La dinastia Gavazzi: ora tocca al giovanissimo Edoardo

29.11.2023
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Quella dei Gavazzi è una vera e propria dinastia, che nel ciclismo sopravvive da oltre 50 anni. In primis ci fu il grande Pierino, vincitore per 3 volte del tricolore, ma anche di una Milano-Sanremo, velocista sopraffino che chiuse la carriera con ben 62 vittorie. Poi vennero i figli, Nicola professionista dal 2001 al 2004 alla Saeco di Claudio Corti e Mattia, dal 2006 al 2016 con 43 successi. Ora tocca a Edoardo, figlio di Nicola, che dal prossimo anno correrà fra gli Under 23 nella Gallina Ecotek Lucchini.

Edoardo ha corso nella Pol.Camignone e nella Sc Capriolo Mobili Ostilio prima del Team Giorgi (foto Facebook)
Edoardo ha corso nella Pol.Camignone e nella Sc Capriolo Mobili Ostilio prima del Team Giorgi (foto Facebook)

Ciclismo come una religione

Una famiglia nella quale si respira ciclismo ogni ora di ogni giorno e parlando con il più giovane, alle porte del salto di categoria, si capisce che stiamo parlando di qualcosa che va al di là della pratica sportiva, che viene sentito quasi come una religione. La prima sensazione che si coglie è innanzitutto la consapevolezza che, se anche qualcosa si è fatto, c’è ancora tantissimo da fare per seguire le orme dei predecessori, poi il rispetto profondo che si nutre verso il nonno, vera colonna del ciclismo italiano del secolo scorso.

Un amore profondo verso le due ruote che ha quasi “obbligato” Edoardo a continuare la storia dei Gavazzi su due ruote: «Qui si è sempre parlato di ciclismo – racconta il 17enne bresciano – io ho iniziato come G2, ma da bambino vedevo la bici più come strumento di gioco che altro. Le cose sono cambiate da allievo, ma se devo essere sincero è un cambiamento che si attua anno dopo anno. Ancora adesso vorrei che diventasse la mia professione, ma so che il cammino da fare è lunghissimo, sono ancora alle prime armi».

Due generazioni a confronto, Edoardo con nonno Pierino, uno dei grandi velocisti mondiali degli anni Ottanta
Due generazioni a confronto, Edoardo con nonno Pierino, uno dei grandi velocisti mondiali degli anni Ottanta

Due epoche diverse

Un destino legato anche ai suoi ricordi da bambino: «Seguivamo sempre le gare di mio zio Mattia, mio padre aveva finito prima che nascessi e così anche mio nonno. E’ bellissimo vedere che ora sono loro a seguirmi, ad accompagnarmi nelle mie gare. Ho imparato molto di loro cercando sui siti, guardando i video: soprattutto sul nonno, le sue grandi vittorie. Mi sono appassionato anche attraverso lo schermo del computer».

Le immagini sono quasi d’epoca anche se quello di PIerino non è un ciclismo che indicheresti come intriso d’avventura, pionieristico. Ma certamente è molto diverso da quello di oggi e qui la voce della saggezza interviene.

«Non si possono fare paragoni, due epoche troppo diverse da ogni punto di vista – sentenzia Pierino, 72 anni che non si sentono minimamente – ai miei tempi si diventava corridori a 25-27 anni, prima era tutta gavetta e apprendistato, ora è cambiato tutto, i ragazzini sono seguiti come fossero professionisti, tra gli under 23 ci si gioca tutto. Io vedo corridori dell’età di Edoardo che sono già formati e vengono subito presi, ma ce ne sono tanti altri che stanno crescendo solo ora e avrebbero bisogno di tempo e pazienza, perché maturano più avanti».

Gavazzi al Team Giorgi, nel quale ha militato quest’anno, senza squilli ma facendo tanta esperienza (foto Instagram)
Gavazzi al Team Giorgi, nel quale ha militato quest’anno, senza squilli ma facendo tanta esperienza (foto Instagram)

Uno scalatore da costruire

Chiacchierando con due generazioni di Gavazzi, emerge un lato curioso: Edoardo dal punto di vista tecnico non ha preso praticamente nulla dal nonno: «Io sono uno scalatore, prediligo le corse dure, impegnative, dove si fa selezione. Diciamo che come caratteristiche sono più vicino a mio padre e mio zio, anche come fisico».

«Fisicamente non è come noi – ammette Pierino – muscolarmente è meno definito. Poi devo dire la verità, Edoardo lo sa bene e glielo dico spesso, senza per questo denigrarlo: in volata è proprio negato… Sono contento che abbia altre caratteristiche e se saprà farle fruttare potrà vincere anche lui, come ho fatto io e come hanno fatto i miei figli».

Il trionfo di Pierino Gavazzi alla Milano-Sanremo del 1980 davanti a Saronni
Il trionfo di Pierino Gavazzi alla Milano-Sanremo del 1980 davanti a Saronni

Sanremo? Meglio il Lombardia

Ora Edoardo inizia a fare sul serio, entrando nel team Gallina nel mezzo di una sua autentica rivoluzione, con due sole conferme rispetto a quest’anno e ben 15 nuovi ingressi: «Nonno conosce bene il presidente Turchetti, ne hanno parlato e mi hanno offerto questa opportunità sapendo che sono un ciclista tutto da costruire. Quest’anno devo finire la scuola (frequento istituto per geometra indirizzo grafico, seguendo le orme di mio padre), poi dall’estate mi dedicherò anima e corpo alla bici per capire dove posso arrivare».

Anche parlando di sogni, di obiettivi ci si accorge che il Gavazzi più giovane è diverso da quello più famoso: «So che lui ha vinto la Sanremo e posso solo immaginare che grande soddisfazione sia stata. Vorrei tanto arrivare un giorno a disputarla, ma se devo dire una gara che mi piacerebbe vincere è il Lombardia, che è più nelle mie corde. Oppure una delle grandi classiche belghe, tipo Fiandre o Liegi, dove si vince alla fine di una lunga selezione, perché quel giorno si è stati i più forti».

La famiglia Gavazzi, con nonno Pierino, i figli Nicola e Mattia, il nipote Edoardo. Tutti accomunati dalla bici
Da sinistra Nicola, Edoardo e Pierino. Attraverso loro i Gavazzi sono nel ciclismo da oltre 50 anni

Le lacrime del nonno

Pierino sorride e ascoltando con quanto trasporto suo nipote si lascia andare seguendo i propri sogni torna a emozionarsi, quasi come oltre cinquant’anni fa: «Mi viene in mente la mia gioventù – racconta – quando ancora tutto era da scrivere. Io per certi versi non sono neanche stato il capostipite: ho seguito le orme di mio padre, che era uno di quelli che oggi verrebbero chiamati cicloamatori. Un uomo che lavorava tutta la settimana, ma alla domenica spesso andava in gita con gli amici. Ma erano gite di 200 chilometri e oltre, mica storie… Io giocavo a calcio, ma non mi piaceva tanto, era troppo di squadra e volevo emergere per conto mio così a 17 anni mi buttai».

Guarda caso l’età odierna di Edoardo: «Anch’io ho un sogno: vederlo vincere, come ho visto vincere Mattia e Nicola e non nascondo che quelle volte ho pianto, anche più di quando vincevo io. Chissà come reagirò quando toccherà ad Edoardo…».

Due corse e il ritiro: la storia di Sciortino può far riflettere

06.11.2023
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Come è possibile che di colpo si sia spento tutto è una delle domande con cui Carlo Sciortino fa i conti quasi quotidianamente. Il giovane siciliano ha restituito bici e maglia a Cesare Turchetti, come prima di lui aveva fatto Salvatore Florio. Tuttavia, mentre il compagno di squadra ha parlato di celiachia e di pochi soldi per i sacrifici richiesti, Sciortino usa altri argomenti.

«Soldi ne girano pochi – dice Sciortino da Palermo – lo sapevo e non avrebbe senso lamentarsene. Florio ha sbagliato a usare questo argomento, perché secondo me non è stata quella la vera motivazione, poi non lo so… In tutte le squadre ne girano pochi, nel ciclismo in generale è così. Ormai si campa solo di calcio. Io non ho smesso per i soldi o perché non avessi capacità, ho smesso perché quello che facevo non mi divertiva più. Non mi sentivo pronto. E’ difficile dire se sia dipeso dalla lontananza, ma di certo ha influito. Ancora ci penso e non riesco a darmi una spiegazione. Intanto però ho provato i test per Scienze Motorie e sono entrato. Sto studiando da un mesetto e mi sto appassionando…».

Sciortino correva nel Casano-Matec di Giuseppe Di Fresco, che aveva portato la squadra in Sicilia proprio per stare vicino ai suoi pupilli e concittadini. I risultati erano venuti, era arrivata la convocazione in nazionale e anche al Giro della Lunigiana la rappresentativa gialla e rossa si era messa in evidenza. Poi il passaggio fra gli U23, una delle uniche due vittorie 2023 della Gallina-Ecotek-Lucchini-Colosio (foto di apertura) e il black out, riaccendendo la luce sul ciclismo del Sud usato a fini elettorali e poi inesorabilmente abbandonato a se stesso.

Giro della Lunigiana 2022, Sciortino con la rappresentativa siciliana e il suo diesse Di Fresco
Giro della Lunigiana 2022, Sciortino con la rappresentativa siciliana e il suo diesse Di Fresco
Andiamo con ordine, ti va? Lo scorso anno hai finito gli juniores e hai firmato con Delio Gallina. Quando li hai incontrati?

Li ho conosciuti al primo ritiro di gennaio. Ero in vacanza da scuola, sono salito e ho partecipato al primo ritiro. Era tutto a posto, non avevo intenzione di mollare. Quindi studiavo e mi allenavo come ho sempre fatto. Solo che lentamente, continuando ad allenarmi qui in Sicilia, ho capito che ero svantaggiato rispetto a come si allenavano gli altri under 23. E a quel punto, ho iniziato a maturare la decisione di smettere. Quando ho finito la maturità non mi sentivo pronto e ho deciso di continuare gli studi.

Da junior hai fatto vedere belle cose, con quali obiettivi sei passato U23? Avevi in testa di passare?

Al primo anno da junior, mi sono divertito tanto, anche se magari le prestazioni erano inferiori a quelle del secondo. Nella stagione successiva, da maggio sono andato in ritiro a Massa e sono stato per quattro mesi lontano da casa, sempre in viaggio. Il divertimento è iniziato a mancare e ho cominciato a capire che quando una cosa non ti diverte più come prima, sicuramente c’è qualche problema. Per questo a inizio anno, pensavo che sarebbe stato molto difficile riuscire a passare. Non per le capacità, ma perché non riuscivo più a divertirmi come prima.

Di recente Michael Leonard ha ricordato la sua prima vittoria del 2022, battendo te. Avevi grandi numeri…

Mi ricordo bene quel giorno. Come numeri c’ero, è stato un fatto psicologico. Stare lontano da casa ha avuto il suo peso, rispetto a quando facevo avanti e indietro. Però devo dire che anche quando ero qua in Sicilia e di mattina andavo a scuola, il pomeriggio mi allenavo svogliatamente. Quindi non avevo più le prestazioni che magari mi avrebbero spinto a fare meglio e anche questo ha influito. L’anno scorso avevo la squadra qui in Sicilia che mi dava una mano, quest’anno ero solo. Quando ha smesso Florio, sono rimasto spiazzato. Non me l’aspettavo e anche quella è stata una botta. Però non ha influito, perché comunque il mio pensiero era quello di continuare a pedalare.

Nel 2022 Sciortino ha partecipato al Tour du Pays de Vaud con la nazionale juniores
Nel 2022 Sciortino ha partecipato al Tour du Pays de Vaud con la nazionale juniores
Hai sempre avuto Filippo Fiorelli fra i tuoi riferimenti: hai parlato con lui di questa decisione?

No, ho parlato solo con la mia famiglia, con nessun altro. Turchetti è rimasto male, ha detto che si aspettava di più da me. La cosa che noto è che comunque esco sempre in bici, mi alleno ogni tanto, per divertimento. Quando incontro Fiorelli, usciamo insieme, parliamo. Non ho tagliato i ponti, continuo a parlare con tutti. Mio padre c’è rimasto un po’ male i primi giorni, però mi ha lasciato libero di fare le mie scelte.

Si diceva che per te fosse difficile andare d’accordo con la bilancia e chi l’ha provato sa quanto questo conti nel ciclismo di adesso.

E’ tanto faticoso, tanto. Finché c’era il divertimento, lo facevo con piacere. Quando poi è venuto a mancare il gusto di uscire in gruppo con altri miei compagni, stando da solo ho mollato di testa. Già è difficile, da soli è difficilissimo.

Ti manca l’adrenalina della gara?

Diciamo che sono riuscito a compensarla perché l’anno prossimo penso di farmi qualche garetta con gli amatori, qualche circuito qui in Sicilia. Il ciclismo mi è rimasto addosso. Riesco ad allenarmi qualche oretta, due al massimo e diciamo che sono ancora un po’ competitivo.

Possiamo dire che se in Sicilia e al Sud in generale ci fosse un vero calendario, forse questa storia sarebbe stata diversa?

Penso proprio di sì. Si parla tanto del fatto che a una certa età bisogna lasciare la Sicilia e in genere le regioni dove il ciclismo non si mastica. Adesso che studio, la voglia è di restare nel ciclismo per diventare allenatore e portare un po’ di aria fresca. Questo è un bell’obiettivo, poi comunque è tutto da vedere: la strada è lunga.

Sciortino è arrivato alla Delio Gallina per l’interessamento diretto di Cesare Turchetti
Sciortino è arrivato alla Delio Gallina per l’interessamento diretto di Cesare Turchetti
Magari riuscirai tu a fare una squadra in Sicilia?

Per ora, onestamente, in Sicilia di movimento ce n’è pochissimo, veramente poco. Forse non siamo stati mai a un livello così basso, quindi mi sembra un po’ dura. Speriamo che da qui a 10 anni, la situazione migliori. Al momento ci sono più preparatori e biomeccanici che atleti. Ho letto la notizia che entro un mese dovrebbe riaprire il velodromo di Palermo, però è un anno che deve riaprire fra un mese. Vanno sempre posticipando.

Quante corse hai fatto quest’anno?

Ho corso qui in Sicilia e ho vinto (in apertura il podio al Memorial Francesca Alotta e Rosario Patellaro, vinto su Samuele La Terra Pirré, ndr). E poi una sola fuori regione. Ma devo dire che non ho il rimpianto di non aver fatto qualche corsa più importante, perché non avevo la testa necessaria. Ho preso questa strada, lo studio mi appassiona.

Allora buona vita, il ciclismo resterà comunque un’ottima scuola. Escludi che la passione possa tornare?

Grazie, magari ci vediamo a Palermo. Ma non penso proprio che la passione possa tornare.

Una vittoria per cambiare registro, ora Calzoni diventa grande

17.10.2022
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E’ un periodo davvero brillante quello che Walter Calzoni sta vivendo. Il portacolori della Gallina Ecotek Lucchini ha onorato nella maniera migliore il suo team, aggiudicandosi il Giro di Franciacorta che è “la gara”, passando davanti alla sede industriale dello sponsor Ecotek. Un modo per salutare il team in vista della sua nuova avventura all’interno del rinnovato Team Qhubeka, la nuova squadra che sta prendendo forma in queste ore anche con l’interesse di Vincenzo Nibali.

Il 21enne è già pronto per la nuova avventura, ma prima ci sono da onorare gli impegni con la squadra continental che gli ha consentito di mettersi in mostra: «Al Giro di Franciacorta tenevano molto, ma anch’io. Tanti amici erano venuti per assistere all’arrivo, sperando in una mia vittoria e volevo accontentarli. Poi io sono bresciano, questa è davvero la gara di casa. E pensare che al mattino le cose non si erano messe bene…».

Il bresciano, nato l’8 agosto 2001, è stato il più vincente del team, dove ha trovato molta collaborazione
Il bresciano, nato l’8 agosto 2001, è stato il più vincente del team, dove ha trovato molta collaborazione
Che cosa era successo?

La gara iniziava con un tratto di trasferimento e ho sentito subito che la bici aveva un problema, così ho perso qualche minuto per rimetterla a posto, con il cuore che mi batteva in gola. Non era il modo migliore per iniziare, ma per fortuna non era il via ufficiale e ho fatto in tempo a rimettere tutto a posto, perché poi la gara è partita subito a tutta.

Come si è sviluppata?

Io ho cercato subito la fuga e l’ho trovata, portando via un gruppetto di meno di 10 uomini, a un certo punto però i ragazzi della Hopplà non hanno più tirato e gli altri si sono uniformati. Avevamo ancora un buon vantaggio, così ho deciso di andar via e un paio mi hanno seguito. A 40 chilometri dal traguardo eravamo rimasti in due, a 25 sono rientrati in 4 dal gruppo. Nel finale quando si faceva su e giù vicino allo stabilimento Ecotek, Belleri ha tirato dritto e io gli sono andato dietro per poi saltarlo e andare a vincere. Se aspettavo rientravano da dietro e rischiavo di vanificare tutta la giornata.

L’arrivo solitario al Giro di Franciacorta, onorando la maglia nella gara in casa dello sponsor
L’arrivo solitario al Giro di Franciacorta, onorando la maglia nella gara in casa dello sponsor
Una vittoria che è il suggello a una bella stagione.

Sinceramente non credevo che sarebbe andata così bene, avevo chiuso bene il 2021, ma questa è stata ancora meglio. Ho portato a casa belle vittorie in Italia e all’estero, ho chiuso secondo al campionato italiano, poi è arrivato questo successo, è stato un crescendo.

Tutti risultati che hanno contribuito a spalancarti le porte della professional. Com’è nato il contatto?

Grazie al mio allenatore Raimondi, che è stato professionista e ha mantenuto molti contatti nell’ambiente. Quest’estate ha sondato il terreno con molti team e quello che è sembrato più interessato è stato Missaglia, che ha detto di mettermi nella lista dei papabili per la nuova squadra. Poi, dopo la vittoria a Montegrappa, Noè che lavora per il gruppo Carera mi ha contattato per affidarmi alla loro agenzia: neanche un’ora dopo la firma, mi ha richiamato dicendo di inviargli i dati dei miei allenamenti perché il contatto stava prendendo corpo. Mi hanno chiamato per dei test e alla fine mi hanno sottoposto il contratto per il nuovo team.

Per Calzoni anche una vittoria all’estero, nella prima tappa del Tour of Malopolska
Per Calzoni anche una vittoria all’estero, nella prima tappa del Tour of Malopolska
Che impressione ti fa essere nel team di Nibali?

E’ un grandissimo onore. So che è coinvolto nel progetto, non so bene in che veste, ma mi reputo fortunato di avere quest’opportunità di poter lavorare in sinergia con un campione simile.

Di te si dice che sei uno dei pochi scalatori puri delle nuove generazioni e per questo il tuo nome faceva gola…

Effettivamente nelle salite lunghe vado sempre meglio, ma anche sui percorsi misti mi difendo. Inoltre se la gara diventa davvero dura posso far valere buone doti di velocità. Chiaramente non sono uno sprinter, ma posso giocarmela in arrivi ristretti e credo di averlo dimostrato proprio a casa mia…

Il bresciano ha già vestito la maglia della nazionale, ma punta a farlo in gare titolate
Il bresciano ha già vestito la maglia della nazionale, ma punta a farlo in gare titolate
Nelle gare a tappe come ti trovi? Passando fra le professional diventeranno un po’ il tuo pane quotidiano…

Non ne ho fatte tante. Al Giro Under 23 non sono arrivato nella forma migliore e infatti ho sofferto, perdendo presto ogni obiettivo di classifica, ma notavo che nelle tappe finali mi sentivo meglio e anche al Giro della Val d’Aosta sono andato in crescendo fino alla piazza d’onore a Cervinia. Penso che per gare fino a una settimana di lunghezza posso far bene.

Che cosa ti aspetti dal 2023?

Sarà il mio primo anno e voglio passarlo a imparare tutto quel che serve. Magari in qualche gara minore potrei anche ritagliarmi uno spazio, ma quel che conta sarà apprendere il più possibile. Io ad esempio sono uno che finora si è allenato a sensazione, senza gli orpelli tecnologici ma ora non sarà più possibile. Quel che mi aspetto è capire che corridore posso essere, perché solamente ora si comincia a far sul serio…

Di Felice, record di piazzamenti e contratto ancora da trovare

07.09.2022
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Chi ama le statistiche, nel ciclismo attuale fatto molto di numeri, ha evidenziato spesso coloro che magari vincono poco ma sono quasi sempre piazzati. Hugo Hofstetter è il simbolo di questa particolare categoria, ma anche in Italia c’è un ragazzo (perché a 25 anni si potrebbe ancora avere un’intera carriera davanti) che vanta numeri clamorosi. Nel corso del 2022 Francesco Di Felice ha un curriculum di 28 giorni di gara (considerando solo le prove internazionali Uci) con ben 22 piazzamenti nella Top 10, comprese anche le classifiche generali delle corse a tappe. Chi può vantare una costanza simile?

Nel ciclismo contemporaneo dove piazzamenti e punti sono fondamentali per salire o scendere nel ranking, un personaggio del genere dovrebbe far gola a chiunque, eppure Francesco è confinato nel limbo delle continental (senza nulla togliere alla Gallina Ecotek Lucchini che anzi fa fare a lui come agli altri molta attività di vertice) e rischia a fine anno di dover dire addio ai suoi sogni.

Festa sul podio per Tsarenko, primo con 18″ su Guerin (FRA) e 1’02” sull’abruzzese
Festa sul podio per Tsarenko, primo con 18″ su Guerin (FRA) e 1’02” sull’abruzzese

Che coppia con Tsarenko…

L’ultima sua esperienza è stata al Giro di Bulgaria, che ha rischiato seriamente di vincere: «Ero partito per puntare alle tappe, con Tsarenko e Calzoni più proiettati verso la classifica. Dopo il prologo la gara si è messa subito bene, con Tsarenko e il tedesco Nolde siamo andati in fuga chiudendo con oltre 3 minuti di vantaggio, a quel punto era chiaro che la lotta per la vittoria finale sarebbe stata fra noi. Io ho preso la maglia a Kyrylo alla fine della terza tappa, ma l’ultima era più adatta a lui. Io ho chiuso terzo, ma va bene così, siamo compagni di squadra».

Che cosa avete trovato in Bulgaria?

Percorsi molto vari, con tappe facili alternate a frazioni più lunghe e ondulate, ma non c’erano mai grandi salite. Quel che mi ha colpito è stato il vento, fortissimo in particolare nella quarta tappa: lì si sono formati i ventagli che hanno mietuto vittime, siamo stati bravi a rimanere sempre davanti, io infatti ho chiuso secondo…

La volata di Plovdiv, Nolde beffa Di Felice di un niente, Tsarenko arriva a 6″
La volata di Plovdiv, Nolde beffa Di Felice di un niente, Tsarenko arriva a 6″
Com’era il clima?

Insolitamente caldo, anche se non come in Italia. Si è sofferto di più quando siamo arrivati in prossimità del Mar Nero, dove c’era una grande umidità. Qualche giorno dopo, al Cammino dei Romani sempre in Bulgaria, abbiamo trovato ancora più vento, qualcosa che ho visto e vissuto poche volte.

Anche lì ti sei sempre piazzato…

L’abbiamo interpretata in maniera diversa, gli accordi erano che dovevamo correre favorendo i più giovani, per far fare loro esperienza e anche come ringraziamento per la loro abnegazione, in particolare per Perani che ha chiuso 8° in classifica. Mi è dispiaciuto molto com’è andata la seconda tappa che si era messa bene, ho provato il colpo a 500 metri dal traguardo ma mi hanno ripreso ai -50…

Altro 2° posto a Burgas, stavolta svetta il polacco Boguslawski. E’ il 7° podio per Di Felice
Altro 2° posto a Burgas, stavolta svetta il polacco Boguslawski. E’ il 7° podio per Di Felice
Sei soddisfatto di come sta andando la stagione?

Dico la verità, baratterei volentieri tutti questi piazzamenti per una vittoria, la inseguo da tempo senza mai riuscirla ad agguantare. Sono sempre lì, la condizione c’è, io dico che arriverà ma vorrei che fosse quest’anno. Mi ero detto a inizio stagione che o riuscivo a fare il salto fra i pro’ o mollavo, ora mi trovo un po’ di fronte a un bivio, perché con risultati del genere mi sembra un delitto chiudere.

Hai chi ti segue dal punto di vista contrattuale?

I miei procuratori sono Fondriest ed Alberati che mi dicono di stare calmo, che contatti con squadre professional ci sono, ma nulla di concreto. Visti i risultati che ho, di essere ancora a livello continental non mi va giù, senza nulla togliere al mio team che ringrazierò sempre. Credo che un contratto me lo merito, credo che con simili prestazioni potrei essere molto utile nella caccia ai punti. Il problema è che nel ciclismo di oggi a 25 anni ti reputano “vecchio”, invece si dovrebbero guardare altre cose.

Di Felice insieme a Tsarenko, entrambi protagonisti assoluti in Bulgaria (foto Federazione Bulgara)
Di Felice insieme a Tsarenko, entrambi protagonisti assoluti in Bulgaria (foto Federazione Bulgara)
Paghi probabilmente anche il fatto che in Italia le professional sono poche e non c’è una squadra WorldTour, non c’è quindi una vera e propria filiera…

Questo è sicuro, i posti sono pochi per il movimento, così si vengono a perdere molti talenti. Io comunque sono dispostissimo anche a trasferirmi all’estero, non ho problemi, d’altronde ho corso dappertutto.

Prossime gare?

Saremo al Pantani e a Collecchio, spero che ne derivi qualcosa di buono, d’altronde in molte gare che il team affronta io non posso gareggiare per limiti di età. I numeri devono parlare per me, non nascondo che in certi momenti sono un po’ demoralizzato, speriamo che presto il telefono squilli con una buona notizia…

Alla scoperta di Tsarenko, l’ucraino che qui ha trovato casa

20.08.2022
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«Kyrylo Tsarenko? Te lo definisco in due parole: se ti scappa anche solo di 50 metri, non lo prendi più…». Giancarlo Raimondi, diesse della Gallina Ecotek Lucchini, quando parla del suo gioiello ucraino lascia sempre trasparire un velo particolare nella sua voce, fatto di dolcezza.

«Non mi posso dimenticare quando arrivò l’anno scorso. Non sapeva una parola d’italiano ed era davvero difficile riuscire a comunicare con lui, ma entrò subito nei nostri cuori, ben prima che dalle sue parti scoppiasse la guerra».

Un anno, quante cose sono cambiate per il giovanissimo Kyrylo, salito alla ribalta perché da un mese, nel mondo degli under 23, sta collezionando una straordinaria serie di grandi risultati e di vittorie, come quella alla Coppa San Sabino, gara di Canosa di Puglia, ritrovo al sud per molte squadre di grido del panorama nazionale continental e di categoria. Tsarenko ora parla sufficientemente bene la nostra lingua e anzi s’impegna tantissimo nel comunicare tanto che a Botticino dove vive è un po’ coccolato da tutti.

«Spesso esco – dice – e quando capita mi fermo a parlare con la gente, sono tutti molto accoglienti e comprensivi. Così mi esercito nel parlare italiano e miglioro giorno dopo giorno».

Tsarenko Gallina 2022
L’ucraino con il gruppo della Gallina Ecotek Lucchini. Arrivato per uno stage, è poi rimasto
Tsarenko Gallina 2022
L’ucraino con il gruppo della Gallina Ecotek Lucchini. Arrivato per uno stage, è poi rimasto
Esattamente come sta succedendo sui pedali: da dove è nato questo periodo così fortunato?

Sicuramente sono cresciuto tanto dopo la prima metà dell’anno, ma credo che sia stato molto importante l’esperienza al Giro d’Italia, l’impegno continuo mi ha dato la giusta condizione per emergere nelle gare successive. Nei primi mesi faticavo a recuperare dopo ogni gara, ma credo che non sia stato neanche un problema fisico. E’ che con l’attività così frenetica è cambiata anche la mia mentalità.

Come sei arrivato in Italia?

E’ stato attraverso un meccanico del Velo Racing Palazzago, che conosceva la realtà ciclistica ucraina e che fece da tramite con la Gallina Ecotek. Arrivai lo scorso anno come stagista a settembre, poi mi sono fermato, evidentemente sono piaciuto…

Parlavi di realtà ciclistica ucraina. Come viene considerato nel tuo Paese il ciclismo?

Non è molto diffuso, certamente non come qui. Non dico che sia uno sport minore, ma certamente non è tra quelli più amati dalle mie parti, anche se le bici sono molto diffuse.

Tsarenko Ucraina 2022
Tsarenko è nato il 13 ottobre 2000. Vanta un titolo nazionale in linea (2020) e due a cronometro (2020-21)
Tsarenko Ucraina 2022
Tsarenko è nato il 13 ottobre 2000. Vanta un titolo nazionale in linea (2020) e due a cronometro (2020-21)
Da che parte dell’Ucraina vieni?

La mia città si chiama Kropivnitskiy. Non è lontanissima da Mykolaiv, ma non è al centro del conflitto, anche se ogni tanto qualche missile arriva anche da quelle parti. Lì ho tutta la mia famiglia, li sento ogni giorno, quindi so bene qual è la situazione nel mio Paese e quanto sia difficile. Non posso negare che questo ha influito molto sulla mia vita quest’anno.

Torniamo a parlare di ciclismo: quali sono i percorsi che ti si addicono di più?

Amo soprattutto i tracciati a saliscendi, con strappi brevi ma intensi, con le pendenze giuste per fare il vuoto. Non sono uno scalatore e non sono proprio a mio agio sulle salite durissime, preferisco quelle secche ma che danno la possibilità di fare la differenza. Se poi si forma un gruppo ristretto, posso anche giocare le mie carte in volata, se l’arrivo è anche in leggera salita è ancora meglio.

Tsarenko Castellucchio 2022
Non solo Canosa di Puglia: Tsarenko ha vinto per distacco il GP Comune di Castellucchio
Tsarenko Castellucchio 2022
Non solo Canosa di Puglia: Tsarenko ha vinto per distacco il GP Comune di Castellucchio
Ti sei fatto un’idea di quali potrebbero essere i percorsi più adatti in futuro, correndo fra i pro’?

Sinceramente non mi sono posto la domanda, non ho una gara particolare che mi affascina. Diciamo che mi piacciono molto le gare belghe e francesi, ma soprattutto mi piace quel modo di correre. Anche le gare lombarde però sono molto valide, il Lombardia ad esempio è davvero una classica da non perdere.

E le gare a tappe?

Questo è un terreno completamente sconosciuto. Non basta aver fatto una volta il Giro Under 23, non saprei proprio come andrei in una gara a tappe, ne ho fatte troppo poche. Per ora sono un corridore da gare d’un giorno. Per ora…

Ti sono arrivati contatti per un tuo passaggio fra i pro’?

Per ora ancora no, ma diciamo che cerco di mettermi in evidenza correndo e vincendo e nel frattempo prendo contatti.

Tsarenko Anadia 2022
L’ucraino si disimpegna bene anche su pista: bronzo agli europei U23 nello scratch, dietro Tidball (GBR) e Wafler (AUT)
Tsarenko Anadia 2022
L’ucraino si disimpegna bene anche su pista: bronzo agli europei U23 nello scratch, dietro Tidball (GBR) e Wafler (AUT)
Vorresti restare in Italia?

Da una parte mi piacerebbe perché mi trovo particolarmente bene qui, dall’altro però vorrei trovare spazio proprio in Francia o Belgio per imparare di più, credo che per migliorare ancora ne avrei bisogno.

Finita la stagione che cosa farai, tornerai a casa?

Non credo, manco da lì da Natale, ma non penso proprio che quest’anno potrò farlo. Ho paura che se torno non potrò più uscire e nel caso trovassi un ingaggio nuovo non potrei rispondere e onorarlo. Ma non posso negare che mi manca casa, mi mancano i miei cari e ogni risveglio, appena sento le notizie, ho un tuffo al cuore…

Germani a Carnago: rabbia, grinta e un capolavoro tricolore

25.06.2022
4 min
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Dopo l’arrivo scoppia in lacrime Lorenzo Germani ed è comprensibile. Ha vinto il campionato italiano under 23 con un’azione che ha dell’incredibile, con metà gara in fuga. Lorenzo è uscito dal gruppo alla fine del quinto dei dieci giri previsti, a più o meno 90 chilometri dall’arrivo. 

Un’azione calcolata, meditata con una precisione scientifica. «Dietro, il gruppo andava abbastanza piano – racconta con i suoi occhi azzurri che ancora brillano dall’emozione – ed avevo paura che non saremmo riusciti a rientrare sui fuggitivi, così ho fatto da solo».

Una lettura perfetta della corsa, Germani ha fatto selezione in maniera lenta ma perentoria. Prima erano in sette e ad ogni passaggio sotto la linea dell’arrivo i compagni di avventura pian piano diminuivano. 

Dopo l’arrivo mani sul casco e commozione a non finire per Germani, il tricolore è suo (foto Benati)
Dopo l’arrivo mani sul casco e commozione a non finire per Germani, il tricolore è suo (foto Benati)

Un percorso tecnico 

Marino Amadori, cittì della nazionale under 23, ce lo aveva detto questa mattina: «E’ un percorso molto tecnico, nervoso, imprevedibile. Difficile pronosticare un vincitore, è una corsa che si presta a tante letture: può arrivare un piccolo gruppo in volata, oppure se qualcuno ha gamba può andare via da solo».

E’ stato proprio così, il corridore della Groupama FDJ Continental ha tagliato il traguardo in solitaria. Solo un corridore ha resistito più a lungo degli altri: Walter Calzoni della Gallina Ecotek.

«Sono uscito al terzo giro perché in gruppo si andava davvero piano. Allora ho pensato che sarebbe stato meglio andare piano in fuga che dietro. Così, se mi avessero ripreso sarei stato già davanti. Il secondo posto brucia – ammette con un lieve rammarico Calzoni – la bella azione rimane e oggi ha vinto un signor corridore».

Wlater Calzoni della Gallina Ecotek, per lui un secondo posto a due facce: dolce-amaro
Wlater Calzoni della Gallina Ecotek, per lui un secondo posto a due facce: dolce-amaro

Gruppo sornione

Non c’era un metro di pianura nei 17 chilometri del circuito di Carnago, provincia di Varese, dove si è corso questo campionato italiano under 23. Continui sali e scendi, strappi che mordono i polpacci, tornata dopo tornata. Mentre i professionisti, domani ad Alberobello saranno sotto la morsa di Caligola, il meteo è stato clemente con i giovani.

La corsa è partita alle 13, sotto un sole luminoso come solo d’estate. Il caldo viene alleviato da un leggero venticello fresco e dai tanti tratti boschivi del percorso. I partenti erano 175: tanti, verrebbe da pensare. Che il ritmo in gruppo non sia mai stato alto lo denota la poca selezione. Solo negli ultimi 30 chilometri si è tentato di alzare l’andatura, ma ormai era troppo tardi. Così Germani festeggia e più di qualcuno si mangia le mani.

Il gruppo ha tenuto un’andatura non elevata e questo ha favorito l’attacco da lontano di Germani e Calzoni
Il gruppo ha tenuto un’andatura non elevata e questo ha favorito l’attacco da lontano di Germani e Calzoni

L’abbraccio degli amici

Lorenzo taglia il traguardo e si perde nell’abbraccio degli amici Cristian e Gioele, coloro che lo hanno accompagnato in questa trasferta solitaria. Questa mattina avevamo visto il laziale parlare con l’ammiraglia neutra per capire in quale auto lasciare le ruote. Questo a sottolineare quanto sia stato difficile organizzarsi.

«Sono venuto qui per divertirmi – aveva detto prima del via il corridore di Roccasecca – i miei genitori non potevano venire con me e mi sono portato i miei due migliori amici. Siamo partiti ieri mattina ed abbiamo dormito a Gallarate, partivo senza pretese e torno a casa con la maglia tricolore».

Le parole faticano ad uscirgli dalla bocca, come fermate da un groppo in gola che fatica a sciogliersi.

«Non so quando realizzerà che cosa ha fatto – dice commosso il suo amico Gioele – è stato davvero incredibile, è forte e oggi lo ha dimostrato».

Lorenzo Germani con Gioele e Cristian, una trasferta tra amici che è valsa un tricolore
Lorenzo Germani con Gioele e Cristian, una trasferta tra amici che è valsa un tricolore

Via qualche sassolino dalla scarpa

Sul palco stringe i denti, quasi a ricacciare in gola le lacrime, ma la commozione è d’obbligo in questi casi. Diventa quasi contagiosa, anche chi gli sta intorno viene travolto dai sentimenti di un giovane che corre in terra francese e che ha fatto tanti sacrifici per arrivare fino a qui.

Dal Giro d’Italia under 23 era uscito con tanta rabbia nei confronti di chi aveva criticato il modo di correre della sua squadra. Questa rabbia l’ha scaricata pedalata dopo pedalata. Prima del via aveva detto: «Noi corriamo a modo nostro ed è giusto così, abbiamo trovato un ragazzo più forte ed ha vinto».

Gallina 2022

Gallina Ecotek Lucchini, ecco la nuova entrata continental

11.02.2022
5 min
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La storia della Gallina Ecotek Lucchini Colosio viene da lontano, considerando che la squadra bresciana è sì al suo quarto anno di vita, ma nasce da precedenti esperienze. E’ anche vero però che questa è una stagione nuova, diversa, di rinascita vera e propria perché il team lombardo approda nel folto numero delle formazioni italiane continental, cambiando con questo un po’ tutta la sua impostazione. Si fa un salto di qualità, o meglio si chiede ai ragazzi di farlo, per cercare di salire quell’ultimo gradino che dovrà portarli fra i professionisti.

Gallina gruppo 2022
Da sinistra Tsarenko di spalle, Gatti, Granados, Tomasoni e patron Gallina (foto Rodella)
Gallina gruppo 2022
Da sinistra Gatti, Granados, Tomasoni e patron Gallina (foto Rodella)

E’ stato un salto che il responsabile del team Cesare Turchetti aspettava da tempo: «Io lo avrei fatto subito, ho immediatamente sposato l’idea della federazione, perché solo tramite il calendario continental puoi davvero far crescere i ragazzi: farli correre nei piccoli criterium, nelle gare regionali ti dà vittorie ma non serve a lungo termine, fare le corse a tappe, confrontarli con i pro’ consente invece di fare i giusti passi avanti. Il problema è la disponibilità economica: gli organizzatori ci invitano, ma ci chiedono migliaia di euro di spese e questo è un problema».

Perché il calendario Under 23 non era più sufficiente?

Perché c’è un altro modo di correre. Ma la differenza la vedi anche andando all’estero, e io ho sempre portato la mia squadra a fare esperienza fuori, soprattutto in Francia. Io poi sono convinto che, piuttosto che correre e vincere qualche gara di livello regionale, i ragazzi abbiano bisogno di mettersi alla prova ripetutamente, le corse a tappe di 5-6 giorni devono essere il loro pane quotidiano, così com’è per le formazioni estere.

Gallina Ecotek 2022
La Gallina Ecotek Lucchini è al suo quarto anno, ma è il primo come team continental (foto Rodella)
Gallina Ecotek 2022
La Gallina Ecotek Lucchini è al suo quarto anno, ma è il primo come team continental (foto Rodella)
C’è una diversa qualità?

Non parlerei tanto di qualità perché i nostri ragazzi non sono inferiori. E’ il modo di correre che cambia: all’estero appena si parte si va ventre a terra, può sembrare anche folle dal punto di vista tattico, ma poi vieni a sapere che molti team utilizzano magari quella stessa gara come allenamento, solo che hanno scombinato i piani di qualcun altro. Per questo sono esperienze formative, devi saperti sempre adattare.

Che cosa ti attendi dalla stagione?

Un team come il nostro 7-8 vittorie deve raggiungerle e penso che le raggiungeremo, ma a me piacerebbe molto che qualche nostro ragazzo riuscisse a fare il grande passo. Penso ad esempio a Di Felice, tornato da noi quest’anno e che è il più esperto. Vorrei che i risultati consentissero ai nostri di mettersi in luce e fargli trovare un ingaggio, in un ambiente dov’è sempre più difficile visto che si guarda direttamente agli juniores…

Gallina 2021
L’ammiraglia della Gallina Ecotek Lucchini è pronta a ripartire, previste molte gare estere
Gallina 2021
L’ammiraglia della Gallina Ecotek Lucchini è pronta a ripartire, previste molte gare estere

Diesse Raimondi, presentaci i ragazzi

Cesare Turchetti ha messo in piedi un team di 14 elementi che avranno in Nevio Millo e Giancarlo Raimondi i loro direttori sportivi. Quest’ultimo, arrivato dalla Beltrami («Prima gara con il nuovo team e subito una vittoria, non potevo essere accolto meglio» ricorda) ha subito accolto con molto favore la scelta di passare fra le continental: «Cambia innanzitutto il prestigio, ma anche l’economia che comporta una scelta del genere. Hai la possibilità di fare esperienze con i pro’ e ti accorgi subito che è tutta un’altra storia… Tra gli Under 23 fai gare di 160 chilometri ed è finita lì, ma quando corri con i pro’, ti accorgi che dopo 160 chilometri la gara entra nel vivo, prima hai passeggiato. Se non ti abitui, non avrai la possibilità di passare».

Quali sono stati in questi tre anni i momenti più belli?

Ce ne sono stati tanti, ma non posso non citare la Coppa San Geo di Filippo Tagliani nel 2018 e la Coppa Città di Brescia dell’anno prima con il bielorusso Shumov. Per un team come il nostro che viene proprio da Brescia, significa aver vinto mondiale ed europeo, aver fatto felici gli sponsor e tutto l’entourage che gira intorno alla squadra.

Gallina San Geo 2018
Il successo di Filippo Tagliani alla Coppa San Geo 2018, una perla per il team (foto Piton)
Gallina San Geo 2018
Il successo di Filippo Tagliani alla Coppa San Geo 2018, una perla per il team (foto Piton)
Chi sono le punte della squadra?

Abbiamo elementi più esperti, come Davide Bauce al primo anno Elite e il già citato Francesco Di Felice, che dopo la vittoria in una tappa al Giro del Friuli nel 2019 ci ha lasciato per due anni, ma ora è tornato per fare il definitivo salto di qualità. Io dico che è talmente forte che non so ancora se sia più velocista o scalatore. Poi ci sono Andrea Gatti, Walter Calzoni e Matteo Pongiluppi che ha un potenziale pazzesco, io dico che tutti loro possono regalarci grandi soddisfazioni. Inoltre avremo anche tre stranieri, l’ucraino Oleksandr Shchypak che è un ottimo scalatore, il colombiano Sergio Granados e l’altro ucraino Kyrylo Tsarenko.

Che cosa cambia per loro quando si troveranno a correre con i team professionistici?

Molto, soprattutto mentalmente, quando in corsa ti ritrovi con gente che eri abituato a vedere in Tv senti scattare qualcosa a livello mentale e devi essere bravo a non farti suggestionare, a fare il tuo. Noi correremo in casa ma anche all’estero, perché i ragazzi, soprattutto coloro che vengono dagli juniores (i bresciani Riccardo Perani e Nicolas Borsarini, il cremonese Riccardo Tomasoni, il trevigiano Lorenzo Ferroni, il mantovano Diego Ressi e il cuneese Domenico Cirlincione) dovranno abituarsi subito.

Dove correrete e quali obiettivi ti poni?

Considerando la storia e la provenienza del nostro team, San Geo e Città di Brescia restano un riferimento, ma spero che sapranno distinguersi anche nelle gare principali, aspettiamo ad esempio l’invito alla Per Sempre Alfredo. Avremo molte occasioni per distinguerci, poi starà ai ragazzi farlo.