mandrino ed il prodotto finito risulta un vero monoscocca dove le fibre non sono interrotte. Nel complesso tutta la struttura è anche più uniforme. Per garantire maggiore robustezza, i tecnici Deda hanno aggiunto uno strato di Kevlar e PTFE nella sezione interna del cerchio, nei pressi di ogni singolo nipplo.

Il cerchio è alto 36 millimetri, ha un canale interno (tubeless ready con uncino, non hookless) da 27 ed è previsto il tubeless tape. La larghezza totale del cerchio è di 33. I raggi sono 24 per ruota (anteriore e posteriore), sono incrociati in seconda e sono in acciaio con nipples esterni al cerchio, dotati di sistema anti rotazione ABS. I mozzi sono in alluminio ed hanno delle flange ribassate. Hanno cuscinetti in acciaio ed il posteriore adotta la ruota libera con 2 ruote dentate contrapposte a 40 denti. Il valore alla bilancia dichiarato è di 1.430 grammi la coppia. Il prezzo di listino è di 1.350 euro (+ Iva).

Ruota libera ingaggiata a pressione

Estremamente efficace, semplice per quanto concerne la manutenzione, facilissimo da pulire senza essere dei meccanici professionisti. Il corpo della ruota libera non è avvitato al mozzo e all’asse passante, basta una semplice pressione per la sua estrazione ed il gioco è fatto.

Il meccanismo interno si basa su uno spessore, una molla che funge da contrafforte e due ruote dentate contrapposte. Queste ultime lavorano con un angolo d’ingaggio che è stato ridotto della metà, rispetto al generazione precedente. E’ più veloce, immediato e gli attriti sono ridotti al minimo.

Tecnologia NFC integrata

Anche le Allroad Carbon, così come le SL5, SL7 e le Hero RS sono dotate di un codice univoco (RFID) che funziona con tecnologia NFC, disponibile con qualsiasi smartphone. E’ utile per verificare l’originalità del prodotto e anche per l’estensione della garanzia.

Quale compatibilità?

Il canale interno largo 27 millimetri tubeless ready e la larghezza complessiva del cerchio di 33 millimetri, sono un’interfaccia ottimale per un range di coperture molto ampio. Da 35 a 71 millimetri di larghezza, con tutta probabilità un delta tra i più ampi che il mercato è in grado di offrire e qui assume delle connotazioni ben precise anche la scelta di Deda di optare per un’altezza del cerchio di 36 millimetri.

Deda

GoPressia

GoPressia e un 2026 che guarda al futuro

20.12.2025
3 min
Salva

GoPressia, un nome che nel panorama ciclistico risuona dal 2014, ha alzato il sipario sulle sue maglie per la stagione 2026, confermando l’identità visiva “pop” e la strategia di crescita nel settore dell’abbigliamento tecnico ciclistico.

Il marchio veronese di Stefano Fasoli è nato ufficialmente nel 2014 con un obiettivo chiaro: vestire le squadre. Ma la sua fondazione si inserisce in una storia ben più ampia. La società nasce dalle ceneri di Sant Luis, azienda veronese di calzature sportive casual da uomo fondata nel 1988.
Il marchio GoPressia rappresenta l’evoluzione del know-how aziendale applicato all’abbigliamento tecnico ciclistico. Una crescita importante che vede oggi vestire un bacino di circa 60 atleti tra specialità su strada e mountain bike, affiancati da numerosi cicloturisti simpatizzanti.

GoPressia
«Siamo nati con il ciclismo – si legge nel sito di GoPressia – viviamo con il ciclismo e mangiamo con il ciclismo»
GoPressia
«Siamo nati con il ciclismo – si legge nel sito di GoPressia – viviamo con il ciclismo e mangiamo con il ciclismo»

R08, la maglia 2026

Il pezzo centrale è la maglia per squadre R08 e per la stagione 2026 il colore dominante è quello identificativo del brand: il turchese. Definito il “must” della collezione.

R08 è un capo tecnico da gara dalle forti linee “race” che presenta un design rinnovato e accattivante. Collo ribassato per la massima aerodinamicità e maniche caratterizzate da righe in rilievo, mentre il tessuto invece è principalmente un tessuto stretch. I fianchi sono realizzati in materiale lightweight, molto traspirante e quasi trasparente. Ideale per le massime performance. Le tasche posteriori invece sono rifinite con un bordo reflex per aumentare la visibilità e la sicurezza. Concetto a cui il marchio scaligero tiene moltissimo.

Oltre alla linea personalizzata R08, GoPressia offre la linea Leggendaria. Una collezione dedicata principalmente al mercato neutro e all’e-commerce. Una linea che veste in modo più confortevole senza rinunciare allo stile.

GoPressia
Negli anni GoPressia è cresciuta e guarda al 2026 con ambizione grazie alla nuova maglia R08
GoPressia
Negli anni GoPressia è cresciuta e guarda al 2026 con ambizione grazie alla nuova maglia R08

Un impegno nel territorio

L’impegno di GoPressia va però oltre l’abbigliamento. La società è infatti un punto di riferimento nell’organizzazione di eventi amatoriali, con quattro gare nella provincia di Verona in calendario anche per il 2026:

  1. Bassona Cycling Cup: una due giorni con la formula del criterium.
  2. Caprino-Spiazzi: una gara in salita.
  3. Trofeo Kimor a Pescantina.
  4. Gravellata degli Arusnati: una cicloturistica gravel con base al Velodromo di  Pescantina.
GoPressia
GoPressia ha continuamente rinnovato e cercato la massima espressione tecnica per i propri prodotti
GoPressia
GoPressia ha continuamente rinnovato e cercato la massima espressione tecnica per i propri prodotti

I giovani e il gravel

Ben definiti gli obiettivi futuri del brand. Molto ambiziosi e che guardano alle nuove tendenze e alla crescita delle generazioni future del ciclismo.

GoPressia mira così a rafforzare la sua presenza tra le “nuove leve” fornendo abbigliamento a squadre giovanili, in particolare nelle categorie under 23 e juniores. L’intenzione è quella di vestire anche i giovanissimi e gli esordienti con capi che, pur mantenendo un focus giovanile, offrano una vestibilità più tecnica. Questo per rispondere all’esigenza di sviluppare e supportare il ricambio generazionale.

Un altro fronte di espansione è poi il mondo gravel. L’obiettivo è creare una linea di abbigliamento completamente staccata dalla strada, e focalizzata su un segmento di nicchia ma in forte crescita. GoPressia vuole arrivare a vestire non solo i ciclisti, ma anche i non ciclisti. Sempre con prodotti “underground” ma che siano che siano esclusivamente dedicati.

Con una solida base storica e un occhio attento all’innovazione tecnica e alle nuove tendenze, GoPressia si posiziona come un marchio da seguire con attenzione nel panorama del ciclismo italiano.

GoPressia

Merida Mission, una freccia disegnata per il gravel race

Merida Mission, una freccia disegnata per il gravel race

18.12.2025
4 min
Salva

Merida ha presentato la sua bici gravel da gara: la Mission. Pur considerando alcuni moderni canoni di sviluppo, fondamentali per il gravel racing di oggi – ad esempio l’aerodinamica ed il passaggio gomme abbondante – la nuova Mission non snatura per nulla il design tipico delle bici Merida.

Sloping leggero, non eccessivamente marcato. Tubazione dello sterzo con disegno oversize nella sezione superiore ed un reggisella rotondo con diametro da 27,2 millimetri, sempre comodo e funzionale. Vediamo la nuova bici nel dettaglio.

Merida Mission, una freccia disegnata per il gravel race
Forme minimali e quasi essenziali
Merida Mission, una freccia disegnata per il gravel race
Forme minimali e quasi essenziali

A metà tra la Silex e la Scultura Endurance

Al primo impatto visivo una sorta di accostamento è lampante, così come il DNA Merida. La Mission si posiziona a metà strada tra la Scultura Endurance e la gravel Silex (con la Silex, Mohoric ha vinto il mondiale gravel di Pieve di Soligo nel 2023). Entrando nelle specifiche tecniche della nuova Mission, questa adotta un telaio completamente in carbonio CF4 II, con passaggi pneumatici garantiti fino a 40 millimetri di larghezza. E’ stato inserito e perfettamente integrato il G.U.T (acronimo di Gear Useful Things), un vano porta oggetti posizionato nel profilato obliquo, che collima con le due asole superiori all’orizzontale, specifiche per una piccola bag.

La zona dello sterzo è stata disegnata in modo da configurarsi al meglio con il manubrio integrato Merida SL GR1P, il medesimo che si trova anche sulla gamma di bici road performance. La versione del cockpit GR però, adotta una svasatura più accentuata.

Geometrie aggressive

Non è solo questione di quote geometriche, perché i numeri devono collimare con una ricerca aerodinamica funzionale. Lo stack è ridotto rispetto alla Silex ed anche rispetto alla Scultura Endurance: significa avere a disposizione una bici che porta ad avere una posizione aggressiva e ribassata in avanti. Il reach, ovvero la linea orizzontale è piuttosto equilibrata, taglia dopo taglia, comunque configurando una bici compatta.

Traducendo, si è puntato ad avere, proprio attraverso le geometrie, una bici agile e guidabile. Qui si aggiunge anche una scatola del movimento centrale ribassata, ma con un fodero catena dritto (senza gomito). Il carro posteriore è corto, con i suoi 419 millimetri, un valore parecchio contenuto se contestualizzato al mondo gravel.

Tre allestimenti e prezzi accattivanti

Gli allestimenti Merida Mission presenti in catalogo sono tre: 9000, 7000 e 4000, rispettivamente a 5.790, 4.990 e 2.290 euro di listino. La Mission 9000 è una bici gravel race anche per quanto concerne la componentistica, con le ruote Zipp 303s XPLR e la trasmissione Sram Force XPLR 1×13 con power meter Quarq. La versione 7000 porta in dote il pacchetto Shimano GRX Di2 2×12 (per gli amanti della doppia corona) e le ruote Reynolds ATR. Infine la Mission 4000, con il GRX 2×10 meccanico e sempre Shimano per le ruote con cerchi in alluminio. Le taglie disponibili sono quattro in totale, xs e small, media e large.

Merida

Shimano GRX gravel. A sinistra leva ST RX715R, a destra leva BL RST17L

Nuove leve e design, la famiglia Shimano GRX Di2 si allarga

16.12.2025
4 min
Salva

Shimano GRX è la piattaforma dedicata al gravel. L’ultima release adotta la soluzione Di2, ovvero la base elettronica per la trasmissione. L’azienda giapponese aggiunge un altro tassello alla famiglia GRX, grazie ai componenti RX717 1×12 (in apertura, a sinistra la leva dual control ST RX715R, a destra la BL RST17 L).

L’obiettivo principale è quello di allargare ulteriormente l’utenza che adotta il sistema Di2 nel gravel ed il core concept dei componenti RX717 è proprio questo. Entriamo nel dettaglio.

Nuove leve e design, la famiglia Shimano GRX Di2 si allarga
Allargare ancora di più l’utenza Di2 in ambito gravel
Nuove leve e design, la famiglia Shimano GRX Di2 si allarga
Allargare ancora di più l’utenza Di2 in ambito gravel

Shimano GRX Di2 RX717, i plus tecnici

Prima di tutto: la nuova piattaforma GRX nasce per essere robusta, affidabile e prende spunto dalla famiglia Di2 mtb di Shimano. Diverse soluzioni sono in comune. Come ad esempio il design, la protezione dei componenti più sensibili e anche la funzione di recupero del rapporto dopo un (eventuale) impatto violento.

La gamma RX717 include una leva dual control (sempre idraulica) sul lato destro. Sono invece due le opzioni per la leva sinistra, che non integra l’elettronica e prevede esclusivamente la leva del freno. Si differenziano per la scritta, una con marchio GRX e l’altra con la scritta Shimano.

Si passa alla gabbia posteriore del cambio, proprio della serie GRX RX717. Quest’ultimo è disegnato per supportare una cassetta 12 velocità 10-51 (quindi una gabbia lunga), che allarga il range di utilizzo ed interpretazione (spingendosi anche verso un gravel che sconfina nella mtb). Da non far passare in secondo piano: GRX RX717 1×12 è una trasmissione completamente wireless, in quanto la batteria è integrata nel bilanciere posteriore, proprio come la trasmissione mtb.

La batteria utilizzata è la medesima di XTR, Shimano XT e Deore, ultima versione di GRX RX827. Il suo alloggio è studiato per offrire aumentare la protezione del comparto, mettendo la stessa batteria al riparo da colpi proibiti, danni e anche umidità, senza interferire con la facilità di ricarica. Questa tipologia di batteria e di integrazione conservativa permette di avere un delta di autonomia compreso tra i 700/1000 chilometri, considerando le variabili legate all’utilizzo e all’ambiente esterno. E’ comunque molto e nell’ottica di utilizzare il sistema anche su biciclette adventure, bikipacking e per i viaggi, il plus tecnico è certamente da considerare.

Restando nell’ambito del bilanciere posteriore, questo integra la tecnologia Shadow ES, un vero e proprio stabilizzatore che garantisce sempre la giusta tensione (e stabilità) della catena.

Design delle leve dal segmento road

Ci piace. Perché avvicina il gravel al settore strada con quell’impatto estetico che è una sorta di family feeling design e sfrutta la bontà tecnica (robustezza ed affidabilità) dell’impianto MTB. Significa anche ergonomia e una confidenza immediata per chi passa dalla bici road a quella gravel. Le leve hanno la regolazione della corsa, sono totalmente compatibili con la app E-tube Shimano. Utilizzano delle batterie CR1632 di facile accesso e sostituzione (con una durata che può arrivare fino ai 4 anni, ma è sempre necessario considerare le variabili legate ad utilizzo, condizioni climatiche ed eventuali aggiornamenti). E’ da considerare anche il cappuccio ergonomico migliorato. Non un semplice dettaglio, ma un componente che influisce proprio sulla comodità e sull’esperienza della pedalata, capace anche di smorzare le vibrazioni negative che arrivano inevitabilmente al manubrio.

Il vantaggio del design è relativo anche alla configurazione con manubri diversi, più votati al segmento gravel, oppure maggiormente tirati ed aerodinamici, pensando ai manubri gravel race mutuati dal road. E’ facile pensare anche ad un abbinamento con leve già esistenti, Dura Ace, Ultegra e Shimano 105 Di2.

Shimano

Vredestein Aventura Grezzo, il tubeless gravel (anche) da gara

Vredestein Aventura Grezzo, tubeless (anche) da gara

04.12.2025
5 min
Salva

Vredestein Aventura Grezzo è lo pneumatico gravel dedicato a chi vuole trazione, aderenza, presa ed un tubeless che morde su quasi tutti i terreni. Lo abbiamo provato nella versione tradizionale, non Stout. E’ una gomma tanto performante, quanto sostanziosa, come vuole il DNA Vredestein.

E’ un tubeless ready che si adatta bene alle differenti interpretazioni gravel. A nostro parere trova il suo ambiente ideale in gara ed i quei contesti dove serve aggredire il terreno e dove la guida a tratti diventa aggressiva. Ecco Aventura Grezzo (sezione da 44) nel dettaglio.

Vredestein Aventura Grezzo, il tubeless gravel (anche) da gara
Aventura Grezzo, una sorta di pneumatico totale per il gravel impegnativo
Vredestein Aventura Grezzo, il tubeless gravel (anche) da gara
Aventura Grezzo, una sorta di pneumatico totale per il gravel impegnativo

La mescola TriComp

Il nuovo pneumatico è caratterizzato da una carcassa morbida e malleabile, ben rinforzata nella zona del tallone. Il tessuto lavora insieme ad uno strato di gomma (ed i tasselli) con uno spessore non secondario, complice di uno pneumatico non leggerissimo, ma robusto. Tecnicamente si tratta di un modello ad alte prestazioni, con una buona scorrevolezza al pari di una propensione ad interfacciarsi sui fondi cedevoli e scomposti.

E’ disponibile per le ruote da 29 pollici e per le 27,5. Per le prime le larghezze a catalogo sono due, 44 e 50, per le 650b è disponibile la 50. Infine la carcassa, costruita grazie ad un tessuto sintetico da 120 Tpi. Tramite i diversi portali in rete, il prezzo medio si attesta intorno ai 50/55 euro, molto buono a nostro parere considerare il rapporto qualità/prezzo.

Tasselli differenziati

Diversi per disegno, dimensioni e struttura: ad ognuno il suo compito. La sezione centrale mostra un rampone che è una sorta di freccia, assecondato da tasselli più piccoli ai lati. Questi ultimi sono intervallati, più grandi e più piccoli, più vicini alla parte centrale e più distanti. Si muovono e supportano l’azione dei ramponi al centro, offrendo una maggiore superficie di appoggio sulla roccia e anche sui terreni dove la ruota tende ad affondare.

I lati hanno una tacchettatura separata in due parti, con ramponi mediani e più esterni. I primi sono tagliati in due e hanno un disegno che ricorda un esagono. Si deformano in modo controllato quando si va in appoggio all’esterno. Quelli esterni (più piccoli) sono in coppia e quelli posizionati singolarmente sono più grandi. Il concetto è quello di creare aderenza costante, anche a velocità elevate e proprio sui manti inconsistenti, con il bagnato/umido e con l’asciutto. Vredestein Aventura Grezzo funziona bene anche su una tipologia di terra rossa, non troppo con il fango, dove la sezione centrale tende ad accumulare fango.

TriComp Technology

Anche Aventura Grezzo adotta la mescola TriComp, ovvero un blend di tre densità differenti che portano in dote gli pneumatici top di gamma Vredestein. Ad esempio, anche il tubeless ready Superpasso Pro road è dotato di questa tecnologia. Ogni sezione dello pneumatico e del battistrada in genere adotta una “durezza” specifica e dedicata, il tutto per massimizzare l’adattabilità dello pneumatico, senza mai sacrificare la scorrevolezza. Resta il fatto che Aventura Grezzo è un’artigliatura importante e una volta di più è da tenere ben presente che ha dei tasselli che mordono.

I nostri feedback

Un tuttofare. Vredestein Aventura Grezzo da 44 va bene un po’ ovunque (ben inteso che in condizioni di asfalto e terreni molto duri/compatti il Seta resta un riferimento per il gravel veloce, ma non eccessivamente complicato) e si adatta bene a differenti stili di guida e skills degli utilizzatori. E’ uno di quegli pneumatici che infondono sicurezza, per via della loro robustezza, grazie alla sua capacità di aggredire il terreno anche nelle fasi di cornering più accentuate. Non un dettaglio banale. Aventura Grezzo è un tubeless affidabile, che sacrifica qualche grammo in fatto di leggerezza, a favore della sostanza. Anche per questo motivo, pensando a chi proviene dalla mtb, oppure alterna diverse discipline, Aventura Grezzo può essere un gran bel riferimento. In alcune fasi della performance ricorda proprio una gomma da mtb.

Aventura Grezzo è uno di quei tubeless ready che non scivola, non si deforma neppure quando le pressioni di esercizio sono basse. La sostanza che porta in dote gli permette di essere usato da solo (abbinato al liquido anti-foratura) oppure con un inserto run-flat tra gomma e cerchio. Molto buona è la tenuta della forma e della misura da “etichetta”. Montato su un cerchio hookless con canale interno da 25, ha mantenuto la sua larghezza originale di 44 millimetri.

Vredestein

GT3 Lavaredo

GT3 Lavaredo, le Gravel World Series sbarcano nelle Dolomiti 

02.12.2025
6 min
Salva

Sabato 20 giugno 2026 ad Auronzo di Cadore prenderà il via la prima edizione di GT3 Lavaredo, un nuovo evento parte dell’UCI Gravel World Series. Il percorso è un anello di oltre 130 chilometri attorno alle Tre Cime di Lavaredo, forse la montagna più famosa e riconoscibile di tutte le Dolomiti. Una salita che ha fatto la storia del Giro d’Italia che si inerpicò lassù per l’ultima volta nel 2023, con la vittoria di Santiago Buitrago, che staccò Derek Gee. Alle loro spalle Magnus Cort batté in volata Primoz Roglic, che rosicchiò tre secondi alla maglia rosa Thomas, preparandosi per il sorpasso del giorno dopo nella cronoscalata del Monte Lussari.

Ad organizzare l’evento è l’ASD Pedali di Marca, la stessa associazione che ha organizzato la seconda edizione dei Mondiali Gravel di Pieve di Soligo e molti altri appuntamenti nel territorio trevigiano e non solo. Abbiamo contattato Massimo Panighel, presidente di Pedali di Marca, per farci raccontare questa nuova avventura. 

Nel 2023 Buitrago conquista le Tre Cime, premiato da Nibali che aveva vinto lassù 10 anni prima, ipotecando il suo primo Giro
Nel 2023 Buitrago conquista le Tre Cime, premiato da Nibali che aveva vinto lassù 10 anni prima, ipotecando il suo primo Giro
Massimo, com’è nata questa nuova sfida?

L’UCI ci ha chiesto di organizzare una delle due tappe italiane delle Gravel World Series. Una sarà in Sardegna, l’altra la faremo noi nelle Dolomiti. Ce l’avevano già chiesto dopo il mondiale gravel di Pieve di Soligo, organizzato da noi di Pedali di Marca, ma all’epoca non c’erano i tempi tecnici. Questa volta invece abbiamo coinvolto nel progetto il comune di Auronzo, che nel 2026 per la prima volta dopo 16 anni non ospiterà più il ritiro della Lazio. Quindi volevano sviluppare un altro tipo di prodotto turistico e la bici è il mezzo perfetto. 

Come avete scelto il percorso?

Di fatto è il giro delle Tre Cime di Lavaredo con partenza e arrivo da Auronzo, infatti GT3 sta per Gran Tour 3 Cime. Si attraversano la Val Comelico, la Val Pusteria e la Conca Ampezzana. In tutto sono 133 chilometri con oltre 3.000 metri di dislivello. Il percorso si snoda quasi sempre per ciclabili sterrate, molte delle quali nei fondovalle, un modo per valorizzare quel tipo di offerta cicloturistica.

Massimo Panighel alle Tre Cime di Lavaredo nel 2023, quando ha fatto parte del comitato di tappa del Giro d’Italia
Massimo Panighel alle Tre Cime di Lavaredo nel 2023, quando ha fatto parte del comitato di tappa del Giro d’Italia
Abbiamo detto che si tratta di un evento gravel, quanta percentuale di sterrato c’è?

Siamo oltre la percentuale che l’UCI indica per gare di questo genere, che è il 65 per cento. Noi siamo oltre il 70 per cento, di fatto l’unico tratto asfaltato è la prima salita, il passo Sant’Antonio che porta in Comelico. Quello serve anche per allungare il gruppo in partenza quindi va più che bene, ma da lì in avanti sono quasi solo strade forestali.

Hai accennato alla prima salita, qual è la più dura del percorso?

Probabilmente l’ultima, quella che da Cortina porta al Passo Tre Croci, anche perché è divisa in due parti con un breve risciacquo prima della parte finale dura. Le altre due sono più abbordabili. La prima, appunto il Passo Sant’Antonio, è regolare e in asfalto. La seconda è la più lunga, circa 25 chilometri, ma sale a scaloni con anche dei tratti pianeggianti, alterna pezzi duri con altri di recupero. In generale sono comunque tutte pedalabili e mai estreme. 

GT3 Lavaredo Auronzo
La partenza e l’arrivo saranno ad Auronzo in provincia di Belluno, con il lago e la sua cerchia di boschi e montagne
GT3 Lavaredo
La partenza e l’arrivo saranno ad Auronzo in provincia di Belluno, con il lago e la sua cerchia di boschi e montagne
Sappiamo che gravel può voler dire molte cose. Com’è il fondo delle strade?

E’ sempre abbastanza scorrevole, sono tutte strade forestali o ciclabili con un bel fondo battuto. Per dare un’idea io l’ho fatta sia con i copertoni da 40 mm che da 36 mm. Il tratto più tecnico è la discesa dopo la seconda salita, che da Malga Klammbach porta a Moso, in Pusteria. Lì in fondo è leggermente più instabile anche per via della pendenza, comunque si fa tranquillamente con degli pneumatici da 40, che secondo me sono la scelta perfetta per questo tipo di percorso.

L’evento principale è agonistico, con le differenti griglie divise per età che partono subito dopo i professionisti. Si può iscrivere chiunque?

Sì certo, è sufficiente avere un certificato medico agonistico ed essere tesserati. In alternativa si può anche fare la tessera giornaliera, la cosa fondamentale è avere il certificato agonistico, trattandosi di una gara.

GT3 Lavaredo
Il fondo è sempre compatto e pedalabile, privo di grandi difficoltà tecniche
GT3 Lavaredo
Il fondo è sempre compatto e pedalabile, privo di grandi difficoltà tecniche
Abbiamo visto che però c’è anche una parte non agonistica dell’evento, come funziona?

Esatto, l’abbiamo organizzato in collaborazione con Audax, l’associazione che gestisce le randonnée in Italia. Il percorso è lo stesso e la partenza è sempre sabato mattina, ma il format è appunto quello delle randonnée, cioè un’esperienza unsupported di viaggio più che una competizione. In questo caso i partecipanti hanno tempo fino alle 17 di domenica per arrivare al traguardo, cioè circa un giorno e mezzo. Abbiamo deciso di inserire questo format perché sappiamo che alcune persone non condividono la parte agonistica del gravel, e ci sembrava giusto aprire l’evento anche a loro. E’ anche un modo per pedalare tra quei paesaggi con più calma, godendosi i panorami senza l’assillo del cronometro.

Le iscrizioni sono già aperte, giusto? A che numeri puntate?

Sì è già possibile iscriversi nel nostro sito, e saranno aperte fino al 18 giugno, cioè a due giorni dalla partenza. Fino a fine dicembre il prezzo è agevolato, poi salirà via via che ci sia avvicina all’evento, quindi il consiglio è di approfittarne. Puntiamo alle 1500 presenze totali, ad ora abbiamo già oltre 100 iscritti e questo ci fa bene sperare. Anche perché il nostro è l’unico evento gravel marathon di tutte le Dolomiti, un punto di forza che siamo sicuri ci premierà.

GT3 Lavaredo
Tutti i 133 chilometri si snodano tra scenari spettacolari, come le Dolomiti che si stagliano dalla Val Comelico in questa foto
GT3 Lavaredo
Tutti i 133 chilometri si snodano tra scenari spettacolari, come le Dolomiti che si stagliano dalla Val Comelico in questa foto
Massimo, ultima domanda. Il territorio attraversato dal GT3 Lavaredo è tutto bellissimo, ma ci sveli un luogo particolare magari meno noto al grande pubblico?

E’ difficile, perché appunto tutto il tracciato passa per panorami straordinari, le malghe del Comelico, Misurina, ogni chilometro ci sono montagne bellissime da ammirare. Se dovessi citare uno spot particolare forse direi le torbiere attorno alle chiesa di Santa Barbara a Danta di Cadore, dopo la prima salita. E’ un posto magico anche se non si chiama Cortina, ed è esattamente per questo che abbiamo creato quest’evento. Per far scoprire agli amanti della bici anche le meraviglie nascoste delle Dolomiti.

Abus, Taipan, Gravel

Taipan: il casco che risponde alle esigenze di chi ama il gravel

29.11.2025
4 min
Salva

La domanda dalla quale in Abus sono partiti per realizzare il nuovo casco gravel Taipan è molto semplice e nasce dal contatto con il pubblico e gli appassionati. Per questo eventi come le fiere, come l’Italian Bike Festival dove è stato presentato il Taipan, ne sono un esempio concreto. Infatti la domanda che ha fatto nascere il tutto era estremamente semplice: “Avete un casco gravel?”. La risposta, tuttavia non è tanto semplice come la domanda, perché ci mette davanti a una questione difficile: capire cos’è il gravel. 

Da Abus la risposta non è arrivata semplicemente sedendosi davanti a un computer, ma provando e testando diverse situazioni. Il Taipan è casco che nasce da un foglio bianco, ma cosa c’è prima di mettersi davanti alla scrivania? Esperienze, chilometri in sella e idee. 

«Abbiamo fatto molte uscite di sviluppo – racconta Sales and Marketing Director ABUS Mobile Security International – per entrare davvero nel vivo della questione perché, dobbiamo e vogliamo sapere praticamente tutto sui caschi che produciamo. Quindi in questi ultimi due anni mi sono dedicato a capire quale fosse il target di riferimento del gravel. Ci siamo avventurati ovunque: nel freddo invernale della Germania, in un tour su strade sterrate, in pedalate notturne e tanto altro. In Abus non avevamo idea di cosa fosse il gravel, così ci siamo semplicemente messi alla prova».

Alla ricerca dell’estremo

Taipan è il nome del casco, ma è anche il nome di uno dei serpenti più velenosi al mondo che vive in luoghi estremamente remoti, nei quali l’essere umano difficilmente si avventura. Il senso del gravel è proprio questo: esplorare, pedalare e guardare oltre i confini. Quello che per molti a volte sembra insuperabile per chi ama il gravel diventa semplicemente avventura e divertimento. 

Il gravel però è anche competizione, e per avere uno dei migliori prodotti dedicato anche a chi vuole guardare alla ricerca della performance in Abus si sono rivolti a Paul Voss, ex-ciclista professionista e due volte campione nazionale tedesco di gravel (2024 e 2025). Taipan si colloca così nella grande collezione di caschi Abus, non solo prodotti pensati per competere e vincere nel ciclismo su strada come il GameChanger o l’AirBreaker, ora anche il gravel ha il suo casco ad alte performance

Sicurezza e test

Abbiamo avuto modo di testare il nuovo Taipan con una pedalata svolta in parte in notturna, le caratteristiche tecniche scelte da Abus per il suo casco gravel sono le stesse che vengono proposte per i suoi prodotti top di gamma su strada. Quello che fa la differenza è il tema della sicurezza, argomento declinabile in diversi temi: fiducia, comfort e visibilità. All’interno della calotta è stata aggiunta una gabbia per aumentare la resistenza agli urti. 

Visibilità e sicurezza, invece, sono state approfondite con l’inserimento di una luce posteriore che si aggancia in maniera facile e veloce. Una soluzione facile ma allo stesso tempo estremamente efficiente, dispone di diversi gradi di illuminazione e aumenta sensibilmente la visibilità del ciclista anche al buio. Inoltre la calotta è progettata per ospitare una luce frontale, nel nostro caso abbiamo optato per la Lezyne 1200+ che offre una fascio potente e ad ampio raggio, perfetto per pedalare fuori da tratti privi di illuminazione artificiale (come spesso accade nel gravel). 

Il Taipan, inoltre, ha una forma più larga di un millimetro per lato. Una scelta derivata dal fatto di voler offrire un comfort più elevato, fattore necessario se si aggiunge il peso della luce frontale. Avere una gabbia interna più larga permette, allo stesso tempo, di avere maggior ventilazione e quindi una temperatura interna sempre costante.

Prezzo: 220 euro.

Abus