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Marturano, un bello Scandinavia ma peccato quella caduta…

01.09.2023
7 min
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Una caduta all’ultima tappa l’ha privata di una sicura Top 10 nella generale del Tour of Scandinavia. La sfortuna ci vede sempre troppo bene purtroppo, ma questo ritiro forzato non cancella le belle prestazioni di Greta Marturano tra Norvegia e Danimarca.

Ultimi venti chilometri scarsi della seconda frazione, quella più dura dello Scandinavia. Una decina sono di salita impegnativa (punte addirittura al 20 per cento), gli altri che portano al traguardo di Norefjell sono di mangia e bevi. E’ in quello spazio di gara che la 25enne della Fenix-Deceuninck fa capolino in testa riportandosi sulle battistrada Ludwig e Van Vleuten assieme alla giovane neozelandese Cadzow. Il quarto posto di tappa tuttavia ha garantito a Marturano il terzo in classifica (per due giornate) dietro la danese della FDJ-Suez e la quarantenne olandese della Movistar. Là davanti la scalatrice di Mariano Comense non c’è arrivata per caso anche se ha certamente sorpreso perché forse tutti – soprattutto quelli che la conoscono bene – si aspettavano che raccogliesse dei risultati prima. Quell’azione e l’attuale periodo di riposo sono stati complici per fare con lei una panoramica della sua annata.

Greta innanzitutto come stai e cosa è successo in quella quinta tappa?

Sono ancora un po’ scossa perché ho battuto forte la testa. Ho toccato terra anche col mento e mi sono fatta male al labbro. Infatti sto parlando un po’ piano perché ho ancora le croste. In più ho picchiato entrambe le ginocchia col destro che mi dà più fastidio. Però va meglio ogni giorno che passa, sono già riuscita a fare poco più di un’ora di bici un paio di volte con molta calma. E’ stata una caduta stupida, dopo circa 90 chilometri di gara. Due ragazze davanti a me stavano cadendo, c’è stato un brusco rallentamento e mi hanno ruotato buttandomi a terra. Ho avuto un po’ di paura perché sono cadute altre e tutte addosso a me, forse qualcuna mi è passata sopra. Peccato davvero, non ci voleva…

Stavi disputando la tua miglior gara stagionale. Le prove convincenti restano…

Diciamo che me ne devo fare una ragione perché chiudere con un DNF (acronimo di “did not finish”, ovvero gara non finita, ndr) non è mai bello e perché non c’è indicato il motivo. In ogni caso sono contenta per le mie prestazioni. Ho fatto tre top ten nelle prime tre tappe. Malgrado l’abbandono ho contribuito alla vittoria della classifica a squadre. Quello lo riteniamo un grande risultato perché alla fine lo abbiamo ottenuto con solo tre atlete. Anche il mio team era soddisfatto di me. Sicuramente sono tornata con delle botte ma anche con del morale.

Dovevi essere tu la capitana dello Scandinavia?

No, sono partita libera da obblighi di classifica. Il nostro diesse mi aveva detto che avevo carta bianca, addirittura mi aveva dispensato dall’aiutare le compagne ma quello mi sembrava troppo. Mi sono buttata nel primo arrivo ed è andato bene. Il secondo giorno ho visto che stavo bene e a quel punto mi hanno lasciata libera di seguire le più forti anche se c’era Yara (Kastelijn, vincitrice di una tappa al Tour Femmes, ndr) che era nel gruppetto dietro il mio di pochi secondi. In realtà è stata lei che da dietro ha rotto i cambi per proteggere la mia avanscoperta. Anche nello sprint della terza tappa mi sono buttata nuovamente facendo bene. E’ stata poi la crono del quarto giorno che ha ridisegnato la mia generale. Mi sono ritrovata ottava ma con una buona gamba per difendere quel piazzamento.

Che sensazioni hai provato a trovarti così davanti in una gara WorldTour?

Non mi era mai capitato e devo dire onestamente che lì per lì erano più contente le mie compagne di me. Sul bus anche i miei diesse mi facevano i complimenti però caratterialmente sono una pacata. Il giorno della crono sono partita un minuto prima della Van Vleuten ed il mio pensiero era di farmi riprendere il più tardi possibile. Così è stato solo negli ultimi due chilometri ed ero mediamente soddisfatta. Nella seconda tappa invece ho pensato alla vittoria o comunque ad un attacco ma non è stato per nulla semplice. Subito ero quasi in imbarazzo ad essere in mezzo a Ludwig, Van Vleuten ed una Jumbo Visma poi ho capito cosa volessero fare ed ho collaborato. Quando però sono partite ai 200 metri per lo sprint, io avevo le gambe che bruciavano (sorride, ndr). I miei tecnici mi hanno detto cosa fare meglio la prossima volta che capiterà.

Abbiamo notato che quest’anno hai “solo” 27 giorni di gare e solo WorldTour in pratica. C’è un motivo in particolare?

La nostra squadra non ci fa correre molto. Ha una sua filosofia ben precisa in merito. Non porta le atlete alle gare prendendole come allenamento. Ci porta alle gare più adatte alle nostre caratteristiche e dove noi possiamo essere più performanti. A parte l’esordio di febbraio alla Valenciana (che è una 2.PRO, lo step sotto le gare WT, ndr), ho sempre fatto corse WorldTour perché volevano che io conoscessi e mi abituassi nel miglior modo possibile a quel tipo di gare. In effetti si cresce e si impara tanto.

In cosa sei migliorata?

Difficile dire un aspetto nello specifico. Direi che ho notato che la qualità degli allenamenti fa tanto. Adesso faccio sedute di allenamenti che non ho mai fatto prima. Più distanza, più dislivello. Si fanno sentire perché talvolta mi sento al limite però danno i loro frutti. Quest’anno sono stata in altura due volte nell’arco di poco. A La Plagne prima del Giro Donne con la condizione in crescendo. Poi altri sedici giorni da sola a Livigno e la mia forma è cresciuta ancora tanto. Allo Scandinavia l’ho sentito. Adesso sono più consapevole dei miei mezzi. Dovevo crederci prima e un po’ di più perché le mie compagne mi hanno detto di non essere sorprese del mio recente rendimento. Rientrerò al Romandia (dal 15 al 17 settembre, ndr) e cercherò di mettermi ancora in mostra fino a fine stagione.

Che consiglio si sente di dare Greta Marturano alla ex compagna Vigilia che nel 2024 approderà nel WT?

Sono contenta per Alessia, sia per il passaggio in FDJ-Suez sia per la vittoria al Toscana. La sento spesso, anche dopo questi due momenti. Non mi sento di darle suggerimenti particolari, le dico solo che quello che abbiamo imparato alla Top Girls con Lucio (il team manager Rigato, ndr) torna utile nella massima categoria. Sento spesso anche lui assieme a sua moglie. Personalmente se sono nel WT lo devo a lui che mi ha spronato a capire che ci potevo stare. Mi fa piacere anche per Tonetti che andrà all’estero (alla Laboral Kutxa, ndr) così come aveva fatto Masetti. Significa che la scuola di Lucio funziona.

La Fenix-Deceuninck è WT. Che sorpresa per Marturano

14.12.2022
5 min
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Greta Marturano sta toccando il cielo con un dito. Due mesi fa è passato quasi inosservato il suo trasferimento all’estero. Forse perché la Plantur-Pura era “solo” una formazione continental con una spiccata vocazione al ciclocross. Da qualche giorno però il team belga ha ottenuto la licenza WorldTour e dal 2023 si chiamerà Fenix-Deceuninck. Per intenderci, la squadra femminile della Alpecin-Deceuninck di Van der Poel.

Mica male come colpo per la 24enne di Mariano Comense, che ha lasciato la Top Girls Fassa Bortolo dopo quattro stagioni dense di crescita e risultati. L’ultimo di questi, in ordine cronologico, Marturano (in apertura foto PH Rosa) lo aveva piazzato ad inizio ottobre col secondo posto nella gara di San Daniele del Friuli dopo essere rientrata dalla frattura alla clavicola di agosto. Il modo migliore per salutare la società di patron Lucio Rigato e concentrarsi appieno sull’avventura che è appena iniziata.

Julie De Wilde e Yara Kastelijn posano con la nuova maglia della Fenix-Deceuninck (foto Facepeeters)
Julie De Wilde e Yara Kastelijn posano con la nuova maglia della Fenix-Deceuninck (foto Facepeeters)
Greta ci avevi detto di aspettare questa ultima settimana per sentirci. Cosa è successo nel frattempo?

Mi attendevano i primi giorni con la mia futura squadra. A fine novembre abbiamo fatto due giorni in Belgio, dove all’ospedale di Hasselt abbiamo svolto le visite mediche. Poi siamo partite subito da Bruxelles per Valencia per fare nove giorni di ritiro a Benicasim, dove c’era anche la squadra maschile.

Che impressione hai avuto?

Di grande professionalità. Le visite in Belgio sono state approfondite come mai mi era successo prima. Prove sotto sforzo, esami vari, tac al cuore… Visto che nessuno mi ha detto nulla di strano, direi che sono andati tutti bene (sorride, ndr). In Spagna eravamo in una quindicina (il roster sarà di venti atlete, ndr) e abbiamo svolto lavori differenziati divisi in due gruppi in base alle proprie caratteristiche. Io ero in quello con più scalatrici. Percorso di allenamento uguale per tutte. Prima partiva un gruppo poi l’altro dopo quindici minuti. E l’ammiraglia era in mezzo per assisterci ad ogni evenienza. Bello lavorare così.

Sorpresa. Marturano aveva firmato per la Plantur-Pura che poi è diventata WT chiamandosi Fenix-Deceuninck (foto Pierre Fontaine)
Sorpresa. Marturano aveva firmato per la Plantur-Pura che poi è diventata WT chiamandosi Fenix-Deceuninck (foto Pierre Fontaine)
Come ti sei trovata in generale?

Non nascondo che il primo impatto mi ha spaventata. Entravo in un mondo nuovo con una lingua nuova. Attenzione, parliamo l’inglese, mica il fiammingo (risponde divertita, ndr) però devo prenderci confidenza. Tuttavia mi sono buttata per rompere il ghiaccio. Mi piace la loro organizzazione, sono schematici e precisi. Anch’io sono così. Ogni sera ci mandavano il programma del giorno successivo in modo molto dettagliato con gli orari delle attività. Dalla colazione al debriefing serale, sapevamo cosa dovevamo fare.

Sarai l’unica italiana mentre nel team maschile ci sono Conci, Mareczko, Oldani e Sbaragli. Laggiù hai avuto modo di parlare con loro?

Eravamo nello stesso hotel ma siamo sempre rimasti divisi. Chiaramente loro avevano altre tabelle e altri itinerari di allenamenti. Eravamo nello stesso salone per le colazioni e le cene ma sempre separati, condividevamo solo i tavoli del buffet. Certo, mi sono incrociata con loro e ci siamo scambiati solo un paio di battute. Devo dire però che non gli ho chiesto alcun consiglio perché ho capito subito che è un buon ambiente. In ogni caso avrò tempo di parlarci e conoscerci meglio.

Che effetto ti fa essere nel team di Van der Poel? Te lo aspettavi di approdare nel WorldTour quando hai firmato?

Mi fa molto strano se ci penso. A Benicasim c’era anche lui. L’ho osservato quando eravamo col team maschile. Mi fa strano anche pensare di correre nella massima categoria. Al momento del contratto (biennale, ndr) sapevo che c’era la possibilità di diventare WT, in lizza c’erano anche la Ceratizit-WNT e la AG Insurance-NXTG che forse stavano inseguendo la licenza da più tempo. Non so se nella nostra promozione abbia influito lo status del team maschile, ma ora mi ci ritrovo e voglio fare il meglio possibile.

Marturano è una scalatrice. Nel 2022 è andata forte sui muri bretoni e nelle lunghe salite dei Pirenei (foto Ossola)
Marturano è una scalatrice. Nel 2022 è andata forte sui muri bretoni e nelle lunghe salite dei Pirenei (foto Ossola)
Cosa ti hanno detto i tuoi tecnici?

Lo staff della Fenix-Deceuninck è stato fantastico con me. Ogni giorno mi chiedevano se andasse tutto bene. Per quello che ho vissuto finora posso dire che siamo trattati allo stesso modo degli uomini. Siamo ben seguite da diversi preparatori atletici. Il mio e di alcune altre atlete sarà Elliot Lipski. E’ inglese ma abita a Lucca dove ha lavorato col gruppo Qhubeka. Comunque direi di aver fatto una buona impressione. Anzi, mi hanno fatto tanto piacere le parole del nostro diesse Michel Cornelisse (al pari di Kris Wouters, ndr). Mi ha detto che ha apprezzato il mio carattere, la mia precisione e anche la mia audacia per come ho affrontato un allenamento sotto la pioggia torrenziale senza lamentarmi troppo. Sentirselo dire dal tecnico che fino all’anno scorso guidava i maschi per me è un grande motivo di orgoglio e soddisfazione.

Con le compagne invece com’è andata?

Alcune le conoscevo già di nome e basta. Ho fatto conoscenza con tutte perché sono tutte molto socievoli. Io sono una piuttosto timida all’inizio, poi mi lascio andare. Quelle con cui ho parlato di più sono state Yara Kastelijn e Sophie Wright. Con la prima, soprattutto in allenamento, perché avendo le stesse caratteristiche eravamo nello stesso gruppo. E infatti faremo gran parte delle stesse gare. Con la seconda invece perché era la mia compagna di camera. Ma in realtà durante gli allenamenti facevamo in modo di stare in coppia con una ragazza diversa per 5/10 minuti per conoscersi meglio.

Greta ha trascorso quattro stagioni nella Top Girls cogliendo importanti piazzamenti all’estero (foto Ossola)
Greta ha trascorso quattro stagioni nella Top Girls cogliendo importanti piazzamenti all’estero (foto Ossola)
Quale sarà il calendario di Greta Marturano?

A grandi linee lo abbiamo già stabilito. Esordirò alla Valenciana, poi farò Strade Bianche e Cittiglio. Al Nord l’intenzione è di farmi correre Fiandre, Amstel, Freccia e Liegi. Tutte gare che non ho mai fatto. Dovrei fare un periodo di altura a La Plagne, poi Giro di Svizzera e Giro Donne. La seconda parte la programmeremo dopo.

E gli obiettivi quali saranno?

Punto a migliorare in tutto. E’ un sogno per me essere nel WorldTour con la Fenix-Deceuninck ed è un punto di partenza. So che posso correre in modo diverso e voglio impararlo. Non abbiamo ancora parlato del mio ruolo ma non c’è fretta, lo faremo durante il nuovo ritiro a Benicasim dal 20 al 30 gennaio. Voglio arrivarci pronta e in forma. La speranza è quella di potermi togliere delle soddisfazioni, sia di squadra che personali.