Lo sguardo di Giovine sui numeri di Erica Magnaldi

13.12.2023
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Erica Magnaldi è stata una delle piacevoli riscoperte del 2023. L’atleta del UAE Team ADQ si trova in Spagna insieme a compagne e staff, pronta per preparare l’assalto al 2024. La stagione scorsa ha avuto una sola parola d’ordine: ritorno. Dopo l’operazione all’arteria iliaca le domande erano tante, Magnaldi le ha spazzate via a suon di prestazioni. Con Dario Giovine, uno dei preparatori del team, parliamo dell’atleta e di come sia tornata a livelli super

«La stagione scorsa – attacca Giovine dal caldo della Spagna – era psicologicamente pesante. Magnaldi ripartiva da una doppia operazione all’arteria iliaca, sempre alla stessa gamba. Il periodo di degenza è stato di conseguenza molto più lungo. Si è ritrovata a metà novembre dal ripartire da zero. Da un lato eravamo preoccupati, mentre dall’altro avevamo molta fiducia. Un lungo periodo di stop per un’atleta di endurance può portare a un grosso boost».

Esattamente un anno fa Magnaldi ripartiva dopo l’operazione dell’arteria iliaca (foto Instagram)
Esattamente un anno fa Magnaldi ripartiva dopo l’operazione dell’arteria iliaca (foto Instagram)
Magnaldi ha un’età in cui non si è più giovani, ma comunque si hanno ancora anni avanti di carriera.

Non è giovane, ma lo è per il concetto di WorldTour. Per quello che si intende come anni totali di carriera ciclistica, vediamo un grande miglioramento nel suo power profile. All’inizio era quasi incapace di esprimere grossi picchi di potenza nel breve periodo. Su questo aspetto abbiamo lavorato tanto, anche alla luce dei cambiamenti avvenuti nel ciclismo femminile. 

In che modo?

Abbiamo inserito tanta palestra, lavorando molto con il metodo della scuola norvegese. Questo prevede un miglioramento nella potenza di picco e un guadagno nell’efficienza della pedalata. Ci siamo dedicati quindi ad un approccio diverso, lavorando tanto con esercizi multiarticolari.

Come mai questa scelta?

Il nuovo metodo prevede meno esercizi con utilizzo di macchinari e più esercizi che interessano diverse aree del corpo. Per intenderci: meno leg extension ma più stacchi da terra e squat. Come macchinario abbiamo usato molto la pressa, ma in maniera monopodalica. Questo per due motivi. Il primo legato al lavoro da fare sulle gambe in maniera singola. Nel post operazione non poteva caricare allo stesso modo le due gambe. Il secondo motivo, sempre legato al primo, era per assettare l’equilibrio

Prima gara del 2023 la Vuelta CV il 5 febbraio, chiusa con un sorprendente quarto posto
Prima gara del 2023 la Vuelta CV il 5 febbraio, chiusa con un sorprendente quarto posto
Un anno fa ripartiva dall’operazione all’arteria iliaca, in che modo lo avete fatto?

Bisogna dire che per questo tipo di operazione c’è letteratura, ma non solida. I protocolli sono soggettivi, la clinica fornisce un metodo di recupero generale. Tocca al preparatore capire come lavorare e nel farlo ci siamo confrontati tanto con Erica e con il chirurgo che l’ha operata. Io spesso sentivo il medico e chiedevo indicazioni sul carico da effettuare in palestra

Una volta in bici immaginiamo siate andati per step…

Il primo è stato ricostruire la base aerobica. Per dirla da preparatore: aveva più battiti che watt. Abbiamo lavorato tanto con un metodo “vecchia scuola” guardando tanto il cuore. Questo ci ha fornito ottime indicazioni sul carico interno e le reazioni in corso. Successivamente ci siamo curati dell’intensità, capitolo fondamentale per migliorare gradualmente. Anche attraverso diversi test: lattato, moxy monitor e lattato ematico. Preciso che è stato un lavoro giornaliero, con un picco di condizione previsto a maggio.

E invece a febbraio già andava forte…

Esattamente. Ci siamo sorpresi in positivo, ma nemmeno troppo. Magnaldi è una professionista incredibile, se deve fare un lavoro fa di tutto per portarlo a termine. Però sa anche ascoltare il proprio corpo e capisce quando non serve esagerare. Alla prima gara in Spagna, il 5 febbraio, è arrivata quarta. Insomma: bell’inizio.

L’obiettivo principale era il Giro Donne, nel quale la Magnaldi ha conquistato la top 5
L’obiettivo principale era il Giro Donne, nel quale la Magnaldi ha conquistato la top 5
Nella stessa stagione ha fatto Giro e Tour.

Erica a livello aerobico ha una grande forza, più ore passa in corsa e più va forte. Nella scorsa stagione il pallino rosso era sul Giro Donne e tutti ne siamo rimasti piacevolmente sorpresi. Il Tour era più un appuntamento per capire quanta benzina fosse rimasta in corpo. La fatica è stata più mentale che fisica, psicologicamente ha mollato negli ultimi due giorni. 

Magnaldi poi ama particolarmente andare in altura, cosa che ha fatto tanto anche nel 2023

Vive ad un’ora e mezza da Sestriere e le piace andare in ritiro. Non le pesano i lunghi periodi in altura e sa lavorare molto bene. Questo porta dei grandi benefici a livello di prestazioni. 

Il 2024 vede uno stacco maggiore tra Giro e Tour, pensate ancora al doppio impegno?

Ci sono quattro settimane e questo rende molto più fattibile questa doppietta. Vero che ci sono le Olimpiadi, ma Parigi 2024 ha un percorso che si avvicina poco alle sue caratteristiche. Un’atleta come Erica ogni anno ha un calendario simile, non può variare molto. Però ci sono ancora dei dettagli da vedere, a breve avremo i programmi individuali completi. 

Durante il Tour de France Femmes le è mancato quel pizzico di brillantezza per rimanere con le prime
Durante il Tour de France Femmes le è mancato quel pizzico di brillantezza per rimanere con le prime
In questi giorni di ritiro cosa hai visto in ottica prossima stagione?

Una cosa che fa piacere sicuramente ad un preparatore. Ovvero che se un’atleta di livello finisce bene la stagione succede che anche dopo un periodo di riposo la condizione è sempre migliore. Già dai primi test abbiamo visto che la base è buona. Ora aspettiamo le ultime conferme dai calendari e poi toccherà a noi preparatori lavorare per farle arrivare pronte ai vari impegni. 

Con quali motivazioni parte quest’anno Erica?

Un anno fa voleva ritornare competitiva e aveva questa ambizione. Il suo obiettivo è alzare ancora il livello e dimostrare di essere forte. Si vede che la prestazione del Tour l’ha lasciata contenta a metà. Ha più fame di prima, per il tipo di atleta che è non è rimasta soddisfatta.

Pissei x Marta Bastianelli: una maglia per una buonissima causa

04.10.2023
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Lo scorso luglio, con il Giro Donne, si è conclusa la carriera da ciclista professionista di Marta Bastianelli. Diciotto anni di corse e di grandissime vittorie, con le ultime ottenute proprio con la maglia del UAE Team ADQ. E per celebrare al meglio la stupenda vita ciclistica della campionessa italiana, il maglificio toscano Pissei – che del Team UAE ADQ è fornitore – ha realizzato una maglia in edizione limitata con le “pietre miliari” del suo percorso nel ciclismo professionistico femminile. E’ importante sottolineare che parte del ricavato verrà devoluto in beneficenza ad AIRC, la nota fondazione per la ricerca sul cancro.

Nello specifico, il capo che Pissei ha dedicato a Marta Bastianelli è costituito da una maglia a maniche corte con vestibilità specifica per donna realizzata in tre differenti tessuti per fronte, maniche e schiena: tessuti tra loro combinati per poter ottenere il giusto bilanciamento tra comfort, prestazioni e traspirabilità. Il design prevede poi un “fit” adatto a tutte le tipologie di corporatura femminile e la manica a taglio vivo, in tessuto chiuso e aerodinamico, che si contrappone alla schiena in rete per ottenere il massimo della traspirabilità.

Una maglia speciale, quella per Bastianelli, realizzata da Pissei, partner dell’UAE Team ADQ
Una maglia speciale, quella per Bastianelli, realizzata da Pissei, partner dell’UAE Team ADQ

Si celebra una grande carriera

Sulla maglia sono rappresentate il numero totale di vittorie, l’autografo, le squadre che hanno accompagnato la carriera di Marta Bastianelli e le vittorie più importanti. Tra cui risultano il campionato del mondo su strada conquistato a Stoccarda nel 2007, il campionato europeo su strada vinto a Glasgow nel 2018, la Gent-Wevelgem del 2018,  il Giro delle Fiandre del 2019, il campionato Italiano su strada del 2019.

Marta Bastianelli ha salutato il gruppo dopo il Giro Donne corso a luglio di quest’anno
Marta Bastianelli ha salutato il gruppo dopo il Giro Donne corso a luglio di quest’anno

«Dopo la speciale maglia celebrativa in edizione limitata che Pissei aveva realizzato per me dopo il Giro d’Italia – ha dichiarato Marta Bastianelli – tante persone mi hanno chiesto di poterla avere. Con Pissei abbiamo così deciso di realizzarne una nuova versione a disposizione di tutti i tifosi. Il design mette in evidenza le mie vittorie più significative, tutte le mie squadre e il logo delle Fiamme Azzurre. Ho voluto anche legare questo progetto ad una causa benefica. Infatti, una parte del ricavato della vendita di questa maglia speciale sarà devoluta all’AIRC, l’organizzazione no-profit italiana che raccoglie fondi per la ricerca sul cancro. Questo è il primo progetto che ho avviato dalla fine della mia carriera ciclistica. Sono felice di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della ricerca, in particolar modo per le donne, sono orgogliosa che il mio nome sia legato all’AIRC. Mi auguro che molti di voi si uniranno a me per sostenere questa iniziativa».

Pissei

Tommasi, ex mezzofondista: «Mi riscatto col ciclismo»

19.08.2023
7 min
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Stamattina sono scattati a Budapest i campionati del mondo di atletica e c’è una ciclista che non solo li guarderà con un occhio particolarmente attento, ma che li avrebbe potuti disputare. Francesca Tommasi fino allo scorso dicembre era una mezzofondista dell’Esercito, tutt’altro che anonima poi varie vicissitudini fisiche l’hanno portata a correre in bicicletta (in apertura foto Ossola).

Nella sua prima vita agonistica, la 25enne veronese di Palazzolo di Sona è stata una promessa dell’atletica per merito di diversi titoli italiani ed una serie di bei risultati ottenuti con la nazionale. Adesso la sua attuale vita è con la Mendelspeck e la sua determinazione va oltre a quella che potrebbe sembrare una scommessa. Col team di Renato Pirrone ha partecipato all’ultimo Giro Donne dove ha allungato la lista di ragazze provenienti da altri sport. Sotto quell’aspetto, alla corsa rosa Tommasi era in buona compagnia. Giusto per citare gli esempi più emblematici, la statunitense Ewers (quarta nella generale) arriva dal calcio mentre la tedesca Niedermaier (vincitrice della quinta tappa a Ceres) dallo sci di fondo. E così, al termine di un allenamento attorno a casa, abbiamo voluto conoscere meglio Francesca che grazie agli studi in medicina ha anche un altro punto in comune con diverse atlete del gruppo.

Iniziamo dalle gare dell’ultimo periodo. Come sono andate?

Direi abbastanza bene. Domenica scorsa a Vittorio Veneto ha vinto Tonetti e sono arrivata ottava nel gruppetto delle sue inseguitrici. Peccato perché quando è partita la fuga decisiva non sono stata pronta ad andarci dentro anch’io. Invece a fine luglio a Tarzo ho conquistato il mio primo podio nelle gare open. Ho chiuso seconda da sola dietro Vigilia. La condizione con cui sono uscita dal Giro Donne sta dando qualche frutto.

Al Giro Donne che esperienza è stata?

Innanzitutto mai avrei pensato di poterlo correre se penso dov’ero e cosa facevo fino a pochi mesi prima. Tutto nuovo, tutto bello e stimolante. Pensate che l’anno scorso ero andata a Padova per vedere l’ultima tappa ed avevo fatto un selfie con Mavi Garcia. Quest’anno in uno dei primi giorni di gara, sono andata da lei mostrandole quella foto e facendone un’altra come ricordo del mio cambiamento. Mavi arriva dal duathlon e parlandone assieme anche lei capiva il mio stato d’animo dell’essere in una gara così importante. Il livello era decisamente alto. Mi ha fatto un certo effetto stare gomito a gomito con atlete che vedevo solo in televisione. Così come è stata una grossa emozione la settima tappa, quella di Alassio.

In effetti lì ti sei fatta vedere. Raccontaci pure…

Si arrivava in cima al santuario di Alassio ed era forse la frazione più temuta da tutte, quella che ha deciso il podio finale. Sono stata col gruppo della maglia rosa fin dalla prima salita malgrado avessi avuto un problema alla catena all’inizio. Ho dovuto fare un bello sforzo per rientrare e restare lì. Mi sono staccata sul penultimo gpm quando le big di classifica hanno alzato il ritmo. A quel punto ho iniziato la salita finale del mio passo ritrovando un buon ritmo. E’ vero, ho chiuso ventitreesima ma sono soddisfatta ugualmente se guardo chi mi ha preceduto e chi è arrivata dietro. Tolta la belga (Ghekiere, ndr) della AG Insurance-Soudal QuickStep, che è quasi una squadra WorldTour, in pratica sono stata la prima di un team continental, soprattutto piccolo come il nostro. Anche Renato (il team manager Pirrone, ndr) era molto contento della mia prova.

Francesca Tommasi è stata tesserata dalla Mendelspeck dopo il Ponente in Rosa disputato col Canturino (foto Ossola)
Francesca Tommasi è stata tesserata dalla Mendelspeck dopo il Ponente in Rosa disputato col Canturino (foto Ossola)
Chi era Francesca Tommasi prima di diventare ciclista?

Facevo atletica, mezzofondo nello specifico. Prima ancora, da piccola, ho fatto basket e volley ma amavo muovermi di più. La parte che mi piaceva di più della pallavolo era il riscaldamento perché si facevano diversi giri di palestra (ride, ndr). A scuola durante la ricreazione o le ore di educazione fisica mi piaceva correre contro i maschi e vedere chi ci metteva meno tempo a girare intorno al cortile. Sia io che i miei genitori e professori hanno capito che dovevo provare con l’atletica. Ho iniziato a Bussolengo quando ero in prima media e già a quattordici anni ho vinto il campionato italiano cadetti. Il primo di otto tricolori tra corsa campestre e in pista fino alla categoria U23. Tra le mie compagne c’era Nadia Battocletti e tra i maschi Yemen Crippa, due ragazzi che sono ancora azzurri.

Come si è sviluppata la tua crescita nel mezzofondo?

Bene anche se fin dai primi titoli ho iniziato ad avere piccoli infortuni ossei. Nonostante tutto sono riuscita a partecipare a manifestazioni importanti con la nazionale. Gli EYOF in Olanda nel 2013 (il Festival olimpico della gioventù europea, ndr), gli europei di cross e i mondiali di cross in Uganda nel 2017. Alla fine di quell’anno sono stata tesserata nell’Esercito tra le juniores. Nel 2019 a Venaria Reale ho vinto il tricolore assoluto del cross, oltre a quello U23. In quella stagione ho poi raccolto due quinti posti nei 5000 metri agli europei U23 in Svezia e in Coppa Europa in Polonia dove con l’Italia siamo arrivati quarti per solo mezzo punto dal bronzo.

Nella gara open di Tarzo, Tommasi è seconda dietro Vigilia e davanti a Venturelli, prima junior (foto Ph Rosa)
Nella gara open di Tarzo, Tommasi è seconda dietro Vigilia e davanti a Venturelli, prima junior (foto Ph Rosa)
Perché il passaggio al ciclismo?

Essenzialmente per salvaguardare le mie articolazioni. La corsa è molto traumatica per gli arti inferiori. Negli ultimi anni stavo accumulando troppe fratture da stress che mi hanno privato di traguardi importanti. Prima quella ad un calcagno durante le qualificazioni per Tokyo 2020 ed infine quella al femore l’anno scorso mentre stavo preparando gli europei di cross. Fortunatamente nell’estate del 2022 avevo preso la mia prima bici da corsa con la quale facevo già qualche giro per riprendermi. Ad inizio stagione mi sono congedata dall’Esercito e dallo scorso dicembre non ho più corso a piedi. Sono ancora scottata da quegli infortuni, ho paura di farmi male ancora e compromettere l’attività ciclistica.

Cosa stai apprezzando di questa tua seconda vita da atleta?

Intanto devo dire che mi piace molto correre in bici. Sento il beneficio di una muscolatura più potente e non dover più convivere con i problemi fisici di prima. Mi piace anche l’aver potuto conoscere ragazze che ammiravo per alcune cose che abbiamo in comune. Ad esempio Chabbey, che è stata a lungo in fuga al mondiale, e Magnaldi sono dottoresse in medicina e chirurgia come sarò io a breve. Ad ottobre mi laureerò e poi farò la specialistica. Durante il volo che ci ha portato in Sardegna per ultime tappe del Giro Donne, sono andata a sedermi di fianco ad Erica (Magnaldi, ndr) e abbiamo parlato di questo, di come poter fare conciliare tutto o cosa privilegiare. E’ stata una chiacchierata interessante e piena di spunti. La mia idea sarebbe quella di specializzarmi in medicina dello sport. Prima vedremo come andrà col ciclismo.

Tommasi è una scalatrice dotata di un buon recupero. Sta imparando tutti gli aspetti tecnico-tattici del ciclismo (foto Pascal Cln)
Tommasi è una scalatrice dotata di un buon recupero. Sta imparando tutti gli aspetti tecnico-tattici del ciclismo (foto Pascal Cln)
Nel frattempo che obiettivi hai ora correndo in bicicletta?

Ho iniziato la stagione con il Club Corridonia che poi mi ha prestato al Canturino per il Trofeo Ponente in Rosa. Sono stata notata dalla Mendelspeck che mi ha tesserato. Quindi, vedendo questa escalation, l’intento è quella di continuare a crescere e imparare tanto, tutto. Sto migliorando a stare in gruppo e ad impostare meglio le traiettorie in curva in discesa. Sto cercando di velocizzare le operazione quando vado all’ammiraglia a prendere la borraccia. Sto attenta quando devo mangiare e bere in corsa. Sto imparando anche le tattiche e a leggere la corsa. Una mia risorsa invece è la capacità di recuperare gli sforzi, il mezzofondo mi ha aiutato molto. Tanta gente mi domanda sempre se non mi manchi l’atletica e quello che potevo fare. Io rispondo che il mio riscatto lo sto trovando nel ciclismo e non ne sono assolutamente pentita.

Labous, il ritratto di un’atleta serena e in crescita costante

09.08.2023
8 min
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Tra le francesi che ieri pomeriggio hanno conquistato l’argento mondiale nel mixed relay c’è anche una ragazza che sta alzando la propria asticella ogni stagione che passa. Juliette Labous è arrivata a Glasgow reduce prima dal secondo posto nella generale del Giro Donne e poi dal quinto al Tour Femmes.

La scalatrice del Team DSM-Firmenich è ancora giovane – farà 25 anni a novembre – e molto costante, ma finora in carriera ha raccolto meno di quello che avrebbe potuto. Quest’anno è una delle poche atlete ad essere riuscita a fare classifica sia in Italia che in Francia, riaprendo il tema sulla fattibilità ad alto livello di entrambe le corse. Fatte le debite proporzioni e vista come si è sviluppata la corsa degli uomini, Labous domenica per la prova in linea femminile è una da tenere sotto osservazione.

Labous ai mondiali di Glasgow ha conquistato l’argento nel mixed relay. Ora correrà sia la crono che la prova in linea
Labous ai mondiali di Glasgow ha conquistato l’argento nel mixed relay. Ora correrà sia la crono che la prova in linea

Prodotto della Borgogna

Juliette è nata nel 1998 in Borgogna a Roche lez Beaupré sulle colline attorno a Besançon e bagnate dal fiume Doubs. Nel suo paese si producono vini etichettati come “Franca Contea” (che è l’altra parte del nome completo della sua regione), ma quella annata è indicata dagli esperti vignaioli solo come “molto buona”. Labous vuole scalare i gradi diventando come un vino da annata eccezionale. Chissà se da giovanissima, quando faceva ginnastica ed altri sport a Besançon, uno spunto per diventare ciclista glielo abbia dato “la boucle”, il meandro disegnato dal fiume attorno alla parte vecchia della città. Ovvero lo stesso appellativo del Tour de France.

«Da piccola ho praticato anche tennis tavolo – spiega Juliette, scherzando inizialmente – ma la ginnastica mi è tornata utile nel ciclismo in termini di equilibrio e perché mi permette di atterrare abbastanza bene in una caduta. Da bambina ho anche vinto dei concorsi di disegno però le mie abilità non sono migliorate tanto rispetto a quando avevo otto anni. Insomma, il ciclismo non era nei miei programmi benché fossi influenzata da amici dei miei genitori. Uno di loro è stato un buon corridore di BMX. Poco per volta ho iniziato con quella disciplina, aggiungendo anche la Mtb, fino al ciclocross in cui non corro più da inizio 2019. Ancora adesso amo prendere la mountain bike e fare alcuni percorsi a stagione finita col mio fidanzato Clément (il 26enne Berthet della AG2R Citroen ed ex biker fino al 2020, ndr)».

Il compagno di Labous è Clement Berthet, ex biker che corre con la AG2R Citroen (foto Jacquemet)
Il compagno di Labous è Clement Berthet, ex biker che corre con la AG2R Citroen (foto Jacquemet)

Italia nel destino

Nel 2015 Labous si fa conoscere a Cittiglio al Piccolo Trofeo Binda da primo anno junior, arrivando seconda dietro a Bertizzolo (quell’anno campionessa europea in carica) in uno sprint a due. Curiosamente qualche mese dopo all’europeo paga ancora dazio in volata contro le italiane Quagliotto e Barbieri, chiudendo quarta. L’anno successivo centra le prime medaglie internazionali con i bronzi nelle crono europea e mondiale avendo già in tasca il contratto con la sua attuale squadra, all’epoca Sunweb.

Nel 2018 l’Italia riappare nel suo destino. Vince la cronosquadre d’apertura al Giro Donne mentre dodici mesi dopo conquista la maglia bianca. Il cerchio con la corsa rosa si chiude l’anno scorso quando si mette in proprio trionfando sul Passo Maniva al termine di una lunga fuga. E’ il suo sesto centro in carriera (ed anche l’ultimo ottenuto finora). Un altro passo in avanti è poi arrivato col podio finale nella recente edizione.

Da un Giro all’altro

«Avevo già vinto nel WT con la generale della Vuelta a Burgos – commentò Juliette in quel 7 luglio del 2022 – ma il giorno più bello l’ho vissuto qui al Giro Donne. Non solo per la vittoria, ma per come è stata pensata e voluta. Ero delusa dalla mia prestazione nella tappa di Cesena in cui ho accusato il gran caldo ed un grosso distacco (oltre undici minuti, ndr), perdendo le speranze di entrare nelle prime cinque. Volevo riscattarmi ed insieme alla squadra avevamo pianificato un attacco in una delle frazioni di montagna. Sapevamo che una fuga poteva arrivare e ho temuto di non farcela quando il gruppo ha iniziato a guadagnare, riprendendo tutte le mie ex compagne di avventura. Ho rischiato, ho resistito e ho rilanciato nei pezzi più duri. Avevo ancora gambe buone. E’ stato come giocare al computer ma è stata la vittoria di tutte noi. Una gioia per la nostra squadra».

«Sono molto contenta di questo secondo posto nella generale – ha dichiarato invece orgogliosamente Juliette a Olbia lo scorso 10 luglio – se me lo avessero detto prima della partenza, sarei rimasta sorpresa perché avevo dubbi sulla mia condizione, anche se nessuno all’interno del team aveva dubitato su di me. Non è solo un piazzamento mio, ma di tutta la squadra, che ha fatto un lavoro davvero fantastico. Ringrazio tutti per questo risultato, anche le persone che solitamente stanno al nostro quartier generale».

Vista da Francesca e Eleonora

Malgrado abbia sofferto nuovamente il caldo nella prima tappa, al Tour Femmes Labous ha saputo recuperare il terreno perso, soprattutto nelle ultime due giornate. Ha chiuso al quinto posto nella generale (il podio le è sfuggito per quarantanove secondi), dopo il quarto registrato nel 2022. Risultati che la certificano come leader per classiche e gare a tappe. Una leader a cui tutti vogliono bene come testimoniano al telefono le sue compagne Francesca Barale ed Eleonora Ciabocco.

«Juliette ed io – ci racconta Barale, alla DSM dall’anno scorso – abbiamo iniziato ad essere un po’ più vicine da questa stagione. Sapendo che avrei fatto diversi ritiri con lei a Tenerife, hanno iniziato a metterci in camera assieme, cosa che non era mai capitata prima. Ho iniziato a vedere com’è da più vicino. Lei mi è sempre piaciuta tanto perché è una molto tranquilla. Se hai bisogno le puoi chiedere qualsiasi cosa. Considerando i risultati che ha fatto, non ho mai avuto paura a farle domande perché è sempre stata estremamente disponibile.

Ogni giorno la sua routine

«Ha un bel carattere – prosegue Barale – personalmente la rispetto tanto anche per questo suo bel modo di porsi. Credo che nella nostra squadra pensino la stessa cosa. Juliette è molto metodica. Tutti i giorni ha la sua routine, con il suo ordine. In testa ha sempre ben presente tutto quello che deve fare. E se qualcosa va un po’ storto, lo gradisce poco (sorride, ndr). Anche in corsa valgono le stesse cose più o meno. Ti sa guidare bene o quando ha bisogno ti chiama con calma e senza agitarsi. In gara non è stressata e sa tenere le posizioni. Soprattutto sa quando muoversi e legge molto bene la corsa. La ammiro tanto per queste caratteristiche che spero di avere anch’io un giorno».

«Con Juliette ho un bel rapporto – dice Ciabocco – come con tutte le compagne. Lei in gara è un ottimo capitano. Non è una che ha pressioni. Ti trasmette molta tranquillità e grazie a questo anche noi possiamo correre bene. Fuori dalla bici è una ragazza con cui si sta bene. E’ la prima che scherza o che canta se capita l’occasione. Sono stata in camera con lei due volte, di cui una alla Freccia Vallone. La sera prima, ad esempio, ci siamo ritrovate a guardare dei programmi leggeri. Per farvi capire quanto sia serena e rilassata prima delle gare. Oppure alle Strade Bianche ricordo che Juliette mi aveva scritto scusandosi perché non si era sentita bene e avrebbe voluto fare di più. Questo invece per capire la sua umiltà.

Barale e Ciabocco hanno un bel rapporto con Labous, sempre disponibile a dare consigli in gara e brava a fare gruppo
Barale e Ciabocco hanno un bel rapporto con Labous, sempre disponibile a dare consigli in gara e brava a fare gruppo

Leader alla DSM

«Al primo ritiro – ricorda Ciabocco e conclude – arrivai con un giorno di ritardo perché mi avevano cancellato il volo e Juliette fu la prima che venne a parlarmi. Mi tranquillizzò riguardo all’inglese e mi introdusse alle altre compagne. Anzi, quando era uscita la notizia del mio ingaggio alla DSM mi avevano scritto subito sia Charlotte (Kool, ndr) che lei dicendosi felici del mio arrivo. Pur avendo solo 24 anni, è una delle più grandi della squadra. E’ sempre la prima che ti fa i complimenti se hai fatto bene il tuo lavoro. Per ora non mi ha mai criticato nulla, né in gara né fuori, ma è una ragazza che è sempre pronta a darti consigli. Dopo i meeting pre-gara non ci mette ansia. Se non riusciamo a darle una mano in corsa, preferisce che glielo si dica e fa da sola. E’ bravissima, fantastica».

Magnaldi: il suo Tour dopo le fatiche del Giro

07.08.2023
5 min
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Le scorie del Tour de France Femmes non sono rimaste solo nelle gambe delle atlete. Quella che ci accoglie è una solare Erica Magnaldi, accompagnata però da una tosse che scandisce la nostra intervista.

«Negli ultimi giorni – racconta l’atleta della UAE ADQ– ho preso un brutto raffreddore, probabilmente dovuto alla stanchezza ed alla discesa del Tourmalet». 

La tappa è terminata in cima ma, come in ogni frazione di montagna, i bus delle squadre erano sotto. «Cinque chilometri più in basso – conferma Magnaldi – faceva molto freddo ed era umido. In più bisognava scendere piano a causa dei tanti tifosi presenti». 

Magnaldi ha chiuso il Tour Femmes al 13° posto, dopo essere arrivata 5ª al Giro Donne
Magnaldi ha chiuso il Tour Femmes al 13° posto, dopo essere arrivata 5ª al Giro Donne

Stacco programmato

Dopo il Tour Femmes Erica Magnaldi si è fermata, lei è stata una delle ragazze che ha corso prima il Giro Donne e poi il Tour. Una pausa meritata insomma, nella quale questo malanno non porta a molti intoppi o contrattempi.

«Era già previsto uno stacco di tre o quattro giorni – spiega – tutti senza bici. Poi pian piano ho ripreso con gli allenamenti. Un mese senza gare lo farò tutto, prima però mi farò un periodo di altura al Sestriere. Questi giorni di vacanza me li sono goduti a metà, a causa del raffreddore, ma meglio ora che durante la preparazione».

Prima del Giro Donne la Magnaldi ha corso la Vuelta Femenina
Prima del Giro Donne la Magnaldi ha corso la Vuelta Femenina
Tu hai corso Giro e Tour, come è andata?

Bene. Il mio obiettivo principale, a livello di classifica, doveva essere il Giro Donne. Il Tour avrei dovuto correrlo in supporto alla squadra, infatti il mio programma prevedeva il picco di forma alla corsa rosa. 

Come ti sei sentita durante il Tour, hai risentito delle fatiche precedenti?

La stanchezza accumulata si è sentita maggiormente nel giorno del Tourmalet. Nelle prime tappe stavo bene e avrei dovuto supportare Olivia (Baril, ndr) che però è rimasta attardata fin da subito. Succede al Tour, l’imprevisto è sempre dietro l’angolo.

Così hai curato ancora la classifica?

Sì, ho provato a tenere duro. Ho pagato tanta stanchezza accumulata al Giro. Non sono sicura fossero incompatibili, la Labous è andata bene in entrambi, così come la Santesteban e la Ludwig. Correre Giro e Tour al top non sarebbe stato possibile, ma fare il primo in preparazione dell’altro sì. Poteva essere la chiave giusta di lettura. 

Anche se il podio del Tour dice il contrario forse, no?

La mia preparazione prevedeva di arrivare al Giro al top e di quello sono molto contenta. Se si vuole puntare al Tour, probabilmente si deve fare un periodo di preparazione mirato e correre solo quello. 

Persico e Magnaldi si sono ritrovate a curare la classifica anche al Tour
Persico e Magnaldi si sono ritrovate a curare la classifica anche al Tour
Hai parlato di stanchezza che poi hai pagato sul Tourmalet, cosa ti è mancato?

Più che lo sforzo prolungato di un’ora (tempo della scalata del Tourmalet, ndr) direi che mi è mancata la freschezza. Non sono riuscita a tenere il ritmo altissimo che si è fatto sull’Aspin, quei cinque minuti di cambio di andatura. Mi mancava la brillantezza per resistere a quel cambio di passo, per soffrire e rimanere con le prime. Infatti mi sono staccata sull’aumento di ritmo della Van Vleuten. Silvia Persico ed io stavamo anche rientrando in discesa, ma davanti hanno spinto forte e non siamo riuscite a ricucire. 

Van Vleuten secondo te ha pagato quel fuori giri?

Probabilmente non si aspettava una Vollering così forte e sperava di staccarla fin dall’Aspin. Ma lei arrivava da un periodo di preparazione specifica, mentre Van Vleuten no.

Poi le tappe prima del Tourmalet non erano semplici…

Di frazioni piatte ne abbiamo fatta una sola, per il resto era tutto un sali e scendi. Anche le volate che ci sono state sono arrivate dopo giornate intense e di grande fatica. Dovevi costantemente guardarti alle spalle, correre davanti e questo per tutti i giorni. Avrei preferito avere una compagna che curasse la classifica, così io avrei puntato ad una tappa. Invece ho dovuto sempre correre sul “chi va là” e in attesa del Tourmalet.  

A Erica Magnaldi è mancato quel pizzico di brillantezza per rimanere con le prime
A Erica Magnaldi è mancato quel pizzico di brillantezza per rimanere con le prime
Si è parlato molto dei 21 giorni tra Giro e Tour, tu come li hai gestiti?

Sono stata in altura, a Sestriere, è vicino a casa e mi è comodo andarci, ci impiego meno di due ore in macchina. Ho riposato bene, dormito al fresco e recuperato. Nei primi sette giorni ho fatto poco in bici, giusto una leggera ripresa. Nella settimana successiva ho “acceso” il motore con più intensità. 

Come ti sentivi?

Bene, però ero consapevole che 21 giorni sono pochi, non ho potuto allenarmi sul ritmo gara e l’intensità. Alla fine in corsa mi sono resa conto di avere quel due per cento di freschezza in meno per seguire le prime. Per quello che doveva essere però, alla fine è stato un buon Tour Femmes.

Il Tour Femmes ha alzato l’asticella nel ciclismo femminile

03.08.2023
5 min
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La deriva della Van Vleuten nella nebbia del Tourmalet non poteva passare inosservata. La campionessa del mondo, grande favorita per la vittoria del Tour de France Femmes, ha visto sgretolarsi in due giorni tutte le sue certezze. Sulle rampe dell’Aspin aveva messo le compagne alla frusta, per poi rimanere fregata dal suo stesso gioco. Questo spunto ha aperto però una considerazione differente, più larga, ovvero quella della possibilità di correre Giro Donne e Tour Femmes ad alti livelli

Lo sguardo spiritato della Van Vleuten, quei 21 giorni tra Giro e Tour sono stati toppo pochi per recuperare?
Lo sguardo spiritato della Van Vleuten, quei 21 giorni tra Giro e Tour sono stati toppo pochi per recuperare?

Sempre più al top

Al Tour era presente, nello staff della UAE ADQ, il coach Luca Zenti, al quale lanciamo lo spunto per questa riflessione. 

«Una considerazione da fare – dice Zenti – è che il ciclismo femminile è cambiato e si specializza sempre più. Abbiamo visto che le atlete che sono andate forte in questo Tour lo hanno preparato nei minimi dettagli. Hanno fatto quello che è un classico avvicinamento strutturato, con altura e un periodo di preparazione specifico. 

L’avvicinamento mirato della Vollering le ha permesso di arrivare pronta alle ultime due tappe
L’avvicinamento mirato della Vollering le ha permesso di arrivare pronta alle ultime due tappe
La domanda nasce spontanea: Van Vleuten ha perso a causa degli sforzi del Giro Donne?

Non possiamo saperlo con certezza, ma della fatica in più sicuramente l’ha accusata. A livello di numeri sono andate forte, pensate che il Tourmalet è stato scalato in 55 minuti a 5,2 watt/kg. La Van Vleuten non ha sottoperformato in maniera netta, certo che in una corsa così tirata 0,2 watt/kg in meno fanno la differenza. La Van Vleuten ha uno staff importante, e sicuramente avranno fatto le analisi del caso. Una cosa mi ha impressionato, anzi, due…

Dicci.

La prima è il livello generale che si è alzato tanto. La seconda è l’organizzazione, i protocolli di recupero sono ormai alla pari di quelli degli uomini. Tant’è che non era raro vedere le ragazze fare i bagni nell’acqua fredda subito dopo l’arrivo. 

Il Giro può aver inciso quindi, anche a livello generale?

Sicuramente. Per esempio anche noi della UAE ADQ abbiamo portato Persico e Magnaldi che hanno corso anche il Giro. Con Silvia siamo andati sulla stessa linea della scorsa stagione, nella quale aveva risposto bene.

Niewiadoma (in maglia Canyon/SRAM) completa il podio finale del Tour Femmes a Pau
Niewiadoma (in maglia Canyon/SRAM) completa il podio finale del Tour Femmes a Pau
Non ha performato come lo scorso anno però, no?

A numeri sì, quelli erano e sono stati buoni. Il percorso quest’anno era molto duro, non si avvicinava tanto alle sue caratteristiche, soprattutto le ultime due tappe. 

Ne parlavamo anche con Casonato, i numeri ormai sono sempre più alti, e le gare diventano più impegnative.

Vero, questo Tour ne è l’esempio. Le tappe che arrivavano prima del Tourmalet erano tutte insidiose. Difficili da leggere e che non permettevano la minima distrazione. A tutto questo si è aggiunta anche una distanza notevole: la tappa più lunga misurava 177 chilometri, al Giro 133. 

Tanti chilometri in più ogni giorno che poi si sono fatti sentire sul Tourmalet…

Vollering, Van Vleuten e Niewadoma sono sempre state vicine fino a quel giorno. La fatica nelle gambe però ha agito in maniera differente. Chi era ancora fresca e senza fatiche grosse alle spalle ha fatto la differenza. 

Silvia Persico ha ottenuto un buon 14° posto in classifica generale, in un Tour lontano dalle sue caratteristiche
Silvia Persico ha ottenuto un buon 14° posto in classifica generale, in un Tour lontano dalle sue caratteristiche
Quei 21 giorni tra Giro e Tour come si potevano interpretare?

In due modi: il primo era quello di arrivare al Giro non al top e correre in funzione del Tour. Potrebbe essere stata la tattica della Labous (seconda al Giro Donne e poi quinta al Tour, ndr). Il secondo modo era capire che fosse impossibile, o comunque molto difficile, recuperare bene e preparare il Tour dopo la corsa rosa. 21 giorni non permettono di rifiatare e di rispolverare la gamba giusta. 

Una sorpresa è stata la Kopecky, che nessuno si sarebbe aspettato di vedere sul podio.

Lei è un esempio concreto dell’accuratezza di preparazione che c’è stata verso questo appuntamento. Ha gestito le energie molto bene, poi ha questa capacità di lavorare e performare anche sotto uno sforzo prolungato. Il lavoro di preparazione fatto le ha permesso di tenere su una salita come il Tourmalet, cosa non scontata. 

Kopecky ha sorpreso per resistenza e capacità di soffrire, sul Tourmalet è rimasta con le migliori fino alla fine
Kopecky ha sorpreso per resistenza e capacità di soffrire, sul Tourmalet è rimasta con le migliori fino alla fine
Hai notato altro?

La distribuzione dell’intensità media si è alzata, anche nelle tappe da “volata” ogni singola salitella veniva presa a tutta. La visione della corsa ora cambia, le tappe si allungano e non si va piano. Bisogna essere bravi nel prendere le atlete e portarle a fare un certo tipo di lavoro in allenamento, che poi va curato durante tutta la settimana.

Facci un esempio per capire meglio…

Sull’intensità possiamo dire che le atlete che hanno curato la classifica generale arrivavano ai piedi della salita forte. I primi uno o due chilometri li facevano a 5,7-5,8 watt/kg e poi si allineavano a 5,5 watt/kg per 20 minuti. Sono sforzi importanti che non tutte sono in grado di fare ancora, quindi il lavoro di noi coach va in questa direzione. 

Bastianelli, leggi qua: parlano tutte di te

16.07.2023
7 min
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Dicono che bisogna ritirarsi dalla scene agonistiche quando si è al top per lasciare il ricordo migliore. E quando Marta Bastianelli alla nona tappa del Giro Donne è salita sul suo ultimo “podio-firma” la commozione si è diffusa in tutto il gruppo. Il suo addio era stato ampiamente preventivato dalla stessa campionessa, ma per tutti quanti – presenti e non – è stato un momento toccante. Uno di quelli che metabolizzi solo quando avviene realmente.

Tanti hanno voluto omaggiare la carriera dell’atleta del UAE Team ADQ e delle Fiamme Azzurre sui propri profili social. Noi abbiamo voluto raccogliere qualche pensiero profondo di chi la conosce bene. Difficile limitarsi ad una semplice battuta.

Giorgia e Marta

Nel 2007 Stoccarda si tinge d’azzurro. Il successo iridato di Paolo Bettini è anticipato di 24 ore da quello della ventenne Bastianelli che trionfa in solitaria. Terza, e perfetta nel coprirle le spalle, finisce Giorgia Bronzini dietro alla già terribile Marianne Vos.

«Con Marta – ci racconta la piacentina diesse della Liv Racing TeqFind – sono stata bene negli anni in cui abbiamo condiviso la maglia della nazionale. Per me è una cosa speciale pensare di esserle stata utile quando ha vinto il mondiale. Nella sua vita ha dimostrato la professionalità ed il suo grande valore, sia umano che sportivo. Non solo ha avuto grandi successi, ma dopo la nascita della figlia ha saputo ritornare ad altissimi livelli. Sicuramente si farà sentire la sua uscita. Un’atleta come lei conta in un team. Era una delle voci più autorevoli del gruppo. E’ un’altra delle grandi che lascia l’attività agonistica, ma spero che lei possa trovare una sua dimensione in questo mondo. Per me ha le qualità per far crescere delle nuove leve e trasmettere loro passione e grinta».

Bastianelli e Trevisi hanno corso insieme dal 2016 ad oggi (unica eccezione il 2019)
Bastianelli e Trevisi hanno corso insieme dal 2016 ad oggi (unica eccezione il 2019)

Anna e Marta

Bastianelli in carriera ha militato in tante squadre, nelle quali è sempre riuscita a stringere rapporti umani intensi. In sette degli ultimi otto anni Anna Trevisi è stata una sua fedelissima, fatta eccezione nel 2019 quando Marta andò alla Virtu Cycling.

«Ci siamo conosciute – dice la passista reggiana – nel 2016 all’Alè Cipollini. E siamo diventate amiche da subito. Ci siamo legate tanto praticamente dal primo giorno. Poi siamo rimaste sempre nella stessa squadra, che l’anno scorso è diventata l’attuale UAE Team ADQ. Onestamente ho tanti ricordi con lei, ma l’aneddoto più divertente è successo proprio quest’anno alla Spar Flanders Diamond, l’ultima gara che abbiamo corso assieme (l’11 giugno, ndr). Lei è sempre stata riconosciuta da tutti come una ragazza estremamente precisa, ma in quell’occasione è riuscita di dimenticarsi a casa le scarpette da gara. Non le era mai successo niente di simile in tanti anni (sorride, ndr). Ora, nel suo post carriera, io la vedrei bene come ambassador di qualche brand ciclistico. Secondo me qualcuno dovrebbe pensarci».

Cecchini, Bastianelli e Trevisi non sono mai state tutte e tre nella stessa squadra, ma sono grandi amiche
Cecchini, Bastianelli e Trevisi non sono mai state tutte e tre nella stessa squadra, ma sono grandi amiche

Elena e Marta

Uno dei legami più stretti forse Bastianelli ce l’ha con Elena Cecchini. La friulana della SD-Worx è stata una delle prime a dedicare un post social, anche se siamo certi che le aveva già espresso tutto a voce, di persona. In comune hanno tanti momenti, non solo quel 5 agosto 2018 a Glasgow nel quale Marta vince l’europeo ed Elena sullo slancio finisce quarta, dopo aver lavorato per lei.

«Nel 2012 – spiega Cecchini – mi sono trovata compagna di Marta sia nella Mcipollini-Giambenini-Gauss sia nelle Fiamme Azzurre. Siamo rimaste assieme ancora l’anno successivo nella Faren prima della sua maternità e da lì le nostre strade sportive si sono divise, non certo quelle personali. Durante le nostre carriere non sono mancate le sfide tra di noi e le nostre squadre, ma il rapporto si è sempre rafforzato. Ho cinque anni in meno e l’ho sempre vista come un riferimento. Conoscendola meglio ho scoperto che abbiamo entrambe un carattere forte e soprattutto gli stessi valori, come la famiglia. Abbiamo avuto sempre tanta sintonia, tanto da fare spesso le vacanze assieme».

«Marta – prosegue – è un’atleta vecchio stile, molto diretta sia con le giovani che con le veterane. E’ sempre stata molto carismatica. Tutti ascoltavano quando parlava, ha sempre dimostrato più esperienza della sua età. E’ una leader naturale. Adesso sono le altre che ti devono riconoscere la leadership. E’ difficile dire chi potrà raccogliere la sua eredità, per me sarebbe un onore se potessi farlo io.

«Dopo la nascita di Clarissa – conclude Cecchini – Marta è cambiata. Guardava le più forti in gruppo e non aveva paura di nessuno. Mi ha insegnato a credere sempre in se stessi. Poi a livello organizzativo è sempre stata il top facendo combaciare gli impegni agonistici con la famiglia. Adesso credo che debba vivere al meglio la transizione da corridore al post carriera. Sarebbe bello rimanesse nell’ambiente, però sono certa che deciderà per il meglio, come ha sempre fatto».

Bertizzolo visibilmente commossa mentre sul palco del Giro Donne Bastianelli si congeda dal ciclismo
Bertizzolo visibilmente commossa mentre sul palco del Giro Donne Bastianelli si congeda dal ciclismo

Sofia e Marta

C’è un altro quarto posto che entra di diritto – legato a doppia mandata – ad un altro grande successo, forse il più emozionante, di Bastianelli. E’ quello di Sofia Bertizzolo al Fiandre 2019. Corrono assieme alla Virtu Cycling e nel finale la ragazza di Bassano del Grappa funge da prezioso punto d’appoggio per la sua capitana.

«In generale su Marta – commenta Bertizzolo – posso dire che è una grandissima persona. Si è sempre dedicata alle giovani e ha sempre un pensiero di crescita verso le persone che le stanno attorno. E’ un continuo stimolo per lei essere critica in modo costruttivo. Dal punto di vista agonistico invece si racconta da sola. Forse è stata incostante per tanti motivi, ma si è ricavata una carriera incredibile in cui non manca nulla. Ogni tanto ripenso a quel Fiandre. E’ stato impagabile. Ricordo le parole di Bjarne Riis (il diesse della Virtu, ndr) alla radio nel finale, che abbiamo gestito in maniera splendida. Eravamo in una situazione di forza e superiorità numerica. E poi Marta quel giorno voleva vincere. Quando lei voleva vincere, non ce n’era per nessuno. Mi mancherà tanto (dice con un pizzico di emozione, ndr)».

«La sua forza in bici – continua – era la visione di gara. Magari le piacerebbe fare la diesse, ma credo che dall’ammiraglia perderebbe questa sensibilità. Posso dire invece che sarebbe un peccato non sfruttare la sua conoscenza per la nostra Federazione. Potrebbe essere utile nei ritiri invernali o a metà anno, tenendo conto che magari potrebbe avere ancora un po’ di voglia di pedalare per restare a contatto con le giovani. Sarebbe importante non farsela scappare. Questo potrebbe essere il ruolo più calzante per Marta».

Teutenberg, il suo credo e un’idea precisa su Realini

12.07.2023
4 min
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Da atleta è stata una delle velociste più forti in assoluto. Un osso duro per tutte le sue avversarie fino al ritiro a trentotto anni. Anche una volta salita in ammiraglia Ina-Yoko Teutenberg ha mantenuto il proprio carattere deciso. La diesse della Lidl-Trek viene considerata un sergente di ferro, ma in realtà ha quella giusta dose di sensibilità per ottenere il massimo dalle sue ragazze.

Al Giro Donne l’abbiamo sempre vista contemporaneamente concentrata e serena a cavallo della riunione pre-gara, così come nei momenti più concitati delle tappe. Un esempio ce lo ha fornito Gaia Realini il giorno di Ceres in cui è caduta in discesa Longo Borghini.

«Non vedo Elisa, cosa faccio?» domanda con apprensione la pescarese alla sua diesse.

«Tu vai avanti e non preoccuparti, sto arrivando io da lei» la risposta di Teutenberg.

In quell’attimo preciso la diesse tedesca sapeva di non poter più vincere il Giro, ma era altrettanto consapevole di poter arrivare al podio finale con la giovane italiana. Abbiamo quindi avvicinato Teutenberg per capire il suo modo di dirigere la Lidl-Trek anche in vista del Tour Femmes.

Teutenberg in carriera ha ottenuto 123 vittorie. Qui bronzo mondiale nel 2011 dietro Bronzini e Vos
Teutenberg in carriera ha ottenuto 123 vittorie. Qui bronzo mondiale nel 2011 dietro Bronzini e Vos
Ina hai adottato spesso tattiche diverse dal solito per il ciclismo femminile. Come nascono?

La mia filosofia è quella di cercare sempre di imparare qualcosa. E’ per questo che spesso faccio in ammiraglia le gare degli uomini. E’ bello ed interessante vedere come loro si avvicinano alla corsa e seguire quindi tutto il resto. Tuttavia penso che molti aspetti tecnici siano differenti. Il ciclismo maschile potrebbe prendere qualcosa dal femminile, ma si applicano più situazioni nel senso inverso. Sapete, alla fine se si vogliono vincere gare in bici, penso che si debba andare avanti con questa soluzione.

A proposito di filosofia, quali sono le tue convinzioni da diesse?

Non ne ho tante a dire il vero. Parto dal presupposto che ogni corridore può vincere una gara, però la vittoria è molto difficile da ottenere come risultato finale. Penso che molte volte tanti atleti non vedono veramente le proprie potenzialità. Spesso capita che facciano fatica a tirarle fuori. A quel punto bisogna provare a farli correre il più possibile per far prendere loro una maggior confidenza e consapevolezza di se stessi. Ecco, se i corridori iniziano a trovare questa condizione mentale, allora si può lavorare meglio in senso assoluto o comunque più facilmente nel mettere in pratica alcune tattiche.

Teutenberg (qui a Le Samyn) spesso fa le gare maschili. Un buon modo per imparare nuove tattiche
Teutenberg (qui a Le Samyn) spesso fa le gare maschili. Un buon modo per imparare nuove tattiche
Come siete arrivate al periodo ravvicinato Giro Donne-Tour Femmes?

E’ stato un po’ particolare quest’anno. Il Giro Donne lo abbiamo preparato il più in fretta possibile. Le tracce gpx delle tappe le abbiamo ricevute solo due settimane prima del via e non potevamo fare più di tanto. Solitamente cerchiamo di vedere cosa ha senso o chi portare ad una corsa. Ad esempio alla Vuelta non avevamo Gaia (Realini, ndr) che partiva per fare la gara. Conoscevamo però come fosse il suo stato di forma e quello delle compagne. Alla fine abbiamo cambiato il modo di correre e fortunatamente lei ha vinto una tappa e conquistato il podio (terzo posto finale, ndr). Così abbiamo fatto per il Giro stesso. Abbiamo dato un’occhiata ai percorsi e abbiamo deciso di portare chi era in condizione, parlando con le atlete e con Paolo (Slongo, l’altro diesse, ndr).

Il 23 luglio inizia il Tour Femmes. Come ci arriva la Lidl-Trek?

Il Tour è la più grande corsa che c’è, proprio come per gli uomini. Noi proveremo a vincerlo, naturalmente. La lotta per il podio sarà tosta perché tutte le migliori atlete puntano forte al nostro stesso obiettivo. Tuttavia noi saremo al via con un team competitivo, come sempre. Le ragazze si stanno preparando bene, comprese Balsamo e Longo Borghini che stanno recuperando dai relativi infortuni. Ci auguriamo di poter fare una grande corsa, tra generale e tappe.

La Lidl-Trek ha dovuto rivedere i propri piani dopo il ritiro di Longo Borghini, centrando poi il podio con Realini
La Lidl-Trek ha dovuto rivedere i propri piani dopo il ritiro di Longo Borghini, centrando poi il podio con Realini
Al Giro Donne dopo il ritiro di Longo Borghini, Ina-Yoko Teutenberg temeva che Realini non potesse più arrivare al podio?

Gaia ha bisogno ancora di un riferimento. Elisa in questo senso è una delle sue idole. Lei sa guidarla, è un’ottima insegnante in gara e fuori. Ma anche Spratt è stata molto importante per Gaia alla stessa maniera. Realini l’anno scorso era già molto forte, però adesso ha attorno a sé una squadra che crede molto in lei. E’ per questo che in questa stagione ha conquistato risultati sorprendenti. Sta continuando ad imparare dalle più esperte, ma è anche vero che per Realini correre con Longo Borghini è importante perché le toglie parecchio pressione. Ecco, per Gaia finire il Giro e con quel risultato, senza Elisa, è stato un importante step per la sua crescita. Quando c’è stato il ritiro, Gaia era quinta ad un minuto dal terzo posto. E personalmente ero convinta potesse centrare quell’obiettivo, anche se stava già andando bene così il suo Giro.

Sotto lo sguardo di Borgato: tre top e tre flop del Giro Donne

12.07.2023
6 min
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Lo ha seguito, lo ha commentato, lo ha vissuto: con Giada Borgato (nella foto di apertura) torniamo sul Giro d’Italia Donne. Una sorta di resoconto che ci porta ad analizzare i tre top e i tre flop della corsa rosa al femminile.

Grosse sorprese non ce ne sono, ma è interessante conoscere il perché dei giudizi elargiti dalla padovana. Giudizi sempre tecnici e mai banali, tipici di chi ha corso fino a pochi anni fa.

Van Vleuten versione Cannibale: tre tappe, maglia rosa, maglia della classifica a punti e quella dei Gpm
Van Vleuten versione Cannibale: tre tappe, maglia rosa, maglia della classifica a punti e quella dei Gpm

Van Vleuten famelica

Partiamo dai top, dalle ragazze che si sono ben distinte. E in pole position Borgato mette Annemiek Van Vleuten. 

«Una Annemiek prendi-tutto, una cannibale – spiega Giada – si è dimostrata di un altro livello con prestazioni top grazie alle quali lasciava sul posto tutte le altre. Lo ha mostrato sin dalla seconda tappa. Ha preso la maglia rosa, non l’ha più mollata e ogni volta che ha avuto la possibilità di dimostrare di essere la più forte lo ha fatto: nessun regalo a nessuna».

Il cannibalismo dell’atleta della Movistar è per Borgato forse l’unico aspetto negativo di questa formidabile atleta. Giada sostiene che almeno nella tappa di Alassio, Annemiek poteva lasciare andare.

«Aveva già un grande margine sulla seconda, poteva restare con le altre – magari riaccendendo un filo di souspence, aggiungiamo noi – e lasciare quel traguardo parziale. Poteva far vedere che stava facendo un pizzico di fatica anche lei.

«Okay che decide di vincere in maglia rosa sul Santuario di Madonna della Guardia, ma per il resto… Ma lei è sempre stata così, per di più è all’ultimo anno di carriera e voleva lasciare un segno forte. Di un’altra categoria».

Gaia Realini ha mostrato sangue freddo quando si è ritrovata leader
Gaia Realini ha mostrato sangue freddo quando si è ritrovata leader

Brava Gaia

L’altra promossa, e non poteva non essere così, è Gaia Realini. Borgato non si limita ad inquadrarla in questo Giro Donne. La sua escalation l’abruzzese l’ha mostrata sin dall’inizio della stagione.

«Ha vinto quest’inverno all’UAE Tour, si è ripetuta alla Vuelta. Oltre al podio, mi è piaciuto il suo atteggiamento: sempre propositiva, sempre attiva… anche per la squadra. Un podio al Giro Donne a 22 anni è un successo. In più ha conquistato la maglia di miglior giovane e quella di migliore italiana. Credo che neanche lei se lo immaginava prima di partire».

Borgato esalta anche un altro aspetto di Realini, vale a dire la tenuta psicologica. Di fatto Gaia si è trovata ad essere leader, ma ha tenuto bene.

«Si è ben comportata in questo ruolo, doveva lavorare per Elisa Longo Borghini e si è ritrovata capitana, che è tutt’altra cosa. Altre pressioni e non era in una squadretta.

«E’ anche vero che le ragazze sono state compatte. La Deignan, esperta, era la sua ombra. Nella Lidl-Trek, mi diceva anche Slongo, c’era tanto affiatamento, ma si vedeva anche da fuori, si percepiva. Davvero un bel salto di qualità per questa ragazza, che ha ancora grandi margini di crescita».

Borgato ha esaltato la crescita del movimento. Una crescita che si riscontra nelle prestazioni e anche fisicamente con strutture più corpose
Borgato ha esaltato la crescita del movimento. Una crescita che si riscontra nelle prestazioni e anche fisicamente con strutture più corpose

Ciclismo femminile: si vola

Il terzo top Borgato lo assegna, con un certo piacere, non ad un’atleta ma… al movimento ciclistico femminile. 

«Ogni volta – dice Borgato – resto stupita di quanto sia cresciuto. Cammino nelle aree dei parcheggi e vedo bus, ammiraglie, motorhome dei meccanici. Oggi gli organizzatori quando devono preparare un evento devono sedersi bene ad un tavolo. Una volta bastava un piccolo parcheggio, arrivavano qualche auto e qualche furgone ed era fatta. Ora servono spazi ampi davvero».

«Anche gli staff sono cresciuti. Alcune squadre arrivavano a venti persone fra diesse, massaggiatori, meccanici… Venti persone per sette ragazze. E tutto questo porta ad un incremento delle prestazioni. Adesso per le cicliste è un lavoro vero. Tutte hanno fatto dalle due alle tre settimane di altura prima del Giro Donne. Ai miei tempi se ci andavi, salivi una settimana l’anno e a tue spese.

«Sono felicissima di questo aspetto e ammetto che provo anche un pizzico d’invidia! Ma ben venga questo livello».

Marta Cavalli ha chiuso il Giro Donne in 14ª piazza. «Eppure – ha detto Borgato – a giugno aveva dato segnali di ripresa»
Marta Cavalli ha chiuso il Giro Donne in 14ª piazza. «Eppure – ha detto Borgato – a giugno aveva dato segnali di ripresa»

Forza Marta

Passiamo invece a chi in questo Giro Donne è stato “bocciato”. Tra i flop, Giada parte da Marta Cavalli… Tutti ci aspettavamo tanto dalla “Marta nazionale”, ma sappiamo le difficoltà che sta vivendo in questa stagione.

«Marta è la prima che mi viene in mente – dice Borgato – Nulla di preoccupante, ci siamo anche parlate. Veniva da un super 2022: una campagna del Nord ottima, il Giro Donne… Però questa stagione non è partita con il piede giusto per lei. Ha sempre avuto qualche problema e non è mai riuscita a prendere un buon ritmo, anche se dopo i risultati di giugno un po’ ci ha fatto sperare che la rotta fosse cambiata. E’ stata una delusione per lei stessa, in primis, e poi anche per i suoi tifosi».

«In questo Giro è anche caduta e avvertiva dei dolori al bacino. Mi ha raccontato che anche in virtù di questa caduta, per restare attaccata al gruppo in certi frangenti ha dovuto fare dei fuorigiri che poi ha pagato. Di fatto, poverina, non si è mai vista».

La grinta non manca a Mavi Garcia, ma tatticamente sono riemerse le solite lacune
La grinta non manca a Mavi Garcia, ma tatticamente sono riemerse le solite lacune

Garcia indomabile

Bollino rosso anche per Mavi Garcia. Passano le stagioni ma certi errori, a quanto pare, sono gli stessi.

«Attacca e si stacca. Lo scorso anno è stata terza, quest’anno settima: c’è qualcosa da rivedere. Per Garcia il discorso va oltre la “giornata no”, per me si è gestita male. Se non sei super è inutile che attacchi. A quel punto meglio stare tranquilla, non saltare e magari riuscire a fare quinta».

«In una tappa ha provato a rientrare su Van Vleuten e Longo Borghini, ha speso l’ira di Dio, gli è arrivata a 100 metri, non ha chiuso e si è piantata. Idem verso il Santuario di Madonna della Guardia, quando ha attaccato sulla salita (velocissima, ndr) precedente. Okay che è arrivata tardi al ciclismo, ma ormai è esperta. Mi dicevano i suoi tecnici che lei è così. Anche Giorgia (Bronzini, la sua diesse, ndr) mi ha detto che non è facile da gestire».

Marianne Vos (a destra) e Fem Van Empel… in questo Giro non hanno reso come ci si aspettava
Marianne Vos in questo Giro non ha reso come ci si aspettava da una leonessa qual è

Vos e Jumbo, pollice verso

L’ultimo pollice verso Giada lo indirizza a Marianne Vos e alla sua Jumbo-Visma.

«Partiamo da Marianne. Ha commesso degli errori quasi da principiante. Okay, nella prima volata Wiebes l’ha battuta, ha trovato chi era più forte, ma nella seconda su un arrivo che tirava e quindi perfetto per lei, è partita lunghissima e alla fine si è letteralmente piantata. Ha fatto un gestaccio, ma se la doveva prendere solo con sé stessa. O al massimo con la sua squadra che l’ha lasciata sola. Si è dovuta arrangiare, cosa che sa anche fare bene, ma ha sprecato energie e forse non era lucida. E poi oggi conoscono gli arrivi per filo e per segno. Fanno le riunioni, hanno strumentazioni specifiche… non è come una volta che lo scoprivi quando ci arrivavi».

«Parlando della Jumbo-Visma invece è mancata nella generale. Qualcosa dovranno analizzare. Hanno ottenuto un piazzamento (undicesima, ndr) con Fem Van Empel, ma in generale per uno squadrone come il loro c’è da rivedere la campagna acquisti. Puntavano su Marianne okay, ma anche Vos non può portare sempre tutto il peso del team».