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Fisioradi Medical Center: inaugurata la nuova (super) sede

22.09.2021
4 min
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Il gran giorno dell’inaugurazione ufficiale è arrivato. La nuova “casa” a Pesaro del poliambulatorio specialistico, centro di riabilitazione diagnostica Fisioradi Medical Center ha finalmente aperto le porte. Proprio così. Allo scoccare dei primi vent’anni dall’inaugurazione – correva difatti l’anno 2001 – la struttura fondata da Maurizio Radi si è trasferita, rimanendo sempre nel comune di Pesaro… ma adesso in Via Lambro 15. Nel quartiere Vismara.

Il momento ufficiale in cui è stato inaugurato il nuovo centro Fisioradi Medical Center, il nastro lo taglia il Sindaco di Pesaro Matteo Ricci
Il momento ufficiale in cui è stato inaugurato il nuovo centro Fisioradi Medical Center, il nastro lo taglia il Sindaco di Pesaro Matteo Ricci

L’importanza del lavoro di squadra

«Nasco fisioterapista – ci ha confidato Radi – e inizialmente ho svolto la mia attività in un piccolo studio. Ricordo quegli anni come stagioni importantissime, di grande scuola e durante le quali ho avuto l’opportunità di lavorare moltissimo con le società sportive. Un esempio? La Scavolini Pesaro, allora nella A1 di basket. Con questa esperienza ho capito da subito l’importanza di un lavoro ben organizzato in equipe. Alla Scavolini mi relazionavo con medico sportivo, preparatore atletico, ortopedico e allenatore, intuendo che il mondo andava in una direzione diversa rispetto a quella di un piccolo professionista che lavora in solitaria.

«Oggi, alla base di questo importante passo in avanti con la nuova sede, dopo una crescita costante durata vent’anni, c’è la convinzione che una persona bisognosa di cure mediche preferisca affidarsi ad un unico referente dal quale ottenere una garanzia in termini di professionalità e servizio. Ecco, questo è quello che sentiamo di promettere da oggi in avanti attraverso il nostro ampliato ecosistema di servizi sanitari».

L’importanza del lavoro di squadra, grazie al quale è stato possibile realizzare questo importante progetto
L’importanza del lavoro di squadra, grazie al quale è stato possibile realizzare questo importante progetto

Il programma Scienza e Salute del ciclista

E il ciclismo rimane e rimarrà un riferimento molto importante per il Fisioradi Medical Center. Non a caso, negli ultimi anni è stato appositamente sviluppato il programma “Scienza e Salute del ciclista”. Un protocollo molto puntuale e specifico per tutti gli appassionati praticanti in grado di offrire un metodo esclusivo di allenamento, di valutazione, di alimentazione, di trattamenti e di programmi realizzati “su misura” per ogni singolo ciclista. Si parte dalla visita di idoneità sportiva fino ad arrivare alla valutazione e alla preparazione atletica.

Attrezzature al top

La nuova sede del Fisioradi Medical Center “misura” adesso 1.200 mq. (!) nei quali sono organizzati reception, sala d’attesa, 6 ambulatori medici, 8 stanze per i fisioterapisti. E ancora, una palestra attrezzata con macchinari d’ogni genere e di ultimissima generazione. Una piscina riabilitativa con tutti i comfort e le attrezzature per seguire ogni tipo di paziente. Un percorso vascolare, 5 bagni, uno spogliatoio uomini/donne che possono ospitare anche 45 persone, un polo diagnostico con Risonanza ad alto campo 1,5 tesla, TAC, telecomandato (RX), MOC, Mammografia, ecografia, elettromiografia. Tutti macchinari di ultimissima generazione. E poi ancora, una sala chirurgica con sala di sterilizzazione idonea a poter svolgere interventi in “day surgery”… I medici di supporto sono circa 50 coprendo di fatto tutte le branche specialistiche. La struttura è dotata di un parcheggio privato con ben 25 posti auto. Oltre ad un parcheggio specifico per biciclette e motorini.

Ristrutturazione ecosostenibile

Durante i lavori di ristrutturazione – durati il tempo record di 5 mesi e coordinati dall’Architetto Leoni – una grande attenzione è stata rivolta al tema della sostenibilità ambientale. Di fatto, la nuova sede del Fisioradi Medical Center è il risultato della rigenerazione totale di un ex capannone artigianale in abbandono. Il recupero è stato particolarmente attento all’involucro dell’edificio mediante la creazione di un cappotto termico in grado di efficientare ed abbattere la trasmittanza termica, così come l’impiego di nuovi infissi in Pvc. Il centro inoltre è stato attrezzato per la produzione di energia elettrica grazie ad un impianto fotovoltaico pari a 30 kWh come media giornaliera rispetto alla produzione complessiva annua. Tutti i materiali derivanti dalla demolizione che potessero essere recuperati per riempimenti sono stati riutilizzati.

fisioradi.it

Elisa Balsamo, tricolori donne 2020

Kinesiotaping? Bisogna saperlo fare…

06.11.2020
3 min
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Ne avete letto certamente nei giorni scorsi, nello stesso pezzo con Federico Morini, in cui oltre a parlare del trattamento diaframmatico, si accennava all’uso del Kinesiotaping. Più o meno, tutti li abbiamo visti usare. Nella foto qui sopra rendono quasi fluorescente il ginocchio sinistro di Elisa Balsamo ai campionati italiani donne elite. Sono quei cerotti elastici in cotone, ideali per trattare piccole lesioni neurologiche e ortopediche. La sua ideazione si deve a un chiropratico giapponese, il dottor Kenzo Kase, negli anni Settanta. Il loro essere preziosi sta nel fatto che, proprio grazie all’elasticità non impediscono, ma agevolano il movimento anche in caso di problematiche fisiche. Così siamo voluti andare più a fondo, ugualmente con la collaborazione del dottor Maurizio Radi, Fisioterapista-Osteopata del centro Fisioradi di Pesaro.

Kinesiotaping, fisioterapia
Ad ogni colore corrispondono determinate caratteristiche tecniche
Kinesiotaping, fisioterapia
Per ogni colore il suo impiego
Quale funziona svolge il kinesiotaping?

Quella di stimolazione del tessuto cutaneo sfruttando la sua caratteristica principale: l’elasticità. Può essere usato sia in fase acuta, nella fase cronica e anche come prevenzione.

Si tratta di una terapia o di un semplice conforto/placebo?

Si tratta di una terapia, in quanto il cerotto forma delle particolari convoluzioni sulla pelle, aumentando gli spazi interstiziali. Quindi si ha una riduzione della pressione e dell’irritazione sui recettori neurali e sensoriali, che a loro volta trasmettono il dolore dato dall’indolenzimento della zona. La riduzione di pressione produce un sensibile abbassamento del dolore.

Il kinesiotaping si utilizza soltanto per le articolazioni oppure ovunque ci sia sofferenza?

Si utilizza su articolazioni, tendini e sui muscoli, ma anche in caso di edema. Inoltre agevola il drenaggio linfatico. Per ogni situazione ha una diversa applicazione. Vista la sua versatilità può essere applicato su ogni parte del corpo.

Kinesiotaping, fisioterapia, ginocchio
Il ginocchio è una delle articolazioni più trattate
Kinesiotaping, fisioterapia, ginocchio
Il ginocchio fra i più… nastrati
Davvero un ginocchio dolorante viene tenuto in asse con il kinesiotaping?

Assolutamente si. In questo modo, mantenendo in asse l’articolazione, protegge tendini e legamenti. Al contrario se applicato male può portare ad uno squilibrio funzionale dell’articolazione ed a infiammazioni tendinee.

Il cerotto rilascia anche sostanze, oppure si tratta di un semplice strumento di contenimento?

Il cerotto non rilascia principi attivi, ma applicato correttamente può alleviare dolori da contratture e tensioni muscolari. Affinché sia davvero efficace è bene che sia posizionato da terapisti esperti che abbiamo una ottima conoscenza dell’anatomia.

I nastri sono tutti uguali?

Purtroppo no. E siccome il loro uso deve portare una stimolazione corretta sulla pelle, deve avere un coefficiente di elasticità particolare e unico. Inoltre non deve creare allergie ed irritazioni cutanee in quanto può essere indossato anche per più giorni.

Filippo Ganna, mondiali crono, Imola 2020

Trattamento diaframmatico, che cos’è?

03.11.2020
3 min
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«Prima della crono iridata – ha raccontato Fred Morini a Filippo Lorenzon – mentre eravamo già sul bus, Ganna mi ha chiesto un trattamento diaframmatico. Lui scherza, è giovane, ma è un vero campione anche in questo. Stava bene, ma un po’ di tensione ce l’aveva, era pur sempre un mondiale. Aver richiesto un mio intervento in quel momento è un attestato di stima. Mi lascia qualcosa sia sul piano lavorativo sia su quello emotivo. Pippo avrebbe vinto comunque, ma mi piace sapere che un piccolo aiuto l’ho dato. Con quei 20 minuti di manipolazione si è rilassato e ha aperto al massimo i polmoni».

Che cos’è un trattamento diaframmatico? Che cos’è il diaframma? E perché metterci mano prima di un mondiale? La frase di Morini meritava approfondimento, per cui ci siamo rivolti al dottor Maurizio Radi, fisioterapista- osteopata, titolare del centro Fisioradi di Pesaro, che oltre a trattare decine di pazienti, ha spesso a che fare con atleti e in passato ha lavorato con corridori come Gilberto Simoni e Andrea Tonti.

Diaframma, disegno di OsteoMov

Diaframma: una cupola muscolo-tendinea che separa il torace dall’addome (foto OsteoMov)
Diaframma, disegno di OsteoMov
Il diaframma separa il torace dall’addome (foto OsteoMov)
A cosa serve il diaframma nella respirazione?

Ha un ruolo molto importante. Contraendosi si abbassa e permette al polmone di gonfiarsi d’aria. Una corretta respirazione dipende all’80 per cento dal diaframma e il restante 20 dagli altri muscoli respiratori.

Vigilia di un mondiale, la tensione può limitare la capacità polmonare?

Assolutamente sì, un blocco fisiologico del diaframma può sfalsare il rapporto funzionale respiratorio di cui abbiamo parlato poco fa e limitare la capacità respiratoria.

Il corretto funzionamento del diaframma ha riflessi anche sulla postura dell’atleta?

Esatto. Il diaframma è una cupola muscolo-tendinea che separa il torace dall’addome, ponendosi tra i polmoni e i visceri. Ha inserzioni nella parte lombare del rachide, nelle coste e nello sterno ed è innervato dai nervi C3-C5. Questo stretto rapporto fra tratto cervicale e diaframma fa intuire l’interferenza tra diaframma e postura.

Massaggio diaframma, foto Stefano Esposito
Il massaggio del diaframma (foto Stefano Esposito)
Massaggio diaframma, foto Stefano Esposito
Massaggio del diaframma (foto Stefano Esposito)
Quali sono le cause di malfunzionamento del diaframma?

Possono essere la tensione, la retrazione causate da trauma, ma anche da uno scorretto equilibrio funzionale respiratorio. Questo può influire anche sull’apparato digerente provocando stitichezza o gastriti. Quindi una corretta respirazione diaframmatica può ridurre lo stress, le tensioni, aumentare l’ossigenazione del sangue, migliorare la postura e di conseguenza il benessere generale della persona/atleta. Tutto questo migliora sicuramente la performance.

Che cos’è e quali obiettivi ha un trattamento diaframmatico?

Quando parliamo di trattamenti dobbiamo prendere in considerazione l’atleta a 360 gradi. Quindi si tratta di togliere tensione con trattamenti manuali e manipolativi al diaframma e alla colonna vertebrale, migliorare l’equilibrio funzionale delle catene muscolari con trattamenti di rieducazione posturale globale, con l’obiettivo di portare il diaframma a lavorare nel miglior modo possibile.

Quindi prima di una gara il trattamento diaframmatico ha buoni influssi sull’atleta?

Come detto finora, lo rimette in asse, gli permette di respirare meglio, allontana la tensione… Decisamente sì.

Esistono pratiche autonome per tenere in efficienza il diaframma?

Ci sono esercizi di respirazione diaframmatica che inizialmente vengono eseguiti con il fisioterapista che successivamente posso essere insegnati al paziente o all’atleta per mantenere o migliorare la funzionalità respiratoria.

Cosa c’è nella valigia del fisioterapista?

01.11.2020
4 min
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Spesso dietro le grandi prestazioni dei corridori ci sono anche loro: i fisioterapisti. Sì, fisio, non più “semplici” massaggiatori. Oggi questa figura svolge un ruolo molto più ampio. Il massaggiatore è osteopata, fisioterapista, chiropratico, psicologo… per questo la sua valigia è sempre più grande.

Ci siamo chiesti cosa metta un massaggiatore nella valigia, quando parte un per Giro, per una corsa, per una tournée in pista… Domanda alla quale ha risposto Federico “Fred” Morini, ex corridore ed ora fisioterapista della nazionale.

Strumenti “collaterali”…

«Effettivamente – dice Fred – la valigia è ricca di tante cose. Ci sono gli strumenti del tuo lavoro pensati in funzione di ciò che strettamente devi fare agli atleti e quello che devi portare per farli stare bene. Mi spiego. La stanza deve essere bella. Una buona musica e una cassa che si senta bene, una macchina del caffé non possono mancare… Quando il corridore entra nella stanza lo devi accogliere».

Il taping, metodo sempre più usato
Il taping, metodo sempre più usato

…e strumenti tecnici

«Da alcuni anni si usa molto la tecarterapia. Un macchinario che rilascia calore e che viene usato per sfiammare, per i dolori, per raggiungere l’interno di un muscolo molto stanco. Poi ci sono le fasce o bende, abbiamo i set come i coltelli del cuoco. Servono per lavorare sulle fasce muscolari, che sono poi gli “involucri” dei muscoli. Bisogna dare mobilità al muscolo, facilità d’azione e favorire la “comunicazione biologica”: liquidi, tossine, membrane, acido lattico… tutto deve scorrere meglio, per dirla in modo molto semplice».

Le creme

«Magari non saranno strumenti in senso stretto, ma le creme servono moltissimo. Un bravo massaggiatore è colui che va a ricercare quelle con determinate proprietà. Ce ne sono tante e non sempre è scontato trovarle. Quella che in gergo è definita la “passata e via”, con un po’ d’olio non si fa più. Se lo fa non è un massaggiatore aggiornato».

Un libro di anatomia

«Una cosa che secondo me non deve mancare mai e che almeno non manca nella mia valigia è un libro di anatomia. Questo ti può dare qualcosa in più e tu puoi dare qualcosa in più ai corridori. C’è sempre da imparare, capire, sperimentare. E massaggiare non è semplice in certi casi. Il problema maggiore è il tempo. Spesso ne hai poco e non riesci a completare il trattamento come andrebbe fatto. Tanto più che oggi il livello è alto e ad ogni tappa o ad ogni corsa ci sono almeno sei favoriti e tanti outsider».

Mani e ricerca

«L’80 per cento degli strumenti restano le mani, poi c’è tutto il resto. E in questo resto metto anche ricerca ed entusiamo. La voglia di scoprire, di dare e fare qualcosa di più. E per farlo serve entusiasmo. Con la nazionale per esempio abbiamo sviluppato il kinesiotaping, sapete quei nastri colorati che sempre più spesso si vedono sui muscoli dei ragazzi? Se avete notato non sono più solo lineari ma anche a “cerchi”. Migliorano il recupero, lo smaltimento dell’acido lattico, aiutano i recettori muscolari. E questo è stato frutto di laboratorio con la nazionale. E non ci fermiamo. Lo estenderemo anche a tutto il resto del corpo».

Morini (sullo sfondo) e Ganna ai mondiali su pista di Berlino
Morini e Ganna ai mondiali su pista di Berlino

Psicologo

«Oggi il massaggiatore non tratta solo i muscoli. Deve saper ascoltare (Fred ha anche una laurea in psicologia, ndr) perché i ragazzi si confidano e magari sentendoli parlare capisci meglio di cosa hanno bisogno. Prima della crono iridata, mentre eravamo già sul bus, Ganna mi ha chiesto un trattamento diaframmatico. Lui scherza è giovane, ma è un vero campione anche in questo. Stava bene, ma un po’ di tensione ce l’aveva, era pur sempre un mondiale. Aver richiesto un mio intervento in quel momento è un attestato di stima. Mi lascia qualcosa sia sul piano lavorativo che su quello emotivo. Pippo avrebbe vinto comunque, ma mi piace sapere che un piccolo aiuto l’ho dato. Con quei 20′ di manipolazione si è rilassato e ha aperto al massimo i polmoni».

Il fiosioterapista umbro è davvero inarrestabile. Il prossimo obiettivo sarà un corso di osteopatia negli Stati Uniti. Ha voglia di aggiornarsi e fare di più. Per ora lo troviamo solo con la maglia della nazionale. Ha un grande centro medico (in espansione) a casa e non vuole lasciarlo, ma neanche vuole uscire dal ciclismo e dal mondo dello sport. Chissà quale sarà il suo prossimo strumento.