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Benedetti si ritira, Tagliani richiamato in corsa

01.03.2023
5 min
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Il ritiro quanto mai prematuro di Gabriele Benedetti ha destato molto scalpore, ma paradossalmente c’è chi grazie a questa dolorosa scelta ha visto riaprirsi le porte del professionismo. Filippo Tagliani è l’ultimo corridore ad essersi aggregato alla carovana, con un contratto siglato il 17 febbraio scorso con la GW Shimano-Sidermec. Si sarebbe portati a pensare che Tagliani ha ritrovato lo stesso posto dello scorso anno, quand’era alla Drone Hopper Androni, ma non è così.

Il 27enne di Gavardo aveva chiuso la stagione con la tranquillità nel cuore di poter continuare la sua avventura nello stesso team, ma poi le cose sono precipitate: «Sapevo che c’erano problemi, ma mi sono ritrovato dall’oggi al domani senza un contratto. Savio mi aveva promesso che comunque nel 2024, se la squadra ripartiva, mi avrebbe chiamato, ma intanto non sapevo bene che cosa fare. Poi si è aperta una porta nel team e improvvisamente si è aperto un mondo».

Per Tagliani tutto sembrava perso, almeno per il 2023, poi in poche ore è arrivato il contratto
Per Tagliani tutto sembrava perso, almeno per il 2023, poi in poche ore è arrivato il contratto
Rispetto allo scorso anno che cosa è cambiato?

Tutto, è un team completamente nuovo, tanto è vero che di italiani ci siamo solo io e Bisolti, poi c’è il norvegese Holther e per il resto sono tutti corridori colombiani. L’unico anello di congiunzione è proprio Gianni Savio, che si è ricordato di me e mi ha chiamato.

Se questa chiamata non fosse arrivata che cosa avresti fatto, in previsione di poter rientrare nel 2024?

Avrei continuato ad allenarmi, ma so bene che farlo senza un obiettivo concreto non solo è difficile, ma anche molto dispendioso moralmente. Infatti mi ero ripromesso di tenermi in forma fino a luglio guardandomi anche intorno per cercare un nuovo lavoro, poi in mancanza di certezze avrei preso la mia decisione.

Savio ha tirato fuori dal nulla il team sudamericano, ma conta di ricostruire qualcosa in Italia
Savio ha tirato fuori dal nulla il team sudamericano, ma conta di ricostruire qualcosa in Italia
Avevi provato a trovare qualche altro team, dopo lo scioglimento della Drone Hopper?

Erano già tutti belli e sistemati, io poi non ho un procuratore, provavo a sondare il terreno ma nel ciclismo d’oggi è difficile trovare spazi se non sei seguito. I risultati non li guardano più, contano i contatti diretti. Quando corri dipende tutto da te, ma quando ti ritrovi in questa situazione ti senti impotente, vivi del giudizio altrui e sei in ansia. La mia chiamata è stata un gesto importante per me da parte di Savio, poteva scegliere chiunque e ha pensato a me.

La tua stagione era stata positiva?

Secondo me sì, con due podi portati a casa e un Giro d’Italia spesso in fuga. Se mi avessero detto a inizio anno che avrei fatto quel che ho fatto, ci avrei messo la firma. Pensavo fosse sufficiente e doveva essere così, ma nel ciclismo cercano tutti i campioni, chi lavora bene non ha mercato se non è seguito. Io so che cosa posso dare, credo che il mio approdo nel nuovo team sia dovuto principalmente alla mia serietà, ma quel che mi dispiace è che in generale anche se lavori bene, gli altri non ti vedono.

Tagliani e Bisolti, unici due italiani rimasti nel team di Savio “trasbordato” in Colombia
Tagliani e Bisolti, unici due italiani rimasti nel team di Savio “trasbordato” in Colombia
Sapevi della situazione di Benedetti?

Sinceramente no, non ci siamo mai ritrovati insieme lo scorso anno, abbiamo fatto calendari diversi e nel team non se n’era mai parlato.

Al di là del tuo sviluppo professionale, che impressione ti ha lasciato la sua vicenda?

Mi fa capire ancor di più che la differenza quando fai il salto di categoria è enorme. Per essere un professionista devi volerlo veramente, impegnarti, metterci tanto di tuo. Fino agli under 23 sei coccolato, pensa a tutto il team, ma poi devi essere tu professionista in prima persona, nell’allenamento, nell’alimentazione, nelle motivazioni. Devi aver voglia di fare sacrifici, comprendere che è un lavoro vero che richiede molto perché ci devi stare sopra 24 ore al giorno, non stacchi praticamente mai. E se non sei un campione dotato da madre natura è ancora di più necessario crederci al 110 per cento.

Per ora il leader della GW Shimano si è dimostrato Jonathan Guatibonza, con una vittoria alla Vuelta al Tachira (foto EsCiclismo)
Per ora il leader della GW Shimano si è dimostrato Jonathan Guatibonza, con una vittoria alla Vuelta al Tachira (foto EsCiclismo)
La tua preparazione a che punto è?

Mi sono tenuto in allenamento, ma praticamente parto quasi da zero. Spero di acquisire la condizione gareggiando. So che sarà durissima, se fossi stato chiamato un mese prima sarebbe stato molto meglio, ma sono sereno perché so quel che mi aspetta e sono pronto ad affrontarlo. Non ho grosse ambizioni, sinceramente voglio vivere questa stagione con serenità e ricambiare la fiducia di chi mi ha chiamato in causa.

Quindi inizi presto a gareggiare?

Sento che l’orologio corre, so che mi hanno detto che seguiremo tutto il calendario italiano ed essendo una squadra continental colombiana non saranno tante le gare a disposizione, ma l’importante è non fermarsi. Il proposito di Savio di ripartire con un team italiano nel 2024 c’è sempre e spero che questa volta sarò anch’io della partita sin dall’inizio.

Il vuoto dentro, i tentativi e il ritiro: Benedetti racconta…

15.02.2023
6 min
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Basta guardare gli occhi nella foto di apertura, da lui pubblicata su Instagram il 7 gennaio, per capire che il cammino di Gabriele Benedetti nel ciclismo fosse al capolinea. Per contro basta guardarlo nella foto con la sua ragazza (che pubblichiamo in conclusione di questo articolo) per rendersi conto della differenza. E così ieri, anticipando la telefonata con un messaggio e un post su Instagram, il campione italiano U23 del 2021 (22 anni) ha annunciato la fine della carriera.

Non è l’addio di Dumoulin e Pinot, non fa rumore come il ritiro di Aru. Però fa capire quanto debbano essere forti le motivazioni per fare il professionista. E come basti qualcosa che si inceppa nella vita di tutti i giorni, per trasformare anche le strade di pianura in salite insormontabili.

L’ultima corsa di Benedetti è stato il Tour du Limousin, chiuso con un ritiro il 18 agosto scorso
L’ultima corsa di Benedetti è stato il Tour du Limousin, chiuso con un ritiro il 18 agosto scorso

Sfortuna cronica

Inizialmente il pensiero è andato alle mille sfortune, a causa delle quali il suo primo anno da professionista si è concluso con 16 giorni di corsa. L’ultimo in cui ha attaccato il numero sulla schiena fu il 18 agosto al Tour du Limousin. Poi la Drone Hopper si è sciolta e la prospettiva di ripartire dalla Colombia ha congelato un entusiasmo già freddo.

«E’ un po’ che ci pensavo – racconta con mezzo sorriso – già dalle vacanze di Natale. Ho parlato con Massimiliano (Mori, il suo procuratore, ndr), ero un po’ in crisi. Avete presente quando proprio non riesci a partire per l’allenamento? Ci ho provato e riprovato, mi era già capitato di avere certi pensieri. Mi sono convinto a ritentare. Ho provato anche a cambiare vita. Sono andato via di casa per vedere se avevo più stimolo. Però, niente. Facevo una settimana o due e poi mi ritrovavo al solito punto…».

Benidorm, dicembre 2021: la maglia tricolore di Benedetti al primo ritiro della Drone Hopper, con Grosu e il preparatore Borja Martinez
Benidorm, dicembre 2021: il tricolore di Benedetti al ritiro della Drone Hopper, con Grosu e il preparatore Borja Martinez
Da U23 ti piaceva la vita del corridore? 

Mi era già successo di avere dubbi nell’ultimo anno, quando ero campione italiano. Non ottenevo più quello che volevo e mi ero un po’ demoralizzato. Ho fatto il campionato italiano, poi ho avuto un incidente e mi sono rotto le costole. L’anno dopo ho iniziato da professionista ed ero contento di partire. Stavo anche bene. Nella prima gara (il Trofeo Alcudia a Mallorca, ndr) ho fatto 30 chilometri e poi mi sono sfasciato un ginocchio. Mi sono risollevato e ho preso il Covid. Un’altra gara e ho preso le placche in gola, con tanto di antibiotici. Sfortuna su sfortuna. Ho cercato di trovare la rabbia per farmi valere, però niente…

Chi era al corrente della tua situazione?

Massimiliano Mori, di queste cose parlavo con lui. I miei genitori e la mia fidanzata. Massimiliano mi diceva che ero uno che valeva, insomma di provarci. Di non preoccuparmi della squadra e la squadra infatti non c’entra niente. All’inizio, quando la Drone Hopper è diventata continental, ci sono rimasto un po’ male, come tutti. Però alla fine mi hanno sempre sostenuto. Solo non avevo più la testa per andare avanti. 

Nel 2018 Benedetti corre i mondiali juniores a Innsbruck: è al secondo anno e arriva 6° a 3’20” da Evenepoel. Con lui c’è Tiberi
Nel 2018 Benedetti corre i mondiali juniores a Innsbruck e arriva sesto a 3’20” da Evenepoel
Eppure l’anno scorso a Benidorm eri sembrato motivato…

Era la prima stagione da professionista, volevo far vedere quello che valevo. Stavo bene, il periodo nero doveva cominciare. 

Quanto è stato difficile prendere questa decisione?

Parecchio, perché poi ho sempre paura di deludere gli altri. Tanti credono in me, la gente quando esco di casa mi parla solo di ciclismo. Quindi ho guardato tanto a questo aspetto. Poi però ho capito che dovevo pensare a stare bene io. In più ci sono state anche delle vicende personali un po’ pesanti, riguardo persone del ciclismo che mi hanno fatto del male. E anche quelle hanno avuto un bell’impatto, succede quando ti fidi di qualcuno che invece ti tradisce.

Vuoi dire di cosa si tratta?

No, ma posso dire che c’è un direttore sportivo che sin dagli juniores era molto vicino a me, che non si è comportato bene. Mi sono fatto prendere, sapeva parlare bene. Insomma, da lì in poi è andato tutto male (altro Benedetti non dice, ma lascia capire che si tratta di vicende personali non legate direttamente al ciclismo, ndr).

Il 19 giugno del 2021, Benedetti diventa tricolore U23 a Bacchereto, in Toscana (photors.it)
Il 19 giugno del 2021, Benedetti diventa tricolore U23 a Bacchereto, in Toscana (photors.it)
E’ tanto che vai masticando questo malumore?

Tanto, sì. Andare in bicicletta mi piace. In queste giornate, un giretto si potrebbe fare, ma non ce la faccio. Una volta sarei partito senza pensarci due volte, invece ora ci penso anche tre.

Come immagini la tua vita?

Non ho avuto tempo di pensarci. Ho preso la decisione senza sapere cosa farò, quindi è tutto in evoluzione. Di sicuro avrò più tempo per la famiglia, mi troverò un lavoro, diventerò una persona normale. Mi impegnerò a fare altro.

Mori dice che ti sei tenuto tutto dentro perché sei molto chiuso.

Sono uno che sta zitto, che non dice niente e questo un po’ mi penalizza. Insomma, nessuno capisce come stai, quello che hai. Sono così, ci provo, ma è il mio carattere. Sono timido, forse per fare il corridore ci vuole più cattiveria.

Giro dell’Emilia 2020, nell’anno del Covid si corre il 18 agosto: Benedetti in azzurro, avrebbe dovuto correre nel Team Monti
Giro dell’Emilia 2020, nell’anno del Covid: Benedetti in azzurro, avrebbe dovuto correre nel Team Monti
Quante volte dovrai ripetere questi concetti?

Purtroppo mi aspetto anche delle critiche, oppure delle chiamate. Però ci ho pensato tanto, è la mia decisione. Quindi chiunque può pensare a quel che vuole, io faccio quel che mi sento.

Chi lo aveva capito anche prima di te?

Sara, la mia ragazza. Siamo insieme da sei anni e parliamo tanto. Lei mi ha tirato su anche nell’anno da campione italiano, perché anche lì ero giù.

Sei uno di quelli che prende le decisioni e poi non torna indietro oppure ti lasci mezza porta aperta?

Non lo so, sinceramente non lo so. Però col tempo si vedrà (Benedetti ha 22 anni, ndr). Insomma se mi ritorna un po’ di voglia, se avrò qualche possibilità. Devo solo vedere se mi passa questo momento o se non passerà mai.

L’unica ad aver capito tutto era già da un po’ la sua compagna Sara, qui in una foto della scorsa estate
L’unica ad aver capito tutto era già da un po’ la sua compagna Sara, qui in una foto della scorsa estate
A casa come l’hanno presa?

Montemarciano, il mio paese, è super appassionato di ciclismo (è lo stesso borgo dell’aretino che ha dato i natali a Rinaldo Nocentini, Francesco Failli e Marco Madrucci, ndr). Mio babbo ha corso in bicicletta e ci è rimasto un po’ così. Anche per lui era una soddisfazione, però purtroppo se ne faranno una ragione.

Averlo annunciato ti ha tolto un peso?

Ho fatto capire quel che provavo, mi sono tolto un peso perché lo tenevo dentro da tanto. Non avevo mai detto niente a nessuno. Insomma finalmente mi sento più libero.

Che fine ha fatto Benedetti? E’ in lotta con un ginocchio

10.06.2022
4 min
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«La squadra gli sta vicino. Io lo sento tre, quattro volte a settimana. Soprattutto con un giovane è così. Se lo vuoi tutelare lo tieni fermo in questi casi, altrimenti lo fai correre». Daniele Righi, diesse della Drone Hopper-Androni, parla così di Gabriele Benedetti.

Gabriele è il campione italiano under 23 uscente. Ha vinto il titolo la scorsa estate nella sua Toscana. La squadra di Savio lo ha accolto a braccia spalancate, ma alla prima corsa ecco il “pata-trac”. Benedetti cade e il suo ginocchio inizia a dare problemi. 

Benedetti è un classe 2000, ha vinto il tricolore nella sua Toscana
Benedetti è un classe 2000, ha vinto il tricolore nella sua Toscana

Ginocchio ko

E inizia per Gabriele anche una lunga serie di inconvenienti. Riprese e stop. Adesso è fermo totalmente da un mese.

«Dopo la caduta a Majorca – dice Benedetti – sono rimasto fermo 15 giorni. Ho cercato di superare il problema, anche con cure forti, ma il dolore non è passato. Io ho provato a spingere e ci ho anche gareggiato sopra. A quel punto i dolori sono riemersi. Alla fine mi è stato diagnosticato un edema osseo fra rotula e tibia.

«Per fortuna che lunedì prossimo ho la risonanza magnetica presso un istituto fidato qui nelle mie zone, nel Valdarno».

Benedetti aveva esordito nelle corse di Majorca in Spagna. Sempre in Spagna i primi ritiri con la squadra (foto Instagram)
Benedetti aveva esordito nelle corse di Majorca in Spagna. Sempre in Spagna i primi ritiri con la squadra (foto Instagram)

Ma quale pro’!

Gabriele non sembra aver perso il suo buon umore, ma certo si aspettava tutt’altro inizio in questa vita da professionista. Invece è a casa e le giornate possono diventare molto lunghe per chi è abituato a fare molto.

«Guardavo il Giro d’Italia alla tv e mi mangiavo le mani – racconta Benedetti – ma purtroppo non ci potevo fare nulla. Spero di recuperare presto. Lo spero per me e anche per la squadra.

«Alla fine il professionismo non l’ho neanche assaggiato. Sono caduto alla prima corsa e quelle pochissime altre che ho fatto non stavo bene.

«Quest’anno infatti tra covid, cadute e ginocchio non sono mai riuscito a dare continuità alla mia stagione. Spero che lunedì mi dicano che tutto è risolto. Se è vero che fortuna e sfortuna si bilanciano, dovrei avere un bel finale di stagione».

Per il toscano fisioterapie e tanta televisione, tra sport e serie tv su Netflix
Per il toscano fisioterapie e tanta televisione, tra sport e serie tv su Netflix

Voglia di rientrare

La nota positiva è che almeno Benedetti può godersi la famiglia, la fidanzata Sara, gli amici… cose che non potrebbe vivere mai di questi tempi. Se stesse bene starebbe in altura o alle corse.

«Ho preso questo periodo come uno stacco. Uno stacco totale. Che poi non ci sono abituato, non sono mai stato tanto fermo, neanche d’inverno.

«Io spero di poter riprendere a pedalare quanto prima e tra un mese, magari nella seconda metà di luglio, a correre. Vorrei fare un bel finale di stagione e cercare poi di ridurre al massimo lo stacco invernale, visto che mi sono già riposato abbastanza».

Per un corridore stare fermo è difficile, starci in questo periodo dell’anno è difficilissimo. A gravare le cose c’è il fattore peso. Stare a casa e non ingrassare per di più senza fare niente e con un metabolismo abituato a macinare calorie è impresa ardua. 

«Esatto – dice Benedetti – il difficile è proprio quello. Non mangiare è tosta. Per questo peso i cibi. Io poi tendo ad ingrassare facilmente. Per il momento va bene. Un chilo o due ci stanno: con il caldo e gli allenamenti si perdono subito. Per il resto ho cercato di fare un po’ di nuoto, core stability, proprio per non perdere il tono muscolare».

Daniele Righi segue Benedetti. Il diesse toscano è nel gruppo di Savio dallo scorso anno
Daniele Righi segue Benedetti. Il diesse toscano è nel gruppo di Savio dallo scorso anno

Righi lo aspetta

Si spera che la Drone Hopper-Androni e il ciclismo italiano da lunedì possano ritrovare questo corridore. Anche Daniele Righi lo aspetta.

«La squadra gli è stata vicina – dice il diesse – Gabriele è un buon corridore e noi lo tuteliamo. In più deve stare sereno. Ha un contratto per tutto il 2023.

«Come detto, io lo sento e vicino a lui c’è anche il dottor Giorgi. La sua situazione è sotto costante controllo. L’importante è che risolva al meglio questo problema e non si porti dietro degli strascichi. E per farlo era necessario il riposo totale. Diversamente non avremmo fatto il suo bene.

«E se da lunedì gli daranno l’okay, potrà fare un bel finale di stagione. Potrà fare un agosto, un settembre e un ottobre con più energie fisiche e mentali di molti altri».

Procuratori, gelati, Ulissi e juniores: vi ricordate di Mori?

24.06.2021
6 min
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Dice Massimiliano Mori che se Diego Ulissi fosse nato una decina d’anni dopo, sarebbe passato professionista direttamente dagli juniores. Uno che vince due mondiali di fila, tra gli under 23 non ci poggerebbe neppure il cappello.

«Però non sarebbe lo stesso un modo sano di fare – riflette – perché al di là delle conoscenze superiori a disposizione oggi di uno junior, il fisico è sempre quello di un ragazzo di 18 anni. E le fatiche tra i professionisti, se possibile, sono ogni anno superiori».

Mori e Fornaciari al Fiandre 2008: singolare che entrambi ora lavorino nel mondo del gelato
Mori e Fornaciari al Fiandre 2008: singolare che entrambi ora lavorino nel mondo del gelato

I tre Mori

Massimiliano Mori, fratello di Manuele (ritirato nel 2019) e figlio di Primo (vincitore di una tappa al Tour 1970), è diventato campione del mondo juniores 1992 della 70 chilometri a squadre (assieme a Martini, Velo e Romio). Poi è stato professionista dal 1995 al 2009 e da circa cinque anni è tornato nel ciclismo come procuratore. Nel 2005, ancora corridore, si era dedicato alla sua azienda gelatiera, al punto che oggi ne produce per una trentina di negozi, rifornisce alcuni punti Conad e ha pure i suoi tre punti vendita.

«Non siamo la Sammontana – sorride – ma ce la caviamo. Un giorno però mi cercò Marco Piccioli, che fa l’agente nel calcio ed è un appassionato di ciclismo. Fra i suoi atleti aveva anche Vieri, per intenderci, ma non conosceva corridori. Così ho accettato di aiutarlo, sono l’ultimo arrivato. Lavoriamo in squadra. Marco si occupa dell’aspetto contrattuale, io individuo i corridori che mi piacciono e gli sto vicino dando qualche consiglio. Non avendo fatto il corso Uci, per firmare i contratti ci avvaliamo dell’avvocato Mari».

Massimiliano con suo padre Primo e il fratello Manuele, ritirato nel 2019 (foto Instagram)
Massimiliano con suo padre Primo e il fratello Manuele, ritirato nel 2019 (foto Instagram)
Come si fa a prendere un corridore?

Non con le promesse, anche se ci sono alcuni che ne fanno tante. Uno che ti promette lo squadrone, genera aspettative sbagliate. Chi ci casca lo trovi, dipende dal corridore. Oggi le cose sono cambiate.

Sotto quale punto di vista?

Quando correvo io, nelle squadre il procuratore era visto come quello che mangiava sulla pelle dei corridori. Oggi sono i corridori che ti cercano, perché pensano che se non hanno il procuratore giusto, restano esclusi.

Così anche i team manager hanno cambiato opinione?

Direi di sì. Loro sono quelli che firmano i contratti, ma per noi spesso è più semplice parlare con i direttori sportivi, perché hanno una miglior conoscenza degli atleti. 

E’ stato Mori a suggerire a Cattaneo il passaggio all’Androni per rilanciarsi nel WorldTour
E’ stato Mori a suggerire a Cattaneo il passaggio all’Androni per rilanciarsi nel WorldTour
Aver corso è un vantaggio?

Secondo me sì. Marco Piccioli prima di fare qualunque movimento, chiede prima a me. In più considerate che tanti team manager e direttori sportivi sono stati miei compagni o correvano nei miei anni ed è un vantaggio.

Sei di quelli che va a pescare fra gli allievi?

No, sono contrario che si vada tanto a ritroso. E’ un male. C’è tanta competizione, si cerca sempre di anticipare, ma alla fine si fa danno al ragazzo. Gli allievi si lasciano stare, invece ho messo il naso fra gli juniores. Ero contrario, ma anche stufo di arrivare sempre dopo e così mi sono adeguato.

Quanto vi paga uno junior?

Sei matto? Non paga niente neanche da under 23. Il procuratore non va pagato secondo me fino al passaggio al professionismo, ma certo nel momento in cui si rivolgono a noi, si aspettano proprio di passare. Ed è complicato, c’è da valutare i singoli casi. Io sono contrario al passaggio subito, meglio firmare e fare un altro anno da under 23. Alcuni lo capiscono, altri fanno fatica e magari pensano che tu non sia un bravo procuratore.

Nella sua scuderia anche Benedetti, fresco tricolore U23 (foto Instagram)
Nella sua scuderia anche Benedetti, fresco tricolore U23 (foto Instagram)
Benedetti, fresco tricolore U23, l’ha capito…

Lo scorso anno avevo già la squadra per farlo passare, ma il ragazzo preferì rimanere ancora U23 perché non si sentiva pronto e aveva fatto poche gare. Il contrario del pensiero che va per la maggiore.

Perché a volte il corridore manda avanti il procuratore per le sue esigenze in squadra?

E’ una cosa che capita, anche se a mio avviso il rapporto primario deve essere fra corridore e team. Può capitare che serva un’intermediazione, ma sulla bicicletta ci va il corridore e lui non è di proprietà del procuratore. Noi siamo di supporto, altrimenti si torna a quando pensavano male della categoria.

Davvero oggi Ulissi passerebbe subito?

Uno che vince due mondiali da junior avrebbe l’asta. Su di lui ci sono sempre state aspettative immense, pensate che peso sarebbero state se fosse passato subito. La differenza grossa è che oggi uno junior ha accesso alle stesse conoscenze dei professionisti, mentre io ad esempio di Bugno o Chiappucci non sapevo niente. A 18 anni il fisico è sempre quello. Puoi passare, puoi essere precoce, ma quanto duri?

Con Spalletti, il socio Marco Piccioli e Diego Ulissi (foto Instagram)
Con Spalletti, il socio Marco Piccioli e Diego Ulissi (foto Instagram)
Che rapporto hai con Diego: si parla solo di contratti o anche di vita?

E’ un fratello, quando ci vediamo parliamo di tutto. Di vita, di contratto e di corse. Se posso, un consiglio si dà sempre. Si dice che non vince abbastanza, ma se dovesse centrare una Liegi, allora il suo palmares assumerebbe un’altra dimensione. E’ un ragazzo umile ed educato. Quando quest’inverno ha avuto i problemi di cuore e poi nella ripresa, gli siamo stati vicinissimi.

Facendo cosa?

Lo abbiamo assistito per il discorso delle visite. E poi quando ha ripreso, scherzando durante il Giro gli dicevo che a causa sua si potrebbero rivedere le teorie dell’allenamento. Perché ha saltato l’inverno e non è andato in altura e ugualmente ha chiuso il Giro in crescendo meglio di quelli che lo avevano preparato da novembre.

Chi altri c’è nella tua squadra?

Non è bello fare l’elenco, però ad esempio sono contendo di come stanno andando le cose con Mattia Cattaneo e la Deceunick-Quick Step. Quando vidi che alla Lampre non andava, fui io a proporgli di andare all’Androni. E ora è tornato nello squadrone ed è contentissimo di starci, tanto che a breve rinnoverà per due anni.

Sono sempre rose e fiori?

Sarebbe troppo bello, ma a volte capitano anche i colpi bassi. Te ne fai una ragione e vai avanti, anche se magari sul tale corridore hai investito del tempo, lo hai consigliato e sai di aver sempre fatto il suo interesse. Ma si va avanti, ci mancherebbe. Si va avanti lo stesso.

P.S. Richiesto sul tema, Diego Ulissi ha dimostrato ancora una volta di avere la testa sulle spalle, anche perché forse il peso di passare a 21 anni è stato ugualmente importante.
«Oggi credo che la soluzione migliore per crescere – ha detto dopo aver concluso il Giro dell’Appennino – è fare un paio di anni in squadre continental. Non tante gare, ma iniziare ad assaggiare il professionismo. Io dovevo fare un solo anno tra i dilettanti, poi fu una decisione mia farne due, perché quell’anno mi ammalai. Presi mononucleosi e citomegalovirus e mi concessi un anno in più. Penso che comunque un percorso di crescita graduale sia sempre la soluzione migliore per il bene del ragazzo fisica e mentale».

Passa Benedetti e Montemarciano applaude

22.06.2021
4 min
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Domenica mattina, verso le 10, Gabriele Benedetti ha preso la sua Pinarello ed è uscito in bici nelle vie di Montemarciano, Arezzo, un borgo nel cuore della Toscana. Una di quelle domeniche mattine d’estate perfette per fare la sgambata. Fa caldo e la gente passeggia, magari va al bar o a messa. Quando però vede passare Gabriele, lo saluta, lo ferma, gli fa i complimenti per il campionato nazionale vinto il giorno prima.

Cose così te le porti dietro per sempre. «Sabato notte – racconta Gabriele che a letto aveva la maglia tricolore con sé – praticamente non ho dormito tanta era l’adrenalina per la vittoria, l’eccitazione per la serata. L’ho passata con amici e famigliari. Siamo andati “dal Cioni”, un ristorante di Loro Ciuffenna famoso tra i ciclisti».

Benedetti festeggiato dai compagni della Zalf Desirée Fior
Benedetti festeggiato dai compagni della Zalf Desirée Fior
Gabriele, prima di tutto complimenti, insomma: Terranuova Bracciolini, Loro Ciuffenna, Montemarciano… vieni da una terra di grande tradizione ciclistica.

Eh sì. Di queste parti sono Nocentini, Bennati, ci sono parecchie corse e la Ruota d’Oro che è internazionale. Eh si, poi ieri erano davvero tutti in festa per me. Mi seguono da quando ero piccolo.

Come hai iniziato?

In pratica mi ha… costretto mio babbo Alessio – dice Benedetti in pieno accento toscano – lui è stato un dilettante. Mi ha messo in bici da bambino. Ho iniziato da G1 e ho vinto la prima gara e da lì mi sono appassionato anche io. Ne ho sempre centrate parecchie e questa cosa mi è piaciuta.

Il Giro U23 però non è andato benissimo, anche se non sei un corridore da corse a tappe…

Vero, ho sentito parecchio la pressione. Proprio perché non sono un corridore daclassifica cercavo di fare bene nelle tappe, soprattutto quelle all’inizio. Non ci sono riuscito e poi mi sono un po’ demoralizzato nelle successive. Avevo pressione perché avevo fatto bene in un paio di internazionali, la Zalf ci teneva a fare bella figura e invece non ho reso come volevo. E così quando è finito il Giro sono stato per due giorni senza toccare la bici. Dovevo “resettare”. Dovevo cambiare pagina e arrivare all’italiano senza pensieri.

E ci sei riuscito?

Eh sì. Ho passato una vigilia molto tranquilla, non ho pensato alla corsa, ho dormito bene tutta la notte.

L’arrivo di Benedetti a Bacchereto: la maglia tricolore è sua (foto Scanferla)
L’arrivo di Benedetti a Bacchereto: la maglia tricolore è sua (foto Scanferla)
Però sei stato subito attivo e sei andato all’attacco dopo una ventina di chilometri. Hai capito subito che quella poteva essere la fuga buona?

Sì, si era capito presto che poteva essere la fuga buona. C’erano dentro tante squadre, tra cui la Colpack con Petrucci. C’è stata una buona collaborazione, abbiamo preso un buon vantaggio e dovevamo crederci.

Sì, crederci: ma quando parti dopo 20-25 chilometri e la corsa ne misura 175, è lunghetta per andare all’arrivo…

L’abbiamo presa un po’ lunga in effetti! Ma quando abbiamo visto che avevamo quasi 6′, ci siamo un po’ risparmiati pensando che il gruppo nel finale avrebbe reagito. Insomma siamo stati un po’ furbi.

E poi all’ultimo giro hai dato una vera fucilata: cosa ti passava per la mente in quel momento?

Rabbia – dice secco Gabriele – volevo sfogarmi. Ho provato una prima volta e siamo rimasti io e Petrucci. A quel punto è stato anche costretto a tirare. Volevo dimostrare che quello del Giro non ero io.

Che corridore pensi di essere? E se dovessi paragonarti ad un pro’ a chi faresti riferimento?

Ho avuto la conferma di essere un corridore per le gare di un giorno a cui piace andare all’attacco, per questo dico che mi piace Thomas De Gendt. Sono un passista scalatore. In salita vado abbastanza forte, ma anche in pianura mi difendo.

Beh, vista come è andata sabato direi più che difenderti… A proposito, che rapporto tiravi? La tua cadenza ci è sempre sembrata buona…

In salita ho cercato di andare il più agile possibile, in pianura nel finale andavo anche con il 53×11. Vedevo che la velocità era alta, sempre sui 55-60 all’ora e… mi garbava! Sapevo che se andavo così dietro non mi prendevano. E infatti lì ho iniziato a crederci.

Il toscano è nato a Montevarchi il 9 giugno del 2000
Il toscano è nato a Montevarchi il 9 giugno del 2000
Solo lì?

Anche quando ho staccato Petrucci, che è una gran bel corridore, e ho sentito che la gamba era buona. Non mi sembrava vero in quei chilometri. Mi veniva da piangere, ho pensato ai tanti sacrifici fatti, ai momenti difficili. E’ stata una liberazione. E l’ho dedicata alla mia ragazza, Sara.

E adesso che programmi hai?

Ancora non lo so. Andrò presto a Castelfranco Veneto e parleremo del programma. Intanto c’è da fare la maglia e il body tricolore.

Hai avuto contatti con i pro’?

Qualche contatto c’è stato. Ma di queste cose si occupa il mio procuratore, Massimiliano Mori.

Tricolore U23 a Gabriele Benedetti, con una fuga magistrale

19.06.2021
4 min
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Gabriele Benedetti si è girato e dietro di sé aveva il vuoto. Solo una larga lingua di asfalto e due ali di pubblico con il tricolore che dominava. Bacchereto, era adornata a festa. E per il corridore della Zalf Euromobil Fior l’inno di Mameli ha iniziato a suonare già prima del traguardo. Almeno mille metri prima.

Ma quando si arriva così, da soli, specie nel ciclismo di oggi deve essere successo davvero qualcosa di grosso. E così è stato. Se non altro per l’andamento insolito della corsa.

L’arrivo di Benedetti. Per il toscano il rettilineo finale è stato una vera parata (foto Scanferla)
L’arrivo di Benedetti. Per il toscano il rettilineo finale è stato una vera parata (foto Scanferla)

Verso il paradiso

Pronti via. E poco dopo c’è già la fuga buona. Al ventesimo chilometro va via un drappello in cui ci sono anche corridori importanti, tra cui proprio Gabriele Benedetti. Il gruppo tentenna, davanti invece spingono forte. Pancia a terra e il vantaggio arriva a sfiorare i sei minuti. Si va d’amore e d’accordo ma un po’ il caldo, un po’ la stanchezza e un po’ qualcuno che non tira più, bisognava a prendere in mano la situazione, prima che dietro si scatenasse l’inferno.

Benedetti mena forte al penultimo passaggio e sulla salita di Madonna del Papa restano in due all’imbocco della tornata finale. Con il corridore di Terranuova Bracciolini c’è Mattia Petrucci della Colpack Ballan. All’ultimo giro ancora un affondo. Quello buono, quello decisivo, quello che fa sognare e spalanca le ali del paradiso a Benedetti. Solo che il paradiso dal Gpm è lontano 14 chilometri e dietro il gruppo arriva come un falco. Spingono tutti, dalla Colpack alla Biesse Arvedi, dalla General Store alla Petroli Firenze Hoppla.

«Gabriele ha fatto un’impresa – dice il diesse Gianni Faresin – mantenere 40” di vantaggio è un qualcosa di estremamente difficile e che dà un grande valore al ragazzo. Dietro tiravano forte, soprattutto la Colpack. Ma alla fine Benedetti è arrivato con 16” su Baroncini».

Il podio finale con nell’ordine: Benedetti, Baroncini e Petrucci (foto Scanferla)
Il podio finale con nell’ordine: Benedetti, Baroncini e Petrucci (foto Scanferla)

Tattica azzardata

In effetti in molti attendevano la Colpack: aveva gli uomini più forti e anche i più veloci. Comunque la si metteva, la squadra di Colleoni era la favorita.

«Per questo bisognava giocare d’anticipo, bisognava fare qualcosa – continua Faresin – in un italiano non puoi aspettare sempre, te lo devi giocare. Abbiamo azzardato, ma ci siamo riusciti.

«Gabriele capitano? Diciamo che era tra i nostri ragazzi che poteva fare bene. Noi diamo a tutti la possibilità di avere i propri spazi in relazione alle esigenze della squadra. Bisognava entrare nelle azioni e così abbiamo fatto».

Intanto da “casa” Luciano Rui seguiva la corsa con attenzione. E pochi istanti dopo la vittoria era con noi a gioire: «Questo ragazzo – racconta Ciano – era un prodigio da juniores, Faresin lo ha ricostruito. Lui può fare davvero il corridore da grande, soprattutto per le corse di un giorno. E poi ascolta. E’ un ragazzo con i piedi per terra. Spesso è con noi in ritiro in Veneto e non è facile lasciare casa (la Toscana, ndr)».

In casa Zalf si fa festa nella calura toscana
In casa Zalf si fa festa nella calura toscana

Talento ritrovato

E quello che dice Rui ce lo ricordiamo anche noi. Proprio Faresin, questo inverno, ci disse che Benedetti era un talento da recuperare: ma in cosa? Come? In ogni caso sembra esserci riuscito.

«Beh, lo abbiamo recuperato direi – spiega con orgoglio Faresin – Aveva iniziato bene a La Torre, ha colto due buoni quarti posti in altre gare internazionali, mancava un acuto… Non è un uomo di classifica, ma al Giro voleva fare bene. Ha provato ad andare in fuga, ma è stato un Giro corso in modo molto chiuso e di conseguenza ha raccolto poco, nonostante abbia corso bene e ci abbia provato spesso. Tuttavia ne è uscito bene e questo risultato lo ripaga di tanti sacrifici. Ha rimediato bene alla sua “delusione”.

«Come lo abbiamo recuperato? Dandogli responsabilità in corsa, facendolo credere in sé stesso. Io lo vedo sempre tranquillo, ma proprio ieri mi ha detto che al Giro U23 sentiva un po’ la pressione, mentre oggi era più sereno».