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Bégo a viso aperto. Ecco chi è l’iridata juniores

10.10.2023
6 min
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«Attenti alla Bégo, perché va davvero forte». Lo aveva detto Federica Venturelli in primavera, aveva visto lontano. Julie Bégo, francese, neo campionessa del mondo juniores, è una abituata a bruciare le tappe. Neanche il tempo di conquistare la maglia iridata che l’ha messa in un cassetto, perché già dal giorno dopo ha preso posto alla Cofidis per gareggiare con le più grandi, per prendere confidenza con quello che sarà il suo nuovo mondo.

Parlandoci, non è qualcosa che stupisce perché una delle prime impressioni che si ricava dal dialogo è la sua forte autostima, sicurezza di sé e di quel che l’aspetta. Ci siamo trovati di fronte a una ragazza più matura dei 18 anni compiuti a gennaio. Desiderosa sì di lasciare un segno, ma che guarda anche al di là, intorno ad essa. D’altronde il suo approdo al ciclismo è giunto al termine di un lungo processo.

In Scozia, la francese Bégo ha centrato il momento giusto per la fuga, dopo un attento studio del percorso
In Scozia, Bégo ha centrato il momento giusto per la fuga, dopo un attento studio del percorso

«Ho sempre fatto molto sport con i miei genitori, fin da quando ero piccola – racconta la ciclista di Bourgoin-Jallieu – sci alpinismo, mountain bike, seguendo loro. Per un po’ mi sono dedicata all’atletica leggera agonistica, all’età di 10 anni. Mi piaceva moltissimo correre all’aria aperta, facevo soprattutto cross, intorno ai 3 chilometri. Può sembrare strano, ma quel che non mi piaceva tanto era l’aspetto agonistico, dovermi applicare con la testa. Così dopo un anno lasciai, preferivo pedalare con la mia mtb nei giri intorno casa. Era una cosa per me stessa, ma poi ho pensato che anche nella mtb potevo provare le competizioni e da lì è iniziato tutto».

I media riportano che tu eri sicura già mesi prima della tua vittoria mondiale, che cosa te lo faceva dire?

Non è proprio così, dicevo che già da inizio stagione avevo puntato l’obiettivo sui mondiali. Avevo visto il percorso, studiato ogni particolare e lavorato per essere al meglio per quel giorno. Gli allenamenti sono stati fondamentali, mi sono dedicata anima e corpo. Soprattutto ai rilanci, azioni di 30 secondi o un minuto che per me erano un mondo nuovo. Era quello che volevo e alla fine l’ho avuto.

Bégo ha esordito con la Cofidis al Giro dell’Emilia, chiudendo 28esima (foto Cofidis/Getty Images)
Bégo ha esordito con la Cofidis al Giro dell’Emilia, chiudendo 28esima (foto Cofidis/Getty Images)
Tra le avversarie della tua categoria, nel corso dell’anno chi hai visto come tua principale avversaria, in funzione anche del futuro?

Diciamo che ce ne sono almeno due. Una è Cat Ferguson che mi sono ritrovata davanti al Trofeo Binda, lei è molto forte allo sprint e alla Bizkaikoloreak in Spagna, la gara a tappe dove mi ha dato molto filo da torcere. L’altra è Federica Venturelli, la sconfitta al Tour du Gevaudan pur avendo lo stesso tempo non l’ho mandata giù. E’ davvero fortissima, penso che saranno avversarie dure anche nella categoria superiore.

Subito dopo i mondiali sei entrata alla Cofidis gareggiando contro le più forti. Quali sono state le tue prime sensazioni?

Sono stata molto felice di accedere subito alla squadra principale, appena conquistata la maglia iridata. La Cofidis mi è venuta incontro anche nella mia esigenza di proseguire gli studi: frequento ingegneria alla Scuola Politecnica Universitaria di Savoia e voglio la laurea. Per me questa esigenza viene anche prima del ciclismo perché una carriera sportiva non dura per sempre e io voglio costruire il mio futuro. Il team manager, mi ha proposto di anticipare i tempi e gareggiare sin da subito contro le più grandi, per acquisire esperienza. Queste gare sono per me importantissime, mi stanno facendo scoprire un mondo nuovo.

Per Julie la carriera ciclistica deve andare di pari passo con lo studio (foto Cofidis/Getty Images)
Per Julie la carriera ciclistica deve andare di pari passo con lo studio (foto Cofidis/Getty Images)
Per te cambia tutto: distanze, avversarie più esperte, modo di correre. Sei mai preoccupata per questo?

Non posso negare che tutto ciò un po’ mi ha stressato. Mi sono subito accorta che è tutto un altro livello, un altro correre, già arrivare al traguardo diventa una conquista. Poi in gara è tutto molto continuo, non c’è mai una pausa, si va sempre a tutta e questo è molto difficile. Comunque mi sto abituando molto velocemente. Alla Tre Valli Varesine ad esempio sono caduta proprio sull’ultima salita, ma per il resto ero lì col gruppo e già riuscivo a essere propositiva. Mi serve solo un po’ di tempo.

Il titolo mondiale ti dà maggiore pressione, temi i giudizi della gente se non riuscirai subito a vincere?

So che il giudizio della gente può essere impietoso, soprattutto sui social, ora ci si aspetta molto da me. Ma quel che conta è la mia fiducia in me stessa, il ciclismo lo vivo per me stessa, cerco di essere abbastanza corazzata a quel che dicono di me. Non mi preoccupo se non vincerò subito, quel che conta è avere la consapevolezza di quel che posso fare. Di quel che pensa la gente non mi interessa.

Con la maglia del Team Feminin Chambery, dove la Cofidis l’ha fatta correre nel biennio da junior (foto team)
Con la maglia del Team Feminin Chambery, dove la Cofidis l’ha fatta correre nel biennio da junior (foto team)
Tu hai vinto il titolo mondiale ma vai forte anche nelle corse a tappe: che cosa preferisci fra queste e le corse in linea?

Io preferisco le gare a tappe perché ti offrono più chance. Ho sempre la sensazione che nelle gare d’un giorno, se non va tutto alla perfezione, non hai modo di rimediare. Nelle corse a tappe c’è meno pressione, se un giorno va male c’è quello successivo per rimettere le cose a posto. A ben pensarci trovo in tutto questo anche un po’ d’ironia perché un po’ rappresenta il decorso della vita. C’è poi un altro aspetto che mi piace delle corse a tappe ed è l’influsso che può avere la stanchezza. I valori cambiano nel corso della gara e quando le mie avversarie sono stanche, è allora che si fanno le differenze, perché credo di avere buone capacità di recupero e di resilienza per fare la differenza. Certo, le gare juniores non sono la stessa cosa, staremo a vedere.

Come ti definiresti, come ciclista e come persona?

Ah, beh, come ciclista, penso di essere una a cui piace attaccare. Mi piace prendere le corse di petto e probabilmente questo rispecchia anche il mio modo di essere nella vita.

Agli europei di Drenthe la Bégo ha vinto il bronzo nel team relay, ma in linea ha chiuso 13esima
Agli europei di Drenthe la Bégo ha vinto il bronzo nel team relay, ma in linea ha chiuso 13esima
C’è una ciclista che ti piace maggiormente, a cui ti ispiri?

Marianne Vos, perché è una che ha vinto tutto e dappertutto, sia le classiche che le grandi corse a tappe, ha lasciato un’impronta indelebile in questo mondo, è davvero eccezionale. Il suo curriculum è impressionante.

Che cosa rappresenta per una ciclista francese il Tour de France, nato da poco?

Significa molto per me. Ho sempre visto il Tour de France come un viaggio. Quando dico alla gente che vado in bicicletta, che sono una ciclista tutti immediatamente pensano al Tour e mi chiedono se ci parteciperò. Penso sia un sogno per tutti coloro che fanno questa professione, una tappa obbligata.

L’approdo alla Uae, per Morgado i tempi sono giusti

09.10.2023
5 min
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Con l’ottavo posto alla Coppa Città di San Daniele e dopo aver sfiorato il podio al Lombardia di categoria, Antonio Morgado ha chiuso la sua stagione. La prima fra gli under 23, ma anche l’unica. Il portoghese già in estate aveva infatti deciso di fare il grande salto e approdare alla corte di Pogacar all’Uae Team Emirates. A vent’anni il lusitano accede subito al professionismo dalla porta principale e qualcuno ha un po’ storto il naso, pensando che sia una scelta affrettata e che si poteva ancora aspettare almeno una stagione, per continuare a crescere, perché no, aumentare il proprio curriculum, d’altronde già sostanzioso con due argenti mondiali in due categorie diverse.

Morgado non è uno che si tira indietro. In attesa di prendersi qualche giorno di vacanza prima di rituffarsi nel lavoro, questa volta insieme ai nuovi compagni del team arabo, ha accettato di sottoporsi all’analisi della stagione anche davanti a qualche obiezione non propriamente gradita, rispondendo sempre con schiettezza. Il corridore di Caldas da Rainha è convinto di quel che fa, come sempre.

Uno dei momenti più alti nella stagione di Morgado, la vittoria nella tappa finale dell’Orlen Nations Cup (foto organizzatori)
Uno dei momenti più alti nella stagione di Morgado, la vittoria nella tappa finale dell’Orlen Nations Cup (foto organizzatori)
Come giudichi questa tua stagione fra gli Under 23?

Non è stata una grande stagione per me. Mi aspettavo di meglio e potevo fare meglio, alla fine ho portato a casa meno di quel che mi aspettavo, ma è quello che è.

Le corse a tappe come Giro Next Gen e Tour de l’Avenir non sono state fortunate, che cosa ti è mancato?

Non ero nelle condizioni di salute giuste per poter ottenere il meglio da me stesso, quindi mi sono messo a disposizione della squadra e dei compagni. Il Tour de l’Avenir l’ho interpretato più come preparazione per il campionato del mondo, quello era il mio obiettivo stagionale, per il quale sono anche andato in quota, lo avevo messo nel mio mirino e almeno nell’occasione giusta ero pronto.

Ripensando al mondiale, è più la soddisfazione per la medaglia d’argento o pensi che Laurance si poteva prendere?

Per mia natura non sono uno che si accontenta. Sono contento del mio secondo posto ma voglio sempre di più. Penso che ho lavorato così duramente per il mondiale e sono arrivato secondo: va bene, ma per me ha sempre un po’ il sapore della sconfitta, significa che qualcosa di meglio si poteva sempre fare.

La volata vincente per il secondo posto a Glasgow. Ma Laurance si poteva anche prendere…
La volata vincente per il secondo posto a Glasgow. Ma Laurance si poteva anche prendere…
Che cosa porti con te di questo anno all’Hagens Berman Axeon?

Penso che sia una grande squadra, ideale per affrontare la categoria. Mi sono divertito molto quest’anno con la squadra e i miei compagni, da questo punto di vista è stato davvero un buon anno.

E com’è stato lavorare con Axel Merckx?

Sì, è stata una grande opportunità, è un grande nome. Ho imparato molto con Axel ed è un ragazzo davvero gentile, mi piace molto e l’opportunità di lavorare con lui mi ha fatto sicuramente crescere, le mie decisioni sono anche frutto di quel che ho potuto apprendere in un anno di lavoro con lui.

Una sola stagione all”Hagens Berman Axeon, con la perla del successo al Tour of Rhodes (foto team)
Una sola stagione all”Hagens Berman Axeon, con la perla del successo al Tour of Rhodes (foto team)
Dal prossimo anno sarai già professionista con la Uae. Con che spirito affronti questa nuova avventura?

Sono davvero emozionato adesso, tanto che già mi sento mentalmente coinvolto. La situazione sta diventando seria, ora lavorerò davvero sul serio per i massimi obiettivi. Questo è il mio sogno, quindi lavorerò duro per questo. Da un lato mi sento arrivato, sono alla corte dei grandi, dall’altro so che il vero lavoro inizia adesso e ho tutto da dimostrare.

Ma un anno in più fra gli Under 23 poteva servirti per aumentare le tue vittorie e la tua esperienza. Ti sei mai pentito della scelta?

No, sono scelte che uno fa pensando al futuro. Io mi sento maturo e pronto, scelgo di andare subito nel WorldTour. Non è stata una scelta avventata, ne ho parlato con il mio allenatore e il mio manager e pensiamo che io sia pronto per la massima avventura, con l’umiltà di imparare e la convinzione di potermi ricavare un ruolo. Quindi sono emozionato e ora posso lavorare davvero sodo per vedere dove posso arrivare.

La Uae è un team con tanti capitani, uno su tutti Pogacar. Che spazi vuoi ritagliarti in questo tuo primo anno?

Penso che sia davvero un privilegio per me imparare con i migliori ragazzi del mondo. Sono semplicemente super felice perché posso imparare da chi vince, da chi sa come si fa. Quindi l’anno prossimo si tratterà solo di imparare e aiutare la squadra e i compagni.

Il lusitano ha ottenuto i suoi migliori risultati stagionali in nazionale. All’europeo ha chiuso 14°
Il lusitano ha ottenuto i suoi migliori risultati stagionali in nazionale. All’europeo ha chiuso 14°
Pogacar, Hirschi, Ayuso: a chi di questi pensi di essere più simile come caratteristiche?

Questo non lo so, ogni corridore è fatto a modo suo, non mi piace essere paragonato a questo o quello, voglio essere Morgado e basta. Penso che ogni appassionato ami Pogacar, impossibile fare altrimenti, io voglio imparare da lui il più possibile e avere l’opportunità di corrergli accanto.

Per il tuo primo anno che obiettivi ti poni?

Non ho segnato alcun obiettivo sulla mia agenda, si tratterà solo di sfruttare ogni occasione per imparare il più possibile. Spero solo di avere più opportunità possibili per correre nel WorldTour, perché sono le massime gare del calendario, dove affronti il meglio che c’è. Non starò tanto a guardare il mio bilancio in termini di risultati personali, voglio solo aiutare la squadra a ottenere il più possibile e accrescere il mio bagaglio di esperienze.

Oggi l’europeo, ma Sangalli pensa già a Parigi

23.09.2023
6 min
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Paolo Sangalli si sta prendendo belle soddisfazioni dalle categorie giovanili agli europei di Emmen, ma la sua mente è già rivolta al 2024. C’è da preparare “la” stagione, perché quella con all’interno l’appuntamento olimpico è un’annata diversa da tutte le altre. Per questo guarda alla rassegna continentale puntando sì al risultato con le sue elite, studiando il percorso e le caratteristiche delle avversarie, la giusta strategia per le sue ragazze, ma dopo un’annata così complicata come questa è già avanti nella disamina di quanto fatto e soprattutto quanto c’è da fare.

Dai mondiali di Glasgow in poi qualcosa è cambiato. Si era abbondantemente detto di come la squadra italiana fosse in quell’occasione troppo debilitata dai problemi che le principali esponenti del ciclismo italiano si erano portate dietro. E’ passato un mese e i segnali positivi ci sono stati, in abbondanza, segnali che qualsiasi epilogo della gara olandese non potrà cambiare.

Sangalli ha già in mente il percorso che dovrà portare a Parigi 2024: «Saranno fondamentali le classiche per formare la squadra. Le ragazze dovranno essere efficienti in quel periodo, mostrarmi che possono fare in percorsi molto simili a quello olimpico, per come è stato costruito, poi è chiaro che ogni gara mi dà indicazioni, anche questa europea così lontana dall’appuntamento che conta davvero, ma il cammino nella mia testa è già definito».

Sangalli con Balsamo. La sfida europea è l’occasione per rilanciare il suo nome dopo la difficile ripresa
Sangalli co Balsamo. La sfida europea è l’occasione per rilanciare il suo nome dopo la difficile ripresa
Anche il prossimo anno sarà comunque complicato dal punto di vista del calendario…

E’ un calendario che non funziona, ne sono convinto perché le gare sono tante e tutte impegnative e importanti, ma i team non hanno un numero sufficiente di elementi per far fronte, così chiedono alle loro atlete un surplus d’impegni. Noi quest’anno l’abbiamo subìto oltremodo. Il mondiale è stato la dimostrazione di come per emergere serva una programmazione adeguata: chi ha fatto solo il Tour era davanti, chi ha fatto Giro e Tour no.

La delusione del mondiale è passata?

Io non cerco scuse, è andata com’è andata, ma abbiamo avuto tutte le nostre big messe fuori gioco nel momento topico della stagione, Balsamo in primis, poi Guazzini con il terribile incidente alla Roubaix, la stessa Bertizzolo con le sue due cadute che hanno influito sulla stagione, i problemi di Longo Borghini da cui si sta faticosamente riprendendo. Non dimentichiamo poi Persico, costretta proprio per il discorso che facevo prima a una stagione intensissima che chiaramente l’ha logorata.

Bertizzolo è in continua crescita. In Romandia ha vinto la prima tappa in una volata di gruppo
Bertizzolo è in continua crescita. In Romandia ha vinto la prima tappa in una volata di gruppo
Dopo i mondiali però sono arrivati buoni risultati. Cominciamo da Elisa Balsamo, tornata finalmente alla vittoria in volata…

E’ stato un segnale morale fondamentale, non solo per questa stagione – afferma sicuro Sangalli – Significa aver chiuso finalmente un cerchio. Elisa è una ragazza molto matura, come ce ne sono poche in giro e non mi riferisco solo alla sua gestione in gara, ma proprio al suo modo di essere. Ha dimostrato con il suo recupero prima del tempo grandissime capacità fisiche e doti morali non comuni.

Ti ha sorpreso?

Non lei, sarebbe stato impossibile fare lo stesso per qualsiasi altra atleta, ma lei può e oggi si troverà a gareggiare su un percorso che le si addice, sia per la parte fuori il circuito di ben 60 chilometri dove ci sarà da sapersi giostrare con il vento, sia per il finale. Io sono molto fiducioso.

Elisa Balsamo ai mondiali, corsi con una condizione ancora non al meglio
Elisa Balsamo ai mondiali, corsi con una condizione ancora non al meglio
La Persico è tornata a farsi vedere anche nelle prove a tappe, con il 5° posto al Romandia…

Non è al 100 per cento, ma vedo che sta arrivando alla miglior forma e anche se la stagione è agli sgoccioli è comunque importante. Sta smaltendo anche una certa crescita iniziata molto prima, anche la sua stagione passata ricca di soddisfazioni, ma che non era facile da assimilare. Silvia ha corso sempre.

Ha già detto che salterà gran parte della stagione di ciclocross, se non addirittura tutta…

Questo mi dispiace moltissimo perché so bene quanto sia portata per questa specialità – sottolinea Sangalli – ma torniamo al discorso di prima. Con il calendario attuale non si può far tutto. Ormai bisogna rendersi conto che non si può più correre allenandosi, ma bisogna allenarsi puntando all’evento specifico. La SD Worx ha fatto questo e i risultati si sono visti.

In Romandia Persico è tornata: quinta in classifica generale e sempre protagonista
In Romandia Persico è tornata: quinta in classifica generale e sempre protagonista
La recente ufficializzazione del percorso olimpico ha fatto dire a quasi tutti gli addetti ai lavori che sembra un percorso disegnato su misura per Elisa Longo Borghini.

E’ così, lo penso anch’io e sono già d’accordo con i vertici della Lidl-Trek per vederci subito dopo la fine della stagione per stabilire un suo calendario condiviso, che la porti alla forma migliore sia per Parigi che per i mondiali di Zurigo, anche quelli adattissimi a lei. Bisogna scegliere bene ogni singola tappa della sua prossima stagione, posizionare al meglio i periodi di altura, ma per la preparazione ho la massima fiducia in Paolo Slongo. Dobbiamo lavorare tutti per portarla all’appuntamento olimpico pronta a giocarsi le sue carte.

La sensazione è che quando lei non è in squadra, la sua assenza si sente fortemente.

E’ verissimo, perché è una vera leader, quindi si fa sentire anche quando non è una gara dove è chiamata lei a fare risultato. E’ una vera capitana, sa muoversi nel gruppo, toglie peso e responsabilità alle compagne. Io sono convinto che se l’avessimo avuta in gara a Glasgow, ora staremmo a parlare di un risultato diverso…

Longo Borghini dovrebbe essere la punta azzurra a Parigi 2024, per la caccia al suo terzo podio
Longo Borghini dovrebbe essere la punta azzurra a Parigi 2024, per la caccia al suo terzo podio
Tu pensi che per la prova olimpica, che avrà un ridotto numero di partecipanti anche se l’Italia dovrebbe riuscire a ottenere il massimo del contingente, si potrà attingere anche alle più giovani, alle U23?

Sinceramente la vedo difficile, anche se tutto è possibile. Il salto verso la categoria maggiore, il confronto fra una 23enne e già una che ha 4-5 anni in più è improbo, c’è un carico di esperienza che fa una differenza enorme. Avessimo avuto un arrivo in salita avrei pensato alla Realini, ma non è questo il caso. Il percorso parigino sarà una vera classica, con tanti strappi ognuno dei quali potrebbe essere decisivo.

Quindi sarai presente per tutto il periodo delle prove franco-belghe…

Come sempre, ma questa volta avrò un occhio di riguardissimo per quello che succederà e trarrò le mie conclusioni.

Il nuovo Sierra, dalla delusione scozzese alle feste di Cali

22.09.2023
4 min
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Un mese dopo. Città diversa, maglia diversa in palio, anche aspettative diverse e non potrebbe essere altrimenti visto che da allora Luis David Sierra è diventato una star della categoria juniores. Negli occhi tutti gli appassionati hanno ancora le immagini di quel salto di catena che, nel momento, topico, gli è costato il podio ai Mondiali di Glasgow, quella delusione stampata sul volto quando ha tagliato il traguardo, dimostrando ancora che ne aveva più di tutti.

E’ passato un mese e sembra un’eternità. Sierra è andato ai mondiali su pista di Cali dove ha vinto tutte e tre le medaglie (oro nel quartetto, argento nell’individuale a punti, bronzo nella madison), nell’ultimo weekend ha realizzato una splendida doppietta di successi su strada e ora è pronto per una nuova sfida, sulle strade olandesi, per prendersi quello che gli era sfuggito.

Sul podio di Cali con il quartetto. Una maglia che cancella la delusione di poche settimane prima (foto Instagram)
Sul podio di Cali con il quartetto. Una maglia che cancella la delusione di poche settimane prima (foto Instagram)

«E’ vero che tutto è un po’ partito da quel sabato maledetto – racconta Sierra a poche ore dalla partenza – da quella corsa così sfortunata per i nostri colori con 4 atleti su 6 fuori corsa in anticipo, da quell’epilogo che tutti conoscono. E’ una vicenda amara che nel fondo aveva anche un po’ di dolce, perché tutti hanno visto come ho corso e ripensandoci mi ha dato morale e spinta per andare avanti».

La sensazione è che il Sierra di oggi sia un po’ diverso da quello…

Forse è vero, perché credo di più nei miei mezzi, ho la percezione netta di quel che posso fare. Come persona sono rimasto quello di sempre, ma amo sempre di più correre, mettermi in gioco e credo di poter fare davvero tanto.

In Olanda Sierra vuol cancellare la delusione iridata. Il percorso sembra adatto a lui
In Olanda Sierra vuol cancellare la delusione iridata. Il percorso sembra adatto a lui
Che esperienza è stata quella di Cali?

Qualcosa di eccezionale, che mi ha segnato nel profondo. Io sono per metà colombiano, lì ho trovato casa. C’erano tanti parenti che sono venuti a vedermi, molti non li conoscevo neanche, in Colombia ero stato da ragazzino. E’ stata un’emozione forte e mi è dispiaciuto che con me non ci fosse mio padre, ma doveva lavorare. Sono contento di averli ripagati con bei risultati anche se volevo fare di più.

Che cosa ti rimproveri?

Nell’individuale a punti ho commesso un solo errore, ma in quei contesti ne basta uno che lo paghi amaramente. Nella madison prima sono caduto, poi con Fiorin siamo tornati in testa alla corsa, ma lui ha forato e a quel punto l’oro è sfuggito. Ho comunque dimostrato quel che so fare e per me vale molto proprio perché ero davanti alla mia famiglia.

Per Juan la trasferta a Cali è stata una tappa importante, non solo per i risultati (foto Instagram)
Per Juan la trasferta a Cali è stata una tappa importante, non solo per i risultati (foto Instagram)
Facevano il tifo per te?

In maniera incredibile, quasi esagerata. Si sentivano solo loro, facevano davvero un tifo indiavolato esattamente come per ogni corridore colombiano. Mi sono davvero sentito a casa.

Al tuo ritorno hai sentito benefici dall’attività su pista?

Inizialmente è stata dura. Ho disputato il Trofeo Buffoni che nel calendario italiano è la gara più lunga e ho pagato la distanza, poi però le cose sono andate sempre meglio. Probabilmente rispetto a Glasgow ho perso qualcosa nelle salite, ma ho guadagnato tanto in esplosività e questo sarà utile per la gara, sicuramente meno dura di quella iridata ma con strappi che sono adatti alle mie caratteristiche.

La volata vincente al Trofeo San Rocco di sabato, battendo Cettolin e Bambagioni (foto Pagni)
Quel mondiale ha favorito contatti per il tuo futuro?

Sì, molte squadre mi hanno fatto proposte, soprattutto team Development del WorldTour, ma io ho scelto il team devo della Tudor. Ho parlato direttamente con Cancellara, mi ha presentato il progetto del team e le ambizioni di entrare nella massima serie, il lavoro che vogliono fare con i giovani. Abbiamo trovato molte affinità, alla fine mi ha convinto e ho firmato nei giorni scorsi. Ora posso affrontare l’europeo con la mente più sgombra.

Gli occhi di Marina, il genio di Tresca: arriva il Motivan

07.09.2023
5 min
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«I mondiali di Glasgow sono stati bellissimi – dice Marina Romoli – proprio perché hanno messo insieme atleti normodotati e paralimpici. Facevano tutti la stessa cosa, con pari dignità. E’ stato meraviglioso. Peccato che l’organizzazione sia mancata nei dettagli, ma era la prima volta e ci può stare. Di sicuro bisogna avere un occhio di riguardo in più per chi ha delle limitazioni, che siano atleti oppure ospiti. Mi piace dire che sulla mia sedia posso fare tutto, anche salire tre gradini. Solo che per farlo spesso devo chiedere aiuto a qualcuno, che mi sollevi. Sarebbe bello farlo senza chiedere a nessuno».

In visita al Giro d’Italia Donne assieme a Leonilde Tresca e Giulia De Maio. Nella foto anche Justine Mattera
In visita al Giro d’Italia Donne assieme a Leonilde Tresca e Giulia De Maio. Nella foto anche Justine Mattera

L’incontro con Tresca

La marchigiana ha parole chiare, come sempre. Da quando poi ha incontrato Leonilde Tresca (titolare di Tresca Trasformer che prepara i più bei pullman e i mezzi per aziende e squadre pro’) fra le due si è creata una chimica davvero speciale, un’amicizia non comune.

«Dice che la sua vita è cambiata quando mi ha conosciuto – dice Marina – e a volte questa cosa mi spaventa, insomma spero di avergliela cambiata in positivo. Diciamo che io sono quella calma che smussa i suoi lati più spumeggianti. Mentre è vero che lei è una di quelle persone che ha cambiato la mia vita, perché effettivamente ha ampliato i miei orizzonti. Mi ha dato coraggio, fa tante cose che effettivamente io pensavo fossero impossibili. Quando ti dice: “Io ci sono, vedrai che ce la facciamo”, io mi fido e mi butto. Insomma, abbiamo unito i nostri lati migliori e nel tempo sono nate cose nuove e positive non solo per noi, ma anche per gli altri. Che poi è l’obiettivo stesso del Motivan».

Altro che pullman: nella staffetta dell’ultimo giorno ai mondiali di Glasgow, per gli atleti solo un box e zero privacy
Altro che pullman: nella staffetta dell’ultimo giorno ai mondiali di Glasgow, per gli atleti solo un box e zero privacy

L’esperienza di Glasgow

Ne avevamo già parlato proprio con Leonilde, quando il progetto era in embrione. Partire da un camion e farne la casa per le persone disabili. Perché possano seguire un arrivo di tappa del Giro d’Italia, in cui le hospitality all’arrivo sono un inno alla barriera architettonica. O perché possano prepararsi per una competizione con tutti i comfort di cui ha bisogno un atleta. Ai recenti mondiali, appunto, le staffette di tutte le nazionali si cambiavano in gazebo senza la possibilità di tirare una tenda. Altro che i pullman delle squadre…

Un’idea che potrebbe aprire nuove strade?

Non è stato pensato solo per i grandi eventi, ma anche per prestarlo a titolo gratuito a squadre paralimpiche per ospitare gli atleti durante le loro manifestazioni. Spesso anche lì gli spazi non sono il massimo e non sono accessibili per le persone che hanno una disabilità. Specialmente per chi si deve spostare con una carrozzina su una strada che magari ha la pavimentazione poco regolare. A volte diventa un incubo. Se invece sai di andare a fare una manifestazione sportiva in cui hai tutti i comfort e puoi essere indipendente nei movimenti, è tutta un’altra cosa.

Nel 2021, Marina Romoli si è laureata in psicologia: Leonilde Tresca non poteva mancare
Nel 2021, Marina Romoli si è laureata in psicologia: Leonilde Tresca non poteva mancare
La stessa Leonilde parlava di proporlo al Giro d’Italia.

Lì c’è tutto, un’infrastruttura imponente. Però all’arrivo non c’è un’hospitality come alla partenza. Ci sono quei camion che poi si strutturano su più livelli, in cui danno da mangiare e ospitano le persone che vanno a vedere la gara. Solo che non sono per niente accessibili. E siccome sulle carrozzine siamo sempre molto bassi, vediamo le corse come i carcerati, tra i buchini delle transenne, che sono altissime. Negli arrivi in salita o quelli meno pericolosi, spesso mi concedono di guardare più da vicino, però è proprio un’eccezione.

Servirebbe uno spazio ad hoc?

Come nei concerti, ad esempio. Lì è tutto già predisposto, perché sei all’interno di una struttura fissa, però perché non farlo anche per altri eventi sportivi itineranti? Non sarebbe nemmeno una grossa spesa. Invece è come se il pensiero di fare qualcosa in questa direzione mancasse proprio. Quindi Leonilde, venendo in giro con me, si è resa conto che non è possibile e che bisogna fare qualcosa. Vivendo con un’amica nella quotidianità, si è resa conto che mancava qualcosa.

E’ il 2008, con Marina Foresi e Giada Borgato. Nel 2006, Marina era stata seconda al mondiale juniores
E’ il 2008, con Marina Foresi e Giada Borgato. Nel 2006, Marina era stata seconda al mondiale juniores
Si può cambiare qualcosa, secondo te?

Si può chiedere alle persone giuste. Quando il progetto si concretizzerà, ormai per l’anno prossimo, chiederemo udienza anche a RCS. Gli diremo che noi ci siamo e ben venga se sono interessati. Potrebbero pensare di fare un mezzo così anche loro, per il futuro sarebbe bello che tutti i loro mezzi diventassero accessibili. Che poi a volte lo sono anche, ma loro non ne hanno nemmeno idea.

Cioè?

Mi ricordo che una volta su un mezzo della RAI c’era un montacarichi, ma lo sapeva solo uno e gli altri erano all’oscuro. E’ una pedana che esce, si abbassa e si rialza. Tante volte hanno le cose predisposte, ma nessuno sa della loro esistenza. Poi magari lo usavano per portare su i monitor, senza considerare che potrebbe andare bene anche per le persone con disabilità. Il bello è che poi diventa una risorsa per tutti, lo vedo in qualunque posto io vada, anche al mare.

Il Motivan, costruito con il contributo della Comunità Europea, è in fase di realizzazione
Il Motivan, costruito con il contributo della Comunità Europea, è in fase di realizzazione
Cosa è successo al mare?

Abbiamo fatto mettere una passerella avvolgibile, fino all’entrata in acqua, così riesco ad andarci da sola. Tanti dicevano che fosse inutile, invece adesso ci passano tutti, grandi e bambini, quando la sabbia è rovente. E questo è l’emblema di un modo di pensare. E’ una cosa molto basic, in fondo: basterebbe ragionarci. Il Motivan sarà così, un mezzo inclusivo al 100 per cento.

Vento, condizioni fisiche e radio: quei 12″ tra Ganna e Remco

23.08.2023
5 min
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Filippo Ganna non ha conquistato la maglia iridata della cronometro per 12” dopo una sfida lunga 47,8 chilometri. Remco Evenepoel, il vincitore, in pratica gli ha rifilato 0,25” al chilometro. Un quarto di secondo ogni mille metri. Un’inezia.

Un distacco così fa pensare e ripensare: dove ha perso quei pochi secondi Ganna? Una domanda che si è posto lo stesso piemontese dopo la gara.

Noi invece lo abbiamo chiesto a tre esperti di crono: Adriano Malori, Edoardo Affini e Marco Pinotti. Un’inchiesta, una riflessione tecnica, che resta comunque molto complicata. Ricordiamoci che parliamo di distacchi piccoli, che siamo nell’era dei marginal gain in cui ogni dettaglio incide, ma che di contro (e paradossalmente) 12” potrebbero non essere neanche pochi. Sul banco degli “imputati” finiscono: materiali, tattiche, condizione, riscaldamento, guida, regole… Un bell’intrigo insomma!

Ganna in lotta col vento (notate l’erba). Il cx migliore di Remco ha fatto la differenza?
Ganna in lotta col vento (notate l’erba). Il cx migliore di Remco ha fatto la differenza?

Malori insiste sul vento

Adriano Malori già ci aveva accompagnato nel post di quella crono. Il “Malo” aveva indicato il vento come il rivale numero uno di Ganna, almeno tra i fattori esterni. E in particolare il vento laterale. E resta su quella linea.

«Anche se dalla tv non si è visto molto – dice Malori – nel tratto più lungo, quello in cui si andava nel doppio senso di marcia, si notava come Evenepoel, piccolino, “sbacchettasse” parecchio. In quel punto uno grande come Pippo faceva più resistenza. Se dondolava Remco figuriamoci Pippo.

«Per il resto, sui materiali non credo che abbia perso terreno perché comunque Ganna è alla Ineos-Grenadiers e lì ci lavorano bene e costantemente. Semmai, visto lo strappo finale, con la doppia corona al posto della mono Ganna sarebbe potuto andare un po’ più forte. Ma anche nel chilometro finale è stato comunque più veloce di Remco di 3”. In ogni caso non sarebbe bastato a colmare il gap dei 12″.

«Riguardo alla guida, tanto più che la regìa tv non è stata il massimo, è difficile giudicare. Bisognava stare in ammiraglia dietro a Pippo. In generale ci può stare perdere quei 12″ lì: bastano un paio di curve fatte male che all’uscita devi rilanciare e la frittata è fatta. Ma, ripeto, questo aspetto non siamo in grado di poterlo analizzare».

Prima di chiudere Malori getta sul piatto un argomento molto interessante: secondo lui le nuove regole UCI penalizzano Ganna nella posizione: «Filippo è troppo schiacciato e meno allungato di altri sulla bici».

A Glasgow Ganna ha usato la nuova Bolide: tra le novità la monocorona di Shimano e una versione aggiornata del manubrio 3D
A Glasgow Ganna ha usato la nuova Bolide: tra le novità la monocorona di Shimano e una versione aggiornata del manubrio 3D

Affini, Remco e il suo cx

Edoardo Affini, che torna in gara oggi al Benelux (Renewi Tour) è quello più dubbioso circa il recuperare questo gap. E lui le crono attuali le fa… e anche forte.

«La differenza con Remco la fa la “pagliuzza” – dice il corridore della Jumbo-Vismanon è facile capire dove recuperare 12”. Io partirei dalla prestazione, ma bisognerebbe conoscere i reali valori dei ragazzi. Da quel che so io, hanno detto che Pippo ha fatto una delle sue migliori prestazioni in assoluto, quindi non credo si possa battere su questo tema. E anche la gestione tattica di Pippo è stata buona, visto che sul muro finale è andato fortissimo.

«Idem sui materiali: addirittura so che in Ineos-Grenadiers gli avevano dato un manubrio nuovo che lo rendesse ancora un pelo più aerodinamico così da limare ancora qualcosa».

Anche Affini insiste sul discorso del vento e dell’aerodinamica. Ma più che sottolineare lo svantaggio di Ganna, esalta il vantaggio di Remco.

«Evenepoel è molto potente, anche se meno di Ganna, ma più piccolo. Non è grosso come me e Pippo, quindi è più aerodinamico. Gente come noi si può abbassare sul manubrio quanto vuole, ma l’impatto frontale e con il vento laterale sempre grande resta.

«Penso anche che il vento sia una variabile che non puoi controllare, pertanto farei davvero difficoltà a capire dove limare quei 12 secondi».

La radio che si nota sporgere sul petto di Evenepoel, aveva una valenza aerodinamica ed era ai limiti del regolamento
La radio che si nota sporgere sul petto di Evenepoel, aveva una valenza aerodinamica ed era ai limiti del regolamento

Pinotti: prestazioni e regole

Marco Pinotti, tecnico della Jayco-AlUla, ma al tempo stesso ex cronoman ed ingegnere, ha invece qualche ipotesi in più da vagliare per recuperare quei 12 secondi.

«Io – spiega Pinotti – anche se in casa Ineos hanno parlato di grande prestazione, ho qualche dubbio in merito. Intendiamoci, non dico che Ganna non sia andato forte, ma non è stato super come altre volte. Magari anche perché aveva lavorato molto per la pista e non aveva fatto un lavoro specifico per la crono. Io so che hanno spinto molto sull’aerodinamica (e il manubrio nuovo lo confermerebbe, ndr), sui materiali e hanno perso un po’ di focus sull’allenamento.

«Ripenso alla crono che Filippo ha vinto al Wallonie pochi giorni prima. Era andato forte, ma aveva rifilato distacchi minimi a Tarling e agli altri, nonostante la crono misurasse 32 chilometri. Questo mi ha fatto riflettere. Si può mettere così: Ganna non è andato piano, ma per una serie di motivi non è cresciuto ulteriormente come può ancora fare alla sua età».

Pinotti poi insiste anche su un altro aspetto, un dettaglio che tutti abbiamo notato, ma che nessuno ha approfondito: la radio che Evenepoel aveva sul petto. Quella “radiolona” ha certamente avuto delle influenze aerodinamiche. Di fatto, inserita in quel body aero e aderente era un profilo. Anche Ganna ce l’aveva, ma la sua era ben più piccola: era la radio e basta. Ganna non aveva la radio avvolta nel pluriball come già qualcuno ha utilizzato in questa stagione.

«In questo senso servirebbero delle regole chiare – dice Pinotti – da parte dell’UCI. E’ noto che un riempitivo in quel punto dà dei vantaggi. Nel triathlon, che è libero, lo usano ma qui va chiarito una volta per tutte come fare. Una superficie simile, nell’arco di quasi 50 chilometri potrebbe anche essere stata decisiva, visto che parliamo di 12 secondi».

Belletta è cresciuto, peccato solo la caduta di Glasgow

22.08.2023
4 min
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Il suo mondiale a Glasgow è finito ancor prima di cominciare, vittima della prima caduta seria che ha coinvolto gli azzurri U23. Due punti sul ginocchio e la malinconia di veder andare giù nella stessa caduta anche Buratti, Busatto e Romele. Per questo Dario Igor Belletta è salito sul pullman Vittoria e forse non ne sarebbe sceso mai.

«Ero già caduto all’ingresso del circuito – ha raccontato – c’era tantissimo stress in gruppo. Era il momento in cui da dietro sono riuscito ad andare davanti e psicologicamente forse ho mollato un po’ la presa. Perciò la prima curva che ho fatto davanti, in testa al gruppo, sono caduto e purtroppo ho tirato giù Busatto che stavamo proteggendo. Mi spiace anche per lui».

Al via della prova su strada dei mondiali, accanto a Romele, De Pretto, Milesi, Buratti e Busatto
Al via della prova su strada dei mondiali, accanto a Romele, De Pretto e Milesi. Nel team anche Buratti e Busatto

Stagione conclusa?

Tornato al pullman, ha trovato ad aspettarlo il dottor Corsetti. E’ stato lui a prevedere la necessità di mettere punti di sutura, anche se prima di poterli applicare, hanno dovuto aspettare che la corsa finisse. E con i punti è arrivata l’amara considerazione che la sua prima stagione di under 23 potrebbe essersi conclusa in quella curva, visto che il tempo per recuperare non sarebbe stato poi molto.

In giro per l’Europa

Il 2023 del corridore di Magenta fino a quel momento era stato composto da 30 giorni di corsa, seguendo il filo logico che da sempre caratterizza l’attività della Jumbo Visma Development. Quindi cinque corse a tappe e, ad eccezione del Giro della Città Metropolitana di Reggio Calabria (corso con la nazionale) e i due tricolori (entrambi al terzo posto), l’Italia non l’ha mai vista, raccogliendo in compenso sette top 10 in giro per l’Europa. Il mondiale è sempre stato però uno dei passaggi centrali.

«Pensavo al mondiale da inizio stagione – ha spiegato – l’evento di cui ho parlato con Amadori per tutto l’anno. Ci abbiamo lavorato dai primi training camp a dicembre, però un conto è pensare di andare, un conto è farlo davvero».

A Glasgow, Belletta sarebbe stato protagonista, se la caduta non lo avesse tagliato fuori
A Glasgow, Belletta sarebbe stato protagonista, se la caduta non lo avesse tagliato fuori

Un anno molto intenso

L’approccio è già quello del professionista, aiutato da una precocità atletica che forse fra gli under 23 stupisce meno di quanto accadesse fra gli juniores, in cui riusciva a dominare anche in virtù di un fisico ben più sviluppato rispetto ai rivali.

«In squadra – ha spiegato – mi trovo davvero bene. Non mi fanno mancare nulla. Mi stanno facendo crescere con calma che poi è quello che abbiamo chiesto. Rispetto allo scorso anno, sento di essere cambiato tantissimo. E’ passato solo un anno, ma sembra di aver fatto 3-4 stagioni. Ogni mese sento che cresco di più e infatti non vedo l’ora che passi ancora più tempo per vedere quanto potrò migliorare crescendo».

Tricolore crono: dopo l’arrivo, Belletta era stremato per il caldo (foto Tornanti_cc)
Tricolore crono: dopo l’arrivo, Belletta era stremato per il caldo (foto Tornanti_cc)

Da bimbo a ragazzo

Nel dirlo ha fatto un sorriso. Nel ciclismo che cerca prodigi giovanissimi, sentir dire a un ragazzo di 19 anni che non vede l’ora di diventare più grande per essere anche più forte, ti coglie di sorpresa.

«Mi accorgo – ha spiegato – che si cresce sotto tutti i punti di vista. I numeri derivano solo dal corretto approccio mentale e anche e soprattutto dalla maturità. Cioè fare certi tipi di corse, cominciare a essere più preciso anche nella vita privata e quotidiana. E’ un insieme di cose. C’è molta tranquillità e quindi… mi sento di essere molto cresciuto. Non sono più un bambino, adesso sono un ragazzo. Mettiamola così…».

EDITORIALE / Le donne, la nazionale e l’appello di Villa

21.08.2023
4 min
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Oltre alla sua competenza, quello che faceva funzionare la gestione Salvoldi fra le donne è che Dino aveva in mano la strada e la pista, per cui l’impegno trasversale, oltre che richiesto, faceva parte di un patto (non sempre semplice da onorare) fra il tecnico e le atlete. Quando i due… poteri sono stati sdoppiati, con Sangalli alla strada e Villa alla pista, è successo qualcosa che si poteva prevedere e che il tecnico milanese ha fatto notare nel velodromo di Glasgow dopo aver toccato con mano il calo di rendimento delle azzurre.

Guazzini è uscita sfinita dal Tour, ha corso in pista e poi nella crono
Guazzini è uscita sfinita dal Tour, ha corso in pista e poi nella crono

Un calo di tensione

Facciamo una premessa: il professionismo è arrivato fra le donne con la velocità e la forza di un tornado. Il solo calendario che conti è quello WorldTour, per cui le ragazze più rappresentative corrono senza soluzione di continuità. La programmazione c’è, ma avendo organici all’osso, è frequente che salti. Non è facile gestirsi e gestire il proprio tempo, quando si gira come trottole. Soprattutto se a richiedere la tua presenza in pista c’è un tecnico come Villa, che non impone regole rigide, ma si affida al buon senso e al professionismo dei suoi atleti.

Forse lo scorso anno, conquistate dai suoi metodi e dalla novità di lavorare con i ragazzi, le azzurre hanno mantenuto alta l’asticella vincendo titoli in abbondanza. Quest’anno invece, con il prevalere dell’impegno su strada, alcune hanno subito un calo di tensione, limando laddove nessuno le chiamava a rendere conto: la pista. A ciò si aggiunga che l’anno pre-olimpico per chi fa la doppia attività è sempre un trabocchetto, soprattutto al confronto con chi invece punta sulla specializzazione ed è già in tabella per i Giochi, come Villa ha sottolineato con chiarezza.

Per Balsamo incidente, ripresa, 6 tappe al Tour, mondiale pista e poi strada: un po’ troppo?
Per Balsamo incidente, ripresa, 6 tappe al Tour, mondiale pista e poi strada: un po’ troppo?

Il metodo Villa

Le parole pronunciate a Glasgow dal tecnico della pista subito dopo l’oro di Ganna sono state infatti chiarissime, ma molto pacate come nel suo stile.

«Le donne hanno un calendario che conoscono poco – ha detto Villa – lo stanno testando con mano da un paio d’anni. In più è capitato un Tour a ridosso del mondiale e per chi fa pista non è stato il massimo, però siamo lì. Le ragazze del quartetto francese non hanno fatto il Tour, eppure hanno vinto per 2 decimi su di noi. Loro hanno fatto una preparazione mirata, noi da italiani siamo andati a fare il Tour perché le squadre l’hanno voluto. Lungi da me dire di non andare alle gare su strada, perché sono il primo a cercarle per definire la condizione in vista di un mondiale. Però quello che un po’ manca è il sistema e gliel’ho spiegato.

«Devono cercare di venire in pista quando sono a casa libere. Fare il sacrificio di venire almeno una volta alla settimana per fare i richiami. Quindi dipende più da loro che dalle squadre. Non è che le sto rimproverando, sto chiedendo di mettere in atto il sistema di allenamento che con gli uomini ha dato ottimi frutti senza compromettere nulla dell’attività su strada. Chiedo questo, perché ho notato che la partecipazione è un po’ calata rispetto all’anno scorso, con l’aggiunta degli infortuni di Balsamo e Guazzini».

Consonni (qui con Martina Fidanza) ha corso Giro Donne, Tour, mondiali pista e poi strada
Consonni (qui con Martina Fidanza) ha corso Giro Donne, Tour, mondiali pista e poi strada

Patto Villa-Sangalli

E’ una chiamata alla responsabilità dopo aver riscontrato che a fronte di messaggi diretti e decisi, alcune ragazze non hanno risposto come Villa e Masotti si aspettavano. Ad esempio dopo il Giro d’Italia, Consonni è rientrata dalla Sardegna per andare a Montichiari, trovando Balsamo e Guazzini scesa di proposito da Livigno, mentre altre (pur contattate) sono rimaste sulla spiaggia.

Quando si tratterà di giocarsi le medaglie olimpiche, serviranno una presa di coscienza da parte delle ragazze e un patto di ferro fra Villa e Sangalli – nel parlare con le società e nel programmare con rispetto la stagione delle atlete – perché si possano varare meccanismi più efficaci, traendo reciproci vantaggi. Anche perché il gruppo di riferimento è pressoché identico su entrambi i terreni. E troviamo rischioso continuare a spremere le atlete a sei mani, senza curarsi del rischio di esaurirne troppo presto la vena.

Con Arzeni nel mondiale di Persico, fra tattica e calendario

20.08.2023
6 min
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Le parole di Elisa Longo Borghini sul mondiale donne hanno lanciato alcuni spunti di riflessione. Fra questi, uno riguarda Silvia Persico e il suo essere (forse) arrivata alla sfida di Glasgow stanca dopo Giro e Tour.

«E’ ancora giovane – ha detto Elisa – magari non sta facendo ancora dei carichi di lavoro super importanti. Ha fatto 10 giorni di Giro a tutta, poi due settimane per recuperare, poi di nuovo una settimana durissima al Tour. Può essere che sia arrivata un po’ stanca al mondiale».

Silvia Persico al momento si sta godendo le meritate vacanze, per cui abbiamo pensato di approfondire il discorso con Davide “Capo” Arzeni: il suo allenatore, che ne è stato anche diesse alla Valcar-Travel &Service e ora al UAE Team Adq (nella foto di apertura i due sono insieme poco dopo l’arrivo del mondiale).

Silvia Persico è stata la migliore delle azzurre, ma ha chiuso il mondiale allo stremo
Silvia Persico è stata la migliore delle azzurre, ma ha chiuso il mondiale allo stremo
Può essere vero quello che dice la “Longo”?

L’obiettivo principale per Silvia era il Giro, mentre al Tour è venuta a preparare il mondiale. Però lei per indole dà sempre tutto. Sarebbe bastato che non tenesse duro sul Tourmalet, per fare un esempio. Quindi forse non è uscita dal Tour stanca fisicamente, quanto piuttosto di testa. Perché fare classifica e anche le tappe è tanta roba. Sicuramente nel suo futuro ci sarà da rivedere questo aspetto.

Anche perché la sua stagione anche nel 2023 è iniziata con il cross.

Io sono un sostenitore del cross, ho pure il tatuaggio. Però è chiaro che il nuovo calendario della strada non aiuta e bisogna avere il coraggio di cambiare idea. Si parte ai primi di febbraio dal UAE Tour, che per noi è una corsa importantissima e quindi andiamo con le atlete migliori. Silvia è una di queste, quindi sicuramente dovrà rinunciare a fare una vera stagione di cross. Non abbiamo ancora definito nulla, però siamo orientati in questa direzione.

Ai mondiali di cross a Hoogerheide, Persico ha fatto una gara di rimonta, chiudendo al 4° posto
Ai mondiali di cross a Hoogerheide, Persico ha fatto una gara di rimonta, chiudendo al 4° posto
Non fare una stagione vera significa farne meno o non farlo proprio?

Il problema è che siamo in Italia. In Belgio e Olanda possono farlo a livello di preparazione, ma lì nel giro di pochi chilometri hanno tutte le prove migliori. Fare cross come preparazione per Silvia potrebbe significare partecipare a qualche gara da noi, però se deve cominciare a fare trasferte avanti e indietro dal Belgio, diventa tutto più complicato.

Finora Silvia era la giovane che faceva mille cose. Adesso deve selezionare gli obiettivi?

Ne parlavamo in questi giorni. Le piacerebbe anche partecipare all’Olimpiade e con quelle gli obiettivi cominciano a essere tanti, quindi bisognerà fare delle scelte. Il cross forse paga anche questo: se ne parla da anni, ma non è una disciplina olimpica.

Un Fiandre da protagonista. Dopo il Koppenberg in testa con Wiebes, Reusser e Kopecky. Vittoria alla belga, Persico quarta
Un Fiandre da protagonista. Dopo il Koppenberg in testa con Wiebes, Reusser e Kopecky. Vittoria alla belga, Persico quarta
L’abbiamo vista scalatrice, andare forte al Fiandre: quale è la sua dimensione? Oppure è destinata a fare tutto il calendario?

No, non deve andare da tutte le parti, neppure quest’anno è stato così. Però è vero che può andar bene al Fiandre, come alla Liegi e anche al Giro. Magari si vede di più nelle classiche delle Fiandre, perché le piacciono di più, esclusa la Roubaix. Nel nostro piccolo, quando c’era la Valcar, si puntava di più sulle classiche fiamminghe e le sono rimaste nelle corde. All’ultimo Fiandre ha fatto quarta

Sei il suo allenatore, ha margini di crescita?

Io dico di sì, facendo però delle scelte. Quest’anno ha corso il mondiale di cross e il giorno dopo è volata da Hoogerheide agli Emirati, passando dai meno cinque olandesi ai 27 gradi arabi. Penso che rinunciare al cross le dispiacerà, come dispiace a me, però credo sia una scelta inevitabile se vogliamo puntare a certi obiettivi.

Persico e Guazzini, entrambe ex sponda Valcar: una squadra che aveva poco da invidiare alla SD Worx
Persico e Guazzini, entrambe ex sponda Valcar: una squadra che aveva poco da invidiare alla SD Worx
Avete riparlato del mondiale e del percorso che avete fatto per arrivarci?

In questi giorni la sto lasciando tranquilla, ma sicuramente ne parleremo. Quest’anno è stato particolare anche per il calendario. Dal 28 giugno che ci sono stati i campionati italiani, siamo arrivati al mondiale e in 50 giorni c’erano dentro anche Giro e Tour. L’anno prossimo ci sono le Olimpiadi, ma il Tour Femmes sarà dopo e se non sbaglio tra la fine del Giro e l’inizio del Tour ci sarà più o meno un mese. L’Olimpiade nel mezzo porterà via tante energie, ma è un solo giorno e si recupera presto.

Secondo te su Silvia si può investire per un discorso di classifiche generali?

Il livello si è alzato veramente tanto, quest’anno i valori di Silvia in termini di watt sono gli stessi che ha fatto l’anno scorso, forse qualcosina di più, le classifiche però sono ben diverse. Però se mettiamo sul piatto il fatto che ha margini di crescita, la maglia gialla potrebbe essere la conseguenza di qualche tappa vinta e non un vero obiettivo. La vedo più come una cacciatrice di tappe. Quest’anno ha fatto una bellissima crono, però rispetto a certe atlete sulla distanza di 22 chilometri, era penalizzata.

Secondo Arzeni una delle tappe del Tour in cui mollare era quella del Tourmalet
Secondo Arzeni una delle tappe del Tour in cui mollare era quella del Tourmalet
Negli ultimi tre anni, ha aumentato di tanto i carichi di lavoro?

Ovviamente siamo andati sempre a progredire, anche perché adesso è nel pieno della maturità (Persico ha compiuto 26 anni a luglio, ndr). Ha avuto degli anni in cui non è stata bene fisicamente e non riuscivamo a capire cosa fosse. Una volta risolto tutto, sono arrivati i risultati e insieme la convinzione.

Se non avesse fatto il Tour, si poteva immaginare un avvicinamento alternativo al mondiale?

Ci sono diverse correnti di pensiero, perché non facendo il Tour c’era il rischio di arrivare con poco ritmo gara nelle gambe. E quindi la scelta è stata fatta, seguendo lo stesso percorso dello scorso anno, anche perché le donne non hanno quello che per gli uomini può essere il Giro di Polonia. Più che altro è stato il mondiale collocato nel momento sbagliato che ha sballato tutto. Comunque a me sembra che finora abbia fatto una buona stagione.

Consonni e Persico, diverso atteggiamento davanti alle corse: Persico non riesce a mollare
Consonni e Persico, diverso atteggiamento davanti alle corse: Persico non riesce a mollare
Longo Borghini dice che ha sbagliato a seguire i primi scatti di Kopecky.

Secondo me l’errore è stato un altro e quando non si è al 100 per cento è meglio non farlo. Ha seguito il primo attacco della Van Vleuten. Io credo che se non lo avesse fatto, sarebbe potuta arrivare con le prime 7-8. Magari non sul podio, ma sicuramente fra le prime 10. Piuttosto una che non ho mai visto andare così forte è stata Chiara Consonni, che ha fatto il Giro e il Tour e poi anche il mondiale su pista.

Ma lei al Tour non ha tenuto duro come Persico…

E’ proprio quello che stavo dicendo prima. Secondo me la scelta di Silvia per il futuro potrebbe essere quella di fare classifica in uno dei due Giri, puntando sulle tappe nell’altro. Così credo si possa fare davvero molto bene.