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Longo imbattibile, prosegue a tutto gas la marcia sul Giro

22.06.2022
4 min
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Questa mattina, a qualche ora dalla partenza, abbiamo voluto essere un po’ scontati e siamo andati da Elisa Longo Borghini. Nel cuore del Friuli Venezia Giulia, in un caldo umido e afoso peggiorato da qualche ora di pioggia, Elisa si apprestava a correre per la maglia tricolore da campionessa nazionale a cronometro. Inutile dire che seppur scontato, forse, non secondo quanto dice lei, il pronostico si è rivelato corretto.

Un’incredibile Elisa infatti, nel pomeriggio, qualche ora dopo la nostra chiacchierata, è salita sul podio di San Giovanni al Natisone, all’interno del velodromo, per vestire la maglia tricolore

Elisa, ieri ti abbiamo vista provare il percorso. Come ti è sembrato?

Secondo me è un percorso veloce, dove bisogna spingere tanto. Tendenzialmente la prima parte sale un pochino, mentre la salita finale sarà molto dura perché arriveremo con le gambe stanche. Avrei preferito un percorso più tecnico e un po’ più difficile, ma darò comunque il meglio di me stessa.

Elisa Longo Borghini conferma il titolo italiano della crono
Elisa Longo Borghini conferma il titolo italiano della crono
Un percorso senza alcun tipo di difficoltà quindi?

In una crono c’è sempre un momento di difficoltà e spesso ti coglie quando meno te l’aspetti, bisogna sempre essere molto lucide.

Se dovessi correre con la pioggia?

Per me non sarebbe un problema, sicuramente bisognerebbe porre una maggiore attenzione, ma sono certa che vinceremmo noi sulla pioggia.

Tu come stai?

In tanti mi danno per favorita, ma credo che ci siano delle ragazze che potrebbero vincere la corsa. Penso a Marta Cavalli (che ha concluso terza, ndr), a Vittoria Bussi e a Vittoria Guazzini (seconda sull’arrivo, ndr). Io sto abbastanza bene, ma sarà la strada a decidere.

Il terzo posto di Marta Cavalli è un grande segnale in vista del Giro: sarà un bel duello con la Longo
Il terzo posto di Marta Cavalli è un grande segnale in vista del Giro: sarà un bel duello con la Longo

Pronostico azzeccato

Elisa conosce le sue avversarie e le avversarie sanno che stanno per correre con una campionessa del suo calibro. Nel velodromo gremito di persone pronte ad applaudire le giovani campionesse, a fine giornata saliranno sul podio proprio le tre favorite: terzo posto per Marta Cavalli (FDJ Futuroscope Nouvelle Aquitaine), con un ritardo di 1’02” sulla vincitrice. A seguire conclude seconda Vittoria Guazzini della stessa squadra a 32” dalla riconfermata campionessa nazionale: la nostra Longo Borghini ha corso per 46’31” ad una media di 45,800 all’ora. 

Dopo la corsa Elisa è visibilmente più rilassata: «Sono contenta di come sia andata – dice – credo di aver fatto una buona prova. Adesso mi concentro sul Giro e poi sul Tour (parteciperà anche alla prova nazionale in linea, al servizio della squadra, ndr). Arrivare con questa maglia tricolore è una bella soddisfazione, ma anche una grande responsabilità. Vogliamo fare bene e l’obiettivo sono le tappe».

Per Vittoria Guazzini, seconda al traguardo, anche la maglia tricolore delle under 23
Per Vittoria Guazzini, seconda al traguardo, anche la maglia tricolore delle under 23

Guazzini e il ginocchio

A fine corsa abbiamo avvicinato anche Vittoria Guazzini, che ha comunque ricevuto la maglia tricolore perché migliore tra le donne under 23.

Com’è andata?

Ieri ho provato il percorso due volte e questa mattina una terza in tranquillità. Non presentava grandi difficoltà tecniche…si trattava solo di spingere. Sapevo che in salita, purtroppo, avrei sofferto ma sapevo che in discesa avrei potuto recuperare qualcosa. Ho cercato di gestirmi bene senza fare fuori giri e rischiare di compromettere l’intera crono.

Vittoria, tu sei campionessa europea under 23 a cronometro… quando supererai la Longo Borghini?

Elisa è molto forte (ride, ndr), ha tanta esperienza, è sempre molto difficile batterla. Un po’ di rammarico c’è, ma sono comunque soddisfatta. Vengo da qualche settimana con un problema al ginocchio. Non mi aspettavo molto, tant’è che sono partita abbastanza tranquilla, cosa che succede abbastanza raramente. Ho solo pensato che alla fine c’era da soffrire un po’ per tutte.

Come vedi il tuo futuro?

Nei prossimi anni spero di togliermi altre soddisfazioni. Sicuramente la cronometro è una disciplina che mi piace molto e alla quale dedico molto… Magari nei prossimi anni la batterò, chi lo sa!

Avversarie in gara, tutte e tre compagne di maglia nelle Fiamme Oro, ma felici e sorridenti, sebbene stanche, dopo. A fine corsa non mancano i sorrisi sullo sfondo tricolore che accompagnerà Elisa per tutto il resto della stagione.

Balsamo lascia la Polizia: primi effetti del WorldTour?

24.02.2022
6 min
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E’ diventato evidente ieri, leggendo le convocazioni della pista: accanto al nome di Elisa Balsamo è indicato quello della Trek-Segafredo e non più quello delle Fiamme Oro. La campionessa del mondo si è dimessa dalla Polizia di Stato, probabilmente alla luce del contratto e per coerenza con lo status di professionista, dando seguito alle parole profetiche di Rubens Bertogliati a proposito di team WorldTour e gruppi sportivi militari.

«Le trattiamo come professioniste – aveva detto lo svizzero a proposito del suo UAE Team Adq – anche se in Italia questa figura non è contemplata, per cui tante ragazze sono inserite nei corpi militari. Sono professioniste al top e con quei gruppi sportivi si riesce a lavorare, ma occorrerà mettere dei paletti per risolvere la cosa nell’interesse delle ragazze. Spero che dal 2023-2024 l’UCI risolva questa anomalia, il professionismo dovrà essere uguale per tutti».

La notizia era nell’aria da un po’, ma per una sorta di riguardo si era deciso di non parlarne. La stessa scelta a suo tempo fu di Giorgia Bronzini, quando la Forestale venne assorbita dai Carabinieri e per continuare a correre da professionista, la piacentina dovette lasciare l’Arma.

Assuntore, assieme a Confalonieri e Balsamo, dopo i tricolori della madison del 2018 al Vigorelli
Assuntore, assieme a Confalonieri e Balsamo, dopo i tricolori della madison del 2018 al Vigorelli

Che cosa sta succedendo? La svolta WorldTour minerà uno dei capisaldi dello sport italiano? E in che modo all’interno della Polizia di Stato è stata accolta la decisione di Elisa? Da quel che si capisce parlando con Nicola Assuntore, responsabile dello sport e tecnico del team di ciclismo, il fatto che se ne parli non suscita grossi entusiasmi. E proprio questo fa pensare che il colpo non sia stato lieve.

Che cosa è successo?

Elisa era nelle condizioni di rimanere e, parlando a titolo personale dato che la seguivo dall’inizio, mi è dispiaciuto molto. Ha fatto la sua scelta e ovviamente le auguriamo una grande carriera e di guadagnare molto bene. Ci siamo sentiti, ma visto che non c’erano margini di trattativa, alla fine non c’è ancora stato un incontro. Un vero fulmine a ciel sereno.

Cambia qualcosa nella vostra politica?

Abbiamo iniziato nel 2015, quando il ciclismo femminile era in una nicchia. Le ragazze percepivano rimborsi di 600-700 euro e solo le più forti guadagnavano meglio. Entrare in Polizia era il modo per avere una prospettiva futura di lavoro: diventando un giorno agenti o tecnici nel gruppo sportivo che è cresciuto molto. Per cui iniziammo con la pista e poi la strada, puntando su una serie di ragazze che sono cresciute come Longo Borghini e altre che magari sono state al di sotto delle attese. Ma è lo sport, fa parte del gioco. Con noi corrono ancora Barbieri, Bertizzolo, Cavalli, Confalonieri, Fidanza, Guazzini e Longo Borghini.

L’arrivo di Elisa Longo Borghini ai tricolori 2021 di Castellana Grotte (foto Ossola)
L’arrivo di Elisa Longo Borghini ai tricolori 2021 di Castellana Grotte (foto Ossola)
Adesso però c’è il WorldTour…

Le ragazze stanno vivendo questa equiparazione con gli uomini per gli stipendi e qualche tempo fa abbiamo iniziato a pensare che lo status di professionista fosse in conflitto con l’appartenenza a un corpo di Polizia. Per cui intervenne il presidente Di Rocco che fece un accordo con l’UCI per consentire il doppio tesseramento. Una particolarità dello sport italiano, questo è vero.

Il sistema funziona?

Alle Olimpiadi di Tokyo, le Fiamme Oro hanno vinto 20 medaglie con 21 atleti (qui il report della Polizia di Stato, ndr). Circa il 50 per cento delle medaglie dell’Italia. Se fossimo una Nazione, nel medagliere mondiale saremmo stati al 17° posto, prima di Spagna e Ungheria. Non abbiamo problemi a seguire atleti di altissimo livello, ma quell’accordo finisce nel 2022 e ora dovremo parlare con il presidente Dagnoni e il segretario generale Tolu per capire se sia rinnovabile. La scelta spetta a loro, non nascondo che a noi piacerebbe arrivare a Parigi 2024.

Il vostro focus sono i Giochi?

Nell’ordine: Olimpiadi, mondiali ed europei. Abbiamo sempre invogliato le nostre atlete a fare la doppia attività su strada e pista. Anzi, per le pistard la strada è comunque una necessità tecnica. Per un po’ avevamo pensato anche di fare un gruppo sportivo autonomo, ma c’erano troppi impedimenti. In ogni caso il nostro logo è un leone stilizzato che tiene in mano una fiaccola olimpica e sotto ha i cinque cerchi. Con l’avvento del WorldTour ci sarà da fare qualche valutazione.

Sul casco di Elisa Balsamo, nel giorno di Leuven, il leone stilizzato della Polizia di Stato
Sul casco di Elisa Balsamo, nel giorno di Leuven, il leone stilizzato della Polizia di Stato
Quali impegni hanno con voi le atlete?

Quello di utilizzare la nostra divisa ai campionati italiani e partecipare al ritiro in altura che di solito facciamo all’inizio dell’estate. Nasciamo per dare supporto all’attività della nazionale e facciamo in modo di non andare mai a sovrapporci a quella dei team.

Come è stata accolta dai vertici più alti l’uscita di Elisa Balsamo?

Ho parlato con il Dirigente Superiore Francesco Montini, il presidente dei Gruppi Sportivi delle Fiamme Oro. Lui è sempre stato lungimirante, ha portato le Fiamme Oro a essere la prima polisportiva in Italia, se non del mondo, con 24 medaglie olimpiche in 7 mesi. Per una sua intuizione abbiamo preso con noi anche Stefania Costantini del curling femminile, tesserata e poi arruolata. Speravamo in una medaglia alle Olimpiadi Invernali di Pechino, non pensavamo addirittura all’oro. E abbiamo parlato molto anche del ciclismo femminile, davanti alla decisione di Elisa, che per ovvi motivi abbiamo preferito non pubblicizzare troppo. Qualunque agente di Polizia può restituire l’uniforme, mettere le tre firme necessarie, prendere la liquidazione e uscire. Ma siamo la Polizia di Stato, non vogliamo diventare la squadra di passaggio fra juniores ed elite, per poi vederle andare se un altro team offre di più.

Cambierà qualcosa?

Investire diventa difficile, se le supporti per anni, diventano forti e te le portano via. Mi dispiace per le nuove leve che non avranno le possibilità avute da altre ragazze in passato. Ci siamo un po’ raffreddati. Gli ultimi ingressi sono stati quelli di Guazzini e Fidanza, ma già un paio di anni fa. Sono cambiate anche altre cose.

Ai tricolori crono del 2020, prima Longo Borghini e seconda Guazzini, qui con Assuntore
Ai tricolori crono del 2020, prima Longo Borghini e seconda Guazzini, qui con Assuntore
Quali cose?

Anche l’uscita di Salvoldi andrà capita. Con lui si era iniziato un bel progetto che ha dato ottimi frutti. Dino è un grande talent scout, un ottimo allenatore e un… pessimo gestore del gruppo. Siamo amici, ci sentiamo spesso e non sapete quante volte gliel’ho detto in faccia. Le ragazze erano arrivate al punto che le Olimpiadi e il mondiale per loro si svolgevano a Montichiari per guadagnarsi il posto. Hanno saputo i nomi per la madison di Tokyo a mezzanotte del giorno prima. La Guazzini doveva esserci. Vittoria sarà il futuro della pista e deve essere secondo me il punto di forza della madison: nessun’altra è in grado di preparare gli sprint come lei. Come Wiggins con Cavendish.

Dovrete parlare con Villa, niente di troppo difficile insomma…

Infatti ci andrò presto. Per noi non cambia nulla, salvo che accanto al nome di Elisa Balsamo non ci sarà più il nostro. Per fortuna sappiamo che le altre ragazze, da Longo Borghini a Confalonieri, passando per Marta Cavalli e Rachele Barbieri, sono intenzionate a restare. Anche Vittoria Guazzini, che di recente ha cambiato procuratori. Alla Trek-Segafredo abbiamo ancora Elisa Longo Borghini e Luca Guercilena tiene a questo rapporto, tanto da mettere il logo della Polizia sulla maglia del club. Allo stesso modo speravamo di arrivare con Elisa Balsamo a Parigi 2024, purtroppo però non sarà così.

Barbieri nel WorldTour con la benedizione della Bronzini

18.10.2021
6 min
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Dopo due anni a costruirsi la squadra intorno, quando la Liv Racing le ha proposto di fare un salto nel WorldTour, sul volto di Rachele Barbieri è spuntato un sorriso così grande che non va più via. In realtà motivi per essere contenta, l’emiliana della Fiamme Oro ne ha a bizzeffe. Aveva iniziato il 2021 come seconda schiera della nazionale su pista, invece si è rimboccata le maniche e non si è fermata finché non ha strappato la convocazione per le Olimpiadi. Nel mezzo vittorie su strada al cospetto di alcune delle più forti in Italia e anche qualche apparizione nel ciclocross. Una ciclista a trazione integrale che non si ferma davanti a niente. Forse per questo il popolo dei suoi tifosi è così vasto e in costante espansione.

Si conclude così il progetto della squadra che Rachele ha creato per sé nel 2020 e nel 2021
Si conclude così il progetto della squadra che Rachele ha creato per sé nel 2020 e nel 2021

Settimana a Roubaix

Per questa settimana, Rachele sarà al velodromo di Roubaix per i mondiali su pista. Sono partiti nel weekend, la nazionale sta bene e nei giorni scorsi a Montichiari hanno finalizzato i lavori specifici. Ci sarà da capire se le voci circa l’eventuale mancata conferma di Dino Salvoldi incideranno sul rendimento delle ragazze, ma questo si vedrà soltanto alla fine.

«Sono pronta a tutto – dice sorridendo – ho provato poco col quartetto e semmai potrei fare la prima, mentre non mi sentirei sicura nelle altre posizioni. La caduta della Guazzini ha cambiato tante cose. Sarebbe stato bello rimettere in pista il quartetto di Tokyo, aggiustando qualcosa. Ma agli europei si è visto che Martina (Fidanza, ndr) va benissimo come quarta. Abbiamo preso l’argento, ma sono abituati tutti così bene, che quasi qualcuno storceva il naso…».

Parliamo di te, cosa ti sembra di questa stagione?

Sono molto contenta. Ero partita con l’idea di andare a Tokyo, ho dato il 110 per cento ed è stato davvero bello. Ma non mi accontento, si poteva fare di più. Parto sempre carica, sono fatta così.

Come è stato in Giappone?

Me la immaginavo un po’ diversa. Arrivare in un villaggio solo per noi ciclisti l’ha reso simile a una prova di Coppa del mondo. Un po’ mi è dispiaciuto, ma sarebbe stato così anche senza il Covid, dato che il velodromo era comunque lontano dal Villaggio olimpico vero e proprio. Però è stato comunque bello, dal momento in cui sono arrivate le valigie con i vestiti uguali per tutti gli sport. E poi comunque mi vengono in mente le tensioni e le aspettative, prima e durante le gare. La determinazione nell’allenamento, la cura nell’alimentazione. Era un obiettivo grande…

Momenti che fanno crescere?

Ti rendi conto che i limiti che pensavi di avere in realtà non sono veri. che si può sempre migliorare e ci si può mettere in gioco.

Dovrai chiudere la tua squadra mono-atleta…

Farla è stata una bella esperienza. Uscivo dall’anno in BePink senza grandi risultati e senza essermi trovata particolarmente bene. Volevo cambiare e non trovavo squadra. Così ho deciso di dedicarmi solo alla pista, visto che comunque potevo contare sull’appoggio delle Fiamme Oro. Non è stata una decisione semplice da prendere, ma ne ho parlato con Salvoldi e anche lui è stato d’accordo sulla fattibilità. Il bello è stato che ho trovato appoggio da sponsor del mio paese e con il fatto che le Olimpiadi sono state spostate, mi sono detta che si poteva fare un secondo anno allo stesso modo per prepararle.

Dopo il mondiale scratch a Hong Kong nel 2017, Rachele è sempre stata nel gruppo pista azzurro
Dopo il mondiale scratch a Hong Kong nel 2017, Rachele è sempre stata nel gruppo pista azzurro
E ha funzionato?

Devo dire di sì. Ho potuto lavorare senza la pressione del team che pensa anche e soprattutto alla strada, gestivo tutto io. Ma ugualmente mi sono messa in gioco anche su strada ed è andata anche meglio di quanto pensassi. Non credevo di riuscire a vincere certe corse, ma una vittoria tira l’altra…

E adesso si torna in un team, cambia tanto?

Sono sempre stata una ragazza attenta ad aiutare le compagne. Mi piace vincere, ma anche far vincere è una bella soddisfazione.

Troverai a guidarti Giorgia Bronzini.

La conosco da un po’ di anni. Ultimamente ci siamo viste poco, ma ci siamo sentite. Ci siamo date il cambio in Wiggle, lei andava e io arrivavo. Abbiamo fatto insieme solo la trasferta di Hong kong in cui io vinsi il mondiale. Ai campionati italiani, quando ancora era in Trek e non pensava ad andarsene, mi ha dato dei consigli per le squadre cui inviare le mie richieste. Poi di colpo mi hanno chiamato dalla Liv, prima che partissi per le Olimpiadi. Mi hanno chiesto se volevi passare con loro e sono contenta, perché credo che Giorgia ci abbia messo la buona parola e loro le hanno dato fiducia. Spero di ricambiare con i fatti.

Programmi per il 2022?

Tanta strada, anche per diventare migliore. Parigi su pista è un pensiero, però mancano tre anni, di cui due da dedicare bene alle corse, con la pista che resta la mia passione e andrà inserita compatibilmente con il calendario. Che poi se lo cose andassero bene e il percorso fosse adatto, potrei mettermi in gioco anche per le Olimpiadi su strada,. Dovrò aumentare i chilometri di allenamento e sarà un bello step. Continuerò a lavorare con Stefano Nicoletti, il mio preparatore, con una referente in squadra che gestirà il lavoro di tutti. 

Barbieri Livigno 2021
Foto di una delle prime interviste con bici.PRO e Giada Gambino nel ritiro della nazionale sull’Etna a inizio anno
Barbieri Livigno 2021
Foto di una delle prime interviste con bici.PRO e Giada Gambino nel ritiro della nazionale sull’Etna a inizio anno
Un’altra italiana all’estero…

Avevo ricevuto una richiesta della Alè, prima che diventasse UAE. Ma credo che in Italia ci siano squadre che lavorano benissimo. Penso alla Valcar-Travel&Service che fa un ottimo lavoro. Li ho sempre ammirati, stanno facendo un bellissimo percorso. Per le giovani è l’ambiente ideale.

Dopo i mondiali in vacanza?

Mi riposerò. Prenderò la mountain bike o la bici da cross, amo l’inverno. Avrei voluto fare qualche gara, ma Giorgia mi ha un po’ frenato. Vedremo i calendari, se ci sarà qualche gara vicino casa. E poi cominceremo questa nuova avventura. Sono coinvolta nel progetto al 100 per cento. So che hanno fatto riunioni parlando di me, questo mi fa sentire importante.

Alzini Fidanza

Fiamme Oro, 6 ragazze a Tokyo con tante ambizioni

14.07.2021
4 min
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Con i loro 71 ragazzi selezionati in 19 discipline, le Fiamme Oro sono il gruppo sportivo italiano più presente ai Giochi Olimpici di Tokyo, con quasi il 18,5 per cento dell’intera rappresentativa azzurra che, pur con qualche defezione di troppo soprattutto fra le squadre, è la più folta della storia italiana dell’evento a cinque cerchi. In questo contingente, il ciclismo recita un ruolo finalmente importante, con 6 ragazze in gara, 4 su pista e 2 su strada (con Elisa Balsamo chiamata a fare da riserva per la gara del 25 luglio).

Già una presenza così significativa è un risultato importante per tutto il gruppo ciclistico, guidato dall’Ispettore Superiore Nicola Assuntore, che per spiegarlo ripercorre la breve storia della sezione ciclistica: «Avevamo iniziato il nostro cammino nel 2015 con 3 ragazze e già a Rio 2016 ne portammo 2, tra cui Elisa Longo Borghini che ci ripagò con il suo straordinario bronzo. Oggi il contingente è triplicato, significa che abbiamo fatto le cose per bene».

Elisa Longo Borghini, Katia Ragusa, Marta Cavalli, tricolore donne elite, Breganze 2020
Elisa Longo Borghini (prima, al centro) e Marta Cavalli (terza, a destra) targate FF.OO.: è il podio dei tricolori 2020
Elisa Longo Borghini, Katia Ragusa, Marta Cavalli, tricolore donne elite, Breganze 2020
Elisa Longo Borghini (prima, al centro) e Marta Cavalli (terza, a destra) targate FF.OO.: è il podio dei tricolori 2020
Nella loro preparazione avete avuto voce in capitolo?

La gestione delle ragazze in funzione dell’evento olimpico è pienamente in mano alla Federazione e ai suoi tecnici. Ci siamo confrontati spesso con Salvoldi sul lavoro delle ragazze trovando sempre una piena sintonia e i risultati nascono anche da questo.

E per quel che riguarda l’organizzazione della trasferta?

Lì la responsabilità è in toto del Coni, che ha un ufficio specifico, quello della Preparazione Olimpica. Non nascondo che avremmo voluto esserci e avevamo anche pensato ad organizzare la trasferta nel Sol Levante per una delegazione delle Fiamme Oro, ma le difficoltà legate alla pandemia ci avevano fatto desistere. Poi è arrivata la notizia che le Olimpiadi saranno a porte chiuse e quindi la nostra sofferta decisione è stata suffragata dai fatti.

Barbieri Livigno 2021
Tante interviste nel periodo preolimpico anche per Rachele Barbieri
Barbieri Livigno 2021
Tante interviste nel periodo preolimpico anche per Rachele Barbieri
Che cosa vi aspettate?

Se si tratta di fare pronostici, siamo scaramantici al massimo… Scherzi a parte, a Rio si presentarono 37 atleti delle Fiamme Oro che vinsero 7 medaglie, facendo le proporzioni ci aspettiamo sicuramente belle soddisfazioni. Quel che è certo è che abbiamo chance in tutte le discipline, ciclismo naturalmente incluso.

Guardando dall’esterno, come giudichi il gruppo?

Si è lavorato davvero bene, saremo a Tokyo con una squadra giovane ma in grado di battagliare con ambizioni in tutte le prove. Mi sono andato a riguardare i risultati degli europei dello scorso anno, molti dicevano che avevano poco valore viste le assenze, eppure vincemmo la madison contro le britanniche campionesse olimpiche e nel quartetto vincemmo l’argento con un tempo da semifinale olimpica. Perché allora non sperare? Poi c’è Elisa Longo Borghini: l’ho incontrata al campionato Italiano, era impressionante per la sua carica, è l’unica che può mettere in difficoltà le olandesi, il Giro donne non fa testo, lei pensa a Tokyo.

Barbieri Balsamo 2021
Barbieri e Balsamo guardano verso l’orizzonte: con loro a Tokyo ci saranno anche Guazzini e Fidanza
Barbieri Balsamo 2021
Barbieri e Balsamo guardano verso l’orizzonte: con loro a Tokyo ci saranno anche Guazzini e Fidanza
Sai che il quartetto dell’inseguimento per la prima volta potrebbe essere composto da atlete di un solo gruppo sportivo?

E’ una cosa che mi renderebbe orgogliosissimo, sarebbe un messaggio molto importante per tutto il nostro gruppo sportivo a prescindere dal risultato.

Proviamo ad andare oltre i responsi che darà Tokyo: il fatto di avere 6 ragazze in gara dà una spinta nuova anche per allargare il gruppo?

Certamente, noi siamo già proiettati su Parigi 2024. Se ci saranno prospetti interessanti li prenderemo sicuramente in considerazione per allargare il gruppo. Il nostro simbolo ha bene impressi i cinque cerchi olimpici, il che significa che il nostro obiettivo principale sono e saranno sempre le Olimpiadi. Le nostre scelte e strategie sono sempre indirizzate verso quell’obiettivo, dopo Tokyo ci metteremo al tavolo e studieremo il da farsi perché il tempo corre.

Elisa tricolore fra i trulli e adesso? «Un tuffo al mare!»

20.06.2021
5 min
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Quattro chilometri all’arrivo e dieci atlete al comando. L’ultima salita di Gorgofreddo non ha segnato la differenza che ci si aspettava. Soprattutto per la stra-favorita, Elisa Longo Borghini. La tensione a questo punto è altissima. E allora in questo finale proviamo ad entrare nella testa della piemontese, oggi in maglia Fiamme Oro, tra gli splendidi scorci della Costa dei Trulli, in Puglia.

Nervi saldi

Adesso non è facile, deve aver pensato Elisa Longo Borghini. Come scatto? Quando scatto? Domande alle quali risponde direttamente lei. «Ho visto le ragazze che erano con me un po’ in difficoltà e sono andata. Ho capito che quello era il momento giusto. Avevo davvero tanta voglia di vincere. Volevo questa maglia a tutti i costi e l’ho cercata fino all’ultimo metro, tanto che mi sono girata solo una volta e ho visto che avevo preso un buon margine. Ho mollato solo ai 200 metri. Sapete, bisogna anche imparare a godersele le vittorie».

Elisa si sposta su un lato e scarica tutti i cavalli sulla sua Trek. Un metro, due, cinque… scappa via. Dietro si allungano e non possono far altro che inseguire. Sono state tutta la corsa a controllare, a cercare di imbrigliare la Longo Borghini, ma alla fine la più forte è andata. Non è stato facile correre da super favorita. Elisa ha passato tutto l’italiano nel ruolo di “squalo tra le sardine”.

L’arrivo di Elisa Longo Borghini a Castellana Grotte (foto Ossola)
L’arrivo di Elisa Longo Borghini a Castellana Grotte (foto Ossola)

Elisa tricolore

Poteva fare il colpo grosso, ma anche restare a bocca asciutta. Le Fiamme Oro hanno controllato bene e alla fine la gara è stata più chiusa di quello che ci si poteva aspettare. I vari attacchi portati hanno fatto davvero poca selezione. Anzi, la prima vera selezione l’aveva fatta la stessa fresca tricolore a crono a circa 30 chilometri dall’arrivo. E anche in quel momento era stata francobollata, soprattutto da Soraja Paladin. Quando la corsa si mette così non è facile, neanche se hai una marcia in più.

«Ho fatto tutta la corsa con gli occhi addosso e serviva freddezza mentale – dice Elisa Longo Borghini – bisognava capire che se non le avessi staccate tutte in salita mi sarei potuta giocare le mie carte nel finale. Sono abbastanza veloce in un italiano e questo mi dava sicurezza, ma stavo molto bene e ho voluto provarci lo stesso. Prima però ho lasciato giocare le carte alle mie compagne, perché se lo meritavano. Abbiamo corso bene e abbiamo sfruttato con intelligenza la nostra superiorità numerica».

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Il podio con Longo Borghini, Guderzo e Sanguineti (foto Ossola)
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Il podio con Longo Borghini, Guderzo e Sanguineti (foto Ossola)

Che Guderzo!

La piazza di Castellana Grotte è un bagliore di luce, come spesso accade nei paesini pugliesi di quelle zone con la pietra bianca che domina la scena. Qualche secondo dopo sfilano sull’arrivo Ilaria Sanguineti e Tatiana Guderzo. L’eterna vicentina salta di maestria l’atleta della Valcar negli ultimi 100 metri.

«La Longo – dice la Guderzo appena dopo l’arrivo – ha sempre una marcia in più. E’ stata una gara dura, all’insegna del sacrifico. Alla fine la maglia tricolore va sulle spalle di chi ci crede di più, ma oggi ha vinto colei che era nettamente più forte. Da parte mia sono felice per il mio secondo posto.

«E’ stata una corsa facile nella prima parte – ha aggiunto in un secondo momento la portacolori delle Fiamme Azzurre – e molto più complessa nella seconda. C’era tensione con tante giovani in gruppo, il vento… Io poi ero anche emozionata e non stavo benissimo di stomaco, forse proprio per l’emozione. Il finale? Dovrei rivederlo, ero talmente a tutta che ho quasi un vuoto. So solo che ho dato il massimo e nel chilometro finale ho ripreso la Sanguineti e l’ho saltata nel finale». 

Ed è un secondo posto che sa di classe, di esperienza, di entusiasmo. Tatiana sa ancora esaltarsi e magari potrebbe fare anche un pensierino a Tokyo.

«Mi metto nei panni di Salvoldi – riprende la Guderzo – che in effetti non ha avuto molte occasioni, soprattutto con le pistard, di vedere le ragazze, ma mi piacerebbe che le convocazioni fossero fatte prima, almeno ai due mesi dall’evento. Dispiace che come Nazionale siamo gli ultimi a non avere ancora i nomi. E questo non ha fatto che aggiungere tensione alla gara. Io spero che questi nomi arrivino presto perché così è snervante».

Strade strette e suggestive (foto Ossola)
Strade strette e suggestive (foto Ossola)

Non era facile

Elisa è praticamente certa di andare a Tokyo, invece…

«Sì, però manca l’ufficialità – dice la neotricolore – Ma voglio ragionare passo dopo passo. Adesso c’è il Giro che affrontare con la maglia tricolore è sempre speciale e poi ci sono le Olimpiadi. E questo è anche il modo migliore per prepararle».

Dopo il titolo contro il tempo di venerdì, Elisa Longo Borghini poteva anche essere appagata. In fin dei conti di campionati italiani ne aveva già vinti sette (questo è l’ottavo). Invece ha lottato davvero come uno squalo. E le sardine se le è mangiate di forza e di astuzia.

«E’ stata una corsa bellissima, in posti meravigliosi – ha detto Elisa a caldo sul palco – Con l’occhio ho visto Alberobello e a bordo strada c’era sempre tanto tifo, un tifo molto caloroso».

Ma tutta la trasferta pugliese è stata divertente ed emozionante per lei e per le sue compagne.

«Sono arrivata in aereo già venerdì sera dopo la crono. Il momento più caotico è stato andare a prendere l’aereo a Bologna, visto che l’antidoping è andato un po’ per le lunghe, ma alla fine alle 22 ero già in hotel. Ieri una sgambata sul percorso e oggi una giornata di fuoco. E per questo adesso scappo per andare a fare un bel bagno al mare!».

Longo Borghini mantiene il tricolore e lancia la volata per Tokyo

18.06.2021
5 min
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Longo Borghini è l’unica che non si ferma dopo il traguardo, in un quadro di ragazze che lasciano cadere la bici e si sdraiano sul lastricato che scotta, cercando di riprendere fiato.

«Ho perso subito il contatto con l’ammiraglia – fa in tempo a dire – e anche il misuratore di potenza ha smesso di funzionare. Ho fatto tutta la crono a sensazione».

Con lei parleremo poi, quando si sarà rimessa in sesto e dopo il podio. A Faenza ci sono 35 gradi e un’umidità che ti si attacca addosso. Così, mentre Chiara Rozzini scorta la ragazza della Trek-Segafredo verso il gazebo in cui potrà cambiarsi, Tatiana Guderzo è qui davanti che ha appena ripreso fiato e confabula con Elena Cecchini, dicendole che la Longo l’ha praticamente ripresa.

«Ho un problema – dice Tatiana, avvicinandosi alla transenna – quando corro mi metto anche a pensare alla tattica, ma dopo vado, come dicono le gambe e il cuore. Finché ne ho. Poi penso: se scoppio, vuol dire che ho dato tutto. Se non scoppio, vuol dire che ne ho ancora. Sono arrivata al traguardo, dunque ne avevo ancora. Il percorso era duro. Tra il vento e una strada che comunque non è pianeggiante, ma tendeva a salire nella prima parte. Vento contro. Poi quando ti chiedi quanto manchi, ti ritrovi due salite, che se arrivavi troppo stanca, perdevi tanto».

Tatiana Guderzo ed Elena Cecchini tirano il fiato dopo l’arrivo
Tatiana Guderzo ed Elena Cecchini tirano il fiato dopo l’arrivo

Cuore azzurro

Le ragazze si giocano tanto, il tricolore è il pretesto, perché là in fondo ci sono le Olimpiadi e la chance di essere convocate è troppo ghiotta. Tatiana si sarebbe ritirata alla fine del 2020, se fosse andata a Tokyo, ma il covid l’ha quasi costretta a restare.

«Ho dato il massimo – sorride – sono contenta, va bene così. Ho preso la bici da crono due giorni fa. A Tokyo mi basterebbe andarci. Nella crono c’è Elisa che è molto più preparata e con doti di me. Io sono a disposizione dell’Italia, come sono sempre stata. Le Fiamme Azzurre mi hanno insegnato e sempre ricordato che quando attacchi il numero, non lo attacchi per la Guderzo, ma per qualunque persona e atleta che sogni un giorno di raggiungere quell’obiettivo. Io sono qui con la voglia di fare emozionare le persone per quel sogno». Terza a 1’59”. Si sciacqua il viso e si avvia al podio. In Puglia, nella gara su strada, dovranno guardarsi da lei.

Soraya Paladin, secondo posto al primo assalto: è giovane nella crono
Soraya Paladin, secondo posto al primo assalto: è giovane nella crono

Prima crono

Soraya Paladin, la seconda all’arrivo, ha la mascherina col nome che maschera un sorriso bellissimo. Il secondo posto a 1’11” non è tale da farle mangiare le mani per l’occasione mancata e tutto sommato si tratta invece di un exploit.

«Sicuramente il caldo ha influito – dice – perché siamo scese direttamente dall’altura e sapevo che come soffrivo io, soffrivano anche le altre. E’ il primo anno che lavoro sulla crono e non ci sono tante gare prima. Mi sono fidata del mio preparatore e ho cercato di gestirla. Sono contentissima. Non avevo aspettative. Volevo divertirmi, dare il massimo, seguire i miei wattaggi e il mio ritmo. Non ho rammarichi, più di così non potevo dare, so che ho lasciato tutto sulla strada. Ora vado in Puglia con una consapevolezza in più, anche se l’italiano è sempre una gara a sé. Darò il massimo anche per meritarmi la convocazione alle Olimpiadi, ma non voglio diventino un chiodo fisso. Se arriverà, bene. Se avrò dato tutto e non andrò, ci sarà sicuramente una ragazza che l’ha meritata di più».

Sul podio, Elisa Longo Borghini con Soraya Paladin e Tatiana Guderzo
Sul podio, Elisa Longo Borghini con Soraya Paladin e Tatiana Guderzo

Sorriso tricolore

E adesso arriva Elisa Longo Borghini con quel sorriso che viene da dentro e una linea che parla di grande condizione e soprattutto di grande lavoro. Ringrazia le persone che le stanno accanto e che le fanno sentire amore: qualcosa che le ha cambiato l’umore e l’attitudine.

«Indossare una maglia tricolore – dice – è un grande orgoglio. Ieri mi è arrivato un messaggio con scritto che sarebbe stata una formalità, ma non è così, perché c’è stato da sudare. Confermo che sono rimasta senza riferimenti, ma avevo scaricato il percorso in Gpx, ieri l’avevamo provato in bici alla stessa ora di gara e stamattina in macchina e m’è parso anche più duro. Mi sono resa conto di essere andata forte, quando ho ripreso un paio di ragazze davanti a me. La prima maglia tricolore fu una sorpresa. La seconda ne fu la conferma. Le altre mi hanno visto con una maturità diversa, gusti differenti in base ai momenti. Questo è stato un anno difficile da programmare, per i tanti obiettivi e per aver dovuto sostituire alcune compagne. Non sono riuscita ad andare a Tokyo per ovvi motivi, però a maggio sono riuscita a staccare e a ricaricare le batterie. Le Olimpiadi sono chiaramente un obiettivo e in mezzo c’è il Giro d’Italia, in cui andrò a sondare la condizione delle rivali. E’ importante, è la nostra corsa a tappe. Non parlo di classifica, meglio pensare a un paio di tappe».

Verso la Puglia

Il programma del giorno va avanti con le crono delle donne junior e degli uomini elite. Longo Borghini e le altre ragazze hanno a breve un volo verso Bari per il tricolore della strada. Già buono averne uno, ha detto Elena Cecchini dopo l’arrivo in riferimento al fatto che fino a poche settimane fa non si sapeva se e dove avrebbero corso. Tutto sommato un altro viaggio è un piccolo prezzo da pagare.

Barbieri, come mai un team tutto tuo?

Giada Gambino
25.01.2021
6 min
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Rachele Barbieri scende le scale interne del Rifugio Sapienza, sorride, ha appena finito di allenarsi, si è fatta una doccia veloce ed è subito pronta. E’ tanto determinata, forte, sicura e matura, aspetti che non passano inosservati. Quando era piccola era così tanto competitiva che, a scuola, durante l’ora di ginnastica metteva i piedi in testa a tutti i ragazzini. Guarda fuori dalla finestra, ammira il bellissimo paesaggio innevato che offre l’Etna e inizia a raccontarsi… 

Ai campionati italiani ciclocross di Lecce 2021, Barbieri ha dato man forte alla Arzuffi
Tornata al cross per i tricolori di Lecce 2021 con la Arzuffi
Com’è entrato il ciclismo nella vita di Rachele Barbieri?

Grazie a mia sorella maggiore Rebecca. Cercavo sempre di copiarla in tutto. Quando lei andava a fare allenamento con i suoi compagni la invidiavo tantissimo. Un giorno il suo allenatore mi portò una bici, la provai e me ne innamorai subito. Una serie di combinazioni hanno portato me a continuare e lei, dopo qualche anno, a smettere. 

Strada, pista, ciclocross… 

Ho avuto la fortuna di crescere in un team che mi faceva praticare tutte le sfaccettature del ciclismo. Nel ciclocross ho conquistato il primo campionato italiano e mi ha permesso di crescere tantissimo. Ho sempre avuto tanta passione e ciò ha permesso di non far pesare gli aspetti più duri. Poi arrivò la convocazione in nazionale per fare dei test su pista, ma coincideva con il periodo del cross. Naturalmente, una chiamata in nazionale non si rifiuta! Da quel momento ho iniziato a dedicarmi maggiormente alla pista. Finché, dopo tanti anni di pista e strada, quest’anno ho ricominciato a cimentarmi nel ciclocross, anche per il periodo particolare dove tante gare non si sono fatte. Fortunatamente le Fiamme Oro mi hanno dato la possibilità di farlo.

Preparativi per l’uscita: il ritiro in Sicilia si è svolto prima nel velodromo di Noto, poi sull’Etna
In Sicilia per allenarsi: prima a Noto, poi l’altura sull’Etna
Il ritorno al passato…

Una grande emozione, tanto divertimento. L’ultima gara è stata il campionato italiano. Appena ho finito ho pensato che se ce ne fosse stata un’altra l’avrei fatta senza pensarci, ma dovevo prepararmi per il ritiro qui sull’Etna. Le gare di cross sono concentrate in circa tre quarti d’ora, sono molto allenanti per la pista. 

Quale specialità preferisci?

In pista sono riuscita a rendere di più, anche perché la nazionale, le Fiamme Oro e la mia squadra mi hanno sempre permesso di dedicarmici a pieno. Però sarei curiosa di provare a fare una stagione intera di cross per vedere dove posso arrivare. In Belgio e in Olanda il livello è davvero superiore e mi piacerebbe scontrarmi con loro in una condizione ottimale. Non nascondo, però, che diventare una grande atleta su strada non mi dispiacerebbe perché, comunque sia, è la specialità che ti da più visibilità. 

Come ti prepari per un grande appuntamento? 

Abbiamo la fortuna che la nazionale ci porta ai nostri obiettivi nella condizione ottimale. Una grande parte del lavoro lo facciamo a casa e per questo ho un preparatore. Poi il lavoro si finalizza in pista con lavori specifici abbastanza intensi come, ad esempio, le prove a cronometro. Il livello della nostra nazionale è davvero alto, anche un semplice allenamento è uno stimolo in più. Hai sempre tanto da imparare. Ogni tanto Dino scherza e ci dice che potremmo fare un campionato europeo tra di noi perché il livello è davvero altissimo. 

Due parole fra Rachele e Chiara Consonni, prima di un allenamento
Due parole fra Rachele e Chiara Consonni, prima di un allenamento
E gli allenamenti su strada?

La strada è funzionale alla pista e gli allenamenti servono per entrambe le discipline. Se devo preparare un appuntamento per la pista, gli allenamenti sono brevi ed intensi. Invece per quanto riguarda le corse su strada è necessario inserire tanti chilometri. Negli ultimi anni ho inserito un po’ di più la palestra, dal momento che il mio fidanzato è un preparatore atletico e riesce a darmi una grande mano. Ciò mi aiuta davvero tanto per quanto riguarda la forza e l’esplosività

Fare gruppo…

E’ molto importante. Ho fatto da poco il corso della federazione per diventare direttore sportivo e creare delle affinità sarà un mio pallino. Noi ragazze abbiamo tutte un bel caratterino (sorride, ndr) e metterci d’accordo non è proprio semplice. Ma siamo un bel gruppo e riusciamo a risolvere le questioni in fretta. Siamo tanto competitive, quando ci sono in ballo le convocazioni c’è molta tensione e diventa tutto un po’ più difficile da gestire. Però riusciamo sempre a trovare un buon equilibrio. 

Il tuo prossimo obiettivo? 

Sto lottando per arrivare al massimo nel periodo olimpico e spero di avere la possibilità di giocarmi le mie carte (il volto si illumina, ndr). Farò il possibile per essere al meglio e sono sicura che la scelta ricadrà sulle migliori. Se mai dovesse arrivare la convocazione, non lo prenderei come punto d’arrivo. Cercherò di ambire alla vittoria, penso sempre che bisogna puntare al massimo. 

Rachele Barbieri: lavori specifici sui rulli in altura, simulando gli sforzi più intensi del quartetto
Lavori specifici sui rulli in altura, simulando gli sforzi più intensi del quartetto
La vittoria che ti ha segnata di più? 

Il campionato del mondo 2017 nello scratch. La prima gara tra le élite. Anche la vittoria che ho conquistato quest’anno su strada vicino casa. Due anni fa ho passato un periodo difficile; riuscire a riprendermi e a vincere è stata una bella sensazione. Grazie all’appoggio di diversi sponsor vicino casa e delle Fiamme Oro, la scorsa stagione ho corso con una squadra creata da me. Vincere così, da sola, contro tutte le altre, vicino casa, davanti agli amici… è stata una bella soddisfazione. Sono riuscita ad arrivare dove volevo essere e dove mi merito di essere. 

Perché creare una squadra da zero? 

Ho avuto diversi problemi con quella vecchia, avrei voluto trovare un buon team ma era difficile. Appoggiandomi alla mia prima società ho trovato alcuni sponsor che hanno sostenuto l’idea. Questo mi ha permesso di svolgere senza problemi tutta la stagione su pista e anche l’attività su strada. Quest’anno ho ricevuto diverse proposte, ma ho deciso di portare avanti il mio progetto per preparare i grandi appuntamenti del 2021 al meglio e in serenità. 

A Montichiari, Barbieri con Salvoldi e in mezzo a Fidanza e Alzini, preparando gli europei di Plovdiv 2020
A Montichiari, Barbieri preparando gli europei di Plovdiv 2020
Come hai superato il tuo momento difficile?

Quando ci sono dei momenti grigi, anche se le persone che ti vogliono bene cercano di darti i giusti consigli, tendi a non vederli nel modo corretto. Ho avuto la fortuna di incontrare una mental coach, Elisabetta Borgia. Una persona molto professionale, che mi ha dato una mano a ritrovare il senso di ciò che stavo facendo, reindirizzare i miei sogni e ritrovare me stessa. Lasciandomi le critiche che avevo vissuto davvero male. Si ha sempre paura di queste figure, ma mi ha sempre dato la risposta giusta, che non è quella che vorresti sentire. 

Su strada qual è il terreno giusto per Rachele Barbieri?

Per arrivare a casa mia ci sono 15 chilometri di salita e sicuramente non sono una scalatrice. Negli ultimi anni vivo a Modena con mia sorella e questo problema non l’ho più, ma fino a qualche tempo fa chiamavo mio papà e mi facevo portare a casa o gli ultimi chilometri erano davvero tosti. Le salite e i tanti chilometri non sono proprio adatti a me. Però devo dire che mi piace… quando salgo del mio passo. Piano, mi piace (ride, ndr).

Da chi prendi ispirazione?

Cerco sempre di trarre il meglio da tutti i ciclisti e le cicliste professioniste con cui mi confronto. Tante volte mi attrae la spensieratezza di Peter Sagan e altre volte la professionalità di Elia Viviani. Penso che dovrei cercare di essere più un Sagan, vivendomi tutto con allegria. 

Gruppi militari, chi resta e chi si congeda

24.01.2021
5 min
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Il rapporto tra lo sport italiano e i gruppi militari è sempre stato strettissimo, molte discipline olimpiche, nella loro eccellenza agonistica, quasi sopravvivono solamente grazie alle società militari. Esse infatti garantiscono agli atleti uno stipendio, consentendo loro di praticare sport come una professione pur non essendo professionisti. Da qualche anno questo accade anche nel ciclismo, anche se non tutte le Forze Armate hanno deciso di aprire una loro sezione dedicata alle due ruote.

Fra gli atleti militari, Vania Rossi ha corso nel cross ed ora è in servizio nell’Esercito a Rimini
Vania Rossi ha corso nel cross ed ora è in servizio a Rimini

Esercito per sette 

Per molti anni, chi faceva il militare (nel senso del servizio di leva) e voleva contemporaneamente continuare a pedalare doveva entrare nell’Esercito, che dal 1960 ha una sua società sportiva. Ciò è andato avanti fino al 2000, poi nel 2002 l’accesso all’Esercito è diventato professionale e sono iniziati i concorsi.

«Attualmente la squadra è composta da 7 atleti – spiega il Tenente Colonnello Rino Minissale, direttore tecnico del gruppo – per Mtb e ciclocross abbiamo Martina Berta, Eva Lechner, Chiara Teocchi e Gioele Bertolini, per la strada Valentina Scandolara, per la pista Miriam Vece e Giada Capobianchi. Loro, come tutti gli altri che sono passati nel gruppo, prendono un regolare stipendio. E a fine carriera agonistica potranno decidere se rimanere e assumere incarichi d’ufficio oppure lasciare, ma finora è avvenuto solamente una volta, con il ciclocrossista Marco Bianco. Vania Rossi, ad esempio, pluricampionessa italiana sui prati, ora è Maggiore Capo in servizio a Rimini».

Roberto Chiappa, Pechino 2008
Roberto Chiappa è in servizio a Bergamo come Carabiniere: quanto ai corpi militari, ha corso nella Forestale
Roberto Chiappa, Pechino 2008
Roberto Chiappa fa oggi il Carabiniere a Bergamo

Il team Carabinieri

Sempre agli anni Sessanta risale l’inizio di attività di un altro gruppo militare, quello del Corpo Forestale, accorpato dal primo gennaio 2017 ai Carabinieri. Da allora sono stati gli stessi Carabinieri tramite il Centro Sportivo esistente a gestire l’attività ciclistica attraverso un gruppo di 4 corridori, tutti dediti all’attività offroad.

«Fanno parte del gruppo – afferma il Maresciallo Maggiore Gianluca Macchini, responsabile tecnico del gruppo – Daniele Braidot, Nicholas Pettinà, Filippo Fontana e l’ultimo arrivato Emanuele Huez. Mentre il campione italiano Mtb Luca Braidot ha deciso di lasciare l’Arma congedandosi. Precedentemente aveva chiuso gli impegni con la squadra l’altro tricolore Mirko Tabacchi, che dal 2019 è impiegato presso l’Ufficio Investigativo Nipaaf di Treviso (Nuclei Investigativi di Polizia Ambientale Agroalimentare e Forestale, ndr)».

Il gruppo Carabinieri ha da qualche anno un rapporto collaborativo con un’azienda ciclistica, la Cicli Olympia.

«E’ una collaborazione con un partner tecnico scaturita dal fatto che i Carabinieri, a differenza degli altri gruppi, gareggiano ufficialmente col proprio team e la propria divisa anche all’estero, i corridori sono tesserati solamente con noi».

Campionati italiani ciclocross Lecce 2021, Gioele Bertolini vince in maglia Esercito
Tricolori ciclocross Lecce 2021, Bertolini in maglia Esercito

Guderzo tecnico?

E’ un fatto non da poco, perché per gli altri gruppi sportivi militari è invece concesso il doppio tesseramento, con la società militare e un gruppo sportivo civile, una regola che è propria del ciclismo.

«Noi mettiamo a disposizione degli atleti le strutture logistiche e professionali – interviene l’Ispettore Superiore Augusto Onori, direttore sportivo delle Fiamme Azzurre – lavorando a stretto contatto con la Fci e le società civili. Diamo agli atleti la possibilità di esprimersi ai massimi livelli sotto il controllo dei nostri tecnici Carlo Buttarelli e Fabio Masotti, ex ciclisti delle Fiamme Azzurre. I ragazzi gareggiano con le insegne delle Fiamme Azzurre nei campionati nazionali su strada e nell’attività nazionale e internazionale su pista.

«I ciclisti entrano in Polizia Penitenziaria sulla base di un concorso pubblico. Possono parteciparvi se sono atleti d’interesse nazionale certificato dal Coni e dalla Fci. Quando l’attività ciclistica termina, possono entrare in servizio attivo. Finora l’hanno fatto quasi tutti, ma vi è la possibilità in alcuni casi di poter accedere ai quadri tecnici all’interno del G.S. stesso (un’eventualità che ad esempio starebbe prendendo in considerazione Tatiana Guderzo, ndr). Sono attualmente tesserati Michele Scartezzini, Francesco Lamon, Francesco Ceci e le ragazze Marta Bastianelli, Tatiana Guderzo, Letizia Paternoster, Simona Frapporti, Elena Cecchini e Rossella Ratto».

Anche chi si è congedato al termine della carriera ha fatto tesoro dell’esperienza nelle FF.AA., come ad esempio Cristiano Valoppi, che ha trovato nuove prospettive come Direttore Tecnico di squadre nazionali estere.

Filippo Fontana, Giro d'Italia Ciclocross, Porto Sant'Elpidio
Filippo Fontana primo a Porto Sant’Elpidio in maglia Carabinieri
Filippo Fontana, Giro d'Italia Ciclocross, Porto Sant'Elpidio
Fontana 1° a Porto Sant’Elpidio in maglia Carabinieri

Polizia sugli scudi

Se il Gs Fiamme Azzurre ha aperto la sezione ciclistica nel 1992, molto più recente l’inizio dell’avventura su due ruote per le Fiamme Oro, gruppo della Polizia di Stato, risalente al 2015.

«La prima tesserata fu Elisa Longo Borghini – ricorda l’Ispettore Superiore Nicola Assuntore – era giovanissima ma vedevamo in lei tutte le possibilità per raggiungere il podio olimpico, come effettivamente è stato. Le medaglie olimpiche sono da sempre l’obiettivo delle FF.OO. e non per niente i cinque cerchi sono nel nostro stemma. Con lei ora sono l’azzurro di inseguimento Davide Plebani e altre 9 ragazze. Sofia Bertizzolo e Maria Giulia Confalonieri, entrate nello stesso anno di Elisa, poi Elena Pirrone, Alice Maria Arzuffi che ci ha dato nel ciclocross il terzo titolo tricolore che si è aggiunto a quello di strada e crono della Longo Borghini. E ancora le ragazze plurimedagliate agli europei su pista: Elisa Balsamo, Marta Cavalli, Vittoria Guazzini, Rachele Barbieri e Martina Fidanza. L’unica che in questi anni ha smesso è Beatrice Bartelloni che ora è agente di Pubblica Sicurezza a Trieste. Chi entra nel gruppo, per concorso pubblico, svolge infatti un corso come chiunque entri in Polizia. Terminata l’attività viene effettuato un corso di aggiornamento e poi hanno ogni possibilità di carriera all’interno della Polizia.

Giorgia Bronzini ha lasciato i corpi militari quando la Forestale è stata assorbita dai Carabinieri
Giorgia Bronzini al passaggio nei Carabinieri

Ritiro estivo

«Come gruppo sportivo lasciamo le ragazze disponibili per l’attività internazionale con altre società. Ai campionati nazionali però gareggiano con la nostra divisa. E anche agli europei su pista le ragazze ad esempio avevano il nostro caschetto. Ogni anno, salvo nel 2020 per il Covid, svogliamo anche un ritiro estivo, tra maggio e giugno, presso le nostre strutture a Moena. Come gruppo sportivo seguiamo molto da vicino le ragazze. A Rachele Barbieri, ad esempio, ho consigliato di effettuare parte della stagione ciclocrossistica per tenersi in forma e ai tricolori di Lecce, con la sua partenza fulminea, ha aiutato Alice Arzuffi nelle fasi di avvio che da sempre non sono il suo forte…».

Alice Maria Arzuffi, Lecce 2021

Arzuffi scatena la carica delle ragazze

10.01.2021
4 min
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Il tifoso a bordo strada dice che si vede l’effetto delle gare in Belgio, mentre Alice Maria Arzuffi con la maglia delle Fiamme Oro sfiora il paletto di legno e rilancia l’andatura verso la conquista del campionato italiano. Alle sue spalle, snocciolate come grani di un rosario molto infangato nel pomeriggio di Lecce, Francesca Baroni e Lucia Bramati avanzano verso le rispettive maglie tricolori, delle under 23 e delle junior. Il fatto che abbia smesso di piovere dal mattino sta asciugando il terreno, che è rimasto pesante, ma si è fatto meno scivoloso.

«Non era il mio percorso – dice Arzuffi – ma visto che ho vinto, forse un po’ lo era lo stesso. Non era più così veloce dopo la pioggia della notte, per cui sono partita subito a tutta e ho fatto il ritmo alto».

Francesca Baroni, Alessandro Guerciotti, Lecce 2021
Francesca Baroni recupera le forze accanto ad Alessandro Guerciotti
Francesca Baroni, Alessandro Guerciotti, Lecce 2021
Francesca Baroni con patron Guerciotti

Effetto Belgio

Il Belgio si è visto davvero, però, nella sicurezza e nella leggerezza con cui la campionessa italiana è venuta fuori da ciascuna delle mille curve di un percorso disegnato, come disse Bartoli giorni fa, all’italiana. 

«Quest’anno – die Alice – sono partita più piano per ritrovarmi la condizione avanti nella stagione. Nell’ultimo periodo invece ho corso tanto e dopo una settimana di scarico sono arrivata qui fresca e con tanta fiducia. Adesso ho davanti due settimane di allenamento per il mondiale e poi sarà il momento di dedicarmi alla strada. Rimettere la maglia della Valcar sarà come tornare a casa, perché sono stata con loro fino a due anni fa. Conosco Valentino Villa, il presidente, e Arzeni è da sempre il mio allenatore. Voglio fare una bella stagione anche su strada, per togliermi le soddisfazioni giuste».

La forza di Francesca

Francesca Baroni seduta nel prato accanto ad Alessandro Guerciotti scioglie i capelli e si sistema per la premiazione. La toscana ha fatto gara parallela con Gaia Realini, poi di colpo nel tratto rettilineo in cui si faceva differenza con la potenza ha piazzato un allungo micidiale che ha piegato la piccola abruzzese.

«Non ho fatto niente di che – dice – ho accelerato un po’ e lei si è staccata».

Poi cerca la mamma per mollarle la borraccia, il casco e tutto quello che le ha permesso di arrivare al successo, ma ora non serve per salire sul podio e raccogliere gli applausi. E poi, una volta vestita di bianco, rosso e verde, la foto con Vito Di Tano è la conferma del tanto bel lavoro svolto finora.

Luca e Lucia Bramati, Lecce 2021
Luca e Lucia Bramati, per entrambi la vittoria ha doppio valore ricordando la mamma e la nonna scomparsa
Luca e Lucia Bramati, Lecce 2021
Luca e Lucia Bramati, una vittoria che scuote

Il cuore di Lucia

E poi c’è Lucia, che sorride, ma dentro deve avere un mare niente affatto placido. La famiglia Bramati e il resto della squadra sono partiti da Bergamo dopo il funerale di nonna Maria Teresa, mamma di Luca e nonna di Lucia.

«Non è stato facile correre con questo stato d’animo – racconta lei – né farsi trovare pronta quando tutti se lo aspettano».

Luca invece, con la commozione nel tono di voce, dice che sua mamma stava benissimo e se l’è portata via il Covid.

«Aveva 79 anni e stava benissimo – dice – prima di ammalarsi veniva in negozio da me con l’auto cabrio».

Il cielo schiarisce, non restano che gli elite uomini e poi su Lecce scenderà il silenzio. Ad ora, al netto di un percorso atipico rispetto agli standard internazionali, tutto ha funzionato alla perfezione. Legittima la soddisfazione degli organizzatori e quel sentore di festa che affiora quando ci si rende conto che il porto di arrivo è finalmente in vista.