Per la Corratec niente Giro. Frassi «Non ci piangiamo addosso»

23.01.2024
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Rcs ha oggi diramato le sue WildCard e chiaramente le più attese erano quelle per il Giro d’Italia, la corsa che può fare la differenza per alcune squadre. Specie quelle italiane: Corratec-Vini Fantini, Polti-Kometa e VF Group-Bardiani. Poi magari non è così per altre squadre, vedasi la Lotto-Dstny per esempio.

Il suo direttore sportivo Kurt Van de Wouwer ci ha detto: «La squadra è ancora piuttosto giovane, quindi abbiamo deciso di fare nuovamente due grandi Giri invece di tre. In quel periodo, maggio, possiamo programmare un ritiro in quota per preparare la seconda parte della stagione, dopo un periodo di riposo. Per il 2025 siamo fiduciosi che la squadra avrà acquisito maturità, il che ci fa guardare al futuro con ottimismo per correre di nuovo tutti e tre i giri».

Francesco Frassi (classe 1979) è uno dei diesse della Corratec
Francesco Frassi (classe 1979) è uno dei diesse della Corratec

La rosa migliore

Senza polemiche con il team belga, chiaramente. Che ha intrapreso tutt’altra linea e che tutto sommato se doveva venire in Italia per portare “a spasso” la bici bene ha fatto a rinunciare. Per la Corratec, diretta tra gli altri dal diesse Francesco Frassi, le cose sono ben diverse. La corsa rosa ha un valore senza pari. E la Corratec è stata la squadra italiana scartata. 

«Sinceramente – racconta Frassi in procinto di partire per il Tour of Sharjah, negli Emirati Arabi Uniti – un po’ di delusione c’è. Abbiamo lavorato tutto l’inverno con una squadra che sulla carta è senza dubbio la migliore delle tre italiane. Avendo dunque allestito una squadra di livello, di merito, pensavamo di essere dentro».

Il ranking UCI per squadre dice la Corratec è il 35ª team. Il terzo italiano dietro VF Group-Bardiani e Polti Kometa. Veniva da un 2022 durissimo, passato come continental ed è risalita di 71 posizioni al termine del 2023.

«Ma il Giro d’Italia per noi è ad invito e non possiamo che rispettare le scelte di Rcs. Ci toccherà dimostrare sul campo, sin da queste prime gare, il nostro valore e il buon lavoro svolto in questi mesi. Si guardano i punteggi? Bene, noi nel 2023 non ne abbiamo fatti molti, abbiamo cinque corridori che hanno vinto nel WorldTour: sono certo che abbiamo la migliore squadra tra le italiane. E non posso che essere orgoglioso dei miei ragazzi».

La Corratec-Vini Fantini in allenamento questo inverno. Una rosa ben più forte rispetto a quella del 2023 (foto Instagram)
La Corratec-Vini Fantini in allenamento questo inverno. Una rosa ben più forte rispetto a quella del 2023 (foto Instagram)

Morale così, così

La botta morale c’è stata ed è innegabile. Però non è stato un colpo di grazia. Le occasioni, tra Sanremo, Tirreno e molte altre corse ci sono. I palcoscenici importanti non mancano. Maggio è lontano, ma già si fanno i piani. Anzi, si lavora proprio…

«Il morale non è alto – continua Frassi – ma non è neanche la fine. Fare il Giro piace a tutti. Tutti i ragazzi vorrebbero farlo. Mentre per i team è importante per i budget e per gli sponsor: questo ci avrebbe dato più possibilità per il futuro. Guarderemo il Giro d’Italia degli altri, ma non staremo a casa».

E a casa non ci staranno sin da adesso. Anzi, gireranno per mezzo mondo. Emirati Arabi, poi Colombia e le corse francesi tra Marsigliese, Besseges. E ancora in Turchia… Tra l’altro proprio a Sharjah potremmo vedere una prima prova di forza nelle volate con il treno composto da Niccolò Bonifazio, Jakub Mareczko e Attilio Viviani. Una formazione molto, molto interessante.

Conti impegnato lo scorso anno al Giro. Valerio e compagni punteranno forte sulla Tirreno-Adriatico
Conti impegnato lo scorso anno al Giro. Valerio e compagni punteranno forte sulla Tirreno-Adriatico

Piano B, ricco

Si diceva che l’attività è molto elevata. Per la Corratec si parla anche di tripla attività. Lo stesso Frassi ci confessa che: «Da domani, quando atterrerò, so già che passerò due giorni davanti al computer per rifare tutte le squadre, rispondere agli inviti e insomma ridistribuire le varie formazioni nelle varie gare. Ma ce la farò e sarà un nuovo stimolo. La cosa più importante è che i ragazzi non sono abbattuti. Sanno che avranno molte possibilità e che alla fine lo scarto dalla corsa rosa non è dipeso da loro».

In effetti quando Frassi dice di non essere a casa a quanto pare non scherza proprio. Il maggio della Corratec-Vini Fantini sarà composto da Hellas Tour, Giro di Ungheria, Gp New York City e forse anche Quattro Giorni di Dunkerque.

«Davvero abbiamo tante corse in ballo – conclude Frassi – e una squadra molto buona. Quindi non ci piangiamo addosso».

Corratec: sei profili da rilanciare nel 2024

15.12.2023
6 min
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La Corratec-Selle Italia nell’inverno ha costruito, come nella storia per bambini della cicala e la formica. Il team di Francesco Frassi ha svolto il ruolo della formica, ha raccolto pian piano i frutti di un lavoro lungo. Tante le novità in vista del 2024, arrivate una per una, pensate e ponderate in base alle esigenze del team. Come abbiamo appena visto, la recente novità ha il nome di Mark Padun, scalatore arrivato dalla EF Education-Easy Post. E a sentir parlare Frassi non sembrerebbe essere finita qua la campagna acquisti della Corratec-Selle Italia

Quando chiamiamo, il diesse toscano si trova davanti al computer e sta stilando le prime bozze di calendario. Ci sono delle wild card da attendere che potrebbero cambiare alcuni programmi, ma a grandi linee è tutto pronto. Parlando di calendari e ritiri è facile far virare il discorso verso i nomi che hanno incuriosito gli addetti ai lavori. Per comodità ne abbiamo evidenziati sei, ma come ammette lo stesso Frassi ce ne sarebbero altri di cui si potrebbe parlare.

Mareczko alla prima semitappa della Coppi e Bartali del 2021 mette in riga Cavendish
Mareczko alla prima semitappa della Coppi e Bartali del 2021 mette in riga Cavendish

La freccia Mareczko

I nomi sui quali ci concentriamo sono quelli di Jakub Mareczko, Niccolò Bonifazio, Kristian Sbaragli, Valerio Conti, Mark Padun e Alessandro Monaco. 

«Andiamo in ordine partendo dai velocisti – suggerisce Frassi – quindi parliamo di Mareczko. Lui lo conosco bene, da quando eravamo in Vini Zabù, nel 2021. Abbiamo passato tanto tempo insieme, tra cui un ritiro a Livigno nel quale ci siamo conosciuti molto bene. Conosco le sue potenzialità, è uno dei corridori più esplosivi che c’è al mondo. Proprio nell’anno alla Vini Zabù riuscì a battere Cavendish in una volata secca. Lo stesso che vinse quattro tappe al Tour pochi mesi dopo. Mareczko nei percorsi pianeggianti può battere chiunque, davvero. Arriva da un periodo difficile dove non ha corso tanto, ma le qualità ci sono, ci sono sempre state».

Frassi ha ancora negli occhi l’azione di Bonifazio alla Parigi-Nizza del 2020 quando anticipò i velocisti
Frassi ha ancora negli occhi l’azione di Bonifazio alla Parigi-Nizza del 2020 quando anticipò i velocisti

Il funambolo Bonifazio

Uno degli arrivi annunciati verso fine stagione dalla Corratec è quello di Bonifazio. Corridore diverso da Mareczko, meno velocista e più fantasioso. 

«Ci stiamo conoscendo – dice Frassi – capirò lavorandoci insieme che carattere ha. Però fin da subito mi ha dato l’idea di essere uno che mette tanta dedizione nel ciclismo. E’ uno che non ha paura e sa quel che deve fare. L’ho visto al Giro, dal quale è uscito in crescendo, ma da lì in poi ha corso poco. A mio avviso uno come lui ha bisogno di correre, se avesse sfruttato quel periodo avrebbe potuto cogliere qualcosa di importante. Bonifazio è uno che inventa azioni belle e che vince su tanti terreni diversi. La tappa che vinse alla Parigi-Nizza del 2020, anticipando i velocisti ancora me la ricordo. Un corridore capace di queste azioni va tenuto e gli deve essere data la possibilità di provare, e con noi ce l’avrà».

Quest’anno Sbaragli ha corso il mondiale di Glasgow, andando in fuga e conquistando il 34° posto
Quest’anno Sbaragli ha corso il mondiale di Glasgow, andando in fuga e conquistando il 34° posto

L’esperto Sbaragli

Kristian Sbaragli, ad ora, è il più “anziano” del team Corratec. La sua figura si sposa con quella di Bonifazio e Mareczko. Anche lui non è un velocista puro, ma è in grado di trovare spunti interessanti. 

«Lui – riprende Frassi – ha sfruttato la gamba che si è trovato dopo il Giro e per poco non vinceva l’italiano. E’ un gran corridore che ha vinto una tappa alla Vuelta contro Degenkolb appena un paio d’anni dopo essere passato professionista. Poi è andato in Alpecin e ha avuto poco spazio. Parlandoci al campionato italiano quest’anno mi ha confermato che era da tanto che non si giocava una vittoria. Sono situazioni in cui devi trovarti, sbagliare, imparare e ripetere. Con noi sono sicuro che avrà tante occasioni e potrà riprendere la mano. In più la sua età gli permette di essere un valore aggiunto in professionalità ed esperienza. Ha un carattere che crea subito gruppo, mi ha dato subito una bellissima impressione».

Per Valerio Conti un primo anno alla Corratec molto sfortunato, ma i segnali di fine 2023 sono incoraggianti
Per Valerio Conti un primo anno alla Corratec molto sfortunato, ma i segnali di fine 2023 sono incoraggianti

Conti ci riprova

Valerio Conti non rappresenta esattamente una delle novità per la Corratec. Lui corre con Frassi già dalla scorsa stagione, e dopo un anno poco fortunato avrà la possibilità di riprovarci. 

«Ha un grande valore – ci conferma il diesse – prima del Giro andava davvero forte. Poi quella caduta lo ha messo fuori gioco. Mi ha colpito la sua mentalità dopo l’infortunio, è rimasto con noi al Giro, chi ha dato una mano e non ha perso la motivazione. Una volta rientrato a luglio si è rotto nuovamente il bacino ed è stato fermo fino a settembre. Le ultime corse dell’anno però ci hanno sorpreso: è rientrato e ha fatto 12° al Giro della Toscana e 13° al Matteotti. Lo abbiamo portato in Cina e al Tour of Hainan è arrivato quinto in classifica generale. Insomma, meritava la riconferma e sono contento che sia rimasto con noi».

Mark Padun nel 2021 ha stupito tutti con una doppietta al Giro del Delfinato, Frassi spera di riportarlo a quei livelli
Mark Padun nel 2021 ha stupito tutti con una doppietta al Giro del Delfinato, Frassi spera di riportarlo a quei livelli

Padun: scalatore puro

Il corridore ucraino è uno dei tasselli che mancava alla Corratec. Uno scalatore puro, in grado di potersi mettere in luce nelle corse a tappe e non solo.

«Ci mancava davvero – conferma Frassi – lui è uno che in salita può andare davvero forte. Lo ha dimostrato, appena due anni fa al Giro del Delfinato ha messo in fila due tappe incredibili. Ha lasciato sulla strada Vingegaard, Porte, Haig, Kuss… Anche all’Adriatica Ionica Race ha vinto sulle Tre Cime di Lavaredo. Quest’anno è andato bene alla Settimana Internazionale Coppi e Bartali, tirando per la vittoria di Healy nella terza tappa. Ha 27 anni e può fare ancora tanto, per il ciclismo di ora può essere considerato vecchio, ma non è in calo. Numeri e test parlano di qualità eccellenti, starà a noi tirarle fuori. A me piace fare questo tipo di lavoro: trovare la chiave giusta per dare motivazione ai miei ragazzi».

Monaco torna tra i professionisti dopo due anni, per lui un’occasione da valorizzare (foto Instagram)
Monaco torna tra i professionisti dopo due anni, per lui un’occasione da valorizzare (foto Instagram)

Il ritorno di Monaco

Alessandro Monaco torna nel mondo del professionismo dopo un’assenza durata due anni. Ha assaggiato il mondo dei grandi in Bardiani, è tornato indietro e non si è lasciato abbattere, conquistando nuovamente spazio nei professionisti.

«Nelle categorie giovanili – conclude il diesse – era considerato un talento. Ha avuto questo problema all’arteria iliaca e io per primo so quanto questo infortunio può compromettere la prestazione. Monaco ha avuto la determinazione, quando ha fatto un passo indietro, di tornare. Non si è mai abbattuto ma ha lavorato molto e in maniera solida. Vediamo se le doti che ha dimostrato di avere possono uscire nuovamente, è un corridore con senno. Una cosa che mi ha colpito è il fatto che studi. Per me questo è sinonimo di grande concentrazione, caratteristica importante nel ciclismo. E’ risalito e tocca a lui dimostrare se può fare il corridore».

Padun riparte dall’Italia con qualche nodo da sciogliere

15.12.2023
5 min
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Mark Padun è appena rientrato da un allenamento lungo, sotto l’acqua e un bel freddo. Andorra in questi giorni mostra la sua faccia e dopo tanto girare in cerca di caldo, l’ucraino ha fatto ritorno alla base per preparare la valigia e raggiungere a breve il ritiro toscano del Team Corratec. La squadra di Frassi e Parsani, con l’astuta regia di Citracca, ha raccolto un gruppetto di corridori molto solidi, guidati da Valerio Conti che già c’era. Accanto al romano sono arrivati Sbaragli e Mareczko, Bonifazio e ora Padun, per un peso specifico che raramente questo gruppo aveva raggiunto negli ultimi anni.

L’ucraino è un pezzo di pane, un ragazzo buono di 27 anni, che per caratteristiche atletiche meriterebbe ancora un posto nel WorldTour. Negli ultimi quattro anni ha corso con la Bahrain e poi con la EF Education, uscendo progressivamente dai radar.

Il 2023 di Padun è andato via fra prestazioni senza grossi spunti
Il 2023 di Padun è andato via fra prestazioni senza grossi spunti

Un motore potentissimo

Il suo preparatore dice di aver visto raramente un motore così potente e che, proprio per questo (indicando tra i fattori da tenere in considerazione anche il peso: Padun è alto 1,83 e pesa 67 chili), chi non lo conosce bene rischia di fargli prendere strade tecniche sbagliate. Forse è proprio questo quel che è successo nelle ultime due stagioni nel team americano. Padun infatti è arrivato forte al 2022 dopo il primo inverno, poi è andato sempre in calando. Dove è finito il corridore che vinse due tappe al Delfinato del 2021 e poi, escluso dalla squadra del Tour, andò fortissimo alla Vuelta?

Su quell’esclusione si parlò molto, ma la Bahrain Victorious volava e quando si trattò di fare la squadra per la Francia, la mannaia si abbatté su Mark, che non la prese affatto bene. I corridori guidati in quell’occasione da Rolf Aldag vinsero tre tappe (due con Mohoric e una con Dylan Teuns), per cui in breve del malumore di Padun si smise di parlare. Lui invece non dimenticò. Fece una Vuelta stellare, aiutando Gino Mader a conquistare la maglia bianca. E a fine anno cambiò squadra.

Giro del Delfinato 2021, Mark Padun vince le ultime due tappe: prima a La Plagne, poi a Les Gets
Giro del Delfinato 2021, Mark Padun vince le ultime due tappe: prima a La Plagne, poi a Les Gets
A parte la vittoria al Gran Camino a inizio 2022, le cose non sono andate troppo bene. Come mai?

Ho avuto problemi e sfortuna. Non sono più riuscito a trovare il mio ritmo. Un paio di volte ho sentito di avere una super gamba, ma in quei casi ho avuto forature, cadute ed episodi sfortunati. Alla EF mi sono trovato bene, è una bella squadra, con bravi preparatori e un bel personale. Non posso dire che sia dipeso da loro, ma qualcosa non ha funzionato.

Come si fa a perdere completamente lo smalto?

E’ la domanda più grande. Per questo sto lavorando, per tornare al Mark Padun di due anni fa. Ho ripreso a lavorare con il mio vecchio preparatore. Finché ero in una WorldTour non poteva più seguirmi, perché anche lui lavora in una grande squadra. Adesso invece abbiamo ricominciato a collaborare.

L’ultima vittoria di Padun è la crono del Gran Camino 2022, vinta per 5″ su Herrada
L’ultima vittoria di Padun è la crono del Gran Camino 2022, vinta per 5″ su Herrada
Avete rimesso mano alla preparazione?

Siamo tornati al metodo di prima e le cose stanno andando meglio. Non può essere una coincidenza. Rivedendo il mio modo di lavorare, ci siamo resi conto che in questi due anni ho sempre esagerato con i carichi di lavoro. Arrivavo alle corse stanco e non era normale. Ora ho ripreso in modo diverso, con la quantità giusta e tanta qualità.

Il ritorno in una squadra italiana, anche se non WorldTour può essere l’occasione per rilanciarsi?

L’Italia ha segnato l’inizio della mia carriera. Sono stato per due anni in Colpack e ho vissuto da voi prima di trasferirmi ad Andorra. Mi piace la mentalità che avete e il fatto che le squadre sono grandi famiglie. E a me serve un ambiente sereno per fare quel che adesso mi preme. Ricostruirmi prima ancora di pensare a quali obiettivi raggiungere.

Il miglior piazzamento 2023 è stato il 3° posto a Forlì alla Coppi e Bartali, nel giorno della vittoria del compagno Healy
Il miglior piazzamento 2023 è stato il 3° posto a Forlì alla Coppi e Bartali, nel giorno della vittoria del compagno Healy
Hai avuto contatti con i nuovi compagni?

Non ancora. Ho parlato con Francesco Frassi e adesso non vedo l’ora di incontrarli al primo ritiro (la squadra si radunerà per cinque giorni la prossima settimana a Viareggio, ndr). Quello che so è che troverò due professionisti ucraini, siamo gli ultimi tre rimasti nel gruppo e questa è una bella coincidenza. Il nostro ciclismo soffre, come la nostra gente. Tutti fanno il meglio possibile, ma non ci sono soldi e gli sponsor, che già non erano ricchissimi, hanno altro cui pensare.

Un quadro pesante…

I genitori non portano i bambini alle scuole di ciclismo, per cui il nostro sport si aggrappa ai Paesi come l’Italia e alla gente che cerca di aiutarci. Ci sono ragazzi e ragazze che vivono fuori dall’Ucraina e riescono a correre. Il vero buco ci sarà per le prossime generazioni. Ma quando c’è una guerra, capisci anche che lo sport viene dopo.

La maglia della nazionale: nel 2021 agli europei non valeva quanto ora, con il Paese in guerra. L’obiettivo è Parigi
La maglia della nazionale: nel 2021 agli europei non valeva quanto ora, con il Paese in guerra. L’obiettivo è Parigi
Come hai vissuto questo periodo di fatica e zero risultati?

Quando le gambe non vanno, ti vengono anche parecchi dubbi. Per fortuna che Training Peaks continuava a mostrarmi dei bei numeri, che ho fatto parecchi KOM e che ho avuto alcuni dei miei risultati migliori su segmenti di 20 e 30 minuti. Devo trovare il modo per diventare più consistente, di fare bene quello che so fare e puntare all’unico obiettivo che ora posso dire di avere in testa.

Quale sarebbe?

Non il Giro, anche se mi piacerebbe e mi piacerebbe che fossimo invitati. Penso alle Olimpiadi. Devo conquistarmi il posto facendo belle corse, ma penso che essere a Parigi sarebbe un bel modo per riprendere il filo del discorso e fare qualcosa di bello per il mio Paese.

Team Corratec, tanti acquisti per il salto di qualità

20.11.2023
5 min
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Tempo di restyling per il Team Corratec, che non solo ha effettuato finora una campagna acquisti molto profonda, ma sta trasformando la sua stessa intelaiatura. Se prima parlavamo infatti di una squadra giovane, tesa a far maturare nuovi elementi nel mondo professionistico, oggi ci troviamo di fronte a un team che nel ciclomercato ha preso corridori pieni d’esperienza e pronti a portare risultati di vertice, dei quali il team ha forte bisogno.

Francesco Frassi, direttore sportivo del team, chiarisce subito come siamo di fronte a un “work in progress”: «La campagna acquisti è in pieno svolgimento – spiega – abbiamo già 15 nomi, ma dobbiamo arrivare almeno a 20-21 per poter svolgere un calendario ricco, con almeno due team impegnati in contemporanea. Quest’anno è stato discreto, ma dobbiamo fare un salto di qualità, per cui abbiamo fatto una campagna mirata sui punti Uci, cercando uomini d’esperienza che vogliono rilanciarsi e con noi potranno farlo. C’è tanta carne che bolle in pentola, ma partiamo da chi ha già dato la sua disponibilità a venire da noi…».

Sbaragli e il diesse Frassi: foto di inizio rapporto: si parla in dialetto toscano (foto Team Corratec)
Sbaragli e il diesse Frassi: foto di inizio rapporto: si parla in dialetto toscano (foto Team Corratec)
Iniziamo allora da Kristian Sbaragli

E’ un corridore che vanta una lunga carriera fra professional e WorldTour, sempre all’estero. Ha avuto pochi spazi, ma quando ha potuto esprimersi appieno, ha fatto vedere che ha stoffa anche come corridore di vertice, vedi il terzo posto agli ultimi campionati italiani. Da noi potrà avere più possibilità per emergere potendo al contempo trasmettere la sua esperienza ai più giovani.

Con Bonifazio e Mareczko avete rafforzato molto il vostro parco veloce.

Niccolò forse non ha mantenuto le attese che venivano riposte su di lui da giovanissimo, ma le sue capacità sono indiscutibili, la vittoria di tappa al Giro di Sicilia lo dimostra. Da lui ci aspettiamo molto come anche da Mareczko, che conosco benissimo da quando l’ho avuto in forza alla Vini Zabù. E’ uno che garantisce molti punti, ma che per me può anche puntare spesso al bersaglio grosso.

Bonifazio torna in un team italiano dopo un lungo girovagare all’estero
Bonifazio torna in un team italiano dopo un lungo girovagare all’estero
Non c’è pericolo che i due si sovrappongano?

No, perché hanno caratteristiche molto diverse, per questo interpretano bene proprio il principio di cui sopra, avere due squadre egualmente competitive. Ognuno avrà le sue occasioni, ma non ci sono solamente loro. Abbiamo preso ad esempio il britannico Stewart che viene dalla pista dove è argento iridato nella madison, ma in Italia ha già colto il 2° posto alla Per Sempre Alfredo e il 3° al GP Industria e Commercio. Un nuovo acquisto per certi versi è anche l’ucraino Ponomar, ancora 21enne, arrivato da noi a metà stagione. Deve solamente maturare con calma, andrà molto lontano.

L’età media del team è aumentata di conseguenza…

Certo, ma se consideriamo che quest’anno il più “vecchio” era Valerio Conti con 30 anni, si capisce bene che fosse un team molto giovane, che anzi aveva bisogno di un’iniezione di esperienza proprio pensando ai ragazzi presenti. E’ chiaro che con corridori come quelli arrivati aumentano le ambizioni, abbiamo ora 5 corridori che in carriera hanno vinto gare del WorldTour e non è poco, prima c’era solo Conti. Questo servirà anche per cambiare completamente approccio alle corse: farci vedere non basta più, bisogna portare a casa sempre qualcosa.

Per Valerio Conti un’annata segnata dalla sfortuna, ma i segnali di fine 2023 sono incoraggianti
Per Valerio Conti un’annata segnata dalla sfortuna, ma i segnali di fine 2023 sono incoraggianti
C’è ancora tanto da fare però, come sottolineavi.

Sui media la notizia è già stata data e quindi ammetto che contatti ci sono per portare Pozzovivo al Team Corratec. Nonostante l’età, è un elemento che ci può garantire una certa presenza anche in un grande Giro. Oltretutto è professionista come pochi, è sempre davanti, con lui potremmo anche ambire a un posto nella top 10 del Giro d’Italia, ma soprattutto con lui e Conti avremmo due elementi in grado di ben figurare in ogni corsa a tappe. Poi stiamo puntando a un corridore straniero di grosso nome, a quel punto avremmo una squadra realmente competitiva. Ma c’è un altro aspetto che va considerato.

Quale?

Molti corridori vogliono venire da noi perché dicono che alla Corratec si trova l’aspetto bello delle formazioni professional. C’è una forte considerazione per il fattore umano, resta un po’ l’ambiente di famiglia. Anche per questo è importante non arrivare ai livelli delle WorldTour con 30-32 corridori, noi vogliamo seguire tutti allo stesso modo, senza dispersioni.

Il giovane Quartucci (a destra) avrà modo di crescere ulteriormente, con gli altri ragazzi presi lo scorso anno
Il giovane Quartucci avrà modo di crescere ulteriormente, con gli altri ragazzi presi lo scorso anno
Tanti acquisti di nome, ma non vi siete mossi molto fra le categorie inferiori.

Lo avevamo fatto lo scorso anno, abbiamo portato da noi molti ragazzi e non si deve dimenticare che quando prendi un neopro’ devi garantire un biennale. Sapevamo quindi di portarli fra noi con anche il 2024 da considerare. Ora avranno la possibilità di crescere ancora, come ad esempio Lorenzo Quartucci che è un corridore sul quale credo molto.

Quali sono le vostre ambizioni?

Quest’anno abbiamo chiuso al 34° posto nel ranking, dovevamo essere fra i primi 50 e quindi abbiamo centrato l’obiettivo, il tutto senza poter contare sui numeri di Conti a causa della sua sfortunata stagione. Nel 2024 dobbiamo essere tra le prime 40 squadre per avere gli inviti, nel 2025 fra le prime 30, quindi dobbiamo aumentare la portata dei risultati ottenuti. Il mio obiettivo comunque va oltre ed è portare il Team Corratec fra le prime 5 professional al mondo.

Come Sbaragli, anche Mareczko viene dalla Alpecin e cerca un numero maggiore di successi
Come Sbaragli, anche Mareczko viene dalla Alpecin e cerca un numero maggiore di successi
Nello staff è confermata la presenza di Fabiana Luperini come diesse, com’è stato il suo primo anno?

Fabiana si è perfettamente integrata e i ragazzi le hanno mostrato il giusto rispetto, per lei e per il suo ruolo. Fabiana è esattamente come quando correva, tanto gentile quanto determinata sul lavoro, che non si lascia sfuggire nulla, quasi infaticabile. E’ un valore aggiunto. Ma non va dimenticato Parsani che pur essendo il manager spesso è alla guida dell’ammiraglia e segue le corse in maniera diretta, poi Marco Zamparella come altro diesse e vedremo se ci sarà possibilità, budget permettendo, di aggiungere un altro nome.

Alla Alpecin non c’è più posto, Sbaragli riparte dalla Corratec

08.11.2023
5 min
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Dalla Alpecin alla Corratec, così Kristian Sbaragli ha preso il suo mondo e lo ha ridisegnato, un po’ per necessità e un po’ cercando qualcosa di diverso per se stesso. Negli ultimi anni è stato la sponda e la guida per Van der Poel e Philipsen, ma ora che la squadra belga ha deciso di ringiovanire la rosa, tenendo i tre leader e facendo passare tutti o quasi i ragazzi del Devo Team, per il corridore classe 1990 di Castel Fiorentino non c’è stato più posto.

«Io con loro stavo bene – spiega – non ho avuto problemi. Solo che dopo il mondiale si è parlato con la squadra: c’erano progetti diversi e alla fine non c’erano più le condizioni per rimanere. Ho fatto quattro anni, anche loro erano contenti. Così alla fine è stata solo una scelta tecnica, una volontà di rinnovamento. Nel mondo del lavoro funziona così, ognuno ha la sua politica e per questo ci siamo lasciati. Non è stato più possibile proseguire, ma siamo rimasti in ottimi rapporti».

Sbaragli e il diesse Frassi: foto di inizio rapporto: si parla in dialetto toscano (foto Team Corratec)
Sbaragli e il diesse Frassi: foto di inizio rapporto: si parla in dialetto toscano (foto Team Corratec)
Come siamo arrivati alla Corratec?

Quando abbiamo parlato con la squadra e abbiamo capito che non era nei piani rimanere, c’erano varie opzioni, però niente di concreto. Abbiamo parlato con sia con WorldTour sia professional, però non siamo mai arrivati a firmare un contratto. Nel frattempo avevo parlato anche con la Corratec. Per cui, una volta finita la stagione, ci siamo visti un paio di volte con Lastrucci, che è uno degli sponsor della squadra. Lo conosco da una vita, perché quando ero junior alla Vangi, era sponsor del team. Poi da dilettante ho corso con lui alla Hopplà e mi ha convinto a sposare questo progetto, a rimettermi in gioco in prima persona per raggiungere degli obiettivi personali che negli ultimi quattro anni avevo messo in secondo piano. E io alla fine ho accettato la sfida. Naturalmente è una squadra più piccola, ci saranno occasioni in cui altri saranno leader, ma di base parto con molta più libertà.

Diciamo che il terzo posto al campionato italiano ti ha acceso una lampadina?

Quello è stato uno dei fattori, una delle cose che mi ha convinto. Sicuramente faremo un calendario più adatto alle mie caratteristiche. E poi non mi dispiacerebbe riscoprire questa parte. Non si tratta di vincere un Giro d’Italia o partire la stagione con l’obiettivo di vincere la Sanremo, anche se tutto può succedere. Voglio essere competitivo e vedere che risultati si possono raccogliere non avendo compiti da svolgere per altri capitani.

Il terzo posto ai tricolori vinti da Velasco ha riacceso in Sbaragli la curiosità di mettersi alla prova
Il terzo posto ai tricolori vinti da Velasco ha riacceso in Sbaragli la curiosità di mettersi alla prova
La differenza più grande sarà proprio l’organizzazione della squadra.

La struttura è senza dubbio più piccola, quindi come in tutte le professional ci saranno sicuramente dei deficit per il livello di personale e alcune parti organizzative. Però diciamo che essere vecchio, fra virgolette (sorride, ndr), mi ha permesso di raccogliere l’esperienza che può servire. In questi quattro anni alla Alpecin ho imparato tanto. Lavoravamo in maniera molto specifica, soprattutto su determinati allenamenti e l’alimentazione durante gli allenamenti e la gara. Se uno sta attento e non lo fa soltanto perché gli viene detto, ma ascolta e si guarda intorno, sono cose che si ritrova anche quando cambia squadra. E’ un bagaglio di esperienza che con l’età ti porti dietro. Ogni anno ho sempre cercato di raccogliere tutta l’esperienza possibile, cercando di fare le cose sempre nel modo migliore.

Magari il tuo arrivo sarà di aiuto anche per gli altri…

Penso di avere un po’ di esperienza da mettere a disposizione per far crescere tutta la squadra. Ho in mente i ragazzi più giovani. Magari non gli manca niente, però non sono mai stati in realtà più grandi e forse avere qualche riferimento in più potrà essergli utile.

Quest’anno Sbaragli ha corso il mondiale di Glasgow, andando in fuga e conquistando il 34° posto
Quest’anno Sbaragli ha corso il mondiale di Glasgow, andando in fuga e conquistando il 34° posto
Dei fantastici italiani del 90 siete rimasti soltanto tu, Cattaneo e Felline. Cosa significa avere 33 anni in questo ciclismo così veloce?

A livello assoluto, 33 anni possono essere relativamente tanti. Il prossimo anno nelle WorldTour ci saranno tantissimi ragazzi nati dopo il 2000. Una delle considerazioni che ho fatto è quella di considerare il livello che ho attualmente e penso che sia ancora buono. Se non fossi più competitivo o non credessi di poterlo essere nella prossima stagione, avrei potuto anche smettere. Ho fatto una carriera di 11 stagioni fra i professionisti, quindi alla base deve esserci la consapevolezza di essere competitivi. Di certo ci sono tanti giovani che vanno forte, è cambiato l’approccio dalle categorie giovanili. Gli juniores che passano e sono competitivi sono la regola, mentre una volta poteva esserci qualche eccezione e poco di più. E’ il ciclismo che si evolve, vediamo se si può ancora dire qualcosa.

Pensi sarà difficile tornare a giocarsi le corse?

Negli ultimi quattro anni mi è capitato spesso di essere a disposizione di Philipsen, Van der Poel e Groves. Ma anche nell’ultima stagione, qualche giornata libera l’ho sempre avuta. L’istinto di giocarsi le gare andrà risvegliato, l’importante sarà essere avanti e riprendere un po’ il feeling. Ma soprattutto serviranno le gambe. Sono meccanismi che seguono anche la condizione di giornata. Quando si sta bene, si fanno meno errori.

Sanremo 2023 vinta dal compagno Van der Poel e festeggiata col figlio Lorenzo: un giorno indimenticabile (foto Instagram)
Sanremo 2023 vinta dal compagno Van der Poel e festeggiata col figlio Lorenzo: un giorno indimenticabile (foto Instagram)
Hai ripreso ad allenarti?

Da questa settimana ho ricominciato con un po’ di palestra. Poi farò qualche uscita in bici, magari a seconda del meteo, in mountain bike o bici da strada. Un paio di settimane di riattivazione blanda e da fine novembre si riprende con gli allenamenti più lunghi, fino al ritiro di dicembre. Non so se troverò qualche compagno con cui allenarmi, di sicuro in ritiro avrò modo di conoscerli bene. Ma con il magazzino in Toscana, non sarà difficile incontrarsi anche al di fuori delle corse.

Il viaggio lungo e bellissimo di Bertazzo sulla bici

24.10.2023
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L’appuntamento con Bertazzo è dopo il lavoro. Una volta girato l’interruttore, la vita del padovano ha cambiato decisamente strada e adesso si svolge nell’azienda di famiglia. La Veneto Classic è stata l’ultima corsa di un atleta che negli ultimi tempi ha dovuto penare per un infortunio alla schiena mai risolto del tutto e che comunque ha conquistato il mondiale dell’inseguimento a squadre nella fantastica nazionale di Marco Villa.

«Sono qui in ditta dei miei genitori – spiega – hanno un’azienda di pressostati per pompe per l’acqua. Adesso sono nel reparto produzione, nell’area dei torni. Seguo la catena di montaggio. Ho sempre fatto il ciclista, non ho una base tecnica, quindi è giusto che parta da zero. L’obiettivo di mio padre è quello di farmi capire prima di tutto il prodotto e poi le varie fasi della lavorazione. Quando avevo vent’anni, a volte venivo qua a lavorare perché mio padre non vedeva di buon occhio che andassi in vacanza. Invece quando a primavera ho deciso si smettere, ho cominciato subito a lavorare. Facevo un part time: la mattina mi allenavo e di pomeriggio venivo in azienda».

Sta rinascendo l’Italia del quartetto. Qui siamo ai mondiali di Minsk 2013, con Bertazzo, Scartezzini Coledan e Ignazio Moser
Sta rinascendo l’Italia del quartetto. Qui siamo ai mondiali di Minsk 2013, con Bertazzo, Scartezzini Coledan e Ignazio Moser
Come è maturata questa decisione? Hai appena 31 anni…

Diciamo che gli ultimi risultati non sono stati quelli che avrei voluto. In più, i giovani all’interno della nazionale spingevano forte, la schiena mi faceva diventare matto e i miei avevano bisogno di una mano. Un po’ di situazioni che, messe tutte assieme, mi hanno dato la spinta definitiva. E’ stato bello, ma a un certo punto bisogna essere obiettivi. Così mi sono detto che fosse tempo di cominciare a lavorare. Se non fosse stato quest’anno, sarebbe stato il prossimo: non cambiava molto.

Hai lasciato proprio alla vigilia dell’anno olimpico: credi che non avresti trovato il tuo spazio?

Non sarebbe stato facile. E poi il problema della schiena, che da fuori potrebbe sembrare di poco conto, in realtà mi ha cambiato parecchio (Bertazzo ha subito un intervento di microdiscectomia, dopo la caduta al Tour Colombia del 2019, ndr). Se non avessi avuto quel problema, forse ora sarebbe tutto diverso, ma non rimpiango niente.

Agli europei di Apeldoorn 2013, arriva la vittoria della madison in coppia con Viviani
Agli europei di Apeldoorn 2013, arriva la vittoria della madison in coppia con Viviani
La decisione l’hai presa a marzo, ma alla Veneto Classic l’emozione sembrava forte.

Quella domenica è stata una giornata molto dura per me. Un conto è deciderlo a marzo, ma non è stato facile vedere tutti i messaggi d’affetto, le persone che venivano a salutarmi. Ho cominciato a correre in bici a 12 anni e adesso ne ho 31, si è chiusa una grande parte della mia vita. In più la mia caratteristica è sempre stata quella di condividere ogni momento con le persone che avevo intorno e rendersi conto che certi momenti non torneranno più non è stato indolore.

Sei stato uno dei pionieri della pista azzurra, quando quasi non se ne sapeva più nulla…

Quello che ho vissuto con la nazionale è stato un percorso lungo e unico. Quando ho cominciato nel 2012, nessuno sapeva che esistesse la pista, la gente non sapeva neanche quanto fosse lunga. C’era Elia (Viviani, ndr) che ci faceva da timone e Marco Villa che ci ha creduto. Se siamo andati alle Olimpiadi di Rio è stato solo merito suo. Ci mandava sempre a fare le Coppe del mondo, anche se eravamo gli ultimi. Però così intanto arrivammo al nono posto del ranking e quando fu tolta la Russia, si aprì la porta per noi. E da quel punto di partenza, l’Italia è diventata la punta di diamante. Tutte le nazioni ci guardano, mentre prima il riferimento era l’Australia e questo mi fa sorridere. Provo già nostalgia, ma so di aver fatto la mia parte.

Com’è passare dalla sella di una bici al tornio?

Da un certo punto di vista è un altro mondo. Però il ciclismo, soprattutto nella gare a tappe, ti insegna che se sei senza gambe, devi arrivare in cima alla salita. E questo nella vita lavorativa ti dà una marcia in più. Quando sei stanco, riesci a gestirti a livello fisico e anche mentale. D’altra parte il mondo del lavoro è diverso, perché c’è lo stress fisico, ma anche quello mentale. Io sono ancora all’inizio, ma lo sport mi sta aiutando anche qui. Dico sempre che il ciclismo è una scuola di vita, perché ti insegna la fatica e ti insegna che in un modo o nell’altro, devi arrivare in cima alla salita.

Continuerai a usare la bici?

Pensavo che le mie ultime gare fossero state quelle di settembre in Bulgaria, quindi nell’ultimo mese e mezzo sarò uscito 5-6 volte. Finché non mi inserisco bene in azienda, preferisco dedicarmi al lavoro. Però la bici voglio tenerla. Mi piace usarla per vedere i posti in maniera più tranquilla. Prima vedevo le montagne con odio, adesso mi piace andarci per rilassarmi e godermi il paesaggio.

Il mondiale in pista di Roubaix è stato il momento più bello della carriera?

Bella domanda. Ci ho pensato parecchio, ma fortunatamente ho tanti bei ricordi. Ovvio, il mondiale è stato l’apice, però ne ho tanti legati anche solo alle semplici trasferte. Come dicevo, il mio obiettivo è sempre stato quello di condividere ogni piccolo momento. I primi tempi erano un’avventura, sempre in cerca di un risultato e ci divertivamo. Quindi se dovessi individuare il ricordo più bello, farei fatica. Dopo aver fatto le Olimpiadi di Rio, poi quelle di Tokyo e aver corso il Giro d’Italia, ho cercato di vivere ogni giornata davvero a fondo. Soprattutto in questo ciclismo così frenetico, bisognerebbe far capire che certe giornate non torneranno mai più, quindi bisogna vivere ogni momento, ogni persona e ogni situazione al meglio possibile.

Abbiamo letto sui social messaggi di auguri molto toccanti.

Anche qui, non ce n’è uno in particolare, però quelli della nazionale sono stati bellissimi. Quello di Marco Villa, che comunque ha sempre creduto in me e mi ha aiutato a passare professionista. Marco è sempre stato un punto cardine della mia carriera. Quando siamo partiti, anche Ganna all’inizio faceva fatica a entrare nel quartetto e adesso è diventato… Ganna. I loro messaggi mi hanno fatto capire che, al di là dell’ambito sportivo, mi sono stati vicino e possiamo sempre trovarci e stare insieme. Stessa cosa con Frassi, che mi ha aiutato tanto alla Corratec, perché dopo l’infortunio non stavo benissimo, mentre lui ha visto il mio potenziale e mi ha aiutato a ritornare. 

Ti vedresti ancora a fare qualcosa nel ciclismo?

L’anno prossimo mi piacerebbe salire qualche volta in ammiraglia con Frassi o magari seguire i ragazzi del Maloja Pushbikers (la sua ultima squadra, ndr) che in questi due anni è cresciuta tanto. Se poi davvero faranno il velodromo a Spresiano, allora sarò anche più vicino. Ma ogni cosa ha il suo tempo e di certo qui il lavoro non mi manca.

La Cina ha riaperto le porte. Il racconto dal Qinghai Lake

23.07.2023
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Due squadre italiane sono state protagoniste del Tour of Qinghai Lake, corsa a tappe che ha rappresentato il ritorno in Cina del ciclismo dopo molto tempo (foto Facebook in apertura). Con la prova che durava ben 8 giorni, si può dire che il lungo periodo legato al Covid sia finalmente alle spalle anche nel ciclismo e che si riapre un filone di gare che fino al 2020 era stato fondamentale per una larga fetta del movimento al di sotto del WorldTour.

Non si tratta di gare dal livello eccelso, questo è chiaro, ma molte squadre hanno sempre avuto nel mercato cinese un approdo importante, una buona parte della propria attività, grazie anche agli inviti degli organizzatori e ai contributi alle spese generali. In quest’occasione c’erano 5 squadre professional, fra cui due italiane, Team Corratec e Green Project Bardiani Faizané e attraverso i loro diesse presenti al via – Francesco Frassi e Luca Amoriello – abbiamo voluto saperne di più, non solo degli aspetti agonistici della corsa, ma anche di tutto il contorno.

Per Mulubrhan secondo giro a tappe vinto nel 2023 dopo il Tour of Rwanda (foto Tour of Qinghai Lake)
Per Mulubrhan secondo giro a tappe vinto nel 2023 dopo il Tour of Rwanda (foto Tour of Qinghai Lake)
Che Cina avete trovato dopo tre anni?

FRASSI: «Io ero alla mia settima volta in Cina e, se devo essere sincero, differenze non ne ho trovate. Ho visto tantissimo entusiasmo per il ritorno delle ruote europee e un’organizzazione impeccabile».

AMORIELLO: «Ho trovato un’organizzazione ben allestita e molto precisa. Quante differenze con la mia prima esperienza nel 2012, soprattutto come alberghi tutta un’altra storia… Sul piano della sicurezza poi i cinesi sono vere macchine da guerra, un’attenzione perfino maniacale. E rispetto a prima del Covid ho visto anche molti miglioramenti come pulizia dei locali».

Quanto conta ritrovare le gare cinesi nel calendario?

FRASSI: «Molto, è importante per un team come il nostro anche perché danno molti punti per il ranking Uci, noi ad esempio ne abbiamo portati a casa 293, un bottino mica male… Questa poi era importante perché ci permetteva di riempire il mese di luglio, solitamente un po’ scarno di gare».

AMORIELLO: «Avere queste gare è un’appendice fondamentale per la nostra attività, accresce l’esperienza internazionale in contesti molto diversi da quelli a cui siamo abituati. A gare simili puntiamo molto».

In quanti vi siete mossi per la trasferta e con quanto materiale?

FRASSI: «Noi eravamo una dozzina, con 7 corridori, due massaggiatori, due meccanici. L’organizzazione ci ha messo a disposizione, come per tutte le squadre, un’ammiraglia e un camion per i materiali. Avevamo a disposizione 11 bici, poi ci siamo portati dietro pezzi di ricambio, ruote e molto cibo. Diciamo che ci siamo affidati all’esperienza che avevo assommato nelle mie tante presenze precedenti».

AMORIELLO: «Siamo partiti dall’Italia in 12, trovando poi Henok Mulubrhan direttamente in Cina, proveniente dalla sua Eritrea. Avevamo 7 corridori in tutto, tre massaggiatori, due meccanici e il sottoscritto. Ci hanno dato un’auto e un camioncino, poi i corridori erano portati direttamente con pullmini agli alberghi. Questa è stata la grande novità: le gare finivano dove sarebbero ripartite il giorno dopo, con alberghi in zona. Questo ci ha fatto guadagnare molto tempo e risparmiare energie».

Per il mangiare come vi siete regolati?

FRASSI: «Abbiamo portato molto cibo da casa: pasta, tonno e carne in scatola, parmigiano oltre a tanti integratori. Ci preparavamo da mangiare da soli, un giorno tra l’altro pioveva così tanto che siamo rimasti nelle camere e ci siamo arrangiati lì, d’altronde ci eravamo portati anche una piastra a induzione proprio per essere indipendenti».

AMORIELLO: «Le esperienze del passato ci sono state utili, abbiamo portato tutto il necessario, dalla pasta alle scatolette di tonno e salmone e tanto altro. Cucinavamo direttamente nel ristorante, una pentola di un paio di chili di pasta, poi univamo verdure cotte, unica concessione alla cucina locale considerando che era molto speziata e non volevamo correre rischi».

Che tipo di corsa avete trovato?

FRASSI: «Non era una gara facile, anche perché oltre alla lunghezza bisogna mettere in conto che si viaggiava sempre in altura, mai sotto i 2.000 metri. I nostri ragazzi venivano da uno stage a Livigno, praticamente hanno continuato la loro permanenza in altura. Un dato interessante è che abbiamo monitorato i nostri durante l’intera corsa: la loro saturazione d’ossigeno non saliva mai sopra i 93, considerando che normalmente si è a 98-100. Quando si abbassa così ci vuole adattamento, ma lavorando tutti i giorni in fuorisoglia non sale».

AMORIELLO: «Nel calendario cinese questa è la corsa più corta, ma l’altitudine ha un grande influsso, si arriva anche a 4.000 metri. Henok era favorito, venendo dai 3.200 metri di casa in Eritrea. Un plauso va fatto ai percorsi, sempre su strade di almeno 2-3 corsie. Abbiamo trovato caldo, salvo un giorno di pioggia dove le temperature sono crollate».

Come giudichi i risultati portati a casa?

FRASSI: «Nella prima tappa abbiamo cercato di difenderci, evitando di fare azioni proprio per ambientarci e considerando che già la seconda era una tappa importante. Abbiamo vinto due tappe con Davide Baldaccini e Attilio Viviani e nell’ultima tappa abbiamo anche provato a ribaltare la corsa. Sapevamo che era una frazione con molto vento e potevano crearsi dei ventagli, a 30 dall’arrivo ne abbiamo sfruttato uno per scatenare la fuga giusta e alla fine Baldaccini e Murgano sono risaliti fino al 3° e 4° posto, ma la cosa che più mi è piaciuta è che la strategia che avevamo pensato, i ragazzi sono riusciti a metterla in pratica».

AMORIELLO: «Non possiamo davvero lamentarci. Sapevamo che Mulubrhan era uscito bene dal Giro e ha lavorato molto in Eritrea per mantenere la condizione, in Cina ha sfruttato la situazione. Ho poi rivisto il Lucca dello scorso anno e sono sicuro che farà un gran finale di stagione. Zanoncello ha vinto una tappa, ma poteva conquistarne almeno un’altra il primo giorno, solo che con Henok non si sono intesi nel tirargli la volata. Avrei voluto che Colnaghi potesse lottare in volata, ma ha avuto la febbre e si è ritirato. Nieri da parte sua ha portato a casa la classifica dei GPM, insomma si sono tutti distinti».

Terza vittoria Stagionale per Zanoncello dopo quelle a Taiwan e in Serbia (foto Tour of Qinghay Lake)
Terza vittoria Stagionale per Zanoncello dopo quelle a Taiwan e in Serbia (foto Tour of Qinghay Lake)
Obiettivamente la gara di che livello era?

FRASSI: «Secondo me era molto buono: oltre alle 5 squadre professional c’erano i colombiani del Team Medellin a proprio agio su quei percorsi, poi formazioni belghe, norvegesi, australiane, il China Glory che è una vera multinazionale con corridori forti oltre a varie nazionali asiatiche».

AMORIELLO: «Non ci sono differenze rispetto a prima del Covid, la concorrenza era molto qualificata con tanti europei. Io dico che era assimilabile a una delle tante gare a tappe che si corrono nel Vecchio Continente».

Tornerete?

FRASSI: «Sicuramente, abbiamo già ricevuto l’invito per il un’altra gara a tappe per metà settembre e per il Tour of Hainan. Ora la nostra attività torna a essere completa».

AMORIELLO: «Molto volentieri, ora che l’attività è ripresa appieno valuteremo gli inviti per poter allargare l’attività a due-tre gruppi anche contemporaneamente. Quello cinese è un mercato importante».

Non c’è solo la Francia. Corratec a luglio fra Cina ed Europa

10.07.2023
4 min
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E poi c’è il luglio di chi non è al Tour de France. La Grande Boucle chiaramente si prende tutti i riflettori, ma dietro c’è tanto ciclismo e in molti casi anche di buona qualità. La Corratec-Selle Italia del diesse Francesco Frassi, per esempio, è impegnata in Cina per il Tour of Qinghai Lake.

Luglio dunque non è un mese da buttare. Le occasioni ci sono e non vanno sprecate. Per molte squadre è anzi un potenziale mese di riscatto. Magari si potrebbe approfittare di qualche distrazione dei top team proprio perché fanno “all-in” sul Tour. Attilio Viviani ieri è stato terzo nella prima frazione.

Attilio Viviani terzo nella prima tappa del Qinghai Lake, un circuito a 2.200 metri di quota. E’ il nono podio per i ragazzi di Frassi dall’inizio dell’anno
Attilio Viviani terzo nella 1ª tappa del Qinghai Lake. E’ il nono podio per i ragazzi di Frassi dall’inizio dell’anno

Un luglio pieno

«Siamo qui in Cina – racconta Frassi – e già esservi tornati dopo il Covid è un buon risultato. Questa è una corsa piuttosto impegnativa: otto tappe tra i 2.000 e i 4.000 metri. Una trasferta impegnativa anche per lo staff. Noi per esempio ci siamo organizzati con delle cucine mobili. Qui la questione cibo è un po’ delicata. Per esempio non si toccano la carne e le proteine in generale. La carne potrebbe essere contaminata dal clenbuterolo».

Frassi spiega come in questo mesi la Corratec-Selle Italia sia impegnata su due fronti almeno, più i ragazzi sparsi in altura qua e là. 

«A luglio corriamo appunto qui in Cina, altri ieri hanno concluso il Sibiu Tour, il 23 facciamo una corsa in Romania, la Cupa Max Ausnit,  dove tra l’altro vicino c’è una grossa sede della Corratec e da lì ci sposteremo allo Sazka Tour in Repubblica Ceca». Un bel da fare. A conti fatti è come se la squadra, diesse incluso, corressero altri due Giri d’Italia, uno a luglio e uno appunto a luglio.

Intanto si correva anche in Romania, qui Jan Stockli
Intanto si correva anche in Romania, qui Jan Stockli

Mese di programmazione

Luglio però è anche il mese della programmazione. Si corre, ma si costruisce. Stanno correndo dodici atleti su venti.

«Vero – va avanti Frassi – questo è anche un mese di programmazione. Ma oggi non è facile. Non è facile per i team WorldTour, figuriamoci per noi, squadre più piccole. Anche loro vedo che, tolti i capitani che sanno già cosa faranno sin da gennaio, fanno degli aggiustamenti dell’ultimo minuto. Per esempio leggevo di Sobrero, cambiato per il Tour a pochi giorni dal via. Per quanto ci riguarda, spesso per le formazioni aspettiamo che le corse a cui dobbiamo partecipare svelino con precisione i percorsi.

«Noi cerchiamo di fare una programmazione da qui a un mese, 40 giorni. Ad agosto faremo un po’ meno, mentre tra settembre e ottobre si prospetta addirittura qualche caso di tripla attività».

Konyshev è a Livigno. Si è allenato con i suoi ex compagni Colleoni e Matthews
Konyshev è a Livigno. Si è allenato con i suoi ex compagni Colleoni e Matthews

Verso settembre

Frassi intanto aspetta, di nuovo, Valerio Conti. Il laziale, durante una notturna a Brescia, si è rotto di nuovo il bacino… ma sull’altro fianco. Incredibile. Una persona aveva attraversato la strada. Valerio l’aveva schivata, ma gli altri non ce l’hanno fatta e lo hanno tirato giù.

«Anche per lui – conclude Frassi – cerchiamo di stilare un programma. Prima però dovrà risalire in sella. Speriamo ci riesca fra una decina di giorni, così da averlo per la fine di settembre e l’inizio di ottobre.

«Poi ci sono gli altri. Chi non è riuscito a portare via una buona gamba dal Giro a giugno ha recuperato ed è andato in altura, quasi tutti fra Livigno e lo Stelvio, e ora corre. Mentre gli altri che hanno tirato dritto in questa prima parte di luglio sono in altura. I nostri erano quasi tutti alla prima esperienza di un grande Giro ed era prevedibile che lo pagassero un po’». 

Professional e WT divario enorme. Riflessioni con Frassi

18.03.2023
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La Tirreno-Adriatico ha sottolineato ancora una volta la distanza siderale fra le squadre WorldTour e le professional. Non solo le classifiche parlano chiaro, ma anche l’andamento delle corse. Quando si entra nel vivo della gara e squadroni come la Jumbo-Visma o la Soudal-Quick Step aprono il gas è davvero raro vedere un corridore di una professional nel drappello di testa.

Sia chiaro, non stiamo muovendo critiche a nessuno, anzi… Da italiani ci dispiace che le “nostre” squadre (che non sono WT) facciano fatica. Semmai vogliamo fare un’analisi in prospettiva.

Come si farà quando arriveranno le tappe più dure del Giro d’Italia? Cosa potrebbe accadere se in una tappa appenninica la corsa si accendesse sin dalle prime battute? Il rischio del tempo massimo sarebbe concreto?

Francesco Frassi è il direttore sportivo del Team Corratec
Francesco Frassi è il direttore sportivo del Team Corratec

Una foto che parla

Ne abbiamo parlato con Francesco Frassi, direttore sportivo del Team Corratec. E ne abbiamo parlato con lui prendendo spunto da una situazione che si è verificata nella frazione di Osimo, la tappa dei muri. Una situazione che riguardava giusto il suo team.

A un paio di tornate dalla fine c’erano quattro corridori della Corratec tutti insieme, da soli (in apertura foto Instagram) e dietro altri quattro Corratec in un gruppetto più folto. Questa situazione ci ha fatto riflettere. E ci ha portato da Frassi.

«Quella foto – spiega il diesse toscano – ritrae un momento particolare. Si è verificata una situazione in cui qualcuno dei nostri era più avanti, qualcuno era più indietro e si sono trovati raggruppati insieme. E’ vero, il divario è ampio, ma noi siamo tranquilli per il Giro. 

«Si sa che con la qualità che c’era alla Tirreno ottenere un risultato era difficile. Noi quel giorno volevamo prendere la fuga e ci siamo anche riusciti con Valerio Conti e Alex Konychev, poi lui si è staccato sotto le “trenate” di Van der Poel. Da parte mia posso dire, per esempio, che Conti inizia a stare bene. Si è mosso un paio di volte. Ad Osimo una volta ripresa la fuga, ha preferito aspettare il gruppetto dietro».

Segnali positivi: Gandin ha indossato la maglia verde. La Green Project, invece, tutto sommato si è difesa bene nella classifica a squadre
Gandin ha indossato la maglia verde. La Green Project, invece, si è difesa bene nella classifica a squadre

Un super allenamento

In ogni caso da una situazione così, le professional possono trarre dei dati preziosi per capire quanto e dove andare a lavorare. In cosa possono migliorare. Il bicchiere va guardato assolutamente mezzo pieno.

«Come detto – prosegue Frassi – c’è un divario grandissimo, ma ho visto anche tante squadre WorldTour soffrire. Noi abbiamo fatto un programma per cui i ragazzi non erano al 100% per questa gara. Sono tutti in crescendo di condizione. Sono convinto che arriveremo al Giro al meglio e ognuno potrà fare la sua figura.

«Abbiamo avuto momenti di difficoltà, ma non siamo stati i soli. Ho visto anche corridori di squadre più grandi o di una professional come la TotalEnergies con delle crisi importanti. Corridori che si sono ritrovati da soli col fine gara dietro.

«Noi almeno nelle fughe abbiamo provato ad entrarci. E quando poi la fuga non andava, abbiamo preferito fare il gruppetto per arrivare alla fine della settimana con l’obiettivo di portare a casa un lavoro che ci permette di crescere e di trovare la condizione ottimale per le prossime gare. Penso alla Per Sempre Alfredo, alla Coppi e Bartali, al Giro di Sicilia».

Steff Cras ad Osimo è arrivato ultimo ad oltre 5′ dal penultimo. In coda molti atleti anche di Jayco e Astana (foto @Agencezoom)
Steff Cras ad Osimo è arrivato ultimo ad oltre 5′ dal penultimo. In coda molti atleti anche di Jayco e Astana (foto @Agencezoom)

Non solo professional

Frassi dice che anche altre squadre più blasonate hanno faticato ed è vero. TotalEnergies, ma anche Astana Qazaqstan e Jayco-Alula (terzultima e penultima nella classifica a squadre) non se la sono vista bene, a fronte di budget ben maggiori. Anche Roberto Reverberi ci aveva fatto notare questa cosa in una battuta al via di San Benedetto. Ma quattro corridori tutti assieme e da soli fanno pensare che il livello atletico sia quello. C’è da rifletterci.

«Noi – dice Frassi – interpretiamo la gara secondo una nostra ottica. In questo caso cercando la fuga e vedendo la corsa nel suo insieme come un super allenamento di sette giorni.

«Una partenza come quella di Osimo ti trasforma la gamba e per noi è buono essere stati davanti in quel momento. Entrare in quella fuga non era facile e questo conta molto per noi. Alla Coppi e Bartali non ci saranno 18 WorldTour, ma nove e magari qualcosa potrà cambiare».

«E poi c’è un altro aspetto che mi piace sottolineare. E’ in queste situazioni che si conoscono davvero gli atleti, che si fa gruppo. In ritiro, il corridore ha un determinato carattere perché c’è più tranquillità, ma è con le difficoltà e lo stress della corsa che lo conosci davvero. E dal mio gruppo ho avuto dei buoni feedback.

«Tutto ciò ci serve per capire dove migliorare, su chi si può fare leva per ottenere di più e ottenere indicazioni sul piano atletico».