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Il riposo di Vingegaard e l’analisi di Gilbert

11.07.2023
5 min
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Philippe Gilbert ha lasciato il Tour, cedendo a Jens Voigt la moto di Eurosport da cui ha raccontato la prima settimana di corsa. Tuttavia, prima che partisse, L’Equipe lo ha intervistato e le sue parole sono diventate lo spunto per un interessante approfondimento.

Quel che colpisce dalle sue parole è innanzitutto lo stupore. Vivere il Tour da atleta è sicuramente qualcosa di inimmaginabile anche per chi ha vissuto per così tanti anni la carovana francese. Gilbert ha partecipato a 12 edizioni della Grande Boucle, ma non ne avrebbe mai immaginato la grandezza, per come viene percepita guardando ciò che c’è fuori dalle transenne. Sono gli atleti a fare la corsa, ma rendersi conto di quello che gli è stato costruito attorno e dell’attesa della gente lungo le strade è stato per il belga uno shock positivo.

Gilbert ha seguito la prima settimana del Tour per Eurosport. Al suo posto c’è ora Voigt (foto Instagram)
Gilbert ha seguito la prima settimana del Tour per Eurosport. Al suo posto c’è ora Voigt (foto Instagram)

La spontaneità e gli schemi

Ciò che ha colpito Gilbert, che dalla moto ha seguito i due di testa osservandoli in ogni dettaglio, sono state le profonde differenze fra loro. Fra la naturalezza spigliata di Pogacar e l’essere quasi schematico di Vingegaard, che a ben vedere sono le differenze che negli anni hanno animato i duelli fra Pantani e Ullrich e ancor prima fra Indurain e Chiappucci.

«Ho potuto vedere da vicino i due fantastici Jonas Vingegaard e Tadej Pogacar – dice Gilbert – è stata la prima volta che ho seguito i migliori scalatori su passi mitici come il Tourmalet… però in moto! La facilità e l’efficienza dei loro colpi di pedale sono stati sconcertanti, ma quello che ho potuto vedere è stata la netta differenza nel loro atteggiamento. Vingegaard ha un approccio più strutturato, basato su un forte lavoro della squadra e su tattiche decise in anticipo ed eseguite alla lettera. Con Pogacar, c’è uno stile completamente opposto, con una spontaneità impressionante. Che sia di fronte ai microfoni in zona mista o in bici, è sorprendente. Con lui non sai mai quando attaccherà, il che dà molto stress ai Jumbo-Visma, che hanno difficoltà a leggere le carte di Tadej».

Vingegaard ha provato a dare il colpo del KO a Pogacar sul Tourmalet, ma Tadej si è ben difeso
Vingegaard ha provato a dare il colpo del KO a Pogacar sul Tourmalet, ma Tadej si è ben difeso

Sul filo dei nervi

A ben vedere, la resurrezione di Pogacar sull’arrivo di Cauterets e poi la stilettata del Puy de Dome hanno prodotto proprio questa destabilizzazione, alimentata con le dichiarazioni del giorno di riposo. E se in un primo momento Vingegaard può aver pensato che avrebbe avuto vita facile, ritrovarsi davanti un Tadej nuovamente cattivo e forte, lo ha convinto a tenersi buono Van Aert, nei confronti del quale aveva già mostrato qualche segno di insofferenza.

«Con 17 secondi di ritardo e un vantaggio psicologico su Vingegaard – dice ancora Gilbert – Pogacar è in una posizione ideale, attento al minimo segno di debolezza del suo diretto avversario. Lo spingerà al limite e, come ha dimostrato lo scorso anno nella tappa di Cahors, è capace di attaccare anche nelle cosiddette tappe di trasferimento. Ogni secondo conterà e Tadej avrà comunque il vantaggio degli abbuoni».

Due modi di andare in salita molto diversi: col rapporto il danese, più scalatore. Più agile lo sloveno
Due modi di andare in salita molto diversi: col rapporto il danese, più scalatore. Più agile lo sloveno

Condizioni a confronto

Non certo un messaggio tranquillizzante per Vingegaard. Il danese ha vinto il Tour del 2022 grazie alla superiore condizione fisica e per la crisi indotta nel rivale sul Granon, ma non ha mai dovuto combattere con lui la guerra dei nervi. La Jumbo-Visma avrà la compattezza che serve per fronteggiare… l’anarchia di Pogacar?

«Secondo me – chiude Gilbert – la forma di Pogacar non era ottimale all’inizio del Tour a causa della sua frattura alla Liegi Bastogne-Liegi. Ora salirà di livello. Quell’incidente potrebbe diventare la chiave del suo successo? Non si sa. Dopo un inizio di stagione alla grande, forse al Tour gli sarebbe mancata la freschezza. Mentre così ci è arrivato motivato e fresco».

Per contro, come ha fatto rimarcare Stefano Garzelli durante la diretta della tappa di domenica, Vingegaard è al top dal Delfinato: è possibile che possa crescere ancora?

Negli ultimi giorni con Vingegaard ci sono anche la moglie Trine e la figlia Frida
Negli ultimi giorni con Vingegaard ci sono anche la moglie Trine e la figlia Frida

A porte chiuse

Il danese frattanto ha trascorso il giorno di riposo nel modo più tranquillo possibile, con una sola intervista rilasciata alla televisione danese e la famiglia intorno. Si è allenato, ha firmato autografi, poi ha passato il resto della giornata con la moglie Trine e la figlia Frida. 

«Mi sento di nuovo pieno di energia – ha detto a TV2 Danimarca – e pronto per la prossima settimana. E’ andata bene, perché mi aspettavo di essere dietro. Le tappe che arrivano mi si addicono molto di più, con intere giornate di salite e discese piuttosto che un’unica salita finale. Finora l’unica giornata in cui abbiamo accumulato fatica è stata la tappa del Marie Blanque. Crediamo molto in quello che stiamo facendo e siamo certi di poter vincere il Tour anche quest’anno».

Il riposo a porte chiuse conferma che la pressione di dover difendere la maglia gialla è un peso aggiuntivo al Tour de France, come ha ben spiegato Pogacar durante la sua intervista. Aver ribadito di essere il vincitore uscente è il modo per Vingegaard di demarcare il territorio? Può darsi, di sicuro i due non si faranno sconti.

Una settimana di curiosità tecniche al Tour de France

10.07.2023
7 min
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Come consuetudine, dopo la prima settimana di Tour de France, che si è chiusa con il suggestivo colpo d’occhio sulla Canyon di Van der Poel dedicata al nonno Poulidor (foto di apertura), andiamo ad analizzare le curiosità tecniche e gli spunti che ci offre il palcoscenico della Grand Boucle.

La nuova BMC già notata al Delfinato e ora in dotazione a O’Connor e Cosnefroy, passando per le scarpe argento di Philipsen e i nuovi componenti della trasmissione Sram. E quella S-Works usata da Hindley in salita? Spunta anche una nuova Ridley e molto altro. Cerchiamo di entrare nel dettaglio.

Nuova BMC, la conferma

Se quella vista al Giro del Delfinato poteva essere una sorta di esca, oppure un antipasto e un modo per fare vedere la bici nuova, il fatto di vederla al Tour de France è una conferma. La sensazione è quella di una bicicletta tanto aerodinamica, quanto versatile e siamo sicuri anche piuttosto leggera, considerando le ultime produzioni BMC.

Spiccano i foderi obliqui del carro, piuttosto bassi e uniti al piantone da uno “zoccolo” di carbonio bello voluminoso, ma anche una forcella che nella parte alta si allarga tantissimo verso l’esterno. Ovviamente, dall’azienda svizzera non ci sono conferme, ma neppure smentite.

Uno Sram diverso

Le Cervélo S5 di Van Aert e Vingegaard le abbiamo notate con la monocorona anteriore, ma gli aspetti che hanno attirato la nostra attenzione sono stati il pacco pignoni, la colorazione del bilanciere posteriore e i manettini del corridore danese (non quelli di Van Aert).

Crediamo che la nuova piattaforma Sram Red AXS prenda dei contorni sempre più precisi. I comandi, come già sottolineato in precedenti pubblicazioni, hanno un’architettura molto simile a quella del nuovo Force, che a sua volta deriva dal Rival. Il cambio posteriore ha una colorazione scura, differente dalla livrea della versione attuale. I pignoni invece mostrano un’evidente lavorazione nella porzione interna del rapporto più agile, scavato e rastremato.

Nelle tappe più dure, in mano ai corridori della Arkea-Samsic si rivede la Specialissima
Nelle tappe più dure, in mano ai corridori della Arkea-Samsic si rivede la Specialissima

La Specialissima non passa di moda

Usata anche da Barguil al Giro d’Italia, durante le frazioni con un dislivello positivo importante, la Specialissima è utilizzata anche nel corso del Tour de France, ad esempio da Delaplace.

Questa bicicletta è la conferma di un progetto molto versatile e sfruttabile in diverse situazioni, con allestimenti diversi tra loro, pur non essendo “avveniristica” come la nuova Oltre RC e con concetti aerodinamici meno estremizzati.

Due scarpe interessanti

Le prime sono quelle tutte argentate di Philipsen, che in realtà corrispondono alle Shimano S-Phyre in dotazione a tutti gli atleti del Team Alpecin-Deceuninck, ma con una livrea dedicata al fortissimo velocista. Queste calzature hanno i rotori Boa in alluminio.

Molto interessanti le Q36.5 indossate da Jacopo Guarnieri (che purtroppo ha dovuto lasciare il Tour de France a causa di una caduta) e non sono le Unique tradizionali. Danno l’impressione di essere una nuova versione con la tomaia in tessuto knit, con la suola scaricata ai lati, mutuata dal modello classico.

I nuovi bollini applicati su telai e componenti
I nuovi bollini applicati su telai e componenti

Un secondo bollino UCI

Oltre all’adesivo applicato ai telai (sul piantone) che sancisce l’omologazione della bicicletta, compare un secondo bollino dell’UCI, posizionato in punti diversi a seconda della bici e del componente.

A tutti gli effetti è un chip, una sorta di anti-frode che troverà diverse collocazioni su biciclette e componenti. E’ logico pensare che in futuro potrebbe essere inserito all’interno dei materiali, a scomparsa.

Quella S-Works tutta nera

Difficile pensare ad una nuova versione della Specialized Tarmac. Le forme di questa bici tutta nera usata da Hindley sono del tutto accostabili a quelle della Tarmac normalmente utilizzata (con l’interno della forcella di colore rosso e con il retrotreno verde) e già vista in dotazione ad Evenepoel, prima al Giro d’Italia e poi al Tour de Suisse.

L’impressione è quella di una bici più leggera, grazie al mancanza della verniciatura, ma nessuno vieta di pensare che è stato utilizzato anche un layup differente del carbonio. Crediamo al tempo stesso che i tempi per una nuova Tarmac siano maturi. E poi la sella “non convenzionale” di Hindley, non è una S-Works, ma potrebbe essere una Fizik, o meglio, una versione 00 ricoperta e unbranded fornita al corridore australiano. Avevamo già notato questo componente nel corso del Giro d’Italia 2022.

E questa Ridley?

La sola scritta sulla tubazione obliqua, nessun logo sullo sterzo, aerodinamica si, ma non estrema come la Noah Fast. Alcuni corridori del Team Lotto-DSTNY, come ad esempio Pascal Eenkoorn e Florian Vermeercsh, stanno utilizzando una bici differente dalla Helium SLX e dalla Noah Fast.

Cosa notiamo? Una forcella che offre tanto spazio al passaggio della ruota, delle tubazioni non troppo grandi e voluminose, un carro posteriore ribassato. Ridley si appresta al lancio di un nuovo modello?

Esile e sfinata, categoria O2 VAM. Vedremo una nuova Factor pensata per gli scalatori?
Esile e sfinata, categoria O2 VAM. Vedremo una nuova Factor pensata per gli scalatori?

Una Factor mai vista prima

L’abbiamo notata nel corso del tappone pirenaico che, tra le altre vette, ha scalato il Tourmalet ed è stata utilizzata da Simon Clarke. L’idea è quella di una versione rinnovata del modello O2 (infatti il logo compare sul fodero basso del carro), bicicletta che comunque utilizza anche l’acronimo VAM.

La nuova bicicletta è piuttosto sfinata, soprattutto nelle sezioni posteriori e mediana, dove si nota un’orizzontale schiacciato. L’anteriore invece, se pur accostabile alla Ostro, per forme e design, è magro ed asciutto, con una forcella con gli steli sottili. Anche le ruote basse sono una chicca, nell’era dei ruotoni lo sono ancora di più.

Monocorona da 56

Utilizzata per la prima volta nella frazione con arrivo a Bordeaux, è stata vittoriosa a Limoges. Pedersen ha usato una trasmissione con la corona singola anteriore da 56 denti. Il diametro di questo “padellone”, che prende forza anche per il fatto che è “piena” è davvero impressionante. Il corridore danese è solito utilizzare i pignoni con scala 10/30 oppure 10/33.

Seconda settimana, altre curiosità tecniche dal Giro

22.05.2023
6 min
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Anche la seconda settimana di Giro d’Italia è stata intensa e le chicche di tecnica non mancano. Le bici da cronometro si confermano una fucina di curiosità e dettagli, ma qualche componente prototipo non è passato inosservato.

Entriamo nel dettaglio delle ultime curiosità che hanno attirato la nostra attenzione, partendo dalle appendici da crono di Kung, passando dalla BMC per le prove contro il tempo che non compare nei listini ufficiali, fino ad arrivare al casco prototipo di Barguil.

Su misura per Kung

Le appendici montate sulla bici da crono di Kung sembrano fatte nel garage di casa. Sono realizzate su misura per il forte corridore in forza alla Groupama-FDJ, sono completamente in carbonio e non si può certo dire che abbiano finiture di pregio. Evidentemente la cura estetica non è stata considerata, dando maggiore importanza all’efficienza. Il campione europeo della specialità si è ritirato dopo la crono di Cesena.

La bici da crono usata dai corridori del Team AG2R-Citroen
La bici da crono usata dai corridori del Team AG2R-Citroen

La BMC fuori catalogo

L’avevamo già notata nel corso del 2022, in dotazione ad alcuni corridori del team transalpino. Non è la stessa Timemachine TT che compare nel listino del marchio svizzero. Dal punto di vista estetico le differenze principali sono legate all’avantreno, forcella e sterzo, ma anche alla sezione posteriore. Il reggisella si innesta direttamente nel piantone e l’inserzione ribassata dei foderi obliqui diventa un tutt’uno con l’orizzontale. Le due tubazioni sono unite tra loro da un’ampio fazzoletto di carbonio. La sede del perno passante posteriore è leggermente disassata, soluzione molto utilizzata in ambito pista.

Il padellone usato da Caruso a Cesena
Il padellone usato da Caruso a Cesena

Le monocorona giganti

Nella crono di Cesena, Damiano Caruso ha chiesto di montare una monocorona. Il padellone è prodotto dalla Digirit, azienda taiwanese specializzata nella produzione di componenti di altissima gamma e ultraleggeri che abbinano alluminio e carbonio. Abbiamo chiesto alcune informazioni al suo meccanico Ronny Baron.

«Caruso – ha spiegato – ha utilizzato una corona singola con 60 denti, con i pignoni 11-30 posteriori. La pedivella è standard Shimano Dura Ace. Il problema legato alle corone così grandi è che limitano il “pescaggio” del deragliatore sulla corona interna, oltre ad una oggettiva difficoltà di far lavorare lo stesso deragliatore nel modo corretto per via del diametro».

Il porta numero stampato 3D sulle Wilier al Giro d’Italia 2023 (foto chrisalud-Wilier)
Il porta numero stampato 3D sulle Wilier al Giro d’Italia 2023 (foto chrisalud-Wilier)

Porta numero stampato

La particolarità è il porta numero montato sulle Wilier dell’Astana dei corridori qui al Giro d’Italia 2023, prodotto anche grazie al contributo di Alessandro Brusa, meccanico del Team Technipes #inEmiliaRomagna ma spesso vicino ai colleghi dei pro’.

«Il portanumero è realizzato in stampa 3D – dice – e con un materiale morbido in modo che possa aderire al meglio alle forme del reggisella. Lo realizza Whatsbike, il peso si aggira intorno ai 7 grammi ed è personalizzabile nelle forme, ma anche nei colori».

Barguil, casco e ruote

Il casco tigrato in bianco e nero è un prototipo di Ekoi, lo stesso indossato da Nizzolo in occasione della vittoria alla Tro Bro Leon. L’unica informazione che arriva dal marchio francese è questa, per il resto bocche cucite, sui dettagli del prodotto che è stato fornito ad alcuni atleti dei team sponsorizzati.

E poi le ruote sulla Bianchi di Barguil, che di certo non sono Shimano, ma sono Vision. Sono le nuove Vision SL45, ovviamente senza decalcomanie sul cerchio e con tutta probabilità personalizzate nella tensione dei raggi, ricordando che le ruote Vision sono assemblate in Italia. Il corridore francese, durante l’intervista di inizio stagione nella sede Bianchi a Treviglio, aveva sottolineato la sua predilezione nell’utilizzo di ruote dal profilo medio/alto anche per le salite lunghe, leggere e con una raggiatura molto sostenuta in termini di tensione dei profilati.

Due Lapierre speciali

Alla fine di questo 2023 Thibaut Pinot chiuderà la sua carriera. La sua Lapierre Xelius SL si presenta con una livrea differente, rispetto alle altre dei compagni di squadra e sulla tubazione orizzontale sono riportate le sue vittorie più importanti e i primati che ha conquistato su alcune delle salite che hanno fatto la storia del ciclismo. E poi c’è la bici tutta rosa di Armirail, una Xelius SL, come quella di Pinot, che è stata fatta trovare con la livrea rosa per celebrare il primato in classifica generale a questo Giro.

Vine indossa le scarpe FLR e usa i dischi differenziati
Vine indossa le scarpe FLR e usa i dischi differenziati

Le scarpe di Vine

Jay Vine indossa il modello F-XX del marchio FLR. Hanno la suola in carbonio e una tomaia con diverse asole aperte con inserito il tessuto mesh. Frontalmente ricordano le Louis Garneau viste l’anno passato al Tour de France. Da sottolineare come diversi corridori provenienti dall’Australia, indossino le calzature FLR.

Non basta: un altro particolare è quello che si riferisce ai dischi del freno di Vine: 160 davanti e 140 dietro, rispettivamente Shimano Dura Ace e Carbon-Ti, in diverse occasioni abbiamo notato questa combinazione da parte dei corridori del UAE TEam Emirates.

Sopra i 3.000 Healy cambia bici

Lo abbiamo visto alle corse del Belgio, alle quali a partecipato e in tutta la prima parte di Giro d’Italia, usare una “vecchia” Cannondale SystemSix (usata anche Magnus Cort Nielsen) e non la nuova SuperSix Evo Lab71, ma dalla tappa di ieri a Bergamo qualcosa è cambiato nelle scelte tecniche di Ben Healy.

Infatti ieri Ben Healy ha utilizzata la bici più leggera, proprio la Lab71, ultima nata in casa Cannondale. Shimano Dura Ace, nuove ruote Vision SL45 con tubeless Vittoria da 28 e sella Prologo Dimension 143 Nack. Healy non usa il manubrio integrato come molti suoi colleghi, ma stem e piega sono due pezzi distinti. Il power meter è il PowerBox di FSA, con le corone 54/40 e i rapporti posteriori 11/34. I pedali sono SpeedPlay.

Rotta a sud, riposo e crono: inizia la vera Vuelta di Remco

29.08.2022
5 min
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Secondo giorno di riposo della Vuelta e Remco sembra veramente molto rilassato. Come un corridore molto fresco o che non abbia niente da perdere. Finora ha controllato e fatto quel che voleva. Non ha vinto, ma la superiorità sui rivali diretti è parsa abbastanza netta. Solo Mas sembra al suo livello, ma fino a un certo punto. La prima settimana è stata dura e il trasferimento dalle Asturie all’area di Valencia ha portato un caldo asfissiante e umido. In queste condizioni domani la Vuelta ripartirà con una cronometro di 30,9 chilometri, che per il belga potrebbe essere la prima occasione di vincere una tappa: il suo obiettivo di partenza.

Soltanto Mas finora ha dato la sensazione di riuscire a seguirlo
Soltanto Mas finora ha dato la sensazione di riuscire a seguirlo

Un nuovo Wolfpack

La situazione nell’hotel della Quick Step-Alpha Vinyl è strana. Raramente finora, forse solo al tempo di Rigoberto Uran e poi con Alaphilippe al Tour, la squadra belga si è ritrovata ad affrontare il riposo di un leader. E se nei casi precedenti era abbastanza chiaro che si trattasse di primati a orologeria, stavolta la sensazione che il bimbo possa sorprendere e tenere sino in fondo si va facendo largo.

«La squadra è forte e ha fiducia – dice lui – e anche se per noi è una situazione nuova, cerchiamo di fare del nostro meglio ogni giorno. Le ultime tappe sono state durissime, ma la squadra le ha gestite bene. Siamo rimasti concentrati. Ogni cosa che abbiamo fatto sinora cercheremo di ripeterla nelle due settimane che restano. E alla fine tireremo le somme».

Finora anche Alaphilippe è stato a disposizione di Remco, in attesa di giocare la sua chance
Finora anche Alaphilippe è stato a disposizione di Remco, in attesa di giocare la sua chance
Alaphilippe sta facendo un lavoro meraviglioso…

Raramente ricordo un campione del mondo mettersi così a disposizione. Sembra di salire su un taxi e aspettare che ti dicano di scendere. Ma tutta la squadra sta facendo grandi cose. Siamo un diverso tipo di Wolfpack rispetto ai giorni delle classiche, ma se ci fate caso siamo la squadra col maggior numero di uomini sulla salita finale, assieme forse alla Ineos. Dries Devenyns è un maestro nel posizionamento, per portare i rifornimenti, per guidarmi nelle situazioni più complicate. Anche Pieter Serry finché c’è stato (è stato costretto al ritiro per positività al Covid, ndr) ha fatto la sua parte. Potrei parlare per ore dei miei compagni…

Sei tiratissimo, ieri sulle pendenze estreme del finale sei parso a tuo agio oltre ogni previsione…

Sono il figlio di allenamenti diversi. Sono dimagrito e ho lavorato tanto su salite più ripide. Ho modificato anche il mio assetto sulla bici, per quei tratti in cui non conviene alzarsi sui pedali. Ho odiato il mio allenatore per quei lavori, non sono stati facili, ma stanno funzionando. E se vedi che la fatica ripaga, poi è più facile avere fiducia in se stessi.

Remco ha raccontato di aver lavorato sodo per andare forte sulle pendenze più ripide
Remco ha raccontato di aver lavorato sodo per andare forte sulle pendenze più ripide
Per contro si fa un gran parlare della tappa di Sierra Nevada di domenica prossima. Scalata lunga e arrivo in alta quota…

Conosco bene quella tappa, chiunque si sia allenato da queste parti sa di cosa parliamo. L’Alto del Purche è ripido. Poi arriva la salita finale, che inizia ripida, poi è lunghissima, regolare e con l’arrivo sopra i 2.500 metri. L’altitudine rischia di essere l’aspetto più difficile da gestire, ma ci sto lavorando da tutta l’estate. A Livigno ho dormito a 2.300 metri e poi all’hotel Syncrosphera anche più in alto, ma non ricordo i numeri. Domenica però è lontana, pensiamo prima alla crono di domani.

Non è tanto frequente la crono all’indomani del riposo: la tua routine quotidiana è cambiata?

Non tanto, in realtà. Avrò tempo domattina per riscaldarmi e tutte le cose che si fanno prima della crono. Oggi era importante recuperare le fatiche dei giorni scorsi e semmai mangiare un po’ di più, perché la bilancia dice che sono un po’ sceso.

La crono di domani, 30,91 chilometri da Elche ad Alicante, potrebbe dare la svolta alla Vuelta di Remco
La crono di domani, 30,91 chilometri da Elche ad Alicante, potrebbe dare la svolta alla Vuelta di Remco
Che crono ti aspetti?

E’ completamente piatta. Trenta minuti da fare a tutto gas, con qualche strappetto nel finale e l’arrivo in discesa. Conosco il percorso. Sono partito dicendo di volere un posto nei primi 10 e vincere una tappa. Domani potrebbe essere il giorno per vincere, la classifica invece andrà conquistata un po’ ogni giorno.

Che effetto fa essere davanti?

Non cambia il mio obiettivo. La Vuelta è il primo grande Giro cui punto con consapevolezza, non si può paragonare al Giro dello scorso anno. A volte guardo la maglia rossa e mi rende orgoglioso. Sono contento di averla, è come una promessa, qualcosa che devo guadagnarmi ogni giorno. Cerco di non guardare gli altri come rivali, per evitare che diventino una trappola per la mente. Nei giorni scorsi ho anche chiesto qualche cambio, però Mas non me l’ha dato. Vado avanti giorno per giorno. Se avrò buone gambe, potrò provare a incidere. Sono abbastanza sicuro che ci saranno dei momenti duri. Spero di recuperare nei prossimi 2-3 giorni per essere pronto per le tappe del weekend. E lo stesso nella terza settimana, per arrivare in forma per quelle più dure.

Al Giro 2021, le grandi pendenze dello Zoncolan hanno fatto capire quali fossero i fronti su cui Remco potesse migliorare
Al Giro 2021, la crisi di Remco sullo Zoncolan ha messo nel mirino le pendenze elevate
Quanto pesano le formalità del dopo tappa?

Per fortuna prima di cominciare avevamo studiato una strategia con la squadra. In caso di qualche maglia o di vittorie, l’obiettivo è ridurre al minimo il tempo perso fra l’arrivo e il ritorno in hotel. Per cui rulli, podio, mini conferenza stampa in zona mista, antidoping e via in hotel per iniziare a recuperare il prima possibile.

Qual è la raccomandazione che ti fanno più spesso in squadra?

Una sola, ma me lo dicono in continuazione. Mi dicono tutti di stare calmo. Per ora ci sono riuscito, nelle prossime tappe di montagna chissà…

Tour de France, il terzo riposo e le ultime curiosità

18.07.2022
5 min
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Il terzo riposo ci offre ulteriori spunti e curiosità della tecnica al Tour de France, in vista dei Pirenei, della crono e dei Campi Elisi. Il caldo, la ricerca della leggerezza (non solo in merito alle biciclette) e i tanti prodotti che vedremo disponibili in futuro, sono i veri protagonisti.

Diamo uno sguardo alle immagini che hanno attirato la nostra attenzione nei giorni scorsi.

Una Ultimate tutta nera per Mas

Il fatto che buona parte degli atleti del Movistar Team utilizzi la nuova versione della Ultimate non è più una novità. Carlos Verona e compagni hanno in dotazione una bicicletta di colore azzurro, ma ha attirato la nostra attenzione la bicicletta di Enric Mas. E’ una Canyon Ultimate di nuova generazione, questo è evidente, ma rispetto a quella dei compagni la livrea è nera. Una verniciatura più leggera per lo scalatore spagnolo? Sembrerebbe di si, in quanto la bicicletta appare opaca, senza flatting e vernice.

La nuova Foil RC per Bardet
La nuova Foil RC per Bardet

Bardet con la Foil RC

La vera particolarità non è il nuovo modello di bici di Scott, presentata qualche giorno prima dell’inizio del Tour de France, ma il fatto che Bardet utilizzi una bici aero concept. Al di la dei fattori legati all’immagine e considerando le conoscenze tecniche del corridore francese, abbiamo anche una sorta di conferma della versatilità della nuova Foil. Bardet la sta utilizzando con le ruote Shimano C36 con predisposizione tubolare.

Le calzature super light di Mollema
Le calzature super light di Mollema

Scarpe super ventilate per Mollema

Quelle indossate dall’atleta olandese sono delle Bontrager XXX più leggere grazie a degli inserti in mesh sulla tomaia vicino alla punta e nella zona dell’arco plantare. Non di rado i corridori usano delle scarpe più ventilate e alleggerite per le giornate più calde del Tour de France, talvolta gli stessi prodotti trovano uno spazio anche nei vari listini delle aziende, in altre occasioni la produzione è specifica per gli atleti. Questa versione usata da Mollema non compare nel catalogo Bontrager.

Le ruote bassissime sulla Factor di Fuglsang
Le ruote bassissime sulla Factor di Fuglsang

Le ruote “bassissime” di Fuglsang

Sono le Black Inc, prodotto comunque nell’orbita Factor e avevano già attirato la nostra attenzione al Tour of the Alps, a quel tempo montate soltanto sulla bicicletta di Froome. Sono le Carbon Twenty e sono presenti nel catalogo Black Inc. Hanno il cerchio in carbonio da 20 millimetri con i raggi Sapim in carbonio, hanno la predisposizione al tubolare (montate con gli pneumatici Maxxis). Ancora una conferma a riguardo del fatto che le ruote medie e basse stanno tornando sempre più di moda.

La Prototipo di Pogacar, 6,8 chilogrammi come da regolamento (foto Fizza/UAE)
La Prototipo di Pogacar, 6,8 chilogrammi come da regolamento (foto Fizza/UAE)

La Prototipo “standard” per Pogacar

Le Colnago Prototipo utilizzate dal corridore sloveno non hanno nulla di diverso rispetto a quelle dei compagni, livree cromatiche e setting a parte. Sia quella con tutti i loghi bianchi, che quella utilizzata con le scritte gialle hanno le specifiche tradizionali del modello Prototipo. La bicicletta, con l’allestimento utilizzato da Pogacar, come da regolamento, non scende sotto i 6,8 chilogrammi di peso.

La ricerca del freddo

Ghiaccio dove è possibile, sotto le calze, al di sotto dei pantaloncini e anche i nuovi giubbotti raffreddanti. Prendiamo ad esempio quelli utilizzati da Van Aert e Pogacar, ma la lista di questi accessori è lunga e varia. L’evoluzione è arrivata anche in questo segmento e le soluzioni sono diverse.

Ci hanno colpito quelli utilizzati da Jumbo-Visma e dal corridore sloveno, con alcune zone scaricate e altre dove si posizionano i ghiaccioli, vicino alle sezioni muscolari e lontano dalla parte addominale ed il ventre. Nel caso degli Jumbo, il giubbino è quello prodotto dall’azienda olandese Inuteq ed è il modello Xtreme.

I segni della sudorazione estrema e della fatica
I segni della sudorazione estrema e della fatica

Il corpo che brucia

Solo al termine della tappa e visti da vicino, gli indumenti danno l’idea di quanto il fisico dei corridori è messo sotto stress, per la fatica della prestazione e per mantenere costante la temperatura.

Giorno di riposo tra cappuccino, sgambate e app per il cibo

11.07.2022
5 min
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E venne il giorno di riposo al Tour de France. Un riposo meritato, vista l’intensità con cui sono state disputate le tappe. Anche se rispetto al passato, forse in fase di avvio, c’è stata meno bagarre del solito. In qualche occasione è andata via la fuga al primo tentativo. 

Però, proprio come al Giro, i finali sono stati super intensi. E a lottare ci sono stati, volate a parte, gli uomini di classifica. Anche ieri per esempio, alla fine Tadej Pogacar una “bottarella” l’ha data.

Come hanno vissuto le squadre dei leader questo riposo? Andiamo a casa di Jumbo-Visma, UAE Team Emirates e Ineos-Grenadiers

Pogacar, un selfie con McNulty (a sinistra) e George Bennet (a destra), durante la sgambata (immagine Instagram)
Pogacar, un selfie con McNulty (a sinistra) e George Bennet (a destra), durante la sgambata (immagine Instagram)

Sgambatina Tadej

E partiamo proprio dalla maglia gialla. 

Il giorno di riposo è sempre delicato e se l’indomani c’è una tappa di montagna lo è ancora di più. Ma anche in questo caso tutto sembra essere filato liscio per Pogacar e compagni. Tutto sotto controllo.

«Una giornata molto tranquilla – ha detto Tadej – sveglia con calma. Un’uscita molto “easy” di un’ora e mezza. Pranzo, massaggi e (tra poco, ndr) la cena. Tutto molto regolare e senza chissà quali stravolgimenti neanche dal punto di vista alimentare».

Nessuno stravolgimento dice Pogacar, però attenzione c’è stata, specie per quel che riguarda la parte dei carboidrati e quella dell’idratazione. L’obiettivo principale era quello di non gonfiarsi troppo in vista dello start di domani.

Per il resto le domande che lo hanno coinvolto nella conferenza stampa hanno riguardato di più temi come la rivalità con Vingegaard, che appare super pericoloso, e un eventuale eccessivo lavoro della squadra. Ma lui non ha mostrato mezza incertezza neanche con le parole.

Gli olandesi sembrano essere all’avanguardia anche sul fronte alimentazione (foto Twitter, Jumbo-Visma)
Gli olandesi sembrano essere all’avanguardia anche sul fronte alimentazione (foto Twitter, Jumbo-Visma)

In casa Jumbo…

Uscita con sosta al bar invece per i rivali della UAE Emirates, i Jumbo-Visma. Per Van Aert e Vingegaard un cappuccino e un paio di ore rilassanti. Un paio di ore a cavallo dell’ora di pranzo, così da non sballare troppo gli orari. Tuttavia non si sono voluti perdere il pranzo.

E proprio per restare in tema, di pranzo, il Team Jumbo-Visma assume la proprietà della piattaforma #Foodcoach. Una App, ma forse sarebbe meglio dire un programma per controllare l’alimentazione degli sportivi a tutti i livelli. Alimentazione quantomai delicata nel giorno di riposo.

Per quel che riguarda i gialloneri si è discusso di tattiche, di attacchi insensati, di un “non fronte comune” per battere Pogacar.

«Questo giorno di riposo – ha detto Van Aert a Rtbf – mi permette di realizzare quello che sono riuscito a fare questa settimana. Ho messo questa settimana molto in alto nella classifica delle cose che ho conquistato nella mia carriera.

«Dopo la seconda tappa in Danimarca, avevo appena preso la maglia gialla. Eravamo bloccati nel traffico e siamo stati scortati dalla polizia. In quel momento mi sono sentito un po’ una superstar! Ieri comunque ho speso molto. In fuga neanche volevo andarci, mi ci sono ritrovato. Ero stanco e questo giorno di riposo è stato ideale».

«La lotta per la maglia gialla? Pensavamo che Roglic ne uscisse meglio e invece ha perso terreno. Però Vingegaard è in buona forma ed ogni volta riesce a stare dietro a Pogacar».

Come squadra sono i più forti e lo stesso Vingegaard lo ha sottolineato.

«Il giorno del pavè – ha detto il danese – ho sbagliato io a cambiare. La catena si è allentata e ho dovuto mettere piede a terra. Ma Van Hooydonck, Van Aert, Laporte e Benoot e sono stati incredibilmente forti nell’inseguimento e alla fine ho perso solo pochi secondi».

I ragazzi della Ineos-Grenadiers sul Col du Corbier, la “salitella” che diceva Cioni (immagine Instagram)
I ragazzi della Ineos-Grenadiers sul Col du Corbier, la “salitella” che diceva Cioni (immagine Instagram)

Ineos sul Corbier

Infine, non vanno eliminati dalla lotta per la maglia gialla gli Ineos-Grenadiers. In particolare con Adam Yates e Geraint Thomas.

Uno dei loro tecnici, Dario David Cioni, ci spiega da un punto di vista più tecnico come hanno gestito il riposo.

«Il giorno di riposo – spiega Cioni – è approcciato in modo soggettivo da ogni corridore. E varia  soprattutto tra gli uomini di classifica e gli altri. Quelli di classifica fanno un po’ d’intensità comunque. Di solito noi ci regoliamo su un percorso di un paio d’ore. Scegliamo una salitella e lì ognuno svolge il “lavoro” che deve fare. E vista la tappa non facile che li attende era un aspetto molto importante».

Gli Ineos sono usciti verso le 11. L’obiettivo primario era lasciar dormire i ragazzi più a lungo possibile.

«O comunque – riprende Cioni – avere una sveglia tranquilla. Sono usciti verso le 11 e alle 13 erano di ritorno. A pranzo non hanno stravolto le abitudini. Alla fine venivano da un giorno intenso e li aspetta un giorno intenso: non è detto che le scorte di glicogeno dei singoli corridori erano reintegrate totalmente.

«Sì, hanno mangiato un po’ di carboidrati, ma non così tanti di meno. Semmai evitano le fibre per non gonfiarsi troppo. E la stessa cosa vale per la cena».

Tom Pidcock si rilassa così. Da buon biker mette il divertimento al primo posto
Tom Pidcock si rilassa così. Da buon biker mette il divertimento al primo posto

Clima e tappa

Cioni entra poi nel dettaglio e ci spiega ancora meglio questo particolare giorno di recupero.

«E poi bisogna considerare due cose: com’è la tappa il giorno dopo e il clima. Il caldo rende tutto più facile. Discorso diverso con il freddo. Anche se si dovesse essere un po’ più “gonfi” le temperature alte aiutano ad espellere liquidi.

«Inoltre domani i primi 40 chilometri sono “in discesa”, c’è una salitella ma niente di che. I primi 20 soprattutto. Difficilmente partirà la fuga lì, quindi non si ha la necessità di essere sul pezzo sin dalla prima ora. Hai un po’ di tempo per rimetterti in sesto». Discorso diverso se ci fosse stata la tappa di dopodomani con il Galibier in avvio.

«Questo – conclude Cioni – semplifica le cose. Ma come ho detto il giorno di riposo è molto soggettivo. Generalmente va meglio a giovani, che si adattano più facilmente ai cambiamenti, mentre i corridori più esperti hanno più bisogno della loro routine. Ma molto dipende anche dallo stato di forma del corridore stesso. Se vola, sarebbe meglio che non ci fosse il riposo, ma se invece è stanco, gli fa bene eccome».

Aru, vigilia un po’ strana dell’ultima settimana da corridore

31.08.2021
4 min
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Hai dormito un po’?

Quasi tre ore oggi pomeriggio, per quello non ho risposto subito.

La pennichella pomeridiana è fatta, ora ti manca di andare a guardare i cantieri e sei pronto per la pensione.

Vedo che non hai perso la simpatia, in questi giorni…

Tarda serata del secondo riposo della Vuelta, la risata arriva all’unisono. Fabio Aru sta vivendo l’ultima settimana da corridore. E anche se la sua scelta di ritirarsi al termine della corsa spagnola l’abbiamo masticata per giorni, il boccone è ancora impegnativo da deglutire. Conoscendolo, la provocazione è sferzante, ma utile per capire. Questo non sarà un altro caso Dumoulin, anche se in fondo quasi ce lo auguriamo. Il mal di stomaco pare alle spalle, almeno a giudicare dalla fuga con Majka (foto di apertura). Sarebbe stato brutto doversi ritirare dall’ultima corsa della carriera.

Tre settimane di corsa per salutare gli amici dopo una carriera di 9 anni tra i pro’. Qui con Caruso
Tre settimane di corsa per salutare gli amici dopo una carriera di 9 anni tra i pro’. Qui con Caruso
Come stai?

Un po’ meglio di quattro giorni fa. L’ho vista veramente brutta, l’altro giorno dopo ho rischiato di non partire. Ho avuto dissenteria, ho rimesso, ma sono riuscito a salvarmi. Andando a El Barraco ho avuto buone sensazioni, solo che Majka le ha avute migliori. Per due ore e mezza sono stato bene, poi mi sono proprio spento. Speriamo di aver recuperato e di continuare a farlo nella tappa di domani (oggi per chi legge, ndr). Perché poi ricominciano le salite.

Come stavi prima?

Il secondo posto alla Vuelta Burgos mi ha dato fiducia, mi sentivo veramente bene. Sono stato male fra la settima e la nona tappa. L’obiettivo, adesso si può dire, era entrare nei dieci ed era fattibile. Senza puntare troppo in alto, bisogna essere realisti. Ora ci sono ancora quattro tappe in cui potrò dire la mia. Non è la Vuelta che mi aspettavo, purtroppo, ma è quella che mi è toccata.

E’ arrivato alla Vuelta dopo il secondo posto di Burgos, in ottime condizioni
E’ arrivato alla Vuelta dopo il secondo posto di Burgos, in ottime condizioni
L’annuncio che a fine Vuelta smetterai di correre…

Quando l’ho annunciato, mi ero già abituato all’idea. A meno che uno non sia un folle, certe cose non le dici se non sei sicuro. Ci pensi e ci ripensi varie volte. Il fatto di averlo detto prima della Vuelta e non alla vigilia di una corsa secca mi sta dando la possibilità di godermi la mia storia di corridore, con tutti i pro e tutti i contro. Avrei fatto a meno del mal di stomaco, ma fa parte del pacchetto.

In gruppo cosa dicono?

Ogni giorno, anche se per caso, arrivano corridori che mi parlano. Mi chiedono perché. Ascoltano la mia risposta, poi la corsa continua. L’altro giorno è venuto Jakobsen, con cui prima non avevo mai parlato.

L’orgoglio sardo da sempre suo compagno di viaggio, qui sugli scarpini Gaerne
L’orgoglio sardo da sempre suo compagno di viaggio, qui sugli scarpini Gaerne
Qualcuno ha detto che l’abbraccio dei tifosi, ora che vai nuovamente forte, ti avrebbe convinto a tornare sui tuoi passi.

Non torno indietro per questo. L’abbraccio dei tifosi mi ha fatto molto piacere. In Spagna mi vogliono bene. Chi ti vuole manifestare del calore lo fa, chi ti disprezza scrive sui social.

Quando hai preso la decisione definitiva?

Dopo Burgos.

Cioè torni competitivo dopo tre anni a masticare sudore e fango e proprio in quel momento decidi di averne abbastanza?

Ma se vi dico tutto adesso, poi che cosa racconto? Voglio avere il tempo per mettere insieme le idee e i pensieri di tutto quello che è successo in questi anni. L’ho detto quando ne sono stato sicuro.

Quando a inizio anno correvi nel cross pensavi già di smettere?

Non ve lo dico per lo stesso motivo di prima (ride di gusto, stavolta la provocazione è sua, ndr).

In salita lo si è rivisto finalmente al suo posto nel gruppo dei migliori
In salita lo si è rivisto finalmente al suo posto nel gruppo dei migliori
Valentina (la sua compagna, ndr) che cosa ti ha detto?

Fra le tante cose che apprezzo della mia famiglia, da Valentina ai miei genitori, c’è che mi hanno lasciato prendere da solo questa decisione perché si tratta della mia vita. Se ne parla. Mi vengono dati consigli. Ma se vedono che chiedo più di quello che possono dirmi, fanno un passo indietro. Sono persone molto intelligenti.

Correre la Vuelta sapendo che sarà l’ultima può far calare l’ambizione?

Mai. Mi scoccia mollare, mi sarebbe scocciato doverlo fare nei giorni scorsi. Ho provato e proverò ancora. Il sogno di lasciare il segno c’è sempre, ma non so se ci riuscirò. Non avrei mai potuto affrontare la Vuelta con le ambizioni al minimo. Vediamo cosa potrò fare nei prossimi giorni. E del resto parleremo dopo, ne avremo certo l’occasione.

Secondo riposo alle spalle, Pogacar affila le armi

13.07.2021
5 min
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Ultima settimana, ultime domande, ultime spiegazioni da dare. Pogacar racconta, il giorno di riposo è alle spalle, trascorso con un’oretta di sella per allontanare la tensione e godersi i panorami di Andorra. Dopo tanta fatica sembra in effetti brutale avere davanti altri sei giorni di corsa, con tre tappe di alta montagna che potrebbero ancora riscrivere la storia. Ma questi sono i grandi Giri, è solo cambiato il modo di correrli.

Tadej racconta, di nuovo in una videoconferenza, questa volta dal pullman del Uae Team Emirates, e guardandolo fai fatica a capire quanto sia provato, ma non possono essere certo i segni sul volto il termometro della stanchezza. Molto meglio mettersi a studiare le espressioni e gli sguardi, per capire che è dura anche per lui.

Sei stanco anche tu?

Sono stanco e accaldato. Anzi, sono proprio scottato e negli ultimi due giorni non ho dormito granché. E’ un lavoro pesante, che impone il suo prezzo. Però tutto sommato sto bene, penso che il giorno di riposo sia servito a dovere. Siamo tutti stanchi e c’è ancora una settimana con tre giorni duri. Sono al mio terzo grande Giro, dopo la Vuelta e il Tour dello scorso anno. Ogni volta ho avuto diverse sensazioni, ho imparato cose nuove. Perciò anche la sfida sui Pirenei sarà interessante, metterò alla prova le gambe per la terza settimana.

«Non so se Roglic darà dei buoni consigli a Vingegaard, ma lo vedremo presto»
«Non so se Roglic darà dei buoni consigli a Vingegaard», ma lo vedremo presto
In che modo hai gestito lo sforzo nella tappa di Le Grand Bornand, con quell’attacco da lontano?

Con la squadra quel giorno abbiamo fatto subito un ritmo forte sin dall’inizio della penultima salita. Con i miei compagni, prima con McNulty e Rui Costa, poi con Formolo. Mi sentivo davvero bene, eravamo intorno alla soglia. Quando ho attaccato, per qualche minuto sono andato fuori soglia e raggiunta la cima ho un po’ rallentato, perché so che non posso tenere certe frequenze tanto a lungo. Poi è venuta la discesa, che è servita per recuperare un po’, sapendo che restava ancora una salita molto lunga come La Colombiere. L’ho fatta in soglia, cercando di guadagnare il massimo sulla cima, per vedere quale sarebbe stato il vantaggio. Ma in discesa ero vuoto, tanto che Dylan Teuns che avevo quasi ripreso, ha ricominciato a guadagnare in modo netto e per arrivare al traguardo ho dovuto fare il massimo sforzo.

Adesso sembri più accorto, è il momento di fare calcoli?

Vado avanti giorno per giorno e se trovo l’occasione per guadagnare, la coglierò. Non si può sapere cosa accadrà negli ultimi giorni e basta una crisi per perdere tanto terreno, anche 10 minuti in una sola tappa. Ho corso alcuni giorni in difesa, perché non potevo attaccare.

Credi che in gruppo ti temano?

Non credo abbiano paura, non so cosa pensino. Ho il mio vantaggio, vado tutti i giorni a tutta, mi piace andare in bici. Questo è il mio modo di correre e se capiterà, coglierò altre occasioni.

Ti è stato chiesto di pubblicare i tuoi dati per fugare i dubbi, pensi che lo farai?

Mi è stato chiesto un paio di volte e magari un giorno lo farò, ma non so perché questo dovrebbe cambiare qualcosa. Per vincere il Tour si devono spingere buoni watt, come tutti gli altri. Se condividessi oggi i miei dati, sarebbe falsata la tattica. Potrebbero vedere i miei valori di soglia, la capacità di resistenza, quindi non vedo perché condividere questi numeri.

«Sul Ventoux ho raggiunto il mio limite», così Pogacar nel secondo riposo, spiegando il giorno più duro
«Sul Ventoux ho raggiunto il mio limite», così Pogacar nel secondo riposo, spiegando il giorno più duro
Ti scoccia che ogni cosa venga messa in dubbio?

Non sono arrabbiato o scocciato per certe domande. Sono scomode, ma capisco che vengano fatte perché il passato è stato davvero brutto. Non ho risposte che mi sono preparato, posso solo pescare nei miei sentimenti. Mi piace correre sulla mia bici. Ho alle spalle una buona famiglia e penso che mi abbiano cresciuto come un ragazzo onesto, insegnandomi a non prendere scorciatoie.

Quindi si riparte, pensi che Roglic potrà dare a Vingegaard dei buoni consigli?

Non so – sorride – Primoz mi conosce sicuramente meglio di Jonas, ma non so cosa potrà dirgli. Vedremo nei prossimi giorni.

Ha confermato che se potrà guadagnare ancora terreno, di certo attaccherà
Ha confermato che se potrà guadagnare ancora terreno, di certo attaccherà
Ci sarà una tappa più dura delle altre?

Non so dirlo. Secondo me la più dura sarà la 17ª oppure la 18ª a Luz Ardiden, ma anche domani (oggi per chi legge, ndr) può essere pericolosa. Se hai una giornata no, ogni tappa può essere drammatica. Quella del Ventoux ad esempio è stata tremenda. Caldo e ritmo forte dall’inizio. Era mercoledì, quindi si è corsa dopo il giorno di riposo e la prima tappa con il grande caldo. Ero cotto. Quel giorno ho toccato con mano il mio limite. Quando Vingegaard ha attaccato e ho provato a seguirlo, ho capito che sarebbe stato meglio limitare i danni. Nei giorni successivi invece sono stato meglio.

La crisi è uguale per tutti, si potrebbe concludere, ma se sei in super condizione, riesci a gestirla. Se invece qualcosa si inceppa, sei nei guai. Sino ad ora tuttavia, a incepparsi sono sempre stati gli altri. Dal secondo giorno di riposo della maglia gialla è tutto, passo e chiudo.

Il riposo, Pogacar, l’orgoglio e i soliti sospetti

06.07.2021
5 min
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E alla fine, un po’ te l’aspetti e un po’ non più, salta fuori la velata domanda sul doping. Viene da una giornalista francese de L’Equipe, che la prende alla larga. Pogacar ha appena finito di dire che la sua squadra è forte ed è stato orgoglioso di poter dimostrare a tutti che così fosse, quando lei gli chiede se questa puntigliosità gli sia sempre appartenuta. Lui risponde di sì. Che fin da bambino, se qualcuno non gli credeva, si metteva d’impegno per dimostrargli che si sbagliava. Che non è una persona orgogliosa a prescindere, ma su certi punti sì. E a questo punto, lei cala la domanda: che cosa diresti a chi nutre dei sospetti sulle tue prestazioni?

«A chi ha dei sospetti – risponde Pogacar – dico che ci sono tanti controlli a provare che si sbagliano. Solo ieri ne ho fatti tre: due prima della tappa e uno dopo».

Zoom conference

La conferenza stampa di Pogacar del giorno di riposo si svolge su Zoom. Il covid sarà pure mezzo debellato, ma le squadre non ne vogliono ancora sapere di riaprire le porte e non voglia Dio che l’andazzo proseguirà anche quando la pandemia sarà definitivamente alle spalle. Nella schermata c’è un bel numero di giornalisti, compresi quelli che non hanno ancora spento il microfono e ci propongono spaccati di vita domestica. C’è anche David Walsh, quello che in un giorno di tanti anni fa prese di petto Armstrong.

Verso Tignes ha difeso la maglia gialla prima con la squadra e poi attaccando. «In risposta ai sospetti – dice – ho fatto tre controlli»
Verso Tignes ha difeso la maglia gialla prima con la squadra e poi attaccando

Numeri in ordine

Pogacar ha la solita faccia angelica, seduto di tre quarti in una stanza con le pareti in legno, con il back drop del Team Uae Emirates a ricordarci tutti gli sponsor.

«Sono contento della mia forma – dice – vedo i miei numeri. Questo Tour sta costando a tutti tante energie ed è già una fortuna non essere incappati in cadute. Io ne ho avuta solo una molto piccola il primo giorno e mi basta quella. Il giorno in cui sono stato meglio finora è stato quello de Le Grand Bornand. Non era freddissimo come sabato».

Le storie del Ventoux

Chissà se gli azzurri del calcio che vanno a giocare a Wembley, sia pure nello stadio ricostruito, sanno che cosa significhi quel posto nella storia del pallone. La domanda arriva anche a Pogacar, quando gli viene chiesto se conosca le vicende del Mont Ventoux, che il Tour affronterà per due volte mercoledì.

«E’ una salita storica – risponde il giovane sloveno, che nel giorno di Pantani contro Armstrong aveva un anno e mezzo – so qualcosa, ma non troppo. Ho fatto la ricognizione, posso parlare di come sia fatta e voglio vincere, ma non per lasciare il segno nella storia».

Il tempo che passa. E se al Giro d’Italia scoprimmo che Gino Mader non sapeva nulla di Bartali, come pretendere che Pogacar sappia di Simpson e di Merckx? Sospetti che certi nomi li conosca, non ti meravigli del contrario. E’ forte, è un bravo ragazzo, ha la faccia d’angelo, qualche difetto dovrà pur averlo. Cosa sanno i nostri figli di Piazza Fontana?

Prima ancora che in salita, ha dimostrato la sua forza nella crono di Laval
Prima ancora che in salita, ha dimostrato la sua forza nella crono di Laval

Il suo recupero

La conferenza va avanti con una sorta di conto alla rovescia: scaduto il tempo in lingua inglese, toccherà agli sloveni e a quel punto potremo anche dire addio. Si parla dunque di recupero: del suo portentoso e quello degli altri un po’ meno.

«Quando ero più piccolo – sorride – non conoscevo i miei dati. Sapevo solo che se c’erano corse in serie, stavo meglio nell’ultima che nella prima. Le corse a tappe ho cominciato a farle da junior e lì mi sono reso conto che non avevo mai grossi cali. Sapevo di poter avere ogni giorno lo stesso livello. Ho avuto molti allenatori e tutti mi dicevano la stessa cosa».

Il suo orgoglio

Ma quando si diventa grandi e si arriva al Tour, quelle stesse caratteristiche le trovi anche in altri. E’ l’elite del ciclismo mondiale. I migliori talenti si ritrovano nello stesso posto, portando le loro doti allo scontro finale.

«E io che l’anno scorso l’ho vinto solo grazie alla crono finale – dice – ho avuto per un anno la motivazione di tornare e dimostrare che non fu per caso. Volevo provarlo al mondo e a me stesso. Per questo in ogni corsa ho fatto del mio meglio. Per questo la mia squadra fa ogni giorno del suo meglio. Siamo tra i più forti di questo Tour e lo rivendico con orgoglio. Stanno correndo al 100 per cento in mio aiuto, mentre nel 2020 semplicemente fummo sfortunati. Quest’anno qualche caduta c’è stata, ma siamo tutti qui per difendere la maglia gialla. Dopo le critiche di venerdì, sabato abbiamo voluto prendere in mano la corsa per dimostrarlo».

Ancora una volta, Pogacar ha rivendicato la forza e l’unita del Uae Team Emirates, qui con Formolo e Rui Costa
Pogacar ha rivendicato la forza del Uae Team Emirates, qui con Formolo e Rui Costa

Il Tour riparte

E qui ci riallacciamo alla scena iniziale di questo articolo. L’orgoglio è sul tappeto. E quando l’addetto stampa Luke McGuire passa la parola alla bionda giornalista francese, il discorso va come vi abbiamo già raccontato. Il sorriso ineffabile di lei, davanti al sorriso ineffabile di lui. I sospetti di lei, la calma di lui.

Inizia oggi la seconda settimana del Tour. Pogacar indossa la maglia gialla con 2’01” su O’Connor e 5’18” su Uran. Alle loro spalle tutti i più forti. Con la sensazione che presto il racconto diventerà una raccolta di episodi sulla via di Parigi, avendo il Tour già un vincitore e una lunga schiera di vinti. Ma siccome la storia insegna che nulla nel ciclismo è mai sicuro, ci accingiamo al viaggio con altre pagine bianche da scrivere.