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EDITORIALE / Piano a dire che sia solo colpa della Federazione

04.12.2023
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Vi è mai capitato di pensare o sentir dire che gli incroci impazziscono quando a gestirli arrivano i vigili? Difficile dire se sia un fenomeno italiano, ma indubbiamente in alcune situazioni si potrebbe pensare che sia vero. Chi vive quotidianamente le dinamiche di certi snodi, ha trovato col tempo il modo per abbreviare i tempi di attesa e integrarsi con gli altri, creando meccanismi non sempre ortodossi, ma indubbiamente efficaci. Quando arriva chi è preposto ad applicare le norme, il meccanismo va in tilt. Il problema sono davvero i vigili oppure il traffico ha sposato l’anarchia e non riesce a stare nelle regole? Anche nel ciclismo italiano a volte si ha questa sensazione e se prima non si fa un’analisi un po’ più onesta, viene da pensare che puntare il dito contro la Federazione (e i vigili) serva a poco.

Alla base infatti c’è un movimento che rifiuta di prendere coscienza di se stesso e vive aspettandosi che tutto continui al solito modo: semmai spetta ad altri aggiustare le anomalie. Così non si va lontano. Ci si indigna quando i ragazzini fanno valigia e vanno all’estero. Proviamo a guardarla dal loro punto di vista: di cosa hanno bisogno e perché qui non lo trovano?

Il Cycling Team Friuli ha sempre fatto attività internazionale, che ora è aumentata con l’appoggio della Bahrain Victorious (foto Halmagyi Zsolt)
Il Cycling Team Friuli ha sempre fatto attività internazionale, ora anche di più con l’appoggio della Bahrain Victorious (foto Halmagyi Zsolt)

Troppe 13 continental

Cercano prospettive, professionalità, attività di alto livello, sbocchi professionali. Potrebbero trovarli anche qua, a patto che le squadre di casa nostra fossero in grado di garantire standard competitivi. Il 2023 ha visto in Italia 13 continental, ma quante hanno effettivamente proposto attività qualificata (dentro e soprattutto fuori dai confini nazionali), mettendo a disposizione dei loro atleti staff davvero preparati? Forse due, non più di tre.

Quando la FCI spinse per la nascita di queste squadre (conseguenza del dominio straniero al Giro d’Italia U23), probabilmente non si aspettava un’adesione così massiccia. Pensavamo tutti che nel panorama italiano sarebbero salite di livello soltanto le squadre con i mezzi finanziari per affrontare un’attività superiore. Si è capito invece che così non sarebbe stato, quando le stesse continental insorsero davanti all’impossibilità di partecipare alle gare regionali. Avevano pensato e forse ancora pensano che il cambiamento fosse solo di facciata. La colpa di questo non è della Federazione, ma di chi pensa che le norme servano per riempire pagine inutili. Davanti a questa mentalità, i ragazzi partono.

Il Team Colpack ha portato i suoi atleti alla Roubaix Espoirs e ha proposto esperienze qualificate
Il Team Colpack ha portato i suoi atleti alla Roubaix Espoirs e ha proposto esperienze qualificate

Il bullismo delle grandi

E intanto però si è innescato un corto circuito. Se 13 continental vanno a fare la voce grossa nelle gare del calendario nazionale, alle squadre più piccole non resta nulla. Un po’ come quando alla Settimana Coppi e Bartali partono 8 WorldTour e alle professional non rimane che la vittoria di una semitappa in volata.

Si corre per fare esperienza e magari anche per vincere. Obiettivo delle squadre più piccole è lavorare per innalzare il livello dei propri atleti affinché vengano notati da qualche… inquilino dei piani alti. Certamente avere avversari troppo grandi fra i piedi fa sì che venga meno la possibilità di fare esperienze costruttive.

Secondo chi scrive, quindi per opinione puramente personale, alle continental andrebbero riservate le gare del calendario internazionale U23 e quelle professionistiche, in Italia e all’estero, cui si ha la possibilità di partecipare. Allo stesso modo andrebbe ridotta significativamente la quota di WorldTour nelle corse di “classe 1” che dovrebbero essere terreno per professional e continental. Ci dicono che in tal caso parecchi organizzatori valuterebbero di cessare l’attività: in questo la Federazione (nazionale e internazionale) dovrebbe avere un ruolo di tessitura, per rendere omogenei i calendari.

Il giorno dello Stelvio e della vergogna al Giro NextGen
Il giorno dello Stelvio e della vergogna al Giro NextGen

Il giorno dello Stelvio

Fa riflettere sulla fragilità di certi organici il fatto che al Giro di Sicilia (in cui le WorldTour erano 5), a fronte di 59 corridori di continental italiane, 25 si siano ritirati. Qualche anno fa ci colpì la scelta della Mastromarco di non andare al Giro della Valle d’Aosta, avendo solo corridori molto giovani che da quella sfida non avrebbero tratto insegnamento. Questo è il giusto modo di pensare: un atteggiamento costruttivo e responsabile.

Si può dire lo stesso davanti ai 31 corridori squalificati nel giorno dello Stelvio? Un paio di squadre sparite dalla corsa in un solo giorno: 11 corridori di squadre italiane U23, 11 di continental. Il resto, erano stranieri. Sciocchi loro, i corridori, convinti di essere furbi. Ancora peggio però ne sono usciti i loro tecnici, con tutte le distinzioni fra i casi. Non si va al Giro d’Italia solo per mostrare la maglia. Quanto accadde quel giorno ha portato soltanto a multe, sospensioni e punizioni, oppure ha aperto la porta a una riflessione più seria? La Federazione potrebbe forse cavalcarla e approfittarne per ristrutturare il sistema, ma non ne ha colpa. Davanti a quella mentalità e alla superficialità di certe gestioni, i ragazzi partono.

La Mastromarco e le piccole italiane schiacciate dallo strapotere delle continental nelle gare nazionali? (foto Facebook)
La Mastromarco e le piccole italiane schiacciate dallo strapotere delle continental nelle gare nazionali? (foto Facebook)

La corsa all’oro

Su tutto ciò si allunga come un’ombra il lavoro degli agenti dei corridori che hanno vita facile a proporre contratti all’estero. Ciò che dispiace è che la loro opera si sia abbassata nel frattempo anche alla categoria allievi, dove le decisioni andrebbero prese da parte dei genitori e non dei ragazzi, facili da convincere con promesse da Paese dei Balocchi. Parecchi torneranno indietro: non tutti trovano l’oro.

Il partire indiscriminato non è colpa della Federazione, ma delle promesse e dell’inadeguatezza di alcuni team. Sarebbe bello che uno junior scegliesse di correre in una piccola squadra italiana perché capace di offrirgli le basi del mestiere da cui spiccare il volo e non perché costretto a ripiegarvi da un precedente fallimento.

Tanti piazzamenti per Epis e si apre la porta del WorldTour

27.10.2023
5 min
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A prima vista si potrebbe pensare che la stagione di Giosuè Epis sia stata abbastanza anonima: 2 vittorie, alla Due Giorni Marchigiana (nella foto di apertura Instagram) e al GP Calvatone proprio a fine stagione, in luogo delle 5 dello scorso anno. Invece non è così, perché il bresciano ha portato a casa qualcosa come 20 piazzamenti nei primi 10, risultando l’under 23 italiano che ha ottenuto i migliori riscontri in assoluto nel calendario nazionale. E’ stato sul pezzo da inizio marzo fino alla conclusione di metà ottobre.

A ben guardare quindi c’è stato un progresso, un progresso anche marcato, che ha avuto in conclusione l’approdo di Epis nel team Devo dell’Arkea, quindi entrando sulla strada diretta che porta al WorldTour. Ed è indubitabile che questa costanza di rendimento, questi continui risultati sempre nelle parti altre della classifica abbiamo solleticato l’attenzione dei transalpini.

«Sicuramente – spiega Epis – è stato uno degli elementi che hanno spinto il team a stringere l’accordo con me. In Francia hanno un calendario molto ricco imperniato sulla Coppa nazionale, che porta molti punti Uci ma che è anche un ottimo banco di prova per i più giovani. Tengono che si faccia sempre risultato, che lo si cerchi ed è questa una delle mie caratteristiche».

Epis era al primo anno con la Zalf, dove ha ottenuto 2 vittorie e ben 14 presenze in top 10 nelle gare U23 italiane (foto Instagram)
Epis era al primo anno con la Zalf, dove ha ottenuto 2 vittorie e ben 14 presenze in top 10 nelle gare U23 italiane (foto Instagram)
Che cosa è cambiato per te rispetto allo scorso anno?

Alla mia età una stagione fa la differenza. Dal punto di vista fisico, ma anche della maturazione e della crescita tecnica. Sono sicuramente più pronto per correre. Poi è cambiata la tipologia di allenamento, cercando di programmare un po’ tutta la stagione.

Proprio a questo proposito però, tu non hai avuto pause di rendimento: non pensi che con un calendario diverso, più selezionato avresti avuto alla fine più vittorie in carniere?

Non ne abbiamo la riprova, ma è un’opzione plausibile. Io però non mi sono mai pentito di questa scelta, al di là del fatto che mi ha permesso di approdare all’Arkea. Quest’anno non avevo obiettivi specifici da preparare, quindi la tipologia di allenamento è stata impostata proprio su quel canovaccio: tenere una buona forma tutto l’anno. Correndo con la Zalf andavo incontro anche alle loro esigenze, è un team che tiene a far bene ogni volta che si presenta al via e con tutti i suoi effettivi.

Non sono mancati i momenti difficili, legati soprattutto al Giro Next Gen al di sotto delle aspettative (foto Instagram)
Non sono mancati i momenti difficili, legati soprattutto al Giro Next Gen al di sotto delle aspettative (foto Instagram)
Puoi però dire di aver avuto un picco di forma?

Direi di no, correndo tutto l’anno non sei mai al 100 per cento e nel ciclismo attuale se non sei al massimo puoi lottare per piazzarti, ma vincere diventa molto difficile. Se guardo indietro qualche vittoria è stata forse buttata via, con piccoli accorgimenti il mio bilancio poteva essere più ricco ma va bene così.

A quando risalgono i tuoi contatti con la squadra francese?

Un primo incontro lo abbiamo avuto a maggio. Parallelamente anche l’Astana mi aveva contattato, ma alla fine ho scelto l’Arkea. Come profilo di team, come proposta di attività mi è sembrata quella più adatta a far emergere le mie caratteristiche. E’ chiaro che il prossimo anno cambia tutto, avrò il preparatore della squadra francese, il calendario sarà molto più selezionato.

Il successo di fine stagione al GP Calvatone, battendo Manenti e Rizza (foto Bottom News)
Il successo di fine stagione al GP Calvatone, battendo Manenti e Rizza (foto Bottom News)
Ti ritroverai a correre con i pro’ con i quali quest’anno ti sei confrontato molto poco. Secondo te questo, ora che sei alle porte del ciclismo che conta, è uno svantaggio?

Ho corso con le squadre professionistiche al Giro di Sicilia e in qualche uscita con la nazionale. La mia risposta diciamo che può andare in entrambi i sensi: è chiaro che ho visto proprio in Sicilia come gareggiare contro gente molto più smaliziata ti dà qualcosa in più, vedi come si muovono, entri in un certo mood, ma è vero anche che le gare internazionali U23 hanno un livello talmente alto, come ritmi ma anche come qualità generale che rispetto alle prove professionistiche comuni non c’è poi questa gran differenza. Il discorso cambia se si sale ancora, a livello WorldTour ma questo lo dico da di fuori.

Parlavi di calendario: gareggerai molto più in Francia…

Sì, seguiremo il programma nazionale con qualche uscita fuori, qualcosa anche in Italia ma molto poco. A me non dispiace, quelle sono gare che ho già vissuto con la nazionale, ad esempio la Gand-Wevelgem, con percorsi più lunghi e un clima molto ostico. Ma quello è il ciclismo che piace a me, anche nelle poche esperienze che ho finora avuto mi sono trovato molto bene.

Il bresciano approda ora al team Devo dell’Arkea B&B, per lui un calendario quasi tutto francese
Il bresciano approda ora al team Devo dell’Arkea B&B, per lui un calendario quasi tutto francese
Quando comincia l’avventura?

Partiremo per il primo ritiro il 10 dicembre per la Spagna, ci saranno anche quelli della prima squadra e sarà una prima vera presa di contatto. Voglio farmi trovare pronto e apprendere tutto quel che posso prima possibile perché il mio grande obiettivo è riuscire già alla fine della prossima stagione a strappare il contratto per la prima squadra.

E come gare che target ti sei posto?

Diciamo che ne ho almeno 3: vorrei ottenere un grande risultato alla Liegi e alla Gand-Wevelgem, il terzo riguarda il ritorno al Giro Next Gen nel quale quest’anno non sono andato come volevo, ma questo è più un discorso personale, per rifarmi di quel che mi è mancato.

C’è in te anche un pizzico di rivalsa, con il contratto firmato, verso una stagione nella quale, a fronte della gran messe di risultati, ti sei ritrovato fuori dalla nazionale per le gare titolate?

Non ho particolari rimostranze, certo nella convocazione per i mondiali ci speravo, sentivo di essere fra quelli papabili, ma il cittì ha fatto altre scelte. Magari lo convincerò il prossimo anno a suon di risultati, d’altronde dovranno essere quelli a spianarmi la strada per il WorldTour…

E tre! Anche al Giro Donne si celebra e si brinda con Astoria

07.07.2023
4 min
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Astoria Wines è sponsor e fornitore ufficiale del Giro Donne. Dopo il Giro d’Italia ed il Giro d’Italia Next Gen, conclusosi a Trieste appena qualche settimana fa, la casa vitivinicola trevigiana è presente ed assoluta protagonista sul palco della più importante corsa a tappe femminile del nostro paese. Un vero e proprio “en plein” quello realizzato nel 2023, a conferma di quanto Astoria sia vicina al mondo del ciclismo e quanto lo stesso mondo del ciclismo sia importante e strategico per la propria promozione.

Dopo il Giro d’Italia maschile, dove a trionfare è stato Primoz Roglic, e il Giro Next Gen, dedicato ai giovani talenti del panorama ciclistico mondiale, è giunto il tempo di Giro Donne: la manifestazione a tappe in programma proprio in questi giorni, con epilogo fissato per domenica 9 luglio in Sardegna. E come appena anticipato, Astoria si ripropone sul podio anche di questa manifestazione: un appuntamento che rappresenta una delle gare “clou” del calendario ciclistico femminile internazionale. Una ulteriore conferma di quanto il marchio trevigiano, conosciuto in tutto il mondo per il proprio Prosecco, sia oramai riconosciuto ed accreditato ovunque anche come il marchio per eccellenza legato alle premiazioni del grande ciclismo. 

Per il Giro Donne è stata realizzata una bottiglia speciale, turchese
Per il Giro Donne è stata realizzata una bottiglia speciale, turchese

Una bottiglia speciale

E la ricetta, anche per il Giro Donne, è quella super consolidata: si brinda Astoria con la vincitrice di tappa, con la leader della generale, e con tutte le protagoniste delle classifiche generali individuali e a squadre. E a far bella mostra di sè sul podio è come sempre l’inconfondibile bottiglia intagliata di Astoria, quest’anno e per questa edizione del Giro Donne presentata in una speciale livrea turchese per far riprendere ed esaltare i colori ufficiali dell’evento. Astoria accompagna ogni giorno la carovana rosa lungo i complessivi 930 chilometri del percorso, divisi nelle 9 tappe del Giro Donne: da Chianciano Terme fino ad Olbia in Sardegna. Con un grande brindisi sul podio per celebrare ogni singolo giorno di manifestazione!

Staune-Mittet e compagni hanno celebrato la vittoria al Giro Next Gen con Astoria
Staune-Mittet e compagni hanno celebrato la vittoria al Giro Next Gen con Astoria

Parla Polegato

«Siamo molto, molto felici – ha dichiarato Filippo Polegato, Amministratore Delegato di Astoria Wines – di poter continuare a sostenere il Giro Donne e di verificare come, anno dopo anno, prepotentemente cresca l’entusiasmo per questa bellissima manifestazione. Una gara di grande spessore, forte anche della presenza di ben 24 team internazionali al via e del prestigio assoluto di molte atlete che vi partecipano, a cominciare dalla campionessa uscente, la fuoriclasse olandese Annemiek Van Vleuten. Inoltre, la gara si concluderà in Sardegna, una regione in cui Astoria è da sempre e storicamente molto presente commercialmente. Allo scorso Vinitaly di Verona, presso il nostro stand, abbiamo avuto il piacere di ospitare una madrina d’eccezione come Marta Cavalli: lei ed Elisa Longo Borghini sono senza dubbio le più importanti rappresentanti di un movimento ciclistico femminile italiano che mai come in questi anni gode di ottima salute».

La qualità di Astoria è il suo principale marchio di fabbrica
La qualità di Astoria è il suo principale marchio di fabbrica
Cosa significa per un brand come Astoria essere “sul podio” delle tre più importanti corse a tappe italiane con la qualifica di sponsor e fornitore ufficiale?

«Significa tantissimo. E’ in sintesi il coronamento di tutti i nostri sforzi e di tutte le nostre attività, sia commerciali che di marketing, finalizzate a risaltare la nostra presenza e la nostra promozione associata al mondo del ciclismo. Un percorso che ha preso il via ben dodici anni fa e che da qual giorno non ha mai smesso di crescere. Il risultato? Grande positività verso il nostro marchio, acquisizione di nuova clientela, consolidamento di quella in essere, ed un posizionamento tra quelli che difiniamo wine-lovers davvero molto, molto interessante…».

Perché avete scelto di affiancarvi a delle corse a tappe?

«Semplice. Con il Giro d’Italia in primis, ma anche con il Next Gen e con il Giro Donne, effettuiamo mesi e mesi prima una specifica programmazione sui tracciati di gara andando ad individuare, con i nostri collaboratori, tutte le opportunità che si possono cogliere in chiave commerciale. Un lavoro che per noi diventa ancora più interessante e strategico quando ad esempio il Giro d’Italia parte dall’estero, come è stato in Ungheria l’anno scorso, oppure quando sono previsti sconfinamenti, come quest’anno in Svizzera in occasione della tappa con arrivo a Crans Montana. Astoria è presente in tantissime nazioni all’estero e queste occasioni sono per noi davvero molto ghiotte per ulteriormente migliorare la nostra posizione commerciale».

Filippo Polegato, Amministratore Delegato Astoria Vini
Filippo Polegato, Amministratore Delegato Astoria Vini
Non solo Italia e Grandi Giri italiani. Astoria è stata anche Vuelta ed “è” Giro di Polonia…

Esattamente. Proprio legandomi a quanto appena detto, i mercati esteri sono per noi estremamente importanti. Così abbiamo deciso di affiancare sia la Vuelta, nelle stagioni 2020 e 2021, quanto il Tour de Pologne: una collaborazione quest’ultima con la famiglia Lang che viaggia spedita e che si rinnoverà anche con l’edizione 2023 in programma ad agosto.

Astoria

Cretti: un giugno da favola e la maglia azzurra

03.07.2023
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La voce di Luca Cretti attraversa decisa il telefono, il momento del giovane bergamasco della Colpack-Ballan è positivo. Le prestazioni sono andate di pari passo con dei buoni risultati, il suo mese di giugno è stato un continuo progredire. Al Giro Next Gen sono arrivati due bei piazzamenti, il primo a Cansiglio, quarto, l’altro a Trieste, secondo. Cretti è stato bravo poi a riposarsi ed arrivare pronto al campionato italiano, dove però è stato battuto in volata da BusattoHa poi conquistato il Giro del Veneto (in apertura con la maglia di leader). E ieri, infine, è finito dietro Pellizzari nella Astico-Brenta.

Il giorno dopo il campionato italiano Cretti ha vinto la Pessano-Roncola (foto Rodella)
Il giorno dopo il campionato italiano Cretti ha vinto la Pessano-Roncola (foto Rodella)

Finalmente sbloccato

La prima vittoria stagionale è arrivata il giorno dopo della corsa tricolore, sulle strade di casa, alla Pessano-Roncola. Un bel successo che ha riequilibrato i conti con la fortuna e con qualche occasione lasciata a metà, per sua stessa ammissione. Il corridore bergamasco ha concluso la sua cavalcata del mese di giugno coronandola con la vittoria della classifica generale al Giro del Veneto (photors.it in apertura).

«Non ho considerato la vittoria della Pessano-Roncola come una liberazione – ammette Cretti – sapevo che con la condizione che avevo prima o poi sarebbe arrivato un successo. Quella mattina, però, a dire il vero neanche volevo partire. Alla fine Gianluca Valoti mi ha convinto, ma non mi aspettavo nulla. Non avevo mai vinto su un arrivo in salita, ma ripeto: la gamba c’era.

«Il Giro del Veneto ho insistito io per correrlo e fare classifica. Dopo aver vinto su una salita come quella della Roncola – prosegue Cretti – mi sentivo troppo bene per non provarci. Se mi dovessero chiedere che corridore sento di essere, non saprei rispondere. Questo mese di giugno è stato incredibile. Nel 2023 ho già corso cinque gare a tappe, questo è uno dei motivi per cui sono venuto in Colpack e sono contento che la scelta sia stata ripagata».

Per il corridore della Colpack quest’anno è arrivata anche la prima esperienza al Nord: alla Paris-Roubaix Espoirs
Per il corridore della Colpack quest’anno è arrivata anche la prima esperienza al Nord: alla Paris-Roubaix Espoirs
Facciamo un passo indietro al Giro Next Gen, quando hai capito di andare forte?

Fin dai primi giorni, parlando con i miei compagni nel post tappa capivo di avere sensazioni diverse da loro. Per fare un esempio: a volte parlavamo del ritmo tenuto su qualche salita e io mi accorgevo di aver fatto meno fatica rispetto a loro. Dopo due o tre volte che lo dicevo, ho capito che forse non erano loro ad andare piano, ma io ad essere in ottima forma. 

Tant’è che poi ci hai provato due volte, a Cansiglio e poi a Trieste.

Finiti i primi giorni di lavoro per Persico e Meris abbiamo avuto il via libera (tant’è che a Povegliano ha vinto Romele, ndr). Io nelle ultime due tappe mi sono buttato nella mischia, sono andato in fuga e ci ho provato. Mi considero un corridore da fughe, ce l’ho nel sangue. Non ho un particolare spunto veloce quindi devo sempre provare ad anticipare, inutile aspettare. 

E’ una condizione che hai trovato come?

Dal ritiro in altura che abbiamo fatto a Livigno con la squadra. Era la prima volta che andavo a fare una preparazione del genere ed i risultati si sono visti. 

A Mordano Cretti ha provato in ogni modo ad attaccare Busatto ma non è riuscito a levarselo di ruota (foto Zannoni)
A Mordano Cretti ha provato in ogni modo ad attaccare Busatto ma non è riuscito a levarselo di ruota (foto Zannoni)
Quale secondo posto ti ha fatto “rosicare” di più? Quello di Trieste o al campionato italiano?

Chiaramente vincere la maglia tricolore sarebbe stato un sogno, è una maglia unica alla quale tutti ambiscono. Ma sulle strade di Mordano ho fatto di tutto per staccare Busatto, anche quando siamo rimasti in due ho provato più volte a forzare. Non ho rimpianti. Mentre a Trieste contro Foldager non mi sentivo di aver dato tutto. Il percorso non era così duro e non avevo troppo spazio per provarci. Quindi direi che ho rosicato di più a Trieste. 

Questo è anche il tuo ultimo anno da under 23, un passaggio importante per la tua carriera…

Vero. Ho la fortuna di essere arrivato qui in Colpack in tempo per provare a giocarmi tutto, penso che sia la squadra migliore per farlo. Fin dall’inverno mi sono allenato bene, sono riuscito anche a perdere quei tre chili di troppo e si sente la differenza. Anche se la stagione non era iniziata al meglio.

In che senso?

Ho affrontato la prima parte del 2023 concentrandomi troppo sul fare il risultato. Mi dicevo: «Devi vincere per dimostrare che vali». Ad una gara in Croazia stavo parlando con un mio compagno che mi ha consigliato di andare da un mental coach.

A Trieste qualche rimpianto per Cretti, avrebbe potuto provare a staccare Foldager (foto LaStampa)
A Trieste qualche rimpianto per Cretti, avrebbe potuto provare a staccare Foldager (foto LaStampa)
E come ti sei trovato?

Era un’idea che avevo in mente da tanto tempo, mi stuzzicava. Le prime sedute sono servite per conoscerci, poi ho iniziato a vedere i frutti del nostro lavoro. Ci confrontiamo sul pre e sul post corsa. 

Cosa è cambiato?

Abbiamo spostato il focus dal risultato alla prestazione, bisogna migliorare quest’ultima per essere competitivi. Ci concentriamo sulle parti positive, senza vivere quest’ultimo anno con ansia. E’ tutto nelle mie mani, devo fare del mio meglio, se sei bravo va bene, altrimenti non era destino. 

Il ritiro a Livigno prima del Giro Next Gen ha portato i suoi frutti alla corsa rosa (foto Rodella)
Il ritiro a Livigno prima del Giro Next Gen ha portato i suoi frutti alla corsa rosa (foto Rodella)
Per ora sta andando bene, considerando che anche il cittì Amadori si è accorto delle tue prestazioni. 

Mi ha fatto i complimenti al Giro e poi anche al campionato italiano. In questi giorni mi ha comunicato che sarò tra i convocati per il ritiro in altura al Sestriere. Per gli appuntamenti importanti, come Avenir e mondiale, magari avrà già dei nomi in testa, io farò del mio massimo per metterlo in difficoltà. Se sarò all’altezza di essere convocato darò tutto per la maglia azzurra. 

Che effetto ti fa partire per il ritiro di Sestriere?

Contentissimo, ma l’ho vissuta con tranquillità. Sapevo che con le buone prestazioni sarebbe potuta arrivare questa convocazione. La cercavo da tanto e finalmente è arrivata.

Due mesi di fuoco per Amadori, tra Glasgow e Avenir

27.06.2023
6 min
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«Per una volta la trasferta era vicino a casa – esordisce così il cittì Amadori in riferimento al campionato italiano under 23 – 30 minuti di macchina ed ero lì. Ho anche seguito la gara dalla moto, un modo per vivere la corsa da dentro. Il campionato italiano è uscito tecnicamente bello e impegnativo, tirato insomma. I ragazzi se le sono date per tutto l’arco della corsa, hanno gareggiato a viso aperto (in apertura il podio, foto Mario Zannoni). Come presumibile chi usciva dal Giro Next Gen aveva qualcosa in più, lo testimonia la vittoria di Busatto».

Alessio Martinelli è stato il miglio italiano al Giro Next Gen, sesto in classifica generale (foto Lisa Paletti)
Alessio Martinelli è stato il miglio italiano al Giro Next Gen, sesto in classifica generale (foto Lisa Paletti)

Un passo indietro

Il Giro Next Gen si è concluso da poco più di una settimana, Staune-Mittet ha vinto, e dopo la tappa dello Stelvio era già abbastanza chiaro il suo dominio. Il norvegese si è fatto carico degli oneri della maglia rosa custodendola fino alla fine. Gli italiani non hanno tuttavia sfigurato, il sesto posto di Martinelli ed i piazzamenti di tappa hanno dato al cittì del materiale su cui lavorare. 

«Ci siamo difesi bene – ammette – partendo dalla classifica direi che il sesto posto di Martinelli non è da buttare, anzi. La sfortuna ci ha privato di Pellizzari, il quale sulla carta era un ragazzo che poteva ambire al podio. Sarebbe stata la strada a parlare, ma una sua sfida con i grandi avrebbe fatto piacere.

«Se guardiamo tappa per tappa – continua – le cose sono andate molto meglio. I ragazzi hanno sofferto molto nella cronometro, l’unico buon risultato è stato quello di Busatto, sedicesimo. Per quanto riguarda le altre frazioni, non mi lamento. Sono andati molto bene con una vittoria di tappa e tanti piazzamenti. I due tapponi di montagna ci hanno visti in qualche modo protagonisti, con il quarto posto di Martinelli sullo Stelvio e di Cretti a Cansiglio. Non dobbiamo dimenticare che il parterre era di altissimo livello, questi atleti li vedremo anche al Tour de l’Avenir».

Due mesi di fuoco

Il tutto in vista degli impegni futuri, che saranno costruiti dal ritiro di Sestriere, per il quale si partirà il 9 luglio. Amadori passerà gran parte della sua estate in trasferta, il periodo si farà caldo non solo per il clima ma soprattutto per gli appuntamenti. 

«Dal 9 luglio – racconta Amadori – faremo un primo blocco di lavoro per il mondiale di Glasgow. Partiremo poi in direzione Francia per correre una breve gara a tappe e lì avrò le mie risposte. Il mondiale, che si correrà il 12 agosto, sarà il primo obiettivo. Senza dimenticare il Tour de l’Avenir, per il quale lavoreremo nella seconda parte del ritiro di Sestriere. Eccezionalmente questo evento è stato spostato al 20 agosto».

I giorni del Giro Next Gen hanno confermato al cittì della nazionale under 23 un fatto già noto: i devo team delle squadre WorldTour stanno scavando un solco

«Queste squadre giovanili – afferma – sono tanta roba. Programmano la stagione con obiettivi e allenamenti mirati. Hanno un modo di lavorare uguale a quello delle squadre superiori con l’obiettivo di far crescere i loro ragazzi con gare di un certo livello. Busatto ne è l’esempio più grande. Ma di ragazzi che si giovano di questo metodo ce ne sono altri, basti vedere come hanno corso il campionato italiano Belletta e Mattio, entrambi nel devo team della Jumbo-Visma».

Strade diverse

Mondiale e Tour de l’Avenir presentano tante differenze, difficile che corridori adatti come fisionomia al percorso di Glasgow possano essere protagonisti poi in Francia. Le strade da percorrere quindi sono divise, obiettivi diversi e quindi preparazioni differenti. Quello che si è notato nelle ultime gare, Giro Next Gen su tutti, visto anche il cambio di regolamento per i corridori da schierare, è che non ci sia più spazio per distinguere tra under 23 e professionisti

«Forse – dice Amadori – gli unici due che possono correre mondiale e Avenir sono Romele e Busatto. Il percorso di Glasgow si addice molto ai nostri ragazzi, su tutti loro due, ma penso anche a De Pretto o Bruttomesso. Poi c’è anche da fare un paragone su chi verrà a giocarsi la gara delle altre nazionali. Segaert è a tutti gli effetti un professionista, basta vedere cosa ha fatto ai campionati nazionali, sia a crono che in linea. Kooij è un altro corridore che potremmo avere come avversario. E’ chiaro che davanti a scelte simili noi ci adegueremo, il confine tra under 23 e professionisti è ufficialmente caduto. Noi abbiamo dei ragazzi under 23, che corrono già con i professionisti, che possono essere utili alla causa. Per il mondiale ho in mente Buratti e Milesi, per l’Avenir Piganzoli». 

Parentesi Stelvio

Sulle strade del Giro Next Gen il cittì Amadori era presente, ed ha assistito in prima persona al disastro dello Stelvio. Un suo parere è d’obbligo in situazioni delicate come questa. 

«La prima cosa che mi viene da dire – spiega – è che bisogna voltare pagina. E’ stata un’esperienza negativa che è servita a far capire a tutti che bisogna essere professionali a 360 gradi. Si è trattata di una concausa di errori e altre cose superficiali, reputo i ragazzi come ultimi nella fila delle persone che hanno sbagliato. Prima viene chi li ha messi in quelle condizioni».

Martinelli: viaggio a ritroso nel suo Giro Next Gen

26.06.2023
5 min
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Il miglior italiano al Giro Next Gen è stato Alessio Martinelli, che si è portato a casa la maglia tricolore, dedicata a questa classifica (in apertura, foto Lisa Paletti). Nelle otto tappe che hanno attraversato il Nord dell’Italia, il corridore della Green Project Bardiani CSF Faizanè ha costruito la sua prestazione, coronata da un sesto posto finale in classifica generale conquistato con solidità e costanza. Qualità che gli hanno permesso di lottare gomito a gomito con i più forti.

Martinelli era uno dei tre capitani designati, la strada ha poi deciso che diventasse lui l’uomo di classifica (foto Lisa Paletti)
Martinelli era uno dei tre capitani designati per la Green Project Bardiani CSF Faizanè (foto Lisa Paletti)

Mattone dopo mattone

Martinelli ha ottenuto due ottimi piazzamenti nelle due tappe più impegnative del Giro Next Gen. Un quarto posto sul temuto Stelvio ed un decimo nella tappa forse più impegnativa, quella di Pian del Cansiglio

«E’ stata una bella esperienza – racconta alla vigilia del campionato italiano di Comano Terme – direi super positiva. Ho ottenuto un buon risultato ed un ottimo piazzamento finale, dispiace aver corso in quattro fin da subito. Ma tra tutti noi della Green Project si è creato un bel rapporto già dalle prime tappe». 

Martinelli ha conquistato la maglia di miglior italiano sulle rampe dello Stelvio, nella tappa di casa (foto Lisa Paletti)
Martinelli ha conquistato la maglia di miglior italiano sulle rampe dello Stelvio, nella tappa di casa (foto Lisa Paletti)
Negli occhi abbiamo ancora la prestazione dello Stelvio, la migliore del Giro?

Sì, direi proprio di sì. Ci tenevo tantissimo a quella tappa, d’altronde era quella di casa. Ho perso poco dai primi ed il morale era alle stelle. Ho pagato lo sforzo, forse, durante la tappa a Pian del Cansiglio, dove ho preso quasi due minuti dal vincitore. 

Hai comunque portato a casa un buon sesto posto finale…

Mi sono sempre sentito bene, quando una corsa va bene e le sensazioni sono promettenti, riesci a dare un qualcosa in più. Anche nella penultima tappa ho dato il massimo e ne sono contento. 

La svolta positiva è arrivata sullo Stelvio? Lì sei diventato il miglior uomo di classifica della squadra.

Fin da prima della cronometro di Agliè si era deciso che la tappa decisiva sarebbe stato lo Stelvio. Da lì in poi avremmo capito chi sarebbe stato il capitano per la restante parte del Giro Next Gen. All’inizio eravamo in tre a “giocarci” quel ruolo: Pinarello, Pellizzari ed io. 

Martinelli ha potuto contare sull’appoggio di tutti i suoi compagni di squadra (foto Lisa Paletti)
Martinelli ha potuto contare sull’appoggio di tutti i suoi compagni di squadra (foto Lisa Paletti)
Il ritiro di Pellizzari è stato un duro colpo?

Sapevamo fin da prima di partire che stesse male, il mercoledì prima del Giro aveva ancora qualche linea di febbre, ma sembrava poter migliorare. Invece ha avuto una ricaduta ed alla seconda tappa si è ritirato. 

Correre in quattro vi ha penalizzato?

Non direi, alla fine noi come squadra eravamo votati alla montagna, quindi in pianura abbiamo sempre lasciato lavorare gli altri. Una volta in salita, recuperare tempo alla fuga di giornata risulta più semplice, la tappa dello Stelvio ne è stato un esempio.

Dopo il Tour de l’Avenir dello scorso anno hai avuto un’altra occasione di misurarti con gli under 23 più forti al mondo… 

E’ sempre bello correre a questi livelli. Alla fine, se ci penso, ho perso tanto nella cronometro iniziale: 40 secondi. Poi per il resto sono sempre rimasto con i primi, considerando che ho chiuso a 3 minuti da Staune-Mittet direi che già togliendo quei secondi persi a cronometro sarei rientrato nei primi cinque. 

Il ritiro di Pellizzari ha lasciato i ragazzi della Green Project in quattro per tutto il Giro Next Gen (foto Lisa Paletti)
Il ritiro di Pellizzari ha lasciato i ragazzi della Green Project in quattro per tutto il Giro Next Gen (foto Lisa Paletti)
Non hai mai avuto un “giorno no”?

No. Come detto prima sono stato costante durante tutti gli otto giorni di gara, sia come sensazioni fisiche sia a livello di recupero. 

Questo grazie ad una buona gestione dello sforzo o ci sono stati altri fattori?

In generale ogni anno sento di migliorare molto e non ho ancora raggiunto il mio limite. Nelle prossime stagioni correrò ancora per crescere, con la consapevolezza che lo sto facendo bene. 

Nelle prove contro il tempo Martinelli, qui a destra, può migliorare ancora (foto Lisa Paletti)
Nelle prove contro il tempo Martinelli, qui a destra, può migliorare ancora (foto Lisa Paletti)
Correre con i professionisti ti ha aiutato nella crescita?

E’ sicuramente un buon modo per confrontarsi e capire a che punto si è arrivati. A inizio stagione nelle gare in Spagna ho fatto bene, quindi sono fiducioso di potermi ripetere anche a quei livelli. 

Hai fatto per la prima volta lo Stelvio in gara, quando tornerai per la prima volta in allenamento?

Questa settimana non sono andato perché non ho avuto modo. I primi due giorni dopo il Giro Next Gen li ho usati per fare del riposo completo, gli altri mi sono concentrato per preparare al meglio i campionati italiani. Ho comunque promesso ai miei amici di tornare e salire più piano, ci sono delle scritte che devo leggere. In gara ero a tutta e non sono riuscito!

L’assolo italiano di Romele al Giro Next Gen

22.06.2023
5 min
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Una vittoria italiana al Giro Next Gen. A metterla a segno è stato Alessandro Romele nella tappa Pergine Valsugana-Povegliano (foto in apertura photors.it). Un assolo in mezzo a tanti successi stranieri di tutto rispetto. Una medaglia che, se vista da una parte, dimostra il livello internazionale alto che ha mantenuto la corsa U23; guardandone invece il rovescio, un solo italiano a braccia alzate può far sorgere qualche interrogativo sul livello dei nostri. 

E’ giusto dare a Cesare quel che è di Cesare, così abbiamo alzato la cornetta e chiamato Alessandro. Per lui è stato il terzo successo stagionale, il primo tra i “grandi” della sua categoria. Il diciannovenne del Team Colpack Ballan CSB ha dimostrato ancora una volta di essere un cecchino quando si parla di volate ristrette. Quando ci risponde, sta preparando la valigia per i campionati italiani, cronometro e strada. 

Gran Premio Liberazione 2023 la vittoria di Alessandro Romele
Gran Premio Liberazione 2023 la vittoria di Alessandro Romele
Partiamo da qui…Sono due obiettivi che si addicono alle tue caratteristiche questi due campionati italiani?

L’italiano strada purtroppo l’hanno un po’ cambiato. Prima era molto più adatto, adesso meno. Rimane sempre un obiettivo, poi lo è sicuramente anche quello a crono. Impegnativo, però non nascondo che comunque ci punto. Mi piacciono molto queste prove e quest’anno mi ci sono voluto dedicare di più.

L’hai preparata da tempo quindi questa crono?

Sì, fin da subito, parliamo di febbraio. Mi sono allenato spesso, anche se di gare a cronometro in Italia ce ne sono poche. Ho fatto quella di Romanengo e quella del Giro. Mancano un po’ le opportunità su cui misurarsi.

Veniamo alla tua vittoria al Giro Next Gen. Innanzitutto, con che forma ci sei arrivato? Tutto secondo i piani?

Sì, in realtà mi sono anche un po’ stupito della cosa, perché stavo già pedalando bene dall’inizio della stagione. Ho avuto la fortuna di fare i ritiri a Calpe e quindi penso di avere aver trovato la condizione fin da subito. Sono riuscito a centrare gli obiettivi, come il Liberazione e un’altra vittoria (Coppa Zappi, ndr). Per quanto riguarda il Giro c’era stata una programmazione da parte della squadra per l’altura. L’unica mia volontà è stata quella di poter andar via con la nazionale all’Orlen Nations Grand Prix. Questo ha portato a un cambio di piani, quindi sono salito in anticipo rispetto alla squadra. Dopodiché sono sceso da Livigno e sono andato via con la nazionale in Polonia. 

Romele all’Orlen Nations Grand Prix (foto PT photos)
Italia, Orlen Nations Grand Prix, Italia, Romele (foto PT photos)
Come mai questa decisione?

Sentivo che era un’opportunità che mi serviva e soprattutto perché penso che la maglia azzurra, vedendo un po’ le mie esperienze, mi ha sempre dato qualcosa in più a livello mentale e motivazionale. Sono andato senza aspettative e pienamente a disposizione della squadra. Al Giro penso di essere arrivato pronto, forse non alla prima tappa, però poi man mano che si andava avanti ho trovato la condizione perfetta.

La tappa di di Povegliano l’avevi cerchiata di rosso fin da subito o hai vissuto alla giornata?

In realtà avevo puntato alla tappa prima, la Cesano Maderno-Manerba del Garda, perché passava vicino a casa mia. Erano strade che conoscevo e mi sembravano adatte a me. Le salite erano dure, ma le abbiamo affrontate ad alta velocità regolare in gruppo e sono riuscito a stare lì. Nel finale mi sono ritrovato a lavorare per Meris e sono stato contentissimo di avergli tirato la volata aiutandolo a portare a casa un quarto posto. In più ha fatto ottavo Cretti e io decimo. La tappa del giorno dopo l’avevo guardata la sera. Non nascondo di aver pensato di non volerla fare arrivare in volata, anche perché noi non avevamo più il velocista e quindi l’ho vista come un’opportunità. 

Tre uomini in fuga: De Pretto, Alessandro Romele, Sergio Meris (photors.it)
Tre uomini in fuga: De Pretto, Alessandro Romele, Sergio Meris (photors.it)
Come hai costruito questa vittoria?

C’era una salita e poi giù in discesa e pianura fino all’arrivo. Ho colto un momento di buco a 500 metri dallo scollinamento e ci siamo trovati io, Sergio (Meris,ndr) e anche Luca (Cretti,ndr). Lì ho detto: «Ragazzi attenti, perché la Jumbo non può tenerla, visto che sono solo in due». Ho visto Sergio che mi aveva fatto un cenno come per dire: «Cosa facciamo?». Ha quindi piazzato lui il primo scatto con me ruota e poi, appena De Pretto si è messo a sua volta dietro a noi, siamo usciti. Abbiamo preso facilmente velocità e distacco nella discesa e siamo siamo riusciti a portare via la fuga decisiva.

Il finale com’è andato?

E’ andato tutto abbastanza linearmente verso l’arrivo. C’era accordo, ma nel finale giustamente De Pretto ha smesso di collaborare. 

La volata a tre è un po’ il tuo asso nella manica. Tu e Meris vi siete messi d’accordo?

Non ci siamo parlati tanto. Vedevo tanta concentrazione. Tanta voglia di arrivare perché comunque era anche un suo obiettivo quello di fare un bel risultato al Giro. Io mi sentivo bene e sicuro. Come avevo dimostrato anche al Liberazione, nelle volate ristrette mi trovo molto a mio agio.

L’altra volata ristretta vinta da Romele alla Coppa Zappi (foto Stefano Ballandi)
L’altra volata ristretta vinta da Romele alla Coppa Zappi (foto Stefano Ballandi)
Infatti la volata l’hai vinta proprio bene…

Conta effettivamente anche essere veloce, però alla fine se uno è veloce, ma arriva stanco dopo 120 chilometri di fuga, c’è poco da fare. Io stavo bene e ho sfruttato tutte le mie caratteristiche.

E a livello emotivo invece, come è stato per te vincere una tappa al Giro Next Gen?

Era il mio primo Giro. L’emozione più forte della mia, diciamo, piccola carriera. Ed è sicuramente senza dubbio la gara con il livello generale del gruppo più alto. C’erano tutti i giovani più forti. Sono veramente contento. Ripaga dei tanti sacrifici e tutto quello che abbiamo fatto quest’anno per alzare l’asticella.

Adesso obiettivo italiano poi riposo?

E’ da inizio anno che andiamo a tutta. Ho fatto tanti giorni di gara nonostante qualche stop, dovuto a qualche momento di malattia. Da lunedì vediamo di fare un po’ il punto della situazione e organizzare il finale della stagione e perché no, magari riuscire a guadagnarsi un posto con la nazionale per gli appuntamenti più importanti. Sarebbe veramente bello.

Il Giro Next Gen di De Pretto: fatica e tanta esperienza

21.06.2023
5 min
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La strada che porterà Davide De Pretto ai campionati italiani under 23 è scandita dalle fatiche accumulate al Giro Next Gen. Il corridore della Zalf Euromobil Desirée Fior è sempre stato di poche parole, ma la corsa rosa per under 23 gli ha sciolto la lingua. Lui, atleta di una continental italiana, da tempo nel gruppo azzurro di Amadori, ha corso sempre con i primi. Ragazzi della sua stessa età che tuttavia hanno alle spalle un calendario di gran lunga differente

Sul traguardo di Povegliano De Pretto è stato anticipato da Romele, terzo Meris (foto LaPresse)
Sul traguardo di Povegliano De Pretto è stato anticipato da Romele, terzo Meris (foto LaPresse)

La maglia ciclamino

De Pretto ha vinto la classifica a punti (immagine photors.it in apertura), portata a casa con certezza solamente sulle rive della città di Trieste, con un settimo posto. Cinque top 10 in otto tappe, è mancata la vittoria, ma la costanza del ragazzo di Thiene è stata premiata. Così il 21enne è tornato a casa con una maglia diversa da quella con la quale era partito: quella ciclamino. 

«Il principale obiettivo del Giro Next Gen – racconta da casa – era vincere una tappa. Mi è sfuggita per un pelo, proprio a Povegliano sono arrivato secondo alle spalle di Romele. Quel giorno ho conquistato la maglia ciclamino e l’ho portata fino a Trieste. Non senza fatica, visto che la fuga di Cretti all’ultima tappa l’ha messa in pericolo. Dovevo finire in top ten e ci sono riuscito».

Il secondo posto gli ha portato la maglia ciclamino, difesa poi fino a Trieste (photors.it)
Il secondo posto gli ha portato la maglia ciclamino, difesa poi fino a Trieste (photors.it)

Buone premesse

Due piazzamenti sul podio, ma mai sul gradino più alto: il rammarico c’è, però De Pretto si è confrontato con i migliori al mondo. Non è un atleta da corse a tappe ed i suoi piazzamenti lo hanno messo comunque in buona luce. 

«Arrivavo dalla vittoria del De Gasperi – riprende – quindi mi sentivo bene ed ero fiducioso riguardo le mie qualità. Non aver corso con la nazionale in Polonia mi ha tolto qualcosa, questo Giro Next Gen è stata la prima corsa a tappe della mia stagione. Però una volta in strada sono andato subito forte. Il terzo posto di Cherasco, sul quel traguardo che tirava all’insù, si sposava bene con le mie caratteristiche». 

Proprio in mixed zone ad Agliè, un addetto ai lavori aveva fatto notare a Busatto che la tappa di Cherasco si avvicinava al finale della Liegi U23. Corsa vinta dal portacolori della Circus-ReUz, nella quale De Pretto è arrivato terzo, piazzamento replicato anche sul traguardo piemontese. 

Sulle strade di casa si è trovato ancora una volta in inferiorità numerica, proprio come al Belvedere (photors.it)
Sulle strade di casa si è trovato ancora una volta in inferiorità numerica, proprio come al Belvedere (photors.it)

Il rammarico di casa

Ma è a Povegliano che De Pretto ha quasi messo le mani sulla vittoria di tappa. Ancora una volta è stato ingabbiato in una morsa a due, come successo al Belvedere. I colori questa volta erano quella della Colpack-Ballan e non quelli della Jumbo-Visma Development. 

«Ci tenevo particolarmente a quella tappa – dice con un filo di rammarico ancora incastrato in gola – sapevo che i velocisti avrebbero fatto fatica. Quelle strade le conosco bene, sono vicine a casa, sono un susseguirsi di mangia e bevi senza respiro. Siamo andati via dopo tanti tentativi, ma anche questa volta gli avversari erano in superiorità numerica e mi hanno messo nel sacco».

In aprile De Pretto si era già confrontato con Staune-Mittet (al centro), il vincitore del Giro Next Gen (photors.it)
In aprile De Pretto si era già confrontato con Staune-Mittet (al centro), il vincitore del Giro Next Gen (photors.it)

Gli stranieri

Gli stranieri hanno fatto incetta di vittorie di tappa in questo Giro Next Gen, i nostri colori si sono difesi bene. De Pretto è stato sempre uno dei più attivi, il veneto è tornato a confrontarsi con Staune-Mittet, vincitore del Giro, a mesi di distanza. Cosa ha visto di diverso in lui?

«Staune-Mittet – dice il corridore della Zalf – andava forte ad aprile nelle gare di un giorno ed è andato forte anche al Giro. In primavera, nelle corse secche, avevamo lo stesso livello più o meno. Una volta entrati in una corsa a tappe la differenza si è vista maggiormente. Durante le otto giornate non ha mai avuto cali, anzi: a Trieste ha addirittura attaccato per primo».

«Ne abbiamo parlato anche tra di noi in squadra – continua – un esempio della diversa preparazione è Segaert. Ha vinto la crono, e nelle tappe dopo, anche sullo Stelvio, non è mai andato in crisi. Alla fine ha terminato il Giro in undicesima posizione, è un segnale che se fai tante corse a tappe stai bene. Da qui in avanti ne farò altre, ma prima di giugno ero a quota zero. Nel nostro caso o si va all’estero oppure la nazionale diventa fondamentale da questo punto di vista. Proprio con Amadori andrò a correre in Francia a breve».

Grazie alla nazionale di Amadori De Pretto ha avuto modo di confrontarsi con i migliori corridori U23 al mondo
Grazie alla nazionale di Amadori De Pretto ha avuto modo di confrontarsi con i migliori corridori U23 al mondo

Bilancio positivo

Tutto sommato De Pretto porta a casa un bilancio positivo alla sua seconda partecipazione al Giro dedicato agli under 23. 

«Pensavo di andare peggio (ammette, ndr). Rispetto al 2022 sono migliorato tanto, nel recupero e nella gestione della fatica. Il giorno più difficile è stato quello del Cansiglio, dove ho provato a tenere duro su San Boldo e Nevegal. In discesa sono tornato sulla testa della corsa ma sulla salita di Malga Cate, la penultima di giornata, le gambe mi hanno abbandonato».

«La condizione c’è – conclude – sto bene, in questi giorni (lunedì e martedì, ndr) ho fatto un po’ di defaticamento. Ora inizierò a fare qualche lavoro in vista degli italiani, qualcosa per rimettere in moto la gamba. Il percorso è cambiato e mi si addice molto, ci proverò».

Tanto made in Italy nella Drali Ametista della Sias-Rime

20.06.2023
4 min
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MORBEGNO – La mattina della tappa più impegnativa di questo Giro Next Gen abbiamo avuto modo di curiosare tra le bici dei team. Ci siamo soffermati su quelle della Sias Rime: gli atleti della squadra bresciana utilizzano infatti bici Drali. Una livrea semplice ed accattivante ed un design votato all’aerodinamica. Senza, tuttavia, trascurare la prestazione anche quando la strada sale. Il telaio, fasciato, è realizzato utilizzando il carbonio HM-M45J. Il peso è comunque moderato: la bilancia si ferma infatti a 960 grammi.

Dennis Lock, corridore danese classe 2001 della Sias Rime, in azione sulla Drali Ametista
Dennis Lock, corridore danese classe 2001 della Sias Rime, in azione sulla Drali Ametista

Le geometrie

Per entrare ancor di più nell’ambito tecnico abbiamo deciso di parlare della bici Drali Ametista con un corridore. A fare da guida c’è Dennis Lock, scalatore danese al suo primo anno in Italia. Le misure del telaio sono votate alla competizione, ma non estreme: la taglia 53 prevede un reach di 381 millimetri ed uno stack di 535 millimetri.  

«Si tratta di una bicicletta a tutto tondo – racconta Lock – mi piacciono molto le geometrie ed il disegno. Queste caratteristiche rendono la bici molto maneggevole e molto agile nelle discese. Il trasferimento di potenza è buono, considerando che il carro posteriore è basso e ciò lo agevola molto. Il peso, nonostante la bici abbia caratteristiche aero, è contenuto, così da essere prestante anche sulle salite».

A testimonianza di quel che dice il corridore ci sono le prestazioni, il danese ha infatti terminato il Giro Next Gen in 15ª posizione. Nelle due tappe più impegnative: Stelvio e Pian del Cansiglio, è riuscito a piazzarsi sempre nella top 20. 

Pronta a partire per la tappa dello Stelvio. Il danese Lock sarà 19° a 3’31” da Staune-Mittet
Pronta a partire per la tappa dello Stelvio. Il danese Lock sarà 19° a 3’31” da Staune-Mittet

Componenti

Spesso però sono i dettagli a fare la differenza, con delle scelte tecniche, da parte di Drali, che sposano bene il carattere competitivo del team Iseo Sias Rime. Una delle parti fondamentali, ovvero il movimento centrale, è studiato per avere una maggiore scorrevolezza ed una grande reattività. Drali per fare ciò ha utilizzato il T47 inboard da 85.5 millimetri.

«Utilizzo l’Alanera di Deda – aggiunge Lock – un manubrio integrato che mi ha aiutato a trovarmi bene con le geometrie della bici. Come gruppo abbiamo lo Shimano Ultegra a 12 velocità: con 11-30 alla cassetta posteriore e 53-39 per le corone anteriori. Con una scala di rapporti così ampia si riesce ad affrontare ogni pendenza e qualsiasi salita. I freni, chiaramente, sono a disco con misure standard: 160 millimetri davanti e 140 millimetri dietro.

«Le ruote – conclude il danese – sono le Deda SL con profilo da 45 millimetri. Solo nelle cronometro utilizziamo all’anteriore lo stesso modello ma con profilo da 62 millimetri. I copertoni sono i Vittoria Next, tubeless, con doppia scelta: 26 millimetri oppure 28. Abbiamo visto insieme ai meccanici che queste misure sono le migliori per scorrevolezza. Per quanto riguarda le selle, infine, Selle Italia ci fornisce i suoi migliori prodotti, io utilizzo la SLR».