Search

EDITORIALE / Adriatica Ionica, in ogni caso una brutta storia

25.09.2023
6 min
Salva

La cancellazione della Adriatica Ionica Race a poche ore dal via è probabilmente la pagina di ciclismo più triste e a suo modo grottesca degli ultimi tempi. Nel corso della riunione online con cui Argentin ha spiegato le sue ragioni ai direttori sportivi, cui bici.PRO era presente con l’inviato alla corsa, sono stati sollevati argomenti decisamente pesanti all’indirizzo della Lega Ciclismo e dell’Accpi, allo stesso modo in cui altri da altre sponde hanno dedicato identiche… attenzioni al veneziano.

Per questo motivo abbiamo chiesto di parlare con il Commissario Straordinario Di Cintio, per farci raccontare in che modo abbia preso in mano la stessa Lega e in che modo si siano sviluppate le vicende della corsa, per approfondire il comunicato con cui la vicenda è già stata ricostruita.

Qui non si tratta di una critica preconcetta al sistema, ma ai tempi in cui ha attuato le sue misure.

Argentin è stato pro’ dal 1980 al 1994, qui vince la Freccia Vallone 1990, dopo aver vinto anche il Fiandre
Argentin è stato pro’ dal 1980 al 1994, qui vince la Freccia Vallone 1990, dopo aver vinto anche il Fiandre

Il ruolo di Argentin

Argentin ha solcato con lustro le strade del ciclismo e quando si è convertito al ruolo di organizzatore, ha toccato con mano le difficoltà nel reperire sponsor e trovare una valida collocazione nel calendario. Il suo progetto, nato ben più ambizioso, quest’anno era sceso infatti a tre sole tappe.

Ha imparato le regole non scritte per stare a galla nel modo più redditizio? Possibile, lo fanno tutti. Per abitudine infatti si sono sempre concesse deroghe a situazioni particolari pur di salvaguardare le giornate di gara. In passato i ritardi nei pagamenti sono stati più che tollerati, venendo incontro anche alle esigenze di strutture più solide. In questo caso forse, si sarebbe trattato di tenere nella dovuta considerazione l’impegno di tre Regioni, l’accordo triennale con il Ministero del Turismo ottenuto da Argentin, evitando il danno di immagine per tutto il ciclismo.

La Adriatica Ionica Race era stata presentata alla presenza del Ministro Santanchè e di Ivana Jelinic, CEO di Enit
La Adriatica Ionica Race era stata presentata alla presenza del Ministro Santanchè e di Ivana Jelinic, CEO di Enit

Il vuoto di Corropoli

Dicono che Moreno abbia avuto ritardi cronici nell’osservare gli impegni economici e che la fila dei creditori sia lunga. E’ possibile, ma in tal caso sarebbe stato necessario fermare la gara ben prima e non rimandarla fino al giorno prima. Ci hanno spiegato che gli avvertimenti tempestivi non siano mancati, ma il sistema evidentemente non ha funzionato, soprattutto se non sono state fornite garanzie economiche e, prima ancora, di sicurezza.

Si è andati avanti, costringendo le squadre ad affrontare il viaggio fino all’Abruzzo, per scoprire che invece nessuna delle componenti tecniche preposte alla gara si era presentata. Non la giuria, non radio corsa, non la scorta tecnica. Nessuno, se non il servizio accrediti. Come mai non c’erano, ha chiesto Argentin, se gli era stata concessa una proroga fino alle 16 della vigilia? Se si era certi che non ce l’avrebbe fatta, perché quel teatrino? Alcuni avrebbero ricevuto messaggi in tal senso da uomini della Lega. E così la bislacca carovana, amputata e triste, si è riunita a Corropoli e da Corropoli ha iniziato la ritirata.

In realtà, sarebbe interessante sapere perché non ci fosse neppure Argentin: era consapevole anche lui che sarebbe stata solo una farsa?

A Corropoli i tecnici delle squadre si sono presentati alla riunione della Adriatica Ionica Race per puro dovere di firma
A Corropoli i tecnici delle squadre si sono presentati alla riunione della Adriatica Ionica Race per puro dovere di firma

La battaglia sui diritti

In attesa di approfondire il discorso con il Commissario Straordinario, continuiamo a riflettere sulle parole di Argentin, che ha tirato in ballo la questione dei diritti televisivi, la cui cessione è stata richiesta dalla Lega agli organizzatori per trattare con una produzione televisiva unica. Argentin e anche altri hanno declinato l’invito e questo sarebbe diventato motivo di tensione. A quel punto, immaginando scenari tutti da verificare, è bastato applicare la prevista intransigenza nei pagamenti per mettere l’organizzatore con le spalle al muro.

Intendiamoci, nessuno vuole fare di Argentin la vittima sacrificale, perché probabilmente anche Moreno ha le sue responsabilità. Quello che stride fortemente è la sensazione che in tanto agire da entrambe le parti non si sia tenuto nella dovuta considerazione l’interesse primario del ciclismo. Se invece si è agito avendolo per obiettivo, bisognava farlo prima.

Perché neppure Argentin era presente a Corropoli? Sapeva già che la Adriatica Ionica Race era al capolinea?
Perché neppure Argentin era presente a Corropoli? Sapeva già che la Adriatica Ionica Race era al capolinea?

L’inibizione di Fin

Sotto lo stesso cielo, negli ultimi giorni sono successe cose che fanno pensare a un clima generale di tensione. Desta curiosità ad esempio l’inibizione comminata al giornalista Andrea Fin, tesserato FCI con una piccola società. Chi è in questo ambiente sa che il veneto curò a suo tempo l’ufficio stampa di Martinello durante la competizione elettorale e non ha poi perso occasione per sollevare questioni sulla gestione federale, a cominciare dalla vicenda delle sponsorizzazioni irlandesi. Casualmente o meno, Fin è anche l’addetto stampa della Adriatica Ionica Race.

E’ evidente che i suoi articoli abbiano infastidito i vertici federali, ma in questi casi, se si pensa di poterlo fare, lo strumento più pertinente ed efficace è la querela per diffamazione a mezzo stampa, non certo il procedimento disciplinare nei confronti del tesserato.

Al momento del tesseramento, richiamandosi al codice etico, il soggetto accetta infatti di non dileggiare o danneggiare la stessa Federazione. Il procedimento era probabilmente motivato, ragione per cui ad esempio il sottoscritto smise di chiedere la tessera con cui accedere alla patente UCI per la guida in corsa. Il giornalista deve essere libero di svolgere il suo ruolo sapendo di essere sottoposto alle leggi sulla stampa, al codice civile e al codice penale, non certo a un regolamento sportivo.

L’avvocato Cesare Di Cintio è Commissario della Lega dal novembre 2022 (foto Facebook)
L’avvocato Cesare Di Cintio è Commissario della Lega dal novembre 2022 (foto Facebook)

Il ruolo del Commissario

Tornando alla vicenda da cui questo editoriale è scaturito e sempre in attesa di poterla approfondire, la Federazione ha delegato alla Lega tutto il calendario, dal novembre 2022 quando è scattato il commissariamento. Per statuto, il Commissario Straordinario dovrebbe modificare le regole, passare per l’Assemblea e ricomporre l’organo (la stessa Lega) in 60+30 giorni. In realtà, la FCI ha rinnovato il mandato dell’avvocato Di Cintio, che certo avrà trovato davanti a sé una situazione compromessa da anni di conduzioni diverse e non sempre eccellenti. Per cui comprendiamo le necessità di resettare il sistema, siamo meno in sintonia quando questo si fa a spese dell’attività.

E’ chiaro che se lo scopo della Lega è anche quello di costituire un pacchetto di gare da vendere a chi possa produrle, trovare ostacoli sul cammino allunga i tempi e rende più gravoso il compito. In attesa che anche Argentin racconti il suo punto di vista nella conferenza stampa che ha promesso, il ciclismo italiano va avanti come meglio può, costretto questa volta a leccarsi le ferite.

Le difficoltà degli juniores e tanto altro: Bardelli tuona

24.08.2023
6 min
Salva

«Non c’è una programmazione, così è difficile rispondere alle aspettative dei ragazzi. Perché poi tutti noi, tecnici, i ragazzi stessi, chi gestisce i ciclismo… vive sui loro sogni. Così li illudiamo». Andrea Bardelli, direttore sportivo della squadra juniores CPS Professional Team è un fiume in piena.

CPS Professional Team, Bardelli è il secondo da destra
CPS Professional Team, Bardelli è il secondo da destra

Secondo anno a rischio

Questa situazione d’incertezza sta facendo riflettere il tecnico toscano anche sul fare un personale passo indietro. Tante cose non sono più chiare secondo lui e per i ragazzi non c’è più prospettiva.

«Tolta quella manciata di talentini – dice Bardelli – per gli altri si fa dura… E si fa dura per ragazzi validi, che hanno vinto, che sono costanti nelle prime posizioni. Che hanno potenziale.

«Faccio un esempio, nella mia squadra ci sono tre atleti di secondo anno che sono tra i primi 20 in Italia. Sono tutti e tre bravi, hanno vinto (anche più di una gara ciascuno), hanno fatto diversi podi, sono costanti, abili in corsa… Insomma hanno del potenziale. Avrebbero persino i punteggi per approdare in una continental… eppure nulla. Tante promesse, test fatti ad aprile e ad agosto inoltrato ancora sento dirmi: “Vediamo, se parte quello forse te lo prendo”».

Spesso si guarda ancora solo l’ordine d’arrivo, ma per valutare un ragazzo alle corse bisogna andarci. Lo stesso Bardelli riporta il caso del suo Lorenzo Mark Finn. Quante telefonate da Ferragosto in poi a seguito delle sue vittorie, ma lui questo ragazzo lo aveva scoperto ben prima, quando addirittura neanche era ancora mai arrivato davanti. 

Bardelli invoca un cambiamento pertanto. E anche rapido. Ogni anno il cerchio si stringe. Qualcosa non va in questo sistema.

«Credo che in Italia tra gli juniores di secondo anno ci saranno appena dieci ragazzi che hanno trovato la squadra per l’anno prossimo. Qui diciamo che non ci sono le squadre italiane dei pro’, io dico che non ci sono proprio le squadre».

E su questo ultimo punto bisogna riflettere però. Quando andiamo alle corse, le stesse squadre U23, ci dicono delle difficoltà nel trovare i corridori di primo anno. Poi magari li prendono, ma all’ultimo. Fino alla fine tutti i ragazzi – influenzati da chissà chi – aspettano il colpo grosso, che nella maggior parti dei casi è un sogno.

Una dicotomia non facile: gli juniores passano sempre più spesso pro’, ma hanno le difficoltà di sempre
Una dicotomia non facile: gli juniores passano sempre più spesso pro’, ma hanno le difficoltà di sempre

Regole nuove

E allora come fare? Perché parlare va bene, ma poi serve anche una possibile soluzione. In questo caso molto deve fare il governo del ciclismo. UCI e soprattutto la FCI. Bisogna trovare più spazio per chi approccia la categoria U23.

«Per esempio – prosegue Bardelli – si potrebbe imporre ai team under 23 di prendere un numero minimo di primi anni, cioè di juniores che passano e con un vincolo di punti massimo. Un po’ come noi juniores non possiamo prendere più di quattro allievi di secondo anno con più di 20 punti. E se non c’è spazio, limitare il numero degli elite. Anche perché per loro diventa praticamente impossibile andare avanti».

In questo modo si darebbe a tutti i ragazzi, non solo a quella manciata di campioncini, la possibilità di crescere. Perché a 18-19 anni è diverso che a 24, visto che di spazio ce n’è sempre meno. E magari allo stesso tempo per stare nelle regole si eviterebbero tesseramenti fittizi, dalle Regioni meno battute».

«A 19 anni c’è ancora la crescita di mezzo, ci sono cose da imparare… Quando si fa questo discorso penso a Nicolò Buratti. Da juniores non entrava nei dieci, poi è cresciuto. Uno come lui oggi non sarebbe andato avanti. O lo avrebbe fatto con mille difficoltà».

Nell’assenza di programmazione, Bardelli imputa anche l’assenza di crono. Sempre rarissime in Italia (qui Giaimi – foto tornanti_cc)
Nell’assenza di programmazione, Bardelli imputa anche l’assenza di crono. Sempre rarissime in Italia (qui Giaimi – foto tornanti_cc)

Fci dove sei?

Bardelli mette sul piatto un discorso concreto. Un discorso di chi vive il ciclismo sul campo. Serve una svolta e come detto prima anche la FCI secondo lui deve fare qualcosa. Troppo spesso le cose sono lasciate al caso, si aspetta “fin che la barca va”…

Manca, per esempio, ancora un regolamento 2024: chi deve organizzare i team come e quando si muove? I dirigenti, i tecnici spesso si ritrovano “soli”.

«Ho dovuto chiamare io chi di dovere per sapere qualcosa sulle regole 2024 – spiega Bardelli – Ma nulla. Noi dobbiamo fare tutto, ma non abbiamo niente: regolamento, un calendario omogeneo (a volte due corse in tutta Italia, altre volte sette solo al Nord), procuratori di mezzo che ti tolgono il controllo dei ragazzi…. Spesso dobbiamo affidarci all’aiuto dei genitori, per andare alle corse. Muoversi e programmare così è difficile, credetemi».

La categoria juniores è (ed appare) sempre più importante negli eventi internazionali
La categoria juniores è (ed appare) sempre più importante negli eventi internazionali

Categoria fondamentale

Che ci sia in atto un rivoluzione di questa categoria è ormai noto. Addirittura si vocifera che presto potrebbe essere allungata di un anno, eliminando gli U23. Quella degli juniores è dunque una categoria fondamentale: si va da qui ai pro’ o nelle squadre development. A quel punto è normale che tra le categorie giovanili diventi quella più importante.

Anche in questo caso si punta il dito sui procuratori e sulla fame dei team WT di reperire talenti, ma il discorso non si può limitare a questo. Semmai quella è una conseguenza. Il quadro tecnico, organizzativo e prestativo si è rivoluzionato in pochissimi anni. E tante cose andrebbero riviste, se non altro per adattarsi.

«Se questa categoria è così importante, se è il “muro” di crescita e del futuro per i corridori, allora non voglio più sentire certe critiche: che spremiamo i ragazzi, che li portiamo a correre all’estero – perché mi sono sorbito anche questo – che fanno allenamenti eccessivi… Se poi il sistema porta avanti solo quei top dieci, va da sé che la sfida è tutta qui».

Sotto le spinte di De Fabritiis e di Simone De Zio soprattutto, i CPS lavorano da squadra
Sotto le spinte di De Fabritiis e di Simone De Zio soprattutto, i CPS lavorano da squadra

Serve unità

Se questa categoria è sempre più importante, allora serve un’azione corale. Bisogna fare sistema, tanto più in tempi di “vacche magre”: tra giovani sempre meno per numero, squadre che fanno fatica ad andare avanti, mancanza sempre più evidente di un team WorldTour nostrano…

«Ci vorrebbe anche un cambio di tecnici – conclude Bardelli – e mi ci metto anche io. Dobbiamo riflettere, porci delle domande… Mi rendo conto che alle corse vedo la stessa gente da 50 anni. Perché la Fci non è in grado di tenere quei ragazzi che ad una certa età non possono passare ma possono dare qualcosa ai più giovani? Perché non facciamo un’associazione dei direttori sportivi juniores? C’è Luca Colombo per esempio che sarebbe in grado di rappresentarla».

«La Federazione mi sembra più interessata ad esaltare questa o quella medaglia, che non ad agire su altri fronti: giovani, regole, tesserati… Io non sono un manager, ma metto sul piatto i problemi che vedo: magari insieme si può trovare una soluzione.

«E per fortuna che il cittì Salvoldi è bravo: è presente, si fa sentire… Ma poi il resto? Per fare un esempio, tra qualche giorno scatta il Giro della Lunigiana e ancora non si sa chi porterà il Comitato Toscano. Serve progettualità o presto correranno in dieci».

Mondiale appena finito, il punto con Amadio

14.08.2023
5 min
Salva

GLASGOW – Il mondiale scozzese è finito, si vedono valigie e facce stanche. Intorno al quartier generale della FCI si sono formati capannelli. C’è Tommaso Lupi, cittì del BMX fresco del bronzo juniores di Tommaso Frizzarin. C’è Davide Plebani che ha corso il tandem con Bernard e ora ha raggiunto Elisa Balsamo. E c’è anche Roberto Amadio, team manager di tutte queste nazionali che hanno in comune la maglia azzurra e poco altro. Ciascuna ha le sue specifiche, il suo personale, le sue esigenze e metterle tutte insieme nello stesso evento deve essere stato un bel… giochino, di cui gli chiediamo conto.

Amadio è team manger delle nazionali. Qui è con Mario Scirea, suo diesse alla Liquigas
Amadio è team manger delle nazionali. Qui è con Mario Scirea, suo diesse alla Liquigas
Che cosa diresti volendo fare un bilancio a caldo?

La formula va sicuramente migliorata, ma potrebbe anche funzionare. Per quanto riguarda l’Italia, analizzando un po’ tutti i settori, sono abbastanza soddisfatto.

Cominciamo dalla pista?

Considerando il poco tempo che hanno potuto lavorare assieme con Villa, è andata anche bene. Con le ragazze non abbiamo raccolto medaglie, però siamo lì. C’è da aggiustare il tiro per quanto riguarda la preparazione e che le stesse ragazze siano consapevoli dei loro mezzi e determinate per fare questo tipo di lavoro. Fra gli uomini, abbiamo la garanzia di Ganna e Milan per l’inseguimento individuale e siamo sempre fra i primi con il quartetto. Anche Viviani con il bronzo ha fatto quello che doveva, ma lui non si accontenta mai. La cosa positiva è che ho visto un Elia ad altissimi livelli e questo in prospettiva è molto importante.

Ha detto che il prossimo anno vorrà correre di più in pista.

E questo vale per lui, ma un po’ per tutti i ragazzi e le ragazze. L’americana non puoi inventartela mezz’ora prima di salire in pista, sia come tattica sia come sincronismo nei cambi. Dobbiamo rimboccarci le maniche e lavorare sodo in prospettiva olimpica, perché abbiamo gli atleti per risultati importanti.

Viviani ha centrato il bronzo nell’eliminazione, mentre ci sono stati problemi di intesa nella madison
Viviani ha centrato il bronzo nell’eliminazione, mentre ci sono stati problemi di intesa nella madison
L’impressione è che l’avvicinamento delle ragazze a questo mondiale sia stato troppo pesante.

Il problema che ho evidenziato fin dall’inizio a Villa e Sangalli è che il calendario WorldTour è sovradimensionato rispetto alla qualità delle ragazze che ci sono. Di conseguenza sono quasi obbligate a farle tutte e arrivano in sovraccarico o con una preparazione inadeguata ad alcuni appuntamenti. In previsione delle Olimpiadi bisognerà vedersi con i manager delle squadre World Tour e capire con loro qual è l’avvicinamento migliore. Non vogliamo mettere in difficoltà le squadre, ma le squadre non mettano in difficoltà le ragazze, perché l’obiettivo Olimpiadi è importante e porta un valore anche a loro. Con Guercilena ho già parlato qualche mese fa e non ci saranno problemi.

Nonostante tutto e nonostante ragazze chiamate al doppio impegno strada e pista, ci sono i margini per recuperare?

Le ragazze sono quelle, sia per la strada che per la pista e dobbiamo averne la consapevolezza per gestirle nel modo migliore. Anche per loro però è importante capire quali sono gli obiettivi principali per la prossima stagione. Credo che siamo nella condizione di raddrizzare benissimo la situazione. Abbiamo 4-5 quarti posti sul filo dei centesimi di secondo, che potevano benissimo essere delle medaglie, quindi da questo punto di vista mi sento sereno. Credo che dopo questo mondiale siamo ancora più consapevoli di quello che bisogna fare.

Per quanto riguarda la strada uomini?

Abbiamo raccolto meno di quello che si poteva. Parlo degli juniores con Sierra che è arrivato quarto, ma senza un po’ di sfortuna poteva benissimo essere in lotta per la seconda o la terza posizione. Milesi è stato bravissimo nella crono, ma se negli ultimi 4 chilometri della gara su strada fosse stato più lucido, avrebbe portato via un’altra medaglia. Fra le donne elite non c’è stata storia, ma se avessimo avuto Longo Borghini, vedendo come sono andate le cose per tutta la stagione, lei sarebbe stata davanti a giocarsi la medaglia.

Montrose Street è stata l’emblema del circuito di Glasgow, ma il mondiale si è svolto su più sedi
Montrose Street è stata l’emblema del circuito di Glasgow, ma il mondiale si è svolto su più sedi
Medaglia che invece è venuta dalla mountain bike.

L’argento di Paccagnella fra gli juniores è un buon segnale, il settimo posto di Braidot conferma che siamo parecchio avanti. Chiaro che si guarda sempre alle medaglie, però guardando la qualità degli avversari, si può essere soddisfatti. Idem nella BMX, dove siamo andati in finale con tre ragazzi e non è poco. Negli elite siamo a livello di semifinali e anche lì c’è da lavorare nel senso della specializzazione. Col gruppo performance quest’anno abbiamo fatto dei passi in avanti che si vedono.

La velocità?

Era un settore scomparso da anni, al pari del paralimpico su pista: estinti proprio dalla Federazione. Col paralimpico in pochi mesi abbiamo dimostrato che ci siamo e abbiamo raccolto anche qualche medaglia. Stesso discorso con lo sprint: siamo lì, noni o decimi, a poco dalla qualificazione. E’ stato fatto un lavoro eccezionale, perché in un anno e mezzo non ci si inventa niente. Però la cosa positiva è che su ogni competizione abbiamo margine e le professionalità per lavorare bene.

Ti occupi anche del freestyle?

Quello è un mondo a sé, un po’ più difficile. Purtroppo credo che la qualificazione per le Olimpiadi sia molto lontana e quindi dovremo valutare di orientarci verso i giovanissimi per costruire qualcosa in prospettiva.

Il settore prestazione, guidato da Diego Bragato sta ottenendo ottimi riscontri
Il settore prestazione, guidato da Diego Bragato sta ottenendo ottimi riscontri
Sei soddisfatto della struttura che hai messo insieme?

Devo ringraziare innanzitutto le segreterie. Quella della strada, con Giorgio Elli, Elisabetta Tufi e Italo Mambro, e quella della pista con Francesca Butrico. Insomma, è stato un mondiale impegnativo perché abbiamo spostato quasi 300 persone, con la complicazione di non essere nella Comunità Europea. Però devo dire che è andato tutto molto bene.

Sul fronte tecnico?

Magari ci prendiamo quei 15-20 giorni per riflettere un po’ su quello che è successo. Qualcosa da rivedere c’è, non mi nascondo, anzi sicuramente qualcosa dobbiamo rivedere, però come ho detto prima: non siamo messi male. A Parigi, che sarà l’appuntamento principale dell’anno prossimo, arriveremo sicuramente bene.

Hai fatto spesso riferimento al gruppo performance.

Il gruppo di Bragato sta facendo un ottimo lavoro, sono molto contento di quello che stanno realizzando. Abbiamo fatto anche molta ricerca a livello di materiali e innovazioni. C’è da lavorare tantissimo ancora su questo, perché abbiamo degli atleti esigenti come Filippo che giustamente non lascia nulla al caso. Si è visto che si vince e si perde per delle sfumature che alla fine fanno la differenza. Ecco, per tutto questo, direi che alla fine è stato un buon mondiale.

La Puglia con la FCI: una regione sempre più “bike destination”

04.08.2023
4 min
Salva

La Regione Puglia è sempre più orientata ad abbinare il veicolo bicicletta al messaggio relativo alla promozione turistica dei propri territori. E per rendere ancora più efficace questo naturale affiancamento, è notizia di qualche giorno la definizione di un rilevante accordo di sponsorizzazione che l’agenzia regionale per la promozione turistica Pugliapromozione ha definito direttamente con la Federazione Ciclistica Italiana, in vista ed in occasione dei mondiali di ciclismo in programma a Glasgow.

Tommaso Depalma, a sinistra, con Cordiano Dagnoni alla presentazione della maglia azzurra al Mugello
Tommaso Depalma, a sinistra, con Cordiano Dagnoni alla presentazione della maglia azzurra al Mugello

In virtù di questa partnership, ufficializzata presso il circuito automobilistico del Mugello, sede della conferenza stampa di presentazione delle squadre azzurre impegnate nella rassegna iridata scozzese – quest’anno una vera e propria “piccola Olimpiade del ciclismo” – il brand Puglia e il suo notissimo “claim”  letteralmente viaggeranno al fianco delle nazionali italiane ed in un contesto di gare che richiameranno, nelle diverse discipline in programma, alcuni dei più grandi ciclisti del mondo. 

Le maglie azzurre indossate da tutti i ciclisti italiani selezionati per i mondiali avranno difatti impresso evidente sul petto lo slogan #WeAreinPuglia, ed oltre alla “sacra” divisa da gara saranno “brandizzati” da Regione Puglia anche il pullman della squadra nazionale FCI (per intenderci il motorhome utilizzato dalle squadre nazionali delle categorie elite, under 23, juniores strada, sia maschili e che femminili), le ammiraglie delle squadre nazionali, la newsletter ufficiale della Federazione italiana di ciclismo, il backdrop delle interviste agli atleti.

La nazionale Under 23 di Marino Amadori a Bari, in marzo, al convegno Puglia Bike Destination
La nazionale Under 23 di Marino Amadori a Bari, in marzo, al convegno Puglia Bike Destination

#WeAreInPuglia

Alla partecipatissima conferenza stampa di presentazione delle nazionali italiane di ciclismo in partenza per Glasgow non ha fatto mancare la propria presenza, benché in collegamento da remoto, il Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano

«Quello slogan #WeAreInPuglia impresso in evidenza sulla maglia azzurra della nazionale italiana – ha dichiarato lo stesso Governatore Emiliano – è il segno tangibile di quanto la Puglia si senta parte di una storia e di quanto la nostra splendida regione intenda sempre più puntare su un turismo attivo e sostenibile per il suo futuro. Proprio come il cicloturismo. Oggi si chiude un cerchio importante, e sono personalmente molto orgoglioso di questo accordo di sponsorizzazione che è figlio di intensi ed importanti legami costruiti tra Regione Puglia e Federazione Ciclistica Italiana in tanti anni di lavoro».

Pedalare in Puglia? Un territorio meraviglioso da scoprire in bicicletta
Pedalare in Puglia? Un territorio meraviglioso da scoprire in bicicletta

Le parole delle istituzioni

«La definizione di questo accordo – ha aggiunto aggiunto Tommaso Depalma, delegato del presidente della Regione Puglia Emiliano per il coordinamento dei progetti connessi al “Puglia Bike Destination: Puglia meta del Turismo sportivo” – rappresenta un traguardo importantissimo. Un obiettivo che ci eravamo riproposti da tempo e che inquadrato nella strategia di promozione regionale, sempre più orientata ad esaltare alcuni specifici cluster turistici, sono certo darà ottimi risultati. Inoltre, a titolo personale, è anche grande la soddisfazione nel vedere tradotto in fatti concreti un progetto al quale tengo moltissimo, e non solamente per grande passione che nutro per il ciclismo. Quella con la Federazione è stata da subito una sintonia umana. La Puglia vuole diventare una importante destinazione bike, e sono felice che la Regione abbia colto questo spunto importante, rappresentato da questa opportunità… mondiale, per dare valore ad una attività che il nostro territorio è perfettamente in grado di svolgere».

«La Federazione Ciclistica Italiana e la Regione Puglia – ha poi ribattuto il presidente federale Dagnoni in occasione del proprio intervento – hanno obiettivi diversi legati da un percorso comune, ovvero quello di sviluppare il ciclismo e l’utilizzo della bicicletta. Per entrambi si tratta di una necessità. La Federazione guarda con interesse tutte quelle iniziative, non solo agonistiche, che mirano alla promozione del nostro sport. La Regione Puglia, meritoriamente e con una profonda visione strategica, ha individuato nel ciclismo in modo particolare un potente motore per il proprio turismo. Ed è nostra intenzione lavorare sempre di più insieme affinché si riesca a raggiungere gli obiettivi prefissati». 

Promozione Puglia

Gli azzurri a Glasgow con ruote Campagnolo

15.07.2023
3 min
Salva

La prima parte del 2023 si sta rivelando davvero ricca di importanti novità per Campagnolo, uno dei marchi più iconici del ciclismo mondiale. A inizio maggio è stato lanciato sul mercato il tanto atteso Super Record Wireless, che in questi giorni sta “gareggiando” sulle strade del Tour de France sulle BMC del team AG2R Citroen. Pochi giorni fa, l’azienda vicentina ha invece ufficializzato di aver definito una partnership con la Federazione Ciclistica Italiana. Si tratta di una collaborazione tecnica che guarda ai prossimi mondiali su pista di Glasgow, ma soprattutto alle Olimpiadi di Parigi 2024.

I team di endurance e sprint correranno con le nuove ruote di Campagnolo: le Ghibli
I team di endurance e sprint correranno con le nuove ruote di Campagnolo: le Ghibli

Il meglio per la pista

Grazie alla nuova partnership Campagnolo diventa sponsor ufficiale delle ruote da pista delle nazionali azzurre di ciclismo. Da oggi la squadra maschile e quella femminile potranno contare su prodotti top di gamma, a partire dalle nuove ruote da pista Ghibli 0.9 che saranno utilizzate dalla Federazione Ciclistica Italiana per le squadre endurance e sprint. Le nuove ruote faranno il loro debutto ufficiale in occasione dei campionati del mondo su pista di Glasgow del prossimo mese di agosto.

Gli azzurri saranno in pista a Glasgow dal 5 al 13 agosto, con l’obiettivo di ripetere i risultati degli scorsi anni
Gli azzurri saranno in pista a Glasgow dal 5 al 13 agosto

Soddisfazione reciproca

L’accordo tra Campagnolo e Federazione Ciclistica Italiana ha incontrato sin da subito la soddisfazione reciproca di entrambi gli attori. Per Campagnolo ha parlato Nicola Baggio, Chief Sales & Marketing Officer dell’azienda vicentina.

«La nostra mission – ha dichiarato – è applicare l’immaginazione alla tecnologia, per creare prodotti straordinari per ciclisti appassionati: belli da usare, da possedere e da guardare. Siamo orgogliosi di supportare la Federazione Ciclistica Italiana con il nostro ultimo output progettuale dedicato alle ruote, con il chiaro obiettivo di raggiungere l’eccellenza in pista.

«La ricerca e lo sviluppo Campagnolo – ha aggiunto – progredisce quotidianamente per stabilire le migliori prestazioni per le ruote lenticolari più leggere al mondo, un impressionante miglioramento della resistenza al rotolamento e i risultati aerodinamici più avanzati. Decisamente orientate ad ottenere grandi risultati a Parigi 2024». 

Per la Federazione Ciclistica Italiana non poteva mancare il contributo del Presidente Cordiani Dagnoni: «Da quasi un secolo la qualità e la precisione dei prodotti Campagnolo contribuiscono alle vittorie dei più grandi campioni di ciclismo di tutti i tempi. Siamo orgogliosi di poter contare su un partner di così alto spessore».

Fra poche settimane avremo modo di poter ammirare le nuove Ghibli 0.9 sulla pista di Glasgow, con la speranza che si tratti di un debutto vincente.

Campagnolo

Vittoria sponsor tecnico delle nazionali azzurre

06.07.2023
3 min
Salva

Da sempre siamo abituati a vedere il marchio Vittoria al fianco della nazionale italiana di ciclismo nei suoi tanti trionfi tra strada e pista. Questa storica partnership fa oggi un ulteriore e significativo passo in avanti. Nei giorni scorsi Vittoria ha infatti ufficializzato di essere diventata sponsor tecnico e fornitore ufficiale di pneumatici della Federazione Ciclistica Italiana

Grazie a questo accordo l’azienda di Brembate fornirà il supporto tecnico alle nazionali azzurre mettendo a loro disposizione il meglio dei propri prodotti. Tra questi, un ruolo di assoluto rilievo l’avrà la gamma Pista, l’eccellenza in fatto di copertoncini e tubolari per il ciclismo su pista realizzati da Vittoria. Negli ultimi anni hanno saputo contribuire alla conquista di campionati europei, mondiali e Olimpiadi da parte della Nazionale Italiana.

I successi ottenuti da Vittoria in pista in questi anni sono stati tantissimi: nella foto Elia Viviani
I successi ottenuti da Vittoria in pista in questi anni sono stati tantissimi: nella foto Elia Viviani

Debutto iridato

Il debutto della nuova partnership tecnica tra Vittoria e la Federazione Ciclistica Italiana avverrà il prossimo mese, in occasione della rassegna iridata di Glasgow. In Scozia Vittoria sarà al fianco della Nazionale Italiana con il Bus Servizio Corse, fornendo supporto logistico e tecnico. Sarà una sorta di partenza ideale di un viaggio destinato ad accompagnare gli Azzurri fino alle Olimpiadi di Parigi 2024.

Cordiano Dagnoni, presidente della Federazione Ciclistica Italiana, ha commentato con queste parole, il nuovo accordo siglato con Vittoria: «Sono certo che la fiducia riposta sia ben ripagata (ha dichiarato, ndr). In questi anni abbiamo avuto modo di apprezzare i prodotti di questa azienda, frutto di ricerca e passione, la stessa che guida tutti noi della Federazione. Abbiamo un destino comune: essere testimonial dell’Italia nel mondo. Lo facciamo con il nostro stile, lo spirito di squadra e il lavoro di gruppo. Valori comuni che rappresentano il segreto del successo di Vittoria e dei nostri trionfi, i cui meriti condividiamo con piacere con chi ci sostiene da tempo».

La Federazione potrà utilizzare la struttura del Vittoria Park per far allenare i propri atleti
La Federazione potrà utilizzare la struttura del Vittoria Park per far allenare i propri atleti

C’è anche il Vittoria Park

Grazie al l’accordo siglato con Vittoria, la Federazione Ciclistica Italiana potrà usufruire del Vittoria Park come base per gli allenamenti. Situato attorno alla sede aziendale di Brembate, è il primo parco tematico dedicato all’esperienza, innovazione, ricerca e sviluppo degli pneumatici per bicicletta di qualsiasi disciplina ciclistica. I percorsi road e off-road, così come tutte le sue strutture, da oggi sono a disposizione dei ciclisti della Nazionale e del loro staff per le loro sessioni di allenamento fuori stagione.

Stijn Vriends, CEO & Chairman del marchio, ha commentato: «Siamo molto soddisfatti di continuare a supportare a lungo termine la Federazione Ciclistica Italiana attraverso i migliori pneumatici del mondo, il Vittoria Park e i nostri mezzi. E’ un onore poter contribuire al successo dell’eccellenza italiana e dei suoi più grandi atleti in tante gare in tutto il mondo».

Per celebrare la collaborazione con la Federazione Italiana di Ciclismo, Vittoria ha deciso di regalare a tutti gli appassionati uno sconto del 50% sul biglietto d’entrata del Park di sua proprietà, usufruendo del codice: SUM2023

Il codice è valido all’interno dell’app Vittoria Park (è possibile scaricarla da Google Play o App Store, nrd) fino al 15/09/2023.

Vittoria

EDITORIALE / Sullo Stelvio tutti peccatori

19.06.2023
5 min
Salva

Quello che è successo subito dopo la tappa dello Stelvio al Giro Next Gen, con 31 corridori squalificati per traino, fotografa perfettamente una serie di situazioni così emblematiche, che si potrebbe metterle in scena e ricavarne uno spettacolo teatrale.

Quarto giorno, lo Stelvio

Non era mai successo che gli under 23 arrivassero su una salita così importante, per giunta al quarto giorno. Ci fu il Fedaia come ultima tappa nel 2019, ma la Marmolada non è lo Stelvio. Eppure pochi, in sede di presentazione della corsa, si sono allarmati/interrogati sull’opportunità di piazzare un simile “moloch” a metà corsa. Nel folto gruppo degli squalificati non ci sono solo italiani , ma anche 8 stranieri di squadre blasonate. Di solito il primo arrivo in salita serve a scremare la classifica, lo Stelvio l’ha decisa.

Si capisce che se una società riceve l’incarico di organizzare la corsa a metà febbraio e abbia da gestirne contemporaneamente altre tra cui UAE Tour, Strade Bianche, Tirreno-Adriatico, Sanremo e Giro d’Italia, possa metterci mano solo nei ritagli di tempo. Se in questo quadro, trovi la Valtellina che ti… regala lo Stelvio, non ci pensi troppo e metti la firma. I tecnici di RCS Sport hanno fatto un gran lavoro in poco tempo, la politica se ne è preso molto di più per i necessari incastri. A Vegni hanno chiesto di fare il miracolo e tutto sommato c’è riuscito.

Che cosa c’è stato però dietro l’assegnazione del Giro d’Italia U23 e quello 2024 delle donne? Perché scrivere quel bando ha richiesto tempi così lunghi?

Presentazione del Giro Next Gen, con Mauro Vegni, il ministro Abodi, Cordiano Dagnoni e Paolo Bellino
Presentazione del Giro Next Gen, con Mauro Vegni, il ministro Abodi, Cordiano Dagnoni e Paolo Bellino

Le 35 squadre

Con una dichiarazione piuttosto pilatesca, il presidente Dagnoni si è scusato con RCS Sport per avergli chiesto di invitare tutti i team italiani. Perché invece non si è scusato per il calendario italiano degli U23 e la mancanza di progettualità?

Lo Stelvio è stato l’amplificatore di una situazione per niente sconosciuta. Se per Staune Mittet il Giro Next Gen era la quarta corsa a tappe di stagione, per una larga fetta dei nostri si trattava della prima: non per scarsa volontà, ma perché nel calendario U23 italiano non ci sono corse a tappe prima di giugno e si sa che i nostri all’estero non ci vanno. Mancano soldi e volontà, si può ragionare sull’ordine in cui scriverli.

Perché, avendo in mano la gestione del movimento, la FCI non interviene personalmente con le risorse tanto sbandierate (siamo curiosi di conoscere l’esborso per la produzione televisiva del Giro Donne), propiziando la nascita di un calendario migliore? Perché non prendere otto organizzatori di corse di un giorno, unirli e provare a farne gli organizzatori di una corsa a tappe?

Staune-Mittet, corridore norvegese della Jumbo Visma Development, ha conquistato lo Stelvio (foto LaPresse)
Staune-Mittet, corridore norvegese della Jumbo Visma Development, ha conquistato lo Stelvio (foto LaPresse)

Il livello degli atleti

Se non sei in grado di arrivare sullo Stelvio 37 minuti dopo il vincitore (questo il tempo massimo), forse hai sbagliato mestiere. Non è obbligatorio essere corridori, ma se hai direttori sportivi che ti fanno attaccare alla macchina, allora sei spacciato. E’ come il doping, ma senza aghi. Non è obbligatorio neppure essere direttori sportivi.

Non si può pretendere di andare al Giro d’Italia contro certe squadre, allenandosi come dieci anni fa. Non basta dire di essere andati in altura il mese prima, se da febbraio a maggio s’è fatta la caccia alle vittorie del martedì, del sabato e della domenica.

Quando la corsa era in mano a Extra Giro e inizialmente la selezione avveniva per punteggio, si capì che i nostri arrivavano a giugno svuotati di ogni energia, mentre le squadre straniere (invitate) avevano freschezza e forze superiori. Per questo si passò agli inviti.

Busatto che vince la Liegi non è un fenomeno venuto dal nulla. Il corridore, che qui non aveva mai vinto ma era stato cresciuto con lungimiranza, è andato in Belgio e ha cambiato pelle semplicemente per la diversa programmazione. Nella sua squadra questo non sarebbe mai successo e il diesse Rosola ha avuto l’onestà di ammetterlo. E poi ci lamentiamo perché i procuratori li portano via?

Negli ultimi 2,5 chilometri, qualcuno si attaccava e qualcuno faceva immagini (foto cyclingpro.net)
Negli ultimi 2,5 chilometri, qualcuno si attaccava e qualcuno faceva immagini (foto cyclingpro.net)

Guerra fra bande

Si è detto: con RCS certe furbate di attaccarsi alle macchine non si possono più fare. E’ una sciocchezza: la giuria viene inviata dall’UCI, l’organizzatore non c’entra nulla. Ma è vero che sia gli organizzatori, sia i giudici del Giro Next Gen avrebbero fatto volentieri a meno di una simile figuraccia. Come mai non c’erano auto e moto della Giuria in coda al gruppo, mentre i corridori erano attaccati come grappoli? Non esiste alcuna prova, ma la sensazione è che, avendo fiutato l’aria, i giudici siano andati davanti lasciando a quelli dietro la possibilità di arrangiarsi. Hanno pensato che si è sempre fatto e hanno sbagliato: infatti è scoppiata la guerra fra bande.

Imbufaliti per aver portato solo cinque atleti, lasciando così spazio a squadre non all’altezza, i membri di alcuni staff hanno fotografato e filmato lo spettacolo, condividendolo su varie piattaforme. Erano convinti di colpire avversari indegni, ma hanno sporcato inutilmente tutti. Tanto che poi, alla fine delle condivisioni, le immagini sono arrivate alla Giuria, che si è attivata.

Si capisce che trovare alcuni velocisti attaccati alle macchine, immaginandoli poi vincitori nel finale di Giro, possa dare ai nervi, ma la Giuria li avrebbe squalificati anche se il filmato l’avesse ricevuto con maggiore discrezione. Questo non significa che si sarebbe dovuto insabbiare la cosa, ma avrebbero dovuto e potuto gestirla meglio, senza la valanga di fango che ancora una volta è scesa sul ciclismo. Se devi denunciare un furto, lo metti sui social o vai prima dai Carabinieri?

Per il norvegese, lo Stelvio ha significato maglia rosa, difesa poi agevolmente sino a Trieste (foto LaPresse)
Per il norvegese, lo Stelvio ha significato maglia rosa, difesa poi agevolmente sino a Trieste (foto LaPresse)

La prima pietra

La morte di Gino Mader ha fatto calare il silenzio sul triste spettacolo dello Stelvio. In due giorni il ciclismo è passato dallo squallore al dolore. Pensare che un campione come lo svizzero possa essere accomunato a quei 31 squalificati del Giro Next Gen provoca fastidio. RCS Sport ha messo insieme la solita grande squadra e organizzato una bella corsa, forse con un errore di valutazione di percorso. Per decenza e a meno che non ci siano altri sviluppi, chiudiamo qui la storia, frutto di molteplici peccati. Nessuno ne è stato immune, eppure tanti si sono affrettati a lanciare la prima pietra.

Miche e FCI: obiettivo Glasgow e Parigi 2024

19.06.2023
3 min
Salva

Prosegue spedito l’attivo rapporto di collaborazione tecnica e di partnership in essere tra Miche e le Federazione Ciclistica Italiana. Un vero e proprio sodalizio, quest’ultimo, che ha contribuito negli ultimi anni a molteplici successi colti della nazionale azzurra su pista. Basti citare la conquista della medaglia d’oro alle Olimpiadi di Tokyo 2020, nei campionati del mondo di Roubaix 2021, nei campionati europei di Grenchen 2023 e per finire lo splendido oro del quartetto femminile a St Quentin en Yvelines nel 2022.

I prossimi grandi impegni che attendono la nostra nazionale su pista saranno i mondiali di Glasgow, in programma quest’anno nella prima metà di agosto, e gli attesissimi Giochi Olimpici di Parigi che si disputeranno nell’estate del prossimo anno.

La nazione su pista utilizza i pignoni Pista Oro
Gli ingranaggi sono ottenuti dalla lavorazione a CNC della lega Ergal 7075-T6

Qualità produttiva

«Continuare a sostenere la Federciclismo, e la nazionale italiana su pista nello specifico – ha dichiarato Luigi Michelin, Amministratore Delegato F.A.C. Michelin – è per noi davvero una grandissima soddisfazione. Gli straordinari successi raggiunti assieme, su tutti la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Tokyo 2020, testimoniano la bontà di questa collaborazione. Per un’azienda come la nostra, lavorare insieme ad atleti di questo livello è il modo più efficace per realizzare e testare prodotti sempre all’avanguardia, cercando di migliorarci sempre più. Miche è orgogliosa di supportare la nazionale italiana su pista grazie al proprio know-how tecnico, basato sull’utilizzo di software evoluti, della stampa 3D e di un rigorosissimo controllo qualitativo dei componenti».

«Ringraziamo Miche per il supporto che ci ha fornito in questi anni – ha ribattuto il Presidente FCI Cordiano Dagnoni – un supporto concreto, grazie al quale abbiamo raggiunto importanti risultati che hanno portato prestigio allo sport italiano e grande lustro al nostro ciclismo. Sono certo che questo accadrà anche in futuro, consapevole che abbiamo, noi e la Miche, un destino comune, ovvero quello di essere testimoni nel mondo di una Italia che vince».

Miche ha contribuito ai numerosi successi della nazionale italiana pista in questi anni
Miche ha contribuito ai numerosi successi della nazionale italiana pista in questi anni

Una storia centenaria

Con una prestigiosa storia nel mondo del ciclismo, Miche rappresenta da più di 100 anni un’eccellenza italiana nella produzione di componenti per il ciclismo. Grazie alle più moderne tecnologie, unite ai laboratori per i test interni, Miche è in grado di realizzare prodotti di altissima precisione. Così realizzati, essi incontrano perfettamente gli elevati standard tecnici e di performance richiesti dalla nazionale italiana su pista. Il contributo di Miche agli atleti azzurri si concretizza con la fornitura di tutto il sistema di trasmissione.

La guarnitura Miche Attiva Pista
La guarnitura Miche Attiva Pista

Oltre al movimento centrale e le catene, i corridori utilizzeranno i pignoni Pistard Oro, lavorati finemente al CNC e rifiniti con trattamento superficiale WC/C. Questo processo è in grado di migliorare la resistenza dei materiali utilizzati e di ridurre del 75% l’attrito con la catena senza ausilio di lubrificanti.

Le guarniture e gli ingranaggi forniti da Miche sono, a loro volta, realizzati in Ergal 7075-T6 e lavorati al CNC: tutti componenti che vengono poi trattati con finitura “sand-blasted” così da aumentare la rigidità del materiale: grazie a questo trattamento, ogni singolo watt viene trasmesso a terra senza alcuna dispersione di potenza.

Miche

Enervit C2:1PRO, la nutrizione a prova di campioni

24.03.2023
3 min
Salva

L’obiettivo è quello di ottimizzare l’efficienza energetica a supporto del miglioramento delle performance, soprattutto ad alte intensità. Dalla ricerca scientifica e dall’esperienza sul campo dell’Equipe Enervit, grazie anche alla collaborazione con UAE Team Emirates, Trek-Segafredo e la Federazione Ciclistica Italiana, nasce C2:1PRO.

Una linea innovativa di prodotti energetici dedicata agli atleti degli sport di endurance che massimizza l’apporto di carboidrati per unità di tempo. I prodotti vantano tre brevetti depositati e sono composti da: gelatina, gel, barrette, caramelle gommose e bevanda istantanea.

Uno collaborazione maturata al fianco dei campioni

Formula innovativa

La massima efficienza energetica, la tollerabilità, la praticità e la varietà di formati sono i punti di forza di questa linea, che è già diventata un vero e proprio punto di riferimento per gli atleti. Una piccola rivoluzione nell’integrazione in fase di sforzo prolungato che ha ricevuto consensi anche ad alti livelli.

Tutti i prodotti C2:1PRO sono a base di glucosio e fruttosio (post-idrolisi dei carboidrati) in rapporto 2:1. Le soluzioni con questo rapporto consentono di superare i 60 grammi di carboidrati all’ora, fino ad arrivare anche a 90 (+50%). Tutto questo ottimizzando le loro performance e minimizzando il rischio di stress intestinali.

Per i pro’ con i pro’

Per lo sviluppo di questi prodotti sono stati fondamentali i feedback dei nutrizionisti e dei corridori WorldTour che Enervit supporta, come Tadej Pogacar, molto attento e sensibile alla nutrizione.

«L’aspetto nutrizionale – ha detto Tadej – è importantissimo. Abbiamo obiettivi ambiziosi e la formula C2:1PRO ci aiuta a raggiungere i migliori risultati. Sono prodotti facili da digerire che consentono di massimizzare i carboidrati assorbiti, che è ciò di cui abbiamo bisogno in gara». 

«La gamma di prodotti C2:1PRO – ha aggiunto Gorka Prieto, nutrizionista di UAE Team Emirates – è il frutto di più di un anno di lavoro sul campo con l’Equipe Enervit e Tadej ci ha dato un feedback molto positivo. Superando le tre ore, si potrà assumere una quantità maggiore di 60 grammi di carboidrati per ora fino a superare i 90, utilizzando tutta la varietà di prodotti C2:1PRO».

Infine la campionessa Elisa Longo Borghini della Trek-Segafredo ha evidenziato: «E’ importante e necessario avere un alto apporto di carboidrati nei momenti in cui siamo full gas, senza problematiche a livello digestivo».

I pro’ hanno già iniziato ad usarli in gruppo e durante i propri allenamenti: nella foto, Giulio Ciccone
I pro’ hanno già iniziato ad usarli in gruppo e durante i propri allenamenti: nella foto, Giulio Ciccone

I prodotti

I prodotti sono cinque e si differenziano per formato e apporto. Si adattano a varie tipologie di assunzione e ricoprono al meglio anche l’esigenza a seconda della tipologia di sforzo. Per primo l’Isocarb: una miscela in polvere per bevanda istantanea a base di maltodestrine DE1 e fruttosio con vitamina B1. Carbo Gel a base di maltodestrine e fruttosio in rapporto 2:1 con vitamine del Gruppo B. Segue Carbo Jelly, una gelatina a base di carboidrati con vitamina B1. Carbo Bar, una barretta a base avena con glucosio/fruttosio e vitamina B1. Infine Carbo Chews, caramelle a base di maltodestrine con vitamina B1.

Enervit